{"id":36394,"date":"2023-07-07T00:04:41","date_gmt":"2023-07-06T22:04:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=36394"},"modified":"2026-04-20T12:24:50","modified_gmt":"2026-04-20T10:24:50","slug":"viaggio-nel-sistema-solare-venere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36394","title":{"rendered":"Viaggio nel sistema solare: Venere"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ASTRONOMIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: pianeti<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Venere<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Dopo aver visitato, anche se solo virtualmente, il piccolo <a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/36314\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mercurio<\/span><\/strong>,<\/a> ci allontaniamo dal Sole dirigendoci verso la Terra. Il secondo pianeta che incontriamo nel nostro cammino \u00e8 Venere, che si trova ad una distanza media di 67 milioni di miglia (108 milioni di chilometri) dal Sole. Anche <strong><span style=\"color: #008000;\">Venere<\/span><\/strong>, come Mercurio, non possiede satelliti. E&#8217; forse uno dei pi\u00f9 facilmente identificabili pianeti essendo ben visibile al sorgere ed al tramonto del Sole. Uno spettacolo del cielo che possiamo ammirare anche durante la notte, essendo l&#8217;oggetto naturale pi\u00f9 luminoso nel cielo notturno dopo la Luna. Venere ha pi\u00f9 o meno le stesse dimensioni della Terra con un raggio di circa 6000 chilometri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come nacque<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nQuando circa 4,6 miliardi di anni fa l&#8217;enorme nuvola di gas e polveri si stabilizz\u00f2 nella sua forma attuale, incominciarono a formarsi i pianeti del sistema solare. Prima i grandi pianeti esterni come Giove e poi quelli che chiamiamo interni come Mercurio, Venere, la Terra e Marte. Oggi parliamo di Venere, un pianeta tanto luminoso da essere scambiato per una stella. Se arrivassimo dallo spazio potremmo incontrare quel pianeta di color bianco, decisamente brillante, coperto da nuvole che riflettono la luce solare al punto da impedire l&#8217;osservazione della sua superficie. La sua atmosfera presenta molti strati composti principalmente da anidride carbonica che intrappolano il calore rendendolo il pianeta pi\u00f9 caldo del nostro sistema solare. In pratica, un vero inferno. Per darvi un&#8217;idea, a circa trenta miglia dalla superficie del pianeta, la sua temperatura \u00e8 equivalente a quella della superficie terrestre ma, scendendo verso il suolo incontreremmo temperature tanto calde da fondere metalli e circuiti elettronici. Temperature che raggiungono gli 880 gradi Fahrenheit (471 gradi Celsius) indifferentemente dalla latitudine del pianeta. Essendo avvolto tra le nubi, per poter osservare le sue montagne, valli ed i migliaia di vulcani ancora attivi, dovremmo prima penetrare una fitta coltre di nubi di \u2026 acido solforico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-36409\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venere-Interno.jpg\" alt=\"\" width=\"1391\" height=\"952\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venere-Interno.jpg 1391w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venere-Interno-300x205.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venere-Interno-768x526.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venere-Interno-1024x701.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venere-Interno-1200x821.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1391px) 100vw, 1391px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venere ha un suo nucleo centrale, un mantello roccioso e una solida crosta. Per molti aspetti \u00e8 simile alla Terra con un nucleo ferroso che ha un raggio di circa 3.200 chilometri al di sopra del quale galleggia un mantello fatto di lava e densa che si muove lentamente a causa del calore interno del pianeta. Si ritiene che la superficie del pianeta sia costituita da una crosta di roccia sottile che si muove al di sopra del mantello.\u00a0Probabilmente la sua attivit\u00e0 vulcanica principale ebbe termine tra i 300 ed i 500 milioni di anni fa. I dati sulla sua superficie, ricavati dalle sonde, hanno rivelato la presenza di due grandi aree montuose: <strong><span style=\"color: #008000;\">Ishtar<\/span><\/strong> delle dimensioni dell&#8217;Australia sita nella regione polare nord e <strong><span style=\"color: #008000;\">Afrodite<\/span><\/strong>, grande quanto il Sud America, a cavallo dell&#8217;equatore che si estende per quasi 10.000 chilometri. La montagna pi\u00f9 alta, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Maxwell Montes<\/span><\/strong>, \u00e8 alta 8800 metri, praticamente quanto il nostro Everest.