{"id":41507,"date":"2020-05-20T00:10:09","date_gmt":"2020-05-19T22:10:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=41507"},"modified":"2024-06-08T21:00:13","modified_gmt":"2024-06-08T19:00:13","slug":"la-curiosa-storia-della-batteria-corazzata-galleggiante-di-robert-stevens-di-aldo-antonicelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/41507","title":{"rendered":"La curiosa storia della batteria corazzata galleggiante di Robert Stevens"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XIX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO ATLANTICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: batterie galleggianti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La<\/span> <span style=\"color: #008000;\">batteria galleggiante ideata da Robert Stevens<\/span><\/strong>, un ricco magnate delle ferrovie e della navigazione a vapore residente a Oboken, New Jersey, una cittadina che sorge sulla riva del fiume Hudson di fronte all\u2019isola di Manhattan (fig 1), <strong><span style=\"color: #008000;\">detiene probabilmente il record del bastimento la cui costruzione, mai portata a termine, dur\u00f2 pi\u00f9 a lungo: dal 1841 al 1874 circa.<\/span><\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_41508\" aria-describedby=\"caption-attachment-41508\" style=\"width: 1384px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-41508 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2.jpg\" alt=\"\" width=\"1384\" height=\"968\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2.jpg 1384w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2-1024x716.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2-768x537.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2-400x280.jpg 400w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2-1200x839.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1384px) 100vw, 1384px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-41508\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in primo piano Oboken, al centro Manhattan e sullo sfondo Brooklyn<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1841, <strong><span style=\"color: #008000;\">Robert Stevens<\/span><\/strong>, il cui padre era stato a sua volta un inventore e industriale, oltre che fondatore di Oboken e del quale si \u00e8 gi\u00e0 parlato in un precedente articolo, insieme al fratello Edwin <strong><span style=\"color: #008000;\">propose al Governo statunitense di costruire un bastimento a vapore ad elica con scafo in ferro protetto da una corazza dello spessore approssimativo variabile tra 114 e 152 mm in grado di resistere ad una granata da 9 pollici.<\/span><\/strong> La corazza avrebbe dovuto avere un\u2019inclinazione di 45\u00b0. L\u2019armamento avrebbe dovuto essere composto da alcuni cannoni rigati a retrocarica affiancati da normali cannoni ad anima liscia del maggior calibro esistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Il bastimento era destinato alla difesa del porto di New York<\/span><\/span><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<\/span><\/strong> Nel 1841 una commissione di ufficiali della Marina assistette alle prove di tiro contro un bersaglio a \u201cprova di palla\u201d simulante la fiancata del bastimento proposto dai due fratelli, prove conclusesi con successo. Anche se Stevens non present\u00f2 il disegno o il progetto del bastimento nel 1843 il governo gli assegn\u00f2 il contratto dell\u2019importo di 250.000$ per la costruzione in due anni di un bastimento della lunghezza non inferiore a 76 m e con un rapporto lunghezza\/larghezza molto maggiore di quello delle fregate a ruote al momento in servizio nella Marina statunitense. Date le dimensioni e il dislocamento previsto per la batteria, Stevens decise di costruirlo all\u2019interno di un bacino a secco allagabile che dovette essere costruito ex novo. Il bacino fu realizzato ad Oboken, sulla sponda dell\u2019Hudson in posizione adiacente al pontile dei traghetti che facevano servizio tra la cittadina e New York. La realizzazione del bacino, che dovette essere parzialmente scavato nella viva roccia, richiese molto tempo e una grossa spesa, ritardando considerevolmente l\u2019inizio della costruzione del bastimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41521\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2b.jpg\" alt=\"\" width=\"1051\" height=\"614\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2b.jpg 1051w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2b-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2b-1024x598.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-2b-768x449.