{"id":40389,"date":"2020-04-25T00:10:27","date_gmt":"2020-04-25T00:10:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=40389"},"modified":"2025-04-08T21:13:42","modified_gmt":"2025-04-08T19:13:42","slug":"dai-siluri-a-lenta-corso-ai-trasportatori-moderni-i-mezzi-dei-reparti-speciali-nel-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/40389","title":{"rendered":"COM.SUB.IN: dai S.L.C. ai trasportatori moderni, i mezzi subacquei della Marina Militare del dopoguerra"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ITALIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Trasportatori subacquei<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La rinascita nel dopoguerra<\/span><\/strong><br \/>\nIn due articoli precedenti abbiamo raccontato l\u2019evoluzione o meglio quella che fu definita la metamorfosi di un\u2019eccellenza delle forze speciali della marina militare italiana: <a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/14099\">dai gamma<\/a> fino alla creazione degli <a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/18756\">arditi incursori<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-42026 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/sala-storica.png\" alt=\"\" width=\"1370\" height=\"647\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/sala-storica.png 1370w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/sala-storica-300x142.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/sala-storica-1024x484.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/sala-storica-768x363.png 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/sala-storica-1200x567.png 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1370px) 100vw, 1370px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La sala storica del Gruppo Operatori Incursori del COM.SUB.IN. raccoglie cimeli interessantissimi dei mezzi impiegati dagli incursori del dopoguerra &#8211; si ringrazia per la consulenza il C.te Libardo<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1947, il comando di <strong><span style=\"color: #008000;\">MARICENTROSUB<\/span><\/strong> si occupava della formazione dei palombari e dei sommozzatori. L&#8217;Italia del dopoguerra era devastata, i porti erano bloccati da navi affondate e ordigni di ogni tipo rendevano pericolose le attivit\u00e0 in mare. Inizi\u00f2 la grande bonifica del dopoguerra dove, i Gamma furono impiegati nelle operazioni di neutralizzazione di mine navali e esplosivi, operando con mezzi spesso poco funzionali. In accordo con l&#8217;articolo 59 del Trattato di pace di Parigi del febbraio del 1947, alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Marina Militare Italiana<\/span><\/strong> fu vietata la costruzione, acquisto e sostituzione di navi da battaglia, oltre all\u2019utilizzazione e alla sperimentazione di unit\u00e0 portaerei, naviglio subacqueo, motosiluranti e di mezzi d\u2019assalto di qualsiasi tipo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14125\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Siluro-San-Bartolomeo-SSB.-Anno-1945.jpg\" alt=\"\" width=\"837\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Siluro-San-Bartolomeo-SSB.-Anno-1945.jpg 623w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Siluro-San-Bartolomeo-SSB.-Anno-1945-300x179.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 837px) 100vw, 837px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">SSB in un magazzino a San Bartolomeo La Spezia. 1945 &#8211; credito Ufficio Storico della Marina<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sotto la cenere<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nDopo la guerra erano restati pochi siluri a lenta corsa con materiali di rispetto sparsi in diverse localit\u00e0 italiane. Soprattutto si erano perse molte delle risorse umane che avevano collaborato allo sviluppo dei mezzi\u00a0 di assalto. Nel 1950, con il consenso non ufficiale degli anglo-americani, venne deciso di riavviare segretamente le attivit\u00e0 dei mezzi di assalto presso la <strong><span style=\"color: #008000;\">Stazione tecnica autonoma (STA)<\/span><\/strong> di Bacoli, Napoli, creando nel contempo una Forza di Marina con caratteristiche simili a quelle dei reparti <strong><span style=\"color: #008000;\">commando<\/span><span style=\"color: #008000;\"> britannici<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/SSB-1944-CIRCA.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 SSB-1944-CIRCA.jpg\" width=\"846\" height=\"517\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">SSB, fotografato all&#8217;Isola di Sant&#8217; Andrea, 1944<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incarico di rimettere insieme la STA fu dato al <strong><span style=\"color: #008000;\">CV GN Ruzzier<\/span><\/strong>. Un compito non facile: si trattava di rintracciare i pochi specialisti rimasti, ex appartenenti alla Decima MAS, per rimettere in efficienza, con i pezzi di ricambio conservati nei magazzini, gli ultimi quattro Siluri a Lenta Corsa disponibili. Come ricorderete negli articoli precedenti, durante l\u2019utilizzo degli S.L.C. erano emerse molte lacune tecniche che avevano portato nel 1943 alla realizzazione di una versione aggiornata del mezzo di attacco subacqueo. Essi furono chiamati <strong><span style=\"color: #008000;\">S.S.B. (Siluro San Bartolomeo)<\/span><\/strong> dal nome dell\u2019officina armi subacquee della Regia Marina Militare che si trovava a San Bartolomeo, una localit\u00e0 in periferia di La Spezia e ne furono realizzati due tipi, caratterizzati dalla lettera A e B.