{"id":37061,"date":"2020-01-31T00:10:54","date_gmt":"2020-01-31T00:10:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=37061"},"modified":"2023-08-11T19:03:39","modified_gmt":"2023-08-11T17:03:39","slug":"biodiversita-e-pressione-antropica-di-luigi-piazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37061","title":{"rendered":"Biodiversit\u00e0 e pressione antropica"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">..<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: BIOLOGIA E ECOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: biodiversit\u00e0, impatto antropico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Biodiversit\u00e0<\/span><\/strong><br \/>\nLa diversit\u00e0 biologica, o biodiversit\u00e0, rappresenta uno dei pi\u00f9 importanti concetti ecologici ed \u00e8 giustamente considerato uno degli obiettivi pi\u00f9 importanti nella conservazione e protezione ambientale.&nbsp;Nonostante che il termine \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">biodiversit\u00e0<\/span><\/strong>\u201d sia oggi divenuto estremamente familiare per chiunque, esso rappresenta un concetto complesso, difficilmente valutabile anche per gli specialisti. Infatti, la diversit\u00e0 biologica non esprime solo la variabilit\u00e0 di geni e\/o specie in un determinato ambiente, ma tutta una serie di aspetti che contribuiscono alla qualit\u00e0 ecologica degli ecosistemi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37058 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/L\u2019alga-rossa-Chrysymenia-ventricosa..jpg\" alt=\"\" width=\"1110\" height=\"696\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/L\u2019alga-rossa-Chrysymenia-ventricosa..jpg 1110w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/L\u2019alga-rossa-Chrysymenia-ventricosa.-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/L\u2019alga-rossa-Chrysymenia-ventricosa.-768x482.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/L\u2019alga-rossa-Chrysymenia-ventricosa.-1024x642.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/L\u2019alga-rossa-Chrysymenia-ventricosa.-320x202.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 1110px) 100vw, 1110px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019alga rossa Chrysymenia ventricosa da L\u2019ambiente marino mediterraneo &#8211; La biodiversit\u00e0 degli ecosistemi marini costieri di Luigi Piazzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">Convenzione di Rio de Janeiro<\/span> <\/strong>(1992) ha definito la biodiversit\u00e0 come \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">la variabilit\u00e0 tra organismi viventi e i complessi ecologici di cui questi fanno parte.<\/span><\/strong>\u201d La biodiversit\u00e0 comprende quindi differenti livelli di organizzazione, dalla variet\u00e0 genetica tra individui e popolazioni, alla diversit\u00e0 di specie, di popolamenti, di habitat, di paesaggi e di regioni biogeografiche. Da un punto di vista ecologico, la biodiversit\u00e0 viene normalmente considerata come il numero di specie che condividono una determinata area. In realt\u00e0 il solo numero di specie non \u00e8 sufficiente a descrivere i pattern di diversit\u00e0, in quanto il numero di individui per specie pu\u00f2 essere altamente variabile; occorre quindi considerare sia il numero di specie presenti che la distribuzione degli individui tra le specie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 importante anche definire la scala spaziale a cui ci si riferisce, in quanto si pu\u00f2 misurare la diversit\u00e0 di un singolo campione, di un determinato habitat, di un\u2019area comprendente pi\u00f9 habitat o di una regione biogeografica. Inoltre la diversit\u00e0 di un habitat o di un ecosistema pu\u00f2 essere definita a livello funzionale, prendendo in considerazione gli aspetti funzionali degli organismi presenti, come i differenti comportamenti alimentari, le forme di crescita, le caratteristiche morfologiche o le dimensioni. Da un punto di vista trofico, ad esempio, in un ecosistema in equilibrio dovrebbero essere presenti nelle giuste proporzioni produttori primari, erbivori, carnivori o decompositori; la riduzione o perdita di uno di questi livelli, come spesso si ha con la eliminazione dei grandi predatori in aree sovra sfruttate, pu\u00f2 comportare squilibri per il funzionamento di tutto il sistema. Infine, da un punto di vista paesaggistico, il concetto di