{"id":37320,"date":"2020-01-07T00:28:46","date_gmt":"2020-01-06T23:28:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=37320"},"modified":"2026-04-26T21:27:08","modified_gmt":"2026-04-26T19:27:08","slug":"le-navi-da-sbarco-della-regia-marina-di-gianluca-bertozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37320","title":{"rendered":"Le navi da sbarco della Regia Marina"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XIX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: navi anfibie<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il prototipo della <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Nave Adige<\/span><\/strong>, entrato in servizio nel 1929, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Marina italiana<\/span> <\/strong>decise di sviluppare il concetto operativo di una nave da sbarco polifunzionale. La <strong><span style=\"color: #008000;\">RN Adige<\/span><\/strong> aveva capacit\u00e0 limitate, potendo infatti trasportare, anche se solo per qualche ora, un battaglione di fanteria che veniva sbarcato dopo l&#8217;incaglio in prossimit\u00e0 della costa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37324\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/RN-sesia-.gif\" alt=\"\" width=\"1065\" height=\"416\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">RN Sesia 1.460 tonnellate &#8211; Velocit\u00e0: 9,5 nodi autonomia 5,000 miglia at 6 nodi o 3,454 miglia a 9.5 nodi &#8211; Armamento: 2 pezzi da 20\/70 o 4 mitragliere da 13,2, 3 mitragliatrici da 8, 80\/118 mine\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La classe Sesia<\/span><\/strong><br \/>\nNel 1934 vennero ordinate le prime due di quattro unit\u00e0 porta acqua della classe Sesia multiruolo ma, predisposte, con capacit\u00e0 anfibie ovvero per lo sbarco di uomini e mezzi. Ne furono costruite in totale quattro: <strong><span style=\"color: #008000;\">Sesia, Garigliano, Tirso e Scrivia<\/span><\/strong>. Le <strong><span style=\"color: #008000;\">Sesia<\/span><\/strong> erano unit\u00e0 dotate di predisposizioni per la posa delle mine navali. Avevano una capacit\u00e0 di trasporto di 1.062 uomini, 50 muli ed un ponte di sbarco 13m x 2.7m in grado di reggere il passaggio di autoveicoli e mezzi corazzati leggeri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37348\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/elpidifor-russe-1941.jpg\" alt=\"\" width=\"1063\" height=\"429\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/elpidifor-russe-1941.jpg 1119w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/elpidifor-russe-1941-300x121.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/elpidifor-russe-1941-768x310.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/elpidifor-russe-1941-1024x414.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1063px) 100vw, 1063px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Elpidifor <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste navi, dopo la <strong><span style=\"color: #008000;\">Elpidifor<\/span><\/strong> (nave russa costruita nel 1920 come nave da sbarco e posa mine) furono le prime navi da sbarco mai costruite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un dislocamento di circa millecinquecento tonnellate erano in grado di trasportare ciascuna un piccolo gruppo tattico di circa mille uomini con una batteria di supporto e una dozzina di carri L3-35,\u00a0 una cinquantina di muli in stalli o,\u00a0in alternativa, un gruppo di artiglieria campale motorizzato. Le sistemazioni logistiche permettevano alle truppe imbarcate di sopportare alcuni giorni di navigazione. La possibilit\u00e0 di trasferirsi alla velocit\u00e0 di dieci nodi con un&#8217;autonomia di alcune migliaia di miglia, fattori che davano tutto sommato\u00a0un discreto raggio d&#8217;azione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37341 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/RN-Garigliano-.jpg\" alt=\"\" width=\"1067\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/RN-Garigliano-.