{"id":36620,"date":"2023-07-18T00:10:26","date_gmt":"2023-07-17T22:10:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=36620"},"modified":"2026-04-20T12:34:28","modified_gmt":"2026-04-20T10:34:28","slug":"viaggio-nel-sistema-solare-la-fascia-degli-asteroidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36620","title":{"rendered":"Viaggio nel sistema solare: la fascia degli asteroidi"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ASTRONOMIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: asteroidi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver visitato il pianeta rosso ed osservato i suoi due strani satelliti, ci spingiamo verso l\u2019esterno del sistema solare per raggiungere Giove, un pianeta gassoso gigante che nasconde ancora tanti misteri. Non sar\u00e0 facile perch\u00e9 prima dovremo attraversare la cintura di asteroidi, una regione a forma di anello nel Sistema Solare che si colloca tra Marte e Giove.<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Storia della loro scoperta<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa presenza di un corpo tra Marte e Giove fu supposto nel 1596 da <strong><span style=\"color: #008000;\">Johannes Kepler<\/span><\/strong> nel suo <strong><span style=\"color: #008000;\">Mysterium Cosmographicum<\/span><\/strong>. In una nota anonima alla sua traduzione del 1766 del <strong><span style=\"color: #008000;\">Contemplation de la Nature<\/span><\/strong> di Charles Bonnet, l&#8217;astronomo Johann Daniel Titius di Wittenberg intravide una curiosa sequenza matematica nella disposizione dei pianeti, ora nota come la legge di <strong><span style=\"color: #008000;\">Titius-Bode<\/span><\/strong>. In pratica iniziando una sequenza numerica da 0, poi passando a 3, raddoppiando i numeri seguenti (6, 12, 24, 48, ecc.,) e aggiungendo quattro a ciascun numero e poi dividendo per 10, si otteneva un&#8217;approssimazione dei raggi delle orbite dei pianeti noti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Misurando in unit\u00e0 astronomiche la sequenza sembrava essere rispettata dai corpi celesti maggiori conosciuti ma esisteva un &#8220;pianeta mancante&#8221; (equivalente a 24 nella sequenza) tra le orbite di Marte e Giove. Curiosamente, quando <strong><span style=\"color: #008000;\">William Herschel<\/span><\/strong> scopr\u00ec Urano nel 1781, l&#8217;orbita del pianeta corrispondeva quasi perfettamente alla <strong><span style=\"color: #008000;\">legge di Titius-Bode<\/span><\/strong>. Questo fu il motivo per cui, quando <strong><span style=\"color: #008000;\">Giuseppe Piazzi<\/span><\/strong> scopr\u00ec <strong><span style=\"color: #008000;\">Cerere,<\/span><\/strong> pens\u00f2 si trattasse del pianeta mancante. Quindici mesi dopo, <strong><span style=\"color: #008000;\">Heinrich Olbers<\/span> <\/strong>scopr\u00ec un secondo oggetto nella stessa regione, l&#8217;asteroide <strong><span style=\"color: #008000;\">Pallade<\/span><\/strong>. Essendo non distinguibili rimasero dei punti di luce e, nel 1802, William Herschel sugger\u00ec di inserirli in una categoria separata, chiamata &#8220;asteroidi&#8221;, che dal greco significava \u201csimili a una stella&#8221;. Ma le sorprese non erano finite e, nel 1807, furono scoperti altri due oggetti nella regione: <strong><span style=\"color: #008000;\">Juno<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Vesta<\/span><\/strong>.<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ASTRONOMIA-ASTEROIDI-Small_Asteroids_and_Comets_Visited_by_Spacecraft.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 ASTRONOMIA-ASTEROIDI-Small_Asteroids_and_Comets_Visited_by_Spacecraft.jpg\" width=\"1047\" height=\"625\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un montaggio di 18 dei 20 asteroidi e comete che sono stati fotografati da vicino a dicembre 2018, quando New Horizons ha sorvolato Arrokoth. Questa versione \u00e8 a colori ma non mostra i corpi con la loro corretta albedo relativa o luminosit\u00e0. Non sono inclusi Vesta o Cerere, entrambi molto pi\u00f9 grandi di Lutetia. Montaggio di Emily Lakdawalla per The Planetary Society. Dati da NASA \/ JPL \/ JHUAPL \/ SwRI \/ UMD \/ JAXA \/ ESA \/ team OSIRIS \/ Accademia Russa delle Scienze \/ Agenzia Spaziale Nazionale Cinese. Elaborato da Emily Lakdawalla, Daniel Machacek, Ted Stryk, Gordan Ugarkovic \/ Thomas App\u00e9r\u00e9<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Small_Asteroids_and_Comets_Visited_by_Spacecraft.jpg\">File:Small Asteroids and Comets Visited by Spacecraft.