{"id":36998,"date":"2023-07-14T00:01:12","date_gmt":"2023-07-13T22:01:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=36998"},"modified":"2026-04-20T12:30:12","modified_gmt":"2026-04-20T10:30:12","slug":"viaggio-nel-sistema-solare-le-comete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36998","title":{"rendered":"Viaggio nel sistema solare: le comete"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ASTRONOMIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<br \/>\n<\/span><\/strong>parole chiave:\u00a0 comete<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio delle comete, in antichit\u00e0 considerate presagi di eventi straordinari, nel bene\u00a0 o nel male, non \u00e8 un evento poi cos\u00ec raro. La disponibilit\u00e0 di strumenti sempre pi\u00f9 prestanti consente anche a non professionisti di scoprire questi oggetti celesti che provengono da luoghi molto lontani del nostro sistema solare. Nel 2019, nei cieli di dicembre, se ne osservarono ben due: la <strong><span style=\"color: #008000;\">cometa 2l\/Borisov<\/span><\/strong> e la <span style=\"color: #008000;\"><b>C\/2017 T2 PanSTARSS<\/b><span style=\"color: #008000;\">.<\/span><\/span><b><\/b><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37042\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/borisov.jpg\" alt=\"\" width=\"1048\" height=\"1230\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/borisov.jpg 700w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/borisov-255x300.jpg 255w\" sizes=\"(max-width: 1048px) 100vw, 1048px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La 2I\/Borisov \u00e8 una cometa iperbolica scoperta il 30 agosto 2019 dall&#8217;astrofilo ucraino Hennadij Borisov. \u00c8 il secondo oggetto interstellare, e la prima cometa interstellare, osservato durante il transito nel sistema solare dopo l&#8217;asteroide 1I\/&#8217;Oumuamua, scoperto nel 2017 &#8211; autore\u00a0 <a title=\"User:Renerpho\" href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/User:Renerpho\">Daniel Bamberger<\/a>, Hubble Space Telescope<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Borisov_Hubble_first_image.png\">Borisov Hubble first image.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>La cometa <strong><span style=\"color: #008000;\">2I\/Borisov<\/span> <\/strong>\u00e8 un oggetto interstellare proveniente dallo spazio profondo, con un nucleo compreso tra i 2 e i 16 km ed una coda lunga circa 160.000 km (circa 14 volte il diametro della Terra). Il suo passaggio ci potr\u00e0 dire qualcosa di pi\u00f9 su come si formano le comete. La cometa raggiunse il punto pi\u00f9 vicino al Sole, il perielio della sua orbita, l&#8217;8 dicembre a circa due volte la distanza media tra Terra e Sole, a circa 300 milioni di chilometri dalla Terra, quindi oltre l&#8217;orbita di Marte. Purtroppo non pot\u00e8 essere vista ad occhio nudo a meno di avere un telescopio di almeno 15 cm di diametro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stessa cosa, per quanto riguarda <strong><span style=\"color: #008000;\">la<\/span> <span style=\"color: #008000;\">cometa C\/2017 T2 PanSTARSS<\/span> <\/strong>che si avvicin\u00f2 alla Terra, prima del suo perielio che avvenne il 4 maggio 2020. La cometa il 29 dicembre 2019 fu alla minima distanza dal nostro pianeta e la sua luminosit\u00e0 raggiunse il suo massimo l\u201911 maggio 2020. Questi due recenti eventi astronomici ci danno l\u2019occasione per parlare delle comete, dei corpi celesti di relativamente piccole dimensioni che possono variare in dimensione dalle centinaia di metri fino a cinquanta e pi\u00f9 chilometri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Visitatori dallo spazio esterno<\/span><\/strong><br \/>\nLe comete sono formate da un nucleo, generalmente inferiore ai 50 km di diametro, da una chioma ed una cosa che pu\u00f2 superare le dimensioni di grandezza del Sole. L\u2019astronomo <strong><span style=\"color: #008000;\">Ludwig Biermann<\/span><\/strong> scopr\u00ec il vento solare proprio grazie all&#8217;osservazione della coda di una cometa, disposta in direzione opposta al Sole.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ASTRONOMIA-1200px-C2014Q2-Lovejoy-09-Jan-2015-J87-1024x543.