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/RN-Garigliano--300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/RN-Garigliano--768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1067px) 100vw, 1067px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il varo del RN Garigliano<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano navi di discreta efficienza nel ruolo, caratterizzate dalle morbide linee d&#8217;acqua decrescenti, il timone a scomparsa a prua, una cassa di zavorra a poppa (per ridurre ulteriormente l&#8217;immersione di prua) e il ponte di sbarco estensibile a manovra elettrica che poteva permettere sbarchi anche su spiagge non facilissime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La polivalenza del disegno era data dalla capacit\u00e0 di essere impiegata come posamine\u00a0 trasportando,\u00a0 in condizioni di mare assicurato (per le non eccezionali doti di stabilit\u00e0) un centinaio di mine ad ancoramento. Inoltre potevano trasportare cinquecento metri cubi di acqua dolce cosa che le rendeva quindi idonee al rifornimento idrico delle isole. La discreta riuscita della prima coppia di navi port\u00f2 ad ordinarne un altra coppia per il trasporto di tutti i battaglioni del Reggimento San Marco, di cui era prevista la mobilitazione in caso di guerra con un gruppo omogeneo di navi da sbarco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-37338 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/20413957_502020756856995_8261345905375993975_o.jpg\" alt=\"\" width=\"1067\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/20413957_502020756856995_8261345905375993975_o.jpg 1001w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/20413957_502020756856995_8261345905375993975_o-300x109.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/20413957_502020756856995_8261345905375993975_o-768x279.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1067px) 100vw, 1067px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina della Regia Marina italiana non escludeva infatti le operazioni anfibie, pur essendoci la consapevolezza dei limiti industriali del Paese che di fatto limitavano tali azioni a &#8220;colpi di mano&#8221; con uno sbarco di una forza anfibia a livello Brigata\/Reggimento (tipo Dieppe), o al massimo di Divisione. Solo dopo la presa della spiaggia o del sorgitore si sarebbe potuto effettuare lo sbarco di un pi\u00f9 consistente corpo di spedizione da sbarcare normalmente a banchina. Il fallimento dell&#8217;impiego di queste unit\u00e0 fece comprendere la loro vulnerabilit\u00e0 (come del resto delle analoghe successive LST americane, non a caso dette <strong><span style=\"color: #008000;\">Low Slow Target<\/span><\/strong>) e si comprese che le operazioni anfibie dovevano essere precedute da un\u2019ondata di mezzi da sbarco pi\u00f9 piccoli e meno vulnerabili che dovevano eliminare le difese costiere, aprendo la strada al convoglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel programma di costruzioni del 1938 (quello delle due Impero) si pianific\u00f2 la costruzione di cento motolance con rampa abbattibile prodiera in grado ciascuna di trasportare una quarantina di uomini o un <strong><span style=\"color: #008000;\">carro M11<\/span><\/strong> ed una ventina di bettoline posamine e cisterna che avrebbero potuto essere utilizzabili per operazioni anfibie. Questi mezzi, insieme a qualche mercantile adattato a trasporto truppe, avrebbero dovuto permettere lo sbarco di una rediviva brigata di fanti di marina (battaglioni del San Marco) e di una divisione di fanteria (probabilmente la divisione Bari) che sarebbe stata una forza di proiezione senza precedenti nel Mediterraneo e nel mondo. La precipitosa entrata in guerra imped\u00ec queste costruzioni, per cui per la pianificata azione su Corf\u00f9, si improvvis\u00f2 con la requisizione di un centinaio di robusti ma lenti <strong><span style=\"color: #008000;\">pescherecci adriatici (bragozzi)<\/span><\/strong> che comunque dimostrarono un&#8217;inaspettata efficienza. Essi non vennero mai derequisiti o destinati ad altri compiti (dragaggio, vigilanza foranea per cui apparivano pi\u00f9 idonei), neppure dopo l&#8217;entrata in servizio delle efficienti motozattere di progetto tedesco e delle discrete motolance di progetto italiano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37339\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/lst-adige-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1067\" height=\"2066\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/lst-adige-1.jpg 474w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/lst-adige-1-155x300.jpg 155w\" sizes=\"auto, (max-width: 1067px) 100vw, 1067px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">RN Adige <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli stessi anni anche gli <strong><span style=\"color: #008000;\">incrociatori <\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong>c<\/strong>lasse Colleoni<\/span> <\/strong>erano in grado ciascuno di alloggiare per un discreto lasso di tempo circa trecento uomini del Regio Esercito da sbarcare con i mezzi di bordo, dimostrando come la proiezione di potenza non fosse un compito secondario per la Regia Marina.