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>Nel 1845 gli astronomi rilevarono un quinto oggetto, <strong><span style=\"color: #008000;\">Astraea<\/span><\/strong> e, poco dopo, furono trovati nuovi oggetti, al punto che <strong><span style=\"color: #008000;\">Alexander von Humboldt<\/span><\/strong>, nei primi anni 1850, li fece cancellare dalla lista dei pianeti e il termine &#8220;asteroidi&#8221;, divenne di uso comune. L&#8217;espressione &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">cintura di asteroidi<\/span><\/strong>&#8221; entr\u00f2 in uso in quegli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1921, con l&#8217;introduzione dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">astrofotografia di Max Wolf,<\/span><\/strong> il numero di scoperte aument\u00f2 fino ad un totale di 1.000 asteroidi. Nel 2000 il numero si colloc\u00f2 intorno a 100.000, probabilmente formatisi dai resti di diversi pianeti antichi. Gli astronomi ritengono che l&#8217;attuale cintura di asteroidi contenga solo una piccola frazione della massa della cintura primordiale. Nel 2006 fu annunciato che erano state scoperte delle comete all&#8217;interno della fascia di asteroidi, e fu ipotizzato che esse potrebbero aver fornito nel tempo una fonte d&#8217;acqua per gli oceani della Terra. Contrariamente a quello che si pensa, la cintura degli asteroidi \u00e8 poco densa \u2026 essendo gli asteroidi distribuiti su un volume cos\u00ec grande che sarebbe improbabile raggiungere un asteroide per caso. Questo \u00e8 stato provato dal passaggio delle sonde spaziali che, come vedremo, non ebbero alcun problema ad attraversarla dirigendosi verso i pianeti esterni.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">La prima domanda che ci poniamo e come si form\u00f2 la cintura degli asteroidi?<br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto inizi\u00f2 con la nebulosa solare primordiale. Mentre i pianeti prendevano forma, ad una distanza tra Marte e Giove, le perturbazioni gravitazionali di quest\u2019ultimo permearono la materia dei proto pianeti con tanta energia da impedire che si potessero accumulare in un pianeta. In pratica, le collisioni divennero cos\u00ec violente che questi corpi si disintegrarono, distribuendosi sia verso i pianeti interni che esterni; il 99,9% della massa originale della cintura di asteroidi si perse nei primi 100 milioni di anni di vita del sistema solare. Inutile dire che il responsabile fu ed \u00e8 tuttora Giove, un gigante gravitazionale che continua ad influenzare il loro moto. Attualmente circa la met\u00e0 della massa della cintura \u00e8 contenuta nei quattro asteroidi pi\u00f9 grandi: <span style=\"color: #008000;\">Cerere, Vesta, Pallade e Igea<\/span>. Nel nostro viaggio verso Giove potremmo non incontrarli, a meno di dirigersi verso di loro, ma li descriveremo comunque.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Cerere<br \/>\n<\/span><\/strong>Cerere \u00e8 l&#8217;unico oggetto nella fascia degli asteroidi abbastanza grande da essere chiamato pianeta nano, ha un diametro di circa novecentocinquanta chilometri, mentre <strong><span style=\"color: #008000;\">Vesta, Pallas<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Hygiea<\/span><\/strong> hanno diametri medi inferiori a seicento chilometri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36625\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Cerere-Dawn-.gif\" alt=\"\" width=\"1047\" height=\"1044\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cerere osservata dalla sonda Dawn &#8211; NASA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;asteroide \u00e8 probabilmente un <strong><span style=\"color: #008000;\">proto pianeta<\/span> <\/strong>(<strong><span style=\"color: #008000;\">embrione planetario<\/span><\/strong>) che si form\u00f2 circa 4,57 miliardi di anni fa nella fascia degli asteroidi e sopravvisse, relativamente intatto, al processo di formazione del sistema solare. La sua scoperta, avvenne il 1 gennaio 1801 ad opera di un astronomo italiano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Giuseppe Piazzi,\u00a0<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Direttore Generale <\/span><\/strong>degli osservatorii astronomici di Napoli e Palermo. Le sue dimensioni sono tali che<strong><span style=\"color: #008000;\"> Cerere<\/span><\/strong> per mezzo secolo fu considerato l&#8217;ottavo pianeta. Dal 2006 \u00e8 l&#8217;unico asteroide del sistema solare interno considerato pianeta nano come Plutone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le