{"id":36775,"date":"2020-01-11T00:10:05","date_gmt":"2020-01-11T00:10:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=36775"},"modified":"2023-09-19T18:31:06","modified_gmt":"2023-09-19T16:31:06","slug":"i-fondi-di-alghe-calcaree-libere-di-luigi-piazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36775","title":{"rendered":"Le grotte sommerse"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: BIOLOGIA E ECOLOGIA MARINA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: ecologia, grotte<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le grotte sommerse rappresentano un altro habitat peculiare, con caratteristiche diverse da tutti gli altri ambienti costieri. Con il termine di \u201cgrotta marina\u201d si comprende tutte le cavit\u00e0 sommerse o anche solo parzialmente invase dall\u2019acqua. In base alla loro origine le esse possono essere classificate in tre categorie: <strong><span style=\"color: #008000;\">carsiche, laviche e marine in senso stretto<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong><span style=\"color: #008000;\">grotte carsiche<\/span><\/strong> sono dovute alla dissoluzione di rocce idrosolubili oltre che all\u2019acqua alla CO<sub>2<\/sub>. Le <strong><span style=\"color: #008000;\">grotte laviche<\/span> <\/strong>si sono formate per la modalit\u00e0 di scorrimento delle lave o per la loro fessurazione, oltre che per esplosioni e espansione di gas che si liberano dalle masse fuse. Le <strong><span style=\"color: #008000;\">grotte marine in senso stretto<\/span><\/strong> sono dovute all\u2019azione meccanica e chimica che il mare svolge sulla costa: il moto ondoso pu\u00f2 determinare l\u2019erosione e l\u2019acqua marina pu\u00f2 provocare la corrosione delle rocce. Il ruolo dell\u2019azione del mare \u00e8 in genere molto modesto, in quanto l\u2019azione meccanica si attenua velocemente con la profondit\u00e0 e l\u2019azione chimica \u00e8 importante solo all\u2019interfaccia aria-acqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte delle grotte sommerse \u00e8 quindi di origine mista e deve la posizione alle variazioni del livello del mare. Il mare in genere si limita a modificare con la propria azione cavit\u00e0 formatisi in ambiente subaereo. Si hanno sistemi di cavit\u00e0 marine particolarmente sviluppati lungo le scogliere calcaree, come a Giannutri e sul promontorio di Monte Argentario in Toscana e a Capo Caccia nella Sardegna occidentale, ma grotte di modeste dimensioni si aprono un p\u00f2 ovunque laddove ci sono falesie rocciose sommerse. Le grotte sommerse rappresentano un ambiente ideale per lo studio dell\u2019organizzazione delle comunit\u00e0 marine di fondo duro in condizioni semplificate.&nbsp;Infatti, all\u2019interno di una grotta, il rapido attenuarsi della luce e dell\u2019idrodinamismo fa s\u00ec che in pochi metri si possano verificare quei cambiamenti che normalmente si osservano in centinaia di metri di profondit\u00e0. All\u2019interno delle cavit\u00e0 sommerse possiamo trovare sia organismi sciafili tipici del circalitorale, sia organismi esclusivi di tale ambiente, sia organismi tipici di acque profonde.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36808\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/DSC_7692-1cutrot.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"1200\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la margherita di mare (<em>Parazoanthus axinellae<\/em>) \u00e8 un esacorallo della famiglia Parazoanthidae spesso associato a spugne del genere Axinella o ad ascidie. Si ritrova sovente su fondali ricchi di coralligeno in zone poco illuminate e mosse da corrente &#8211;<\/span><\/strong>&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ricerche condotte in Mediterraneo sin dal secondo dopoguerra hanno portato a ritenere che il <strong><span style=\"color: #008000;\">principale fattore responsabile della modificazione dei popolamenti all\u2019interno di grotte sottomarine sia legato alla deplezione trofica, cio\u00e8 alla riduzione degli apporti alimentari.<\/span> <\/strong>Questa deriva essenzialmente dal gradiente negativo di due fattori fisici: la luce ed il confinamento idrologico. In particolare, la luce si attenua repentinamente fino ad estinguersi, determinando la scomparsa dei vegetali, quindi la mancanza di produzione primaria. Il confinamento legato alla riduzione dell\u2019idrodinamismo, rende invece precario l\u2019apporto di sostanza nutritiva dall\u2019esterno. Tra gli organismi vagili possiamo distinguere gli animali definiti <strong><span style=\"color: #008000;\">troglofili<\/span><\/strong>, ovvero che conducono gran parte della loro esistenza in mare libero e penetrano le cavit\u00e0 per esplicare alcune funzioni trofiche, riproduttive e di rifugio, e quelli denominati <strong><span style=\"color: #008000;\">troglobi<\/span><\/strong>, ovvero quelle specie strettamente legate agli habitat cavernicoli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36806 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/DSC_7700-1-e1575561341514.