{"id":3723,"date":"2018-07-30T02:00:24","date_gmt":"2018-07-30T00:00:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=3723"},"modified":"2026-04-15T18:02:22","modified_gmt":"2026-04-15T16:02:22","slug":"la-storia-delle-mine-navali-dalle-origini-ai-gironi-nostri-parte-i-di-andrea-mucedola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3723","title":{"rendered":"La storia delle mine navali, dalle origini ai giorni nostri &#8211; parte  I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: VI &#8211; XVII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: GUERRA DI MINE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: ordigni esplosivi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\"><br \/>\nLe origini<\/span><span style=\"color: #0000ff; font-size: 18pt;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Sebbene le prime armi assimilabili ad una mina navale moderna siano state usate durante la guerra civile americana, l\u2019idea di impiegare ordigni esplosivi o incendiari al fine di danneggiare infrastrutture marittime ed unit\u00e0 navali risale molto pi\u00f9 tempo indietro. Nel <strong><span style=\"color: #008000;\">VI secolo d.C<\/span><\/strong>. i Bizantini cominciarono a sviluppare degli ordigni, lanciabili con catapulte o con ingegnosi cannoni ad acqua, con lo scopo di incendiare le navi nemiche<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> chiamato\u00a0\u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">fuoco greco<\/span><\/strong>\u201d, gi\u00e0 noto in Medio Oriente, che fu portato a Bizanzio da un profugo siriano, di nome <strong><span style=\"color: #008000;\">Kallinicus<\/span><\/strong>; nonostante la sua formula non sia mai stata rivelata, probabilmente consisteva in una mistura di zolfo, nafta, potassio e nitrato, che veniva lanciata sui vascelli nemici tramite dei primitivi &#8220;cannoni&#8221; lancia fiamme.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-43223 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/fuocogreco.jpg\" alt=\"\" width=\"1231\" height=\"692\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/fuocogreco.jpg 900w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/fuocogreco-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/fuocogreco-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1231px) 100vw, 1231px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fuoco greco, dal Codex Matritensis. Skylitzes via Wikimedia.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">L\u2019efficacia di questi ordigni fu tale che fu deciso di dotare tutte le navi della potente flotta di Bisanzio con questi congegni. Inoltre, la flotta si avvalse di una rete di depositi a terra per la fabbricazione e conservazione del misterioso e segreto liquido incendiario. Nel VII secolo d.C. la flotta saracena, nel tentativo di assediare Costantinopoli, fu bloccata da \u201cun mare di fiamme\u201d, causato forse anche da recipienti galleggianti colmi di questa infernale mistura che, una volta accesi, non potevano essere estinti con l\u2019acqua <\/span><a style=\"text-align: justify;\" href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><span style=\"text-align: justify;\">. Al di l\u00e0 dell&#8217;efficacia sugli scafi, sembra che il fattore \u201csorpresa\u201d sconcert\u00f2 a tal punto i Saraceni da farli rinunciare all&#8217;idea di impossessarsi della citt\u00e0. <\/span>Il fattore sorpresa, tatticamente conosciuto sin dall&#8217;epoca romana, viene ancora utilizzato dagli eserciti di tutto il mondo per ridurre l\u2019efficacia delle forze nemiche sfruttando, pi\u00f9 che l\u2019effettiva capacit\u00e0 bellica, gli effetti psicologici causati dall&#8217;incognito. Come vedremo in questa serie di articoli, alla letalit\u00e0 delle mine navali si somma da sempre l&#8217;incognita della sua prima scoperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I fuochi di Anversa<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Il primo passo avanti nello sviluppo delle moderne mine navali si deve ad un ingegnere italiano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Federico Gianibelli<\/span><\/strong>, o Giambelli, da Mantua<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> che nel 1585, dopo essere stato allontanato dalla corte di Spagna (a causa delle sue idee considerate all&#8217;epoca troppo fantasiose e rivoluzionarie) si pose al servizio degli Olandesi delle Fiandre che si erano ribellati al dominio spagnolo. Nel frattempo un\u2019altro italiano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Alessandro Farnese<\/span><\/strong>\u00a0<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, Duca di Parma e di Piacenza, al servizio del re di Spagna, aveva riconquistato sistematicamente