{"id":37134,"date":"2023-07-21T00:01:54","date_gmt":"2023-07-20T22:01:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=37134"},"modified":"2026-04-20T12:36:56","modified_gmt":"2026-04-20T10:36:56","slug":"viaggio-nel-sistema-solare-il-gigante-gassoso-giove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37134","title":{"rendered":"Viaggio nel sistema solare: il gigante gassoso Giove"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ASTRONOMIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Giove<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un lungo viaggio, abbiamo attraversato la cintura degli asteroidi e ci dirigiamo verso Giove, il pi\u00f9 grande pianeta del sistema solare, di dimensioni maggiori del doppio di tutti gli altri pianeti messi insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un gigante gassoso\u00a0 sempre in costante movimento<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nGiove \u00e8 uno degli oggetti pi\u00f9 luminosi ad occhio nudo nel cielo notturno, in media il terzo oggetto naturale pi\u00f9 visibile nel cielo notturno dopo Luna e Venere.\u00a0\u00c8 un pianeta gigante gassoso con un diametro di 142.984 km al suo equatore. A causa della sua rapida rotazione, la forma del pianeta \u00e8 quella di uno sferoide con un evidente rigonfiamento attorno all&#8217;equatore.\u00a0La sua distanza dal Sole varia di 75 milioni di km tra il perielio e la distanza pi\u00f9 lontana (afelio). Avendo una bassa inclinazione del suo asse (poco pi\u00f9 di 3 gradi), i poli ricevono costantemente meno radiazioni solari rispetto alla regione equatoriale del pianeta. Di conseguenza, raffrontato alla Terra, non subisce significativi cambiamenti stagionali. Ciononostante la convezione termica all&#8217;interno del pianeta trasporta pi\u00f9 energia ai poli, bilanciando le temperature a livello delle nuvole. Un fattore bizzarro come vedremo inseguito. La rotazione di Giove \u00e8 la pi\u00f9 veloce di tutti i pianeti del Sistema Solare, completando una rotazione sul suo asse in poco meno di dieci ore (rispetto alle 24 ore terrestri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come si form\u00f2 Giove?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl modo in cui si formarono i pianeti rimane oggetto di dibattito. Attualmente ci sono due teorie: la prima ritiene che ci sia stato un accrescimento centrale, che giustifica la formazione e dei pianeti interni ma mal si concilia con pianeti giganti come Giove. Un modello pi\u00f9 recente noto come <strong><span style=\"color: #008000;\">instabilit\u00e0 del disco<\/span><\/strong> pu\u00f2 aiutare a risolvere alcuni dei problemi che l&#8217;accrescimento centrale non riesce a risolvere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">Circa<\/span> <strong>4,6 miliardi di anni fa <\/strong><\/span>il sistema solare era di fatto una nebulosa ovvero una grande nuvola di polveri e gas. La gravit\u00e0 fece collassare il materiale su s\u00e9 stesso mentre iniziava a ruotare, formando il Sole al centro della nebulosa. Con la formazione del Sole, il materiale rimanente cominci\u00f2 a raggrupparsi. Piccole particelle si unirono, legate dalla forza di gravit\u00e0, in particelle sempre pi\u00f9 grandi. Il vento solare spazz\u00f2 via gli elementi pi\u00f9 leggeri, come l&#8217;idrogeno e l&#8217;elio, lasciando solo i materiali pesanti che formarono i pianeti interni. Allontanandosi dal Sole, i venti solari ebbero un impatto minore sugli elementi pi\u00f9 leggeri, come l\u2019idrogeno e l\u2019elio, permettendo loro di fondersi &#8220;rapidamente&#8221; in giganti gassosi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37169 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/giove-tempeste-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1059\" height=\"726\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/giove-tempeste-1.jpg 900w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/giove-tempeste-1-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/giove-tempeste-1-768x527.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1059px) 100vw, 1059px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">tempeste cicloniche su Giove &#8211; NASA\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre i pianeti rocciosi ebbero molto tempo per costruire le loro atmosfere pi\u00f9 pesanti quelle dei giganti gassosi erano troppo leggere e scomparirono rapidamente. Ad esempio, Giove \u00e8 composto quasi completamente da idrogeno, con circa il 10 percento del suo volume costituito da elio.