{"id":34441,"date":"2019-09-13T00:05:40","date_gmt":"2019-09-13T00:05:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=34441"},"modified":"2026-10-08T20:24:09","modified_gmt":"2026-10-08T18:24:09","slug":"il-relitto-della-mary-rose-una-caracca-del-xv-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/34441","title":{"rendered":"Il relitto della Mary Rose: una caracca del XVI secolo ci racconta la vita sulle navi di Enrico VIII di Andrea Mucedola"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO ATLANTICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: caracca, Tudor, Enrico VIII, relitto<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi navighiamo nei mari turbolenti del XVI secolo quando il <strong><span style=\"color: #008000;\">M<\/span><span style=\"color: #008000;\">ary Rose,<\/span> <\/strong>una caracca di 600 tonnellate a quattro alberi, una delle prime navi da guerra inglesi con cannoni posizionati sul ponte di batteria, fu costruita in Inghilterra sotto il regno di Enrico VIII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Mary Rose<\/span><\/strong>, varata nel 1510 a Portsmouth, fu una delle prime navi da guerra progettata appositamente per servire nella English Navy. Per molto tempo si pens\u00f2 che il nome fosse quello della sorella del Re Enrico VIII d&#8217;Inghilterra, Mary, cui l&#8217;aggiunta della parola &#8220;rose&#8221; si riferisse all&#8217;emblema della dinastia Tudor (la rosa). In realt\u00e0, la caracca fu dedicata alla Vergine Maria, associata alla Rosa Mistica, un&#8217;usanza non rara a quel tempo di attribuire alle navi nomi riferiti alla tradizione religiosa. Nel 1536 fu riallestita e portata a circa 700 tonnellate, portando il numero di cannoni imbarcati da 78 a 91. Il riallestimento comport\u00f2 la costruzione d&#8217;un ulteriore ponte, per rendere la nave pi\u00f9 pesante (ma anche pi\u00f9 alta), in grado di sopportare meglio il rollio col mare grosso. In realt\u00e0, questa modifica non fu una cosa saggia. In una simulazione scientifica venne dimostrato che, in condizioni di accostata veloce (come durante uno scontro a fuoco con navi avversarie o con vento teso e mare agitato) la caracca tendeva a sbandare maggiormente sul fianco, probabilmente per l&#8217;eccesso di altezza dell&#8217;opera morta, portando sotto il livello dell&#8217;acqua il ponte inferiore, coi sabordi, ovvero le aperture a murata attraverso la quale sparavano i cannoni di bordo necessariamente aperte per il combattimento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-34486\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/on-this-day-mary-rose-xlarge.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"800\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La<strong><span style=\"color: #008000;\"> Mary Rose<\/span><\/strong> affond\u00f2 il 19 luglio del 1545 durante una battaglia navale contro la flotta francese di invasione nei pressi di Portsmouth, Inghilterra. Gli studiosi pensano che, sebbene il suo equipaggio fosse composto da 200 marinai, 185 soldati e 30 cannonieri, probabilmente nel momento dello scontro si trovavano a bordo molti pi\u00f9 soldati, forse 700. Durante lo scontro la nave si inclin\u00f2 su un fianco ed affond\u00f2 in meno di 15 metri d\u2019acqua, sotto gli occhi del re Enrico VIII che osservava la battaglia dall&#8217;alto del Southsea Castle. La Mary Rose affond\u00f2 portando con se quasi tutto l\u2019equipaggio (si salvarono solo una trentina di loro). Nelle cronache del tempo, i Francesi affermarono di averla affondata con un colpo di cannone, ma gli Inglesi riferirono che durante la battaglia la nave, sovraccarica, sband\u00f2 su un lato facendo penetrare al suo interno acqua attraverso i portelli aperti dei cannoni. Una teoria che fu confermata durante le ricerche archeologiche sul relitto quando furono trovati tutti i portelloni aperti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quello che sembra certo \u00e8 che il motivo per cui gran parte dell\u2019equipaggio per\u00ec fu a causa delle numerose reti anti arrembaggio disposte sul ponte di coperta.