{"id":36381,"date":"2019-12-10T00:10:18","date_gmt":"2019-12-09T23:10:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=36381"},"modified":"2026-02-21T18:04:15","modified_gmt":"2026-02-21T17:04:15","slug":"navi-di-linea-e-corsari-barbareschi-di-emiliano-beri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/36381","title":{"rendered":"Navi di linea e corsari barbareschi"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Barbareschi, XVII secolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-36382 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/77025199_3032488780113997_7107839286224879616_n.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"711\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/77025199_3032488780113997_7107839286224879616_n.jpg 1280w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/77025199_3032488780113997_7107839286224879616_n-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/77025199_3032488780113997_7107839286224879616_n-768x427.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/77025199_3032488780113997_7107839286224879616_n-1024x569.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/77025199_3032488780113997_7107839286224879616_n-1200x667.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">W. Van de Velde, &#8220;An English Ship in Action with Barbary Vessels&#8221; (1678) &#8211; National Maritime Museum, Greenwich, London, Caird Collection<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo dipinto le navi inglesi sono impegnate in combattimento contro alcuni bastimenti corsari barbareschi. Si tratta della rappresentazione di una delle azioni dimostrative effettuate dalla flotta inglese contro le capitali e le flotte delle Reggenze barbaresche di Algeri, Tunisi e Tripoli nel XVII secolo. L&#8217;azione predatrice dei corsari barbareschi era un problema di capitale importanza per il traffico mercantile nel Mediterraneo e nell&#8217;Atlantico centro-orientale. La protezione passiva, ossia la difesa dei mercantili attraverso l&#8217;autoprotezione e la navigazione in convoglio era di limitata efficacia in rapporto ai costi diretti (costi della protezione) e indiretti (perdite di mercantili provocati dalle azioni dei corsari).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strategia pi\u00f9 efficace di protezione dei traffici fu quella adottata per la prima volta nel XVII secolo da Inghilterra, Olanda e Francia (e adottata poi da altri stati nei due secoli successivi): stipulare un trattato di pace attraverso lo strumento della deterrenza navale. Il trattato di pace con le Reggenze barbaresche di Algeri, Tunisi e Tripoli garantiva immunit\u00e0 ai bastimenti mercantili dello stato che lo sottoscriveva perch\u00e9 i corsari delle tre Reggenze potevano agire solo contro i bastimenti degli stati con cui la Reggenza di cui erano sudditi era in guerra. La condizione di guerra era necessaria, altrimenti il corsaro sarebbe diventato un pirata, un criminale, e perseguibile quindi come tale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione di pace metteva quindi al sicuro i bastimenti mercantili dalle azioni dei corsari. Ma la corsa era un&#8217;attivit\u00e0 estremamente remunerativa e le Reggenze non erano disposte a rinunciarvi facilmente. Per indurre il sovrano di una Reggenze (il Dey ad Algeri, il Bey a Tunisi e il Pasci\u00e0 a Tripoli) a firmare un trattato di pace che togliesse ai suoi corsari la possibilit\u00e0 di predare i mercantili dell&#8217;altro firmatario erano necessari forza e denaro.&nbsp;La forza prendeva la forma della deterrenza navale: come nel caso rappresentato nel dipinto le flotta da guerra dello stato che voleva ottenere un trattato di pace effettuava una, o pi\u00f9, azioni dimostrative contro le capitali delle Reggenze, colpendo le navi in porto e bombardando le citt\u00e0. All&#8217;azione violenta seguiva la trattativa di pace, con la proposta aggiuntiva, che integrava la forza, del pagamento di un tributo al sovrano della Reggenza, come indennit\u00e0 per i mancati introiti derivati dal non poter predare i mercantili che sarebbe stati protetti dal trattato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sinergia tra deterrenza navale e pagamento del tributo doveva protrarsi nel tempo, il tributo doveva essere pagato annualmente, a volte con importo incrementato, e la deterrenza navale doveva essere esercitata attraverso una periodica presenza di unit\u00e0 e squadre navali (in questo caso inglesi) nelle acque del Nord Africa come dimostrazione di forza potenziale volta a dissuadere i sovrani delle Reggenze dalla tentazione di ricusare il trattato, per ritornare in condizione di guerra al fine di riprendere l&#8217;attivit\u00e0 predatrice corsara. Anche alcuni stati italiani preunitari adottarono lo stesso approccio strategico basato sulla deterrenza navale-trattato di pace per risolvere il problema di fornire protezione dalla minaccia corsara barbaresca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Vediamone un esempio.