{"id":3907,"date":"2018-06-22T00:05:41","date_gmt":"2018-06-21T23:05:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=3907"},"modified":"2023-07-25T14:50:38","modified_gmt":"2023-07-25T12:50:38","slug":"3907","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3907","title":{"rendered":"Arles 4, un relitto davvero profondo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Archeologia, relitto<strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p class=\"post-title entry-title\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><span style=\"color: #008000;\">originariamente pubblicato su www.sottacqua.info<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risale a oltre 17 anni fa la prima pionieristica indagine archeologica subacquea in alto fondale. Stiamo parlando di un relitto molto profondo, vedremo poi quanto, e ce ne da notizia nel numero 1 e 2 de \u201cl&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">archeologo subacqueo<\/span><\/strong>\u201d del 1995 a pagina 10 un articolo a firma di <strong><span style=\"color: #008000;\">Giuliano Volpe<\/span><\/strong>.&nbsp;Nel contributo si descrive un lavoro del <strong><span style=\"color: #008000;\">DRASM<\/span><\/strong> relativo al relitto denominato <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Arles 4<\/span><\/strong>.<\/span> Si tratt\u00f2 di una prospezione complessa affrontata con la collaborazione dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">IFREMER<\/span><\/strong> in cinque giorni intensi, nei quali si indag\u00f2 sui resti di un naufragio datato al secondo quarto del I\u00b0 secolo d.C. affondato a circa 40 miglia nautiche dalla foce del Reno, vicino a Lione, nell&#8217;omonimo golfo.<\/p>\n<figure style=\"width: 671px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/ARCHEOLOGIA-ARLES-4-img-1-small480.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ARCHEOLOGIA-ARLES-4-img-1-small480.jpg\" width=\"671\" height=\"804\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine da<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/adlfi\/104885#illustrations\">Au large d\u2019Arles \u2013 Plage d\u2019Arles&nbsp;4 (openedition.org)<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;operazione chiamata <strong><span style=\"color: #008000;\">Nautilion<\/span><\/strong> coinvolse diverse professionalit\u00e0 e competenze poich\u00e9 si tratt\u00f2 di indagare i resti di una oneraria romana, che giacciono ancora oggi, ad una profondit\u00e0 di 662 metri. Il costo dell&#8217;operazione raggiunse la stratosferica cifra di 250.000 franchi francesi per ogni giorno di ricerca, ovvero circa 213.000 euro per l&#8217;intera operazione ma propose, in contro canto, una splendida messe di risultati. Dal punto di vista metodologico si tratt\u00f2 di un&#8217;operazione chirurgica non distruttiva come invece normalmente sono gli scavi archeologici (e non fanno difetto ovviamente quelli subacquei).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si effettu\u00f2 un&#8217;accurata indagine fotografica con una resa stereo-fotogrammetrica del giacimento di anfore, preceduta dalla posa in opera di riferimenti metrici opportunamente progettati e realizzati.&nbsp;L&#8217;utilizzo di un sommergibile, il Nautile, consent\u00ec di svolgere un lavoro metodico e preciso teso al raggiungimento dell&#8217;obiettivo finale. Attraverso l&#8217;impiego dei suoi bracci meccanici furono posati galleggianti ancorati sul fondo con la funzione di mire altimetriche, squadre graduate e quadrettature campioni provviste di bersaglio. Questi accessori (ricordo ancora, progettati e realizzati dal DRASM stesso) avevano la funzione di dare le necessarie informazioni metriche per la gestione delle opportune correzioni al rilievo fotogrammetrico che si sarebbe poi andato a realizzare.<\/p>\n<figure style=\"width: 620px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/ARCHEOLOGIA-ARLES-img-12-small480.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ARCHEOLOGIA-ARLES-img-12-small480.jpg\" width=\"620\" height=\"411\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine da<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/adlfi\/104885#illustrations\">Au large d\u2019Arles \u2013 Plage d\u2019Arles&nbsp;4 (openedition.org)<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, l&#8217;utilizzo di due camere Rollei semi metriche poste all&#8217;interno di cassoni opportunamente predisposti, insieme alla camera in dotazione del Nautile, consentiva agli operatori archeologi di rilevare una serie di immagini prima oblique e poi verticali per poi concludere con i rilievi fotogrammetrici veri e propri.&nbsp;Questo lavoro produsse, come detto dianzi, una cospicua serie di informazioni che, pur nell&#8217;impossibilit\u00e0 di operare un preciso campo di scavo archeologico, contribu\u00ec ad accrescere il patrimonio di conoscenze scientifiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il relitto <strong><span style=\"color: #008000;\">Arles 4<\/span><\/strong> \u00e8 quello che rimane di una nave oneraria romana della dinastia Giulio-Claudia, che era partita da un porto della <strong><span style=\"color: #008000;\">Hispania Baetica<\/span><\/strong>, presumibilmente negli anni compresi fra il 25 e il 50 d.C., con un carico di anfore fra le 1.000 e le 2.000 unit\u00e0. Il carico era completato da vasi, probabilmente usati per il <strong><span style=\"color: #008000;\">garum<\/span><\/strong>, e da lingotti di rame. Il rinvenimento di questi pani di rame lascia supporre anche la presenza, sicuramente sotto il carico di anfore e nelle immediate adiacenze della stiva di pani di piombo che spesso viaggiavano in accoppiata al rame stesso. La prua dell&#8217;imbarcazione \u00e8 segnalata dalla presenza di un ceppo d&#8217;ancora in piombo e da un ancora in ferro. Le anfore nella loro attuale giacitura riferiscono di una metodologia di carico conosciuta attraverso l&#8217;impilaggio su strati sovrapposti e sono tutte di tipologie note fra le quali le <strong><span style=\"color: #008000;\">Dressel 7<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">8<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">9<\/span><\/strong>, contenitori