{"id":35326,"date":"2019-10-29T00:30:34","date_gmt":"2019-10-28T23:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=35326"},"modified":"2026-03-27T08:37:04","modified_gmt":"2026-03-27T07:37:04","slug":"biogeografia-del-mediterraneo-di-luigi-piazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/35326","title":{"rendered":"Biogeografia del Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ECOLOGIA<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br><strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br>parole chiave: biogeografia, Mar Mediterraneo<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il termine \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">biogeografia<\/span><\/strong>\u201d viene indicata la disciplina che studia la distribuzione geografica degli animali e delle piante, indagando sulle origini di tale distribuzione. In Mediterraneo si trovano principalmente organismi di origine atlantica, dal momento che il nostro mare \u00e8, di fatto, un immenso golfo collegato all\u2019oceano attraverso lo stretto di Gibilterra. Rispetto all\u2019oceano, per\u00f2, il Mar Mediterraneo presenta molte peculiarit\u00e0 la cui origine va ricercata nelle vicissitudini geologiche che hanno portato alla sua formazione. Tra le molte specie atlantiche possiamo trovare organismi ad affinit\u00e0 fredda, caratteristici delle coste del nord Europa e penetrati in Mediterraneo durante le Ere glaciali, ed organismi ad affinit\u00e0 calda, tipici delle coste africane ed arrivati durante i periodi interglaciali.<\/p>\r\n<figure id=\"attachment_35331\" aria-describedby=\"caption-attachment-35331\" style=\"width: 1046px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35331\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/stella.jpg\" alt=\"\" width=\"1046\" height=\"581\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/stella.jpg 767w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/stella-300x167.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1046px) 100vw, 1046px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-35331\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Peltaster placenta<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\r\n\r\n<img decoding=\"async\" class=\"wp-image-126948\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Thalassoma_pavo_Azores.jpg\" alt=\"\" width=\"1046\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Thalassoma_pavo_Azores.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Thalassoma_pavo_Azores-300x196.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1046px) 100vw, 1046px\" \/>\r\n\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">donzella pavonina (Thalassoma Pavo) &#8211; Fonte http:\/\/www.fishbase.us\/photos\/thumbnailssummary.php?ID=2500# &#8211; Autore Nuno Vasco Rodrigues<\/span> <em><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Thalassoma_pavo_Azores.jpg\">Thalassoma pavo Azores.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/em><\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli uni e gli altri sono in massima parte scomparsi rimanendo segregati in aree del bacino con particolari caratteristiche di temperatura delle acque. Tra gli organismi ad affinit\u00e0 fredda possiamo ricordare lo scampo (<strong><span style=\"color: #008000;\">Nephrops norvegicus<\/span><\/strong>) e la stella spinosa (<strong><span style=\"color: #008000;\">Marthasterias glacialis<\/span><\/strong>); organismi ad affinit\u00e0 calda sono, ad esempio, la donzella pavonina (<strong><span style=\"color: #008000;\">Thalassoma pavo<\/span><\/strong>) e la stella pentagono (<strong><span style=\"color: #008000;\">Peltaster placenta<\/span><\/strong>).<br><br><br><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti animali e vegetali atlantici, una volta isolati dalle popolazioni di origine e sottoposti a nuove condizioni ambientali, sono evoluti in specie nuove andando a costituire endemismi, cio\u00e8 specie esclusive del bacino. Alcuni endemismi mediterranei non hanno, per\u00f2, origine atlantica, ma derivano direttamente dalla fauna e dalla flora originaria del grande paleoceano Tetide, da cui \u00e8 evoluto il Mediterraneo, sopravvivendo a drammatiche vicissitudini geologiche, tra le quali anche un quasi completo disseccamento.