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37364\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/incrociatore-colleoni.jpg\" alt=\"\" width=\"1065\" height=\"604\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/incrociatore-colleoni.jpg 636w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/incrociatore-colleoni-300x170.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1065px) 100vw, 1065px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">RN incrociatore Bartolomeo Colleoni<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Attivit\u00e0 operativa<\/span><\/strong><br \/>\nPrima della guerra furono impiegate lungo le coste italiane ed a Massaua, durante la guerra d\u2019Etiopia ed in Libia durante \u201cl\u2019esodo dei ventimila\u201d. Le quattro MC presero poi parte all&#8217;occupazione dell&#8217;Albania e, il 10 giugno 1940 tornarono a Taranto (tranne lo Scrivia a Pola). Si prevedeva di utilizzarli contro la Grecia, sbarcando truppe di Corf\u00f9 della divisione di Bari sotto la neonata <strong><span style=\"color: #008000;\">FNS (Forza Navale Speciale)<\/span><\/strong>. Lo stato del mare ne ritard\u00f2 l&#8217;azione fino a quando la disastrosa situazione sul fronte terrestre port\u00f2 alla sua totale cancellazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le MC riuscirono ad sbarcare elementi della Divisione Acqui a Corf\u00f9, ma solo dopo la resa greca. Esse non furono impiegate nell&#8217;attacco a Creta, anche se una delle navi <strong><span style=\"color: #008000;\">FNS<\/span><\/strong> (il piccolo mercantile <strong><span style=\"color: #008000;\">Porto di Roma<\/span><\/strong>, modificato per trasportare carri armati leggeri) fu inviato a Rodi, imbarcando tredici carri L3 e sbarcandoli a Creta come parte del contributo italiano a Merkur. Il carro L3, in origine <strong><span style=\"color: #008000;\">Carro Veloce 35<\/span><\/strong>, poi rinominato \u201cL3-35\u201d, venne utilizzato durante la seconda guerra mondiale in molti fronti, tra i quali Albania, Grecia, Libia, e durante altri conflitti, come la guerra civile spagnola, i conflitti coloniali italiani e la seconda guerra sino-giapponese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le MC furono trasferite a Livorno nell&#8217;agosto 1941 nell&#8217;ambito della preparazione del C2 (sbarco in Corsica, che si sarebbe dovuto attuare a seguito di uno dei periodici incidenti di frontiera tra Italia e Francia) e poi del ben pi\u00f9 difficoltoso C3. Le navi furono modificate in modo da trasportare un pontile galleggiante smontato lungo 70 metri (utilizzando attrezzature del Genio del Regio Esercito italiano) da montare tra la prua e la terraferma per superare le barre di sabbia; questo pontile poteva essere pienamente operativo dopo soli 19 minuti dopo l\u2019incaglio. Essendo state progettate per i carri L3, non potevano sbarcare veicoli pi\u00f9 pesanti, ed ogni MC avrebbe potuto trasportare solo due batterie 75\/18 (da 8 pezzi e 8 trattori TL39). Gli MC furono poi impiegati nella rinata operazione C2 l&#8217;11 novembre 1942 e poi in Tunisia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Epilogo<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLo <strong><span style=\"color: #008000;\">Scrivia<\/span><\/strong> fu affondato a La Spezia il 09 settembre del 1943, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Garigliano<\/span><\/strong> fu catturato a Bonifacio (Corsica) il 14.09.1943, ribattezzato Oldenburg e impiegato come posamine fino al 24.04.1945, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Tirso<\/span><\/strong>, fu impiegato dall&#8217;Italia fino al 21 dicembre del 1948 e poi trasferito in Francia come riparazione dei danni di guerra. Rinominato Herault rimase in servizio fino alla fine degli anni &#8217;50. per quanto riguarda la capoclasse, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Sesia<\/span><\/strong>, rest\u00f2 in servizio in Italia fino al 01 giugno del 1972 con distintivo numerico A5375<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gianluca Bertozzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">FONTI<\/span><\/strong><br \/>\nQuelle cinque navi segrete e incomprese. Rivista Italiana Difesa, dicembre 1993 di Enrico Cernuschi<br \/>\nAlmanacco storico delle navi militari italiane (1861 &#8211; 1995) (G. GIORGERINI &#8211; A. NANI)<br \/>\nLa Navi Da Guerra Italiane 1940 &#8211; 1945. Di Bagnasco, Erminio \/ Cernuschi, Enrico<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Foto cortesia Ufficio Storico della Marina<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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