{"id":3591,"date":"2019-08-30T00:15:43","date_gmt":"2019-08-30T00:15:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=3591"},"modified":"2026-07-06T18:28:21","modified_gmt":"2026-07-06T16:28:21","slug":"alto-molise-terra-di-rocce-e-denti-di-squalo-di-aaronne-colagrossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3591","title":{"rendered":"Alto Molise, terra di rocce e denti di squalo di Aaronne Colagrossi"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: PALEONTOLOGIA<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: TERZIARIO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: SQUALI<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: fossili<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La grande nevicata di gennaio 2016 colp\u00ec molte regioni centrali e meridionali. Tra di esse il Molise, una splendida regione, ricca di storia e bellezze naturali. Aaronne Colagrossi, il nostro geologo e reporter, ci porta a conoscerla meglio e ci rivela il suo lontano passato che risale al Terziario. Chi lo avrebbe mai detto che tra i suoi monti possono essere trovati resti fossili di squali?<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/11216519_10205886653544032_3081689673881102930_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3592 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/11216519_10205886653544032_3081689673881102930_o-1024x765.jpg\" alt=\"11216519_10205886653544032_3081689673881102930_o\" width=\"562\" height=\"420\" \/><\/a><strong><span style=\"color: #008000;\">Alto Molise &#8211; la zona interessata dalla ricerca<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur essendo molto piccola, la regione del Molise presenta situazioni geologiche piuttosto complesse e di non semplice interpretazione, sia per quanto riguarda le porzioni superficiali, visibili all&#8217;Uomo direttamente, sia per le sequenze profonde, esplorabili solo con mezzi meccanici e sismici.\u00a0Ci\u00f2 che il territorio ci mostra oggi, dal Massiccio del Matese fino alla costa molisana, \u00e8 il risultato di una continua e costante <em>evoluzione geografica<\/em>, che pone le sue radici in una sconvolgente e ininterrotta attivit\u00e0 sismica del periodo geologico Terziario, la quale ha portato alla formazione della catena appenninica, nello specifico il settore centro \u2013 meridionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/www.museocarsico.org\/gallery\/ib_p016_0_14.jpg\" alt=\"\" width=\"1108\" height=\"831\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">rudiste<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il territorio del Molise \u00e8 composto da formazioni rocciose per lo pi\u00f9 sedimentarie, prevalentemente depostesi in ambiente marino. Su queste formazioni marine molto antiche poggiano sedimenti decisamente pi\u00f9 giovani.\u00a0Da un punto di vista paleontologico, la regione del Molise e l\u2019area del Matese in generale concedono molteplici variet\u00e0 di fossili.\u00a0Basti ricordare il giacimento di Pietraroja (Comune posto poco al di fuori dal Molise ma facente parte della struttura del Massiccio del Matese) con il dinosauro \u201cCiro\u201d, un Celurosauro cui \u00e8 stato dato il nome di <em>Scipionyx samniticus<\/em>.\u00a0Inoltre, le bellissime e abbondanti colonie di Rudiste del Cretaceo, che si rinvengono lungo tutta la dorsale orientale del Matese, i denti di squalo dell\u2019Alto Molise (tra cui il gigantesco <em>Carcharocles megalodon<\/em>), il giacimento pleistocenico di Isernia (con decine di mammiferi, tra cui rinoceronti, megaceri ed elefanti) e la barriera corallina fossile di Sbregavitelli sul Lago del Matese (risalente al Periodo Giurassico).<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-3630\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/11844124_10205886658064145_842533518_n.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"752\" \/>Monte Ingotta &#8211; Carovilli (IS)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma un discreto spettro paleo-biologico.\u00a0In Alto Molise, nel piccolo e magnifico centro abitato di Carovilli, nel corso degli anni sono stati portati alla luce un centinaio di <strong><span style=\"color: #008000;\">ittiodontoliti<\/span> <\/strong>(fossili dentari di pesci) appartenenti a squali, principalmente, e pesci ossei, secondariamente.\u00a0L\u2019area, da un punto di vista geologico, \u00e8 molto complessa e poco conosciuta anche da un punto di vista paleontologico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Geologia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019ambiente di deposizione originario delle rocce dell\u2019area a nord di <strong><span style=\"color: #008000;\">Carovilli (Monte Ingotta)<\/span> <\/strong>pu\u00f2 essere ricondotto ad una zona di base scarpata continentale, l\u00ec dove il profilo sottomarino di tale struttura si ricongiungeva alle piane profonde: gli abissi veri e propri. Tali depositi, successivamente, sono stati sollevati nell&#8217;orogenesi appenninica e ora ci appaiono in tutta la loro maestosit\u00e0. Ovviamente, da un punto di vista puramente geologico, solo la presenza di fossili marini ci pu\u00f2 dire che si tratta di una deposizione marina nella maniera pi\u00f9 assoluta.