<\/span><\/strong><br \/>\nNel XVI secolo, i combattimenti a distanza tra le navi erano piuttosto limitati. L\u2019uso delle armi pesanti era quindi preparatorio all\u2019arrembaggio, spesso per immobilizzare e ridurre la resistenza dell&#8217;avversario. Le reti sul ponte di coperta erano usate proprio per impedire al nemico di salire a bordo. In quell\u2019occasione furono invece la trappola mortale per i membri dell\u2019equipaggio che restarono intrappolati a bordo mentre la nave, inclinandosi velocemente sul suo fianco, affondava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34446 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/maryrosepainting.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"516\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/maryrosepainting.jpg 778w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/maryrosepainting-300x205.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/maryrosepainting-768x524.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/>\u00a0tentativi di recupero di recuperare la <strong><span style=\"color: #008000;\">Mary Rose<\/span><\/strong> iniziarono immediatamente dopo l\u2019affondamento quando due navi cercarono di sollevare lo scafo passando dei cavi sui suoi alberi. Il tentativo fu vano e quindi la caracca fu abbandonata a se stessa.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Questo \u00e8 un dipinto di Mary Rose dopo la sua ricostruzione del 1536. In quel momento trasportava circa 30 cannoni pesanti. Sul ponte principale e sul ponte di batteria di poppa c&#8217;erano circa 50 pezzi pi\u00f9 leggeri, per un totale di 91 cannoni: 15 di bronzo, il resto in ferro. &#8211; da wikimedia commons<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quando la storia della subacquea si incrocia con quella navale<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 1836 l&#8217;interesse per il recupero del relitto del <strong><span style=\"color: #008000;\">Mary Rose<\/span> <\/strong>si risvegli\u00f2. I fratelli inglesi <strong><span style=\"color: #008000;\">Charles e John Deane<\/span><\/strong>\u00a0(1800\u20131884), l&#8217;ultimo noto come <strong><em><span style=\"color: #008000;\">The Infernal Diver<\/span><\/em><\/strong>, inventori del primo scafandro da palombaro, eseguirono le prime immersioni sul relitto della Mary Rose.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34463\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/deane-helmet.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"1332\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/deane-helmet.jpg 648w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/deane-helmet-251x300.jpg 251w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 14pt;\">Una curiosit\u00e0<\/span><br \/>\nLo scafandro di Deane nacque per essere usato in ambienti invasi dal fumo e solo in seguito fu trasformato in un sistema per respirare sott&#8217;acqua. Come ebbe l&#8217;idea? John Deane si trovava in prossimit\u00e0 di una stalla che aveva preso fuoco. Il fumo era tale che non si poteva entrare nella stalla e salvare i cavalli. John si precipit\u00f2 nella fattoria per trovare dei secchi\u00a0 e trov\u00f2 un&#8217;armatura. Improvvisamente ispirato, afferr\u00f2 l&#8217;elmo e si precipit\u00f2 verso il fuoco,\u00a0 e inser\u00ec la manichetta di una pompa, tra l&#8217;altro non in grado di pompare acqua, nell&#8217;elmo. In quel modo riusc\u00ec a respirare aria fresca, libera dai\u00a0 fumi,\u00a0 entrare nel fienile e salvare tutti i cavalli. All&#8217;epoca John aveva solo diciotto anni. I due fratelli ottennero un brevetto per uno scafandro per poter entrare in locali invasi da fumo. L&#8217;apparato brevettato consisteva in un elmo di rame leggero, dotato di finestre di vetro per poter osservare l&#8217;esterno, con una corazza corta rivettata su una giacca di pelle. Due tubi erano fissati all&#8217;elmetto sul retro: uno che portava l&#8217;aria che veniva pompata da un soffietto e l&#8217;altro che, scorrendo lungo il corpo fino alle caviglie, toglieva l&#8217;aria espirata. Quando i fratelli Deane portarono la loro invenzione alle compagnie di assicurazione antincendio nessuno si mostr\u00f2 interessato. John ebbe un&#8217;idea: se il casco poteva essere usato in stanze piene di fumo, perch\u00e9 non usarlo sott&#8217;acqua. All&#8217;epoca la maggior parte del lavoro di salvataggio era fatto con campane subacquee ed erano estremamente ingombranti. Quello che accadde dopo lo potete immaginare ma lo racconteremo un&#8217;altra volta.