{"id":37949,"date":"2023-08-11T00:01:58","date_gmt":"2023-08-10T22:01:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=37949"},"modified":"2026-04-20T12:21:16","modified_gmt":"2026-04-20T10:21:16","slug":"viaggi-nel-sistema-solare-nettuno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37949","title":{"rendered":"Viaggio nel sistema solare: Urano"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ASTRONOMIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Urano, colonizzazione<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Stiamo viaggiando verso Urano, il settimo pianeta dal Sole. Dopo aver attraversato le orbite dei due giganti gassosi ci troviamo di fronte il primo &#8220;gigante di ghiaccio&#8221;.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-39187\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Uranus-and-its-rings-Copy-e1579813187117.jpg\" alt=\"\" width=\"1047\" height=\"785\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Uranus-and-its-rings-Copy-e1579813187117.jpg 600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Uranus-and-its-rings-Copy-e1579813187117-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1047px) 100vw, 1047px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> Urano, i suoi anelli e alcune delle sue lune (photo credit: NASA, JPL, ESA)<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Urano<\/span><\/strong> \u00e8 un pianeta molto lontano dal Sole e la sua orbita ha una durata di ben 84 anni con una distanza media dalla nostra stella di circa tre miliardi di chilometri. Per dare un\u2019idea, variando l&#8217;intensit\u00e0 della luce solare con l&#8217;inverso del quadrato della distanza, la luce su Urano ha un\u2019intensit\u00e0 di circa 1\/400 dell&#8217;intensit\u00e0 della stessa sulla Terra. Il suo periodo di rotazione \u00e8 minore di quello della Terra (circa 17 ore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una cosa curiosa:<\/span> <\/strong>Urano ha una configurazione unica perch\u00e9 il suo asse di rotazione \u00e8 inclinato lateralmente quasi di 90 gradi (97,77\u00b0) ed i suoi poli nord e sud si trovano dove la maggior parte degli altri pianeti hanno l&#8217;equatore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-39174\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/urano.png\" alt=\"\" width=\"1046\" height=\"689\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/urano.png 639w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/urano-300x198.png 300w\" sizes=\"(max-width: 1046px) 100vw, 1046px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Urano &#8211; NASA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La sua scoperta<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCome i pianeti classici, Urano \u00e8 visibile ad occhio nudo, ma non \u00e8 mai stato riconosciuto come un pianeta dagli antichi osservatori a causa della sua penombra e dell&#8217;orbita lenta. Anche se la prima osservazione conosciuta potrebbe essere attribuibile a <strong><span style=\"color: #008000;\">Ipparco<\/span><\/strong>, nel 128 a.C., nell\u2019antichit\u00e0 Urano era generalmente scambiato per una stella. Sebbene osservato nel 1690, da <strong><span style=\"color: #008000;\">John Flamsteed<\/span><\/strong> (che lo catalog\u00f2 come <strong><span style=\"color: #008000;\">34 Tauri<\/span><\/strong>) e ben dodici volte da <strong><span style=\"color: #008000;\">Pierre Charles Le Monnier<\/span><\/strong>, tra il 1750 e il 1769, fu l\u2019osservazione di <strong><span style=\"color: #008000;\">William Herschel,<\/span> <\/strong>nel 1781, a far identificare quel corpo che appariva come una cometa. Poco dopo,\u00a0 l\u2019astronomo <strong><span style=\"color: #008000;\">Johann Bode<\/span><\/strong> stabil\u00ec che la sua orbita quasi circolare era pi\u00f9 simile a quella di un pianeta che a quella di una cometa. Da quel momento l&#8217;oggetto di Herschel fu universalmente accettato come un nuovo pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come nacque<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNella fase di formazione del nostro sistema solare, alcuni pianeti incominciarono a crescere: alcuni di essi accumularono sufficientemente materia da consentire alla loro gravit\u00e0 di trattenere il gas residuo della nebulosa: ovviamente pi\u00f9 gas trattenevano, pi\u00f9 grandi diventavano ma fino ad un certo punto. I giganti di ghiaccio, come Urano e Nettuno, avendo masse limitate di gas nebulare, non raggiunsero mai quel punto critico e si stabilizzarono. Probabilmente la loro formazione avvenne in posizioni pi\u00f9 vicine al Sole rispetto alle attuali e solo in seguito si spostarono verso l&#8217;esterno. Ma ora, dopo questa breve presentazione, \u00e8 giunto il momento di avvicinarci a Urano per conoscerlo meglio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-39175 