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1051px) 100vw, 1051px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\">Lo scalo di costruzione della batteria corazzata era posto all\u2019interno del bacino ed era circondato da una palizzata coperta da una tettoia, intorno e sopra la quale erano erette le diverse officine necessarie per la costruzione (fig. 2); il tutto proteggeva dalle intemperie la batteria in costruzione ma, come afferm\u00f2 un articolo pubblicato sul numero di dicembre 1855 dello <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S. Nautical Magazine and Naval Journal<\/span><\/strong>, serviva anche per nascondere agli occhi del pubblico sia l\u2019effettivo stato di avanzamento della costruzione che le dimensioni e la forma esatta del bastimento, con il pretesto che il governo non voleva che questa fosse resa di pubblico dominio. In realt\u00e0 Robert Stevens non consegn\u00f2 alcun progetto e gli unici dettagli in possesso del governo erano quelli di larga massima contenuti nel contratto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1844 fu redatto un nuovo, pi\u00f9 dettagliato contratto, nel quale si ribadiva che la nave avrebbe dovuto essere consegnata entro due anni dalla data di firma del nuovo contratto. <strong><span style=\"color: #008000;\">Se la costruzione della batteria Stevens fosse stata completata nei tempi previsti, il suo scafo in ferro e l\u2019elica, solo da pochi anni adottata, l\u2019avrebbero resa un bastimento molto avanzato per i suoi tempi, in grande anticipo e probabilmente con caratteristiche superiori a quelle delle celebri batterie corazzate francesi impiegate durante la guerra di Crimea.<\/span> <\/strong>La costruzione della batteria fu pi\u00f9 volte sospesa per dispute legate ai finanziamenti governativi, che furono spesso interrotti a causa della mancanza di progressi nella realizzazione del bastimento e della segretezza con la quale Roberts la avvolgeva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo Roberts aveva ampiamente sottovalutato sia il costo che i tempi di costruzione della batteria. Inoltre scopr\u00ec che alcuni dei materiali necessari non potevano essere reperiti negli Stati uniti e nel 1849 dovette recarsi in Europa per ordinarli. In seguito all\u2019introduzione da parte della Marina francese delle batterie galleggianti corazzate e dei grandi sviluppi dell\u2019artiglieria avvenuti negli anni introno allo scoppio della guerra di Crimea, Stevens modific\u00f2 radicalmente il progetto della sua batteria, aumentandone le dimensioni per metterlo in grado di sostenere una corazza pi\u00f9 spessa di quella inizialmente prevista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41509\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-3.jpg\" alt=\"\" width=\"1893\" height=\"1123\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-3.jpg 1893w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-3-300x178.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-3-1024x607.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-3-768x456.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-3-1536x911.jpg 1536w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-3-1200x712.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1893px) 100vw, 1893px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41510\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-4.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1448\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-4.jpg 2048w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-4-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-4-1024x724.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-4-768x543.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-4-1536x1086.jpg 1536w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-4-1200x848.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I disegni della sezione trasversale, della vista in pianta dello scafo e del profilo laterale delle sezioni poppiera e prodiera della \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">batteria a vapore per la difesa portuale<\/span><\/strong>\u201d (fig. 3 e 4), la cui origine non era per\u00f2 dichiarata, furono finalmente presentati nel gi\u00e0 citato articolo del <strong><span style=\"color: #008000;\">Nautical Magazine<\/span><\/strong> del 1855. Dal disegno della sezione trasversale non risulta l\u2019esistenza di alcuna corazza inclinata come proposto originariamente da Stevens.<\/p>\n<table style=\"border-collapse: collapse; width: 100%;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 100%;\">\n<h5><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>[wpedon id=17555]<\/strong><\/span><\/h5>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Questo articolo ti interessa? Su OCEAN4FUTURE, il portale del Mare e della Marittimit\u00e0, troverai numerosi articoli di storia navale e marittima per conoscere eventi del passato che difficilmente potrai trovare sui libri di scuola. Se hai suggerimenti o domande puoi lasciarci un commento in calce all\u2019articolo oppure scriverci alla nostra mail: <a style=\"color: #0000ff;\" href=\"mailto:infoocean4future@gmail.com\">infoocean4future@gmail.com<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lunghezza totale prevista della batteria era di 121 metri, la larghezza di 13 e l\u2019immersione di 6,4; l\u2019elevato rapporto lunghezza\/larghezza di 9,03 e le linee d\u2019acqua estremamente filanti e concave a prua e a poppa, simili a quelle dei clipper, avrebbero dovuto consentire di sviluppare una velocit\u00e0 molto elevata. L\u2019apparato motore