{"id":37136,"date":"2023-07-25T00:01:41","date_gmt":"2023-07-24T22:01:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=37136"},"modified":"2026-04-20T12:44:34","modified_gmt":"2026-04-20T10:44:34","slug":"viaggio-nel-sistema-solare-le-lune-di-giove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37136","title":{"rendered":"Viaggio nel sistema solare: le lune di Giove"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 14<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ASTRONOMIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Giove, satelliti, Callisto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dopo aver orbitato intorno al turbolento Giove, proseguiamo la nostra esplorazione verso le sue lune. Un compito non semplice in quanto sono \u2026 79 lune.\u00a0<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conoscenza dell&#8217;esistenza delle lune maggiori sembra essere molto antica.\u00a0Le fonti cinesi riferiscono che nel 364 a.C. l&#8217;astronomo cinese <strong><span style=\"color: #008000;\">Gan De<\/span><\/strong> osserv\u00f2 una stella rossastra nei pressi di Giove, che col senno del poi potrebbe essere identificata come una delle sue lune, forse Ganimede o Callisto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36331 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Galieleo-Galilei.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1001\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Galieleo-Galilei.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Galieleo-Galilei-300x293.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Galieleo-Galilei-768x751.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Galieleo-Galilei-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Galieleo-Galilei-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Galileo Galilei<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime osservazioni di Giove con l&#8217;uso di un telescopio furono effettuate dal grande\u00a0 <strong><span style=\"color: #008000;\">Galileo Galilei,<\/span> <\/strong>nel gennaio del 1610. Galileo solo con un telescopio da 20 ingrandimenti (se ci pensate ben poca cosa) avvist\u00f2 quattro grandi lune intorno a Giove. Notizia che Galileo pubblic\u00f2 subito dopo, nel marzo del 1610. La coincidenza volle che, nello stesso periodo anche uno scienziato tedesco, <strong><span style=\"color: #008000;\">Simon Mayr (Marius),<\/span><\/strong> scopr\u00ec in maniera indipendente quelle lune. Ma non solo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37282\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Simon_Marius.jpg\" alt=\"\" width=\"1047\" height=\"1167\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Simon_Marius.jpg 330w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Simon_Marius-269x300.jpg 269w\" sizes=\"(max-width: 1047px) 100vw, 1047px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Simon Mayr<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1614 Mayr pubblic\u00f2 il suo lavoro <strong><span style=\"color: #008000;\">Mundus Iovialis<\/span><\/strong>, che descriveva il pianeta Giove e le sue lune, sostenendo di aver scoperto le quattro lune pochi giorni prima di Galileo. Ci\u00f2 port\u00f2 ad una disputa con lo scienziato italiano, che lo aveva accusato di aver mentito e copiato i suoi lavori; disputa che si risolse a favore di Galileo Galilei. Per ironia della sorte, all&#8217;astronomo tedesco, rimase la soddisfazione di vedere mantenuti i nomi che lui aveva assegnato alle quattro lune, ovvero <strong><span style=\"color: #008000;\">Ganimede, Callisto, Io ed Europa<\/span><\/strong>. Nel 1892, <strong><span style=\"color: #008000;\">E. Barnard<\/span><\/strong> scopr\u00ec un quinto satellite, <strong><span style=\"color: #008000;\">Amalthea<\/span><\/strong>, un nome che era stato usato per la prima volta dall&#8217;astronomo francese <strong><span style=\"color: #008000;\">Camille Flammarion<\/span><\/strong>. Grazie ai progressi della fotografia telescopica, nel XX secolo, si aggiunsero nuove scoperte: <strong><span style=\"color: #008000;\">Himalia (1904), Elara (1905), Pasifae (1908), Sinope (1914), Lysithea e Carme (1938), Ananke (1951), e Leda (1974)<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con le prime missioni delle sonde spaziali <strong><span style=\"color: #008000;\">Voyager<\/span><\/strong>, intorno al 1979, furono scoperte tredici nuove lune (escluso<strong><span style=\"color: #008000;\"> Themisto<\/span><\/strong>, che era stato scoperto nel 1975), ma andarono nuovamente perse fino al 2000 a causa dell\u2019imprecisione dei dati di posizione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37283\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Thebe-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1051\" height=\"1175\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Thebe-1.jpg 1175w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Thebe-1-268x300.jpg 268w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Thebe-1-768x858.