missioni spaziali<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl 27 settembre 2007 la NASA invi\u00f2 la <strong><span style=\"color: #008000;\">missione Dawn<\/span> <\/strong>che, dopo aver visitato Vesta nel biennio 2011\u20132012, entr\u00f2 nell&#8217;orbita di Cerere il 6 marzo 2015 raccogliendo molte informazioni. Dalle immagini raccolte, l&#8217;asteroide appare essere un corpo inattivo, la cui superficie \u00e8 costellata da numerosi crateri. Si suppone che l&#8217;interno di Cerere sia differenziato, con un nucleo roccioso ricoperto da un mantello ghiacciato, spesso un centinaio di chilometri (tra il 23 e il 28% della massa di Cerere e il 50% del suo volume), che potrebbe contenere un volume d&#8217;acqua pari a 200 milioni di chilometri cubici, molto pi\u00f9 della quantit\u00e0 complessiva di acqua dolce presente sulla Terra. La presenza di una significativa quantit\u00e0 di ghiaccio nella sua composizione apre la possibilit\u00e0 che Cerere abbia o abbia avuto uno strato di acqua liquida (oceano) al suo interno, collocato tra il nucleo roccioso e il mantello ghiacciato. La presenza di sali, ammoniaca, acido solforico o di altre sostanze antigelo nell&#8217;acqua favorirebbero l&#8217;ipotesi dello stato liquido. Il 22 gennaio 2014, gli scienziati dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">ESA<\/span><\/strong> hanno scoperto emissioni di vapore acqueo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Vesta<\/span><\/strong><br \/>\nl&#8217;asteroide ha un diametro medio pari a circa 530 chilometri e una massa stimata pari al <strong><span style=\"color: #008000;\">12%<\/span><\/strong> di quella dell&#8217;intera fascia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36628\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta.jpg\" alt=\"\" width=\"1048\" height=\"757\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta.jpg 343w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta-300x217.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1048px) 100vw, 1048px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Vesta &#8211; NASA\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La superficie di Vesta \u00e8 insolitamente brillante, cosa che ne fa l&#8217;asteroide in assoluto pi\u00f9 luminoso. Tanto brillante che in certe circostanze Vesta \u00e8 l&#8217;unico asteroide visibile ad occhio nudo dalla Terra. Ma non solo, esso risulta essere anche l&#8217;unico asteroide intatto la cui superficie mostra la presenza di processi geologici evidenti. La sua rotazione ha un periodo pari a 5,342 ore per cui \u00e8 molto veloce. Le temperature sulla sua superficie oscillano fra circa -20 \u00b0C con il Sole allo zenit, e circa -190 \u00b0C al polo invernale. Tipiche temperature diurne e notturne sono rispettivamente -60 \u00b0C e -130 \u00b0C., insomma un corpo decisamente freddo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36631\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/rheasilvia-vesta.jpg\" alt=\"\" width=\"1038\" height=\"573\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/rheasilvia-vesta.jpg 373w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/rheasilvia-vesta-300x166.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1038px) 100vw, 1038px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">cratere Rhea Silvia &#8211; NASA\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si form\u00f2, Vesta era invece abbastanza caldo e si ritiene che possieda un nucleo planetario metallico di ferro e nickel, un mantello roccioso sovrastante di olivina e una crosta superficiale di roccia basaltica. La caratteristica superficiale pi\u00f9 prominente, individuata dal telescopio Spaziale Hubble nel 1996, \u00e8 il cratere <strong><span style=\"color: #008000;\">Rheasilvia<\/span><\/strong> con un diametro pari a 505 chilometri situato vicino al polo sud dell&#8217;asteroide. La sua larghezza \u00e8 pari al 90% dell&#8217;intero diametro di Vesta. Il fondo di questo cratere si trova circa 13 km sotto il livello superficiale e il suo bordo si eleva di 4-12 chilometri sopra il terreno circostante, con un rilievo superficiale totale di circa 25 chilometri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-36633 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta-gullies-NASA.jpg\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"900\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta-gullies-NASA.jpg 1600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta-gullies-NASA-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta-gullies-NASA-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta-gullies-NASA-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Vesta-gullies-NASA-1200x675.