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"599\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">formazioni algali sulle rocce della grotta dei pellicani, Bosa &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I popolamenti delle grotte sono quanto mai vari e diversi tra loro, in relazione alle differenti conformazioni delle cavit\u00e0. Popolamenti rigogliosi di filtratori, come <strong><span style=\"color: #008000;\">coralli, briozoi, madreporari e spugne<\/span> <\/strong>si possono osservare sulle pareti delle grotte a tunnel, dove l\u2019idrodinamismo non rappresenta un fattore limitante, come accade nel grottone di Giannutri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36807 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/pellicani-4-e1575561469539.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"599\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ingresso della grotta dei pellicani, Bosa &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, nelle grotte chiuse, i popolamenti divengono pi\u00f9 poveri man mano che penetriamo all\u2019interno della cavit\u00e0. Nelle zone pi\u00f9 confinate, solo pochi animali filtratori riescono a sopravvivere. Qui i popolamenti sono costituiti principalmente da <strong><span style=\"color: #008000;\">spugne<\/span><\/strong> e <span style=\"color: #008000;\"><strong>policheti<\/strong><span style=\"color: #008000;\">,<\/span><\/span> la classe pi\u00f9 antica del phylum degli Anellidi, comprendente circa tredicimila specie.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36813\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Stenopus_spinosus_1.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"533\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Stenopus spinosus<\/em>, da wikipedia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutte le grotte trovano rifugio molti organismi vagili, principalmente <strong><span style=\"color: #008000;\">crostacei<\/span><\/strong>, come <strong><span style=\"color: #008000;\">astici, aragoste<\/span><\/strong> ed i pi\u00f9 specializzati <strong><span style=\"color: #008000;\">Stenopus spinosus, Plesionika narval, Galathea strigosa ed Herbstia condyliata<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-602\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/apogon1.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"583\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/apogon1.jpg 2719w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/apogon1-300x194.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/apogon1-1024x663.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/apogon1-326x211.jpg 326w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/apogon1-700x453.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Apogon imberbis<\/em>, re di triglie, Gozo &#8211; photo credit, andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i pesci che pi\u00f9 comunemente frequentano le grotte possiamo ricordare <strong><span style=\"color: #008000;\">mostelle, scorfani e re di triglie (<em>Apogon imberbis<\/em>)<\/span><\/strong>; particolarmente specializzati per questo ambiente sono il <strong><span style=\"color: #008000;\">ghiozzo leopardo (<em>Thorogobius ephippiatum<\/em>)<\/span><\/strong> e la rara <strong><span style=\"color: #008000;\">brotula<\/span><\/strong>, <span style=\"color: #008000;\"><em><b>Oligopus ater<\/b><\/em><span style=\"color: #008000;\">, <\/span><\/span>una specie abissale presente almeno fino a 700 metri di profondit\u00e0 che per\u00f2 \u00e8 stata&nbsp; incontrata dai subacquei nelle parti pi\u00f9 oscure delle grotte sottomarine, anche in acque molto basse.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36814\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Brotula-nera.-Oligopus-ater-Foto-di-Enrico-Pati.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Brotula-nera.-Oligopus-ater-Foto-di-Enrico-Pati.jpg 700w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Brotula-nera.-Oligopus-ater-Foto-di-Enrico-Pati-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Brotula nera, <em>Oligopus ater<\/em> &#8211; photo credit Enrico Pati<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il corallo rosso<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl corallo \u00e8 sempre stato l\u2019\u201doggetto misterioso\u201d della natura. Fino al \u2018700 era considerato un minerale o un vegetale e ancor oggi il termine viene utilizzato per indicare gli organismi pi\u00f9 svariati. Sono ad esempio normalmente definiti \u201ccoralli\u201d gli organismi costruttori delle barriere \u201ccoralline\u201d tropicali. In realt\u00e0 questi ultimi sono madrepore, tanto che le suddette scogliere dovrebbero essere chiamate madreporiche.