{"id":36784,"date":"2019-03-15T00:04:45","date_gmt":"2019-03-15T00:04:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=36784"},"modified":"2024-07-10T22:11:19","modified_gmt":"2024-07-10T20:11:19","slug":"36784","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36784","title":{"rendered":"I fondi di alghe calcaree libere"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: BIOLOGIA E ECOLOGIA MARINA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: ecologia, fondi sabbiosi profondi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I fondali sabbiosi profondi sono forse l\u2019ambiente pi\u00f9 diffuso del sistema litorale.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span>Infatti, nella maggior parte dei casi, anche le scogliere si arrestano a profondit\u00e0 comprese tra quaranta e sessanta metri di profondit\u00e0 su pianure sabbiose che continuano comunque a scendere con debole pendenza fino al margine della piattaforma continentale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36776 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/2018-coralligeno-tavolara-e1575553068259.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"506\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fondale ricco di detriti organogeni ai piedi di una falesia sommersa photo credit andrea mucedola<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste grandi pianure ricoperte da sabbia grossolana di natura principalmente organogena vanno a costituire quell\u2019ambiente definito detritico costiero. Laddove si hanno condizioni ambientali caratterizzate da correnti di fondo laminari, i fondali sabbiosi profondi possono essere colonizzati da alghe calcaree libere. Queste <strong><span style=\"color: #008000;\">alghe rosse<\/span><\/strong>, dette <em><span style=\"color: #008000;\">melobesie<\/span><\/em>, possono rotolare sul fondo sabbioso, essere colonizzate da organismi tipici dei popolamenti coralligeni o addirittura fondersi tra loro e dare origine a scogliere calcaree che si sostituiscono completamente ai fondali sabbiosi originari. I fondi a melobesie non sono per\u00f2 presenti ovunque; la loro formazione e il loro mantenimento sono legati al raggiungimento di un equilibrio tra i fattori che concorrono al loro accrescimento, come la giusta quantit\u00e0 di luce, correnti costanti e caratteristiche idonee dei sedimenti, e fattori che portano alla disgregazione, in particolar modo l\u2019azione di organismi scavatori.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36777 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/2018-spugna-e1575553436256.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"506\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">alghe rosse e spugne su substrato roccioso, photo credit andrea mucedola <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nA tutto ci\u00f2 si unisce l\u2019azione umana che in modo diretto, attraverso la pesca a strascico, o indiretto, attraverso le varie forme di inquinamento, pu\u00f2 causare la distruzione di tali fondali. Il pericolo maggiore \u00e8 rappresentato dall\u2019infangamento. L\u2019incremento di sedimenti fini \u00e8 purtroppo un processo comune a tutto il Mediterraneo che, in maniera lenta ma inesorabile, porta a modificare la granulometria dei fondali detritici e a soffocare quegli organismi adattati ad acque limpide, pressoch\u00e9 prive di sedimento in sospensione. La lenta azione di accrescimento, che richiede periodi lunghissimi anche in condizioni favorevoli, pu\u00f2 essere vanificata da una veloce distruzione. I fondi a melobesie rischiano di scomparire da molte aree del Mediterraneo senza che nessuno se ne renda conto e con essi il fantastico mondo vivente che si sviluppa loro attorno. Attorno alle isole toscane si trovano ancora alcuni popolamenti rigogliosi di alghe calcaree libere; tra i pi\u00f9 conosciuti ricordiamo quelli al largo di Montecristo e nella parte occidentale di Gorgona. Ampie aree a melobesie si trovano anche nelle Bocche di Bonifacio, tra la Corsica e le isole dell\u2019Arcipelago di La Maddalena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Questi ecosistemi sono tra i meno studiati dell\u2019ambiente marino e vengono pochissimo considerati. Al contrario, rappresentano, da un punto di vista ecologico, delle vere perle, che dovrebbero essere oggetto di maggiore attenzione e inserite nei piani di studio e gestione.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36778 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/2018-macro--e1575553559676.