{"id":35995,"date":"2019-11-23T00:22:01","date_gmt":"2019-11-23T00:22:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=35995"},"modified":"2023-09-27T18:57:27","modified_gmt":"2023-09-27T16:57:27","slug":"reti-fantasma-un-problema-che-unisce-pescatori-e-subacquei-di-argentario-divers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/35995","title":{"rendered":"Reti fantasma: un problema che unisce pescatori e subacquei di Argentario Divers"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX-XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OVUNQUE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: reti abbandonate, plastiche<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le reti fantasma sono un danno per la pesca e una minaccia per l\u2019ecosistema. Uccidono milioni di animali marini e sono fonte di rifiuti e inquinamento. Serve un\u2019alleanza tra pescatori, produttori, istituzioni e subacquei.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-36003\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Una-rete-dispersa.jpg\" alt=\"\" width=\"636\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Una-rete-dispersa.jpg 636w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Una-rete-dispersa-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 636px) 100vw, 636px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni anno vengono disperse in mare almeno 640 mila tonnellate di reti ed altri attrezzi da pesca che, se non recuperati, continuano a \u201cpescare\u201d per moltissimi anni, 24 ore su 24. Un danno enorme per le comunit\u00e0 di pescatori, che vedono ridursi fino al 30% lo stock di pesce pescabile, e una spietata minaccia per l\u2019ecosistema marino: le reti disperse infatti uccidono in modo indiscriminato milioni di pesci, mammiferi, tartarughe, grandi cetacei e uccelli, per non parlare dei danni cagionati al coralligeno e agli organismi bentonici. Inoltre rappresentano una delle fonti principali di rifiuti marini e inquinamento da plastica, senza contare che sono tra le cause degli incidenti marittimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un disastro ancora troppo sottovalutato. Ma come si pu\u00f2 risolvere o contrastare questo problema? Le strade tentate negli ultimi anni sono molte e tutte richiedono un\u2019alleanza tra pescatori, aziende, istituzioni e subacquei, sia a livello globale che nelle piccole realt\u00e0 locali.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per noi subacquei, oltre che un impegno eticamente coinvolgente, l\u2019immersione per il recupero delle reti disperse pu\u00f2 diventare anche un motivo in pi\u00f9 per immergerci e un modo nuovo di andare in acqua, che richiede abilit\u00e0 specifiche. Ma andiamo per ordine: prima di tutto \u00e8 necessario comprendere il problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le cause: come e perch\u00e9 avviene la dispersione di reti e attrezzature da pesca?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nOgni volta che una qualsiasi attrezzatura da pesca viene messa in acqua c\u2019\u00e8 il rischio che possa essere dispersa. Tecnicamente vengono chiamate <strong><span style=\"color: #008000;\">ALDFG (\u201cAbandoned, Lost or otherwise Discarged Fishing Gear\u201d)<\/span><\/strong> o anche solo \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Ghost fishing<\/span><\/strong>\u201d, in italiano conosciute come \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Reti fantasma<\/span><\/strong>\u201d. Parliamo non solo delle classiche reti da posta o da strascico, ma anche di palamiti, lenze, nasse e tutti i tipi di trappole per crostacei, polpi ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause sono molteplici, ma quelle primarie sono: ostacoli come rocce, secche o relitti dove le reti si possono incagliare; conflitto\/interferenza con altri attrezzi da pesca; mareggiate o forti correnti; distacchi accidentali causati dal passaggio di imbarcazioni; condizioni meteo avverse che richiedono l\u2019abbandono per motivi di sicurezza. Non \u00e8 un caso se molti relitti (tra le mete preferite delle nostre esplorazioni subacquee) vengono spesso rinvenuti proprio grazie ai pescatori che si annotano \u2013 nell\u2019intento di evitarli \u2013 le coordinate dei posti in cui perdono le proprie reti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario di quello che si potrebbe pensare, l\u2019abbandono intenzionale \u00e8 un evento raro e minoritario perch\u00e9 le attrezzature da pesca sono costose e nessuno vuole perderle. Quando accade \u00e8 legato ad attivit\u00e0 di pesca