{"id":35969,"date":"2019-11-27T00:10:15","date_gmt":"2019-11-27T00:10:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=35969"},"modified":"2026-01-18T18:05:05","modified_gmt":"2026-01-18T17:05:05","slug":"le-praterie-di-posidonia-oceanica-di-luigi-piazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/35969","title":{"rendered":"Le praterie di Posidonia oceanica"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ECOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Posidonia oceanica, Mar Mediterraneo, fanerogame<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nOltre alle alghe, in mare troviamo anche piante superiori che derivano da antenati che, evoluti sulla terraferma, sono ritornati successivamente alla vita marina. Queste piante sono chiamate <strong><span style=\"color: #008000;\">fanerogame<\/span> <\/strong>e si riproducono mediante fiori e frutti; come le pi\u00f9 evolute piante terrestri, esse presentano una struttura radicale, un fusto (che pu\u00f2 avere sia uno sviluppo strisciante che verticale) e foglie disposte in ciuffi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Mediterraneo si trovano cinque specie di <strong><span style=\"color: #008000;\">fanerogame marine<\/span><\/strong> ma la pi\u00f9 importante da un punto di vista ecologico \u00e8 sicuramente la <strong><span style=\"color: #008000;\">Posidonia oceanica<\/span><\/strong>. Questa pianta costituisce delle praterie che si estendono dalla superficie fino a circa quaranta metri di profondit\u00e0, sia su fondi sabbiosi che rocciosi. Le praterie rappresentano degli ecosistemi complessi, caratterizzati da elevati tassi di produzione e da un\u2019alta biodiversit\u00e0. Inoltre, con la loro presenza contribuiscono a stabilizzare i fondali ed a smorzare l\u2019azione delle onde (idrodinamismo) limitando l\u2019erosione costiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le<strong><span style=\"color: #008000;\"> praterie<\/span><\/strong>, vere e proprie foreste sottomarine, offrono riparo a molti organismi e creano molti micro habitat che permettono lo svilupparsi di differenti comunit\u00e0. Organismi animali e vegetali, cosiddetti epifiti, utilizzano per vivere le foglie e i fusti della pianta come substrato; molti invertebrati si spostano lungo le foglie cibandosi degli epifiti e un gran numero di pesci frequenta le praterie in cerca di cibo o di rifugio, specialmente nelle fasi giovanili. Colonie di briozoi sono comunemente presenti sui rizomi della pianta come bivalvi, tunicati, spugne e policheti. Inoltre, diverse specie di ricci (<strong><span style=\"color: #008000;\">Paracentrotus lividus e Psammechinus spp<\/span><\/strong>.), stelle marine e crostacei si spostano tra i rizomi e le foglie. Tipica abitante delle praterie \u00e8 la <strong><span style=\"color: #008000;\">nacchera (Pinna nobilis)<\/span><\/strong>, il mollusco bivalve pi\u00f9 grande del Mediterraneo, che a causa del prelievo indiscriminato e di una grave infezione batterica \u00e8 divenuto ormai raro se non estinto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4615\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/pinna.jpg\" alt=\"\" width=\"662\" height=\"984\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/pinna.jpg 646w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/pinna-202x300.jpg 202w\" sizes=\"(max-width: 662px) 100vw, 662px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Pinna nobilis<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i pi\u00f9 comuni pesci delle praterie possiamo ricordare gli <strong><span style=\"color: #008000;\">sparlotti (Diplodus annularis)<\/span><\/strong>, le <strong><span style=\"color: #008000;\">salpe (Sarpa salpa)<\/span><\/strong>, le <strong><span style=\"color: #008000;\">tanute (Spondyliosoma cantharus)<\/span><\/strong>, gli <strong><span style=\"color: #008000;\">scorfani (Scorpaena notata e Scorpaena scropha)<\/span><\/strong>, i <strong><span style=\"color: #008000;\">gronghi (Conger conger)<\/span><\/strong> e gli onnipresenti <strong><span style=\"color: #008000;\">labridi (Labrus merula, L. viridis)<\/span><\/strong>. Molto pi\u00f9 rari ma tipici di questo ambiente sono i <strong><span style=\"color: #008000;\">pesci ago (Sygnathus typhle)<\/span><\/strong> e i <strong><span style=\"color: #008000;\">cavallucci marini (Hyppocampus spp)<\/span><\/strong>. Tra i pesci che frequentano le praterie vi sono anche i <strong><span style=\"color: #008000;\">trigoni (Dasyatis pastinaca)<\/span> <\/strong>e le <strong><span style=\"color: #008000;\">aquile di mare (Myliobatis aquila)<\/span><\/strong> che non \u00e8 raro vedere \u201cvolare\u201d sopra lo strato fogliare muovendo le larghe pinne pettorali come vere e proprie ali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le praterie di Posidonia oceanica mostrano segni di sofferenza in ampie aree del settore nord-occidentale del Mediterraneo a seguito della crescente pressione antropica sull\u2019ambiente costiero. Le principali cause di regressione si possono riassumere a grandi linee in un aumento della torbidit\u00e0 e dell\u2019inquinamento e in una distruzione di origine meccanica. L\u2019immissione di sostanze inquinanti nelle acque costiere causa vari effetti negativi sulle praterie di Posidonia oceanica, tra cui la necrosi dei tessuti dovuta alla presenza di sostanze tossiche, la morte della pianta nelle porzioni pi\u00f9 profonde (a causa