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ASTRONOMIA-1200px-C2014Q2-Lovejoy-09-Jan-2015-J87-1024x543.jpg\" width=\"1049\" height=\"556\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>La chioma della cometa C \/ 2014 Q2 Lovejoy. Il colore verde brillante \u00e8 a causa della fluorescenza dei gas alla luce del sole, 9 gennaio 2015 &#8211;<\/strong> <strong>Autore Juan lacruz<br \/>\n<\/strong><\/span> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:C2014Q2-Lovejoy-09-Jan-2015-J87.jpg\">C2014Q2-Lovejoy-09-Jan-2015-J87.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ammassi sono composti da sostanze volatili (gas) quali monossido di carbonio, anidride carbonica, metano e ammoniaca allo stato solido (ghiaccio) e frammenti di rocce, polveri e metalli. Curiosamente sono tra i corpi del Sistema solare pi\u00f9 scuri conosciuti, a volte pi\u00f9 neri del carbone. Tanto scuri che riflettono ben poco, circa dal 2 al 4% della luce con cui vengono illuminati. Una cosa da sfatare \u00e8 che non mostrano sempre la loro coda in quanto essa si forma solo in prossimit\u00e0 del Sole quando le sostanze gassose che la formano sublimano dando origine alla chioma ed alla coda. La bellissima coda si forma per un effetto fotoelettrico, a causa della radiazione solare ultravioletta incidente sulla chioma che porta alla formazione di una nuvola di particelle cariche positivamente intorno alla cometa. Essa\u00a0 determina la formazione di una &#8220;magnetosfera indotta&#8221; che costituisce un ostacolo per il moto delle particelle del vento solare. Quando una cometa si avvicina al Sole il suo calore fa quindi sublimare gli strati di ghiaccio pi\u00f9 esterni e le correnti di polvere e gas prodotte formano una grande anche se rarefatta atmosfera attorno al nucleo, che viene chiamata &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">chioma<\/span><\/strong>&#8220;. La forza esercitata sulla chioma dal vento solare porta invece alla creazione della <strong><span style=\"color: #008000;\">coda,<\/span> <\/strong>orientata in senso inverso al Sole. In alcuni casi pu\u00f2 accadere che avvenga un&#8217;enorme e improvvisa esplosione di gas e polveri, indicata con il termine inglese &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">outburst<\/span><\/strong>&#8220;, a seguito della quale la chioma pu\u00f2 raggiungere notevoli dimensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro interessante fenomeno osservato \u00e8 la formazione di due (o pi\u00f9) code distinte, una di gas e l&#8217;altra dovuta alle polveri (<strong><span style=\"color: #008000;\">dust tail<\/span><\/strong>) che puntano in direzioni leggermente differenti in cui le polveri pi\u00f9 pesanti restano indietro rispetto al nucleo seguendo la curva della traiettoria della cometa, mentre il gas, pi\u00f9 sensibile al vento solare, forma una coda diritta, in direzione opposta al Sole. Secondo\u00a0 Sabrina Masiero, dell&#8217;universit\u00e0 di Padova, sino al 1997 si credeva che questi corpi potevano generare al massimo due code ben distinte, la coda di polvere e la coda di ioni. Fu grazie a <strong><span style=\"color: #008000;\">Gabriele Cremonese<\/span><\/strong> dell\u2019Osservatorio Astronomico di Padova che, analizzando le immagini della <strong><span style=\"color: #008000;\">cometa Hale-Bopp<\/span><\/strong>, scopr\u00ec l\u2019esistenza di una terza coda costituita da atomi di sodio neutro. Questa scoperta fu ulteriormente ampliata dall&#8217;analisi delle immagini del satellite per osservazioni solari STEREO che evidenzi\u00f2 nella <strong><span style=\"color: #008000;\">cometa McNaught<\/span> <\/strong>anche la presenza di una debole coda di atomi di ferro neutri. Per quanto sopra attualmente il totale delle possibili \u201ccode\u201d \u00e8 quattro: la coda &#8220;tradizionale&#8221; di polveri e quelle di ioni, di sodio e di ferro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Ma da dove provengono le comete?<\/span><\/strong><br \/>\nNel nostro sistema solare, le comete percorrono delle orbite ellittiche che si estendono oltre quella di Plutone. La loro origine potrebbe derivare dalla condensazione della nebulosa originale da cui si form\u00f2 il Sistema Solare. La maggior parte delle comete seguono orbite ellittiche molto allungate che le portano ad avvicinarsi al Sole per brevi periodi e a permanere nelle zone pi\u00f9 lontane del Sistema solare per la restante parte. Quelle dette di corto periodo provengono dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">fascia di Kuiper<\/span><\/strong> o dalla regione trans-nettuniana mentre quelle a lungo periodo dalla lontanissima <strong><span style=\"color: #008000;\">nube di Oort<\/span><\/strong>, al confine