illegale oppure alla mancanza di opzioni di smaltimento, come avviene in alcuni paesi in via di sviluppo. <strong><span style=\"color: #008000;\">\u00c8 importante comprendere che in questo problema i pescatori non sono \u201ci cattivi\u201d<\/span><\/strong>. Anzi, le reti fantasma diventano i principali nemici delle comunit\u00e0 di pescatori: una sorta di \u201cconcorrenza sleale\u201d che pesca in modo indiscriminato e per 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza badare nemmeno ai periodi di \u201cfermo pesca\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_36001\" aria-describedby=\"caption-attachment-36001\" style=\"width: 1032px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36001 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Operazioni-di-recupero-reti-allArgentario.jpg\" alt=\"\" width=\"1032\" height=\"700\"><figcaption id=\"caption-attachment-36001\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">operazioni di recupero all&#8217;Argentario<\/span><\/strong><\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019entit\u00e0: quante sono le reti fantasma?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNon esiste un censimento, ma nel 2009 il Programma delle Nazioni Unite per l\u2019ambiente (UNEP) ha stimato che 640 mila tonnellate di reti o altri attrezzi vengano dispersi in mare ogni anno, equivalenti a 90mila autobus a due piani! Una quantit\u00e0 enorme, se consideriamo che si aggiunge a quella dispersa l\u2019anno precedente e l\u2019anno precedente ancora, e cos\u00ec via. E s\u00ec, perch\u00e9 i materiali con cui oggi vengono realizzate queste attrezzature, prevalentemente plastica, sono concepiti per essere resistenti e difficilmente degradabili: si calcola che una rete da pesca dispersa possa resistere fino a 600 anni! Per questo la quantit\u00e0 continuer\u00e0 ad accumularsi e gli impatti sugli ecosistemi marini continueranno a peggiorare. L\u2019Unione Europea stima che il 20% delle attrezzature da pesca usate in Europa vengano disperse in mare: oltre 11 mila tonnellate ogni anno. Nel solo golfo di Venezia la stima \u00e8 di 60 mila reti finite sui fondali. Altri esempi, solo per dare un\u2019idea: nella baia di Chesapeake, negli Stati Uniti, ogni anno si perdono circa 150.000 trappole per granchio su un totale di 500.000. Nella sola isola caraibica della Guadalupa, ogni anno si perdono circa 20.000 trappole, con un tasso di perdita del 50 percento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1175\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/plastics.jpg\" alt=\"\" width=\"598\" height=\"850\"><b><\/b><i><\/i><u><\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le conseguenze: quali sono i danni causati dalle reti fantasma?&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa prima conseguenza riguarda la riduzione della quantit\u00e0 di pesce commestibile oggetto di pesca e di commercio. Le stime affermano che le reti fantasma hanno un impatto compreso tra il 5% e il 30% sugli stock ittici in tutto il mondo, con punte che localmente possono anche essere superiori. Le reti fantasma rappresentano quindi una minaccia per la stessa attivit\u00e0 di pesca e di conseguenza anche per il sostentamento alimentare mondiale e per la salute umana. Ogni tonnellata di attrezzature da pesca dispersa, ucciderebbe almeno 1,25 tonnellate di pesce. Per questo motivo il tema delle reti disperse \u00e8 stato ampiamente approfondito dalla FAO, l\u2019agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di cibo e agricoltura, che nel 2009 ha realizzato <a href=\"http:\/\/www.fao.org\/news\/story\/en\/item\/19353\/icode\"><span style=\"color: #008000;\">uno studio<\/span><\/a> per indagare il fenomeno e studiare possibili soluzioni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-36007\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/turtle-fishing-net.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/turtle-fishing-net.jpg 900w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/turtle-fishing-net-300x174.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/turtle-fishing-net-768x445.