{"id":38887,"date":"2020-01-18T00:10:21","date_gmt":"2020-01-18T00:10:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=38887"},"modified":"2023-07-17T18:00:17","modified_gmt":"2023-07-17T16:00:17","slug":"il-medio-oriente-dopo-luccisione-di-soleimani-di-daniele-scalea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/38887","title":{"rendered":"Il Medio Oriente dopo l\u2019uccisione di Soleimani"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 14<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MEDIORIENTE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Solemaini, Trump, politica mediorientale<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">E&#8217; con piacere che pubblico questo saggio del professor Daniele Scalea, Presidente del Centro di Studi Politici e Strategici Machiavelli, sulla situazione in Medioriente dopo l&#8217;uccisione del generale iraniano Soleimani. Se ricorderete, in occasione degli eventi&nbsp; recenti avvenuti a Hormuz, avevamo affrontato il problema del crescere della tensione in quello che \u00e8 attualmente il pi\u00f9 sensibile choke point del mondo. Un blocco dell&#8217;area porterebbe conseguenze catastrofiche per le economie mondiali, ma non gioverebbe nemmeno all&#8217;Iran, la cui economia non versa certo in buone condizioni. Cosa bisogna aspettarsi nel futuro? Questa guerra fredda fra gli Stati Uniti e l&#8217;Iran potrebbe perdurare con attacchi asimmetrici iraniani contro gli interessi americani e dei loro alleati regionali, seguiti da risposte militari e politiche proporzionate da Washington. Una situazione rischiosa, per il traffico mercantile e la politica internazionale ch\u00e9 difficilmente potrebbe per\u00f2 portare ad una guerra dichiarata. Il saggio fornisce un&#8217;eccellente ed esaustivo quadro della situazione e sono sicuro che vi potrete trovare molti elementi interessanti di riflessione.&nbsp;<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Il Medio Oriente dopo l\u2019uccisione di Soleimani<\/span><\/strong><br \/>\nIl Vicino Oriente sta attraversando quella che alcuni commentatori definiscono \u00abl<strong><span style=\"color: #008000;\">a Guerra dei Trent\u2019anni islamica<\/span><\/strong>\u00bb, ossia un conflitto a un tempo internazionale e intersettario, i cui maggiori attori locali sono la <strong><span style=\"color: #008000;\">potenza sciita dell\u2019Iran e quella sunnita-wahhabita dell\u2019Arabia Saudita<\/span><\/strong>. Una terza potenza, sempre pi\u00f9 assertiva nella regione, \u00e8 la <strong><span style=\"color: #008000;\">Turchia<\/span><\/strong>, sunnita e via via meno secolare. Altro rilevante attore regionale, estraneo per\u00f2 alla religione islamica, \u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">Israele<\/span><\/strong>, che avendo trovato nel frattempo un modus vivendi con gli Stati arabi percepisce l\u2019Iran quale principale minaccia. Sono attori non statuali, ma rilevanti nella regione, i gruppi (politici, insurrezionali o terroristici) che si richiamano all\u2019islamismo di matrice sunnita, tra i quali primeggiano <strong><span style=\"color: #008000;\">Fratelli Musulmani<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">al-Qaida<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">ISIS<\/span><\/strong>; va notato che essi non sono scevri da connessioni con taluni Stati che li appoggiano ed entro una misura manovrano (i Fratelli Musulmani sono notoriamente vicini a Turchia e Qatar, al-Qaida ha in passato ottenuto patrocini statali in Sudan e Afghanistan).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-38898\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IRAN-and-its-neighbors.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"1031\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IRAN-and-its-neighbors.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IRAN-and-its-neighbors-300x258.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IRAN-and-its-neighbors-768x660.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/IRAN-and-its-neighbors-1024x880.