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il relitto era stato ritrovato da un peschereccio che lo aveva incocciato nelle sue reti ed i fratelli Deane, reduci dei successi dei recuperi effettuati sul relitto del <strong><span style=\"color: #008000;\">Royal George<\/span><\/strong>, nel 1836 e nel 1840 recuperarono i primi manufatti tra cui cannoni in ottime condizioni.\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">John Deane<\/span><\/strong> scese per dare un&#8217;occhiata e trov\u00f2 in pochi metri d&#8217;acqua il relitto ed un grosso cannone di bronzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34464 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/deane20four20big.jpg\" alt=\"\" width=\"638\" height=\"459\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/deane20four20big.jpg 420w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/deane20four20big-300x216.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 638px) 100vw, 638px\" \/>Quando fu sollevato, conteneva un&#8217;iscrizione che mostrava che si trattava di un cannone di bronzo fuso nel 1542 da una fonderia italiana (<strong><span style=\"color: #008000;\">Arcanus de Arcanis di Cesena<\/span><\/strong>) per il re Enrico VIII. Nonostante questi indubbi successi, l&#8217;Ammiragliato non si mostr\u00f2 particolarmente interessato a continuare il recupero e le operazioni furono sospese. Fu cos\u00ec che nel tempo la posizione del Mary Rose and\u00f2 di nuovo persa.\u00a0Riscoperto nel XX secolo da un Dipartimento della Royal Navy che stava\u00a0 studiando una carta nautica del 1841, venne identificato il punto in cui i Deane avevano scoperto il relitto. Erano gli anni &#8217;60 in cui il progresso tecnologico offriva nuovi strumenti di ricerca, un tempo impensabili.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-34457\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/SiteMaryRose_5.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"818\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/SiteMaryRose_5.jpg 1000w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/SiteMaryRose_5-300x245.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/SiteMaryRose_5-768x628.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni &#8217;60 l&#8217;area fu quindi sottoposta a numerose ricerche utilizzando\u00a0 un <strong><span style=\"color: #008000;\">sonar a scansione laterale (side scan sonar)<\/span><\/strong> che rivel\u00f2 nella zona esplorata molte anomalie acustiche che potevano far presagire la presenza di un relitto. Nel 1969 e nel 1970 gli archeologi subacquei utilizzarono dei getti d&#8217;acqua per effettuare degli scavi campione nel fondale ma le condizioni di scarsissima visibilit\u00e0 resero complesse le ricerche. Fu a\u00a0 seguito di una forte marea sigiziale, il 1 maggio 1971, che la <strong><span style=\"color: #008000;\">Mary Rose<\/span><\/strong> fu finalmente riscoperta, possiamo dire per caso, da un sommozzatore che scopr\u00ec le costolature della nave a circa 120 metri di distanza dallo scavo. Il relitto si trovava in un&#8217;area di circa 40 per 30 metri, con i resti lignei ancora sepolti sotto un misto di argilla, fango e limo ad una profondit\u00e0 di circa quattro metri. Lo scafo del relitto appariva sbandato sul lato di dritta, ed inclinato 60 gradi sulla verticale. Tutta la parte aerea appariva distrutta ma, sotto il sedimento, le strutture sembravano ancora in eccellente stato di conservazione. Iniziarono cos\u00ec le operazioni di recupero: inizialmente dagli artefatti nei suoi interni, e poi dalla struttura stessa, operazioni che rivelarono l&#8217;eccezionale stato di conservazione della nave. Si progett\u00f2 quindi il suo sollevamento, trasferimento, conservazione ed esposizione museale a Portsmouth, proprio la citt\u00e0 dove la caracca era stata costruita nel XVI secolo. Nel 1979 la nave di salvataggio <strong><span style=\"color: #008000;\">Sleipner<\/span><\/strong>, la stessa nave che era stata usata per recuperare la nave da guerra svedese <a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/11040\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Vasa<\/span><\/strong><\/a>, fu ormeggiata sopra il sito del relitto per effettuare l&#8217;operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-34447\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture4.jpg\" alt=\"\" width=\"1454\" height=\"1029\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture4.jpg 1454w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture4-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture4-768x544.