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1807 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/2013-elba-corallo-16-9.jpg\" alt=\"\" width=\"930\" height=\"523\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Corallo rosso, <em>Corallium rubrum<\/em>, isola d&#8217;Elba &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Il vero corallo \u00e8 solo il corallo rosso del Mediterraneo<\/span><\/span><\/strong><br \/>\nSia il corallo mediterraneo che le madrepore tropicali sono costituite da colonie di polipi, piccoli animali con un corpo a forma di sacco con un\u2019unica apertura circondata da tentacoli; entrambi sono capaci di costruire strutture calcaree fissando il carbonato di calcio presente nell\u2019acqua. Ma nel nostro corallo i tentacoli sono otto mentre nelle madrepore sono sei o multipli di sei; inoltre il colore delle madrepore \u00e8 dato dal tessuto vivente, quindi dopo la morte dei polipi le strutture calcaree appaiono bianche, mentre il colore rosso del corallo, dovuto a ossidi e idrossidi di ferro, \u00e8 il colore della struttura calcarea e persiste anche dopo la morte dell\u2019animale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_36778\" aria-describedby=\"caption-attachment-36778\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36778 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/2018-macro--e1575553559676.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"593\"><figcaption id=\"caption-attachment-36778\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Balanophyllia (<em>Balanophyllia europaea) &#8211;<\/em>&nbsp;photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non hanno niente a vedere con il corallo anche i cosiddetti \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">coralli neri<\/span><\/strong>\u201d tropicali, appartenenti all\u2019ordine degli <strong><span style=\"color: #008000;\">Antipatari<\/span><\/strong>, n\u00e9 il <strong><span style=\"color: #008000;\">falso corallo nero mediterraneo (Savalia savaglia)<\/span><\/strong>; quest\u2019ultimo \u00e8 un organismo parassita che si accresce sui rami delle gorgonie e che ha uno scheletro color ebano. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Corallium rubrum<\/span><\/strong> \u00e8 endemico del Mediterraneo e vive attaccato a scogliere, in genere tra i 40 e i 150 metri di profondit\u00e0 principalmente nella parte occidentale del bacino.<\/p>\n<figure id=\"attachment_36812\" aria-describedby=\"caption-attachment-36812\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36812\" style=\"color: #444444;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/corallo-rosso-sardegna.jpg\" width=\"900\" height=\"525\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/corallo-rosso-sardegna.jpg 2356w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/corallo-rosso-sardegna-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/corallo-rosso-sardegna-768x448.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/corallo-rosso-sardegna-1024x597.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/corallo-rosso-sardegna-1200x700.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-36812\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">corallo rosso, grotta di Corona Niedda, Bosa &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In zone particolari e soprattutto all\u2019interno di grotte \u00e8 possibile trovare popolamenti di corallo anche a minori profondit\u00e0: in alcune <strong><span style=\"color: #008000;\">grotte di Capo Caccia<\/span><\/strong> in Sardegna o lungo le scogliere livornesi si possono osservare colonie ben sviluppate a partire dai quindici metri. La raccolta del corallo rappresenta una delle epopee pi\u00f9 famose e affascinanti svoltasi nel nostro mare: a partire dagli anni \u201860 i corallari hanno iniziato a spingersi fin oltre i cento metri di profondit\u00e0, utilizzando aria compressa, prendendosi rischi anche gravi e in molti casi rimettendoci la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, che le tecniche di immersione renderebbero meno pericolosa tale attivit\u00e0, i popolamenti di corallo sfruttabili sono stati completamente esauriti in Italia come in Corsica e solo alcuni banchi in Nord-Africa possono ancora essere utilizzati. Infatti, il corallo rosso ha un accrescimento lentissimo e quindi tempi estremamente lunghi di recupero delle popolazioni sfruttate. Oggigiorno il corallo \u00e8 protetto, si studia la genetica e la fisiologia delle colonie e si cerca di monitorare le aree colonizzate. In alcuni casi sono stati effettuati anche esperimenti di trapianto per facilitare il ripopolamento; nonostante i risultati incoraggianti di quest\u2019ultima tecnica, la protezione e il rispetto per l\u2019ambiente rimangono le armi migliori per salvaguardare l\u2019oro rosso del Mediterraneo e permettergli di ricostituire almeno in parte le popolazioni originali.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Piazzi<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">Docente e ricercatore universit\u00e0 di Sassari<\/p>\n<p><\/span><\/strong><\/p>\n<p>in anteprima&nbsp; <strong><span style=\"color: #008000;\">grotte passanti di Corona Niedda, Bosa &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"color: #444444; font-family: Georgia,&amp;quot; bitstream charter&amp;quot;,serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; line-height: 1.5; margin-bottom: 24px; orphans: 2; text-align: left; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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