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo conflitto regionale \u00e8 condotto principalmente con metodi indiretti e asimmetrici, ossia col ricorso a fazioni, milizie, gruppi armati o ribelli (i cosiddetti proxies) e strategie che prevedono guerriglia, attentati terroristici, colpi di Stato. I principali terreni di battaglia sono quelle aree che vedono convivere comunit\u00e0 sunnite e sciite, come Iraq, Libano, Siria, Yemen e gli stessi Iran e Arabia Saudita. L\u2019Arabia Saudita ha un PIL superiore a quello iraniano (la differenza \u00e8 notevole soprattutto in termini pro capite: $ 22.000 contro $ 6.000), ma \u00e8 nella spesa militare che traspare il maggiore divario: mentre Tehran nel 2019 ha speso 6,3 miliardi di dollari per la Difesa (meno della Grecia), l\u2019Arabia Saudita coi suoi 70 miliardi di spesa \u00e8 terza a livello mondiale, dietro solo a USA e Cina. Il Paese arabo ha lanciato anche un\u2019ambiziosa strategia di sviluppo, per affrancare la propria economia dalla dipendenza dal settore estrattivo. Allo stato attuale, tuttavia, il livello di spesa e ambizione della monarchia saudita non \u00e8 stata pareggiata da risultati apprezzabili: l\u2019intervento militare in Yemen, l\u2019embargo al Qatar, il sostegno all\u2019insurrezione siriana, hanno avuto tutti esiti piuttosto negativi. L\u2019Iran, dal canto suo, pu\u00f2 contare su una popolazione numerosa (83 milioni di abitanti \u2013 50 in pi\u00f9 dell\u2019Arabia Saudita) e sul suo tradizionale primeggiare, tra le nazioni islamiche, nelle lettere, nelle arti e nella tecnologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggiore efficienza si palesa nel rappresentare una potenza militare pi\u00f9 temibile di quella saudita, rivelatasi in grado di condurre con successo complesse operazioni di proiezione, intelligence e guerra asimmetrica: si veda la rete di governi e milizie clienti che ha creato nella cosiddetta \u00abmezzaluna sciita\u00bb, dal Libano all\u2019Afghanistan, dall\u2019Iraq allo Yemen. Tali successi conseguiti dall\u2019Iran nell\u2019ultimo ventennio, per giunta sotto costante pressione dell\u2019embargo internazionale, non devono distrarre tuttavia da un dato essenziale: l\u2019estensione dell\u2019influenza persiana ha approfittato in primis delle mosse avversarie, che per necessaria ricaduta o per avventatezza hanno beneficiato la Repubblica Islamica. Cos\u00ec \u00e8 avvenuto col rovesciamento dei <strong><span style=\"color: #008000;\">Talibani<\/span><\/strong> in Afghanistan, acerrimi nemici dei vicini sciiti; cos\u00ec \u00e8 stato con l\u2019abbattimento del regime di <strong><span style=\"color: #008000;\">Saddam Hussein<\/span> <\/strong>in Iraq e il conseguente prevalere della forza del numero maggioritario sciita; cos\u00ec infine \u00e8 il caso di quanto accaduto in Siria, dove un <strong><span style=\"color: #008000;\">Assad<\/span> <\/strong>che aveva dato chiari segnali di volersi avvicinare all\u2019Occidente e agli altri Paesi arabi \u00e8 stato riconsegnato nella braccia dell\u2019Iran dal tragico e fallito tentativo di cavalcare l\u2019insorgenza sunnita per rovesciarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019Iran negli ultimi vent\u2019anni ha ottenuto eccezionali successi diplomatici e militari, ma una parte del (de)merito va ai suoi avversari, che con azioni avventate in Iraq e Siria gli hanno facilitato il compito.<br \/>\n<\/span><\/strong><br \/>\nCome spesso accade, sulla frattura regionale si \u00e8 innestata la competizione tra potenze esterne. Se la Cina, che ancora predilige gli strumenti economici, si mostra poco assertiva in una regione tanto bellicosa come il Medio Oriente, lo stesso non pu\u00f2 dirsi degli USA e della Russia. Gli Stati Uniti d\u2019America hanno dal secondo dopoguerra goduto della supremazia regionale, solo marginalmente minacciata durante la Guerra Fredda dall\u2019URSS. Tale posizione \u00e8 andata incrinandosi negli ultimi anni principalmente perch\u00e9 Washington stessa, dopo la sovra estensione raggiunta coi conflitti in Afghanistan e Iraq voluti da Bush Jr., ha cominciato a rivedere la propria strategia e desiderare un impegno meno oneroso in Medio Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ci\u00f2 \u00e8 dovuto ad alcuni fattori:<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n\u2022&nbsp; i <strong><span style=\"color: #008000;\">processi di globalizzazione e finanziarizzazione economica<\/span><\/strong>, tradottisi in delocalizzazione e deindustrializzazione a vantaggio di una ristretta \u00e9lite, hanno duramente colpito il ceto medio americano. La maggioranza dell\u2019opinione pubblica \u00e8 ormai ostile a impegni militari all\u2019estero. Prima ancora della posizione relativamente isolazionista di Trump, gi\u00e0 Obama aveva cercato di ridurre l\u2019onere tramite la strategia del \u00ableading from behind\u00bb. Il trascinarsi delle missioni in Afghanistan e Iraq \u00e8 divenuto l\u2019emblema di questa stanchezza