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra grave conseguenza riguarda l\u2019impatto sull\u2019ecosistema marino. Le reti disperse uccidono in modo indiscriminato milioni di pesci, mammiferi, grandi cetacei, tartarughe marine, uccelli e altri animali protetti. Le specie minacciate sono pi\u00f9 di 800, compresi gli organismi bentonici (coralligeno). Si calcola che almeno 136.000 foche, leoni marini e grandi balene vengono uccise ogni anno dalle reti fantasma. Dal 2000 al 2012, il \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">National Marine Fisheries Service<\/span><\/strong>\u201d ha registrato una media di undici grandi balene impigliate in reti fantasma ogni anno, solo lungo la costa occidentale degli Stati Uniti! Dal 2002 al 2010, 870 reti sono state recuperate nello stato di Washington con oltre 32.000 animali marini intrappolati all\u2019interno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-36005 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/fishing-net-abandoned-2.jpg\" alt=\"\" width=\"608\" height=\"341\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/fishing-net-abandoned-2.jpg 360w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/fishing-net-abandoned-2-300x168.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 608px) 100vw, 608px\" \/>Le reti fantasma diventano anche una delle fonti principali di rifiuti e inquinamento dei mari. Le attrezzature da pesca disperse rappresentano il 10% di tutti i rifiuti marini, secondo quanto stimato da UNEP nel 2009. Tuttavia, studi recenti del 2017 e del 2018 hanno suggerito che potrebbero rappresentare dal 46% al 70% di tutta la macro plastica nei nostri oceani in base al peso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, l\u2019Unione Europea stima che il 27% dei rifiuti che deturpano le spiagge siano riconducibili ad attrezzatura da pesca disperse. Una volta frammentate, le reti diventano&nbsp; delle micro plastiche che vengono ingerite dagli animali marini. In particolare, mangiando pesci e molluschi, queste microplastiche&nbsp; entrano nella nostra catena alimentare, con conseguenze per la nostra salute che non sono ancora state del tutto stabilite. Un\u2019altra conseguenza sottovalutata sono i <strong><span style=\"color: #008000;\">rischi per la navigazione<\/span><\/strong>. Molte attrezzature disperse possono aggrovigliarsi e restare in superficie, causando incidenti alle imbarcazioni di passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le soluzioni: come si pu\u00f2 contrastare il fenomeno?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nTutti noi possiamo fare qualcosa per contrastare questo problema a livello locale. Serve una collaborazione costante tra le comunit\u00e0 di piccoli pescatori, le istituzioni e i subacquei per fare in modo che appena una rete viene perduta, il pescatore possa segnalare subito la posizione GPS alle istituzioni (enti parco, guardia costiera ecc.) in modo da consentire l\u2019avvio delle operazioni di recupero anche con l\u2019aiuto dei diving locali.&nbsp;Tutti abbiamo interesse a preservare il mare e gli animali marini: chi vive di pesca per continuare a trarne un reddito e noi subacquei per continuare ad ammirare le meraviglie del sesto continente. E\u2019 importante anche sostenere progetti locali di ricerca e recupero reti abbandonate, come il <a href=\"http:\/\/www.life-ghost.eu\/index.php\/it\/\">progetto \u201cLife-ghost\u201d<\/a> che ha riguardato la mappatura e il recupero di reti fantasma nel golfo di Venezia, con un approfondito studio sugli impatti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-36004\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/attivit\u00e0-di-recupero-reti-con-Argentario-Divers-e-Clean-Sea-Life.jpg\" alt=\"\" width=\"1057\" height=\"508\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/attivit\u00e0-di-recupero-reti-con-Argentario-Divers-e-Clean-Sea-Life.jpg 1057w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/attivit\u00e0-di-recupero-reti-con-Argentario-Divers-e-Clean-Sea-Life-300x144.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/attivit\u00e0-di-recupero-reti-con-Argentario-Divers-e-Clean-Sea-Life-768x369.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/attivit\u00e0-di-recupero-reti-con-Argentario-Divers-e-Clean-Sea-Life-1024x492.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1057px) 100vw, 1057px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello globale, negli ultimi anni la \u201c<a href=\"https:\/\/www.ghostgear.org\">Global Ghost Gear Initiative<\/a>\u201d (GGGI) si \u00e8 affermata come la principale alleanza mondiale dedicata a risolvere il problema delle reti disperse. Lanciata nel 2015 dalla \u201cWorld Animal Protection\u201d, oggi raduna 95 organizzazioni in sei continenti tra aziende, compagnie, associazioni e 14 governi anche europei come Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Svezia (non ancora l\u2019Italia!). Oltre a molti progetti realizzati in tutto il mondo la GGGI si occupa di studiare le buone pratiche e sperimentare