sarebbe stato composto da 10 caldaie che avrebbero alimentato due macchine di quattro cilindri ciascuna, azionanti due assi indipendenti l\u2019uno dall\u2019altro. Era previsto anche l\u2019adozione di un timone compensato. Secondo l\u2019articolo era gi\u00e0 stato posto in opera il fasciame esterno ma non erano ancora state installate le macchine e la corazza. Nel 1856, quando Robert Stevens mor\u00ec, nella costruzione erano gi\u00e0 stati spesi 500.000 $ di fondi governativi e 200.000$ dei fondi personali dei due fratelli. Con la sua morte e l\u2019interruzione delle erogazioni del governo i lavori si fermarono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019interesse per la batteria corazzata si riaccese con lo scoppio della guerra civile e al Nord cominciarono a giungere le prime voci sull\u2019avvio della costruzione di una corazzata da parte della Confederazione.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-41511\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-5.jpg\" alt=\"\" width=\"859\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-5.jpg 1509w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-5-300x109.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-5-1024x373.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-5-768x280.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-5-1200x437.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 859px) 100vw, 859px\" \/><br \/>\nAd agosto del 1861 il periodico statunitense <strong><span style=\"color: #008000;\">Scientific American<\/span><\/strong> pubblic\u00f2 un articolo in cui per la prima volta la batteria era descritta con abbondanza di particolari; l\u2019articolo era corredato di viste in profilo e una in pianta e di una sezione trasversale del bastimento, (fig. 5 e 6. i<strong><span style=\"color: #008000;\">n rosso le parti corazzate<\/span><\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-41512\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-6.jpg\" alt=\"\" width=\"838\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-6.jpg 492w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-6-300x160.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 838px) 100vw, 838px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una stretta cintura corazzata correva lungo l\u2019intera lunghezza dello scafo; cominciava nel punto i cui i fianchi della carena diventavano verticali e si estendeva inclinata verso l\u2019esterno fino a poco al di sopra della linea di galleggiamento dove si congiungeva con il ponte di coperta corazzato. Lo scafo avrebbe dovuto essere notevolmente compartimentato tramite diverse paratie longitudinali parallele e altre trasversali; in particolare a prua e a poppa doveva essere realizzato un gran numero di piccoli compartimenti stagni. Lo scafo era coperto dal ponte di coperta corazzato, che si trovava poco al di sopra della linea di galleggiamento. Su questo ponte erano collocate due casematte corazzate dai fianchi laterali inclinati di 30\u00b0 rispetto all\u2019orizzontale. I fianchi delle casematte andavano a raccordarsi con il bordo superiore della corazza della cintura che sporgeva dal fianco dello scafo di uno spessore pari a quello della corazza pi\u00f9 quello del materasso di legno sul quale era collocata. Sul cielo di ciascuna delle due casematte, che era a sua volta corazzato, erano collocati gli otto cannoni ad avancarica. Le due casematte erano circondate da una struttura leggera non protetta che andava da prua a poppa e i cui fianchi verticali appoggiavano al bordo superiore della cintura corazzata. Il cielo di questa struttura, che era allo stesso livello del cielo delle casematte, costituiva il ponte superiore. All\u2019interno di questa struttura trovavano posto gli alloggi dell\u2019equipaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cannoni erano collocati su piattaforme girevoli manovrate manualmente dai serventi dall\u2019interno delle casematte. Tra ogni coppia di cannoni si trovava una tuga corazzata \u201cdi caricamento\u201d; dopo ogni tiro, la bocca del cannone veniva portata in allineamento con un portello della rispettiva tuga tramite il quale era ricaricato. L\u2019unico servente esposto completamente al tiro nemico era lo sfortunato puntatore che si trovava a fianco del cannone. A met\u00e0 del 1861 il <strong><span style=\"color: #008000;\">Segretario della Marina<\/span><\/strong> incaric\u00f2 una commissione composta da tre ufficiali della Marina e due ingegneri civili di esaminare la batteria e di riferire sullo stato di avanzamento dei lavori e sul lavoro e il costo di quello che restava da fare per completarla. Nei primi giorni di dicembre 1861 la commissione istituita dal segretario della Marina ispezion\u00f2 la batteria, redigendo alla fine un rapporto molto dettagliato. Come comment\u00f2 il <strong><span style=\"color: #008000;\">Journal of the Franklin Institute<\/span><\/strong> finalmente il velo di impenetrabile mistero che fino ad allora aveva avvolto la batteria fu sollevato. La commissione constat\u00f2 che lo scafo era praticamente un guscio semivuoto: era stato