della guerra;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 &nbsp;&nbsp; negli anni \u201870, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Cina<\/span><\/strong> rappresent\u00f2 per gli USA l\u2019improbabile alleato che permise di mettere in scacco il nemico sovietico. Negli anni \u201890 nella Cina si vide una terra promessa per il business, il Paese dove spostare i processi ad alta intensit\u00e0 di manodopera lasciando in America solo quelli ad alta intensit\u00e0 di tecnologia. Nel XXI secolo la Cina si \u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">palesata come la principale sfida alla supremazia mondiale di Washington<\/span><\/strong>. Gi\u00e0 <strong><span style=\"color: #008000;\">Obama<\/span><\/strong> colla strategia del \u00ab<strong><span style=\"color: #008000;\">pivot to Asia<\/span><\/strong>\u00bb anticip\u00f2 l\u2019attenzione trumpiana sul colosso asiatico. <strong><span style=\"color: #008000;\">Gli Americani necessitano di disimpegnarsi dal Medio Oriente per concentrarsi sul contenimento della Repubblica Popolare in travolgente ascesa<\/span><\/strong>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2022 &nbsp; la <strong><span style=\"color: #008000;\">Shale Revolution<\/span> <span style=\"color: #008000;\">ha<\/span><\/strong>, nel giro d\u2019appena tre lustri, <strong><span style=\"color: #008000;\">reso gli USA pressoch\u00e9 autosufficienti dal punto di vista energetico<\/span><\/strong>. Il Medio Oriente ha cos\u00ec mutato (e diminuito) di significato nel calcolo strategico di Washington, non rappresentando pi\u00f9 una fondamentale fonte d\u2019approvvigionamento. Il progressivo disimpegno americano dalla regione sta creando un vuoto di potere che la Russia cerca di riempire. Il successo dell\u2019intervento militare in Siria \u2013 inclusa la lealt\u00e0 dimostrata verso un proteg\u00e9 come Assad \u2013 ha accresciuto il prestigio e l\u2019autorevolezza di Mosca in Medio Oriente<strong><span style=\"color: #008000;\">. Va precisato che in nessun modo i Russi aderiscono alla narrativa iraniana dello \u00abAsse della Resistenza\u00bb<\/span><\/strong>, ossia della contrapposizione frontale e ideologica alle potenze \u00abimperialiste\u00bb e \u00abcolonialiste\u00bb: pur individuando negli USA il principale rivale in loco, e intrattenendo con Tehran rapporti di collaborazione a tratti molto stretta, <strong><span style=\"color: #008000;\">Putin vuol rendere la Russia il nuovo egemone regionale, ossia sottrarre a Washington quel ruolo di broker che ha tradizionalmente svolto.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ecco perch\u00e9 Mosca cerca di smarcarsi da alleanze rigide: ha aiutato la fazione sciita in Siria e d\u00e0 un limitato appoggio all\u2019Iran nello scontro diplomatico con l\u2019America, ma nel contempo coltiva le sue relazioni con gli Stati sunniti della Penisola Arabica e corteggia serratamente la Turchia, individuando nella crescente insofferenza occidentale all\u2019attivismo di Erdo\u011fan una ghiotta occasione per inserire un cuneo dentro la NATO.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La situazione in Iraq<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019Iraq \u00e8 un tassello indispensabile nella strategia iraniana mirante a creare una catena ininterrotta d\u2019alleanze e influenze che dal Paese persiano conduce fino al Mediterraneo, attraversando anche Siria e Libano. La fine della dittatura di Saddam Hussein, a trazione sunnita, ha permesso alla maggioranza sciita di guadagnare il potere. Non tutti i partiti e le fazioni sciite sono tuttavia pro-iraniane: una parte di essi, solitamente definiti \u00abnazionalisti\u00bb, desiderano respingere l\u2019egida iraniana per mantenere un potere autonomo sull\u2019Iraq. Nel corso del 2019 massicce manifestazioni di piazza, che hanno interessato principalmente le aree di popolamento sciita, si sono svolte contro l\u2019influenza iraniana sull\u2019Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli sciiti \u00abnazionalisti\u00bb si segnala <strong><span style=\"color: #008000;\">Moqtada as-Sadr<\/span><\/strong>, ma anche <strong><span style=\"color: #008000;\">Haider al-Abadi<\/span><\/strong>, che da primo ministro tra 2014 e 2018 cerc\u00f2 di mediare tra gli influssi iraniano, saudita e americano per garantirsi maggiori spazi di manovra. Il gran <strong><span style=\"color: #008000;\">ayatollah Ali al-Sistani<\/span><\/strong>, massima autorit\u00e0 religiosa sciita in Iraq, molto influente a livello politico, ha in pi\u00f9 occasioni cercato di limitare l\u2019influenza iraniana, e di recente ha mostrato una certa vicinanza alle ragioni dei manifestanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I moti di piazza dimostrano che la comunit\u00e0 sciita non \u00e8 affatto compatta: esistono fazioni ostili all\u2019Iran che si stanno facendo sempre pi\u00f9 forti.