\u00a0 Secondo la teoria dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">instabilit\u00e0 del disco<\/span><\/strong>, polveri e gas si legarono insieme e, nel tempo, si compattarono in un pianeta gigante, raggiungendo rapidamente una massa posta in un\u2019orbita stabile che gli imped\u00ec di dirigersi verso il Sole. Essendosi formato &#8220;rapidamente&#8221; ebbe un impatto anche sulla formazione e sulle orbite degli altri pianeti, alterandone, a causa della sua enorme massa, il percorso e facendoli deviare o verso i confini pi\u00f9 esterni del sistema solare o verso il Sole. I ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 di Lund hanno scoperto che la migrazione di Giove and\u00f2 avanti per circa 700.000 anni, in un periodo di circa 2-3 milioni di anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Lo studio di Giove incominci\u00f2 sin dall\u2019antichit\u00e0<\/span><\/strong><br \/>\nLe prime osservazioni di Giove risalgono almeno agli astronomi babilonesi del VII o VIII secolo a.C.. Nel II\u00b0 secolo a.C. l&#8217;astronomo ellenistico <strong><span style=\"color: #008000;\">Claudio Tolomeo<\/span><\/strong> costru\u00ec un modello planetario geocentrico per spiegare il movimento di Giove rispetto alla Terra, descrivendo il suo periodo orbitale attorno alla Terra di circa 11,86 anni. Nel 1610, <strong><span style=\"color: #008000;\">Galileo Galilei<\/span><\/strong> scopr\u00ec le quattro pi\u00f9 grandi lune di Giove, precedendo di un giorno <strong><span style=\"color: #008000;\">Simon Marius<\/span><\/strong>. Fu quest\u2019ultimo per\u00f2, pubblicando la sua scoperta nel 1614, ad\u00a0 assegnargli i nomi di <strong><span style=\"color: #008000;\">Io, Europa, Ganimede<\/span><\/strong> e<strong><span style=\"color: #008000;\"> Callisto<\/span><\/strong>. Intorno al 1660, <strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanni Cassini<\/span><\/strong> scopr\u00ec le bande colorate su Giove ed osserv\u00f2 che il pianeta appariva appiattito ai poli. Fu anche in grado di stimare per primo il periodo di rotazione del pianeta. La scoperta della <strong><span style=\"color: #008000;\">Grande Macchia Rossa<\/span><\/strong>, l\u2019elemento forse pi\u00f9 caratteristico di Giove, potrebbe risalire nel 1664 a <strong><span style=\"color: #008000;\">Robert Hooke<\/span><\/strong> o nel 1665 a <strong><span style=\"color: #008000;\">Cassini<\/span><\/strong>. Di fatto il primo disegno noto per mostrare i dettagli della <strong><span style=\"color: #008000;\">Grande Macchia Rossa<\/span><\/strong> fu prodotto dal farmacista <strong><span style=\"color: #008000;\">Heinrich Schwabe<\/span><\/strong>. La Macchia fu persa poi di vista in diverse occasioni, tra il 1665 e il 1708, prima di ritornare piuttosto evidente nel 1878. Fu registrata di nuovo in dissolvenza nel 1883 e all&#8217;inizio del XX secolo. Nel 1892, <strong><span style=\"color: #008000;\">E. E. Barnard<\/span><\/strong> osserv\u00f2 un quinto satellite di Giove in seguito chiamata <strong><span style=\"color: #008000;\">Amalthea<\/span><\/strong>. Fu l&#8217;ultima luna planetaria ad essere scoperta direttamente dall&#8217;osservazione visiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel XX secolo le scoperte si moltiplicarono. Nel 1932, <strong><span style=\"color: #008000;\">Rupert Wildt<\/span><\/strong> identific\u00f2 le bande di assorbimento di ammoniaca e metano negli spettri di Giove. Nel 1938 furono osservati tre sistemi anticiclonici di lunga durata, chiamati ovali bianchi. Per diversi decenni rimasero come elementi separati nell&#8217;atmosfera, a volte avvicinandosi l&#8217;uno all&#8217;altro ma senza fondersi mai. Infine, i due ovali si fusero nel 1998, per poi assorbire il terzo nel 2000, diventando l\u2019Oval BA. Non ultimo, nel 1955, <strong><span style=\"color: #008000;\">Bernard Burke<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Kenneth Franklin<\/span><\/strong> rilevarono dei segnali radio provenienti da Giove alla frequenza di <strong><span style=\"color: #008000;\">22,2 MHz<\/span><\/strong>. Ma non solo. Un pioniere della radio astronomia australiano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Charles Alex Shain<\/span><\/strong>, analizz\u00f2 le registrazioni di Giove fatte nel 1950-51 alla frequenza di <strong><span style=\"color: #008000;\">18.3 MHz<\/span><\/strong> e scopr\u00ec che il pianeta emetteva pi\u00f9 rumore radio quando era rivolto verso la Terra. Questo voleva dire che i radio segnali provenivano da sorgenti localizzate a particolari longitudini.