biodiversit\u00e0 pu\u00f2 prendere in considerazione la variabilit\u00e0 esistente tra differenti habitat all\u2019interno di una determinata area o, a scala pi\u00f9 grande, il mosaico di habitat che caratterizza un sistema ecologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Pressione antropica e minacce all\u2019ambiente marino costiero<\/span><\/strong><br \/>\nLe coste marine rappresentano uno degli ambienti pi\u00f9 utilizzati dall\u2019uomo; \u00e8 stato stimato che circa il 70% della popolazione mondiale si concentra lungo le coste e in queste aree si sviluppa la maggior parte delle attivit\u00e0 produttive. Per tale motivo gli ecosistemi marini costieri sono stati ovunque fortemente alterati ed \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile trovare ambienti caratterizzati da un\u2019elevata naturalit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30067 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/spiaggia-inquinata.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"526\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/spiaggia-inquinata.jpg 561w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/spiaggia-inquinata-300x186.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le principali minacce agli ecosistemi costieri collegate alle attivit\u00e0 umane possiamo considerare <strong><span style=\"color: #008000;\">la<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">perdita degli habitat<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">i cambiamenti climatici, il sovra sfruttamento delle risorse, l\u2019inquinamento, l\u2019introduzione di specie e<\/span> <span style=\"color: #008000;\">l\u2019incremento di sedimenti fini<\/span><\/strong>. Queste alterazioni sono spesso correlate tra loro, e le interazioni sinergiche che si vengono a creare tra differenti alterazioni ambientali possono condurre a conseguenze gravi e difficilmente prevedibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Distruzione degli habitat<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>La <strong><span style=\"color: #008000;\">perdita di habitat<\/span><\/strong> rappresenta forse la maggiore minaccia per la biodiversit\u00e0. Lo sfruttamento delle coste per fini diversi ha portato in molte aree alla scomparsa della maggior parte degli habitat costieri. Anche dove la situazione non sembra particolarmente critica, spesso gli habitat appaiono frammentati o cos\u00ec profondamente alterati da aver perso buona parte delle loro caratteristiche peculiari. La perdita di habitat \u00e8 particolarmente drammatica perch\u00e9 difficilmente reversibile; infatti, mentre si pu\u00f2 ridurre la concentrazione delle sostanze inquinanti o ricostituire gli stock ittici diminuendo lo sforzo di pesca, una volta che un habitat \u00e8 scomparso diviene pressoch\u00e9 impossibile ripristinare le condizioni ambientali originarie. Se vogliamo mantenere gli ambienti nelle loro condizioni di naturalit\u00e0 l\u2019unico strumento veramente efficace \u00e8 la prevenzione: occorre evitare qualsiasi azione che provochi modificazioni radicali degli ecosistemi costieri e, laddove ci\u00f2 si verifichi, agire prima che la situazione divenga irreversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sovra sfruttamento risorse ittiche (overfishing)<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nUna cattiva gestione delle risorse ha portato in molte aree del pianeta a fenomeni di sovra sfruttamento, con conseguenti diminuzione degli stock ittici e delle taglie degli organismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9711 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/overfishing-resource.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/overfishing-resource.jpg 570w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/overfishing-resource-300x187.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/>Anche se in ambiente marino sono poche le specie in pericolo di estinzione, l\u2019eccessivo sfruttamento, andando a colpire alcune specie in particolare, pu\u00f2 causare profonde modificazioni nella struttura dei popolamenti. Inoltre la pesca con sistemi distruttivi e non selettivi, come le reti a strascico, va ad incidere sulle popolazioni giovanili e contribuisce alla distruzione o comunque a profonde modificazioni degli habitat bentonici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Inquinamento<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCon il termine \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">inquinamento<\/span><\/strong>\u201d si intende l\u2019introduzione nell\u2019ambiente di sostanze estranee. Nelle acque marine costiere, gli inquinanti possono arrivare perch\u00e9 scaricati direttamente in mare ma anche veicolati dai fiumi, quindi sversati nell\u2019ambiente molti chilometri di distanza dal mare stesso.