completato fino all\u2019altezza del ponte di coperta ma era completamente privo dei ponti e dei loro bagli di sostegno e della corazzatura. Sulle controchiglie interne (lo scafo non aveva una chiglia) erano per\u00f2 gi\u00e0 state collocate le dieci caldaie e le due macchine di 4 cilindri ciascuna. Erano anche gi\u00e0 stati messi in opera i due assi delle eliche. Secondo Stevens la potenza dell\u2019apparato motore era di 8.600 CV che avrebbero consentito una velocit\u00e0 di 20 nodi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41513\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-7.jpg\" alt=\"\" width=\"1001\" height=\"825\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-7.jpg 1001w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-7-300x247.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-7-768x633.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1001px) 100vw, 1001px\" \/><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Edwin Stevens<\/span><\/strong> consegn\u00f2 alla commissione il disegno di come avrebbe dovuto apparire la batteria una volta completata (fig. 7, <a href=\"http:\/\/librarycollections.stevens.edu\/items\/show\/499\">Stevens Digital Collections, Item #499<\/a>); la disposizione della corazzatura era grosso modo simile a quella raffigurata nel disegno pubblicato dallo <strong><span style=\"color: #008000;\">Scientific American<\/span><\/strong>, ma era molto diversa la collocazione dell\u2019armamento, la forma delle casematte corazzate e il modo di ricaricare i cannoni. La cintura corazzata inclinata che correva lungo l\u2019intera lunghezza dello scafo dalla linea di galleggiamento fino ad una profondit\u00e0 di 1,8 metri era spessa 88 mm e appoggiava su un cuscino di legno spesso 1,8 metri. Al di sopra della linea di galleggiamento e appoggiata al bordo superiore della corazza vi era la struttura dell\u2019opera morta non protetta che aveva murate verticali e andava da prua a poppa. Le impavesate del ponte di coperta erano incernierate al trincarino e potevano essere abbattute per liberare il campo di tiro dei cannoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parte centrale dello scafo tra il ponte di corridoio che copriva la sala macchine e le caldaie e il ponte di coperta vi era un unico lungo ridotto rettangolare, annegato all\u2019interno dell\u2019opera morta, dai lati fortemente inclinati che costituiva la \u201ccamera di caricamento\u201d dei cannoni; i fianchi erano protetti da una corazza di 177 mm di spessore. Le parti del ponte di corridoio esterne al ridotto erano protette da una lamiera spessa 12 mm ricoperta da un tavolato in legno spesso 15 cm che avrebbero dovuto renderla \u201ca prova di palla\u201d. Il cielo piatto del ridotto era lungo 36 m ed era incorporato nel ponte di coperta; era costituito da uno spessore di legno di 152 mm ricoperto da lastre di ferro spesse in tutto 31 mm. Sul cielo del ridotto sette cannoni, cinque Rodman ad avancarica ad anima liscia da 15 pollici pesanti 27 t e due cannoni rigati da 10 pollici pesanti 18 t, erano collocati su piattaforme girevoli azionate da una macchina a vapore. Due dei cannoni anzich\u00e9 essere posti lungo l\u2019asse longitudinale del bastimento erano disassati, in modo da poter teoricamente far fuoco verso prua e verso poppa, unitamente ai due cannoni posti alle estremit\u00e0 del ridotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza del disegno pubblicato dallo <strong><span style=\"color: #008000;\">Scientific American<\/span><\/strong>, i cannoni erano caricati tramite aperture praticate nel cielo del ridotto, per cui il puntatore doveva allineare il pezzo \u201cper chiglia\u201d e abbassare la canna di circa 20\u00b0. Il caricamento era effettuato per mezzo di un calcatoio a vapore [1].&nbsp; Secondo Edwin Stevens, il peso e le dimensioni stesse dei cannoni avrebbero dovuto proteggerli dai colpi dell\u2019artiglieria nemica e il puntatore sarebbe stato al sicuro se si fosse riparato dietro il lato del cannone opposto al nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta completata, la batteria avrebbe avuto un dislocamento di 6.000 t; la lunghezza totale sarebbe stata di 128 m e la larghezza massima di 16 m, mentre quella dello scafo vero e proprio sarebbe stata di 13 m. In azione sarebbe stato possibile aumentare l\u2019immersione della batteria di circa 60 cm allagando due serbatoi posti a prua e a poppa del compartimento delle macchine sul ponte sottostante quello di corridoio. La commissione giudic\u00f2 correttamente che in quelle condizioni la parte inferiore delle fiancate verticali non protette si sarebbe venuta a trovare sotto il galleggiamento e un proietto che le avesse perforate avrebbe causato l\u2019allagamento del ponte all\u2019esterno del ridotto corazzato, provocando l\u2019affondamento del bastimento. Questa e altre considerazioni portarono la commissione a concludere che la batteria, il cui completamento stim\u00f2 sarebbe costato altri 550.000$, non sarebbe risultato un bastimento corazzato efficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-41514\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-8.jpg\" alt=\"\" width=\"861\" height=\"535\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-8.jpg 740w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-8-300x186.