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben pi\u00f9 vicino all\u2019Iran \u00e8 l\u2019attuale primo ministro, <strong><span style=\"color: #008000;\">Adil Abdul-Mahdi<\/span><\/strong>, che il 29 novembre 2019 \u00e8 stato costretto a dimettersi sull\u2019onda della mobilitazione di piazza, ma continua ad esercitare le sue funzioni in attesa che sia eletto un sostituto. Il pi\u00f9 importante strumento dell\u2019influsso iraniano in Iraq sono comunque le <strong><span style=\"color: #008000;\">Forze di Mobilitazione Popolare (FMP)<\/span><\/strong>, ossia un insieme di milizie sciite finanziate ed addestrate dall\u2019Iran che nel 2014 sono state inquadrate con tale nome nell\u2019apparato statale iracheno per combattere l\u2019ISIS. Principali componenti delle FMP sono l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Organizzazione Badr<\/span><\/strong>, presieduta dall\u2019ex ministro Hadi el-Amiri,<strong><span style=\"color: #008000;\"> Asa\u2019ib Ahl al-Haq<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Kata\u2019ib Hezbollah<\/span><\/strong>. La forza totale \u00e8 stimata in 150.000 uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le FMP hanno avuto un ruolo di primo piano nel condurre la vittoriosa offensiva contro l\u2019ISIS, anche se sono state accusate di violenze verso i civili sunniti e attualmente contro i manifestanti anti-iraniani (si sono finora registrate centinaia di vittime).<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019uccisione del generale Soleimani<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl 2019 \u00e8 stato caratterizzato da diversi attacchi con razzi contro basi americane o basi irachene che ospitano contingenti americani. Secondo le accuse americane, gli attacchi sono stati condotti dalle milizie pro-iraniane \u2013 e formalmente parte delle forze di sicurezza dello Stato iracheno \u2013 <strong><span style=\"color: #008000;\">Asa\u2019ib Ahl al-Haq<\/span><\/strong> e<strong><span style=\"color: #008000;\"> Kata\u2019ib Hezbollah<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo i primi episodi a inizio anno, Washington aveva allertato Baghdad che era pronta a rispondere con una rappresaglia militare. Trascorso un periodo di quiete estiva, i lanci di razzi sono ripresi, fino a provocare la morte di un contractor americano. A questo punto gli USA, senza chiedere il consenso del Governo iracheno ma limitandosi a dargli un preavviso, il 29 dicembre hanno bombardato alcune posizioni di Kata\u2019ib Hezbollah. La milizia, per tutta risposta, ha organizzato una manifestazione violenta contro l\u2019Ambasciata americana, approfittando del fatto che il dimissionario premier Abdul-Mahdi ha affidato la responsabilit\u00e0 della sicurezza nella Green Zone delle rappresentanze diplomatiche a una personalit\u00e0 organica alle FMP. \u00c8 a questo punto che gli USA hanno scelto di rispondere con un raid mirato che ha ucciso, il 3 gennaio 2020 presso Baghdad, il comandante di Kata\u2019ib Hezbollah e vice-comandante delle FMP Abu Hadi al-Muhandis e il maggior generale iraniano <strong><span style=\"color: #008000;\">Qassim Soleimani<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soleimani era il comandante della <strong><span style=\"color: #008000;\">Sepah-e Qods<\/span><\/strong> (\u00ab<strong>Forza Gerusalemme<\/strong>\u00bb), branca d\u2019\u00e9lite dei Corpi della Guardia Rivoluzionaria Iraniana specializzata in attivit\u00e0 di intelligence e guerra non convenzionale. La Forza Gerusalemme \u00e8 fin dagli anni \u201880, quando fu costituita, artefice e responsabile della nascita, armamento, addestramento e potenziamento di molte milizie sciite in territorio estero, a partire dal libanese Hizb Allah per arrivare appunto a quelle impegnate in Iraq e Siria. \u00c8 stato in particolare col sostegno dato al presidente siriano Assad contro la ribellione scoppiata nel 2011, e poi nello sforzo contro ISIS anche in Iraq, che la Forza Gerusalemme e il suo comandante Soleimani hanno acquisito forte visibilit\u00e0 e prestigio, non solo in Medio Oriente. Nel contempo, \u00e8 finita nella lista delle organizzazioni terroriste di USA, Canada, Arabia Saudita e altri Stati nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Come potrebbe evolversi la situazione<\/span><\/strong><br \/>\nMalgrado l\u2019allarmismo mediatico creatosi nei giorni immediatamente seguenti l\u2019uccisione del generale Soleimani, la possibilit\u00e0 di una guerra aperta, simmetrica e convenzionale tra USA e Iran \u00e8 quasi nulla. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">presidente Trump<\/span><\/strong> deve parte del suo consenso al proposito di tenere il proprio Paese lontano da nuovi onerosi conflitti: vi ha mantenuto fede, malgrado le forti critiche provenienti dagli ambienti militari e della sicurezza nazionale, disimpegnandosi dalla Siria dopo aver sconfitto l\u2019ISIS e insistendo nel dialogo coi Talibani pur di riuscire a ritirarsi dall\u2019Afghanistan. Siccome Trump rifugge per\u00f2 l\u2019arrendevolezza e vuole che al ritiro non consegua un indebolimento della posizione americana, la sua strategia prevede di assestare di tanto in tanto, quando lo ritiene necessario, dei forti colpi che rimarchino la perdurante supremazia militare di Washington: cos\u00ec fece con i bombardamenti anti-Assad nel 2017 e nel 2018 e cos\u00ec ha fatto ora mirando al \u00abbersaglio grosso\u00bb di Soleimani, non per provocare una escalation ma al contrario contando di poterla cos\u00ec contenere, mostrando agli avversari che non hanno convenienza a cercare uno scontro poich\u00e9 gli USA possiedono le armi migliori. L\u2019uccisione di Soleimani \u00e8 paragonabile alla mossa del giocatore di poker che, contando su un ampio stack di gettoni, alla puntata di un avversario reagisca con un rilancio esagerato per intimorirlo. Ma parallelo al rialzo compiuto con questo raid mirato, il presidente americano ha anche rimarcato che non punta ad alcun regime change, esattamente come dichiar\u00f2 rispetto ad Assad all\u2019indomani delle incursioni contro la Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Privi di fondamento sono perci\u00f2 quei discorsi riguardanti una presunta volont\u00e0 di Trump di scatenare una guerra per distrarre dall\u2019impeachment (che del resto non ne sta per ora minando la popolarit\u00e0) e procacciarsi la riconferma: la maggioranza dell\u2019elettorato reagirebbe negativamente a un nuovo conflitto e lo punirebbe nell\u2019urna.<\/span> <\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso giugno, va rammentato, Trump annunci\u00f2 di aver bloccato la rappresaglia prevista per vendicare l\u2019abbattimento iraniano di un drone americano perch\u00e9 la reputava sproporzionata \u2013 chiaro segnale che desiderava evitare una escalation (ma nel contempo suggerire a Tehran d\u2019avere gli strumenti per fargli molto male).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nel contempo, nemmeno l\u2019Iran pu\u00f2 desiderare di scendere apertamente in guerra con gli USA.<\/span><br \/>\n<\/strong>Il Paese persiano attraversa una delle peggiori crisi economiche della sua storia moderna, caratterizzata da diffuso malcontento popolare che periodicamente scaturisce in massicce proteste (le ultime, cominciate in novembre contro il rincaro della benzina, sono gi\u00e0 costate centinaia di morti). La superiorit\u00e0 militare di Washington impedisce a Tehran di cercare uno scontro simmetrico che non potrebbe mai vincere. Il primo gennaio, in un suo messaggio, l\u2019ayatollah Khamenei affermava che non avrebbe portato l\u2019Iran alla guerra \u2013 proposito presumibilmente non mutato dall\u2019uccisione di Soleimani occorsa nel frattempo. L\u2019attacco missilistico alle due basi militari americane in Iraq, nella notte tra 7 e 8 gennaio, \u00e8 stato limitato nello spazio, nel tempo e nella portata, accompagnato da esagerati proclami sui danni provocati ma anche da dichiarazioni sul fatto che non si desidera una guerra. L\u2019Iran pu\u00f2 senza dubbio perseguire risposte asimmetriche, ossia proseguire e magari anche incrementare le azioni di guerra non convenzionali che sta ponendo in atto contro gli USA e contro l\u2019Arabia Saudita, che vanno dalla guerriglia di milizie amiche ai sabotaggi di infrastrutture petrolifere saudite (si vedano gli attacchi condotti con droni nel corso dello scorso anno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Malgrado l\u2019allarmismo mediatico, sono scarse le possibilit\u00e0 che l\u2019uccisione di Soleimani porti a una guerra aperta, simmetrica e convenzionale tra USA e Iran: nessuno dei due attori la desidera.