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/TheAtmosphereofUranus.jpg\" alt=\"\" width=\"1047\" height=\"785\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/TheAtmosphereofUranus.jpg 960w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/TheAtmosphereofUranus-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/TheAtmosphereofUranus-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1047px) 100vw, 1047px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">L\u2019atmosfera<\/span><\/strong><br \/>\nIl sistema uraniano ha una configurazione unica perch\u00e9 il suo asse di rotazione \u00e8 inclinato lateralmente, quasi di 90 gradi (97,77\u00b0) ed i suoi poli nord e sud, si trovano dove la maggior parte degli altri pianeti hanno i loro equatori. Le prime immagini di Urano furono riprese dalla sonda Voyager 2, nel 1986, che rivelarono un pianeta oscuro, senza le bande di nuvole o le tempeste associate agli altri pianeti giganti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua composizione \u00e8 simile a quella di Giove e di Saturno, in gran parte idrogeno ed elio, ma contiene pi\u00f9 &#8220;ghiacci&#8221; come acqua, ammoniaca e metano, insieme a tracce di altri idrocarburi. Ha l&#8217;atmosfera planetaria pi\u00f9 fredda del Sistema Solare, con una temperatura minima di -224 \u00b0 C ed ha una struttura a nuvole complessa, stratificata con acqua nelle nuvole pi\u00f9 basse e metano negli strati pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39176\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/internal-structure-of-uranus.jpg\" alt=\"\" width=\"1051\" height=\"732\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/internal-structure-of-uranus.jpg 740w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/internal-structure-of-uranus-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/internal-structure-of-uranus-400x280.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 1051px) 100vw, 1051px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proviamo a scendere virtualmente verso il suo interno. Innanzitutto Urano possiede un\u2019atmosfera che pu\u00f2 essere suddivisa in tre strati: la troposfera, tra altitudini di \u2212300 e 50 km e con pressioni da 100 a 0,1 bar, la stratosfera, tra 50 e 4.000 km e pressioni comprese tra 0,1 e 10 bar e la termosfera che si estende da 4.000 km ad un&#8217;altezza di 50.000 km dalla superficie. Come abbiamo accennato, la composizione dell&#8217;atmosfera di Urano \u00e8 costituita principalmente da idrogeno molecolare, elio e metano (anche se al 2,3%). \u00c8 proprio questa presenza che rende le immagini del pianeta di un bel colore acquamarina o di colore ciano. La temperatura registrata nella sua tropopausa \u00e8 di circa \u2212220\u00b0 C, di fatto rendendolo il pianeta pi\u00f9 freddo del Sistema Solare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39177\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranus-atmosfera.jpg\" alt=\"\" width=\"1051\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranus-atmosfera.jpg 900w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranus-atmosfera-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranus-atmosfera-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1051px) 100vw, 1051px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La troposfera \u00e8 la parte pi\u00f9 bassa e pi\u00f9 densa dell&#8217;atmosfera ed \u00e8 caratterizzata da una diminuzione della temperatura con l&#8217;altitudine che scende da circa 47\u00b0 C, alla base della troposfera, a \u2212300 km a circa \u2212220 \u00b0 C a 50 km a seconda della latitudine planetaria. La troposfera \u00e8 una parte dinamica dell&#8217;atmosfera uraniana, che mostra forti venti, nuvole luminose e cambiamenti stagionali. Nella stratosfera, lo strato intermedio dell&#8217;atmosfera, la temperatura generalmente aumenta con l&#8217;altitudine da -220 \u00b0 C a 0ltre 550\u00b0 alla base della termosfera a causa dell\u2019effetto di assorbimento della radiazione solare da parte del metano e degli altri idrocarburi. Lo strato pi\u00f9 esterno dell&#8217;atmosfera uraniana \u00e8 la termosfera e la corona, che ha una temperatura uniforme tra gli 800 e gli 850 K, uno dei misteri di Urano in quanto i deboli raggi solari non possono fornire energia necessaria per mantenere queste temperature. La corona della termosfera corona ha una caratteristica unica: si estende fino a 50.000 km e contiene molti atomi di idrogeno liberi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39178\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranao-magnetpsfera.gif\" alt=\"\" width=\"1047\" height=\"589\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Magnetosfera<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Voyager 2<\/span><\/strong>, tra le tante