{"id":40262,"date":"2020-03-26T00:24:48","date_gmt":"2020-03-25T23:24:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=40262"},"modified":"2023-07-31T18:30:07","modified_gmt":"2023-07-31T16:30:07","slug":"la-battaglia-di-tripoli-del-1825-di-gianluca-bertozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/40262","title":{"rendered":"La battaglia di Tripoli del 1825"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XIX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Tripoli, Marina sarda, Barbareschi, Mameli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il <strong><span style=\"color: #008000;\">Congresso di Vienna<\/span><\/strong>, pur essendo l&#8217;Europa in pace, i Paesi costieri del Mediterraneo (o che trafficavano nel suo interno) dovettero fare i conti con le attivit\u00e0 corsare attuate dal Marocco, dalla Grecia e dai porti di <strong><span style=\"color: #008000;\">Algeri, Tunisi <\/span><\/strong>e <strong><span style=\"color: #008000;\">Tripoli<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-40272\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/poto-di-tripoli-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1080\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/poto-di-tripoli-1.jpg 1080w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/poto-di-tripoli-1-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/poto-di-tripoli-1-1024x648.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/poto-di-tripoli-1-768x486.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/poto-di-tripoli-1-320x202.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli<strong><span style=\"color: #008000;\"> Stati della penisola italiana<\/span><\/strong> avevano poche risorse finanziarie e poche navi per difendere le proprie coste e navi mercantili per cui, secondo una prasse ormai secolare, avevano stipulato accordi con le reggenze musulmane d&#8217;Africa. Queste, formalmente sottoposte all\u2019autorit\u00e0 dell\u2019impero Turco, erano di fatto autonome e, data la povera economia, si finanziavano con azioni corsare a danno soprattutto degli Stati rivieraschi della penisola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <strong><span style=\"color: #008000;\">Borbone<\/span><\/strong>, mentre lentamente cercavano di ricostruire una flotta militare, avevano stipulato con Tripoli degli accordi che si rivelarono per\u00f2 inutili e dispendiosi, di fatto non sorretti da adeguate forze navali di dissuasione; una mancanza che permise ai <strong><span style=\"color: #008000;\">Barbareschi<\/span><\/strong>, anche sotto falsa bandiera, di continuare a depredare le coste meridionali fin dentro il golfo di Napoli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-40281 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/regno-i-sardegna-.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1360\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/regno-i-sardegna-.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/regno-i-sardegna--226x300.jpg 226w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/regno-i-sardegna--771x1024.jpg 771w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/regno-i-sardegna--768x1020.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mappa della Sardegna, pubblicata da Coronelli&nbsp;(1650-1718) nel suo Corso Geographico<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <strong><span style=\"color: #008000;\">Savoia,<\/span><\/strong> con l&#8217;annessione della Liguria, ereditarono <strong><span style=\"color: #008000;\">Genova<\/span><\/strong>, uno dei pi\u00f9 importanti porti del Mediterraneo, e vi trasferirono da Villafranca, nella contea di Nizza, la base navale della loro flotta. Per contrastare le scorrerie dei corsari che risalivano il Tirreno, depredando le coste liguri, dettero avvio nel cantiere della Foce alla costruzione di due grandi fregate &#8220;all&#8217;americana&#8221; di cui una finanziata dai commercianti liguri. Per migliorare la qualit\u00e0 dei quadri autorizzarono la costituzione della <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Scuola di Marina<\/span><\/strong>, voluta dall&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Des Geneys,<\/span><\/strong> che inizi\u00f2 ad operare a Genova proprio dal 1816. La <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Scuola di Marina<\/span> <\/strong>fu una delle storiche&nbsp; Scuole navali che, nel 1881, si fusero nella <strong><span style=\"color: #008000;\">Reale Accademia Navale di Livorno<\/span><\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_40280\" aria-describedby=\"caption-attachment-40280\" style=\"width: 230px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-40280 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/220px-Giorgio_Des_Geneys.