del Sistema solare. Esse sono per comodit\u00e0 classificate in base alla lunghezza del loro periodo orbitale. Quelle di corto periodo hanno un periodo inferiore a 200 anni, mentre quelle di lungo periodo, caratterizzate da orbite con elevata eccentricit\u00e0, possono averlo di migliaia se non milioni di anni. Esistono anche comete extrasolari (in inglese <strong><span style=\"color: #008000;\">Single-apparition comets<\/span><\/strong> o &#8220;comete con una singola apparizione&#8221;) che, dopo esser passate una volta in prossimit\u00e0 del Sole, escono per sempre dal sistema solare. Alcune comete, che percorrono orbite semi-circolari, sono state scoperte nella fascia principale degli asteroidi. Non ultime le comete radenti che hanno un perielio cos\u00ec vicino al Sole da sfiorarne la superficie al punto di evaporare. Di fatto, nel loro viaggio intorno al Sole, passano in prossimit\u00e0 dei grandi pianeti e, in particolare, del gigante gassoso Giove che influisce fortemente sulla loro orbita al punto di modificarne i periodi orbitali. Insomma ce ne sono per tutti i gusti.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #edf779;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ASTRONOMIA-1200px-Comet_Encke_in_Celestia-1024x514.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ASTRONOMIA-1200px-Comet_Encke_in_Celestia-1024x514.jpg\" width=\"1038\" height=\"521\" \/>La cometa di Encke, identificata per la prima volta nel 1786, detiene due record: per massima frequenza e minor durata: il suo periodo di rotazione intorno al Sole di circa 3,3 anni \u00e8 il pi\u00f9 breve che si conosca, un vero \u201cbolide\u201d. Il periodo pi\u00f9 lungo, invece, appartiene alla cometa di Delevan, che fu individuata per la prima volta nel 1914, la cui non orbita stata ancora determinata e di cui si prevede il ritorno fra soli \u2026 749 milioni di anni &#8211; autore Celestia team<\/span><\/strong><\/span><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Morte delle comete<\/span><\/strong><br \/>\nAnche le comete hanno una loro vita legata ai loro passaggi vicino al Sole; nei passaggi in prossimit\u00e0 della nostra stella i materiali che per sublimazione formano quei gas colorati si esauriscono fino a quando non resta che il nucleo di materiali rocciosi. A questo punto, dopo aver viaggiato per migliaia di anni svaniscono polverizzandosi o diventano degli asteroidi. Durante il loro viaggio possono subire anche urti con altri corpi astrali come meteoriti o asteroidi, essere \u201crisucchiate\u201d dal Sole o addirittura collidere con i pianeti. Forse l&#8217;evento pi\u00f9 conosciuto sulla Terra fu la collisione avvenuta in Siberia nel 1908 che provoc\u00f2 l'&#8221;evento di Tunguska&#8221;, radendo al suolo migliaia di chilometri quadrati di foresta.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Atterrare su una cometa \u00e8 possibile?<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37041\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/cometa-rosetta.jpg\" alt=\"\" width=\"1049\" height=\"1049\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/cometa-rosetta.jpg 500w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/cometa-rosetta-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/cometa-rosetta-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/cometa-rosetta-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/cometa-rosetta-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/cometa-rosetta-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 1049px) 100vw, 1049px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la cometa 67P\/Churyumov\u2013Gerasimenko dove, dopo un lungo viaggio, atterr\u00f2 il lander Philae,\u00a0 trasportato dalla sonda Rosetta &#8211; NASA\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2014, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Agenzia Spaziale Europea<\/span><\/strong> fece atterrare, dopo dieci anni di volo per raggiungere la cometa, il <strong><span style=\"color: #008000;\">lander Philae<\/span><\/strong> trasportato dalla <strong><span style=\"color: #008000;\">sonda Rosetta<\/span><\/strong>. La missione ESA Rosetta part\u00ec dalla Terra il 2 marzo 2004 con l&#8217;obiettivo principale di studiare la cometa <span style=\"color: #008000;\"><b>67P\/Churyumov &#8211; Gerasimenko<\/b><span style=\"color: #008000;\">.