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre si osserva un picco centrale si innalza per ventidue chilometri dal fondo del cratere. <strong><span style=\"color: #008000;\">Una curiosit\u00e0<\/span><\/strong>: molte meteoriti che sono cadute sulla Terra provengono proprio da Vesta. Cosa non incredibile in quanto il 99,8 per cento dei meteoriti caduti sulla Terra sembra abbiano avuto origine proprio dalla fascia degli asteroidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pallade<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nPallade \u00e8 un asteroide di grosse dimensioni che orbita all&#8217;interno della fascia principale, la cintura asteroidale pi\u00f9 interna del sistema solare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-36634\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/2-pallas.png\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"900\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/2-pallas.png 1600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/2-pallas-300x169.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/2-pallas-768x432.png 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/2-pallas-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/2-pallas-1200x675.png 1200w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ritiene che, dal punto di vista geologico, la sua superficie sia composta da silicati. <strong><span style=\"color: #008000;\">Pallade<\/span><\/strong> segue un&#8217;orbita altamente inclinata (34,8\u00b0) rispetto al piano medio delle orbite degli oggetti della fascia principale, con un&#8217;eccentricit\u00e0 considerevole, pari quasi a quella posseduta da Plutone. Questo comporta che se volessimo raggiungerlo con una sonda spaziale il viaggio risulterebbe molto complesso e dispendioso. Con una temperatura media di 175 Kelvin, a causa della sua inclinazione, le sue zone polari sperimentano una durata massima di luce e buio superiore a due anni terrestri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Igea<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36635 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/igea.jpg_1428364288.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/igea.jpg_1428364288.jpg 750w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/igea.jpg_1428364288-300x202.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/>\u00e8 il quarto asteroide in ordine di grandezza, con un diametro medio superiore ai 400 km. ed una massa stimata pari al 3% di quella totale della fascia di asteroidi. Igea si compone di materiale primitivo carbonioso, simile alle condriti carbonacee. Informazioni parziali sulla composizione di Igea sono state dedotte tramite l&#8217;analisi spettroscopica della sua superficie. <strong><span style=\"color: #008000;\">Igea<\/span><\/strong> appartiene alla classe degli <strong><span style=\"color: #008000;\">asteroidi di tipo C<\/span><\/strong>, che dominano la porzione esterna della fascia principale. Percorre un&#8217;orbita assai prossima al piano dell&#8217;eclittica, mediamente eccentrica, che completa in 5 anni e 7 mesi. Igea non \u00e8 mai stato raggiunto da alcuna sonda spaziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">La cintura di asteroidi<br \/>\n<\/span><\/strong>La fascia di asteroidi pu\u00f2 essere suddivisa nella cintura interna, formata dagli asteroidi pi\u00f9 vicini alla Terra, e quella esterna formata da quelli prossimi all&#8217;orbita di Giove.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-36636\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1200-32979852-the-asteroids.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1200-32979852-the-asteroids.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1200-32979852-the-asteroids-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1200-32979852-the-asteroids-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1200-32979852-the-asteroids-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli asteroidi non sono tutti uguali e si distinguono in relazione al tipo predominante di minerale che le compongono; in generale vengono suddivisi in <strong><span style=\"color: #008000;\">asteroidi di tipo C<\/span><\/strong> (carbonacei), <strong><span style=\"color: #008000;\">asteroidi di tipo S (<\/span><\/strong>silicacei) e <strong><span style=\"color: #008000;\">asteroidi di tipo M<\/span><\/strong> (metallici).