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/220px-Giorgio_Des_Geneys.jpg 220w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/220px-Giorgio_Des_Geneys-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-40280\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio Giorgio Andrea Des Geneys<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio Giorgio Andrea Des Geneys<\/span><\/strong> \u00e8 una figura centrale nella storia navale di quegli anni; gi\u00e0 Comandante della flotta sarda negli anni in cui il Regno si era ridotto alla Sardegna, a causa dell\u2019occupazione francese della parte continentale del regno. <strong><span style=\"color: #008000;\">Des Geneys<\/span><\/strong> ebbe una notevole carriera, culminata con la nomina amassimo vertice, in uno strano connubio, della<strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;Reale Marina e dei Reali Carabinieri<\/span><\/strong>. L&#8217;ammiraglio era figura ben nota per la sua abilit\u00e0 marinaresca e si era in precedenza distinto in molte azioni navali. Nel 1786 abbord\u00f2 e cattur\u00f2 una nave barbaresca con la <strong><span style=\"color: #008000;\">fregata San Vittorio<\/span><\/strong> e, dopo averne assunto il comando, la condusse in un porto sardo. Tre anni dopo, nel luglio 1789, intercett\u00f2 e cattur\u00f2 un tre alberi tunisino e, ancora nel settembre 1804, cattur\u00f2 due navi armate tunisine. In seguito, nel giugno 1806, cattur\u00f2 un&#8217;imbarcazione con ventisette tunisini che furono poi scambiati con altrettanti sardi ridotti in schiavit\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel luglio 1811, una sua flottiglia cattur\u00f2 due delle tre navi corsare intercettate al largo di Capo Teulada e, nel 1813, soccorse alcuni pescatori della tonnara dell\u2019isola di San Pietro, aggrediti dai barbareschi, riuscendo a evitarne la cattura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019estate del 1815 una flotta di corsari tunisini, composta da tre fregate, tre gabarre, tre brigantini, tre sciabecchi e altre sei navi minori, attacc\u00f2 i villaggi sulla costa a sud di Salto di Quirra. Si spinse poi in Gallura, dove per\u00f2 fu respinta e, a met\u00e0 ottobre, arriv\u00f2 nel golfo di Cagliari dove tent\u00f2 degli sbarchi, dirigendosi infine a Sant\u2019Antioco. Fu l&#8217;azione pi\u00f9 produttiva in quanto, presentatasi sotto falsa bandiera inglese, riusc\u00ec a sbarcare i suoi corsari, assalendo e prendendo il forte che era a protezione della cittadina. Al saccheggio dell\u2019abitato segu\u00ec la distruzione di tutto ci\u00f2 che non era predabile. Furono catturati 158 sudditi del re di Sardegna e trasportati a Tunisi dove furono venduti come schiavi.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f1f731;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Il console napoletano di quel tempo in Tunisia rifer\u00ec che i corsari erano riusciti complessivamente a predare circa 500 persone nella spedizione lungo le coste italiane.<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incursione a Sant\u2019Antioco suscit\u00f2 un certo clamore in tutta Europa tanto che l\u2019Inghilterra invi\u00f2 in Africa una potente squadra navale al comando dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Exmouth<\/span><\/strong>, per costringere i tre <strong><span style=\"color: #008000;\">Bey di Tunisi, Algeri e Tripoli<\/span> <\/strong>a cessare le attivit\u00e0 corsari.&nbsp;A questo punto, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Bey di Algeri, Umar ben Muhammad<\/span><\/strong>, firm\u00f2 un trattato con cui assicurava ai Paesi rivieraschi mediterranei la libert\u00e0 di commercio. Ugualmente fece il <strong><span style=\"color: #008000;\">Bey di Tripoli, Yusuf Karamanli<\/span><\/strong>, che accett\u00f2 anche la creazione di un Consolato del Regno Sardo a Tripoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt; color: #008000;\"><strong>Ma la tregua dur\u00f2 poco<\/strong><\/span><br \/>\nDopo nuovi assalti algerini, a fine agosto del 1816, la flotta inglese, unitasi alla squadra navale dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio olandese Van Capellen<\/span><\/strong>, si diresse attacc\u00f2 Algeri, bombardandola