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Thebe-1-916x1024.jpg 916w\" sizes=\"(max-width: 1051px) 100vw, 1051px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Thebe, Il secondo pi\u00f9 grande dei satelliti interni di Giove, orbita all&#8217;interno del bordo esterno dell&#8217;anello gossamer di Tebe che si forma dalla polvere espulsa dalla sua superficie. \u00c8 di forma irregolare e di colore rossastro. Le sue caratteristiche superficiali includono grandi crateri e alte montagne, alcune delle quali sono paragonabili alle dimensioni della luna stessa. Thebe fu fotografato nel 1979 dal veicolo spaziale Voyager 1 e 2, e successivamente, pi\u00f9 in dettaglio, da Galileo negli anni &#8217;90.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque la missione della sonda <strong><span style=\"color: #008000;\">Voyager<\/span><\/strong> scopr\u00ec altre tre lune interne nel 1979: <strong><span style=\"color: #008000;\">Metis, Adrastea e Thebe<\/span><\/strong>. Tra ottobre 1999 e febbraio 2003, utilizzando dei nuovi rilevatori sensibili a terra, furono identificate altre minuscole 34 lune, posizionate, in orbite lunghe, eccentriche, generalmente retrograde, con una grandezza media di tre chilometri di diametro, e con la pi\u00f9 grande di soli nove chilometri di diametro. Gli scienziati ritennero che si trattasse probabilmente di asteroidi o forse comete frammentati in diversi pezzi e catturati da Giove. In seguito, nel 2016, furono scoperte altre diciassette lune aggiuntive, portando il totale a <strong><span style=\"color: #008000;\">69<\/span><\/strong>. Il 17 luglio 2018, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Unione Astronomica Internazionale<\/span><\/strong> comunic\u00f2 che il <strong><span style=\"color: #008000;\">Carnegie Institution for Science<\/span><\/strong> aveva scoperto altre dieci lune attorno a Giove, fissando ad oggi il numero totale a <strong><span style=\"color: #008000;\">settantanove.<br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Alla scoperta delle 79 lune di Giove: origine ed evoluzione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa prima domanda che ci possiamo porre \u00e8 perch\u00e9 sono cos\u00ec tanti e come si formarono. Si ritiene che i satelliti regolari derivarono da un disco circumplanetario, un enorme anello di gas in accumulo e di detriti solidi analoghi a un disco proto planetario. Alcuni potrebbero essere i resti di una ventina di satelliti di massa galileiana che si formarono all&#8217;inizio della storia di Giove, altri si formarono in tempi diversi. Ogni generazione potrebbe essere cresciuta a spirale intorno a Giove, seguita da nuove lune che si formavano da nuovi detriti catturati dalla nebulosa solare. Quando si form\u00f2 l&#8217;attuale generazione, il disco si era gi\u00e0 assottigliato e non interfer\u00ec pi\u00f9 con le orbite delle lune. Per quanto riguarda i satelliti irregolari potrebbero essere verosimilmente il frutto di catture di asteroidi o meteore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella nostra esplorazione iniziamo ora a conoscere le prime quattro, dette <strong><span style=\"color: #008000;\">lune galileiane<\/span><\/strong>, perch\u00e9 scoperte inizialmente da Galileo Galilei. Queste lune sono di gran lunga gli oggetti pi\u00f9 grandi che ruotano in orbita attorno a Giove. Esse hanno una forma quasi sferica e sarebbero considerati dei pianeti nani se invece di ruotare intorno a Giove fossero in orbita diretta attorno al Sole. Il maggiore, <strong><span style=\"color: #008000;\">Ganimede<\/span><\/strong>, pu\u00f2 essere considerato il nono oggetto pi\u00f9 grande nel Sistema Solare, ed \u00e8 pi\u00f9 grande di Mercurio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-37253\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Jupiter.moons1_.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1097\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Jupiter.moons1_.jpg 1920w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Jupiter.moons1_-300x171.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Jupiter.moons1_-768x439.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Jupiter.moons1_-1024x585.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Jupiter.moons1_-1200x686.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le loro forme orbitali variano da &#8220;quasi perfettamente&#8221; circolari ad altamente eccentriche e inclinate; molte ruotano nella direzione opposta alla rotazione di Giove (ovvero hanno un moto retrogrado). I periodi orbitali sono molto variabili, da sette ore a quasi tre anni terrestri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Satelliti regolari<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Le lune galileiane, Io, Europa, Ganimede e Callisto<\/span><\/strong>, sono alcuni dei pi\u00f9 grandi oggetti del Sistema Solare, pi\u00f9 grandi di qualsiasi altro pianeta nano conosciuto. Come abbiamo accennato il maggiore, Ganimede, supera persino il diametro del pianeta Mercurio. Andiamo a conoscerli \u2026 pi\u00f9 da vicino.