tutte le possibili soluzioni al problema, insieme ai produttori di attrezzature, alle aziende, ai pescatori e ai governi. Anche il rapporto FAO del 2009 ha approfondito possibili soluzioni globali. e l\u2019Unione Europea ha inserito una strategia contro le reti fantasma nella normativa sulla plastica, la stessa che dal 2021 vieter\u00e0 molti oggetti usa e getta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">In estrema sintesi, le soluzioni al momento studiate o sperimentate riguardano:<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>&#8211;<strong><span style=\"color: #008000;\"> prevenzione<\/span><\/strong>: innovazioni nella progettazione delle attrezzature; incentivi e facilitazioni per lo smaltimento delle attrezzature vecchie, danneggiate o recuperate; limitazioni nell\u2019uso o nelle dimensioni di reti da posta derivanti (ovvero quelle reti che non vengono ancorate ma si spostano con le correnti, normalmente per catturare pesci pelagici); marcatura delle reti nei paesi in via di sviluppo ecc.<br \/>\n&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">mitigazione dell\u2019impatto<\/span><\/strong>: applicazione di tecnologie GPS per favorire il recupero; obbligo di segnalazione e recupero in caso di perdita (in Europa \u00e8 gi\u00e0 obbligatorio); ricerca di nuovi materiali biodegradabili; riciclo delle reti recuperate ecc.<br \/>\n&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">cura<\/span><\/strong>, ovvero il recupero delle attrezzature disperse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il riciclo delle reti recuperate, l\u2019azienda italiana <strong><span style=\"color: #008000;\">Aquafil<\/span><\/strong> utilizza reti abbandonate e altri rifiuti in plastica per produrre costumi da bagno e abbigliamento sportivo. Un\u2019altra azienda spagnola, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Ecoalf<\/span><\/strong>, ha realizzato una linea di maglioni realizzati con attrezzatura da pesca recuperata. Per quanto riguarda l\u2019innovazione nei materiali, un team di scienziati coreani ha inventato una rete da pesca biodegradabile, che potrebbe aiutare molto a contrastare il problema del ghost fishing. Lo studio \u00e8 stato pubblicato sulla rivista <strong><span style=\"color: #008000;\">Animal Conservation<\/span><\/strong> (link in fondo all\u2019articolo).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-36002\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Reti-recuperate-dal-team-di-Argentario-Divers-alla-secca-di-Mezzo-Canale.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Reti-recuperate-dal-team-di-Argentario-Divers-alla-secca-di-Mezzo-Canale.jpg 1031w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Reti-recuperate-dal-team-di-Argentario-Divers-alla-secca-di-Mezzo-Canale-300x146.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Reti-recuperate-dal-team-di-Argentario-Divers-alla-secca-di-Mezzo-Canale-768x373.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Reti-recuperate-dal-team-di-Argentario-Divers-alla-secca-di-Mezzo-Canale-1024x498.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Reti-recuperate-dal-team-di-Argentario-Divers-alla-secca-di-Mezzo-Canale-680x330.jpg 680w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">L\u2019immersione per il recupero di reti fantasma: tecniche e abilit\u00e0 necessarie per i subacquei<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Immergersi per difendere il mare dalle reti abbandonate non \u00e8 solo divertente e tecnicamente stimolante, ma anche eticamente coinvolgente. Per noi subacquei, il recupero delle reti fantasma pu\u00f2 infatti diventare anche un motivo in pi\u00f9 per fare immersioni e un modo nuovo di andare in acqua, che richiede lo sviluppo di abilit\u00e0 specifiche. Esistono veri e propri team di subacquei che si dedicano solo a questo tipo di immersione, come il <a href=\"https:\/\/www.ghostfishing.org\">gruppo \u201cGhost Fishing&nbsp;<\/a>e tanti altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni volta che noi (<strong><span style=\"color: #008000;\">Argentario Divers)<\/span> <\/strong>abbiamo organizzato immersioni di recupero di reti fantasma a Giannutri o all\u2019Argentario, abbiamo trovato sempre un\u2019ottima risposta da parte di tutti e un grande entusiasmo nel collaborare per aiutare il mare a preservare la sua bellezza e la sua biodiversit\u00e0. Qui, ad esempio, il video di una giornata organizzata insieme a Clean Sea Life:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_zqFXDsucFC8\"><div id=\"lyte_zqFXDsucFC8\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/zqFXDsucFC8\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/zqFXDsucFC8\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/zqFXDsucFC8\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i subacquei dovrebbero segnalare le reti abbandonate quando le avvistano e, soprattutto, tutti i Diving dovrebbero organizzare immersioni per recuperare rifiuti e reti disperse, in coordinamento con le Autorit\u00e0 locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Vediamo quali sono le principali abilit\u00e0 che un subacqueo dovrebbe coltivare per partecipare alle immersioni di recupero delle reti fantasma.