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36626\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/InnerSolarSystem-it.png\" alt=\"\" width=\"1053\" height=\"1053\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/InnerSolarSystem-it.png 465w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/InnerSolarSystem-it-150x150.png 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/InnerSolarSystem-it-300x300.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/InnerSolarSystem-it-144x144.png 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/InnerSolarSystem-it-50x50.png 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/InnerSolarSystem-it-65x65.png 65w\" sizes=\"(max-width: 1053px) 100vw, 1053px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gli asteroidi esterni descrivono la stessa orbita di Giove; sono divisi in due gruppi: i Greci che lo precedono di 60 gradi ed\u00a0 i Troiani lo seguono di 60 gradi,\u00a0 formando con Giove e col Sole dei triangoli equilateri che ruotano rigidamente. Sulla mappa appare la famiglia Hilda, un gruppo di asteroidi dinamicamente correlati ma che non dipendono da un comune oggetto progenitore; si trovano tuttavia intrappolati in un rapporto di risonanza orbitale 2:3 con il pianeta Giove.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli asteroidi <strong><span style=\"color: #008000;\">di tipo C<\/span> <\/strong>dominano le regioni esterne della cintura di asteroidi e comprendono oltre il 75% degli asteroidi visibili. Hanno una tonalit\u00e0 pi\u00f9 rossa rispetto agli altri asteroidi e hanno un\u2019albedo (potere riflettente) molto basso. <strong><span style=\"color: #008000;\">Quelli di tipo S<\/span> <\/strong>(17%) sono pi\u00f9 comuni verso la regione interna della cintura, entro 2,5 UA dal Sole e hanno un\u2019albedo relativamente alto. Gli asteroidi <strong><span style=\"color: #008000;\">di tipo M<\/span><\/strong> formano circa il 10% della popolazione totale; i loro spettri assomigliano a quelli del ferro-nichel e si formarono dai nuclei metallici di corpi progenitori dopo la collisione. All&#8217;interno della fascia degli asteroidi, sembrano concentrarsi su un asse semi-maggiore di circa 2,7 UA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mistero della cintura di asteroidi \u00e8 la rarit\u00e0 relativa di asteroidi <strong><span style=\"color: #008000;\">di tipo V<\/span> <\/strong>(V perch\u00e9 si ritenevano originati dall&#8217;asteroide Vesta) che sono invece composti da materiali basaltici. Le teorie sulla formazione degli asteroidi prevedono che si dovrebbero formare croste e mantelli, che sarebbero composti principalmente da roccia basaltica, ma le osservazioni suggeriscono che manca il 99 percento del materiale basaltico previsto. Anche gli asteroidi <strong><span style=\"color: #008000;\">Magnya<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Kumakiri<\/span><\/strong> hanno una composizione basaltica differente da quella di Vesta. La temperatura varia con la distanza dal Sole. Per le particelle di polvere all&#8217;interno della fascia, le temperature variano da -73 \u00b0 C a 2,2 UA fino a -108 \u00b0 C a 3,2 UA. Tuttavia, a causa della rotazione, la temperatura superficiale di un asteroide pu\u00f2 variare considerevolmente poich\u00e9 i lati sono alternativamente esposti alla radiazione solare. Nel nostro viaggio attraverso la cintura incontreremo anche bande di polveri sottili (ovvero con dimensioni di pochi millimetri o minori). La combinazione di questa sottile polvere di asteroidi \u00e8 (per il 10%) responsabile della luce zodiacale che in certe condizioni possiamo osservare, e si estende dalla direzione del Sole lungo il piano dell&#8217;eclittica.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le esplorazioni effettuate \u00a0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl primo veicolo spaziale ad attraversare la cintura di asteroidi fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">Pioneer 10<\/span><\/strong>, che entr\u00f2 nella regione il 16 luglio 1972 diretto per la sua prima missione verso Giove. La preoccupazione degli scienziati era che i detriti nella cintura potessero ostacolare il transito ma ci\u00f2 non avvenne e da allora dodici sonde la hanno attraversata senza incidenti. Ma non solo:\u00a0 una di queste, la sonda <strong><span style=\"color: #008000;\">NEAR<\/span><\/strong>, dopo aver scattato delle immagini di <strong><span style=\"color: #008000;\">Mathilde 253<\/span><\/strong>, atterr\u00f2 sull&#8217;asteroide <strong><span style=\"color: #008000;\">Eros<\/span> <\/strong>nel febbraio del 2001. Anche <strong><span style=\"color: #008000;\">NEAR,<\/span><\/strong> ribattezzata <strong><span style=\"color: #008000;\">Near Shoemaker<\/span><\/strong>, termin\u00f2 indenne la sua missione e si ritiene oggi che le probabilit\u00e0 che una sonda impatti in un asteroide \u00e8 stimata a meno di una su un miliardo. Possiamo stare tranquilli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36629 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/EROS.