per nove ore ed affondando tutte le navi presenti. Le difese della citt\u00e0 furono rase al suolo e venne occupata militarmente, imponendo ai barbareschi, a nome del&nbsp;<span style=\"color: #008000;\"><strong>Re di Sardegna<\/strong><\/span>, una convenzione che garantisse la cessazione degli atti di pirateria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;azione della flotta sarda<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 1822, una squadra sotto il comando di Des Geneys, composta dalle fregate <strong><span style=\"color: #008000;\">Maria Teresa<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Commercio di Genova<\/span><\/strong>, dai brigantini <strong><span style=\"color: #008000;\">Nereide<\/span> <\/strong>e <strong><span style=\"color: #008000;\">Zeffiro<\/span><\/strong> e dalla goletta <strong><span style=\"color: #008000;\">Vigilante<\/span><\/strong>, visit\u00f2 i porti di Tunisi, Algeri e Tangeri, costringendo il rinnovo dei trattati commerciali con tali Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel febbraio 1825 il console del Regno Sardo a Tripoli, si ammal\u00f2 e per curarsi fu autorizzato a rientrare e venne surrogato nel suo incarico dal <strong><span style=\"color: #008000;\">vice console Foux<\/span><\/strong>. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Bey di Tripoli<\/span> <\/strong>maliziosamente interpret\u00f2 tale surrogazione come sostituzione del console e chiese il pagamento di cinquemila piastre, dono previsto a ogni cambio di console secondo il concordato del 29 aprile 1816, che era stato sottoscritto con l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio inglese Exmouth, ricordo per conto del Regno di Sardegna<\/span><\/strong>. Ne ottenne solo mille per cui il Bey ordin\u00f2 il sequestro di tutti i beni sardi che si trovavano a Tripoli, dichiarando guerra, il 7 agosto, al Regno di Sardegna ed inviando, il 23 dello stesso mese, diversi corsari a caccia delle navi sarde.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-40282\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Carlos_F\u00e9lix_de_Cerde\u00f1a_por_Jean_Baptiste_Isabey.jpg\" alt=\"\" width=\"589\" height=\"702\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Carlos_F\u00e9lix_de_Cerde\u00f1a_por_Jean_Baptiste_Isabey.jpg 378w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Carlos_F\u00e9lix_de_Cerde\u00f1a_por_Jean_Baptiste_Isabey-252x300.jpg 252w\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Carlo Felice di Sardegna, olio su tela di Jean-Baptiste Isabey, ~1821, Museo del Prado a Madrid<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Re Carlo Felice<\/span><\/strong> incaric\u00f2 allora il Comandante della Regia Marina, l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Des Geneys<\/span><\/strong> di inviare la Divisione navale sarda a Tripoli per accompagnare i nuovi Agenti Consolari nei porti di <strong><span style=\"color: #008000;\">Corf\u00f9, Alessandria d\u2019Egitto, Beirut, Cipro, Rodi, Smirne, Dardanelli e Salonicco<\/span><\/strong>, e naturalmente di catturare le navi nemiche incontrate.&nbsp; Le istruzioni erano per\u00f2 di agire con moderazione in sostegno alla diplomazia e, solo in caso di intransigenza, di minacciare il blocco navale di Tripoli. Se ci\u00f2 non avesse portato risultati, Des Geneys avrebbe potuto user la forza dando inizio alle ostilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">Divisione navale sarda<\/span><\/strong> era costituta da due fregate (<strong><span style=\"color: #008000;\">Commercio di Genova<\/span><\/strong> 44 cannoni e <strong><span style=\"color: #008000;\">Maria Cristina<\/span> <\/strong>44 cannoni), da una corvetta (<strong><span style=\"color: #008000;\">Tritone<\/span><\/strong> 20 cannoni), un brigantino (<strong><span style=\"color: #008000;\">Nereide<\/span><\/strong> 14 cannoni) e da quattro bastimenti mercantili da trasporto. La Divisione fu affidata al comando&nbsp; del <strong><span style=\"color: #008000;\">Capitano di vascello Francesco Sivori<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\">, <\/span><\/span>comandante della fregata <span style=\"color: #008000;\"><strong>Commercio di Genova<\/strong><span style=\"color: #008000;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 5 settembre part\u00ec da Genova il <strong><span style=\"color: #008000;\">Cristina<\/span><\/strong> diretto a Tunisi per imbarcare una missione Turca e restare in attesa delle altre navi, seguito, il giorno dopo, dal <strong><span style=\"color: #008000;\">Tritone<\/span> <\/strong>per una prima attivit\u00e0 di contrasto dei corsari tripolini, in attesa, davanti alla citt\u00e0, del resto della divisione navale. Il 10 settembre partirono da Genova la fregata <strong><span style=\"color: #008000;\">Commercio<\/span><\/strong> e il <strong><span style=\"color: #008000;\">Nereide<\/span><\/strong> e quattro mercantili con a bordo i vari consoli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-40284\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Nereide-Brig-2.jpg\" alt=\"\" width=\"728\" height=\"520\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Nereide-Brig-2.jpg 361w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Nereide-Brig-2-300x214.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 728px) 100vw, 728px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nereide<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il trasferimento si ebbe conferma da alcuni mercantili che il <strong><span style=\"color: #008000;\">Bey di Tripoli<\/span><\/strong> si dichiarava in guerra col Regno Sardo.&nbsp;Dopo quattordici giorni di navigazione, il 24 settembre, tutte le unit\u00e0 della Divisione si riunirono al largo di Tripoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mattino seguente il <strong><span style=\"color: #008000;\">Tritone<\/span><\/strong> si avvicin\u00f2 a due miglia dal porto segnalando di voler contattare il console inglese. Poco dopo, sopraggiunse una galiota latina a tre alberi, battente bandiera inglese, con a bordo il viceconsole sardo e il viceconsole inglese. Messi al corrente delle richieste di Sivori, il diplomatico inglese sugger\u00ec un incontro con il Pasci\u00e0 Bey nel proprio consolato, essendo territorio neutrale. Il 26 settembre <strong><span style=\"color: #008000;\">Sivori<\/span><\/strong> scese a terra e, ricevuto dal <strong><span style=\"color: #008000;\">console inglese Warrington<\/span><\/strong>, si rec\u00f2 al consolato inglese; intanto le navi della divisione si ancorarono fuori vista dal porto. Inizialmente il <strong><span style=\"color: #008000;\">Bey Jussuf<\/span><\/strong> invi\u00f2 a parlamentare il generale <strong><span style=\"color: #008000;\">Haggi-Mohamed<\/span> <\/strong>che apparve propenso a trovare un accordo, rinviando la definizione delle clausole al mattino successivo. Ma il giorno successivo Sivori si vide consegnare una nota con cui si avanzavano richieste pi\u00f9 esose di quelle contenute nel trattato precedentemente in vigore. Richieste esagerate, inammissibili e alle quali Sivori replic\u00f2 che se entro quattro ore non avesse ricevuto richieste pi\u00f9 accettabili avrebbe iniziato le ostilit\u00e0. Non avendo ottenuto risposte, allo scadere dell\u2019ultimatum, considerato poco proficuo un bombardamento navale, <strong><span style=\"color: #008000;\">Sivori<\/span><\/strong> decise di organizzare un assalto notturno contro le navi del Bey ormeggiate in porto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le principali unit\u00e0 Barbareschi presenti erano ormeggiate sotto la protezione dei cannoni dei quattro forti e consistevano in un brigantino da dodici cannoni ormeggiato sotto il palazzo del Bey, due golette da sei cannoni nel porto militare e diversi sciabecchi armati nel porto mercantile. Alla fonda, presso l\u2019imboccatura del porto c\u2019era anche un brigantino militare olandese, incaricato di trattare col Bey per conto del suo governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tenuto il consiglio di guerra con i comandanti delle navi, nel pomeriggio del 27, cominciarono i preparativi per l&#8217;incursione. Il piano prevedeva l\u2019assalto alle navi, la loro cattura e rimorchio fuori dal porto o, in alternativa se ci\u00f2 non fosse stato realizzabile, renderle inutilizzabili incendiandole. A questo scopo furono predisposte delle fascine di erica impregnate d\u2019olio, battifuoco (acciarini), bottiglie d\u2019acqua ragia e bottiglie piene di polvere da sparo. Il segnale di rientro era il lancio di due razzi dalla barca del comandante della spedizione.