\u00a0Nel 1964 <strong><span style=\"color: #008000;\">E. Keith Bigg<\/span><\/strong> scopr\u00ec una connessione tra le tempeste radio di Giove e la posizione orbitale del suo satellite <strong><span style=\"color: #008000;\">Io<\/span><\/strong>. Il periodo delle emissioni corrispondeva alla rotazione del pianeta e permise di affinare la velocit\u00e0 di rotazione. Gli scienziati ritengono oggi che queste emissioni siano generate anche dalla magnetosfera di Giove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Le esplorazioni spaziali<\/span><\/strong><br \/>\nLo sviluppo dell\u2019ingegneria astronautica port\u00f2 dal 1973 all\u2019invio di numerose sonde verso Giove. Le <strong><span style=\"color: #008000;\">missioni Pioneer<\/span><\/strong> ottennero le prime immagini ravvicinate dell&#8217;atmosfera di Giove e di alcune sue lune.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37155 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager-.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager-.jpg 1280w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager--300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager--768x432.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager--1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/voyager--1200x675.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la sonda Voyager 1 &#8211; NASA\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sei anni dopo, le missioni delle <strong><span style=\"color: #008000;\">sonde Voyager<\/span><\/strong> migliorarono notevolmente la comprensione delle lune e scoprirono gli anelli di Giove. Confermarono anche che la Grande Macchia Rossa era una enorme tempesta, che ruotava in modo differenziato rispetto al resto dell&#8217;atmosfera, a volte pi\u00f9 veloce e a volte pi\u00f9 lentamente, cambiando colore, dall&#8217;arancione al marrone scuro. La missione successiva della <strong><span style=\"color: #008000;\">sonda Ulisse<\/span><\/strong> condusse studi sulla magnetosfera di Giove. Ulisse non aveva telecamere, quindi non furono scattate immagini. Il primo veicolo spaziale ad orbitare attorno a Giove fu la sonda Galileo, che entr\u00f2 in orbita il 7 dicembre 1995, orbitando attorno al pianeta per oltre sette anni, e conducendo diversi voli di tutte le lune della Galilea e Amalthea. La navicella spaziale ha anche assistito all&#8217;impatto della <strong><span style=\"color: #008000;\">cometa Shoemaker \u2013 Levy 9<\/span><\/strong> mentre si avvicinava a Giove nel 1994, un punto di vista unico per l&#8217;evento.<\/p>\n<div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_gbsqWozEBBw\"><div id=\"lyte_gbsqWozEBBw\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/gbsqWozEBBw\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/gbsqWozEBBw\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/gbsqWozEBBw\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sonda atmosferica in titanio da 340 kg fu rilasciata nel luglio 1995, entrando nell&#8217;atmosfera di Giove il 7 dicembre. Scendendo attraverso 150 km di atmosfera e raccogliendo dati per 57,6 minuti prima che il segnale fosse perso ad una pressione di circa 23 atmosfere ad una temperatura di 153 \u00b0C. I dati di quella missione rivelarono che l&#8217;idrogeno costituisce fino al 90% dell&#8217;atmosfera di Giove. La temperatura registrata era superiore a 300 \u00b0C e la velocit\u00e0 del vento pi\u00f9 di 644 km \/ h.\u00a0 Nel 2000, la <strong><span style=\"color: #008000;\">sonda Cassini<\/span><\/strong> sfior\u00f2 Giove sulla sua strada per Saturno e forn\u00ec alcune delle immagini ad alta risoluzione mai realizzate sul pianeta. Nel 2007, la sonda New Horizons us\u00f2 la gravit\u00e0 di Giove per aumentare la sua velocit\u00e0 e piegare la sua traiettoria lungo il percorso per Plutone. L&#8217;approccio pi\u00f9 vicino fu il 28 febbraio 2007, e permise la misura della produzione di plasma dai vulcani sulla luna <strong><span style=\"color: #008000;\">Io<\/span><\/strong> e di studiare in dettaglio le lune, comprese due di quelle esterne, <strong><span style=\"color: #008000;\">Himalia<\/span><\/strong> ed <strong><span style=\"color: #008000;\">Elara<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37157 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/juno-mission-19-100668597-orig.jpg\" alt=\"\" width=\"1049\" height=\"1462\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/juno-mission-19-100668597-orig.jpg 1008w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/juno-mission-19-100668597-orig-215x300.jpg 215w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/juno-mission-19-100668597-orig-768x1070.