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37247 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/182px-Io_highest_resolution_true_color.jpg\" alt=\"\" width=\"314\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/182px-Io_highest_resolution_true_color.jpg 182w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/182px-Io_highest_resolution_true_color-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/182px-Io_highest_resolution_true_color-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/182px-Io_highest_resolution_true_color-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/182px-Io_highest_resolution_true_color-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 314px) 100vw, 314px\" \/>IO<br \/>\n<\/span><\/strong>IO \u00e8 la pi\u00f9 interna delle quattro lune galileiane di Giove ed ha un diametro di 3642 chilometri. Con oltre 400 vulcani attivi \u00e8 l&#8217;oggetto geologicamente pi\u00f9 attivo nel Sistema Solare. La sua superficie presenta oltre cento montagne, alcune delle quali pi\u00f9 alte del Monte Everest sulla Terra. A differenza della maggior parte dei satelliti nel sistema solare esterno (che hanno uno spesso strato di ghiaccio), IO \u00e8 principalmente composto da roccia silicea che circonda un nucleo di ferro fuso o solfuro di ferro. Gli scienziati ritengono che possieda un proprio campo magnetico ed un&#8217;atmosfera estremamente sottile costituita principalmente da anidride solforosa.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\" wp-image-37246 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/156px-Europa-moon.jpg\" alt=\"\" width=\"302\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/156px-Europa-moon.jpg 156w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/156px-Europa-moon-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/156px-Europa-moon-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/156px-Europa-moon-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/156px-Europa-moon-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 302px) 100vw, 302px\" \/>EUROPA<\/span><\/strong><br \/>\nla seconda delle quattro lune galileiane, \u00e8 anche la seconda pi\u00f9 vicina a Giove e la pi\u00f9 piccola con un diametro di 3121,6 chilometri (leggermente pi\u00f9 piccola della Luna). Europa \u00e8 principalmente costituita da roccia silicea e probabilmente ha un nucleo di ferro. Ha un&#8217;atmosfera tenue composta principalmente da ossigeno. Ha una superficie liscia e luminosa, con uno strato d&#8217;acqua che circonda il mantello del pianeta, che si ritiene abbia uno spessore di 100 chilometri. La superficie liscia comprende uno strato di ghiaccio, mentre sul fondo \u00e8 teorizzata la presenza di acqua allo stato liquido. L&#8217;apparente levigatezza della superficie ha portato all&#8217;ipotesi che sotto di essa esista un oceano d&#8217;acqua, che potrebbe ospitare vita extraterrestre. L&#8217;energia termica assicura che l&#8217;oceano rimanga allo stato liquido e potrebbe favorire l&#8217;attivit\u00e0 geologica. Le marcature di rilievo di colore bruno-rossastro teoricamente causato dallo zolfo, mostrano una bassa topografia bassa. Alcune teorie suggeriscono che le eruzioni vulcaniche e persino i geyser siano concause insieme alla gravit\u00e0 di Giove della sua struttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-37254 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Moon_Ganymede_by_NOAA_-_cropped.jpg\" alt=\"\" width=\"287\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Moon_Ganymede_by_NOAA_-_cropped.jpg 263w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Moon_Ganymede_by_NOAA_-_cropped-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Moon_Ganymede_by_NOAA_-_cropped-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Moon_Ganymede_by_NOAA_-_cropped-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Moon_Ganymede_by_NOAA_-_cropped-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 287px) 100vw, 287px\" \/>GANIMEDE<\/span><\/strong><br \/>\nla terza luna galileiana, \u00e8 il pi\u00f9 grande satellite naturale del Sistema Solare ed \u00e8 composto principalmente da roccia silicea e ghiaccio d&#8217;acqua. Si ritiene che esista un oceano di acqua salata quasi 200 km sotto la superficie di Ganimede, inserito tra gli strati di ghiaccio. Ha un diametro di circa 5200 chilometri di diametro, il che lo rende pi\u00f9 grande del pianeta Mercurio, ma con la met\u00e0 della sua massa met\u00e0 essendo un mondo ghiacciato. \u00c8 l&#8217;unico satellite del Sistema Solare noto per possedere una magnetosfera, probabilmente creatasi per convezione all&#8217;interno del suo nucleo composto da ferro liquido. La superficie presenta regioni scure, altamente craterizzate e ricoperte di ghiaccio, e regioni pi\u00f9 giovani, con una vasta gamma di