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va considerato che questo tipo d\u2019azioni ha gi\u00e0 conosciuto un picco nel corso del 2019, segnale che l\u2019Iran le considera strategiche, come ritorsione verso gli USA che hanno abbandonato l\u2019accordo sul nucleare e reimposto le sanzioni. Non si possono escludere atti di terrorismo all\u2019interno degli USA: il mese scorso a New York \u00e8 stato condannato un immigrato libanese alla guida d\u2019una cellula dormiente di Hizb Allah, in base alla sua confessione, incaricato di compiere rappresaglie laddove gli americani avessero colpito direttamente il suo partito libanese o l\u2019Iran. \u00c8 tuttavia improbabile che alzi troppo la posta, poich\u00e9 l\u2019uccisione di Soleimani ha sia chiarito la linea rossa tracciata da Trump (la morte di cittadini americani comporta una forte reazione) sia dimostrato una superiorit\u00e0 in termini d\u2019informazione e spionaggio da parte degli americani, capaci di tracciare ed eliminare chirurgicamente una figura cos\u00ec importante e ben protetta delle Forze Armate iraniane. Non bisogna poi trascurare il fatto che la vittima sia stata proprio l\u2019abile comandante del reparto iraniano che si occupa delle azioni di guerra asimmetrica, reparto che presumibilmente ne uscir\u00e0 indebolito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">guida suprema iraniana ayatollah Khamenei<\/span> <\/strong>ha scelto di affidare la <strong><span style=\"color: #008000;\">Forza Gerusalemme<\/span> <\/strong>a quello che era il vice di Soleimani, ossia <strong><span style=\"color: #008000;\">Esmail Ghaani<\/span><\/strong>. Essa \u00e8 da un lato una nomina nel segno della continuit\u00e0, ma dall\u2019altro stride con la scelta che fu compiuta venti anni prima, quando il reparto speciale della Guardia Rivoluzionaria fu assegnata all\u2019allora quarantenne Soleimani, imprimendole quello slancio innovativo che ne ha segnato i recenti successi; Ghaani \u00e8 al contrario un generale ultrasessantenne, che non gode di quell\u2019eccezionale rapporto di fiducia che il predecessore era riuscito a costruire con Khamenei e si traduceva in grande libert\u00e0 d\u2019azione e influenza sulle scelte strategiche della nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era stato Soleimani l\u2019architetto dell\u2019intervento militare in Siria, dell\u2019utilizzo di milizie reclutate tra gli sciiti di Afghanistan e Pakistan, persino della richiesta di soccorso alla Russia per Assad. Gli era concesso di rapportarsi con siriani, russi e iracheni come un plenipotenziario pi\u00f9 che un \u00absemplice\u00bb ufficiale. Aveva concentrato nelle sue mani un\u2019inconsueta unit\u00e0 di comando che includeva diplomazia, intelligence, forze speciali, reparti regolari e milizie irregolari. Molti ne esaltavano il carisma personale, l\u2019instancabile attivismo e il coraggio con cui si muoveva sui fronti di combattimento, incoraggiando i propri sottoposti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">La Forza Gerusalemme rimane un reparto di elevata esperienza e professionalit\u00e0 che continuer\u00e0 a condurre efficaci azioni a sostegno dell\u2019influenza iraniana nel mondo, ma quasi certamente sentir\u00e0 la mancanza delle capacit\u00e0 del suo defunto comandante.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vicenda dell\u2019uccisione di Soleimani impatta ovviamente sullo Stato in cui \u00e8 avvenuta, ossia l\u2019Iraq. Il Parlamento iracheno ha prontamente sbloccato una deliberazione gi\u00e0 pendente, ossia la richiesta di evacuare le forze straniere dal Paese. Anche le fazioni politiche non esattamente pro-iraniane, come i sadristi, si sono scagliate contro l\u2019azione americana. Tuttavia, l\u2019eliminazione di un attore autorevole e temuto quale Soleimani \u2013 comunemente indicato come uno dei principali sponsor dell\u2019attuale premier Abdul-Mahdi \u2013 comunica a molti iracheni, ostili all\u2019Iran o neutrali, che la longa manus del vicino persiano non ha una stretta cos\u00ec salda come si credeva: la prova di forza \u00e8 stata americana, la prova di debolezza iraniana. La morte di Soleimani, che aveva sollecitato e stava sovrintendendo alla repressione dei moti anti-iraniani, potrebbe imbaldanzire proprio i manifestanti che da mesi riempiono le strade dell\u2019Iraq, e che in parte sono l\u2019espressione del malcontento di potenti gruppi tribali per la mano pesante con cui Tehran ha gestito la sua influenza sul Paese. Al contrario, il venir meno della