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/juno-mission-19-100668597-orig-735x1024.jpg 735w\" sizes=\"(max-width: 1049px) 100vw, 1049px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la missione di Juno<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">missione Juno<\/span><\/strong> della NASA arriv\u00f2 a Giove il 4 luglio 2016 e si prevede che completer\u00e0 37 orbite nei prossimi 20 mesi. Il 27 agosto 2016, la navicella spaziale complet\u00f2 il suo primo sorvolo di Giove e restitu\u00ec le prime immagini in assoluto del polo nord di Giove. Juno ha scoperto otto vortici uguali al polo nord disposti ai vertici di un&#8217;ottagono (l&#8217;ottagono di Giove), con al centro un nono vortice, e 5 vortici uguali al polo sud disposti come i vertici di un pentagono (il pentagono di Giove), con al centro un sesto vortice. Una scoperta interessante che richiama quella dei sei vortici di Saturno che scopriremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prossima missione pianificata per il sistema gioviano sar\u00e0 <strong><span style=\"color: #008000;\">Jupiter Icy Moon Explorer (JUICE)<\/span><\/strong> dell&#8217;Agenzia spaziale europea, il cui lancio \u00e8 previsto nel 2022. L&#8217;obiettivo sono le tre lune ghiacciate di Giove: <strong><span style=\"color: #008000;\">Ganimede, Europa <\/span><\/strong>e<strong><span style=\"color: #008000;\"> Callisto<\/span><\/strong> che presentano discrete quantit\u00e0 di acqua liquida sotto la superficie e sono candidate ideali per la ricerca di vita.\u00a0 La sonda arriver\u00e0 nel sistema di Giove nel 2030 dopo aver sfruttato quattro volte l&#8217;assistenza gravitazionale della Terra e di Venere. Dopo una serie di fly-by (sorvoli) di Europa e Callisto, JUICE entrer\u00e0 in orbita nel 2032 attorno a <strong>Ganimede<\/strong> per un ulteriore studio che verr\u00e0 completato nel 2033.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-37162\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Europa-Clipper-current-concept.jpg\" alt=\"\" width=\"1041\" height=\"783\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Europa-Clipper-current-concept.jpg 963w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Europa-Clipper-current-concept-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Europa-Clipper-current-concept-768x577.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1041px) 100vw, 1041px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La missione di <strong><span style=\"color: #008000;\">JUICE<\/span><\/strong> sar\u00e0\u00a0seguita dalla missione <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Europa Clipper<\/span><\/strong> nel 2023. Gli obiettivi futuri da esplorare nel sistema di Giove includono il probabile oceano liquido coperto di ghiaccio della sua luna <span style=\"color: #008000;\"><strong>Europa<\/strong><\/span>. Ma di questo ne parleremo in un prossimo articolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Scendiamo ora su Giove<\/span><\/strong><br \/>\nCi stiamo avvicinando a questo gigante tempestoso, un pianeta decisamente inquietante. Vediamo di conoscerlo meglio per capire se, in qualche modo, potrebbe essere un candidato per una futura colonizzazione. Giove ha la pi\u00f9 grande atmosfera planetaria nel Sistema Solare, che si estende per oltre 5.000 km di altitudine. La parte pi\u00f9 esterna \u00e8 visibilmente separata in diverse bande a diverse latitudini, con evidenti turbolenze e tempeste lungo i loro confini interagenti. Forse la particolarit\u00e0 pi\u00f9 nota \u00e8 la <strong><span style=\"color: #008000;\">Grande Macchia Rossa<\/span><\/strong>, una tempesta gigantesca che persiste da almeno il XVII secolo, quando fu osservata per la prima volta al telescopio. Le zone variano in larghezza, colore e intensit\u00e0 di anno in anno.