scanalature e creste. Il satellite ha una sottile atmosfera di ossigeno che include ossigeno e idrogeno atomico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37251 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Callisto_cropped.jpg\" alt=\"\" width=\"305\" height=\"305\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Callisto_cropped.jpg 240w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Callisto_cropped-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Callisto_cropped-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Callisto_cropped-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Callisto_cropped-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 305px) 100vw, 305px\" \/>CALLISTO<\/span><\/strong><br \/>\nquarta e ultima luna galileiana, la seconda pi\u00f9 grande delle quattro, con 4820,6 chilometri di diametro. La luna non fa parte della risonanza orbitale che colpisce i tre satelliti interni e quindi non subisce un sensibile riscaldamento da parte delle maree. Callisto \u00e8 composto da quantit\u00e0 circa uguali di roccia e ghiaccio, il che lo rende il meno denso delle lune galileiane. \u00c8 uno dei satelliti pi\u00f9 fortemente craterizzato del Sistema Solare. Una delle sue caratteristiche principali \u00e8 la presenza di un enorme bacino, largo circa 3000 chilometri, che fu chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">Valhalla<\/span><\/strong>. Callisto \u00e8 circondato da un&#8217;atmosfera estremamente sottile composta da anidride carbonica e probabilmente ossigeno molecolare. Anche Callisto potrebbe avere un oceano sotterraneo di acqua liquida a profondit\u00e0 inferiori a 300 chilometri che potrebbe ospitare qualche forma di vita. Callisto \u00e8 considerato il luogo pi\u00f9 adatto per una base umana per la futura esplorazione del sistema di Giove poich\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 lontano dall&#8217;intensa radiazione di Giove.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37259 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Amalthea_global.jpg\" alt=\"\" width=\"1041\" height=\"781\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Amalthea_global.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Amalthea_global-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Amalthea_global-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1041px) 100vw, 1041px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Amalthea, il suo colore rosso dipende dal fatto che emette pi\u00f9 calore di quanto ne riceve dal Sole<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gruppo<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Amalthea<\/span><\/strong> composto da quattro lune, <strong><span style=\"color: #008000;\">Metis, Adrastea, Amalthea<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Theb<\/span><span style=\"color: #008000;\">e<\/span><\/strong>, che orbitano molto pi\u00f9 vicino a Giove. Queste lune riempiono e mantengono il debole sistema ad anello di Giove. <strong><span style=\"color: #008000;\">Metis<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Adrastea<\/span><\/strong> aiutano a mantenere l&#8217;anello principale di Giove, mentre <strong><span style=\"color: #008000;\">Amalthea<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Thebe<\/span><\/strong> mantengono ciascuno i propri deboli anelli esterni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-37249\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/600px-PIA01627_Ringe.jpg\" alt=\"\" width=\"1039\" height=\"780\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/600px-PIA01627_Ringe.jpg 600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/600px-PIA01627_Ringe-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1039px) 100vw, 1039px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Satelliti irregolari<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nComposti da lune con orbite, retrograde e progressive. Esse si collocano ad una maggiore distanza da Giove e presentano, a differenza di quelli regolari, alte inclinazioni ed eccentricit\u00e0. Esse furono probabilmente catturate da Giove dalle orbite solari. Se ne conoscono 75 e 22 non hanno ricevuto ancora un nome proprio ufficiale. Queste lune formano anch\u2019esse delle famiglie &#8220;provvisorie&#8221; basate sulle loro somiglianze e composizione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-37273\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/new-jovian-moons_700.jpg\" alt=\"\" width=\"1047\" height=\"654\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/new-jovian-moons_700.jpg 700w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/new-jovian-moons_700-300x187.