{"id":35580,"date":"2019-11-09T00:10:19","date_gmt":"2019-11-09T00:10:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=35580"},"modified":"2023-07-29T18:10:58","modified_gmt":"2023-07-29T16:10:58","slug":"climate-change-un-alettura-interessante-il-2013-physical-science-basis-contribution-al-fifth-assessment-report-sui-cambiamenti-climatici-del-ipcc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/35580","title":{"rendered":"Climate Change: un&#8217;interessante analisi scientifica nel Sommario tecnico sui Climate Change 2013 fornisce molti spunti di discussione sui cambiamenti climatici"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: CLIMATOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: AMBIENTE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: cambiamenti climatici<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\nNella cattiva comunicazione mediatica, le speculazioni sulle cause dei cambiamenti climatici, da una parte e dall&#8217;altra, stanno degenerando.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span>Nascono continuamente rapporti contradditori che vedono in primo piano anche eminenti personalit\u00e0 della scienza. Sempre pi\u00f9 spesso, invece di affrontare una discussione scientifica, si leggono offese gratuite che non portano nessuna soluzione. Il fenomeno Greta ne \u00e8 la riprova, legato pi\u00f9 ad una reazione ad una situazione sotto gli occhi di tutti che ad un&#8217;analisi rigorosa del problema. Se da un lato ha scosso le coscienze, specialmente dei pi\u00f9 giovani, dall&#8217;altro fa pensare il fatto che ci sia bisogno dei richiami di una ragazzina per affrontare seriamente dei temi cos\u00ec importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La sopravvivenza della nostra specie \u00e8 legata alle condizioni del pianeta in cui viviamo e la posta \u00e8 diventata molto alta e vicina ad un punto di non ritorno.<\/span><\/strong> Fermo restando che ogni azione intesa a ridurre l&#8217;impatto umano sia essenziale per la nostra sopravvivenza, dobbiamo comunque fare delle <strong><span style=\"color: #008000;\">scelte di priorit\u00e0 pesate<\/span><\/strong> per evitare scelte drastiche che potrebbero interessare tutti i campi del sociale, per&nbsp; ricercare soluzioni sostenibili ed assicurarci un futuro migliore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;Oceano dimenticato<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nTra i tanti attori che concorrono a clima, gli oceani hanno un ruolo primario per la nostra sopravvivenza ma l&#8217;opinione pubblica, i mass media, le classi politiche se ne occupano solo quando fanno notizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure la nostra civilt\u00e0 \u00e8 nata sul mare e dal mare dipende per la sua sopravvivenza. <strong><span style=\"color: #008000;\">Parliamo tanto di cambiamenti climatici ma forse troppo poco su ci\u00f2 che l\u2019Oceano fa per mitigare il clima del nostro pianeta<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">assorbendo calore e anidride carbonica dall&#8217;atmosfera e permettendoci di sopravvivere.<\/span> <\/strong>La sua funzione \u00e8 essenziale ma sta subendo l&#8217;impatto umano con conseguenze che potrebbero essere devastanti per l&#8217;Umanit\u00e0 nei prossimi decenni.<\/p>\n<figure id=\"attachment_35589\" aria-describedby=\"caption-attachment-35589\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35589 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/oceano-e1572303662104.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"506\"><figcaption id=\"caption-attachment-35589\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit @andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Temperature<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa velocit\u00e0 con cui gli oceani si stanno riscaldando \u00e8 praticamente raddoppiata dai primi anni &#8217;90 e le ondate di calore dei mari (OHW) stanno diventando sempre pi\u00f9 frequenti ed intense, con manifestazioni meteorologiche estreme anche nel Mediterraneo. Una tendenza al rialzo che di fatto sta rimodellando tutti gli ecosistemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 una novit\u00e0. Secondo il <a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/site\/assets\/uploads\/2018\/02\/WG1AR5_TS_FINAL.pdf\">sommario tecnico&nbsp; Climate Change 2013 per l&#8217;Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)<\/a>, gli strati superficiali degli oceani (dalla superficie a 700 metri di profondit\u00e0) si sono riscaldati dal 1971 al 2010. Sebbene vi sia meno certezza sulle variazioni prima del 1971, a causa della scarsa disponibilit\u00e0 