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37164 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/UT-from-space-probe-greatredspot.jpg\" alt=\"\" width=\"1825\" height=\"1190\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/UT-from-space-probe-greatredspot.jpg 1825w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/UT-from-space-probe-greatredspot-300x196.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/UT-from-space-probe-greatredspot-768x501.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/UT-from-space-probe-greatredspot-1024x668.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/UT-from-space-probe-greatredspot-1200x782.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1825px) 100vw, 1825px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Immagine rielaborata da Bjorn Jonsson della Great Red Spot realizzata da Voyager 1 nel 1979 rivela un&#8217;incredibile ricchezza di dettagli. La macchia \u00e8 una enorme tempesta, simile a un uragano, situata tra opposte correnti a getto nell&#8217;emisfero meridionale di Giove. Credito: NASA\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La base della sua atmosfera \u00e8 generalmente considerata il punto in cui la pressione atmosferica \u00e8 pari a 1 bar. Il pianeta \u00e8 perpetuamente coperto di nuvole composte principalmente da cristalli di ammoniaca, che si trovano nella tropopausa disposte in bande a diverse latitudini. La colorazione dall&#8217;arancione al marrone \u00e8 causata da diversi elementi chimici che cambiano colore quando esposti alla luce ultravioletta del Sole. Questi sono suddivisi in zone di colore pi\u00f9 chiaro fra cinture pi\u00f9 scure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37151 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-planet-profile-101111-02.jpg\" alt=\"\" width=\"1052\" height=\"1052\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-planet-profile-101111-02.jpg 575w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-planet-profile-101111-02-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-planet-profile-101111-02-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-planet-profile-101111-02-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-planet-profile-101111-02-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-planet-profile-101111-02-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 1052px) 100vw, 1052px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo <strong><span style=\"color: #008000;\">strato di nuvole<\/span><\/strong> ha una profondit\u00e0 di circa 50 km ed \u00e8 costituito da almeno due strati nuvolosi. Potrebbe anche esserci un sottile strato di nuvole d&#8217;acqua alla base dello strato di ammoniaca. A sostegno di questa teoria sono i lampi rilevati nell&#8217;atmosfera di Giove. Queste scariche elettriche possono essere fino a mille volte pi\u00f9 potenti dei fulmini sulla Terra. Le nuvole d&#8217;acqua generano temporali allo stesso modo dei temporali terrestri, spinti dal calore che sale dall&#8217;interno. Tutto questo con venti che possono superare i 360 km orari. L&#8217;atmosfera superiore di Giove \u00e8 composta da circa l&#8217;88-92% di idrogeno e l&#8217;8-12% di elio. La sua atmosfera contiene anche tracce di metano, carbonio, etano, idrogeno solforato, neon, ossigeno, zolfo vapore acqueo, ammoniaca e composti a base di silicio. Lo strato pi\u00f9 esterno dell&#8217;atmosfera contiene dei cristalli di ammoniaca congelata. Penetrando all&#8217;interno le percentuali dei gas cambiano, 71% idrogeno, 24% elio e il 5% di altri elementi, percentuali vicine alla composizione teorica della nebulosa solare primordiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Un mistero da chiarire<\/span><span style=\"font-size: 18pt;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Il diametro di Giove \u00e8 circa il 10% minore di quello del Sole ma irradia ancora pi\u00f9 calore di quello che riceve dal Sole in quanto la quantit\u00e0 di calore che produce al suo interno \u00e8 simile alla radiazione solare totale che riceve.