{"id":37432,"date":"2020-02-05T00:10:02","date_gmt":"2020-02-05T00:10:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=37432"},"modified":"2023-09-02T16:46:09","modified_gmt":"2023-09-02T14:46:09","slug":"le-invasioni-biologiche-di-luigi-piazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37432","title":{"rendered":"Le invasioni biologiche"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: BIOLOGIA E ECOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: specie aliene, invasioni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il fenomeno dell\u2019introduzione di specie aliene \u00e8 particolarmente grave in tutto il bacino mediterraneo, anche se &#8230; non tutte le specie considerate \u201cesotiche\u201d sono realmente introdotte.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38724 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/PIC_0020-corr-e1578865347225.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"675\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;invasione di specie aliene \u00e8 gi\u00e0 iniziata \u2026 quali saranno le conseguenze a lungo termine sugli ecosistemi mediterranei? &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animali e i vegetali tendono ad espandere il proprio areale e, nella maggior parte dei casi, un organismo compare in una certa zona solo in seguito ad una dinamica naturale. Una specie si definisce, invece, introdotta se la sua apparizione in una regione risulta direttamente o indirettamente legata alle attivit\u00e0 umane. Il fenomeno delle introduzioni, sia in ambiente marino che terrestre, ha avuto origine con l\u2019uomo stesso. Di fatto, da quando l\u2019uomo ha cominciato a spostarsi, \u00e8 divenuto un agente volontario o involontario d\u2019introduzione di specie, come testimonia l\u2019origine esotica di un gran numero delle nostre piante coltivate. Lento e fortemente aleatorio per millenni, questo fenomeno s\u2019\u00e8 bruscamente accelerato alla fine del XIX\u00b0 secolo con l\u2019avvento della societ\u00e0 industriale. La possibilit\u00e0 di migrazione degli organismi \u00e8 incrementata sia attraverso modificazioni geografiche, che hanno messo in connessione ambienti fino ad allora isolati, sia attraverso i mezzi di trasporto come imbarcazioni ed aerei.<b><\/b><i><\/i><u><\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Mediterraneo, le prime introduzioni spettacolari si sono verificate agli inizi del XX\u00b0 secolo. L\u2019apertura del Canale di Suez rappresenta un importante vettore di introduzione di specie tropicali. In un primo momento le acque estremamente salate dei laghi amari, che si trovano lungo il percorso del canale, hanno rappresentato una barriera per molti organismi, ma, gradatamente, i laghi hanno diluito le loro acque, equiparandosi alla concentrazione salina dei mari. Venuta a mancare tale barriera, molti organismi hanno cominciato a transitare dal Mar Rosso verso il Mediterraneo, stabilizzandosi soprattutto nel bacino orientale, ma cominciando a spingersi anche verso occidente.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36780\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/giannutri-caulerpa.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"600\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Caulerpa racemosa<\/em> nei fondali dell&#8217;Argentario &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri vettori di introduzione sono rappresentati dal traffico marittimo, dall\u2019acquacoltura e dall\u2019acquariologia. Gli organismi possono essere trasportati sia attaccati alla chiglia delle imbarcazioni sia nelle acque di zavorra, che vengono scaricate una volta che la nave \u00e8 arrivata a destinazione. Molte specie esotiche, soprattutto molluschi, sono state importate volontariamente per scopi di allevamento e molte altre sono state introdotte accidentalmente insieme alle specie importate, cos\u00ec come \u00e8 accaduto, a partire dagli anni \u201960, in seguito all\u2019utilizzo di ostriche giapponesi in molti allevamenti mediterranei. Infine, alcuni organismi esotici sono apparsi nei nostri mari perch\u00e9 rilasciati in modo volontario o accidentale da acquari.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f4f788;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le Caulerpe sono alghe verdi dotate di una parte stolonifera strisciante, che permette loro di accrescersi velocemente e di colonizzare qualunque substrato, compresi gli atri organismi bentonici. Gli stoloni sono ancorati al fondo tramite rizoidi che, a differenza che nella maggior parte delle altre alghe, hanno la capacit\u00e0 di assorbire sostanze nutritive dai sedimenti, con un meccanismo simile a quello delle radici delle piante superiori. Dalla parte superiore degli stoloni si innalzano verticalmente le fronde la cui forma \u00e8 caratteristica peculiare di ciascuna specie. In Mediterraneo esistono alcune specie native, ma la pi\u00f9 diffusa \u00e8 la specie invasiva Caulerpa racemosa, originaria dell\u2019Australia meridionale e introdotta in Mediterraneo agli inizi degli anni \u201990 attraverso il traffico marittimo o l\u2019acquariologia, essendo una specie ampiamente utilizzata negli acquari di tutto il mondo. La&nbsp; Caulerpa racemosa pu\u00f2 accrescersi indifferentemente sia sulle scogliere<\/span> <span style=\"color: #008000;\">rocciose che sui fondali sabbiosi fin oltre i 70 metri di profondit\u00e0. Nelle aree colonizzate, riesce a coprire completamente la maggior parte degli organismi sessili animali e vegetali, costituendo con gli stoloni un reticolo verde impenetrabile che, una volta stratificatosi, pu\u00f2 portare alla morte degli organismi sottostanti. La stagionalit\u00e0 dell\u2019alga, che si accresce nei mesi caldi, permette ai popolamenti mediterranei di non scomparire completamente e di continuare a svilupparsi, specialmente in primavera; ma a fine estate, i fondali sono nuovamente invasi. Il perdurare dell\u2019invasione pu\u00f2 portare alla scomparsa di molte specie native e ad una diminuzione della biodiversit\u00e0.