di dati nei periodi di tempo precedenti, emerse che dal 1957 al 2009 l&#8217;oceano ebbe un riscaldamento nella fascia tra i 700-2000 metri, e che probabilmente dal 1992 al 2005 vi era stato un aumento in profondit\u00e0 al di sotto dei 3000 metri. Curiosamente non furono osservate variazioni significative della temperatura media globale tra i 2000 e i 3000 metri di profondit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Salinit\u00e0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n\u00c8 molto probabile che dagli anni &#8217;50 le acque salate superficiali alle medie latitudini, pi\u00f9 soggette all&#8217;evaporazione, siano diventate pi\u00f9 saline. Dal 1950 al 2008 la differenza media tra regioni marine ad alta e bassa salinit\u00e0 aument\u00f2 di 0,13 [0,08-0,17]. Inoltre, l&#8217;oceano Atlantico in quel periodo&nbsp; divenne sempre pi\u00f9 salato mentre il Pacifico e gli oceani meridionali si rinfrescarono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ghiacci&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nUn\u2019altra valutazione interessante contenuta nel rapporto tecnico citato riguarda l&#8217;estensione del ghiaccio marino artico (su base annuale, pluriennale e perenne) che risulta diminuito nel periodo 1979-2012. Fu stimato che il tasso di riduzione annuale vari\u00f2 tra il 3,5 e il 4,1% per decennio. La diminuzione media dell&#8217;estensione decadale del ghiaccio marino artico annuale ebbe caratteristiche tipicamente stagionali (ovvero pi\u00f9 rapida in estate e in autunno) e diminu\u00ec in ogni stagione (ma anche in ogni decennio successivo al 1979).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Artico<\/span><\/strong> tale estensione diminu\u00ec, tra il 1979 e il 2012, dell&#8217;11,5% per decennio al minimo estivo. Questo ritiro dei ghiacci marini artici (1980\u20132012) non sembra aver avuto precedenti, presentando una temperatura superficiale marina anomala rispetto ai valori degli ultimi 1.450 anni. Il rapporto ritiene probabile che il periodo annuale di scioglimento della superficie sul ghiaccio marino perenne artico si sia allungato di 5,7 giorni per decennio nel periodo 1979-2012. Ad esempio, nella regione tra il Mare della Siberia orientale e il Mare di Beaufort occidentale, la durata delle condizioni &#8220;senza ghiacci&#8221; aument\u00f2 di quasi tre mesi. Anche lo spessore medio del ghiaccio marino invernale nel bacino artico diminu\u00ec tra il 1980 e il 2008 con un valore compreso tra 1,3 e 2,3 metri. Ove lo spessore del ghiaccio marino diminu\u00ec, la velocit\u00e0 di deriva del ghiaccio marino aument\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altro lato del pianeta, in <strong><span style=\"color: #008000;\">Antartide<\/span><\/strong>, l&#8217;estensione annuale del ghiaccio marino antartico in alcune aree aument\u00f2 di un valore tra l&#8217;1,2 e l&#8217;1,8% per decennio per cui vi fu un maggiore aumento dell&#8217;area del ghiaccio marino, con una diminuzione della percentuale di acque libere all&#8217;interno del pack.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Questo ci fa comprendere che nel rapporto furono gi\u00e0 evidenziate differenze regionali con alcune regioni che aumentarono l&#8217;estensione dei ghiacci mentre in altre questi andarono in diminuzione.<\/span><\/strong>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35581\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/grafici-2018-IPCC.jpg\" alt=\"\" width=\"860\" height=\"788\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/grafici-2018-IPCC.jpg 827w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/grafici-2018-IPCC-300x275.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/grafici-2018-IPCC-768x704.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 860px) 100vw, 860px\" \/><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il rapporto tecnico citato conteneva degli interessanti indicatori complementari di un clima globale in evoluzione. Ogni riga rappresenta una stima derivata in modo indipendente del cambiamento nell&#8217;elemento climatico. Importanti sono i gradienti dei parametri da Boon, John &amp; Mitchell, Molly &amp; Loftis, Jon &amp; Malmquist, David. (2018). Anthropocene Sea Level Change: A History of Recent Trends Observed in the U.S. East, Gulf, and West Coast Regions Recommended Citation. 