<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-35329\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/evoluzione-del-Mediterraneo.jpg\" alt=\"\" width=\"1058\" height=\"1643\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/evoluzione-del-Mediterraneo.jpg 562w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/evoluzione-del-Mediterraneo-193x300.jpg 193w\" sizes=\"(max-width: 1058px) 100vw, 1058px\" \/><\/p>\r\n<table>\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #ddf21b;\"><span style=\"background-color: #ddf21b; font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000; background-color: #ddf21b;\">NdR. Il Mediterraneo si origin\u00f2 da un unico enorme oceano chiamato Tetide che, circa 250 milioni di anni fa,&nbsp; separava il blocco continentale settentrionale (Laurasia) da quello meridionale (Gondwana). Dopo l\u2019apertura dell\u2019Oceano Atlantico, avvenuta nel Cretaceo, il Tetide congiunse l\u2019oceano appena nato con il pi\u00f9 vecchio Indo-Pacifico. Durante l\u2019orogenesi del Miocene (circa 10 milioni di anni fa), si form\u00f2 l\u2019istmo di Suez, che separ\u00f2 il Mediterraneo dall\u2019Indo-Pacifico. In seguito, verso la fine del Miocene (circa 6 milioni di anni fa), si chiuse anche il collegamento con l\u2019attuale Atlantico, e il Mediterraneo divent\u00f2 un grande lago chiuso. Il conseguente bilancio idrico negativo determin\u00f2 il suo quasi totale prosciugamento, provocandone la trasformazione in una serie di grandi laghi evaporitici, durante la cosiddetta \u201ccrisi di salinit\u00e0\u201d del Messiniano, che port\u00f2 all\u2019estinzione del biota Tetideo. Con la riapertura dello Stretto di Gibilterra all\u2019inizio del Pliocene (5 milioni di anni fa), quello che sarebbe diventato il Mar Mediterraneo fu ripopolato da specie marine di origine atlantica e la sua fisionomia biogeografica divent\u00f2 quella di una provincia atlantica. I grandi laghi che si erano formati nei punti pi\u00f9 depressi, a seguito di cataclismi, cambiamenti climatici con severe glaciazioni&nbsp; nonch\u00e8 fenomeni vulcanici, ricevettero una gigantesca cascata di acqua che inond\u00f2 l\u2019intero bacino mediterraneo, facendo nascere un nuovo mare. Una cosa analoga successe anche ad oriente e nacque il mar Nero, Parliamo di Ere lontane. L\u2019Uomo, Homo sapiens, vi arriv\u00f2 molto pi\u00f9 tardi, intorno a 100.000 anni fa.&nbsp; estratto da <a style=\"color: #008000; background-color: #ddf21b;\" href=\"http:\/\/abcterra.altervista.org\/wordpress\/il-mar-mediterraneo-origini-e-storia-geologica\/\">abc terra&nbsp;<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le invasioni aliene<\/span><\/strong><\/span><br>Nella seconda met\u00e0 del XX secolo, il Mar Mediterraneo si arricch\u00ec anche di specie di origine indopacifica, penetrate in parte attraverso il Canale di Suez (migrazione Lessepsiana intesa come ingresso la stabilizzazione di specie animali e vegetali dal Mar Rosso nelle acque del Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez), ma soprattutto introdotte dall\u2019Uomo, sia volontariamente, per scopi di allevamento e pesca, sia involontariamente, attaccate alle chiglie di imbarcazioni, nelle acque di zavorra delle navi o associate ad altre specie importate.<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35332\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/granchio-tropicale.jpg\" alt=\"\" width=\"1064\" height=\"616\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/granchio-tropicale.jpg 727w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/granchio-tropicale-300x174.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1064px) 100vw, 1064px\" \/><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una nuova specie (originaria delle coste atlantiche americane) il granchio tropicale (Percnon Gibbesi) ritrovato, nel 2016, sui fondali delle acque delle Isole Eolie e, dopo qualche mese, anche a Portofino in Liguria. Lo scorso anno la Societ\u00e0 Italiana di Biologia Marina (S.I.B.M.) ha calcolato che dalle coste Italiane sono state segnalate almeno 186 specie esotiche, di cui 55 vegetali e 131 animali, senza considerare gli orgasmi unicellulari.&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35333 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Lagoceph-Sceleratus--e1571254389538.jpg\" alt=\"\" width=\"1063\" height=\"539\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Alcune specie aliene sono dannose per l&#8217;ambiente e, in alcuni casi, potenzialmente pericolose per l&#8217;Uomo come il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), un pesce di origine tropicale altamente tossico al consumo<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumendo, possiamo oggi riconoscere in Mediterraneo due principali gradienti: il primo orizzontale, che vede una preponderanza di specie atlantiche nel settore occidentale e mediterranee in quello orientale, il secondo verticale, che mostra specie ad affinit\u00e0 fredda distribuite soprattutto nelle aree pi\u00f9 settentrionali e specie ad affinit\u00e0 calda in quelle meridionali. Tale schema di massima \u00e8 poi modificato da situazioni locali particolari e da una continua evoluzione negli areali degli organismi, nonch\u00e9 dall\u2019arrivo casuale delle specie introdotte. La Toscana, la Corsica e la Sardegna da un punto di vista biogeografico possono essere inserite nella provincia calda del Mediterraneo centrale, comprendente fra l\u2019altro le Baleari. Tale zona, posta al centro del bacino occidentale del Mediterraneo, \u00e8 caratterizzata dalla presenza di molte specie termofile, cio\u00e8 ad affinit\u00e0 calda. Le specie di origine atlantica sono preponderanti, ma appaiono ben rappresentate anche specie tipicamente mediterranee, con percentuali da considerare alte nella regione geografica considerata.