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36415\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/440px-Nabonidus.jpg\" alt=\"\" width=\"1055\" height=\"1290\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/440px-Nabonidus.jpg 440w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/440px-Nabonidus-245x300.jpg 245w\" sizes=\"(max-width: 1055px) 100vw, 1055px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Rilievo raffigurante Nabonide che venera Sin (la Luna), Shamash (il Sole) e I\u0161tar (il pianeta Venere)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una conoscenza antica<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nEssendo il corpo celeste meglio visibile dopo la Luna, il pianeta fu osservato sin dall\u2019antichit\u00e0; chiamato dai Babilonesi <strong><span style=\"color: #008000;\">I\u0161tar<\/span><\/strong>, in onore della dea dell&#8217;amore, dell&#8217;erotismo e della guerra era noto anche a Egizi, Greci e Romani che distinguevano le sue brillanti apparizioni mattutine e serali, chiamandolo <strong><span style=\"color: #008000;\">Lucifero<\/span><\/strong> prima dell&#8217;alba e <strong><span style=\"color: #008000;\">Vespero<\/span><\/strong> al tramonto del Sole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo a studiare scientificamente i pianeti del sistema solare con un telescopio fu il grande astronomo italiano <strong><span style=\"color: #008000;\">Galileo Galilei<\/span>\u00a0<\/strong>che arriv\u00f2 ad osservarne le fasi simili a quelle della Luna. Questa scoperta dimostr\u00f2 la correttezza della teoria eliocentrica predetta qualche decennio prima dall&#8217;astronomo polacco <strong><span style=\"color: #008000;\">Niccol\u00f2 Copernico<\/span> <\/strong>che sosteneva che Venere era posto tra la Terra e il Sole e ruotava attorno a quest&#8217;ultimo. Purtroppo sappiamo come and\u00f2 a finire; Galileo fu processato e costretto ad abiurare le sue tesi ritenute contrarie alla dottrina della chiesa. Nel 1677 <strong><span style=\"color: #008000;\">Edmond Halley<\/span> <\/strong>sugger\u00ec di misurare la distanza Terra-Sole con osservazioni da diversi luoghi della Terra, proprio durante i transiti di Venere. Fu quello del 1761 a permettere all&#8217;astronomo russo <strong><span style=\"color: #008000;\">Michail Lomonosov<\/span> <\/strong>di ipotizzare la presenza di un&#8217;atmosfera su Venere. Lo scienziato not\u00f2 un leggero bagliore intorno al pianeta mentre passava attraverso il disco del sole, una prima prova della presenza di un&#8217;atmosfera attorno a Venere resa evidente dalla rifrazione dei raggi luminosi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il pianeta Venere \u00e8 visibile come un punto nero mentre transita attraverso la faccia del sole visto dall&#8217;Osservatorio di Greenwich l&#8217;8 giugno 2004 a Londra. Il raro evento astronomico si era verificato prima nel 1882,\u00a0 e si \u00e8 ripetuto nel 2012. (Foto di Ian Waldie \/ Getty Images)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanni Schiaparelli<\/span><\/strong> ipotizz\u00f2 che, come Mercurio, anche Venere fosse in rotazione sincrona. Nel 1932, <strong><span style=\"color: #008000;\">W. Adams e T. Dunham<\/span><\/strong> mediante osservazioni spettroscopiche nell&#8217;infrarosso scoprirono linee di assorbimento del carbonio che permisero di ipotizzare che l&#8217;anidride carbonica fosse predominante nell&#8217;atmosfera venusiana. Successivamente, nel 1961, il suo periodo di rotazione fu misurato con il radiotelescopio di Goldstone, California, e nel 1964 fu confermato il suo moto retrogrado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le esplorazioni spaziali verso Venere iniziarono nel 1961 con la missione sovietica <strong><span style=\"color: #008000;\">Venera 1<\/span><\/strong> che effettu\u00f2 il fly-by (sorvolo) del pianeta senza per\u00f2 riuscire a trasmettere alcun dato. Le scoperte maggiori si ottennero nel 1962 con la missione della NASA <strong><span style=\"color: #008000;\">Mariner 2<\/span> <\/strong>che raggiunse con successo il pianeta scoprendo la presenza\u00a0 di spesse nubi ed una superficie estremamente calda. Mariner 2 scopr\u00ec che Venere non aveva un campo magnetico significativo, cosa che fu giustificata a causa della sua lenta rotazione. Il programma russo <strong><span style=\"color: #008000;\">Venera<\/span><\/strong> continu\u00f2 fino al 1983 con 16 missioni di successo. In particolare, <strong><span style=\"color: #008000;\">Venera 7<\/span> <\/strong>fu lanciata il 17 agosto 1970 ed il 15 dicembre dello stesso anno atterr\u00f2 sul pianeta, senza fondersi nel tragitto come le sonde precedenti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36402\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-\u00e8aesaggio.png\" alt=\"\" width=\"1042\" height=\"794\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-\u00e8aesaggio.png 630w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-\u00e8aesaggio-300x229.