tutte le Provincie delle Fiandre, ma si era dovuto fermare di fronte alla fortificatissima citt\u00e0 di Anversa. La citt\u00e0, posta all&#8217;estuario del fiume <strong><span style=\"color: #008000;\">Schelda<\/span><\/strong>, era infatti ritenuta imprendibile se non dal mare; per poterla espugnare Farnese decise quindi di bloccare il porto con un lungo ponte di barche tra le due sponde, impedendo cos\u00ec il flusso di vettovagliamenti vitali per la sopravvivenza della citt\u00e0 ribelle. <img decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.iscag.it\/FOTO\/Foto%20Primo%20Piano\/Foto-310-Sala-Ingegneri-Estero\/Foto%20310-PD-007-A.JPG\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Veniamo ora\u00a0 a quella tragica notte che cambi\u00f2 le regole del gioco<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl <strong><span style=\"color: #008000;\">Gianibelli<\/span><\/strong>, progettista delle infrastrutture difensive della citt\u00e0, propose al Senato di Anversa di distruggere il ponte impiegando tre barconi da 300 tonnellate carichi di polvere nera rilasciati alla deriva. Tale proposta fu considerata poco fattibile e gli fu concesso di impiegare solo due barche, da 60 e 70 tonnellate che fece riempire di esplosivo, materiali ferrosi e grosse pietre. Nella notte tra il 4 e 5 aprile, accese le micce poste sui ponti di coperta, e le fece spingere dalla corrente verso il ponte di barche. Gli spagnoli, allertati da fuochi accesi contemporaneamente su alcune barche per creare una diversione, si concentrarono su di esso, ignari di cosa stava per succedere. Sebbene si riporti che solamente una delle barche esplodesse <a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, lo scoppio fu talmente violento da stupire lo stesso ideatore; si apr\u00ec una breccia di oltre trecento metri che spezz\u00f2 il ponte, distruggendo sei dei vascelli spagnoli ed uccidendo pi\u00f9 di ottocento soldati\u00a0<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Le pietre poste sul ponte della barca furono scagliate a centinaia di metri dal punto dell\u2019esplosione e distrussero parte delle batterie spagnole costiere, seminando il terrore nelle forze assedianti. Nonostante questa azione permise alle forze olandesi di riaprire la via del mare aperto l\u2019inaspettato vantaggio militare non fu sfruttato completamente. La flotta di Anversa, nel dubbio dell\u2019effettiva efficacia dell\u2019attacco effettuato con le barche esplosive, non ebbe il coraggio di attaccare la flotta assediante, che era allo sbando <a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, per chiudere la partita. Un grave errore tattico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Loutherbourg-Spanish_Armada1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-17358\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Loutherbourg-Spanish_Armada1.jpg\" alt=\"Loutherbourg-Spanish_Armada\" width=\"1231\" height=\"947\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Loutherbourg-Spanish_Armada1.jpg 1263w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Loutherbourg-Spanish_Armada1-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Loutherbourg-Spanish_Armada1-1024x787.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Loutherbourg-Spanish_Armada1-180x138.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 1231px) 100vw, 1231px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Invincibile Armada Di Philip James de Loutherbourg &#8211; da <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=528316\">link<\/a>\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito al fuoco di Anversa, fu posta dalla Spagna una taglia sul Gianibelli che, a lungo ricercato dai sicari, dovette rifugiarsi in Inghilterra e mettersi al servizio della regina Elisabetta I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Invincibile Armada<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nTre anni dopo, il ricordo di quella notte e, in particolare, del fuoco di Anversa era ancora cos\u00ec vivido nelle menti dei marinai che la semplice minaccia di un simile evento caus\u00f2 la prima sconfitta dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Invincibile Armada<\/span><\/strong> spagnola. L\u2019Ammiragliato inglese, preoccupato dell\u2019approssimarsi della potente flotta spagnola, nel disperato tentativo di rallentare l\u2019imminente invasione dell\u2019Inghilterra, invi\u00f2 nella zona di Calais i suoi migliori Comandanti che potevano contare solo su unit\u00e0 leggere anche se pi\u00f9 veloci e manovriere.