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41872\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb.jpg\" alt=\"\" width=\"1394\" height=\"639\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb.jpg 1394w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-300x138.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-1024x469.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-768x352.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-1200x550.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1394px) 100vw, 1394px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-41871 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-tipo-b.jpg\" alt=\"\" width=\"1154\" height=\"566\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-tipo-b.jpg 1154w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-tipo-b-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-tipo-b-1024x502.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ssb-tipo-b-768x377.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1154px) 100vw, 1154px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Siluro San Bartolomeo tipo B &#8211; Sala storica Gruppo Incursori COM.SUB.IN. da opera citata\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Siluro San Bartolomeo<\/span><span style=\"color: #008000;\"> tipo B<\/span><\/strong>, progettato dagli ingegneri <strong><span style=\"color: #008000;\">Maciulli<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Travaglini<\/span><\/strong>, era un\u2019evoluzione del SSB. Un vero e proprio semovente subacqueo nel quale gli operatori subacquei, sempre muniti di autorespiratori ad ossigeno, potevano restare all\u2019interno del mezzo, in un abitacolo aperto ma protetto. Un altra importante novit\u00e0 era che fu dotato di piccole pinne posizionate nella parte anteriore, retrattili, con funzioni di aumentare la sua maneggevolezza in quota. Il mezzo poteva sostenere una velocit\u00e0 pi\u00f9 elevata (4 nodi in trasferimento rispetto ai 2,5 del precedente) e portare un carico esplosivo maggiore. In quel periodo, per un loro sviluppo ulteriore. si pens\u00f2 a due ex ufficiali tecnici della Regia Marina, gli ingegneri <strong><span style=\"color: #008000;\">Cattaneo<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Pucciarini<\/span><\/strong>. Nel 1948 i due ingegneri furono convocati, nel massimo segreto dalla Marina Militare per il recupero e messa in funzione degli ultimi SSB. Si trattava, in barba all&#8217;articolo 59 del Trattato di pace, di operare in maniera occulta, mantenendo la segretezza su ogni attivit\u00e0 in corso. Allo Stato Maggiore della Marina, solo <strong><span style=\"color: #008000;\">Cattaneo<\/span><\/strong>, che aveva fondato a Milano la <strong><span style=\"color: #008000;\">CABI CATTANEO<\/span><\/strong>, si dimostr\u00f2 disponibile mentre <strong><span style=\"color: #008000;\">Pucciarini<\/span><\/strong> decise di riversare la sua esperienza nel campo commerciale,\u00a0 fondando a Livorno la <strong><span style=\"color: #008000;\">Cos.Mo.S<\/span><\/strong>, (<strong><span style=\"color: #008000;\">Costruzione Motoscafi Sottomarini<\/span><\/strong> di Livorno). Vedremo come entrambi furono i precursori dei moderni sistemi di trasporto subacquei oggi impiegati da tutte le Marine moderne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cattaneo, dopo aver rimesso in piedi, tra il 1948 e il 1950, cinque SSB, nel 1952 svilupp\u00f2 dei nuovi mezzi chiamati <strong><span style=\"color: #008000;\">RSM (Ricerche Mine Subacquee)<\/span><\/strong> che furono seguiti nei primi anni &#8217;60 da una nuova serie, <strong><span style=\"color: #008000;\">RSM 2^ serie tipo C<\/span><\/strong>, poi identificati semplicemente come <strong><span style=\"color: #008000;\">mezzi tipo C<\/span><\/strong>, di cui possiamo mostrare alcune foto dell&#8217;esemplare conservato presso la sala storica del GOI.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41982\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-3.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-3.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-3-300x225.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-3-768x576.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41981\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-2.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-2.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-2-300x225.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-2-768x576.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41983\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-4.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-4.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-4-300x225.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc-4-768x576.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41984\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc1.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc1.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc1-300x225.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cecc1-768x576.