&nbsp;<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35336 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/M-IMG_5807-e1571256045600.jpg\" alt=\"\" width=\"1060\" height=\"596\"><\/p>\r\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\"><b>La Posidonia oceanica rappresenta un paleo endemismo del Mediterraneo &#8211; photo credit andrea mucedola<\/b><\/span><\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il termoclino e la circolazione delle acque<\/span><\/strong><\/span><br>La presenza delle specie \u00e8 quindi legata, almeno in origine, alla temperatura del mare. Cerchiamo ora di comprendere meglio la circolazione delle acque. La grande massa di acqua che costituisce i mari e gli oceani \u00e8 in continuo movimento e va incontro a continui cambiamenti delle caratteristiche fisiche. Il principale motore dei movimenti delle acque di mari e oceani \u00e8 il riscaldamento solare. Secondo uno schema di massima, gli strati superficiali delle aree tropicali si riscaldano, la loro densit\u00e0 diminuisce e scorrono sopra gli strati freddi pi\u00f9 densi fino alle aree artiche dove si raffreddano e, essendo pi\u00f9 salate, divengono pi\u00f9 dense, si approfondano e ritornano verso i tropici come correnti di fondo. Le masse oceaniche subiscono per\u00f2 anche le forze legate ai venti e alle maree e sono influenzati dalla rotazione terrestre e dalla conformazione dei fondali e dei continenti circostanti. Il risultato \u00e8 un sistema complesso di circolazione delle acque, che rende il regime delle correnti estremamente differente da un bacino all\u2019altro.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei fenomeni fisici pi\u00f9 importanti per la vita degli organismi acquatici \u00e8 la costituzione del <strong><span style=\"color: #008000;\">termoclino<\/span><\/strong>, cio\u00e8 della linea di separazione tra le acque superficiali pi\u00f9 calde e quelle profonde pi\u00f9 fredde.<\/p>\r\n<figure id=\"attachment_35335\" aria-describedby=\"caption-attachment-35335\" style=\"width: 1051px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35335\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/termoclino-med-sea.jpg\" alt=\"\" width=\"1051\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/termoclino-med-sea.jpg 474w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/termoclino-med-sea-300x195.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1051px) 100vw, 1051px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-35335\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">andamento del termoclino nell&#8217;arco dell&#8217;anno<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nelle zone tropicali questa situazione persiste durante tutto l\u2019anno, mentre nei mari temperati come il Mar Mediterraneo il termoclino \u00e8 stagionale, inizia a formarsi in primavera, raggiunge la massima profondit\u00e0 di 40-50 metri a fine estate e scompare di nuovo a fine autunno.<\/span><\/strong><br>La presenza del termoclino durante i mesi estivi influenza notevolmente la vita degli organismi costieri. Infatti, molti pesci prediligono stazionare negli strati pi\u00f9 caldi, variando la profondit\u00e0 col cambiare della stagione; altri organismi, come coralli e gorgonie, non sopportano variazioni di temperatura e la loro distribuzione \u00e8 legata alla profondit\u00e0 raggiunta dal termoclino. Per quest\u2019ultima categoria di organismi, variazioni di temperatura dei mari o cambiamenti di profondit\u00e0 e di durata del termoclino rappresentano fattori limitanti che possono portare anche ad estese morie.&nbsp;Nei mesi invernali, nel Mar Mediterraneo, si osservano condizioni di <span style=\"color: #008000;\"><strong>omotermia<\/strong><\/span>, ovvero si osserva che la temperatura delle acque marine rimane, in genere, costante dalla superficie al fondo, stabilizzandosi intorno ai 12-13 gradi centigradi. Questo avviene perch\u00e9 gli scambi con l\u2019oceano Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra permettono l\u2019ingresso solo di acque oceaniche superficiali. Nei mesi estivi, certe aree sono caratterizzate da acqua pi\u00f9 fredda legata a correnti di risalita generate da venti che agiscono lungo particolari morfologie costiere, riportando in superficie acque profonde ricche di nutrienti. Esse favoriscono la produzione del fitoplancton e rendono particolarmente produttive le aree interessate da questo fenomeno.<\/p>\r\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Piazzi<\/span><\/strong><\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\r\n\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; .ARGOMENTO: ECOLOGIAPERIODO: XXI SECOLOAREA: DIDATTICAparole chiave: biogeografia, Mar Mediterraneo &nbsp; Con il termine \u201cbiogeografia\u201d viene indicata la disciplina che studia la distribuzione geografica degli animali e delle piante, indagando sulle origini di tale distribuzione. 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