\u00a0 Sebbene le loro navi fossero tecnicamente pi\u00f9 adatte a navigare in quelle zone di bassi fondali, gli inglesi si rendevano per\u00f2 conto che un eventuale scontro con i potenti galeoni spagnoli non avrebbe potuto avere esito favorevole a causa della loro superiore potenza di fuoco <a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. L\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Invincibile Armada<\/span><\/strong>, stava per unirsi di fronte a Calais con le navi di <strong><span style=\"color: #008000;\">Alessandro Farnese<\/span><\/strong>, per lo pi\u00f9 grossi barconi necessari per lo sbarco delle truppe in Inghilterra; dall&#8217;altro lato della Manica, gli inglesi, consci del pericolo imminente, si prepararono ad un estrema difesa sul Tamigi, costruendo un ponte di barche armato simile a quello di Anversa,\u00a0 tra l&#8217;altro su disegni del Gianibelli.\u00a0Con il passare delle ore, <strong><span style=\"color: #008000;\">Lord Howard<\/span><\/strong>, a bordo dell\u2019Ark Royal, si rese immediatamente conto che con le poche risorse disponibili non avrebbe mai potuto contrastare la potenza di fuoco avversaria. Convoc\u00f2 a bordo della sua nave comando i suoi migliori capitani tra cui <strong><span style=\"color: #008000;\">Sir William Winter<\/span><\/strong> <a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. La necessit\u00e0 di prendere tempo prima dello scontro finale, dando alle forze terrestri il tempo di riorganizzarsi, richiedeva una decisione fuori dai canoni. Il pensiero corse proprio alla terrificante notte di Anversa: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Considering their hugeness twill not be possible to remove them but by a device<\/span><\/em><span style=\"color: #0000ff;\">\u201d. <\/span><\/strong>Non avendo il tempo materiale di approntare simili apparecchiature, <strong><span style=\"color: #008000;\">Winter<\/span><\/strong> pens\u00f2 di sfruttare l\u2019effetto psicologico <a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> causabile dall&#8217;effetto sorpresa. La notte del 7 agosto 1588, sei piccole barche apparvero improvvisamente in fiamme all&#8217;orizzonte, trasportate dalla forte corrente verso i galeoni alla fonda. Poco prima, l\u2019arrivo di una tempesta aveva rapidamente oscurato il cielo: il rombo dei tuoni lontani e l\u2019inquietudine causata dalla consapevolezza di non poter reagire rapidamente essendo troppo vicini ai poco noti banchi di sabbia delle coste francesi, comport\u00f2 un\u2019eccessiva reazione all&#8217;improvviso avvistamento di unit\u00e0 navali nemiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, il grido di allarme per l\u2019approssimarsi di quelle che furono subito chiamate le \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">maquinas de minas<\/span><\/strong>\u201d o le \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Anversa\u2019s fired ships<\/span><\/strong>\u201d <a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, si diffuse rapidamente. Gli equipaggi spagnoli sapevano che quell&#8217;ingegnere italiano, quel Gianibelli che aveva ideato quei diabolici ordigni, dopo essere stato lungamente ricercato si era rifugiato in Inghilterra ed era ora al servizio della Corona inglese. Nella fretta di salpare dagli ancoraggi, quattro galeoni si urtarono a vicenda, altri due presero fuoco scontrandosi con le barche in fiamme: l\u2019Armada spagnola era ormai caduta nel caos totale <a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. In sintesi, nelle sei ore di combattimento, la confusione caus\u00f2 danni superiori a quelli degli intrepidi e spavaldi capitani di Elisabetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gli water petards ed il primo mezzo sommergibile di Cornelius Drebbel<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNegli anni seguenti, artifizi esplosivi furono spesso utilizzati da pirati e corsari che di fatto idearono i primi <strong><span style=\"color: #008000;\">water petards<\/span><\/strong> <a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, antesignani delle moderne \u201d<strong><span style=\"color: #008000;\">limpet<\/span><\/strong>\u201d. Si trattava di semplici contenitori riempiti con polvere nera innescati da una miccia da attaccare agli scafi avversari per danneggiarne gli scafi. Nel 1620, per opera dell\u2019inventore olandese <strong><span style=\"color: #008000;\">Cornelius Drebbel<\/span><\/strong> fu costruito per <strong><span style=\"color: #008000;\">Giacomo I<\/span><\/strong> il primo mezzo sommergibile, teoricamente in grado di rilasciare dei \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">water petards<\/span><\/strong>\u201d in prossimit\u00e0 delle navi nemiche.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Van_Drebbel.