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1047px) 100vw, 1047px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In certi casi, le famiglie portano i nomi dei loro membri pi\u00f9 grandi. Li possiamo suddividere in:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Satelliti progradi a se stante (ovvero non appartenenti a famiglie note)<\/span><\/strong>:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-37274 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Themisto_Transparent.png\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"365\" \/>Themisto<\/span><\/strong>, la luna pi\u00f9 interna e irregolare. Scoperto per la prima volta nel 1975 da Charles Thomas Kowal e Elizabeth Roemer, Themisto si perse nello spazio, non essendoci nessuna prova che stesse effettivamente orbitando intorno al pianeta di Giove. Dal colore del satellite, \u00e8 possibile che Themisto sia un asteroide carbonioso di tipo C, il gruppo pi\u00f9 popoloso degli asteroidi nella cintura degli asteroidi, che fu catturato dall&#8217;attrazione gravitazionale di Giove. Ci\u00f2 \u00e8 altamente possibile grazie al suo spettro di colori luminosi che emette ai telescopi. La sua superficie mostra numerose aree montuose e colline rocciose con pochissimi crateri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Carpo<\/span><\/strong>, la luna con la pi\u00f9 alta inclinazione di tutte le lune prograde.\u00a0 Fu scoperta da Scott S. Sheppard su dati che risalivano al 2016, ma non fu reso noto fino al 17 luglio 2018, tramite una Minor Planet Electronic Circulars (MPEC) dal Minor Planet Center. Il satellite ha un diametro di circa 1 km e orbita attorno al pianeta ad una distanza di circa 19 milioni di chilometri. La sua inclinazione orbitale \u00e8 di 34 gradi e la sua eccentricit\u00e0 orbitale \u00e8 0,222. Incrocia percorsi con diverse lune che hanno orbite retrograde e potrebbero in futuro scontrarsi con loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Valetudo<\/span><\/strong>, scoperto nel 2018, \u00e8 la luna pi\u00f9 esterna.\u00a0Fu scoperta da Scott S. Sheppard su dati che risalivano al 2016, ma non fu reso noto fino al 17 luglio 2018, tramite una Minor Planet Electronic Circulars (MPEC) dal Minor Planet Center. Il satellite ha un diametro di circa 1 km e orbita attorno al pianeta ad una distanza di circa 19 milioni di chilometri. La sua inclinazione orbitale \u00e8 di 34 gradi e la sua eccentricit\u00e0 orbitale \u00e8 0,222. Incrocia percorsi con diverse lune che hanno orbite retrograde e potrebbero in futuro scontrarsi con loro.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Satelliti retrogradi:<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37271 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Carme.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"222\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Carme<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gruppo Carme<br \/>\n<\/span><\/strong>Un insieme di corpi celesti irregolari\u00a0 di colore molto omogeneo (rosso chiaro) che si ritengono abbiano avuto origine da un progenitore di un asteroide di tipo D, probabilmente un corpo Trojan di Giove. Il satellite <strong><span style=\"color: #008000;\">Carme<\/span><\/strong>, che da il nome al gruppo, \u00e8 il corpo pi\u00f9 grande del suo gruppo che \u00e8 composto da ben sedici satelliti. Fu scoperto da <strong><span style=\"color: #008000;\">Seth Barnes Nicholson<\/span><\/strong> il 30 luglio 1938 all&#8217;Osservatorio di Mount Wilson.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37270 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Ananke.jpg\" alt=\"\" width=\"322\" height=\"211\" \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Gruppo Ananke<\/span><\/strong>. La maggior parte dei suoi membri appare di colore grigiastro e si ritiene che il gruppo si sia formato dalla rottura di un asteroide catturato nell&#8217;orbita di Giove e colliso con altri corpi celesti. <strong><span style=\"color: #008000;\">Ananke,<\/span><\/strong> che da il nome al gruppo, \u00e8 un satellite esterno di forma irregolare con moto retrogrado. Anch&#8217;esso fu scoperto da Seth Barnes Nicholson il 28 settembre 1951 all&#8217;Osservatorio del Monte Wilson. La sua superficie ha uno spettro visibile rosso chiaro, ed uno spettro infrarosso (non visibile) simile a quello degli asteroidi di tipo P, che mostrano segni di ghiaccio d&#8217;acqua, silicati e carbonio.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Ananke<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37272 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Pasiphae.jpg\" alt=\"\" width=\"325\" height=\"213\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pasiphae<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gruppo di Pasiphae<br \/>\n<\/span><\/strong>Si tratta di un insieme di corpi piuttosto disperso, con colorazioni che variano, anche in modo significativo, dal rosso al grigio, che potrebbe essere anch&#8217;esso il risultato di molteplici collisioni di corpi celesti. Tra di essi vi \u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">Dedes<\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong>i<\/strong>nope, <\/span><\/strong>di colore