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <strong><span style=\"color: #008000;\">mezzi C<\/span><\/strong> o <strong><span style=\"color: #008000;\">TEC<\/span><\/strong>, che sostituirono concettualmente gli <strong><span style=\"color: #008000;\">SSB<\/span><\/strong>, avevano una limitata velocit\u00e0, poco pi\u00f9 di 2 nodi di crociera, con un&#8217;autonomia totale di 26 miglia. Il loro impiego si basava sull&#8217;ipotesi che i bersagli navali\u00a0 fossero all&#8217;interno di sorgitori\u00a0 il cui accesso fosse sbarrato da reti di protezione. Trasportavano uno (TE) o due operatori (TEC) con relative cariche e potevano essere trasportati tramite sommergibili senza dover utilizzare dei contenitori presso-resistenti. Eravamo agli inizi di quella che si sarebbe chiamata guerra fredda e c\u2019era la consapevolezza che, in caso di necessit\u00e0, non si sarebbe pi\u00f9 potuto contare sull\u2019effetto sorpresa di cui avevano fruito i gamma durante la guerra. Le tecnologie e le tattiche difensive si erano adeguate e si sarebbe dovuto prevedere il rilascio degli operatori subacquei quindi da distanze molto maggiori di un tempo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-41869 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bir-55-2.jpg\" alt=\"\" width=\"805\" height=\"1505\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bir-55-2.jpg 609w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bir-55-2-161x300.jpg 161w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bir-55-2-548x1024.jpg 548w\" sizes=\"auto, (max-width: 805px) 100vw, 805px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">BIR 55<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1955 fu un veterano della guerra, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Capitano di Vascello Gino Birindelli<\/span><\/strong>, medaglia d\u2019oro al valor militare e pilota di SLC, a dare un impulso in questo settore. Birindelli, dal maggio del 1954 al maggio del 1956, comand\u00f2 il <span style=\"color: #008000;\"><strong>&#8220;<\/strong><\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">Raggruppamento Subacqueo ed Incursori Teseo Tesei&#8221;<\/span><\/strong> e, dalla attiva collaborazione con Cattaneo, nel 1955, nacque il <strong><span style=\"color: #008000;\">BIR 55<\/span><\/strong>, dove <span style=\"color: #008000;\"><strong>BIR<\/strong><\/span> era in onore di Gino Birindelli. Si trattava di un nuovo mezzo che avrebbe dovuto trasportare quattro operatori, navigando sia in superficie, come un motoscafo, sia in immersione nella fase finale. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">BIR 55<\/span><\/strong> poteva raggiungere la velocit\u00e0 massima di circa 5 nodi con una autonomia di 40 miglia. A seguito delle lezioni acquisite, nel 1958 nacque il<strong><span style=\"color: #008000;\"> BIR 58<\/span><\/strong>, un mezzo con una maggiore affidabilit\u00e0 e stabilit\u00e0 in superficie che consentiva di operare anche con mare superiore a due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel libro &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Il Gruppo Incursori tra Passato e Presente<\/span><\/strong>&#8220;, da cui sono tratte queste immagini, sono inserite le schede tecniche di quei mezzi subacquei. A seguito dei rinnovati potenziali teatri operativi negli anni &#8217;60 si decise l&#8217;alienazione dei BIR 55 e 58 ipotizzando un nuovo mezzo trasportatore. Nel 1961 venne quindi sviluppato il <strong><span style=\"color: #008000;\">BIR 61, <\/span><\/strong>un mezzo di dimensioni maggiori, in cui al pilota era devoluto esclusivamente il compito di condurre il mezzo, mentre l&#8217;azione finale era assegnata ai quattro operatori. Il mezzo forniva delle prestazioni decisamente migliori, garantendo una velocit\u00e0 di superficie massima di 8 nodi ed una autonomia di 40 miglia a 5,5 nodi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40411 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BIR-58-Sala-Storica-del-Varignano.png\" alt=\"\" width=\"865\" height=\"505\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BIR-58-Sala-Storica-del-Varignano.png 865w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BIR-58-Sala-Storica-del-Varignano-300x175.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BIR-58-Sala-Storica-del-Varignano-768x448.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 865px) 100vw, 865px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">BIR 58 &#8211; Sala Storica del Varignano<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cos.MO.S.<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nAl di fuori della Marina Militare, la ditta <strong><span style=\"color: #008000;\">Cos.MO.S.<\/span><\/strong> di <strong><span style=\"color: #008000;\">Pucciarini<\/span> <\/strong>continu\u00f2 a realizzare diversi tipi di sistemi concettualmente simili ai maiali, sempre basati su profili di missione del tempo di guerra. Parallelamente incominci\u00f2 a pensarne una versione ad uso ricreativo, l&#8217;Ippocampo, che venne poi impiegato anche da altre Marine (USN).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40394\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cosmos-anni-90.jpg\" alt=\"\" width=\"842\" height=\"342\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cosmos-anni-90.jpg 736w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cosmos-anni-90-300x122.