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture4-1024x725.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture4-1200x849.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1454px) 100vw, 1454px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;enorme griglia di tubi d&#8217;acciaio fu posata sull&#8217;intero sito, suddividendolo in ampie aree di scavo di tre piedi. In realt\u00e0 questa griglia non fu utilizzata per la sua mappatura, ma per l&#8217;orientamento, consentendo cos\u00ec ai subacquei di raggiungere il luogo assegnato nel modo pi\u00f9 rapido e sicuro possibile, considerando la torbidit\u00e0 delle acque, spesso con visibilit\u00e0 minore di un metro. Furono utilizzate delle telecamere subacquee in quanto pi\u00f9 efficienti dell&#8217;occhio umano in condizioni di scarsa visibilit\u00e0. Inoltre, quattro transponder, strumenti in grado di inviare e ricevere segnali acustici sott&#8217;acqua, furono posizionati ad intervalli regolari lungo un lato del sito. Nel giugno del 1982, lo scafo era stato vuotato delle sue parti interne e liberato dal fondo del mare. Bulloni d&#8217;acciaio furono fatti passare attraverso lo scafo in 170 punti selezionati. A questi bulloni furano collegati cavi di ferro a loro volta fissati ad un grande telaio di sollevamento rettangolare posto sul sito.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34454 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/raising.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"515\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/raising.jpg 722w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/raising-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, nell\u2019ottobre del 1982, lo scafo fu leggermente sollevato dal fondo del mare e riposto in una culla sagomata rivestita con cuscini a sacca d&#8217;acqua. Quindi il tutto fu sollevato in superficie tramite una grande gru posta su un pontone galleggiante e deposto in una grande chiatta che fu rimorchiata a Portsmouth. L\u2019operazione coinvolse direttamente oltre 500 persone nel lavoro di scavo tra cui anche il Principe Charles, che si immerse pi\u00f9 volte per lavorare in prima persona sul relitto. Alla fine furono recuperati pi\u00f9 di 17.000 oggetti. Una volta nel bacino di carenaggio di Portsmouth, fu risciacquato in acqua dolce per eliminare il sale e quindi trattato con glicole polietilenico (PEG).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <span style=\"color: #008000;\"><strong>Mary Rose<\/strong><\/span> \u00e8 per lo pi\u00f9 ridotta ad una perfetta sezione verticale longitudinale, dovuta all&#8217;azione della <strong><span style=\"color: #008000;\">teredine (Teredo navalis)<\/span> <\/strong>che ha distrutto il fianco di babordo (sinistro) che non era adagiato sul fondale. Ciononostante l&#8217;eccezionalit\u00e0 del ritrovamento consiste nella conservazione di ben quattro ponti della Mary Rose: ponte di stiva, il ponte delle batterie delle armi, il ponte di coperta, posto tra il castello di poppa e il castello di prua e, non ultimo, una piccola porzione del ponte pi\u00f9 basso del castello di poppa. Tutti gli artefatti ritrovati al suo\u00a0 interno durante il recupero iniziale erano in eccellenti condizioni e mostravano uno spaccato straordinario dell&#8217;epoca Tudor.\u00a0Vasellame,\u00a0 stoviglierie, oggetti di valore ma anche di vita quotidiana. Pi\u00f9 di 600 uomini morirono su quella nave e furono recuperati al suo interno diversi resti umani (alcuni furono ricostruiti con le tecniche della polizia scientifica). Fra di essi anche lo scheletro di un cane, forse la mascotte della nave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il ponte di stiva<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel ponte di stiva fu ritrovato un focolare con una grande griglia di ferro, quattro grandi calderoni, legna per cucinare, piatti, ciotole e boccali di legno. Chiaramente questa era l&#8217;area di cambusa dove l&#8217;equipaggio consumava i suoi pasti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34470 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein.jpg\" alt=\"\" width=\"388\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein-768x766.