scoperte, rivel\u00f2 la presenza di una magnetosfera uraniana decisamente peculiare, sia perch\u00e9 non ha origine dal suo centro geometrico, sia perch\u00e9 \u00e8 inclinata di 59\u00b0 dall&#8217;asse di rotazione, creando di fatto una magnetosfera altamente asimmetrica, con differenze di valori di dieci volte inferiori nell&#8217;emisfero meridionale rispetto a quelle nell&#8217;emisfero settentrionale. Il suo disallineamento significa anche che la parte della magnetosfera che si allontana dal Sole \u00e8 attorcigliata come in un lungo cavatappi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-39188 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/170628_Uranus_Full.jpg\" alt=\"\" width=\"1045\" height=\"697\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/170628_Uranus_Full.jpg 835w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/170628_Uranus_Full-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/170628_Uranus_Full-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1045px) 100vw, 1045px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un&#8217;immagine composita che mostra un&#8217;aurora estremamente luminosa su Urano. Le aurore sono prodotte dalle fluttuazioni periodiche del campo magnetico che interagiscono con il vento solare &#8211;<\/span><span style=\"color: #008000;\">photo credit: ESA \/ Hubble &amp; NASA, L. Lamy \/ Observatoire de Paris<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene Urano presenti delle aurore relativamente ben sviluppate, viste come archi luminosi attorno a entrambi i poli magnetici, rispetto a quelle di Giove sembrano essere insignificanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Geologia del pianeta<\/span><\/strong><br \/>\nLa massa media di Urano \u00e8 circa 14,5 volte quella della Terra ed ha una densit\u00e0 di 1,27 g \/ centimetro cubo, cosa che lo rende il secondo pianeta meno denso. Questo significa che \u00e8 composto (principalmente) da acqua, ammoniaca e metano allo stato solido (ghiacci) e in minima parte da materiale roccioso. Se spaccassimo il pianeta a spicchi scopriremmo che \u00e8 costituito da tre strati: il nucleo roccioso al centro (composto da silicati\/ ferro-nichel), un mantello ghiacciato avvolto in un involucro esterno di idrogeno\/elio gassoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-39179\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Profilo_delle_temperature_nella_Troposfera_di_Urano.png\" alt=\"\" width=\"1164\" height=\"899\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Profilo_delle_temperature_nella_Troposfera_di_Urano.png 1164w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Profilo_delle_temperature_nella_Troposfera_di_Urano-300x232.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Profilo_delle_temperature_nella_Troposfera_di_Urano-768x593.png 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Profilo_delle_temperature_nella_Troposfera_di_Urano-1024x791.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Profilo_delle_temperature_nella_Troposfera_di_Urano-180x138.png 180w\" sizes=\"(max-width: 1164px) 100vw, 1164px\" \/><br \/>\nIl manto di ghiaccio non \u00e8 in realt\u00e0 composto da ghiacci, ma da un fluido caldo e denso costituito da acqua, ammoniaca e altre sostanze volatili; in altre parole un oceano di acqua e ammoniaca. A causa dell\u2019altissima pressione e della temperatura di oltre 5000 K all&#8217;interno di Urano si genera uno spezzettamento delle molecole di metano, e gli atomi di carbonio si condensano in cristalli di \u2026 diamante. Un fenomeno che potremmo definire in maniera molto colorita come una pioggia di chicchi di grandine di diamante. La base del mantello pu\u00f2 comprendere quindi un oceano di diamanti liquidi. Decisamente suggestivo. Di fatto questa struttura interna fluida di Urano dimostra che il pianeta non ha una superficie solida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Clima<\/span><\/strong><br \/>\nQuando Voyager 2 sorvolo Urano, nel 1986, osserv\u00f2 una scarsa nuvolosit\u00e0 su tutto il pianeta. La sua temperatura pi\u00f9 bassa registrata nella tropopausa di Urano fu di \u2212224 \u00b0 C. Per un breve periodo, da marzo a maggio 2004, nell&#8217;atmosfera uraniana apparvero grandi nuvole con velocit\u00e0 record del vento di 820 km\/h ed una manifestazione temporalesca con la produzione di molti fulmini. Dai dati raccolti, si ritiene che l&#8217;inclinazione assiale di Urano comporti variazioni stagionali estreme nel tempo con valori massimi ai solstizi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-39180\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranusdetail.jpg\" alt=\"\" width=\"1044\" height=\"558\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranusdetail.jpg 660w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranusdetail-300x160.