presenza americana rovescerebbe gli equilibri a favore dell\u2019Iran, a detrimento di quegli attori \u2013 curdi, sunniti e appunto anche sciiti \u2013 che desiderano maggiori spazi d\u2019autonomia. Si aprirebbero inoltre spazi alla rinascita dell\u2019ISIS, di al-Qaida o comunque di formazioni sunnite estremiste e anti-sciite, che le forze nazionali e iraniane hanno contribuito a sconfiggere in passato, ma con l\u2019aiuto non certo trascurabile degli USA e della vasta coalizione anti-terrorismo (i cui membri presumibilmente si ritirerebbero in massa se privati dell\u2019\u00e8gida americana). Al voto in Parlamento erano assenti i deputati curdi e quasi tutti quelli sunniti; inoltre, al di l\u00e0 della deliberazione, la sua eventuale messa in atto (non \u00e8 vincolante) richiede procedure e accordi che potrebbero, laddove Baghdad lo volesse, impantanare il ritiro americano in un processo lungo ed estenuante. Washington potrebbe anche rispondere con rappresaglie economiche \u2013 gi\u00e0 minacciate da Trump \u2013 alla decisione del Parlamento, se il Governo vi dar\u00e0 seguito: non ultimo, revocando l\u2019esenzione dalle sanzioni garantita a Baghdad per approvvigionarsi dall\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Non \u00e8 tuttavia chiaro se gli USA desiderino davvero cercare di rimanere in Iraq.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica del Presidente Trump prevede esplicitamente il disimpegno dal Medio Oriente. Prima dell\u2019uccisione di Soleimani, pi\u00f9 di un\u2019analista in America commentava gi\u00e0 che valesse la pena correre il rischio di vedersi espulsi dall\u2019Iraq, pur di rispondere all\u2019Iran, poich\u00e9 la presenza nel Paese arabo non appare pi\u00f9 cos\u00ec strategica. Una soluzione di compromesso potrebbe essere quella di evacuare il resto dell\u2019Iraq mantenendo un contingente nella Regione Autonoma del Kurdistan, che ha la facolt\u00e0 costituzionalmente riconosciuta di intrattenere relazioni con l\u2019estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">L\u2019accordo sul nucleare<\/span><\/strong><br \/>\nUn capitolo a parte merita la questione dell\u2019accordo sul nucleare iraniano, ossia il <strong><span style=\"color: #008000;\">Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA)<\/span> <\/strong>fortemente voluto dal presidente Obama nel 2015. La nuclearizzazione dell\u2019Iran costituisce sono una parte della pi\u00f9 ampia e profonda contesa tra Washington e Tehran, ma una parte notevolmente acuta. L\u2019Iran desidera sviluppare l\u2019energia nucleare sia per ragioni economico-scientifiche, sia per ragioni militari, sebbene abbia sempre negato queste ultime (Israele negli ultimi due anni ha pubblicato informazioni rubate agl\u2019iraniani che sembrano dimostrare l\u2019esistenza di un programma nucleare di natura bellica \u2013 cosa del resto non sorprendente, per una potenza che ambisce a sfidare Israele e gli USA). Gli USA non tollerano che una potenza ostile sviluppi un armamento nucleare, memori di come ci\u00f2 abbia limitato fortemente le loro opzioni quando si trovano a trattare con la Corea del Nord. Ancora pi\u00f9 preoccupato \u00e8 Israele, stante la sua vicinanza al Paese persiano che non ne riconosce la legittimit\u00e0. Se \u00e8 vero che l\u2019arsenale israeliano non potr\u00e0 essere facilmente eguagliato da un ipotetico arsenale iraniano, altrettanto lo \u00e8 che Israele manca di profondit\u00e0 territoriale: poche bombe nucleari sarebbero sufficienti a spazzarlo via, di contro all\u2019Iran che ha un territorio esteso e frastagliato. L\u2019ombrello americano \u00e8 una garanzia su cui Gerusalemme non sente pi\u00f9 di poter fare assoluto affidamento: sia perch\u00e9 segnata nel carattere nazionale dall\u2019esperienza recente della Shoah, sia per l\u2019emergere di tendenze isolazioniste (a destra) o anti-sioniste (a sinistra) nella politica statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">presidente Trump<\/span><\/strong>, spalleggiato da Israele, ha denunciato una serie di mancanze del JCPOA: oltre all\u2019accusa all\u2019Iran di non aver rivelato tutto sul suo pregresso programma nucleare, come richiesto dall\u2019accordo, quest\u2019ultimo non prevede limitazioni allo sviluppo di missili balistici \u2013 previsione contenuta solo nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU con cui si riconosceva il JCPOA. A fronte di questa grave lacuna, accusano gli USA, la rimozione delle sanzioni ha permesso all\u2019Iran di disporre di miliardi di dollari investiti per finanziare milizie e gruppi terroristi. Dopo il ritiro degli USA dal JCPOA nel 2018, con la reimposizione delle sanzioni, l\u2019Iran ha cominciato a violare deliberatamente i termini dell\u2019accordo, con un graduale rafforzamento del programma nucleare. Il 6 gennaio scorso, in ritorsione per l\u2019uccisione di Soleimani, ha proclamato che non si adeguer\u00e0 pi\u00f9 a nessun limite fissato nel JCPOA, rendendolo di fatto un accordo svuotato di contenuto.