{"id":35157,"date":"2019-10-16T00:19:07","date_gmt":"2019-10-16T00:19:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=35157"},"modified":"2023-07-13T21:28:35","modified_gmt":"2023-07-13T19:28:35","slug":"35157","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/35157","title":{"rendered":"Scoperto un fenomeno di rigenerazione nei coralli mediterranei. Una speranza per il futuro?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ECOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: ecologia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Il fenomeno del bleaching dei coralli \u00e8 inesorabile?<\/span><br \/>\n<\/strong>Questa \u00e8 una domanda a cui biologi ed ecologi stanno cercando di dare una risposta. L\u2019importanza delle barriere coralline \u00e8 ben nota. Esse sono importanti per molte ragioni e non solo perch\u00e9 costituiscono importanti ecosistemi. Le barriere proteggono le coste dagli effetti dannosi dell&#8217;azione delle onde e delle tempeste tropicali, sono fonte di azoto e di altri nutrienti essenziali per le catene alimentari marine, aiutano il fissaggio del carbonio riducendo le emissioni di CO2 in atmosfera e dell&#8217;azoto nel riciclo dei nutrienti ma svolgono anche una funzione economica da non trascurare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35161\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cladocora-cespitosa.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"552\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cladocora-cespitosa.jpg 2687w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cladocora-cespitosa-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cladocora-cespitosa-768x471.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cladocora-cespitosa-1024x628.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cladocora-cespitosa-660x405.jpg 660w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cladocora-cespitosa-1200x736.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cladocora caespitosa, Sardegna nord occidentale, 2019 &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt;\">Non solo danni ecologici ma anche sociali<\/span><\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLo stato di salute delle barriere comporta anche importanti implicazioni economiche. Come abbiamo letto in precedenti articoli l&#8217;industria della pesca dipende dalle barriere coralline essendo un habitat fondamentale di riproduzione e di nursering. Per dare un\u2019idea, la Grande barriera corallina australiana genera oltre 1,5 miliardi di dollari all&#8217;anno per l&#8217;economia australiana, generati dalla pesca e dal turismo. In alcuni casi gli introiti del turismo superano quelli della pesca, facendoci riflettere sull\u2019enorme spreco di risorse dovuto all\u2019overfishing in determinate aree.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista scientifico, lo studio delle barriere coralline \u00e8 importante per fornire una chiara documentazione, scientificamente testabile, degli eventi climatici negli ultimi milioni di anni circa. Ci\u00f2 include registrazioni degli effetti delle grandi tempeste tropicali e gli impatti umani che possono essere dedotti dai cambiamenti nei modelli di crescita dei coralli. Consideriamo che la riduzione della biodiversit\u00e0, a causa dell&#8217;estinzione delle specie, porta inevitabilmente alla morte degli ecosistemi facendone venire a meno la loro funzione. Viene da se che una maggiore disponibilit\u00e0 di specie offre un pool genetico pi\u00f9 ampio, offrendo alle comunit\u00e0 maggiori opzioni di sopravvivenza in situazioni critiche come mutazioni delle condizioni ambientali e del clima. Le specie viventi si evolvono selettivamente nel tempo in quanto la selezione naturale favorisce la sopravvivenza del &#8220;migliore&#8221;. Un numero maggiore di specie e di esemplari favorisce&nbsp; questo processo naturale. Esistono specie che possono svolgere un ruolo cruciale in un ecosistema e, se rimosse, causare delle variazioni significative di tutti gli organismi in quella comunit\u00e0. La salute, gestione e conservazione della biodiversit\u00e0 \u00e8 quindi una questione fondamentale per la sopravvivenza di tutta l&#8217;Umanit\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35165\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/ero-circolazione-mediterraneo.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"614\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/ero-circolazione-mediterraneo.jpg 684w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/ero-circolazione-mediterraneo-300x217.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un esempio? La circolazione delle acque marine nel Mar Mediterraneo. La sua importanza \u00e8 fondamentale per il clima. Pensate che il calore dell&#8217;intera l&#8217;atmosfera equivale a quello dei soli primi due metri dei nostri mari. Come funziona? Attraverso la soglia di Gibilterra la corrente marina atlantica entra nel Mediterraneo in superficie, raggiunge il Mediterraneo orientale e ritorna indietro fuoriuscendo dalla parte pi\u00f9 profonda dello stretto. I motori freddi del Golfo del Leone, del Nord Adriatico e del mar Egeo producono l&#8217;acqua profonda (A). I sistemi di canyon lungo le coste (pensate allo stretto di Messina) possono contribuire a generare le correnti di risalita ricche di nutrienti (B) che rinforzano il rinnovamento delle acque profonde, mentre la linea di costa (ad esempio nel riquadro lo stretto di Otranto, &#8220;C&#8221;), genera la formazione di vortici di correnti.&nbsp; da F. Boero, tavola realizzata da Alberto Gennari<a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/322128784_CoCoNet_towards_coast_to_coast_networks_of_marine_protected_areas_from_the_shore_to_the_high_and_deep_sea_coupled_with_sea-based_wind_energy_potential\">(PDF) CoCoNet: towards coast to coast networks of marine protected areas (from the shore to the high and deep sea), coupled with sea-based wind energy potential (researchgate.net)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I principali fattori che influenzano la salute e la funzione degli habitat costieri sono i cambiamenti climatici e l\u2019impatto antropico dovuto agli inquinamenti. Voglio sottolineare che questo non agisce solo localmente ma si estende, con i tempi della circolazione delle masse d\u2019acque, anche in altri bacini. Per cui un inquinamento in una parte dell&#8217;oceano nel tempo colpir\u00e0 anche aree poste ai suoi antipodi con un effetto a battito di farfalla.