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1044px) 100vw, 1044px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.news.wisc.edu\/newsphotos\/images\/uracolor12A_SM9_RR-7_15_BGR-12_24.jpg\">Image: Courtesy of Lawrence Sromovsky, Pat Fry, Heidi Hammel, Imke de Pater<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, sembrerebbe che il polo visibile si illumini poco prima del solstizio e si oscuri dopo l&#8217;equinozio. Questo perch\u00e9, in prossimit\u00e0 dei solstizi, gli emisferi di Urano giacciono alternativamente nel pieno bagliore dei raggi del Sole o di fronte allo spazio profondo. Nel primo caso il brillamento dell&#8217;emisfero illuminato dal sole potrebbe derivare da un ispessimento locale delle nuvole di metano nella troposfera. Secondo le ultime scoperte, Urano sembra emettere circa 12,5% di calore in pi\u00f9 rispetto all\u2019energia solare che assorbe. Questo calore \u00e8 probabilmente residuo della sua formazione, avvenuta circa 4,5 miliardi di anni fa. inoltre, le sue variazioni stagionali (ogni 20 anni) influenzano il bilancio energetico del pianeta, a causa della sua rotazione inclinata di 98\u00b0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le lune di Urano<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCome gli altri giganti anche Urano ha numerosi satelliti naturali, ovvero 27. I cinque satelliti principali sono <strong><span style=\"color: #008000;\">Miranda, Ariel, Umbriel, Titania e Oberon<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-39184\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Titania.jpg\" alt=\"\" width=\"1031\" height=\"1031\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Titania.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Titania-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Titania-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Titania-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Titania-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 1031px) 100vw, 1031px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Titania &#8211; NASA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 grande dei satelliti, <strong><span style=\"color: #008000;\">Titania<\/span><\/strong>, ha un raggio di soli 788,9 km, meno della met\u00e0 di quello della Luna, rendendola l&#8217;ottava pi\u00f9 grande luna nel sistema solare. I satelliti di Urano sono conglomerati composti per circa il 50% da ghiacci di ammoniaca e anidride carbonica e il 50% da roccia. Tra i satelliti uraniani, <strong><span style=\"color: #008000;\">Ariel<\/span> <\/strong>sembra avere la superficie pi\u00f9 giovane con il minor numero di crateri da impatto e <strong><span style=\"color: #008000;\">Umbriel<\/span><\/strong> \u00e8 la pi\u00f9 antica. <strong><span style=\"color: #008000;\">Miranda<\/span><\/strong> mostra un canyon di faglia profondo 20 km di profondit\u00e0, strati terrazzati e una variazione caotica nelle caratteristiche della superficie.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39181\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/20170627_uranus-moons_f840.png\" alt=\"\" width=\"1029\" height=\"321\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/20170627_uranus-moons_f840.png 840w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/20170627_uranus-moons_f840-300x94.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/20170627_uranus-moons_f840-768x240.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1029px) 100vw, 1029px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Parliamo ora dei suoi anelli<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNon ce lo aspettavamo, ma ce ne sono ben tredici; sono composti da particelle estremamente scure, di dimensioni variabili da micrometri a una frazione di metro di solito larghi pochi chilometri. Il pi\u00f9 luminoso \u00e8 quello identificato con la lettera <strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">\u03b5<\/span><\/strong>. Essi sono probabilmente abbastanza giovani e potrebbero essere parti di una luna (o forse pi\u00f9 lune) frantumata da impatti ad alta velocit\u00e0. I detriti sopravvissuti si collocarono poi in orbite stabili intorno a Urano. Gli anelli furono ripresi direttamente quando Voyager 2 super\u00f2 Urano nel 1986.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39182\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranusright_nic_big-e1579811991774.jpg\" alt=\"\" width=\"1049\" height=\"799\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranusright_nic_big-e1579811991774.jpg 700w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranusright_nic_big-e1579811991774-300x228.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/uranusright_nic_big-e1579811991774-180x138.