10.21220\/V5T17T. <a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/327987999_Anthropocene_Sea_Level_Change_A_History_of_Recent_Trends_Observed_in_the_US_East_Gulf_and_West_Coast_Regions_Recommended_Citation\">(PDF) Anthropocene Sea Level Change: A History of Recent Trends Observed in the U.S. East, Gulf, and West Coast Regions Recommended Citation (researchgate.net)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Innalzamento dei mari<\/span><\/span><\/strong><br \/>\nI principali contributi ai cambiamenti nel volume di acqua nell&#8217;oceano sono l&#8217;espansione dell&#8217;acqua dell&#8217;oceano (dovuta al riscaldamento) ed il trasferimento nell&#8217;oceano di acqua proveniente da ghiacciai e dalle calotte glaciali. Inoltre anche l&#8217;esaurimento delle acque sotterranee (e il loro successivo deflusso nell&#8217;oceano) influiscono sul livello del mare.<\/p>\n<figure id=\"attachment_35584\" aria-describedby=\"caption-attachment-35584\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35584\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/innalzmento-dei-mari.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"606\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/innalzmento-dei-mari.jpg 2965w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/innalzmento-dei-mari-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/innalzmento-dei-mari-768x517.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/innalzmento-dei-mari-1024x689.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/innalzmento-dei-mari-1200x807.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-35584\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">photo credit @andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa dei cambiamenti nella distribuzione dell&#8217;acqua nell&#8217;oceano, del movimento verticale del Pianeta e dei cambiamenti del campo gravitazionale terrestre, la variazione del livello del mare pu\u00f2 essere significativamente diversa da quella <strong><span style=\"color: #008000;\">globale del livello medio mare (GMSL)<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come abbiamo trattato in passato, durante gli intervalli caldi del medio Pliocene (da 3,3 a 3,0 Ma), quando i mari erano pi\u00f9 caldi di 1,9\u00b0 C a 3,6\u00b0 C rispetto al clima preindustriale ed i livelli di anidride carbonica (CO2) compresi tra 350 e 450 ppm, il livello del mare era al di sopra dell\u2019attuale GMSL, implicando un volume ridotto delle calotte polari.<\/span><\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_33819\" aria-describedby=\"caption-attachment-33819\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33819 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Geological_TS_SL_and_CO2.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Geological_TS_SL_and_CO2.jpg 960w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Geological_TS_SL_and_CO2-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Geological_TS_SL_and_CO2-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-33819\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">da<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/www.c3headlines.com\/temperature-charts-historical-proxies.html\">C3: History of Climate Change &amp; Temperatures &#8211; Charts\/Graphs (c3headlines.com)<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <strong><span style=\"color: #008000;\">Pleistocene<\/span><\/strong> il livello del mare non superava i 20 metri al di sopra del valore medio mare e questo valore era legato alla fusione delle masse glaciali della Groenlandia, dell&#8217;Antartide occidentale e delle aree della calotta glaciale dell&#8217;Antartico orientale. Un fenomeno che diede luogo alla formazione dei depositi morenici, fluviali, marini e lacustri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-32250\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/global-sea-level-changes.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"868\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/global-sea-level-changes.jpg 783w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/global-sea-level-changes-294x300.jpg 294w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/global-sea-level-changes-768x785.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/global-sea-level-changes-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/global-sea-level-changes-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">livello generalizzato delle variazioni di livelli dell mare dallo scioglimento dei ghiacci dell&#8217;ultima glaciazione che mostra molti rapidi innalzamenti dei mari (meltwater pulse MWP) denominati con MWP ed un numero progressivo: MWP-1A0, circa 19,600-18,800 anni fa; MWP-1A, da 14,600 a 13,800; MWP-1B, 11,000-8,800; e MWP-1C, ~8,200-7,600 anni fa. &#8211; Fonte NASA<a href=\"https:\/\/www.giss.nasa.gov\/research\/briefs\/2012_gornitz_10\/\">NASA GISS: The Great Ice Meltdown and Rising Seas: Lessons for Tomorrow<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Rapporto all&#8217;IPCC<\/span><\/strong> afferma che si ebbe un massimo GMSL durante l&#8217;ultimo periodo interglaciale (da 129 a 116 ka) per diverse migliaia di anni, con un valore di almeno cinque metri pi\u00f9 alto dell&#8217;attuale che non super\u00f2 mai i 10 metri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34720 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Holocene-Sea-Level-CO2-Concentration.jpg\" alt=\"\" width=\"787\" height=\"589\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Holocene-Sea-Level-CO2-Concentration.jpg 787w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Holocene-Sea-Level-CO2-Concentration-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Holocene-Sea-Level-CO2-Concentration-768x575.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 787px) 100vw, 787px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">concentrazione CO<sub>2<\/sub> a fronte dei livelli del mare nell&#8217;Olocene &#8211; Fonte dei dati NASA da <a href=\"https:\/\/www.epa.gov\/climate-indicators\/climate-change-indicators-ocean-heat\">Climate Change Indicators: Ocean Heat | US EPA<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Va compreso che questo cambiamento nel livello del mare si verific\u00f2 nel contesto di una diversa situazione astronomica e con una temperatura superficiale ad alta latitudine, mediata su diverse migliaia di anni, di almeno 2\u00b0 C pi\u00f9 calda dell&#8217;attuale.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35586 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/ocean-heat-figure1-2016-1.png\" alt=\"\" width=\"928\" height=\"591\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/ocean-heat-figure1-2016-1.png 928w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/ocean-heat-figure1-2016-1-300x191.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/ocean-heat-figure1-2016-1-768x489.png 768w\" sizes=\"(max-width: 928px) 100vw, 928px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Questa figura mostra i cambiamenti nel contenuto di calore dei primi 700 metri degli oceani del mondo tra il 1955 e il 2020. Il contenuto di calore dell&#8217;oceano \u00e8 misurato in joule, un&#8217;unit\u00e0 di energia, e confrontato con la media 1971-2000, che \u00e8 fissata a zero per riferimento . La scelta di un periodo di riferimento diverso non modificherebbe la forma dei dati nel tempo. Le linee sono state calcolate in modo indipendente utilizzando metodi diversi da organizzazioni governative in quattro paesi: la National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti, l&#8217;Australia&#8217;s Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation, l&#8217;Istituto cinese di fisica atmosferica e l&#8217;Istituto di ricerca meteorologica dell&#8217;Agenzia meteorologica giapponese. Per riferimento, un aumento di un&#8217;unit\u00e0 su questo grafico (1 \u00d7 1022 joule) \u00e8 pari a circa 17 volte la quantit\u00e0 totale di energia utilizzata da tutte le persone sulla Terra in un anno &#8211; Fonti dati: CSIRO, 2016;6 IAP, 2021;7 MRI\/JMA, 2021;8 NOAA, 20219 <a href=\"https:\/\/www.epa.gov\/climate-indicators\/climate-change-indicators-ocean-heat\">Climate Change Indicators: Ocean Heat | US EPA<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati relativi a epoche remote, dedotti indirettamente e strumentalmente sul livello del mare indicano che avvenne una transizione tra la fine del XIX e l&#8217;inizio del XX secolo da tassi di aumento medi relativamente bassi nei due millenni precedenti a tassi di aumento pi\u00f9 elevati. Questi sembrano dimostrare che il GMSL sia aumentato di circa venti centimetri, un valore stimato rispetto ad una tendenza lineare nel periodo 1901\u20132010 (sulla base dei dati relativi all&#8217;indice di marea e i dati satellitari dal 1993).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il rapporto \u00e8 molto probabile che il tasso medio di innalzamento del livello del mare sia stato di 1,7 mm l\u2019anno tra il 1901 e il 2010. Tra il 1993 e il 2010, il tasso \u00e8 stato molto probabilmente superiore a 3,2 l\u2019anno.&nbsp; Secondo quanto recentemente valutato il livello del mare potrebbe aumentare in certe regioni del pianeta fino a 1,1 metri entro il 2100, sempre se le emissioni di gas continueranno ad aumentare e le temperature continueranno a salire.