rosso, che, data la differenza di inclinazione rispetto agli altri membri del gruppo, avrebbe potuto essere catturato in modo indipendente. <strong><span style=\"color: #008000;\">Pasiphae<\/span><\/strong>, che da il nome al gruppo, fu scoperto da <span style=\"color: #008000;\"><strong>Philibert Jacques Melotte<\/strong><\/span> il 27 gennaio 1908 al Royal Greenwich Observatory. \u00c8 il pi\u00f9 grande dei satelliti retrogradi, ed \u00e8 il terzo pi\u00f9 grande satellite di forma irregolare, dopo <strong><span style=\"color: #008000;\">Himalia<\/span><\/strong> ed <strong><span style=\"color: #008000;\">Elara<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37275 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Himalia_Transparent.png\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"282\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Himalia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gruppo Himalia<br \/>\n<\/span><\/strong>E&#8217; un gruppo di satelliti retrogradi creatisi a seguito della collisione di un grande asteroide che si spezz\u00f2 in quattro corpi che vennero poi catturati per gravit\u00e0 da Giove. Furono chiamati\u00a0 <strong><span style=\"color: #008000;\">Himalia, Elara, Leda e Lysithea<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Himalia<\/span><\/strong> \u00e8 il pi\u00f9 grande dei satelliti di forma irregolare di Giove. Fu scoperto il 3 dicembre 1904 da <strong><span style=\"color: #008000;\">Charles Dillon Perrine<\/span><\/strong> all&#8217;Osservatorio Lick. Si form\u00f2 nella cintura degli asteroidi ma fu poi catturato dalla gravit\u00e0 di Giove. Come in molte altre lune di Giove, si ritiene che l&#8217;acqua sia presente al suo interno tra due strati geologici. La sua superficie appare grigia e presenta spettri tipici degli asteroidi di tipo C. Non sembrano esserci aree montuose o vallate visibili. Le uniche aree montuose visibili sono sotto la superficie nella crosta inferiore. Gli astrogeologi ritengono che queste saranno spinte in superficie nei prossimi milioni di anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37276 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-moon-elara.jpg\" alt=\"\" width=\"159\" height=\"159\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-moon-elara.jpg 310w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-moon-elara-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-moon-elara-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-moon-elara-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-moon-elara-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-moon-elara-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 159px) 100vw, 159px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Elara<\/span><\/strong> fu scoperto da Charles Dillon Perrine all&#8217;Osservatorio di Lick il 2 gennaio 1905. Elara si trova a pi\u00f9 di cento milioni di miglia dal pianeta Giove stesso. Apparentemente, la sua superficie \u00e8 composta da diverse sostanze rocciose e presenta crateri da impatto, aree montane e pianure. Gli scienziati ritengono che Elara, come tanti satelliti gioviani, ospiti un oceano profondo, racchiuso tra due strati geologici collocati circa 300 chilometri sotto la sua superficie. Una caratteristica interessante da memorizzare.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">Elara<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Asteroidi troiani<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37277 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Modello_di_Hektor.png\" alt=\"\" width=\"284\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Modello_di_Hektor.png 330w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Modello_di_Hektor-300x202.png 300w\" sizes=\"(max-width: 284px) 100vw, 284px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Modello di 624 Hektor, il pi\u00f9 grande dei troiani di Giove<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli asteroidi Troiani non sono propriamente delle lune e sono situati in corrispondenza nei punti di equilibrio del sistema gravitazionale Sole &#8211; Giove ovvero in quella parte di spazio in cui \u00e8 nulla la risultante tra l&#8217;attrazione gravitazionale complessiva esercitata da questi due corpi celesti e la forza centrifuga apparente. Ci\u00f2 nonostante vale la pena dire due parole su di loro. I <strong><span style=\"color: #008000;\">Troiani di Giove<\/span><\/strong> sono oggetti scuri di dimensioni irregolari di cui si sa molto poco circa le loro masse, la composizione chimica, la rotazione ed altri parametri fisici. Le loro forme sono dedotte matematicamente e nessuna sonda li ha ancora sorvolati. Chiss\u00e0, forse in futuro potrebbero rivelarci molti misteri sulla loro origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Esplorazione delle sonde intorno alle lune<\/span><\/strong><br \/>\nCome abbiamo letto nel primo articolo su Giove, i primi veicoli spaziali a visitarlo furono Pioneer 10 (1973) e Pioneer 11 (1974), scattando immagini a bassa risoluzione delle quattro lune galileiane. Le sonde Voyager 1 e 2 visitarono Giove nel 1979, scoprendo l&#8217;attivit\u00e0 vulcanica su Io e la presenza di ghiaccio d&#8217;acqua sulla superficie di Europa. La sonda Cassini, in transito per Saturno, sorvol\u00f2 Giove nel 2000 e raccolse dati sulle interazioni delle lune galileiane con l&#8217;atmosfera estesa di Giove.