\u00a0<\/span><\/span> Sebbene la missione iniziale prevedesse il prelievo di campioni da riportare a terra lo scopo finale della missione per motivi tecnici e di costi fu modificato limitandosi a far atterrare (novembre 2014) sulla cometa una sonda robotizzata da 100 chilogrammi, chiamata <strong><span style=\"color: #008000;\">Philae<\/span><\/strong>, per analizzarne la composizione. La discesa avvenne il 12 novembre 2014 a poco pi\u00f9 di 500 milioni di chilometri dalla Terra, dopo un viaggio decennale. per poter raggiungere il suo obiettivo Rosetta dovette sfruttare tre manovre di &#8220;fionda gravitazionale&#8221; intorno alla Terra per lanciarsi definitivamente, in ibernazione, verso il nucleo della cometa.<strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-37039\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/punto-di-atterraggio-philae.jpg\" alt=\"\" width=\"1043\" height=\"783\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/punto-di-atterraggio-philae.jpg 636w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/punto-di-atterraggio-philae-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1043px) 100vw, 1043px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Punto di atterraggio di Philae &#8211; NASA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa della sua bassa massa relativa, l&#8217;atterraggio sulla cometa non fu facile. Durante l&#8217;evento, i sistemi di ancoraggio della sonda non funzionarono e il lander rimbalz\u00f2 due volte e si ferm\u00f2 solo quando entr\u00f2 in contatto con la superficie per la terza volta, ben due ore dopo il primo contatto. Dopo tre giorni, il contatto con la sonda fu perso a causa delle batterie. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Centro Operativo Spaziale Europeo<\/span><\/strong> ristabil\u00ec brevemente le comunicazioni il 14 giugno 2015, confermando che la sonda non era stata danneggiata dall&#8217;impatto e che il problema di comunicazione era legato solo alle sue batterie. Il 2 settembre 2016, <strong><span style=\"color: #008000;\">Philae<\/span> <\/strong>fu identificata tramite delle foto scattate da Rosetta, mostrando la sonda in una crepa del suolo con solo il corpo e due gambe visibili. Questa missione fu <strong><span style=\"color: #008000;\">la prima missione<\/span><\/strong> ad atterrare sulla superficie di una cometa, risultato del lavoro di un gran numero di scienziati e tecnici internazionali, ed \u00e8 uno degli eventi pi\u00f9 memorabili dell&#8217;era spaziale. Tra i piani futuri si ipotizza la creazione di un modulo di discesa in grado di muoversi sulla superficie delle comete per studiarne le caratteristiche con veicoli in grado di raccogliere campioni di suolo da riportare sulla Terra (cosa che \u00e8 gi\u00e0 avvenuta). Per il resto \u00e8 solo questione di tempo e investimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima la Cometa forse pi\u00f9 famosa: la cometa Halley. Il suo primo avvistamento documentato avvenne nel 66 d.C., si ripresenter\u00e0 nei nostri cieli il 29 luglio 2061. Halley \u00e8 la pi\u00f9 famosa e brillante delle comete periodiche provenienti dal Disco diffuso, che passano per le regioni interne del sistema solare ad intervalli di decine di anni &#8211; autore Professor Edward Emerson Barnard, Yerkes Observatory, in Williams Bay, Wisconsin &#8211; Pubblicato sul New York Times 3 luglio 1910<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36314\"><span class='mb-text'>MERCURIO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36394\"><span class='mb-text'>VENERE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36584\"><span class='mb-text'>MARTE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36998\"><span class='mb-text'>LE COMETE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36620\"><span class='mb-text'>ASTEROIDI<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37134\"><span class='mb-text'>GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37136\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37139\"><span class='mb-text'>SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37945\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37949\"><span class='mb-text'>URANO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37952\"><span class='mb-text'>NETTUNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37954\"><span class='mb-text'>PLUTONE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37959\"><span class='mb-text'>OLTRE PLUTONE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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