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein-1024x1021.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/1200px-George_Carew-painting_by_Holbein-65x65.jpg 65w\" sizes=\"auto, (max-width: 388px) 100vw, 388px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">George Carew, vice ammiraglio della Marina Reale inglese<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ufficiali utilizzavano stoviglie e boccali in peltro, molti dei quali riportavano le iniziali <strong><span style=\"color: #008000;\">G.C.<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">George Carew<\/span><\/strong>, il vice ammiraglio della Marina Reale. A prua del ponte di batteria c&#8217;era un gavone per i cannoni, inclusi carrelli, ruote e assi. Dopo l\u2019albero di maestra c&#8217;erano gli armadietti di per l&#8217;equipaggio. Sul ponte furono ritrovate anche quattro cabine. Due cabine erano destinate al chirurgo barbiere ed al dispensario, mentre\u00a0 le altre appartenevano al chirurgo principale e al suo assistente. A poppa di quel ponte c&#8217;erano due cabine per gli ufficiali di basso rango, uno dei quali era probabilmente il falegname della nave. Altre cabine erano situate sotto il castello di prua.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34459 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Syringe-pewter-80a1741-The-Mary-Rose-Trust-\u00ae-10-1024x797.jpg\" alt=\"\" width=\"344\" height=\"267\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Syringe-pewter-80a1741-The-Mary-Rose-Trust-\u00ae-10-1024x797.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Syringe-pewter-80a1741-The-Mary-Rose-Trust-\u00ae-10-1024x797-300x233.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Syringe-pewter-80a1741-The-Mary-Rose-Trust-\u00ae-10-1024x797-768x598.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 344px) 100vw, 344px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">una siringa dell&#8217;epoca, non il massimo dell&#8217;igiene<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sala operatoria fu ritrovata una grande cassa, cinque flaconi in terracotta, rotoli di medicazione chirurgica, piatti ed un scaldavivande in peltro, una grande ciotola ed una pietra per affilare gli otto rasoi, nove scatole di legno contenenti unguenti e grani di pepe (usati per espellere i gas e curare la tonsillite), e siringhe in ottone e peltro. Un&#8217;interessante testimonianza dell&#8217;importanza che veniva data a bordo delle navi di epoca Tudor alle cure sanitarie dell&#8217;equipaggio, che veniva coinvolto negli scontri sanguinosi in mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le armi di bordo<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI cannoni di bordo erano in ferro ed una minima parte in bronzo. Questi ultimi erano fusi, mentre quelli di ferro erano fabbricati saldando insieme delle parti in ferro, poco affidabili perch\u00e9, non essendo realizzati in unica fusione come quelli in bronzo, era possibile che la palla di cannone otturasse la canna facendola scoppiare. I cannoni realizzati in ferro battuto erano realizzati con cerchi e barre, proprio come una botte di legno. Le barre erano saldate insieme ed i cerchi tenevano insieme le doghe &#8230; ma non erano completamente affidabili in quanto le saldature erano deboli. Il foro della miccia non era sufficientemente stretto per cui poteva accadere che la polvere innescata sfogasse attraverso il foro, causando un\u2019esplosione. I cannoni di bronzo erano invece pi\u00f9 precisi e sicuri di quelli in ferro ma presentavano un grosso svantaggio: erano molto lunghi e dovevano essere riportati in posizione dopo aver sparato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34449 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture6.jpg\" alt=\"\" width=\"1289\" height=\"864\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture6.jpg 1289w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture6-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture6-768x515.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture6-1024x686.