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"593\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">biodiversit\u00e0 sui fondi duri, photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Veleni in mare<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa produzione di sostanze velenose \u00e8 una caratteristica comune a molti organismi marini, dalle alghe unicellulari ai pesci pi\u00f9 evoluti. Sebbene gli organismi attualmente presenti nel Mediterraneo sono meno pericolosi di quelli tropicali, l&#8217;invasione di nuove specie aliene potrebbe portare animali molto pericolosi per l&#8217;Uomo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/BIOLOGIA-MARINA-POLPO-Greater_blue-ringed_octopus_Hapalochlaena_lunulata_48272090161.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 BIOLOGIA-MARINA-POLPO-Greater_blue-ringed_octopus_Hapalochlaena_lunulata_48272090161.jpg\" width=\"640\" height=\"480\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Rao, Morotai, Indonesia &#8211; Greater blue-ringed octopus (Hapalochlaena lunulata),<\/span> <span style=\"color: #008000;\">un piccolo polpo non pi\u00f9 grande di 20 cm, e tondeggiante. Pu\u00f2 pesare tra i 10 e i 100 grammi. Normalmente ha un colore marrone-dorato, ma quando \u00e8 in pericolo mostra i brillanti e bellissimi anelli blu elettrico da cui prende il nome, su fondo che pu\u00f2 virare al giallo intenso come al bianco. \u00c8 dotato di un piccolo becco estremamente affilato. Il suo veleno contenuto nelle ghiandole&nbsp; velenifere \u00e8 sufficiente per uccidere 26 uomini adulti. La potenza di questo veleno \u00e8 cento volte quello di un cobra, un cocktail di neurotossine che include la tetrodotossina TTX (la stessa del Conus geographicus e del pesce palla), il cui effetto principale \u00e8 il blocco dei canali di sodio nei neuroni e nei muscoli scheletrici, portando all\u2019arresto respiratorio. Tra le altre sostanze che potenziano e amplificano l\u2019efficienza del veleno, vi sono l&#8217;istamina, la taurina e la dopamina <\/span><\/strong>&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">autore foto Rickard Zerpe <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Greater_blue-ringed_octopus_(Hapalochlaena_lunulata)_(48272090161).jpg\">Greater blue-ringed octopus (Hapalochlaena lunulata) (48272090161).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste sostanze, dette <strong><span style=\"color: #008000;\">biotossine<\/span><\/strong> in quanto prodotte da organismi viventi, possono essere utilizzate sia per difendersi dai predatori che per catturare le prede. In base alla sostanza attiva principale, le biotossine possono agire sul sistema nervoso (<strong><span style=\"color: #008000;\">neurotossine<\/span><\/strong>), sul cuore (<strong><span style=\"color: #008000;\">cardiotossine<\/span><\/strong>) o avere effetti emolitici (<strong><span style=\"color: #008000;\">emotossine<\/span><\/strong>). Il loro effetto dipende naturalmente dalla quantit\u00e0 inoculata e dalle dimensioni della vittima; la stessa quantit\u00e0 di tossina che ha effetto paralizzante o letale per un invertebrato o per un piccolo pesce, pu\u00f2 causare in un uomo solo effetti locali e transitori, anche se fastidiosi. ma non bisogna trascurare i sintomi e agire rapidamente, trasportando l&#8217;infortunato presso un presidio medico, assicurandogli sempre la capacit\u00e0 respiratoria.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34100 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/2013-elba-scorfano.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/2013-elba-scorfano.jpg 960w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/2013-elba-scorfano-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/2013-elba-scorfano-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">scorfano rosso, Scorpaena scrofa, \u00e8 un pesce velenoso appartenente alla famiglia degli Scorpaenidae. La sua puntura, anche se la quantit\u00e0 di veleno iniettata \u00e8 minima rispetto ad altre specie, \u00e8 molto dolorosa, photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli organismi marini pi\u00f9 pericolosi si trovano principalmente in acque tropicali, come i <strong><span style=\"color: #008000;\">pesci pietra (Synanceia spp.), il polpo dagli anelli (Hapatochlaena spp.) o alcuni serpenti di mare (generi Laticauda, Aipysurus, Emydocephalus, etc)<\/span><\/strong>. Anche in Mediterraneo si trovano molti gli organismi marini dotati di biotossine appartenenti agli <strong><span style=\"color: #008000;\">Scorpenidae<\/span><\/strong>, ma, per fortuna, difficilmente letali per l\u2019uomo. Inoltre, la maggior parte delle biotossine hanno natura proteica, quindi sono soggette a denaturazione se sottoposte a temperature elevate.