\u00a0Questo calore aggiuntivo viene generato quando la superficie di una stella o di un pianeta si raffredda causando di conseguenza una diminuzione della pressione idrostatica che viene compensata comprimendosi per ristabilire l&#8217;equilibrio idrostatico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37163 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/jupiter-spot-e1576161885305.jpg\" alt=\"\" width=\"1039\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Immagine artistica della grande macchia rossa di Giove che riscalda l&#8217;atmosfera superiore. I ricercatori del Center for Space Physics del Boston University ritengono che la Grande Macchia Rossa di Giove possa fornire l&#8217; energia richiesta per riscaldare l&#8217;atmosfera superiore del pianeta ai valori insolitamente alti osservati. Giove \u00e8 oltre cinque volte pi\u00f9 distante dal Sole, eppure la sua atmosfera superiore ha temperature, in media, paragonabili a quelle trovate sulla Terra. NASA Photo credit: Art by Karen Teramura, UH IfA con James O\u2019Donoghue e Luke Moore<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la legge della conservazione dell&#8217;energia in un sistema isolato, questa compressione genera a sua volta un riscaldamento del nucleo. Il processo fa restringere Giove di circa due centimetri\u00a0ogni anno. E\u2019 stato calcolato che quando Giove si form\u00f2 il pianeta era molto pi\u00f9 caldo e aveva circa il doppio del suo diametro attuale.\u00a0Penetrando tra le nubi, attraverseremo\u00a0una atmosfera interna trasparente di idrogeno al di sotto della quale avremo un mantello\u00a0di idrogeno metallico liquido, con tracce di elio. Al di sotto troveremo un nucleo denso con una miscela di elementi, probabilmente di natura rocciosa e composto da carbonio e silicati.\u00a0La temperatura e la pressione all&#8217;interno di Giove aumentano costantemente verso il suo\u00a0nucleo. Per dare un\u2019idea, ad una pressione di 10 bar (1 MPa), la temperatura \u00e8 di circa 67 \u00b0C. Nel 1997, l&#8217;esistenza del nucleo fu suggerita da misure gravitazionali, indicando una massa da 12 a 45 volte quella della Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La grande macchia rossa<\/span><\/strong><br \/>\nLa caratteristica forse pi\u00f9 nota di Giove \u00e8 la sua <strong><span style=\"color: #008000;\">grande macchia rossa<\/span><\/strong>, una persistente tempesta anticiclonica con dimensioni maggiori della Terra, situata a circa 22\u00b0 a sud dell&#8217;equatore gioviano.\u00a0 Ha forma ovale e ruota in senso antiorario, con un periodo di circa sei giorni, e si colloca\u00a0a circa 8 km (5 miglia) sopra le nuvole. I modelli matematici suggeriscono che la tempesta sia geograficamente stabile e potrebbe essere una caratteristica permanente del pianeta. Le sue dimensioni, misurate alla fine del 1800, erano di circa 41.000 km ma le osservazioni\u00a0 seguenti, effettuate con le sonde, hanno mostrato che ha subito nel tempo delle variazioni di ampiezza, con una diminuzione attuale di circa 1000 km all&#8217;anno in lunghezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tempesta non \u00e8 l\u2019unica e sul pianeta \u00e8 possibile notare altri ovali bianchi e marroni: quelli bianchi sono nuvole relativamente fresche all&#8217;interno dell&#8217;atmosfera superiore, mentre i marroni sono pi\u00f9 caldi e si trovano all&#8217;interno. Tali tempeste possono durare poche ore o protrarsi per secoli. Nell&#8217;aprile 2017, gli scienziati hanno scoperto un &#8220;Grande punto freddo&#8221;, denominato <strong><span style=\"color: #008000;\">Spot<\/span><\/strong>, nella termosfera di Giove nel polo nord di Giove con dimensioni di 15.000 miglia di larghezza, 7.500 mi di larghezza e 200\u00b0 C pi\u00f9 fresco rispetto al materiale circostante.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37168 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/giove-magnetosfera.jpg\" alt=\"\" width=\"1047\" height=\"589\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/giove-magnetosfera.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/giove-magnetosfera-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/giove-magnetosfera-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1047px) 100vw, 1047px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">NASA rappresentazione della magnetosfera di Giove, ci si aspetta che la sonda Juno possa chiarire molti dei suoi misteri<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il campo magnetico di Giove \u00e8 quattordici volte pi\u00f9 forte di quello della Terra, rendendolo il pi\u00f9 forte nel Sistema Solare. Si pensa che questo campo sia generato da correnti parassite (movimenti vorticosi di materiali conduttori) all&#8217;interno del mantello di idrogeno metallico liquido. Il vento solare allunga la magnetosfera sul lato sottovento di Giove, estendendolo verso l&#8217;esterno fino a raggiungere quasi l&#8217;orbita di Saturno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Potremo mai atterrarci?