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cosmos-anni-90-669x272.jpg 669w\" sizes=\"auto, (max-width: 842px) 100vw, 842px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">un mezzo della Cos.Mo.S. anni &#8217;90 &#8211; Hi Sutton<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una svolta nelle tecnologie sembr\u00f2 emergere negli anni &#8217;70. Esiste una interessante corrispondenza tra l\u2019ingegnere <strong><span style=\"color: #008000;\">Franco Harrauer<\/span><\/strong> e lo scrittore e ricercatore <strong><span style=\"color: #008000;\">Lino Mancini<\/span> <\/strong>su un progetto del 1972 decisamente curioso. Il mezzo, simile ad un motoscafo off shore ma con capacit\u00e0 di navigazione subacquea, fu soprannominato <strong><span style=\"color: #008000;\">Nessie<\/span> <\/strong>(come il mostro di Loch Ness). Secondo il sito <a href=\"http:\/\/www.hisutton.com\/\">HI SUTTON<\/a> doveva essere lungo dodici metri e presentava una prua avveniristica molto allungata da motoscafo offshore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-40414\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Nessie940.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Nessie940.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Nessie940-300x72.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Nessie940-768x185.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-40399\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/nessie.jpg\" alt=\"\" width=\"781\" height=\"561\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/nessie.jpg 781w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/nessie-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/nessie-768x552.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 781px) 100vw, 781px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se fosse stato realizzato, avrebbe potuto ospitare otto uomini collocati in una piccola cabina di pilotaggio dietro il container motore che si trovava nel mezzo dell&#8217;imbarcazione. In superficie avrebbe sfruttato la potenza di due motori diesel Isotta Fraschini ID 38 SS da 500 CV che azionavano le due eliche di superficie semi-sommerse, separate dall&#8217;elica del SDV, utilizzata per la propulsione subacquea. Un progetto avveniristico, forse troppo per quegli anni. Secondo una lettera di Harrauer a Mancini, l\u2019idea nacque addirittura nel 1972 ma fu poi accantonata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-40415\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Nessie_sketch.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"677\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Nessie_sketch.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Nessie_sketch-300x216.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Nessie_sketch-768x553.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 noto se il progetto arriv\u00f2 mai a termine nella Marina Militare italiana, ma va citato in quanto <strong><span style=\"color: #008000;\">Swimmer Delivery Vehicle (SDV)<\/span><\/strong> simili, di cui parleremo nei prossimi articoli, furono in seguito realizzati da molte marine militari straniere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultimo mezzo prodotto dalla Cos.MO.S. fu probabilmente il <strong><span style=\"color: #008000;\">CE4F<\/span><\/strong>. Sembrerebbe che fu venduto solo alle forze speciali turche <strong><span style=\"color: #008000;\">SAT (Su Alt\u0131 Taarruz)<\/span><\/strong>. A gennaio 2017 la sua esistenza fu resa nota quando un esemplare fu donato all&#8217;Universit\u00e0 di Yildiz Teknik. Il mezzo aveva un dislocamento di circa 4 tonnellate e poteva raggiungere una velocit\u00e0 massima di 7,5 nodi (6 nodi in trasferimento) con un range di 30 nm. Inoltre poteva probabilmente trasportare quattro incursori con diversi tipi di armi, compresi otto mini siluri da 124 mm.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41880\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/CE4F_turkey2.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/CE4F_turkey2.jpg 940w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/CE4F_turkey2-300x101.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/CE4F_turkey2-768x259.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I mezzi costruiti da <strong><span style=\"color: #008000;\">Cos.MO.S.<\/span> <\/strong>vennero venduti in tutto il mondo, sia a livello ricreativo che militare, ma come vedremo con caratteristiche tecniche e operative diverse. In particolare, nei prossimi articoli descriveremo come nelle altre Marine militari si svilupp\u00f2 il concetto di SDV che ebbe le sue radici nei mezzi costruiti dagli Italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nota di redazione:<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ringrazio per i contributi storici e bibliografici il comandante incursore Giovanni Libardo ed altri membri dell&#8217;Associazione Nazionale Arditi Incursori Marina (ANAIM) che vissero quegli anni di sperimentazioni al limite del possibile.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: ITALIA parole chiave: Trasportatori subacquei La rinascita nel dopoguerra In due articoli precedenti abbiamo raccontato l\u2019evoluzione o meglio quella che fu definita la metamorfosi di un\u2019eccellenza delle forze speciali della marina militare italiana: dai gamma fino alla creazione degli arditi incursori. 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