&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte delle specie introdotte muore appena liberata nel nuovo ambiente, ma una piccola parte riesce a sopravvivere e ad insediarsi e, tra queste, fortunatamente solo poche possono dar vita a vere e proprie invasioni. Una specie introdotta pu\u00f2 divenire invasiva perch\u00e9 manca di competitori e nemici naturali, trova una nicchia ecologica libera oppure presenta caratteristiche di accrescimento e competitivit\u00e0 pi\u00f9 forti delle popolazioni di origine poich\u00e9 deriva da pochi individui selezionati. \u00c8 stato calcolato che meno della centesima parte delle specie introdotte diviene infestante. Una percentuale che sembra insignificante, ma sufficiente per dare vita a spettacolari invasioni con gravi ripercussioni sull\u2019ambiente e sulle attivit\u00e0 umane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze di un\u2019invasione biologica sono soprattutto ecologiche, in quanto lo sviluppo di una specie alloctona pu\u00f2 comportare la scomparsa delle specie native, quindi una diminuzione della biodiversit\u00e0 e della produzione e lo sconvolgimento delle reti trofiche. Inoltre, in molti casi si manifestano anche delle conseguenze sulle attivit\u00e0 economiche di una regione. La pesca pu\u00f2 venire danneggiata se il proliferare di una specie esotica, magari non commestibile per l\u2019uomo e per altri animali, allontana le specie normalmente sfruttate, rendendo una zona improduttiva.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38725 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/caulerpa-taxifolia-02.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"667\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Caulerpa taxifolia<\/em>, l&#8217;alga killer. Le alghe sono vegetali marini provvisti di clorofilla con un corpo complesso in cui non si distinguono fusto, radici e foglie fiori e frutti. In caso contrario si definiscono piante (tipico esempio mediterraneo \u00e8 la <em>Posidonia oceanica<\/em>) &#8211; photo credit www.biologiamarina.org<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcuni casi, l\u2019attivit\u00e0 di pesca \u00e8 stata danneggiata anche dal proliferare di alghe invasive che, crescendo sulle reti,&nbsp;le rendevano inutilizzabili. Anche il turismo pu\u00f2 essere danneggiato dallo sviluppo di una specie invasiva se questa elimina la biodiversit\u00e0 che caratterizza i fondali maggiormente apprezzati dai subacquei. Molti sono gli organismi alloctoni segnalati in Mediterraneo, sia tra gli invertebrati che tra i pesci. Le invasioni pi\u00f9 preoccupanti sono per\u00f2 legate alle macro alghe, soprattutto forme filamentose e specie del genere Caulerpa. <strong><span style=\"color: #008000;\">Caulerpa taxifolia<\/span><\/strong>, denominata dai mass media \u201calga killer\u201d, \u00e8 presente per fortuna solamente in aree circoscritte del Mediterraneo, mentre la &#8220;cugina&#8221; <em><strong><span style=\"color: #008000;\">Caulerpa racemosa<\/span><\/strong><\/em> ha ormai colonizzato quasi tutte le zone costiere del bacino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre specie invasive, meno appariscenti ma ugualmente dannose, sono le <strong><span style=\"color: #008000;\">alghe rosse filamentose <em>Acrothamnion preissii<\/em> e <em>Womersleyella setacea<\/em><\/span><\/strong>; queste specie costituiscono densi feltri un po\u2019 ovunque nel Mediterraneo occidentale. Recentemente \u00e8 apparsa nelle acque dell\u2019Isola di Pianosa un\u2019altra alga rossa filamentosa particolarmente invasiva, la <em><strong><span style=\"color: #008000;\">Lophocladia lallemandii<\/span><\/strong><\/em>, capace nei periodi di massimo sviluppo vegetativo di ricoprire completamente le altre specie bentoniche. Oltre alle macroalghe, molte sono anche le alghe microscopiche unicellulari che vengono facilmente introdotte in Mediterraneo attraverso le acque di zavorra delle navi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-38726\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/alga-Ostreopsis-Ovata.jpg\" alt=\"\" width=\"814\" height=\"556\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/alga-Ostreopsis-Ovata.jpg 558w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/alga-Ostreopsis-Ovata-300x205.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 814px) 100vw, 814px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Ostreopsis ovata<\/em>, un dinoflagellato tropicale responsabile di morie di animali bentonici e intossicazioni anche a carico degli umani da&nbsp;<a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.livorno24.com\/lalga-ostreopsis-ovata-tornata-a-quercianella\/\">www.livorno24.com<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra queste, tristemente famosa \u00e8 l\u2019<em><strong><span style=\"color: #008000;\">Ostreopsis ovata<\/span><\/strong><\/em>, un dinoflagellato tropicale che forma delle pellicole marroni-rossastre sugli scogli e sulle macroalghe e che pu\u00f2 essere responsabile di morie di invertebrati bentonici e di fenomeni di intossicazione anche per i bagnanti. A partire dal 1998 si sono registrate diverse fioriture dell\u2019alga in Toscana e in Sardegna, in particolare dove sono state realizzate barriere artificiali antierosione. Per prevenire situazioni di emergenza, le Regioni attraverso le loro agenzie per l\u2019ambiente (ARPA) hanno inserito nei loro piani di monitoraggio anche il controllo della presenza e sviluppo di popolamenti di <em><strong><span style=\"color: #008000;\">Ostreopsis ovata<\/span><\/strong><\/em>.&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Piazzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . 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