<\/span><\/strong> Durante la Restaurazione le due principali marine preunitarie, la napoletana e la sabauda, furono organizzate come strumento deterrente verso le Reggenze. Napoli e Torino avevano stipulato trattati di pace con le Reggenze nel 1816. In quel momento quasi tutti gli stati europei (e gli Stati Uniti) avevano trattati di pace con le Reggenze, garantiti o dalla deterrenza navale o da pagamento del tributo annuale, adesso utilizzati come soluzioni alternative. Danimarca e Svezia pagavano un tributo annuale, mentre Olanda e Stati Uniti tenevano una squadra navale con base nel Mediterraneo appositamente come strumento deterrente verso le Reggenze (quella statunitense aveva base nel Golfo della Spezia, nella baia di Panigaglia, su concessione del re di Sardegna). Napoli e Torino firmarono i trattati di pace del 1816 grazie alla mediazione britannica (e dopo che una squadra navale anglo-olandese aveva bombardato Algeri: la dimostrazione di forza rientrava nella strategia della deterrenza).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37008 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flotta-statunitense-nel-golfo-di-panigaglia.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flotta-statunitense-nel-golfo-di-panigaglia.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flotta-statunitense-nel-golfo-di-panigaglia-300x191.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/flotta-statunitense-nel-golfo-di-panigaglia-768x490.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 12pt;\">la flotta statunitense nel golfo di Panigaglia, La Spezia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se la firma del trattato era stata possibile grazie alla mediazione, e alla deterrenza navale, britannica, il mantenimento del trattato, cio\u00e8 far si che le Reggenze non lo dichiarassero decaduto dando nuovamente mano libera ai corsari, divenne una questione autonoma della loro politica estera e navale. Entrambi i regni, quello delle Due Sicilia e quello di Sardegna, impostarono quindi la propria politica navale in funzione della deterrenza verso le Reggenze barbaresche. Nei termini dei trattati firmati dal Regno delle Due Sicilie \u00e8 presente anche l&#8217;impegno a pagare un tributo annuale; quindi in questo caso la strategia fu sinergica: pagamento di tributo e deterrenza navale. Nei termini dei trattati firmati dal Regno di Sardegna questa clausola \u00e8 assente; per cui il governo di Torino punt\u00f2 unicamente sulla deterrenza navale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrambi i regni pensarono, organizzarono e misurarono la loro flotta in relazione all&#8217;obiettivo della deterrenza navale verso i barbareschi. Organizzarono anche l&#8217;attivit\u00e0 della flotta in funzione di questo obiettivo. Perch\u00e9 la deterrenza funziona, come detto, se la minaccia \u00e8 credibile; per essere tale le navi da guerra sabaude e napoletane dovevano fare periodiche crociere nelle acque del Nord Africa, per farsi vedere dai barbareschi, per mostrare la propria forza e quindi indurli a non ricusare i trattati. Nella corrispondenza dei consoli sabaudi di Algeri, Tunisi e Tripoli si trovano periodici richiami alla necessit\u00e0 che la flotta sarda si faccia vedere nelle acque del Maghreb per questo scopo. Le carte prodotte dai comandi della flotta dimostrano come gli input forniti dei consoli fossero recepiti e tradotti in pianificazione operativa: crociere periodiche pensate come parte di una strategia impostata sulla dissuasione, ossia deterrenza navale, ad imitazione della strategia inaugurata da inglese, olandesi e francesi nel XVII secolo.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n<\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">Emiliano Beri<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XVII SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: Barbareschi, XVII secolo . W. 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Nel 2011 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Storia, discutendo una tesi sulle guerre di Corsica del medio Settecento. Dal 2012 al 2016 \u00e8 stato assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Antichit\u00e0, Filosofia, Storia e Geografia dell\u2019Universit\u00e0 di Genova. \u00a0Negli anni accademici 2016-17 e 2017-18 ha insegnato Storia sociale nel corso di Laurea triennale in Storia e Storia militare nel corso di Laurea magistrale in Scienze Storiche della Scuola di Scienze Umanistiche dell\u2019Universit\u00e0 di Genova. Per l\u2019anno accademico 2018-19 \u00e8 stato docente aggregato di Storia militare nel corso di Laurea magistrale in Scienze storiche della stessa Scuola. 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