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 861px) 100vw, 861px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Edwin Stevens<\/strong> <\/span>non si rassegn\u00f2 e ottenne che ad aprile dell\u2019anno successivo il segretario della Marina incaricasse una nuova commissione di esaminare la batteria corazzata. Il responso della commissione fu ancora una volta negativo; in particolare critic\u00f2 la posizione completamente scoperta dei cannoni e propose che fossero collocati all\u2019interno di una casamatta (fig. 8, una rappresentazione alquanto approssimativa dell\u2019aspetto che in tal caso avrebbe avuto la batteria). Alla luce del rapporto della commissione a luglio il segretario della Marina decise di non completare la batteria. Edwin Stevens propose quindi al governo di cedergli la batteria dietro rimborso del denaro anticipato da lui e da suo fratello oppure di rinunciare ad ogni diritto sul bastimento lasciandolo libero di completarlo a sue spese. Il governo scelse quest\u2019ultima soluzione, anche perch\u00e9 ormai la Marina era completamente orientata verso le corazzate a torri tipo Monitor che stavano entrando in servizio in buon numero. Quando queste si dimostrarono in grado di sconfiggere le improvvisate batterie corazzate confederate il panico che la loro apparizione aveva provocato nell\u2019Unione cess\u00f2, e non vi fu pi\u00f9 alcuna richiesta di completare la batteria Stevens. Nel 1868 Edwin Stevens mor\u00ec. Nel suo testamento lasci\u00f2 allo Stato del New Jersey la batteria ed un lascito di un milione di dollari affinch\u00e9 fosse completata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato accett\u00f2 il dono e assegn\u00f2 al generale McClellan, ex comandante dell\u2019armata del Potomac, il compito di decidere come completare la batteria e di dirigere i lavori. Assistito da un ingegnere della US Navy, McClellan decise di modificare sostanzialmente il progetto in modo da rendere la batteria un\u2019efficace corazzata. Le modifiche inclusero la posa in opera di un fasciame interno, la costruzione di nuove macchine e tutto quanto era necessario per trasformarla in una corazzata tipo Monitor molto veloce dotandola di una torre di straordinario spessore e di uno sperone, modificandone la ruota di prua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-41515\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-9.jpg\" alt=\"\" width=\"842\" height=\"489\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-9.jpg 740w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-9-300x174.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 842px) 100vw, 842px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disegno n\u00b0 9 rappresenta l&#8217;aspetto che avrebbe dovuto avere la batteria se fosse stata completata come monitor. In realt\u00e0 il disegno \u00e8 del tutto simile alle immagini coeve dei monitor Dictator e Puritan (fig. 10).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-41516\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-10.jpg\" alt=\"\" width=\"853\" height=\"484\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-10.jpg 740w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-10-300x170.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 853px) 100vw, 853px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pur notevole lascito si esaur\u00ec quando gi\u00e0 erano state installate le nuove macchine costituite da 2 coppie di cilindri verticali affiancate ed erano stati completati i ponti e la compartimentazione interna dello scafo ma non era ancora stata collocata la corazza e l\u2019armamento. Erano state predisposte le strutture interne di sostegno di una torre girevole corazzata, ma non la torre stessa. La costruzione fu nuovamente, e questa volta definitivamente, arrestata. Nel 1874 il bastimento fu messo in vendita; allo scopo fu pubblicato un opuscolo corredato di numerosi incisioni dello scafo, delle macchine e del bacino di costruzione ricavate da fotografie.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-41517\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-11.jpg\" alt=\"\" width=\"838\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-11.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-11-300x85.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-11-1024x290.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-11-768x218.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 838px) 100vw, 838px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella fig. 11 si vedono le linee di scafo estremamente affinate e due sezioni trasversali nelle quali si vede il previsto allestimento tipo monitor costituito da un ponte di coperta corazzato aggettante lateralmente dallo scafo contornato da una cintura corazzata fissata ad uno spesso materasso di legno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41519\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/antonicelli-1.jpg\" alt=\"\" width=\"920\" height=\"719\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/antonicelli-1.jpg 920w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/antonicelli-1-300x234.