<br \/>\n<\/span><\/strong>Giove appare essere un pianeta poco favorevole per poter impiantare delle basi di colonizzazione. I valori di temperatura e pressione sono di molto superiori a quelli sulla superficie del sole. Ammesso riuscissimo a raggiungere il nucleo roccioso, vi troveremmo temperature stimate di circa 36.000 \u00b0C e pressioni di 44,5 milioni di atmosfere, fattori che non consentirebbero nessun tipo di esplorazione diretta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37171\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Sotto-la-spessa-crosta-ghiacciata-di-Europa.jpg\" alt=\"\" width=\"1048\" height=\"745\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Sotto-la-spessa-crosta-ghiacciata-di-Europa.jpg 732w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Sotto-la-spessa-crosta-ghiacciata-di-Europa-300x214.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1048px) 100vw, 1048px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sotto la spessa crosta ghiacciata di Europa, gli scienziati credono ci sia un grande specchio d&#8217;acqua di dimensioni volumetriche tre volte superiori a quello dell&#8217;acqua sulla Terra, aumentando quindi le possibilit\u00e0 di qualche vita organica (Image credit: \u00a9 NASA\/JPL\/Ted Stryk)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che potrebbe essere interessante \u00e8 per\u00f2 una sua luna, <strong><span style=\"color: #008000;\">Europa<\/span><\/strong>, che supera di dimensioni anche Plutone. Anche di questo ne parleremo approfonditamente nel prossimo articolo dedicato alle tante lune di Giove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 della sua abitabilit\u00e0, un fattore da non trascurare, \u00e8 lo <strong><span style=\"color: #008000;\">sfruttamento della gravit\u00e0 di Giove come fionda gravitazionale<\/span><\/strong>, ovvero quella tecnica di volo spaziale che utilizza la gravit\u00e0 di un pianeta di grandi dimensioni per alterare il percorso e la velocit\u00e0 di un veicolo spaziale. Per ottenere questo effetto, il mezzo spaziale deve effettuare un volo ravvicinato del pianeta. Quando il mezzo si avvicina, la gravit\u00e0 del pianeta la attrae aumentando la sua velocit\u00e0. Dopo aver passato il pianeta, la gravit\u00e0 continua ad attrarre il veicolo, rallentandolo, ma\u00a0 cambia la direzione del veicolo che viene sparato moltiplicando la sua velocit\u00e0 iniziale. Gi\u00e0 sfruttata con successo da molte sonde spaziali, essa ci consentir\u00e0 di poter raggiungere lo spazio esterno verso gli altri grandi pianeti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>NASA images, audio, video, and computer files used in the rendition of 3-dimensional models are permitted for educational or informational purposes, including photo collections, textbooks, public exhibits, computer graphical simulations and Internet Web pages. This general permission extends to personal Web pages.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: white;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36314\"><span class='mb-text'>MERCURIO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36394\"><span class='mb-text'>VENERE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36584\"><span class='mb-text'>MARTE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36998\"><span class='mb-text'>LE COMETE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36620\"><span class='mb-text'>ASTEROIDI<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37134\"><span class='mb-text'>GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37136\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37139\"><span class='mb-text'>SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37945\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37949\"><span class='mb-text'>URANO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37952\"><span class='mb-text'>NETTUNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37954\"><span class='mb-text'>PLUTONE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37959\"><span class='mb-text'>OLTRE PLUTONE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 12<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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