{"id":35201,"date":"2019-10-19T00:15:41","date_gmt":"2019-10-18T22:15:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=35201"},"modified":"2025-12-08T22:05:00","modified_gmt":"2025-12-08T21:05:00","slug":"il-pensiero-tattico-di-nelson-a-trafalgar-di-marco-mostarda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/35201","title":{"rendered":"Il pensiero tattico di Nelson a Trafalgar &#8211; Parte  II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XIX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO ATLANTICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Nelson<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto ai capisaldi tattici del piano di battaglia di Nelson, gi\u00e0 Brian Tunstall (Naval Warfare in the Age of Sail, 1990, p. 250) osservava che l\u2019autonomia di comando riconosciuta a Collingwood, l\u2019idea di mascherare sino all\u2019ultimo momento la direttrice di attacco alzando il segnale convenuto solo una volta giunti a distanza di tiro dal centro nemico, nonch\u00e9 il concetto di concentrazione delle forze disponibili contro la sola retroguardia avversaria non costituiscono certo delle intuizioni originali. Quest\u2019ultimo punto, tuttavia, costituendo il cardine del piano di battaglia di Trafalgar, nonch\u00e9 ponendosi come apice di una lunghissima elaborazione teorica, merita una pi\u00f9 puntuale esplicitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 corretto affermare che tutta la cinematica navale dell\u2019et\u00e0 velica sia dominata dalla preoccupazione di come condurre ad effetto la concentrazione delle proprie forze contro una sola sezione delle nemiche, cos\u00ec da annientarla en detail prima che essa possa essere soccorsa dal resto della flotta: gi\u00e0 Paul Hoste, nel suo <strong><span style=\"color: #008000;\">Art des Arm\u00e9es navales ou trait\u00e9 des \u00e9volutions<\/span> <\/strong>del 1697, osservava che uno dei vantaggi nella posizione sopravvento al nemico era costituito dalla libert\u00e0 di movimento che permetteva all\u2019attaccante di convergere contro la retroguardia avversaria, doppiandola e cos\u00ec procedendo ad attaccarla da ambo i lati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le motivazioni alla base della scelta della retroguardia, come punto della linea nemica su cui far gravitare il proprio attacco, sono gi\u00e0 state lucidamente messe in risalto dal memorandum nelsoniano: per una squadra schierata in linea di fila, ed in navigazione di bolina, prestare soccorso alle navi che chiudevano la propria formazione era sempre questione di manovre lunghe e laboriose. Esaminiamo la problematica pi\u00f9 nello specifico: virare di bordo in prora avrebbe comportato un ulteriore rallentamento della manovra, in considerazione della necessit\u00e0 di spingere la prua nel letto del vento; cambiare di mura passando con la poppa per il letto del vento, per contro, avrebbe potuto sospingere il centro e l\u2019avanguardia sottovento alla propria retroguardia, complicando ulteriormente ogni tentativo di prestarle soccorso.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Lord_Nelson_before_Trafalgar.jpg\" alt=\"\" width=\"646\" height=\"846\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nelson prima della battaglia di Trafalgar in un dipinto del 1854 di George Lucy Good.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla natura della manovra tattica da prediligersi, un\u2019accostata per contromarcia \u2013 in cui ogni unit\u00e0 virava di bordo in successione \u2013 avrebbe conservato l\u2019ordine della linea di fila al prezzo di un sensibile prolungamento dei tempi richiesti dal completamento di una simile evoluzione; un\u2019accostata ad un tempo, per contro, avrebbe posto pi\u00f9 velocemente le navi lungo la direttrice di soccorso alla propria avanguardia, ma al prezzo di invertire l\u2019ordine della propria linea di fila. Considerando inoltre la naturale tendenza a scarrocciare di ogni unit\u00e0, in una misura variabile perch\u00e9 dipendente dalle specifiche linee di scafo, dall\u2019estensione dell\u2019opera morta ed in definitiva dalle qualit\u00e0 nautiche del singolo bastimento, un\u2019accostata ad un tempo avrebbe sempre posto il rischio di gettare