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-\u00e8aesaggio-180x138.png 180w\" sizes=\"(max-width: 1042px) 100vw, 1042px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La superficie di Venere ricostruita in base alle misure radar della sonda Magellan: per esigenze di migliore comprensione, la dimensione verticale in questo tipo d&#8217;immagine \u00e8 moltiplicata di un fattore 10; in realt\u00e0 le altezze delle montagne e le profondit\u00e0 delle valli sono dieci volte inferiori a quanto mostrato (dimensione 630 x 480 pixel) Image credit: NASA\/JPL\/Magellan<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1975 i sovietici inviarono le sonde gemelle <strong><span style=\"color: #008000;\">Venera 9 e 10<\/span><\/strong>, equipaggiate con un disco frenante per la discesa nell&#8217;atmosfera e ammortizzatori per l&#8217;atterraggio. Queste sonde trasmisero le prime immagini in bianco e nero della superficie di Venere mentre per il colore si dovette aspettare le <strong><span style=\"color: #008000;\">sonde Venera 13 e 14<\/span><\/strong>. Negli anni ottanta i sovietici proseguirono con le sonde <strong><span style=\"color: #008000;\">Venera 15 e 16<\/span><\/strong> (1983), dotate di radar ad apertura sintetica, che mapparono l&#8217;emisfero nord del pianeta rimanendo in orbita attorno al pianeta. Nel 1985 i sovietici lanciarono le sonde <strong><span style=\"color: #008000;\">Vega 1 e 2<\/span><\/strong> che rilasciarono dei moduli sulla superficie del pianeta prima di dirigersi verso la cometa di Halley. Il modulo di <strong><span style=\"color: #008000;\">Vega 2<\/span><\/strong> atterr\u00f2 nella regione <strong><span style=\"color: #008000;\">Aphrodite<\/span> <\/strong>raccogliendo un campione di roccia contenente <strong><span style=\"color: #008000;\">anortosite &#8211; troctolite<\/span><\/strong>, un materiale raro sulla Terra, ma presente anche negli altopiani lunari.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36406 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-sonda-magellan.png\" alt=\"\" width=\"371\" height=\"483\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-sonda-magellan.png 460w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-sonda-magellan-231x300.png 231w\" sizes=\"(max-width: 371px) 100vw, 371px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">sonda Magellan &#8211; NASA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1989 la NASA, utilizzando lo <strong><span style=\"color: #008000;\">Space Shuttle<\/span><\/strong>, lanci\u00f2 verso Venere la <strong><span style=\"color: #008000;\">Sonda Magellan<\/span><\/strong>, dotata di un sistema radar che permise una mappa quasi completa del pianeta con una risoluzione nettamente migliore di quella delle precedenti missioni. <strong><span style=\"color: #008000;\">Magellan<\/span><\/strong> continu\u00f2 ad operare per ben quattro anni prima di precipitare e distruggersi nell&#8217;atmosfera venusiana. La sonda dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Agenzia Spaziale Europea (ESA) <\/span><span style=\"color: #008000;\">Venus Express<\/span><\/strong>, lanciata nel 2006, esegu\u00ec una nuova mappatura completa della superficie. In otto anni la sonda forn\u00ec prove della passata esistenza di oceani venusiani, ormai definitivamente evaporati, ed evidenze nella sua atmosfera di violentissimi fulmini e di un gigantesco vortice concentrato al polo sud venusiano. Il 26 novembre del 2013 la <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA<\/span> <\/strong>lanci\u00f2 il <strong><span style=\"color: #008000;\">Venus Spectral Rocket Experiment (VeSpR)<\/span><\/strong>, un telescopio suborbitale per lo studio dell&#8217;atmosfera di Venere nell&#8217;ultravioletto, allo scopo di individuare la quantit\u00e0 di atomi di idrogeno e deuterio nell&#8217;atmosfera venusiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le sue stranezze<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nVenere presenta alcune caratteristiche decisamente insolite. La prima \u00e8 la sua lentissima velocit\u00e0 di rotazione per cui un suo giorno dura, grosso modo, 243 giorni terrestri. <strong><span style=\"color: #008000;\">Questo comporta che il Sole non sorge e tramonta ogni &#8220;giorno&#8221;, come accade sulla maggior parte degli altri pianeti, ed il suo ciclo diurno o notturno impiega 117 giorni terrestri.<\/span> <\/strong>Decisamente bizzarro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-36413\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venere.gif\" alt=\"\" width=\"1048\" height=\"944\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, Venere \u00e8 uno dei due soli pianeti (l\u2019altro, lo conosceremo pi\u00f9 avanti, \u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">Urano<\/span><\/strong>) che ruotano da est a ovest. La sua orbita intorno al Sole \u00e8 la pi\u00f9 &#8220;circolare&#8221; di qualsiasi altro pianeta del nostro sistema solare, quasi un cerchio perfetto. Infine, ha un&#8217;inclinazione assiale di soli tre gradi, girando quasi in posizione verticale, per cui non sperimenta stagioni evidenti. Mentre ruota lentamente sul suo asse, le sue nuvole ruotano attorno al pianeta ogni quattro giorni terrestri, spinte da venti che viaggiano a circa 200 miglia all&#8217;ora.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36410\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venus_as_captured_by_Mariner_10-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1037\" height=\"811\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venus_as_captured_by_Mariner_10-1.jpg 330w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Venus_as_captured_by_Mariner_10-1-300x235.