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37155\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager-.jpg\" alt=\"\" width=\"1042\" height=\"586\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager-.jpg 1280w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager--300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager--768x432.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager--1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager--1200x675.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1042px) 100vw, 1042px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">pittorico della sonda Voyager<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">sonda Galileo<\/span> <\/strong>fu la prima a entrare in orbita attorno a Giove, arrivando nel 1995 e studiandola fino al 2003. Durante questo periodo, Galileo raccolse una grande quantit\u00e0 di informazioni sul sistema gioviano, avvicinandosi a tutte le lune galileiane, e trov\u00f2 evidenze di atmosfere sottili su tre di esse, nonch\u00e9 la possibilit\u00e0 di acqua liquida sotto le superfici di Europa, Ganimede e Callisto. Scopr\u00ec anche la presenza di un campo magnetico attorno a Ganimede. La sonda spaziale <strong><span style=\"color: #008000;\">New Horizons<\/span><\/strong>, nel 2007, effettu\u00f2 nuove misurazioni dei parametri orbitali dei suoi satelliti che arricchirono le banche dati sulle lune.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_XpsQimYhNkA\"><div id=\"lyte_XpsQimYhNkA\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/XpsQimYhNkA\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/XpsQimYhNkA\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/XpsQimYhNkA\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2016, la sonda<strong><span style=\"color: #008000;\"> Juno<\/span><\/strong> raccolse spettacolari immagini delle lune galileiane mentre si avvicinava all&#8217;inserzione dell&#8217;orbita di Giove, creando un incredibile video time-lapse del loro movimento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37279 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/lucy-sonda-giove-1-e1576335259595.jpg\" alt=\"\" width=\"1043\" height=\"782\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Rendering artistico della sonda Lucy durante il flyby di un asteroide troiano di Giove. Il 4 gennaio 2017 venne scelta, assieme a Psyche, come tredicesima missione del Programma Discovery. Il lancio della navicella avverr\u00e0 nel 2021 con una durata prevista della missione di 12 anni verso i 4 asteroidi troiani di Giove, che condividono la loro orbita attorno al Sole con Giove.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Colonizzazione: una sfida complessa ma non impossibile<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nArriviamo ora alla nostra domanda di partenza; possibilit\u00e0 di colonizzazione. Il sistema gioviano, oltre alla non trascurabile distanza, presenta particolari svantaggi per la sopravvivenza di una colonia umana a causa degli alti livelli di radiazioni e gravitazionali. Sulla luna<strong><span style=\"color: #008000;\"> Io<\/span><\/strong> i livelli di radiazione arrivano a 3.600 rems al giorno e 540 rems su <strong><span style=\"color: #008000;\">Europa<\/span><\/strong>. Considerando che un&#8217;esposizione di <strong><span style=\"color: #008000;\">75<\/span><\/strong> rems sarebbe sufficiente per causare un avvelenamento da radiazioni e <strong><span style=\"color: #008000;\">500<\/span><\/strong> rems sarebbe fatale per gli astronauti, una missione sulla luna Io sarebbe un suicidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_UyvnUzt2arM\"><div id=\"lyte_UyvnUzt2arM\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/UyvnUzt2arM\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/UyvnUzt2arM\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/UyvnUzt2arM\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unica luna galileiana considerabile per una colonizzazione potrebbe essere <strong><span style=\"color: #008000;\">Callisto<\/span><\/strong>, grazie alla sua distanza dalla potente fascia di radiazione di Giove, essa \u00e8 infatti soggetta solo a 0,01 rem al giorno. Callisto fu identificato nell\u2019ambito di uno studio della NASA, chiamato<strong><span style=\"color: #008000;\"> HOPE (Revolutionary Concepts for Human Outer Planet Exploration)<\/span><\/strong>, come candidato per la costruzione di una base per produrre carburante per l\u2019esplorazione del sistema solare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37280 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Valhalla_crater_on_Callisto.jpg\" alt=\"\" width=\"1196\" height=\"714\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Valhalla_crater_on_Callisto.jpg 1196w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Valhalla_crater_on_Callisto-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Valhalla_crater_on_Callisto-768x458.