in confusione la linea di fila, disarticolandola e riducendo il centro e l\u2019avanguardia ad una massa disordinata costretta a gettarsi nella mischia alla spicciolata, invece di far pesare il proprio intervento in modo coordinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019attaccante, tuttavia, risentiva di evidenti svantaggi nel portare a termine una simile azione: la concentrazione delle proprie forze contro la retroguardia nemica implicava infatti che l\u2019attaccante orientasse la prua verso la sezione prescelta della linea avversaria, esponendosi di conseguenza al micidiale tiro d\u2019infilata dei difensori senza poter rispondere al fuoco sino a quando non fosse giunto murata contro murata col proprio obiettivo. Data la propensione delle forze navali francesi a posizionarsi sottovento e sparare alto, sfruttando in tal senso anche la favorevole inclinazione trasversale delle proprie unit\u00e0 (la murata rivolta verso l\u2019attaccante era infatti sollevata per via della stessa pressione esercitata dal vento, garantendo ai cannoni una maggiore gittata), ci\u00f2 si traduceva regolarmente in una vera e propria gragnuola di fuoco riversata contro l\u2019alberatura delle unit\u00e0 inglesi: le palle finivano per tranciare alberi, pennoni e manovre e, dal momento che i vascelli di maggiori dimensioni raramente eccedevano la velocit\u00e0 di quattro o cinque nodi anche in condizioni di vento teso, orientare la prua contro il nemico significava doverne sostenere il fuoco di infilata anche per lungo tempo. In tali circostanze la permanenza sotto il tiro nemico era tale da sortire danni all\u2019alberatura abbastanza consistenti da pregiudicare il completamento della manovra d\u2019attacco, permettendo al difensore di sganciarsi. Non stupisce, pertanto, che sebbene l\u2019attacco portato contro la retroguardia avversaria fosse stato ampiamente teorizzato ed esaltato sul piano teorico, esso risultasse molto meno praticato sul campo: in generale un comandante prudente, una volta guadagnata la posizione di sopravvento, preferiva livellare la propria linea da battaglia a quella avversaria per poi portarla a serrare le distanze lascando metodicamente, di modo da mantenere l\u2019avversario sempre al traverso dei propri vascelli. Ci\u00f2 evitava che l\u2019attaccante fosse soggetto al fuoco d\u2019infilata e, al contempo, permetteva di continuare a fare fuoco sul difensore: un simile approccio aveva il pregio di limitare i danni strutturali e le perdite in termini di vite umane, ma scontri giocati su simili simmetrie raramente sortivano effetti decisivi. Le battaglie di Tolone (1744), Minorca (1756) e Chesapeake (1781) sono paradigmatiche della tendenza propria delle tattiche lineari a frustrare ogni tentativo da parte dell\u2019attaccante di conseguire una concentrazione di forze e quindi una decisione: l\u2019azione di fuoco \u00e8 diffusa lungo l\u2019intera linea da battaglia e conseguentemente desultoria. Un risultato tutt\u2019altro decisivo al livello tattico, peraltro, non escludeva la sconfitta al livello strategico: la <strong><span style=\"color: #008000;\">battaglia di Chesapeake<\/span><\/strong>, e le conseguenze che ebbe nel precipitare la resa di Cornwallis a Yorktown, \u00e8 in tal senso rivelatrice.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35378 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Chesapeake_-_Shannon.jpg\" alt=\"\" width=\"2227\" height=\"1619\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Chesapeake_-_Shannon.jpg 2227w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Chesapeake_-_Shannon-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Chesapeake_-_Shannon-768x558.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Chesapeake_-_Shannon-1024x744.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Chesapeake_-_Shannon-220x161.jpg 220w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Chesapeake_-_Shannon-1200x872.