dell\u2019intorbidamento delle acque) e un\u2019inibizione della fotosintesi da parte delle alghe che si accrescono sulle foglie favorite da una troppo alta concentrazione di sali nutritivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-35139\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/posidonia-piazzi.jpg\" alt=\"\" width=\"1069\" height=\"670\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause meccaniche comprendono la distruzione diretta di porzioni di prateria; queste cause sono legate soprattutto agli ancoraggi e all\u2019azione delle reti a strascico. Le radure ed i canali che si formano all\u2019interno di una prateria tendono in genere ad allargarsi per l\u2019azione delle correnti marine e del moto ondoso che contribuiscono allo scalzamento dei rizomi. Gli squilibri derivanti al sistema costiero in seguito alla scomparsa delle praterie a Posidonia oceanica sono stati studiati in molte zone del Mediterraneo. Gli effetti diretti possono essere riassunti in un impoverimento quantitativo e qualitativo delle biocenosi del sistema litorale, che si manifesta soprattutto in una diminuzione della produzione primaria e della diversit\u00e0. Inoltre, la scomparsa delle praterie pu\u00f2 favorire il processo di erosione delle spiagge, venendo a mancare una barriera che, in condizioni naturali, riesce ad ammortizzare la forza delle onde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">I giardinieri del mare<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Negli ultimi decenni una crescente sensibilizzazione alle problematiche ambientali ha portato alla protezione delle praterie e ad una riduzione dei carichi inquinanti nelle aree costiere.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-3454 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/prateria-posidonia.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/prateria-posidonia.jpg 356w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/prateria-posidonia-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante questi importanti provvedimenti, il recupero delle praterie \u00e8 spesso troppo lento se non addirittura irrilevante. Infatti, le praterie di Posidonia oceanica, anche se caratterizzate da un elevato grado di stabilit\u00e0, presentano capacit\u00e0 di ripristino molto limitate. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al lento ritmo di accrescimento dei rizomi e allo scarso contributo che si ha dalla riproduzione sessuata. \u00c8 stato calcolato che occorrono circa 3000 anni per permettere la ricolonizzazione di 100 m2 di prateria. Per questi motivi si \u00e8 valutata la possibilit\u00e0 di favorire i processi naturali di ripristino attraverso progetti di trapianto. Fin dagli anni&nbsp; &#8217;70, in Nord America ed in Australia, sono stati effettuate molte riforestazione dei fondali costieri, utilizzando differenti specie di fanerogame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-36078\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/posidonia-transplant.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Mediterraneo, i tentativi di trapianto hanno principalmente interessato le praterie di Posidonia oceanica. Sono state sperimentate differenti metodiche per assicurare l\u2019ancoraggio al fondo delle talee per il tempo necessario per permettere lo sviluppo delle radici.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8682\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/4-Posidonia-oceanica.jpg_2008123191313_4-Posidonia-oceanica.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"566\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/4-Posidonia-oceanica.jpg_2008123191313_4-Posidonia-oceanica.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/4-Posidonia-oceanica.jpg_2008123191313_4-Posidonia-oceanica-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">giovane posidonia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le pi\u00f9 efficaci tecniche sono risultate l\u2019utilizzo di griglie metalliche o di tutori, anche se recenti test con tecniche di ingegneria naturalistica hanno evidenziato ottimi risultati. Le sperimentazioni effettuate sinora, pur ottenendo percentuali di sopravvivenza piuttosto variabili, sono servite per mettere a punto tecniche che possono assicurare eccellenti risultati. In pratica oggi si pu\u00f2 operare con successo una riforestazione dei fondali.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-5096\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mappa_posidonia.png\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1094\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mappa_posidonia.png 610w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mappa_posidonia-233x300.png 233w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste condizioni si vengono a creare principalmente laddove occorre favorire processi naturali di ricolonizzazione di praterie degradate, mitigare il danno derivato dall\u2019ampliamento dei porti, ottenere il riforestamento di una trincea aperta in occasione di un\u2019escavazione archeologica o per il passaggio di un cavo o di una condotta attraverso la prateria.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Piazzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ECOLOGIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: DIDATTICA parole chiave: Posidonia oceanica, Mar Mediterraneo, fanerogame . 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