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #eef58c;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nella teoria del caos, l&#8217;effetto farfalla \u00e8 la dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali in cui un piccolo cambiamento in uno stato di un sistema non lineare deterministico pu\u00f2 comportare grandi differenze in uno stato successivo. Il termine, strettamente associato all&#8217;opera di Edward Lorenz, deriva dal fatto che metaforicamente la genesi di un tornado possa essere influenzata da piccole perturbazioni come il battito delle ali di una farfalla avvenuto in aree lontane alcune settimane prima. Nel nostro caso i movimenti delle particelle d&#8217;acqua a causa della circolazione marina superficiale e profonda negli oceani e nei mari del pianeta fa si che un inquinamento antropico o naturale (ad esempio da eruzioni vulcaniche) potrebbe causare effetti anche dopo molto tempo in aree lontane.&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><b><\/b><i><\/i><u><\/u><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Esiste una via di ritorno?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCi si domanda se questi fenomeni di morie siano reversibili. Uno <a href=\"https:\/\/advances.sciencemag.org\/content\/5\/10\/eaax2950\">studio recente<\/a>&nbsp; ha evidenziato che alcuni coralli possono effettuare recuperi inattesi a seguito della loro morte apparente indotta dai cambiamenti climatici. Ad esempio quando sottoposti al fenomeno del <strong><span style=\"color: #008000;\">coral bleaching<\/span><\/strong>. Si \u00e8 infatti scoperto che alcuni coralli sembrano morti se esposti ad acque con temperature insolitamente calde. In realt\u00e0 i polipi dei coralli si ritirano nel loro scheletro duro, facendo sembrare la barriera corallina morta, per poi ri-colonizzare lo scheletro quando le condizioni siano migliori. \u00c8 una strategia di sopravvivenza che non era mai stata osservata prima nei coralli odierni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una speranza per le barriere?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCome sappiamo le barriere coralline di tutto il mondo, compresa la Grande barriera corallina, si stanno avvicinando al collasso. Una specie di coralli in via di estinzione, la madrepora a cuscino, <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Cladocora caespitosa<\/span><\/em><\/strong>, endemica nel Mar Mediterraneo, sembrava particolarmente vulnerabile alla distruzione. Ma c&#8217;\u00e8 una novit\u00e0 interessante. Monitorando per sedici anni le colonie di <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Cladocora caespitos<\/span><\/em><\/strong> due ricercatori, <strong><span style=\"color: #008000;\">Diego Kersting e Cristina Linares<\/span><\/strong> dell&#8217;Universit\u00e0 di Barcellona, Spagna, hanno osservato che il loro recupero potrebbe essere possibile. In parole semplici coralli apparentemente morti a seguito degli eccessi di calore causati dai cambiamenti climatici possono ricrescere e, in alcuni casi, essi hanno recuperato la colonia quasi completamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando i polipi che compongono una colonia di<strong><span style=\"color: #008000;\"><em> Cladocora caespitosa<\/em><\/span><\/strong> sono colpiti da queste variazioni di temperatura, si restringono e si \u201crintanano\u201d in profondit\u00e0 nello scheletro dei coralli. Visibilmente il corallo duro sembra essere privo di vita ma, con il tornare di condizioni favorevoli, possono ricrescere. In realt\u00e0 questa strategia di sopravvivenza era gi\u00e0 nota e gli scienziati avevano scoperto che i fossili di antichi coralli contenevano resti di minuscole strutture scheletriche che si erano formate quando i polipi si erano rigenerati. Fino ad ora, tuttavia, non era chiaro se questa capacit\u00e0 di sopravvivenza era stata conservata dai coralli odierni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-35164\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/F2.large_.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"643\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/F2.large_.jpg 660w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/F2.large_-300x227.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">A) Polipo di C. caespitosa che mostra una drastica riduzione delle dimensioni poco dopo un evento di necrosi. (B) Polipo ringiovanito che rigenera il suo scheletro all&#8217;interno di un calice parzialmente abbandonato. (C) Calice mostra i primi stadi di ringiovanimento, con il polipo contratto ritirato nella parte centro-sinistra del calice; notare come alcuni setti mostrano continuit\u00e0 all&#8217;interno del nuovo muro esterno. (D) Calice ringiovanito che cresce sopra il calice abbandonato. Barre di scala, 0,5 cm (credito fotografico: D. K. Kersting, Freie Universit\u00e4t Berlin). da studio citato <a href=\"https:\/\/www.science.org\/doi\/10.1126\/sciadv.aax2950\">Living evidence of a fossil survival strategy raises hope for warming-affected corals | Science Advances<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa ed altre strategie di sopravvivenza utilizzate da diversi coralli presentano certamente una finestra di opportunit\u00e0, anche se limitata, per ricostruire le barriere coralline del mondo. I suoi limiti sono per\u00f2 ovviamente legati al contenimento dell\u2019aumentare delle temperature marine che di fatto rendono questa particolare strategia naturale &#8220;altamente inefficace&#8221; negli attuali scenari di cambiamento ambientale. Sar\u00e0 comunque importante monitorare nel tempo il fenomeno in tutti i mari del mondo al fine di comprenderne meglio i meccanismi.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Journal reference: Science Advances, DOI: 10.1126\/sciadv.aax2950<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima la rigenerazione di polipo e colonia in Cladocora caespitosa da <a href=\"https:\/\/www.science.org\/doi\/10.1126\/sciadv.aax2950\">Living evidence of a fossil survival strategy raises hope for warming-affected corals | Science Advances&nbsp;<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">This is an open-access article distributed under the terms of the&nbsp;<a href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by\/4.0\/\">Creative Commons Attribution license<\/a>, which permits unrestricted use, distribution, and reproduction in any medium, provided the original work is properly cited.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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