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f1f731;\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-40275 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/mameli-2.jpg\" alt=\"\" width=\"247\" height=\"317\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\"><b>Nell&#8217;azione si utilizzarono le imbarcazioni di servizio delle navi: le barcacce pi\u00f9 capienti armate con una carronata (un tipo di cannone navale ad avancarica a corta gittata) mentre le lance dotate ciascuna di un cannoncino. Gli assaltatori furono 260, e il comando venne assegnato al Tenente di vascello Giorgio Mameli, padre dell&#8217;autore dell&#8217;inno nazionale italiano. Mameli era nato a Cagliari da nobile famiglia sarda nel 1798. Amante del mare, si era arruolato come mozzo nella marina del re di Sardegna e fu imbarcato sopra una &#8220;<\/b><\/span><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18.6667px;\"><b>mezza Galera&#8221;<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\"><b> comandata da un suo zio, prendendo parte a vari scontri con gli sciabecchi barbareschi che infestavano il Tirreno. In uno di questi fatti d&#8217;armi diede prova di grande valore, meritandosi speciali elogi. Percorse rapidamente la carriera nella ricostituita marina di Vittorio Emanuele I. Promosso contrammiraglio nel 1849 fu eletto deputato al parlamento sardo ma, dopo la morte eroica di Goffredo, lasci\u00f2 la vita militare e la politica, ritirandosi a vita privata.<\/b><\/span><\/span><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima squadra ebbe come obbiettivo il brigantino nemico ed era composta dalla barcaccia della <strong><span style=\"color: #008000;\">fregata Commercio di Genova<\/span><\/strong>. Fu in quell&#8217;occasione che <strong><span style=\"color: #008000;\">Giorgio Mameli<\/span><\/strong>, congedandosi dal comandante Sivori che lo incoraggiava, disse: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Signor Comandante se, da questo luogo fra poco Ella non vedr\u00e0 cessato il fuoco de\u2019 nemici, dica pure: morto \u00e8 Mameli<\/span><\/em><\/strong>\u201d. La barcaccia e la lancia del Cristina furono assegnate al <strong><span style=\"color: #008000;\">sottotenente di vascello Millelire<\/span><\/strong> e al <strong><span style=\"color: #008000;\">guardiamarina Carlo Persano<\/span><\/strong>. Nomi che ricorreranno in seguito nella storia navale del Regno di Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda squadra fu incaricata di catturare le golette ed era formata da tre lance: due del <strong><span style=\"color: #008000;\">Cristina<\/span><\/strong> (comandate dal <strong><span style=\"color: #008000;\">STV Pelletta<\/span><\/strong> e dal <strong><span style=\"color: #008000;\">STV Bargagli<\/span><\/strong>) e una del<strong><span style=\"color: #008000;\"> Commercio di Genova<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">STV Todon<\/span> <\/strong>del <strong><span style=\"color: #008000;\">Battaglione Real Navi<\/span><\/strong>). La terza squadra doveva occuparsi degli sciabecchi e impedire l\u2019arrivo di aiuti alle navi attaccate ed era basata sulla <strong><span style=\"color: #008000;\">barcaccia del Tritone<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">STV Chigi<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">GM Scoffiero<\/span><\/strong>), su quella del <strong><span style=\"color: #008000;\">Nereide<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">STV Tanca<\/span><\/strong>) e sulla lancia del<strong><span style=\"color: #008000;\"> Commercio di Genova<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">GM Tholosano<\/span><\/strong>). Una lancia del <strong>Tritone<\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">GM Malaussena<\/span><\/strong>) venne inviata ad avvisare la nave olandese dell\u2019attacco in corso prima di recarsi in supporto alle altre.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-40285\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Tritone-Corvetta-2.jpg\" alt=\"\" width=\"735\" height=\"520\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Corvetta Tritone<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ingannare le forze nemiche venne simulato lo sbarco di truppe per attaccare la citt\u00e0 con quattro lance dei trasporti, comandate dai guardiamarina <strong><span style=\"color: #008000;\">Dodero<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Dinegro<\/span><\/strong>. Questo attacco diversivo era necessario per ritardare l&#8217;avvistamento degli attaccanti dato che, per entrare nel porto e portare l\u2019attacco, si doveva o passare davanti alle batterie dei forti o utilizzare un passaggio periglioso tra gli scogli sotto costa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle undici di sera tutte le barche si radunarono a poppa del <span style=\"color: #008000;\"><strong>Nereide<\/strong><\/span> per