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/EROS.jpg 1280w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/EROS-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/EROS-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/EROS-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/EROS-1200x675.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nel 1996 la NASA ha lanciato la sonda <em>Near Earth Asteroid Rendezvous<\/em>, in seguito rinominata NEAR Shoemaker, sviluppata per eseguire lo studio prolungato di un asteroide near-Earth. Eros fu raggiunto grazie all&#8217;individuazione di un opportuno piano di volo che previde una manovra di fionda gravitazionale con la Terra e il sorvolo dell&#8217;asteroide 253 Mathilde nella fascia principale. Dopo un tentativo fallito, il 14 febbraio 2000, la sonda entr\u00f2 in orbita con successo. NEAR Shoemaker orbit\u00f2 attorno ad Eros percorrendo orbite progressivamente pi\u00f9 strette fino a 35 km di raggio ed eseguendo sorvoli radenti raggiungendo una distanza minima di 2\u20133 km dalla superficie. Mapp\u00f2 la superficie e ne identific\u00f2 le formazioni geologiche, permise misure gravimetriche e comp\u00ec analisi della composizione dell&#8217;asteroide attraverso spettrometri nell&#8217;infrarosso e nei raggi X.\u00a0 Il 12 febbraio 2001 esegu\u00ec una discesa controllata verso la superficie che si concluse con l&#8217;atterraggio della sonda in prossimit\u00e0 del cratere Himeros &#8211; vicino alla &#8220;sella&#8221; dell&#8217;asteroide. Nei successivi sedici giorni furono condotte misure sulla composizione del suolo del sito di atterraggio con lo spettrometro nei raggi gamma. La missione termin\u00f2 il 28 febbraio 2001. <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019attraversamento della cintura ha necessitato circa sette mesi &#8230; ed ora ci avviciniamo a Giove \u2026 e vi prometto che ne vedremo delle belle.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima NASA &#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:JPL-AsteroidDisruptedByStar-ArtistConcept.jpg\">JPL-AsteroidDisruptedByStar-ArtistConcept.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>NASA images, audio, video, and computer files used in the rendition of 3-dimensional models are permitted for educational or informational purposes, including photo collections, textbooks, public exhibits, computer graphical simulations and Internet Web pages. This general permission extends to personal Web pages <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36314\"><span class='mb-text'>MERCURIO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36394\"><span class='mb-text'>VENERE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36584\"><span class='mb-text'>MARTE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36998\"><span class='mb-text'>LE COMETE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36620\"><span class='mb-text'>ASTEROIDI<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37134\"><span class='mb-text'>GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37136\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37139\"><span class='mb-text'>SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37945\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37949\"><span class='mb-text'>URANO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37952\"><span class='mb-text'>NETTUNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37954\"><span class='mb-text'>PLUTONE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37959\"><span class='mb-text'>OLTRE PLUTONE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ASTRONOMIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: asteroidi Dopo aver visitato il pianeta rosso ed osservato i suoi due strani satelliti, ci spingiamo verso l\u2019esterno del sistema solare per raggiungere Giove, un pianeta gassoso gigante che nasconde ancora tanti misteri. 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