\u00a0Mediante l\u2019utilizzo della <em>stratigrafia<\/em> si \u00e8 cercato di correlare la geologia e la paleontologia allo scopo di identificare <em>cronologicamente<\/em> la successione. Le rocce pi\u00f9 antiche, ovvero al letto della serie (termine minerario che sta a indicare la parte bassa), risalgono a circa 22 milioni di anni fa (Piano Aquitaniano); mentre, al contrario, quelle pi\u00f9 recenti, ovvero al tetto (sempre derivato dalla terminologia mineraria, indica l\u2019alto) risalgono a circa 5 milioni di anni fa (Piano Messiniano). In questo periodo l\u2019intero Bacino del Mediterraneo and\u00f2 in crisi di salinit\u00e0; gran parte della distesa marina evapor\u00f2 (a causa della chiusura del paleo-Stretto di Gibilterra), lasciando vaste aree di lago\/mare chiuse che depositarono spesse coltri di rocce evaporitiche come gessi, anidriti e salgemma. Le associazioni litologiche pi\u00f9 antiche che affiorano nell&#8217;area sono rocce carbonatiche con abbondante selce. Il colore varia dal bianco latte al giallastro. La selce, invece, si presenta di colore rosso e giallastro (con formazione di noduli e lenti, di forma schiacciata). Talvolta alle litologie citate si intercalano piccoli strati di rocce torbiditiche, derivate da correnti di torbida; sostanzialmente queste colate detritiche (frane sottomarine) di tanto in tanto si staccavano dalla scarpata continentale per scivolare negli abissi. Un p\u00f2 come avviene attualmente lungo la costa orientale degli Stati Uniti.\u00a0Proseguendo verso il tetto della successione aumenta la presenza di questo tipo di rocce torbiditiche, ma compaiono i fossili di <em>Nummuliti <\/em>e<em> Alveoline<\/em> (si tratta di macro foraminiferi a guscio calcareo con spirale piatta), nonch\u00e9 bivalvi del genere <em>Pecten<\/em>, vari <em>Briozoi<\/em> e spicole di <em>Spugne<\/em>.\u00a0Le caratteristiche paleontologiche peculiari di questa porzione rocciosa, oltre agli organismi su citati, sono i resti fossili di denti di pesci: nello specifico squali e pesci ossei. Verso l\u2019alto della Serie la sedimentazione evolve a una pi\u00f9 tipicamente abissale, con presenza di marne a argille rosse e verdi. Infine la successione rocciosa termina con litologie composte da arenarie giallo scuro, marne argillose grigie e argille sabbiose giallastre.<\/p>\n<p><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/11782490_10205886654144047_944093898399361225_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3594 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/11782490_10205886654144047_944093898399361225_o-300x225.jpg\" alt=\"11782490_10205886654144047_944093898399361225_o\" width=\"524\" height=\"393\" \/><\/a><strong><span style=\"color: #008000;\">Carcharocles megalodon<\/span><\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Paleontologia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nGli squali fossili hanno una grandissima diffusione su tutto il globo, ci\u00f2 \u00e8 dovuto all&#8217;organo pi\u00f9 comunemente fossilizzabile che caratterizza questi animali: i loro denti. Questa caratteristica prestigiosa ha contraddistinto gli squali per tutta la loro storia evolutiva (vecchia di 400 milioni di anni); di fatto gli scienziati non si stupiscono affatto che i fossili di vertebrato relativamente pi\u00f9 comuni siano i denti di squalo. Essendo composti da apatite (fosfato di calcio) essi non tendono a disgregarsi nel lungo processo di fossilizzazione che penalizza lo scheletro cartilagineo degli squali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto i resti di animali completi (o parziali) sono rarissimi; sostanzialmente si conservano solo in condizioni anaerobiche, ovvero in assenza di ossigeno, indi in mancanza di organismi decompositori. Nell\u2019area di Carovilli la maggior parte degli ittiodontoliti vengono identificati sui versanti del Monte Ingotta (a nord del centro abitato). Questi fossili appartengono, per la maggior parte, alla Classe Chondrichthyes.<\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">Le specie di squali rinvenute nell\u2019area vengono ascritte a:<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em><em><span style=\"color: #008000;\"><strong><em>Carcharocles (Carcharodon) megalodon<\/em><\/strong><\/span> (Agassiz, 1843):<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft\" src=\"http:\/\/img07.deviantart.net\/d3cd\/i\/2004\/352\/1\/9\/carcharocles_megalodon_by_paleoaeolos.jpg\" alt=\"\" width=\"642\" height=\"327\" \/><br \/>\n<\/em><\/em><\/p>\n<p><em><em><br \/>\nil predatore gigante del Terziario con una lunghezza compresa tra i 13 e i 19 metri e un peso variabile dalle 40 alle 80 tonnellate.