&nbsp;Oltre agli scarichi urbani e industriali, anche il traffico marittimo rappresenta una importante causa di dispersione in mare di sostanze pericolose; infatti, gli inquinanti sversati pi\u00f9 o meno accidentalmente dalle imbarcazioni possono essere trasportati dalle correnti verso i continenti e le isole e contribuire al degrado degli ecosistemi costieri. Questo pericolo \u00e8 ancora pi\u00f9 preoccupante in relazione all\u2019elevata quantit\u00e0 di traffico marittimo che si svolge in Mediterraneo. \u00c8 quindi particolarmente importante sviluppare un\u2019adeguata prevenzione per impedire che si verifichino emergenze ambientali con ripercussioni difficilmente mitigabili. Gli inquinanti possono essere biodegradabili, cio\u00e8 possono venire metabolizzati dagli organismi, oppure non biodegradabili. Nella prima categoria rientrano le sostanze organiche derivanti dai reflui urbani o agricoli; la loro degradazione ad opera dei batteri porta all\u2019ottenimento di sali di azoto e fosforo, i cosiddetti nutrienti, elementi indispensabili per lo sviluppo degli organismi vegetali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una quantit\u00e0 elevata di nutrienti pu\u00f2 incrementare la produzione primaria, favorendo cos\u00ec anche gli altri livelli trofici delle catene alimentari marine. Se per\u00f2 la produzione diviene troppo elevata, i consumatori non possono smaltire tutto il materiale prodotto, che si accumula e viene poi decomposto con conseguente consumo di ossigeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 arrivare ad una situazione cosiddetta di \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">eutrofizzazione<\/span><\/strong>\u201d dove si registra un abbassamento della concentrazione di ossigeno disciolto, la scomparsa di organismi sensibili e la proliferazione di organismi tolleranti. Gli inquinanti non biodegradabili, a cui appartengono molte sostanze di sintesi, come i cloro-derivati, i metalli pesanti e i radionuclidi, non vengono metabolizzati; una volta assunti dagli organismi si accumulano nei tessuti venendo trasferiti lungo le catene alimentari dalle prede ai predatori. \u00c8 in questi ultimi che si raggiungono le concentrazioni pi\u00f9 alte che possono causare intossicazioni e morie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sedimentazione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019incremento di sedimentazione \u00e8 un fenomeno che da qualche anno sta interessando in modo preoccupante tutti i mari del mondo, Mar Mediterraneo incluso. Un utilizzo sbagliato del suolo nelle attivit\u00e0 agricole, l\u2019eccessivo disboscamento, interventi sul greto dei fiumi e la realizzazione di opere a mare hanno portato negli ultimi decenni ad un forte incremento della quantit\u00e0 di sedimenti fini nelle acque costiere.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_37066\" aria-describedby=\"caption-attachment-37066\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37066\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/DSC04607-e1575997617988.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"574\"><figcaption id=\"caption-attachment-37066\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">moria di una barriera corallina ricoperta da sedimenti dispersi dall&#8217;Uomo, 2012 &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nDepositandosi sul fondo, i sedimenti modificano la normale composizione dei fondali e coprono gli organismi bentonici. I pi\u00f9 sensibili, in particolar modo gli animali filtratori, possono essere seriamente danneggiati fino a scomparire completamente. Inoltre, i sedimenti risospesi dalle mareggiate diminuiscono la penetrazione della luce, inibendo il processo fotosintetico e causando la conseguente scomparsa degli organismi vegetali negli strati pi\u00f9 profondi del sistema litorale.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Piazzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>, .. 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