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto occorre <strong><span style=\"color: #008000;\">un assetto perfetto<\/span><\/strong> e un trim orizzontale: il recupero delle reti disperse richiede di lavorare con le mani, a diverse quote (non solo sul fondo) e possibilmente senza finire impigliati nella rete che stiamo rimuovendo. Per questi motivi \u00e8 necessario sapere mantenere la quota senza dover pinneggiare e mentre si eseguono operazioni abbastanza complesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Uso di palloni di sollevamento<\/span><\/strong>: prima di collaborare al recupero di una rete fantasma \u00e8 opportuno fare un minimo di pratica con i palloni di sollevamento. Il loro utilizzo \u00e8 abbastanza semplice ma, se impiegato in modo improprio o sbagliato, rischia di portare rapidamente in superficie anche noi, oltre alla rete, con i conseguenti rischi decompressivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, \u00e8 importante avere <strong><span style=\"color: #008000;\">capacit\u00e0 di pianificazione e di lavoro in team<\/span><\/strong>. Il recupero di una rete lunga qualche decina (o centinaia) di metri richiede un\u2019attenta pianificazione in superficie e un ottimo coordinamento e lavoro di squadra sott\u2019acqua, cos\u00ec da utilizzare nel modo pi\u00f9 efficiente possibile il tempo di fondo disponibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 necessario anche saper <strong><span style=\"color: #008000;\">valutare quando conviene staccare una rete dalla roccia e quando invece \u00e8 pi\u00f9 opportuno lasciarla l\u00ec, magari dopo averla messa in sicurezza<\/span><\/strong>. A volte infatti la rete \u00e8 talmente vecchia che, staccandola, rischiamo di peggiorare la situazione e danneggiare gli organismi bentonici (gorgonie, coralli, astrospartus ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, <strong><span style=\"color: #008000;\">una notazione sui brevetti<\/span><\/strong>: servono tutti. Le reti si trovano a diverse profondit\u00e0, pertanto possono essere impiegati subacquei brevettati per immersioni in aria entro i 40 metri, subacquei tecnici in circuito aperto o chiuso fino a 60 metri e subacquei tecnici con rebreather per raggiungere quote impegnative anche fino a 100 metri. Ovviamente, dato il lavoro fisico necessario, il consumo di gas potrebbe essere molto superiore a una normale immersione, pertanto \u00e8 molto utile essere abilitati (e allenati) alla gestione di pi\u00f9 bombole ed all\u2019uso di bombole decompressive con miscele iper ossigenate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Filippo Bargelli<\/span><\/strong><br \/>\nGiornalista di professione e subacqueo per passione, \u00e8 nato e vive nell&#8217;unica regione peninsulare senza mare. All&#8217;Argentario ha quindi trovato la sua &#8220;seconda casa&#8221;, grazie alla grande famiglia di Argentario Divers (Porto Ercole) con cui si immerge dal 2010 nelle splendide acque delle isole di Giannutri e del Giglio<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Argentario Divers<br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Indirizzo: Lungomare Andrea Doria, 103 &#8211; 58018 Porto Ercole (GR)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Telefono: 339 1376411<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fonti<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.argentariodivers.com\/reti-fantasma-un-problema-unisce-pescatori-subacquei\/\">Reti fantasma, un problema unisce pescatori e subacquei<\/a> di Argentario divers<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; . ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI PERIODO: XX-XXI SECOLO AREA: OVUNQUE parole chiave: reti abbandonate, plastiche &nbsp; Le reti fantasma sono un danno per la pesca e una minaccia per l\u2019ecosistema. Uccidono milioni di animali marini e sono fonte di rifiuti e inquinamento. 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