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 2227px) 100vw, 2227px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Scontro fra le fregate HMS Shannon e USS Chesapeake durante la guerra anglo-americana del 1812<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una revisione critica della condotta delle operazioni da parte della Royal Navy nel corso della Rivoluzione americana ebbe, quantomeno, la conseguenza di riaffermare la necessit\u00e0 di tattiche in grado di precipitare uno scontro decisivo con un nemico per l\u2019ordinario sempre elusivo: giova infatti ribadire che al centro del pensiero tattico britannico vi era sempre stato il dilemma di come ingaggiare in battaglia forze \u2013 quelle francesi \u2013 generalmente in inferiorit\u00e0 numerica ed ostinatamente restie a farsi coinvolgere in una \u201cpitched battle\u201d, ovvero uno scontro a distanza serrata. L\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Essay on Naval Tactics. Systematical and Historical<\/span><\/strong> di John Clerk of Eldin (la cui prima edizione \u00e8 del 1790) segnala un momento importante nello sviluppo di questo dibattito dottrinario, soprattutto per la sua natura di libro a tesi: Clerk non si proponeva l\u2019obiettivo, come gi\u00e0 Hoste un secolo prima, di offrire una trattazione sistematica della tattica navale nella sua interezza, ma prendendo atto dell\u2019impasse tattica ripetutamente verificatasi nel corso dell\u2019ultima guerra proponeva dei metodi atti al suo superamento. La concentrazione di forze contro la retroguardia del nemico e la necessit\u00e0 di ingaggiarlo da una posizione sottovento, onde precludergli ogni possibilit\u00e0 di fuga, figurano prominenti nel suo trattato. Nell\u2019edizione riveduta e notevolmente accresciuta del 1804, il capitolo sul \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Mode of Attack proposed<\/span><\/strong>\u201d (pp. 123-147) verte esclusivamente sul come concentrare le proprie forze contro la retroguardia nemica: in esso Clerk suggerisce di tagliare fuori, pi\u00f9 modestamente, le ultime tre unit\u00e0 della retroguardia avversaria, contro le dodici di Nelson. <strong><span style=\"color: #008000;\">La corposa Part II del suo trattato (pp. 167-200) \u00e8 invece interamente dedicata ai vantaggi dell\u2019ingaggiare battaglia sottovento al nemico, e non sopravvento come da migliore tradizione britannica<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 indiscutibile che nelle elaborazioni tattiche di Clerk pesi il precedente costituito dalle campagne dell\u2019amm. George Rodney nel corso della Rivoluzione americana, costituendo la sua azione di comando una delle poche luci fra le molte ombre di quella guerra. Nella Battaglia di Capo San Vincenzo (o Moonlight Battle) del 1780 egli aveva affrontato con decisione la squadra di don Juan de L\u00e1ngara infliggendole pesantissime perdite (4 vascelli catturati ed 1 distrutto su 9). \u00c8 vero che, a fronte delle 18 navi di linea di Rodney, gli spagnoli erano in grave inferiorit\u00e0 numerica, cosa che permetteva agli inglesi amplissimi margini di manovra; ma rimane rimarchevole che, a battaglia ingaggiata, l\u2019ammiraglio avesse ammainato il segnale di \u201cLinea di fronte\u201d per issare quello di \u201cCaccia generale\u201d, dirigendo le proprie navi a fare breccia attraverso la formazione nemica \u2013 apparentemente composta da 11 navi di linea \u2013 per posizionarle il pi\u00f9 velocemente possibile sottovento a L\u00e1ngara, d\u2019onde avrebbero potuto tagliarne la ritirata. Quattro mesi dopo, conclusasi la Battaglia della Martinica, cos\u00ec lo stesso Rodney descrive nel suo dispaccio ufficiale quale genere di attacco avesse divisato: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Quarantacinque minuti dopo le sei del mattino resi noto mediante pubblico segnale che la mia intenzione era quella di attaccare la retroguardia nemica con tutte le mie forze; a tale segnale rispose ogni nave della flotta<\/span><\/em><\/strong>\u201d (The Naval Chronicle, vol. 25, January-June 1811, p. 402).<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine Parte II &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Marco Mostarda<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/123727\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/35201\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/123728\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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