\u00a0 <\/em><\/em>Per\u00a0maggiori informazioni\u00a0 <span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3457\">https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/3457<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><em><strong>Isurus (Cosmopolitodus) hastalis<\/strong> <\/em><\/span>(Agassiz, 1843)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/cosmopolitodus_hastalis_by_teratophoneus_d8toclb-fullview.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 cosmopolitodus_hastalis_by_teratophoneus_d8toclb-fullview.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">una specie di mako estinta del Terziario; si trattava di un massiccio squalo predatore cosmopolita in tutti i mari (come <em> megalodon<\/em>). Questo mako gigante era lungo fino a 8\u00a0metri e probabilmente pi\u00f9 simile all&#8217;attuale grande squalo bianco (<em>Carcharodon carcharias<\/em>) che ai mako attuali (<em>Isurus oxyrinchus<\/em> e <em>I. paucus<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Isurus retroflexus <\/em><\/span><\/strong>(Agassiz, 1843):<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Isurus-retroflexus.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Isurus-retroflexus.png\" width=\"1108\" height=\"729\" \/><\/p>\n<p><em><strong><span style=\"color: #008000;\">Isurus retroflexus<\/span> <\/strong><\/em>un\u2019altra specie di squalo con una convergenza evolutiva che si avvicina a quella del moderno mako a pinne lunghe (<em>Isurus paucus<\/em>) eccetto che nelle forme antiche di <em> retroflexus\u00a0<\/em> che possiede una morfologia dentaria moderatamente diversa. Ci\u00f2 ha suggerito agli scienziati che la dieta di questi animali fosse radicalmente cambiata nell&#8217;arco di circa dieci milioni di anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Parotodus benedeni<\/span> <\/em><\/strong>(Le Hon, 1871): di dimensioni davvero ragguardevoli, il falso mako raggiungeva anche i nove metri con un peso di circa quattro\/cinque tonnellate. Al contrario del cugino <em>I (C) Hastalis<\/em>, <em> Benedeni<\/em> non era molto diffuso nei mari del globo e tutt\u2019ora i denti fossili sono abbastanza rari nei giacimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Alopias exigua<\/span> <\/em><\/strong>(Probst, 1879): una specie fossile di squalo volpe. I suoi fossili sono molto rari nei giacimenti.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft\" src=\"http:\/\/biogeodb.stri.si.edu\/sftep\/resources\/img\/images\/species\/42_2019.jpg\" alt=\"\" width=\"624\" height=\"425\" \/><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Hexanchus griseus<\/span> <\/em><\/strong>(Bonnaterre, 1788):<br \/>\n<em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft\" src=\"http:\/\/www.discoverlife.org\/IM\/I_RR\/0001\/320\/Hexanchus_griseus,I_RR116.jpg\" alt=\"\" width=\"621\" height=\"423\" \/><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">uno squalo tutt&#8217;ora presente nei nostri mari e oceani, conosciuto come squalo a sei branchie, raggiunge i 5.5 metri di lunghezza. Il suo Ordine zoologico \u00e8 vecchio di almeno 200 milioni di anni. Attualmente vive in molti mari del globo e ama profondit\u00e0 superiori ai 200 metri, sino a 2500 metri; in Italia il nome locale \u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">capopiatto<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Hemipristis serra <\/em><\/span><\/strong>(Agassiz, 1843): una specie fossile di squalo appartenente alla Famiglia Hemigaleidae, sono conosciuti come squali dai denti irregolari o squali donnola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Odontaspis cuspidata <\/em><\/span><\/strong>(Agassiz, 1843): una specie estinta di squalo tigre della sabbia (Famiglia Odontaspididae) i cui fossili pi\u00f9 antichi risalgono a 70 milioni di anni fa (Periodo Cretaceo superiore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Odontaspis acutissima <\/em><\/span><\/strong>(Agassiz, 1843): una specie estinta di squalo tigre della sabbia (Famiglia Odontaspididae) i cui fossili pi\u00f9 antichi risalgono a 33 milioni di anni fa (Periodo Paleogene superiore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Carcharhinus priscus<\/span> <\/em><\/strong>(Agassiz, 1843): una specie di squalo carcarino estintosi circa 2.5 milioni di anni fa. I fossili sono molto comuni nei giacimenti del Terziario marino e dimostrano un buon carattere cosmopolita di questa specie in molte successioni rocciose del globo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-3634\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/11853912_10205919687489860_704094086_n.jpg\" alt=\"\" width=\"1111\" height=\"833\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/11853912_10205919687489860_704094086_n.jpg 960w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/11853912_10205919687489860_704094086_n-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1111px) 100vw, 1111px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">esemplari di denti di varie famiglie di squali fossili rinvenuti durante la mia ricerca<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Le specie di pesci ossei rinvenute nell\u2019area sono (solo denti):<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Sparus cintus <\/em><\/span><\/strong>(Agassiz, 1839): un pesce osseo molto simile alla odierna orata, ascrivibile alla Famiglia Sparidae.