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-17355\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Van_Drebbel.jpg\" alt=\"Van_Drebbel\" width=\"1234\" height=\"845\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Van_Drebbel.jpg 584w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Van_Drebbel-300x205.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1234px) 100vw, 1234px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=2524034\">Il sommergibile di Drebbel &#8211;\u00a0 di sconosciuto &#8211; pubblico dominio<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esistono credibili illustrazioni in merito al battello di Drebbel, ma da dipinti dell\u2019epoca sembrerebbe si trattasse di una barca ricoperta da pelli con capacit\u00e0 di incamerare acqua per immergersi. Lo strano mezzo, attraverso una pompa interna, poteva poi svuotarla e quindi riemergere <a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Per facilitare l&#8217;immersione, era dotato di un alettone posteriore che, a seguito del moto ottenuto tramite i rematori, permetteva\u00a0 di raggiungere la profondit\u00e0 di cinque metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1626, <strong><span style=\"color: #008000;\">Carlo I di Inghilterra<\/span><\/strong> ordin\u00f2 al suo primo \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Master of Ordnance<\/span><\/strong>\u201d <a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a> la produzione di \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">water mines, water petards<\/span><\/strong>\u201d da lanciare in acqua con l\u2019ausilio di fuochi d\u2019artificio. L\u2019anno seguente, l\u2019uso di queste primitive armi subacquee fu sperimentato contro la flotta francese nell&#8217;assedio inglese al porto di La Rochelle ma gli esiti furono deludenti. Di fatto\u00a0erano ancora considerati troppo instabili e poco sicuri; il maneggio degli esplosivi era patrimonio di pochi e vi erano maggiori incidenti tra gli stessi minatori che nelle file del nemico. Inoltre, l\u2019effettiva letalit\u00e0 di questi ordigni era legata agli effetti delle correnti e del vento per cui la probabilit\u00e0 di una collisione con una nave nemica era molto bassa. <a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine parte I &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p>in anteprima imbarco di mina ormeggiata su RN Eritrea &#8211; Ufficio storico della Marina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3723\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3728\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3742\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/43350\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-17 maxbutton maxbutton-parte-v\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/43884\"><span class='mb-text'>PARTE V<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-18 maxbutton maxbutton-parte-vi\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3745\"><span class='mb-text'>PARTE VI<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-19 maxbutton maxbutton-parte-vii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/43878\"><span class='mb-text'>PARTE VII<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-20 maxbutton maxbutton-parte-viii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3747\"><span class='mb-text'>PARTE VIII<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Note<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> \u201cA short history of mine sweeping\u201d, di Robert Ian Salit, in 4<sup>th <\/sup>INTERNATIONAL SYMPOSIUM ON TECHNOLOGY AND THE MINE PROBLEM, Naval Postgraduate School, Monterey, CA \u2013 12-16 Marzo 2000 pag. 1<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.geocities.com\/\">www.geocities.com<\/a> &#8211; citazione da Teofane \u2013 l\u2019impiego del cosidetto fuoco greco \u00e8 descritto in \u201cA History of the Greek Fire and Gunpowder\u201d di J.R. Partington , Heffer, 1960. Il libro \u00e8 considerato il pi\u00f9 aggiornato testo sull\u2019argomento e contiene alcune teorie sulla composizione della mistura che fu tramandata per decoli dai vari imperatori Bizantini.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Federico Schiller, The Revolt of The Netherlands, libro IV , pp. 107-130 da <a href=\"http:\/\/www.wordlebooklibrary.com\/\">www.wordlebooklibrary.com<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Il Farnese, che pu\u00f2 essere ricordato come uno dei pi\u00f9 abili strateghi dell\u2019epoca, era stato inviato dal re di Spagna, Filippo II, a sopprimere la rivolta delle Fiandre capeggiata da Guglielmo il Silente a seguito della morte del reggente locale; nonostante il trattato di Arras del 1579 avesse riportato ordine nella maggior parte delle Provincie fiamminghe, la Lega di Utrecht aveva deciso di abiurare la sovranit\u00e0 spagnola, rivendicando la propria