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <span style=\"font-size: 14pt;\"><a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/sr15\/\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Rapporto speciale sul riscaldamento globale di 1,5 \u00b0C<\/span><\/span><\/strong><\/a>,<\/span> pubblicato dall&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)<\/span><\/strong> l&#8217;8 ottobre 2018 fornisce una guida scientifica autorevole per i Governi per affrontare i cambiamenti climatici e sottolinea che, senza forti tagli alle emissioni di gas serra, gli oceani assorbiranno sempre pi\u00f9 CO<sub>2<\/sub>, diventando pi\u00f9 acidi e minacciando la sopravvivenza delle barriere coralline e le attivit\u00e0 della pesca. Sottolineo che la morte del mare influenzer\u00e0 la sua importantissima capacit\u00e0 di regolazione del clima portandoci in una situazione pericolosissima per la nostra sopravvivenza.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Ma \u00e8 tutta colpa dell&#8217;Uomo?<\/span><\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa domanda che ci poniamo \u00e8 se, al di l\u00e0 dei dati fisici e oceanografici, esistano altri fattori che non sono ancora stati valutati pienamente per la loro possibile influenza sul clima. Il termine &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">cicli climatici<\/span><\/strong>&#8221; non \u00e8 molto amato da alcuni climatologi che propendono maggiormente per una causa antropica, ma esistono scienziati che stanno proponendo nuove interessanti tesi che propendono per un insieme di fattori che andremo a descrivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo uno <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-019-45584-3?fbclid=IwAR3rj1wzWDpG92O2SIw00XUe7j-147wA0l4dm3Etp68WctIEzd2cMd3OTb8\">studio<\/a> esistono oscillazioni della linea di base del campo magnetico e dell&#8217;irradiamento solare su una scala temporale millenaria, fattori importanti che influenzano la temperatura sulla Terra. Sebbene basato su alcune imprecisioni, non condivise, relative <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">al presupposto che le orbite della Terra e del Sole attorno al baricentro del Sistema Solare non fossero correlate, e la distanza Terra-Sole cambiasse di una quantit\u00e0 paragonabile alla distanza Sole-baricentro, ipotesi<\/span><\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\"> imprecisa perch\u00e9 i moti della Terra e del Sole sono principalmente dovuti a Giove e agli altri pianeti giganti, che accelerano la Terra e il Sole quasi nella stessa direzione, e quindi generano <\/span><\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">moti altamente correlati della Terra e del Sole, lo studio contiene alcuni grafici di interesse.<\/span><\/span> Nel controverso studio, analizzando le variazioni del campo magnetico solare associato all&#8217;attivit\u00e0 solare negli ultimi centomila anni, gli autori ritengono che negli ultimi 3000 anni si siano verificati nove grandi cicli solari di 350\u2013400 anni, che sono stati causati dagli effetti combinati di due onde magnetiche generate dalla dinamo solare. <strong><span style=\"color: #008000;\">Durante tutti questi cicli il clima cambi\u00f2 significativamente.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35587 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/oscillazioni.jpg\" alt=\"\" width=\"725\" height=\"557\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/oscillazioni.jpg 725w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/oscillazioni-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/oscillazioni-180x138.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 725px) 100vw, 725px\" \/><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Grafico in alto: previsione dell&#8217;attivit\u00e0 solare a ritroso di 3000 anni con una curva riassuntiva (linea blu) delle due componenti principali (PC) del campo magnetico di fondo solare (SBMF)6 rispetto alla ricostruzione di Solanki et al.27 (linea rossa).<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">La curva riassuntiva \u00e8 derivata dalle mappe sinottiche a disco intero del Wilcox Solar Observatory per i cicli 21-23, la curva di attivit\u00e0 solare ricostruita27 \u00e8 stata costruita unendo la curva di attivit\u00e0 delle macchie solari (17-21 secoli) e una curva di datazione al carbonio (prima del 17<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">secolo).<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Il grafico in basso: la curva di riepilogo del modulo di due PC associata ai numeri medi di macchie solari calcolati a ritroso di centoventimila anni.<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">La linea rossa mostra le oscillazioni della linea di base con un periodo di circa 40 mila anni probabilmente associate all&#8217;inclinazione assiale terrestre (obliquit\u00e0) (vedere il testo per ulteriori dettagli).