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Valhalla_crater_on_Callisto-1024x611.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1196px) 100vw, 1196px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il cratere Valhalla su Callisto<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>Il 4 gennaio 2017 la <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA<\/span><\/strong> annunci\u00f2 la <strong><span style=\"color: #008000;\">missione Lucy<\/span><\/strong>, una delle previste prossime due attivit\u00e0 del Discovery Program. Lucy \u00e8 pronta a esplorare sei asteroidi troiani di Giove. Il lancio \u00e8 previsto nell\u2019ottobre 2021 e arriver\u00e0 alla nuvola di <span style=\"color: #008000;\"><strong>Troia L4<\/strong><\/span> nel <strong><span style=\"color: #008000;\">2027<\/span><\/strong> dopo un sorvolo di un asteroide della cintura principale. Ritorner\u00e0 quindi nelle vicinanze della Terra per un fly by per potersi spingere fino alla nuvola di <span style=\"color: #008000;\"><strong>Troia L5<\/strong><\/span> di Giove dove visiter\u00e0 l\u2019asteroide <span style=\"color: #008000;\"><strong>617 Patroclo<\/strong><\/span>. Perch\u00e9 potrebbe essere importante? Perch\u00e9 <strong><span style=\"color: #008000;\">Patroclo<\/span><\/strong> ed altri asteroidi esterni sono probabilmente composti da ghiaccio d&#8217;acqua, con uno strato di polvere. Ci\u00f2 suggerisce che l&#8217;estrazione di acqua e altri materiali volatili in questa regione e il loro trasporto potrebbe essere fattibile in un futuro non cos\u00ec lontano, rendendo pi\u00f9 pratica la colonizzazione verso gli spazi esterni. <strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Proseguiamo ora il nostro viaggio verso il Signore degli anelli, Saturno.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\"><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>NASA images, audio, video, and computer files used in the rendition of 3-dimensional models are permitted for educational or informational purposes, including photo collections, textbooks, public exhibits, computer graphical simulations and Internet Web pages. This general permission extends to personal Web pages <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10.0pt;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36314\"><span class='mb-text'>MERCURIO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36394\"><span class='mb-text'>VENERE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36584\"><span class='mb-text'>MARTE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36998\"><span class='mb-text'>LE COMETE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36620\"><span class='mb-text'>ASTEROIDI<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37134\"><span class='mb-text'>GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37136\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37139\"><span class='mb-text'>SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37945\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37949\"><span class='mb-text'>URANO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37952\"><span class='mb-text'>NETTUNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37954\"><span class='mb-text'>PLUTONE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37959\"><span class='mb-text'>OLTRE PLUTONE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 14<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ASTRONOMIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Giove, satelliti, Callisto Dopo aver orbitato intorno al turbolento Giove, proseguiamo la nostra esplorazione verso le sue lune. Un compito non semplice in quanto sono \u2026 79 lune.\u00a0 La conoscenza dell&#8217;esistenza delle lune maggiori sembra essere molto antica.\u00a0Le fonti cinesi riferiscono che nel 364 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2380,"featured_media":39049,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[2296],"tags":[],"class_list":["post-37136","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-astronomia-e-astrofisica"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Viaggio nel sistema solare: le lune di Giove &#8226; OCEAN4FUTURE autore<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37136\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Viaggio nel sistema solare: le lune di Giove &#8226; OCEAN4FUTURE autore\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"tempo di lettura:  14 minuti. . 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