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f2f279;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">In sintesi: il negoziato sul nucleare, allargato ai temi cari a Trump, si trasforma nella ricerca di un accordo omnicomprensivo tra USA e Iran. \u00c8 altamente improbabile che gli iraniani scendano a patti prima delle elezioni presidenziali americane di novembre 2020.<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il ritiro degli USA dal JCPOA nel 2018, con la re imposizione delle sanzioni, l\u2019Iran ha cominciato a violare deliberatamente i termini dell\u2019accordo, con un graduale rafforzamento del programma nucleare. Il 6 gennaio scorso, in ritorsione per l\u2019uccisione di Soleimani, ha proclamato che non si adeguer\u00e0 pi\u00f9 a nessun limite fissato nel JCPOA, rendendolo di fatto un accordo svuotato di contenuto.&nbsp;<br \/>\n<b><br \/>\n<\/b><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Parallelamente ha proceduto a un\u2019escalation di attacchi asimmetrici a USA e Arabia Saudita, con la reazione americana culminata nell\u2019uccisione dell\u2019uomo che li orchestrava \u2013 il generale Soleimani.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Iran affronta gravi problemi economici ed \u00e8 senz\u2019altro desideroso di raggiungere un accordo che possa liberarlo dalle sanzioni; allo stesso modo Trump sarebbe lieto di trovare una soluzione negoziale per affrancarsi dall\u2019impegno di contenere l\u2019Iran in Medio Oriente. Ma proprio perch\u00e9 ha quest\u2019obiettivo finale, ritiene necessario che un futuro accordo limiti il sostegno iraniano a milizie e gruppi armati nella regione, al contrario considerati una parte fondamentale della sua politica estera da Tehran, perch\u00e9 sanno che l\u2019eventuale vittoria del candidato democratico darebbe loro, nel 2021, un interlocutore alla Casa Bianca molto pi\u00f9 favorevole a un accomodamento che ricalchi il JCPOA.&nbsp;Bisogna dunque attendersi, nel 2020, un perdurare delle tensioni, con attacchi asimmetrici iraniani contro gli USA e i loro alleati regionali e risposte pi\u00f9 o meno dure di Washington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una situazione rischiosa, perch\u00e9 a prescindere dalla volont\u00e0 dei due attori rischia di sfuggire loro di mano nel circolo vizioso dell\u2019escalation, ma che molto probabilmente non condurr\u00e0 a una guerra totale.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Daniele Scalea<\/span> <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>in anteprima i funerali di SoleiImani a Qom &#8211; autore Mehdi Bakhshi<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Funeral_of_Qasem_Soleimani_in_Qom_62.jpg\">Funeral of Qasem Soleimani in Qom 62.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 14<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . ARGOMENTO: GEOPOLITICA PERIODO: XXI SECOLO AREA: MEDIORIENTE parole chiave: Solemaini, Trump, politica mediorientale . 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M.A. in Scienze Storiche (Universit\u00e0 degli Studi di Milano) e Ph.D. in Scienze Politiche (Universit\u00e0 Sapienza di Roma). Docente in diverse universit\u00e0, attualmente docente al Master in International Counter-Terrorism e al Master in Analysis of the Middle East dell'Universit\u00e0 Cusano, Roma. Consigliere speciale su migrazione e terrorismo del viceministro degli Affari esteri italiano Guglielmo Picchi (2018-19). E' autore di quattro libri.","url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/daniele-scalea"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38887","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2419"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38887"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38887\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media\/95820"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38887"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38887"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}