<\/span><\/span><\/span><\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-019-45584-3\">Oscillations of the baseline of solar magnetic field and solar irradiance on a millennial timescale | Scientific Reports (nature.com)<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La curva risultante rivela una correlazione con la presenza delle macchie solari e le variazioni del clima terrestre, inclusi i minimi di Maunder (1645-1715), di Wolf (1200), di Oort (1010\u20131050), di Homer (800\u2013900 a.C.) combinati con i massimi solari nel periodo caldo medievale (900-1200), nel caldo romano (400\u201310 a.C.). Interessante vedere che secondo questo studio si preveda un minimo solare che potrebbe iniziare nel 2020 e durare fino al 2055.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35588 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fluttuazioni.jpg\" alt=\"\" width=\"718\" height=\"687\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fluttuazioni.jpg 718w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fluttuazioni-300x287.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 718px) 100vw, 718px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">da Zharkova, Valentina &amp; Shepherd, S. &amp; Zharkov, S. &amp; Popova, E.. (2019). Oscillations of the baseline of solar magnetic field and solar irradiance on a millennial timescale. Scientific Reports. 9. 9197. 10.1038\/s41598-019-45584-3.<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/333988067_Oscillations_of_the_baseline_of_solar_magnetic_field_and_solar_irradiance_on_a_millennial_timescale\">(PDF) Oscillations of the baseline of solar magnetic field and solar irradiance on a millennial timescale (researchgate.net)<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-35591 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/antonio-bianchini.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"257\">Il professor <strong><span style=\"color: #008000;\">Antonio Bianchini<\/span><\/strong>, noto astrofisico dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova, ritiene che questi cicli siano ben noti ed erano gi\u00e0 stati descritti da Keplero; in particolare un ciclo sessantennale, conosciuto da migliaia di anni (viene citato dai Sumeri e dai Veda), ricorre quando queste oscillazioni sono in fase con le congiunzioni Giove-Saturno. Secondo Bianchini la ricongiunzione dei campi magnetici dei due pianeti con il Sole va a modificare l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">eliosfera<\/span><\/strong>, dove si forma la shock wave tra il vento solare e il mezzo interstellare attraverso il quale si muove il Sole. Queste variazioni modificano il flusso dei raggi cosmici che, arrivando sulla Terra, spaccano le molecole di azoto ed ossigeno, producendo isotopi stabili come l&#8217;O18 e il Be10, il famoso isotopo instabile del C14 ed altri composti, aerosol e cariche elettriche che fanno condensare il vapore acqueo facendo aumentare la copertura nuvolosa del pianeta (che di fatto genera i periodi di raffreddamento). Interessante sottolineare che l&#8217;attuale flusso di raggi cosmici \u00e8 del 20% superiore a quello presente quando il Sole aveva una attivit\u00e0 magnetica pi\u00f9 intensa. Una teoria interessante che sembra trovare conforto nelle posizioni di molti scienziati tra cui gli <strong><span style=\"color: #008000;\">eminenti fisici Rubbia e Zichichi<\/span><\/strong> che ritengono che il tema del riscaldamento globale necessiti di un approccio pi\u00f9 approfondito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ovviamente non significa che l&#8217;attivit\u00e0 antropica non influenzi il clima (in particolare, l&#8217;accumulo di CO2) ma che sia invece necessario effettuare ulteriori approfondimenti per identificare azioni mirate e pi\u00f9 efficaci.&nbsp;In sintesi, ben vengano riduzioni delle emissioni e del nostro impatto irrazionale sull&#8217;ambiente (in particolare sugli oceani, veri polmoni della Terra) ma <strong><span style=\"color: #008000;\">non dobbiamo mai smettere di porci delle domande e di ricercare soluzioni percorribili per mitigare la nostra scomoda presenza sul pianeta.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il fine della scienza &#8230; il resto lasciamolo ai fondamentalisti di qualsiasi parte siano. Concludo con una frase di Kant: &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Sapere aude &#8230; Abbi il coraggio di conoscere<\/span><\/strong>&#8221; \u2026 ne abbiamo bisogno tutti se vogliamo avere un futuro.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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