essere prese a rimorchio; mezz\u2019ora dopo mezzanotte il brigantino le rimorchi\u00f2 davanti al passaggio di levante, a due miglia dall\u2019obbiettivo: questo per evitare i rischi d\u2019incaglio sugli scogli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli assaltatori si addentrarono nel porto in silenzio, vogando con gli scalmi e i gironi dei remi fasciati. Superato il primo forte, alle ore due e trenta, venne dato l\u2019allarme da una sentinella ottomana. I forti, le navi e le truppe barbaresche, dalle mura e dalla spiaggia, aprirono un fuoco vivace, continuo ma per fortuna infruttuoso, grazie all\u2019oscurit\u00e0 della notte che nascondeva le imbarcazioni sarde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima squadra giunse rapidamente sotto il brigantino e, a breve distanza, fece fuoco con la carronata e coi cannoncini. Da li a poco inizi\u00f2 l\u2019abbordaggio; primo ad irrompere sulla coperta nemica fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">secondo<\/span> <span style=\"color: #008000;\">nostromo<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Giovanni Bottini<\/span><\/strong>, detto <strong><span style=\"color: #008000;\">Capurro<\/span> <\/strong>e con lui <strong><span style=\"color: #008000;\">Tazza, Persano<\/span><\/strong> ed il <strong><span style=\"color: #008000;\">timoniere Belledonne<\/span><\/strong> seguiti da tutti gli altri marinai. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Capurro<\/span><\/strong> venne mortalmente ferito ma i Tripolini vennero decimati dalla mitraglia, e sopraffatti. Alcuni si gettarono a mare, altri a bordo, opponendo resistenza, vennero passati a colpi di sciabola. Contemporaneamente la seconda squadra assal\u00ec una goletta, impadronendosene ma, a causa del vento che ne impediva il rimorchio, venne incendiata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza squadra si perse per l\u2019oscurit\u00e0 poco dopo l\u2019ingresso in porto. <strong><span style=\"color: #008000;\">Chigi<\/span> <\/strong>e 22 marinai, sulla barcaccia del <strong><span style=\"color: #008000;\">Tritone<\/span><\/strong>, nonostante fatti segno da colpi di fucile da parte di un <strong><span style=\"color: #008000;\">bovo corsaro<\/span><\/strong> (piccolo veliero mercantile), assaltarono e incendiarono alcune imbarcazioni mercantili e due sciabecchi ancorati alla punta della dogana, dopo aver costretto gli equipaggi a gettarsi a mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">Porta Dogana<\/span><\/strong> accorsero cinquecento soldati nemici che i marinai sardi, dopo averli fatti avvicinare, investirono con la mitraglia della carronata e con fitti colpi della moschetteria, costringendoli alla fuga. La <strong><span style=\"color: #008000;\">barcaccia del Nereide,<\/span><\/strong> comandata da <strong><span style=\"color: #008000;\">Tanca,<\/span><\/strong> assal\u00ec ed incendi\u00f2 l\u2019altra goletta con l&#8217;appoggio della <strong><span style=\"color: #008000;\">scialuppa della fregata Commercio (<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">guardiamarina Tholosano)<\/span><\/strong>&nbsp;e quella del <strong><span style=\"color: #008000;\">Tritone<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">guardiamarina Malaussena<\/span><\/strong>) sopraggiunti in supporto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Epilogo<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nAlle quattro di notte tutte le navi nemiche erano in fiamme e l\u2019obbiettivo era stato raggiunto. <strong><span style=\"color: #008000;\">Mameli<\/span><\/strong> lanci\u00f2 due razzi e diede il segnale del rientro; dall&#8217;altro lato i Barbareschi, disturbati dai piovaschi, continuarono a sparare inutilmente contro gli attaccanti che avevano ormai guadagnato l\u2019uscita del porto ed erano stati raggiunti da una lancia del Tritone con un medico per prestare i primi soccorsi ai feriti. Alle cinque tutte le imbarcazioni rientrarono alle proprie navi.&nbsp;Nell&#8217;azione si cont\u00f2 una sola perdita umana e sei feriti (di cui uno, un soldato del Real Navi, mor\u00ec in seguito).