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Diodon scillae<\/span> <\/em><\/strong>(Agassiz, 1844): un pesce fossile molto simile all&#8217;odierno pesce istrice, appartenente alla Famiglia Diodontidae.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Merluccius merluccius<\/span> <\/em><\/strong>(Linnaeus, 1758): il comune merluzzo tutt\u2019ora presente nei nostri mari; creatura dalla dentatura prominente sia sulla mascella superiore che inferiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a queste magnifiche testimonianze, vi sono anche le <strong><span style=\"color: #008000;\">icniti,\u00a0<\/span><\/strong>tracce fossili riconducibili a paleo-ambienti ben precisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/11853847_10205919664929296_1072633221_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3633 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/11853847_10205919664929296_1072633221_n-229x300.jpg\" alt=\"11853847_10205919664929296_1072633221_n\" width=\"448\" height=\"587\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/11853847_10205919664929296_1072633221_n-229x300.jpg 229w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/11853847_10205919664929296_1072633221_n.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Hexanchus griseus (Squalo a sei branchie &#8211; Capopiatto), Italia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scienza che si occupa delle tracce fossili \u00e8 la <strong><em><span style=\"color: #008000;\">paleoicnologia<\/span><\/em><\/strong>, una disciplina che ha un approccio multidisciplinare presentando strette relazioni con la paleoecologia e la sedimentologia. Le icniti vengono conservate all\u2019interno degli strati geologici e\/o sulle loro superfici. A questa categoria appartengono le orme dei vertebrati, le piste corrispondenti alla locomozione e nutrizione sia di vertebrati che invertebrati, le gallerie scavate da questi ultimi all\u2019interno di sedimenti ancora non consolidati, gli escrementi (coproliti e pallottole fecali), e altri tipi di tracce biologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fattori che controllano le tracce fossili sono molteplici; ricordiamo la consistenza del substrato, le risorse trofiche, la salinit\u00e0, l\u2019ossigenazione e la batimetria. Si pu\u00f2 affermare che la presenza di icniti ci sta a indicare che l\u2019ambiente di formazione \u00e8 ossigenato (condizioni aerobiche); inoltre le icniti, al contrario dei fossili costituiti da parti dure di organismi, si sono formate in sito cio\u00e8 sono autoctone. Nell\u2019area del mio studio sono state rinvenute impronte di <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Diplocraterion<\/em>,\u00a0 <em>Paleodictyon<\/em>, <em>Entobia<\/em> e <em>Skolithos<\/em><\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Concludendo<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nTutti i dati paleontologici, strettamente interconnessi con quelli geologici, hanno permesso di identificare cronologicamente un preciso intervallo stratigrafico, prevalentemente calcareo torbiditico, ma caratterizzato dalla contemporanea presenza di due specie di squali (<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Carcharocles megalodon <\/em><\/span><\/strong>e <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Isurus hastalis<\/em><\/span><\/strong>), rispettivamente assenti o presenti da un punto di vista puramente temporale nel corso del Terziario. Tale intervallo pu\u00f2 essere ascritto tra al Serravalliano-Tortoniano (tra i 13.8 e i 7.2 milioni di anni fa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il presente articolo \u00e8 un sunto del mio lavoro di tesi, dove ho cercato di portare alla luce dati su un\u2019area poco conosciuta, da un punto di vista sia geologico \u2013 sedimentologico \u2013 stratigrafico che paleontologico e paleo ambientale.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Aaronne Colagrossi<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">immagine in alto &#8211; Denti fossili di squalo &#8211; Fonte <strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/Museo_Geopaleontologico_GAMPS\">Museo Geopaleontologico GAMPS<\/a>\u00a0<\/strong> &#8211;\u00a0 <\/span><span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Autore Oddone<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: PALEONTOLOGIA PERIODO: TERZIARIO AREA: SQUALI parole chiave: fossili . La grande nevicata di gennaio 2016 colp\u00ec molte regioni centrali e meridionali. 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