di salse a base di pesce. Nell&#8217;asse longitudinale interposto a chiave dei precedenti contenitori anforari descritti, c&#8217;\u00e8 la presenza di alcune <strong><span style=\"color: #008000;\">Dressel 20<\/span><\/strong>, anfore olearie notissime. Completano il carico due diversi modelli di anfore Dressel 28 insieme a alcune Dressel 12 e Haltern 70. Frammenti ceramici posti alle estreme periferie del sito di giacitura, testimoniamo a bordo la presenza di contenitori anforari provenienti dalle Baleari, dove probabilmente la nave fece scalo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3912\" aria-describedby=\"caption-attachment-3912\" style=\"width: 851px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-3912\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Arles-4-d.jpg\" alt=\"Arles 4 d\" width=\"851\" height=\"549\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Arles-4-d.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Arles-4-d-300x194.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 851px) 100vw, 851px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3912\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine da<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/adlfi\/104885#illustrations\">Au large d\u2019Arles \u2013 Plage d\u2019Arles&nbsp;4 (openedition.org)<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nAlcuni frammenti di legno e porzioni dello scafo sono risultati visibili e apparentemente in ottimo stato, agli occhi delle camere fotografiche del Nautile e questo testimonia della probabile buona conservazione del fasciame della nave sotto i resti del carico, a confermare l&#8217;ipotesi che la grande profondit\u00e0, impedendo il proliferare di organismi animali parassiti del legno, abbia preservato di fatto l&#8217;integrit\u00e0 dello scafo.&nbsp;L&#8217;elaborazione finale delle immagini, la relativa correzione e la loro restituzione grafica ha permesso di offrire agli archeologi uno strumento di studio avanzatissimo pur nella indisponibilit\u00e0 delle nozioni generate dal procedere con uno scavo stratigrafico sui resti dello scafo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3913\" aria-describedby=\"caption-attachment-3913\" style=\"width: 853px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Arles-4-e.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-3913\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Arles-4-e.jpg\" alt=\"Arles 4 e\" width=\"853\" height=\"593\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Arles-4-e.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Arles-4-e-300x209.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 853px) 100vw, 853px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3913\" class=\"wp-caption-text\"><\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Immagine da <a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/adlfi\/104885#illustrations\">Au large d\u2019Arles \u2013 Plage d\u2019Arles&nbsp;4 (openedition.org)<\/a><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le immagini sono state trattate quotidianamente da un laboratorio all&#8217;uopo predisposto a bordo della motonave Nadir dell&#8217;IFREMER in appoggio all&#8217;operazione, cos\u00ec come la realizzazione del foto-mosaico dell&#8217;intero sito.&nbsp;A terra presso i laboratori della Societ\u00e0 di studi e lavori fotogrammetrici SETP si \u00e8 provveduto, lavorando su coppie di foto a generare una restituzione tridimensionale che descrive egregiamente il sito di giacitura dello scafo affondato. Sebbene Arles 4 riposi ad oltre 662 metri di profondit\u00e0 ha reso meno incognite una serie di informazioni su di esso.&nbsp;Le scelte metodologiche e operative, dettate principalmente dalla notevole profondit\u00e0 del sito, hanno prodotto comunque molte informazioni e questo indica la possibilit\u00e0 di procedere anche in futuro con questi metodi di indagine auspicando che tale esperienza sia solo il primo esempio di molteplici attivit\u00e0 di questo genere sui relitti profondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">NDR: Nel 1993 fu&nbsp;rilevato il relitto<strong><span style=\"color: #008000;\"> Arles 4<\/span><\/strong> a \u2013 662 metri, insieme alla \u2018Lune\u2019 (1664) a \u201385 metri al largo di Tolone. Rilevato sotto&nbsp;tutti gli angoli e valorizzato su tre dimensioni sullo schermo di un computer, gli archeologi furono in grado di valutare la superficie totale del carico delle anfore. Secondo Long il rilievo fu tra i pi\u00f9 precisi mai fatti. &nbsp;Vista la profondit\u00e0 del ritrovamento nessun oggetto fu mai recuperato dal relitto.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Ivan Lucherini<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE PERIODO: XX SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: Archeologia, relitto . originariamente pubblicato su www.sottacqua.info Risale a oltre 17 anni fa la prima pionieristica indagine archeologica subacquea in alto fondale. 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Si occupa di valorizzazione scrivendo progetti che rendano fruibili e contestualizzati gli apporti di ogni conoscenza materiale, e progettando percorsi multimediali provenienti dallo studio di siti di rilevanza storica. La sua attenzione si concentra soprattutto sugli ambienti costieri e marini, con approfondimenti sui temi del commercio e della navigazione antica. Laureato in Archeologia, curriculum tardo antico e medievale, all'Universit\u00e0 di Sassari con una tesi dal titolo: \\\"L\u2019Archeologia subacquea di alto fondale, evoluzione delle metodologie di indagine e nuove prospettive nell'archeologia subacquea oltre i 50 metri di profondit\u00e0\\\" con una votazione di 110\/110 e lode. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia alla scuola di dottorato in Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo dell'Universit\u00e0 di Sassari con una tesi dal titolo: \\\"Evoluzione del paesaggio costiero nella Sardegna nord occidentale: Bosa e il suo fiume. 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