indipendenza religiosa ed economica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Schiller, op. citata pag. 110<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Il numero di soldati morti a causa dell\u2019esplosione non e\u2019 noto; lo Schiller parla di circa 800 morti ma altri storici parlano di oltre mille. Comunque l\u2019effetto dovette essere talmente impressionante da restare nella memoria dei marinai spagnoli e valloni negli anni successivi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> La flotta di Anversa, comandata dell\u2019Ammiraglio Jacobzoon, ebbe timore delle conseguenze e perse l\u2019unica occasione per poter sconfiggere il Farnese. Questo errore caus\u00f2 la caduta della citt\u00e0 l\u2019anno seguente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Nel pomeriggio del 6 agosto 1588, Henry Seymour con una squadriglia di sedici fregate si appost\u00f2 fra Dugeness and Folkestone attendendo le due flotte del Duca di Medina Sidonia e di Alessandro Farnese Duca che, attese ormai da giorni, sembravano sparite nel nulla. Con il calare delle sole, la flotta spagnola, sospinta da una debole brezza, apparve all\u2019orizzonte, avvicinandosi agli insidiosi e poco noti banchi di sabbia delle coste francesi. Erano seguite a distanza dalle fregate di Francis Drake, di Seymour, di Frobisher e di Hawkins che, grazie alla stazza pi\u00f9 limitata, riuscivano a manovrare anche con il poco vento mantenendosi a distanza di sicurezza dai cannoni spagnoli. La loro azione pi\u00f9 che di disturbo potrebbe essere descritta come di ombreggiamento in attesa di una decisione da parte del Comando della flotta &#8211; da\u00a0 Motley\u2019s History of the Netherlands, Project Gutemberg Edition, Vol. 58 reperibile su <a href=\"http:\/\/www.wordlebooklibrary.com\/\">www.wordlebooklibrary.com<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Gli spagnoli potevano contare su 3000 cannoni e 30000 uomini mentre gli inglesi ne avevano a disposizione rispettivamente solo 1300 e 22000 dislocati su circa 200 navi di piccolo cabotaggio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Motley, opera citata cap. XIX \u2013 Parte 2<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> In fretta vennero reperite nei villaggi sulla costa delle vecchi barche da pesca che furono impregnate di nafta e zolfo e portate al largo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Francardi, Appunti di Storia navale, Poligrafico A.N. Livorno 1978, pag. 89<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Gli ordini dell\u2019Ammiraglio spagnolo, di disperdersi e poi di rientrare in formazione, furono disattesi e gli effetti sperati dagli inglesi furono superiori a quelli immaginabili. Le sottili navi inglesi si lanciarono come sciami contro i galeoni che cercavano di sottrarsi al combattimento per riguadagnare le acque alte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Con il termine mignatte furono in seguito descritte quelle cariche esplosive portate fisicamente a nuoto da incursori fino a porle a diretto contatto con gli scafi delle navi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Capt Brayton Harris, USN (ret) The Navy Times book of submarines: a political, social and military history &#8211; Submarine history 1580-1869 : Timeline of submarine development. Parzialmente reperibile sul sito <u><a href=\"http:\/\/www.submarine-history.com\/\">www.submarine-history.com<\/a>. <\/u>Maggiori notizie sulla vita di Cornelius Drebbel possono essere reperite anche sul sito <u>www.es.rice.edu<\/u><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Robert Ian Salit, opera citata \u2013 pag. 1<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Autori Vari, Manuale di storia della\u00a0 Guerra di mine, US NAVY con riferimenti al A. Low, Mine and Countermine, New<\/span> <span style=\"font-size: 10pt;\">York, Sheridon House, 1940 Cap. 1 pag. 1<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: VI &#8211; XVII SECOLO AREA: GUERRA DI MINE parole chiave: ordigni esplosivi Le origini Sebbene le prime armi assimilabili ad una mina navale moderna siano state usate durante la guerra civile americana, l\u2019idea di impiegare ordigni esplosivi o incendiari al fine di danneggiare infrastrutture marittime ed unit\u00e0 navali risale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2380,"featured_media":3694,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[2318],"tags":[247,252],"class_list":["post-3723","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eta-moderna","tag-mine-navali","tag-minewarfare"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La storia delle mine navali, dalle origini ai giorni nostri - parte I &#8226; 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