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/antonicelli-1-768x600.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 920px) 100vw, 920px\" \/>Nella fig. 12 si vede il bacino a secco e la parte poppiera del bastimento; per chiarezza \u00e8 stata omessa la staccionata che lo circondava. Intorno alla parte superiore della fiancata \u00e8 ben visibile la mensola sulla quale sarebbe stata collocata la cintura corazzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-41518\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-13.jpg\" alt=\"\" width=\"868\" height=\"633\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-13.jpg 956w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-13-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-13-768x561.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/anto-13-220x161.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 868px) 100vw, 868px\" \/><br \/>\nNella fig. 13 si vede il massiccio dritto di prua a sperone. L\u2019opuscolo sottolineava l\u2019eccezionale robustezza dello scafo dovuta alla presenza di numerose paratie longitudinali e trasversali e suggeriva che il bastimento avrebbe potuto essere completato come corazzata, come nave torpediniera oppure come una nave mercantile. Nel caso fosse stato completato come corazzata suggeriva una corazzatura ed un armamento simili a quelli dei monitor. Evidenziava anche che il grande rapporto lunghezza\/larghezza, che era stato uno dei punti maggiormente criticati dalle commissioni della Marina in quanto ritenuto eccessivo, era ora simile a quello dei pi\u00f9 veloci piroscafi coevi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessun compratore si fece avanti e, nel 1881, la batteria fu venduta per essere demolita al prezzo di 55.000 $, dopo che non meno di 2,2 milioni di dollari erano stati spesi nella sua costruzione. Alcuni resoconti giornalistici riportarono che lo scafo si rivel\u00f2 talmente robusto che per demolirlo si dovette ricorrere al fuoco e agli esplosivi; le macchine furono vendute a miniere di carbone della Pennsylvania, migliaia di perni metallici furono acquistati da un cantiere navale scozzese e lastre di acciaio furono trasformate in Inghilterra in canne per fucili da caccia.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Aldo Antonicelli<\/span><\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/permalink.php?story_fbid=1533285660169448&amp;id=268697916628235&amp;__tn__=K-R\">Laboratorio di Storia Marittima e Navale &#8211; Universit\u00e0 di Genova<\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt;\">NOTE<\/span><\/span><\/strong><br \/>\nLe illustrazioni da 8 a 11 sono tratte da \u201cNaval Historical and Heritage Command\u201d.<br \/>\n[1] Quando entrarono in servizio le celebri corazzate italiane Duilio e Dandolo erano dotate di un sistema di caricamento analogo.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fonti:<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nD. L. Canney, The Old Steam Navy, vol. II<br \/>\nW. Hovgaard, Modern History of Warships<br \/>\nJournal of the Franklin Institute, gennaio 1862.<br \/>\nScientific American, 31 agosto 1861 e 2 agosto 1862<br \/>\nStevens Iron Clad Battery, 1874<br \/>\nUS Nautical Magazine and Naval Journal, dicembre 1855<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #0000ff;\">[wpedon id=17555]<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">Ti \u00e8 piaciuto questo articolo? Se s\u00ec, puoi fare una piccola donazione (anche un euro) per sostenere il nostro portale. Basta poco, per aiutarci a sostenere le spese di OCEAN4FUTURE, il portale del Mare e della Marittimit\u00e0. La donazione pu\u00f2 essere singola o puoi decidere di renderla automatica ogni mese. 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Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XIX SECOLO AREA: OCEANO ATLANTICO parole chiave: batterie galleggianti &nbsp; La batteria galleggiante ideata da Robert Stevens, un ricco magnate delle ferrovie e della navigazione a vapore residente a Oboken, New Jersey, una cittadina che sorge sulla riva del fiume Hudson di fronte all\u2019isola di Manhattan (fig 1), detiene [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2379,"featured_media":41520,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[2318],"tags":[],"class_list":["post-41507","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eta-moderna"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La curiosa storia della batteria corazzata galleggiante di Robert Stevens &#8226; OCEAN4FUTURE autore<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/41507\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La curiosa storia della batteria corazzata galleggiante di Robert Stevens &#8226; OCEAN4FUTURE autore\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"tempo di lettura:  12 minuti. . 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