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1037px) 100vw, 1037px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine catturata dal Mariner 10, evidenziata con falsi colori, che mostra i grandi fasci nuvolosi in rotazione &#8211; NASA\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La velocit\u00e0 dei venti diminuisce man mano che ci si avvicina alla superficie dove scendono a poche miglia all&#8217;ora. Ci\u00f2 nonostante un astronauta che passeggiasse sul suolo venusiano attraverserebbe deserti rocciosi sormontati da un cielo molto nuvoloso ed illuminato da fortissimi lampi luminosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se camminassimo sulla sua superficie, ci accorgeremmo con piacere di essere sottoposti ad un&#8217;accelerazione di gravit\u00e0 (G) <strong><span style=\"color: #008000;\">minore<\/span><\/strong> di quella presente sulla Terra (circa il dieci per cento di quella terrestre). In altre parole, un Uomo, del peso di 100 chilogrammi sulla Terra, su Venere potrebbe leggere su una bilancia un peso di circa 90 chilogrammi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36404\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-cratere.png\" alt=\"\" width=\"1047\" height=\"796\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-cratere.png 632w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-cratere-300x228.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/venere-cratere-180x138.png 180w\" sizes=\"(max-width: 1047px) 100vw, 1047px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un grande cratere da impatto visto da un&#8217;angolatura intermedia, con al centro la montagna formatasi per il rinculo dell&#8217;onda d&#8217;urto dell&#8217;impatto; inquadratura ricostruita in base alle misure radar della sonda Magellan (dimensione 632 x 480 pixel) Image credit: NASA\/JPL\/Magellan <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Possibilit\u00e0 di colonizzazione?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nPurtroppo i veicoli spaziali inviati sulla superficie di Venere non sono durati molto a lungo. Le alte temperature superficiali di Venere hanno fatto fondere l&#8217;elettronica delle sonde in breve tempo. Appare quindi improbabile che un astronauta possa sopravvivere a lungo sulla superficie venusiana se non all&#8217;interno di una struttura termicamente altamente protetta. Inoltre, sarebbe sottoposto ad una pressione atmosferica sulla superficie del pianeta pari a 92 volte quella sulla Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una curiosa proposta di <strong><span style=\"color: #008000;\">Geoffrey A. Landis,<\/span><\/strong> scienziato e ricercatore della NASA nei campi dell&#8217;esplorazione planetaria e della propulsione interstellare, ha ipotizzato la realizzazione di stazioni spaziali di grandi dimensioni, simili ad aerostati, in sospensione nella sua atmosfera. Un&#8217;ipotesi affascinante che dovrebbe per\u00f2 trovare una soluzione ai fortissimi venti che la sconvolgono. Un altro problema \u00e8 la presenza di grandi quantit\u00e0 di acido solforico in atmosfera, un gas estremamente aggressivo per le strutture. L\u2019impiego al momento fattibile \u00e8 l&#8217;uso del pianeta Venere come fionda gravitazionale (fly by) per missioni dirette verso altri pianeti del sistema solare. Questa funzione \u00e8 stata gi\u00e0 adottata con successo per la sonda Galileo, diretta verso Giove e le sue lune, e per la missione Cassini-Huygens, diretta all&#8217;esplorazione del sistema di Saturno. Quest&#8217;ultima effettu\u00f2 due fly-by con Venere tra il 1998 e il 1999 prima di dirigersi verso le regioni esterne del sistema solare.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>NASA images, audio, video, and computer files used in the rendition of 3-dimensional models are permitted for educational or informational purposes, including photo collections, textbooks, public exhibits, computer graphical simulations and Internet Web pages. This general permission extends to personal Web pages <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36314\"><span class='mb-text'>MERCURIO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36394\"><span class='mb-text'>VENERE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36584\"><span class='mb-text'>MARTE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36998\"><span class='mb-text'>LE COMETE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36620\"><span class='mb-text'>ASTEROIDI<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37134\"><span class='mb-text'>GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37136\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI GIOVE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37139\"><span class='mb-text'>SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37945\"><span class='mb-text'>LE LUNE DI SATURNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37949\"><span class='mb-text'>URANO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37952\"><span class='mb-text'>NETTUNO<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37954\"><span class='mb-text'>PLUTONE<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/37959\"><span class='mb-text'>OLTRE PLUTONE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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