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 1049px) 100vw, 1049px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel dicembre 2005, il telescopio spaziale Hubble rilev\u00f2 una nuova coppia di anelli precedentemente sconosciuti. Il pi\u00f9 grande si trova due volte pi\u00f9 lontano da Urano rispetto agli anelli precedentemente noti. Questi nuovi anelli sono cos\u00ec lontani che sono chiamati il sistema di anelli &#8220;esterno&#8221;. Hubble ha anche individuato due piccoli satelliti, uno dei quali, <strong><span style=\"color: #008000;\">Mab<\/span><\/strong>, condivide la sua orbita con l&#8217;anello scoperto pi\u00f9 esterno. I nuovi anelli portano quindi il numero totale di anelli uraniani a 13. Nell&#8217;aprile 2006 delle immagini dei nuovi anelli riprese dall&#8217;Osservatorio di Keck hanno mostrato i colori degli anelli esterni: il pi\u00f9 esterno \u00e8 blu e l&#8217;altro rosso. Un&#8217;ipotesi riguardante il colore blu dell&#8217;anello esterno \u00e8 che sia composta da minuscole particelle di ghiaccio d&#8217;acqua. Gli altri anelli interni appaiono invece grigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Esplorazione<\/span><\/strong><br \/>\nVeniamo ora allo scopo del nostro viaggio nel sistema solare, la ricerca di un pianeta idoneo per la colonizzazione. L&#8217;unica indagine visiva su Urano fu effettuata dalla Voyager 2 nel 1986 che arriv\u00f2 a 81.500 km dalle nuvole, prima di continuare il suo viaggio verso Nettuno. La navicella spaziale ne studi\u00f2 la struttura e la composizione chimica dell&#8217;atmosfera, rivelandoci molti aspetti del suo clima unico. Effettu\u00f2 anche le prime indagini dettagliate sulle sue cinque lune pi\u00f9 grandi, scoprendone dieci nuove.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-39183 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/artists-impression-of-voyager-2-at-uranus-julian-baum.jpg\" alt=\"\" width=\"1045\" height=\"769\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/artists-impression-of-voyager-2-at-uranus-julian-baum.jpg 900w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/artists-impression-of-voyager-2-at-uranus-julian-baum-300x221.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/artists-impression-of-voyager-2-at-uranus-julian-baum-768x565.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/artists-impression-of-voyager-2-at-uranus-julian-baum-220x161.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 1045px) 100vw, 1045px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine artistica della sonda Voyager 2 nei pressi di Urano su una fotografia elaborata da Julian Baum nel maggio del 2013<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La possibilit\u00e0 di inviare la navicella spaziale Cassini da Saturno a Urano fu valutata nel 2009, ma alla fine fu respinta a favore della sua distruzione nell&#8217;atmosfera di Saturno in quanto ci sarebbero voluti oltre venti anni per arrivare al sistema uraniano. Una nuova missione \u00e8 stata raccomandata dall&#8217;indagine decadale di scienza planetaria 2013-2022 pubblicata nel 2011, prevedendo il lancio nel periodo 2020-2023 con un viaggio di \u201csoli\u201d 13 anni per raggiungere Urano. Ma la scelta non \u00e8 stata ancora definita \u2026 di fatto Urano non ci appare molto ospitale, al di l\u00e0 delle cascate di diamanti. Continuiamo ora il nostro viaggio verso Nettuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>NASA images, audio, video, and computer files used in the rendition of 3-dimensional models are permitted for educational or informational purposes, including photo collections, textbooks, public exhibits, computer graphical simulations and Internet Web pages. This general permission extends to personal Web pages<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36314\"><span class='mb-text'>MERCURIO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36394\"><span class='mb-text'>VENERE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36584\"><span class='mb-text'>MARTE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36998\"><span class='mb-text'>LE COMETE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36620\"><span class='mb-text'>ASTEROIDI<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37134\"><span class='mb-text'>GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37136\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37139\"><span class='mb-text'>SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37945\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37949\"><span class='mb-text'>URANO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37952\"><span class='mb-text'>NETTUNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37954\"><span class='mb-text'>PLUTONE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37959\"><span class='mb-text'>OLTRE PLUTONE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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