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al sorgere del giorno la Divisione sarda si allontan\u00f2 dalla costa per prepararsi a sferrare un nuovo attacco ma, nel pomeriggio, un brigantino olandese si present\u00f2 sottobordo al <strong><span style=\"color: #008000;\">Commercio di Genova<\/span><\/strong>. Dopo essersi complimentato per la brillante azione il comandante olandese chiese quale fossero le intenzioni della Squadra sarda, facendo comprendere un suo tentativo di mediazione con il Bey. <strong><span style=\"color: #008000;\">Sivori,<\/span><\/strong> in maniera pragmatica, lo mise al corrente che, in caso di non accordo, si sarebbe proceduto al bombardamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All rientro in porto il comandante olandese si present\u00f2 quindi dal Bey che, la mattina seguente, dovette riconoscere la piena validit\u00e0 del precedente trattato con il Regno di Sardegna, rinunciando a tutte le sue ultime richieste. Grazie a quella azione l\u2019accordo fu quindi raggiunto, e la bandiera sarda venne nuovamente alzata sul palazzo del consolato sardo, salutata da 29 salve di cannone della piazza e da 21 della Divisione navale sparate in contemporanea al rientro del console sardo nel suo incarico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">comandante Sivori<\/span><\/strong>, accompagnato dal suo Stato Maggiore e dagli ufficiali delle altre navi, fu invitato a fare visita al <strong><span style=\"color: #008000;\">Pasci\u00e0 Bey<\/span><\/strong>: la cerimonia si svolse con grande solennit\u00e0 e gli equipaggi ricevettero gratifiche dal Bey che, a sua volta, fu per\u00f2 trattato con tutti i riguardi dovuti alla sua carica. Il console riprese le trattative ed ottenne il rinnovo della sospensiva delle azioni corsare, senza che avvenisse il pagamento di alcun tributo da parte sarda.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f1f731;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Si venne a sapere, in seguito, che gli Olandesi avevano trattato e pattuito col Bey un tributo annuo di cinquemila piastre per avere le stesse concessioni.<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seppellito il Capurro con solenni funerali, alla presenza dei consoli e a spese del Bey, la squadra ripart\u00ec, verso Alessandria d\u2019Egitto, per proseguire nella sua missione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dopo questa azione la corsa non cess\u00f2 del tutto&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 1825, dopo i fatti di Tripoli, la Regia Marina Sarda intervenne anche a&nbsp; Tunisi, ottenendo dal locale Bey la restituzione di una nave da carico sequestrata senza valida ragione; nel luglio 1826 il <strong><span style=\"color: #008000;\">brigantino Nereide<\/span><\/strong> venne assalito da corsari greci, impegnati nella guerra di indipendenza, ma fu salvato dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">fregata Maria Cristina<\/span><\/strong> e dalla<strong><span style=\"color: #008000;\"> corvetta Tritone<\/span><\/strong> con le quali stava dirigendo verso Odessa; nel 1830 la <strong><span style=\"color: #008000;\">fregata Maria Teresa<\/span><\/strong> partecip\u00f2 ad una azione contro il Bey di Tunisi che aveva cretao nuovamente problemi alla navigazione commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il bombardamento dell\u2019agosto 1830 e la definitiva conquista di Algeri da parte delle truppe di <strong><span style=\"color: #008000;\">Carlo X di Borbone<\/span><\/strong>, Re di Francia, cess\u00f2 finalmente la corsa algerina. Un mese pi\u00f9 tardi anche il <strong><span style=\"color: #008000;\">Bey di Tunisi<\/span><\/strong> sottoscrisse un trattato nel quale rinunciava all\u2019attivit\u00e0 corsara, seguito, pochi giorni dopo, da quello di <strong><span style=\"color: #008000;\">Tripoli<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trattati che ebbero ancora screzi fino al marzo 1833 quando la <strong><span style=\"color: #008000;\">squadra navale Sarda<\/span><\/strong> effettu\u00f2 una missione congiunta con la<strong><span style=\"color: #008000;\"> marina borbonica<\/span><\/strong> contro il <strong><span style=\"color: #008000;\">Bey di Tunisi<\/span><\/strong> a seguito della cattura di una feluca sarda. In seguito a questa azione il Bey si decise a cedere definitivamente nelle sue aspirazioni ed a rendere omaggio alla bandiera sarda. Si concluse cos\u00ec la millenaria lotta delle marinerie italiane contro la pirateria Barbaresca.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gianluca Bertozzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Fonti<\/span><\/strong><br \/>\nPiero Carpani, <em>I cannoni del Tritone<\/em>, articolo pubblicato sulla Rivista marittima&nbsp;<br \/>\nwikipedia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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