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36788 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/medusa-3a-e1575555770476.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"560\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pelagia noctiluca, medusa spesso citata dai media per la sua abbondanza nei nostri mari e per le dolorose irritazioni che provoca se sfiorata. Malta, photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong><span style=\"color: #008000;\">meduse <\/span><\/strong>e i polipi sono provvisti di particolari cellule, dette <strong><span style=\"color: #008000;\">nematocisti<\/span><\/strong>, contenenti una tossina che, se sollecitata dal contatto, viene inoculata alle prede o a eventuali predatori mediante una specie di piccolo stiletto. I <strong><span style=\"color: #008000;\">cefalopodi<\/span><\/strong> secernono un veleno che viene inoculato alle prede mediante il morso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i pesci cartilaginei, i <strong><span style=\"color: #008000;\">trigoni<\/span><\/strong> e le <strong><span style=\"color: #008000;\">aquile di mare<\/span> <\/strong>sono dotati di un dardo velenifero situato sul peduncolo caudale, mentre alcuni pesci ossei, come<strong> <span style=\"color: #008000;\">tracine<\/span> <\/strong>e <strong><span style=\"color: #008000;\">scorfani<\/span><\/strong> hanno le pinne dorsali collegate ad un apparato velenifero. Anche alcuni vegetali possono produrre tossine. In Mediterraneo, sono soprattutto specie introdotte a presentare tali caratteristiche.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36780 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/giannutri-caulerpa-e1592134041511.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"540\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Caulerpa cylindracea, Giannutri, photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le<\/span> <span style=\"color: #008000;\">caulerpe (Caulerpa taxifolia, C. Cylindracea e C. racemosa)<\/span><\/strong> producono la <strong><span style=\"color: #008000;\">caulerpenina<\/span><\/strong>, una sostanza tossica che pu\u00f2 creare problemi se ingerita, mentre l\u2019alga unicellulare <strong><span style=\"color: #008000;\">Ostropsis ovata<\/span><\/strong> produce tossine che nei momenti di fioritura dell\u2019alga possono causare la moria di invertebrati bentonici, quali ricci e stelle di mare, o, se inalate attraverso l\u2019aerosol marino, dare disturbi anche a persone che si trovano lungo la costa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35135 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/piazzi-279x300.jpg\" alt=\"\" width=\"181\" height=\"195\"><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Luigi Piazzi<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">ricercatore e docente Universit\u00e0 di Sassari<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Nota della redazione:<\/span><br \/>\nL&#8217;<\/span><span style=\"color: #008000;\">Ostropsis ovata<\/span><\/strong> \u00e8 una specie tipica dei climi caldi e tropicali,&nbsp; negli ultimi anni presente anche sulle coste italiane. La sua fioritura \u00e8 stata segnalata nelle acque del litorale di Genova ma anche gi\u00e0 osservata in numerose occasioni in Toscana, estate 1998, e Puglia nell&#8217;estate 2003-2004. Nel 2005 viene colpita la Liguria e, nell&#8217;estate 2006, viene interessata la costa di Fregene. Nell&#8217;ottobre 2006, invece, viene scoperta nel Golfo di Trieste da parte del laboratorio ARPA del dipartimento di Gorizia. A partire dall&#8217;agosto del 2008 \u00e8 stata riscontrata anche lungo le coste abruzzesi con una fioritura eccezionale nelle Marche, a settembre, tra il Passetto di Ancona e Sirolo, con la necessaria chiusura della balneazione nelle spiagge comprese in tale tratto. Dall&#8217;ottobre 2009 \u00e8 presente nelle coste del Friuli-Venezia Giulia. Nel 2006 e nel 2012 \u00e8 stata segnalata anche nelle coste siciliane di Palermo e Catania e nell&#8217;arcipelago toscano a sud dell&#8217;Argentario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . . ARGOMENTO: BIOLOGIA E ECOLOGIA MARINA PERIODO: XXI SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: ecologia, fondi sabbiosi profondi &nbsp; I fondali sabbiosi profondi sono forse l\u2019ambiente pi\u00f9 diffuso del sistema litorale. 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