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture6-1200x804.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1289px) 100vw, 1289px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un cannone in bronzo fuso (davanti) e un pezzo di babordo in ferro battuto (dietro), riproduzioni moderne di due cannoni che erano a bordo della Mary Rose, in mostra a Fort Nelson vicino a Portsmouth<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul ponte principale della <strong><span style=\"color: #008000;\">Mary Rose<\/span><\/strong> c&#8217;era ancora un cannone. Il resto era stato probabilmente rimosso. C&#8217;era anche un cannone sul castello di poppa. Al di sotto, c&#8217;erano due postazioni di cannoni, ma ne fu trovato uno solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34451 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture8.jpg\" alt=\"\" width=\"841\" height=\"527\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture8.jpg 814w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture8-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture8-768x481.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Picture8-320x202.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px\" \/>Esistevano anche piccoli cannoncini che venivano agganciati al parapetto della nave, per impedire il rinculo, e sparare sul ponte del nemico. Venivano precaricati con oggetti in metallo (chiodi, residui di lavorazioni, pallettoni) o anche pietre e usati come dei fucili per colpire gli avversari. Questi piccoli cannoncini erano curiosamente chiamati &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">murderer<\/span><\/strong>&#8220;, assassino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Strumenti nautici e di vita quotidiana<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl Mary Rose si rivel\u00f2 essere un eccezionale contenitore di strumenti nautici dell&#8217;epoca Tudor, perfettamente conservati tra i fanghi del fondale. Tra gli strumenti di navigazione scoperti a bordo, due coppie di compassi, un goniometro in ardesia ed una splendida meridiana tascabile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34458 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Sundial-face-81a0730-The-Mary-Rose-Trust-_-1024x828.jpg\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Sundial-face-81a0730-The-Mary-Rose-Trust-_-1024x828.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Sundial-face-81a0730-The-Mary-Rose-Trust-_-1024x828-300x243.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Sundial-face-81a0730-The-Mary-Rose-Trust-_-1024x828-768x621.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante lo scavo furono ritrovate anche molte armi individuali: spade, coltelli ma anche i famosi archi inglesi. La Mary Rose trasportava degli arcieri che probabilmente scagliavano le loro micidiali frecce dall&#8217;alto verso le navi nemiche.\u00a0La lunghezza media degli archi recuperati dal relitto della Mary Rose \u00e8 di 75 cm. Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi della loro presenza a bordo. Anche in seguito, nel 1588, la milizia fu richiamata in attesa di un&#8217;invasione da parte dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Armada spagnola <\/span><\/strong>e includeva molti arcieri nelle sue fila: la milizia del Kent, ad esempio, aveva 1.662 arcieri su 12.654 uomini. Curiosamente, il primo libro sul tiro con l&#8217;arco long bow fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">Toxophilus<\/span> <span style=\"color: #008000;\">di Roger Ascham<\/span><\/strong>, pubblicato per la prima volta a Londra nel 1545 e dedicato al re Enrico VIII. Altri manufatti ritrovati erano oggetti di vita comune: scarpe, stivali, scarafaggi, lenze da pesca, copertine di libri, tavola da backgammon, dadi da osso, pezzi di domino, fischietti di legno, pipe e strumenti musicali. Fotografie di una tragedia di cinque secoli orsono nelle fredde acque della Manica.\u00a0<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><span style=\"color: #000000;\">In sintesi, un tesoro storico\u00a0 e culturale di eccezionale valore che ha aperto una finestra sulla marineria britannica del XVI secolo.<\/span><\/p>\n<p>Andrea Mucedola<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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