{"id":34187,"date":"2019-08-20T00:04:10","date_gmt":"2019-08-20T00:04:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=34187"},"modified":"2024-03-18T22:25:20","modified_gmt":"2024-03-18T21:25:20","slug":"la-lotta-per-i-fondali-marini-una-nuova-risorsa-per-lumanita-o-un-nuovo-pericolo-per-la-sua-sopravvivenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/34187","title":{"rendered":"La lotta per i fondali marini: una nuova risorsa per l&#8217;Umanit\u00e0 o un pericolo per la sua sopravvivenza?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: RISORSE SOTTOMARINE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Metalli pesanti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un&nbsp; <a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/2917\">precedente articolo<\/a> abbiamo parlato dei noduli di manganese e delle frontiere minerarie oceaniche che si stanno aprendo grazie allo sviluppo di sempre nuove tecnologie per poter operare a grande profondit\u00e0. L&#8217;oggetto del contendere sono i metalli rari&nbsp; che si stanno esaurendo nelle miniere sulla terra ferma ma sembrano essere largamente disponibili nei fondali profondi del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Primi fra tutti il molibdeno e il litio, essenziali per il funzionamento di molte apparecchiature elettroniche: dai telefonini ai componenti dei satelliti di comunicazione.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-34201\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/aree-minerarie-future-1.jpg\" alt=\"\" width=\"985\" height=\"569\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se le difficolt\u00e0 tecnologiche ad operare in remoto a grandi profondit\u00e0 marine si stanno superando, esistono ancora molti dubbi sull\u2019impatto ambientale che tali lavorazioni possono procurare agli ecosistemi. Una prospettiva lontana? Di fatto circa 1,3 milioni di chilometri quadrati del fondale marino sono gi\u00e0 stati assegnati alle nazioni richiedenti per l&#8217;esplorazione mineraria e lo sfruttamento vero e proprio inizier\u00e0 a breve ovvero quando saranno approvate le regole esecutive. Queste dovranno tenere conto dell&#8217;impatto ambientale sugli ecosistemi profondi e sulle variazioni chimico fisiche del volume d&#8217;acqua legate ai materiali che si solleveranno durante gli scavi. Per quanto riguarda il rischio biologico, le ricerche oceanografiche nelle acque profonde hanno identificato pi\u00f9 di 1.000 specie animali. Sebbene questo numero sembra poco significativo bisogna tener conto che i ricercatori hanno analizzato meno dello 0,01% del fondo oceanico.<\/p>\n<figure id=\"attachment_34206\" aria-describedby=\"caption-attachment-34206\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34206\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/ccz-animali.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"478\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/ccz-animali.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/ccz-animali-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/ccz-animali-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-34206\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Animali del fondo oceanico abissale nella zona di Clarion-Clipperton. In altoo da sinistra in alto cetriolo di mare (Psychropotes longicauda), un riccio di mare<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt;\">Ma chi \u00e8 responsabile della regolamentazione dello sfruttamento delle risorse dei fondali marini?<\/span><\/span><\/strong><\/span><br \/>\nTutte le norme, i regolamenti e le procedure inerenti lo sfruttamento delle risorse minerarie sottomarine si riferiscono giuridicamente alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare<\/span><\/strong> ed all&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Accordo di attuazione del 1994 relativo all&#8217;estrazione di minerali nei fondali marini profondi<\/span><\/strong>. Il loro insieme viene definito <strong><span style=\"color: #008000;\">Codice minerario<\/span><\/strong> e avr\u00e0, quando completato, lo scopo di regolare la prospezione, l&#8217;esplorazione e lo sfruttamento dei minerali marini nell&#8217;area internazionale dei fondali e sottosuolo marini oltre i limiti di giurisdizione nazionale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ad oggi, l&#8217;Autorit\u00e0 Internazionale dei fondali marini (ISA) ha emanato:<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; il Regolamento sulla prospezione e l&#8217;esplorazione dei noduli polimetallici nell&#8217;area (adottata il 13 luglio 2000) che \u00e8 stato successivamente aggiornato e adottato il 25 luglio 2013;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; il Regolamento sulla prospezione e l&#8217;esplorazione dei solfuri polimetallici nell&#8217;area (adottato il 7 maggio 2010);<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; il Regolamento sulla prospezione e l&#8217;esplorazione delle croste ricche di cobalto (adottato il 27 luglio 2012).<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente non si \u00e8 che all\u2019inizio di una nuova era dello sfruttamento di queste risorse. Le Nazioni ed i consorzi interessati ad operare nei fondali oceanici stanno richiedendo con una certa insistenza i diritti di esplorazione, nonch\u00e9 la definizione dei contratti di esplorazione. Una situazione delicata sottolineata anche&nbsp;il 25 luglio 2019 a Kingston dove i Capi di Stato e di governo, ministri, ex segretari generali, funzionari delle Nazioni Unite e osservatori hanno partecipato alla sessione commemorativa speciale dell&#8217;Assemblea dell&#8217;ISA. Oltre agli incontri formali sono stati tenuti pannelli di lavoro di alto livello sul rafforzamento delle iniziative per lo sviluppo delle capacit\u00e0 di sfruttamento minerario anche per gli Stati in via di sviluppo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_34284\" aria-describedby=\"caption-attachment-34284\" style=\"width: 262px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34284\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/guterres.jpg\" alt=\"\" width=\"262\" height=\"262\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/guterres.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/guterres-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/guterres-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/guterres-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 262px) 100vw, 262px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-34284\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> Ant\u00f3nio Manuel de Oliveira Guterres Segretario Generale delle Nazioni Unite<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel pomeriggio, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Segretario Generale delle Nazioni Unite<\/span><\/strong> <span style=\"color: #008000;\"><strong>Ant\u00f3nio Guterres <\/strong><\/span>present\u00f2 il <strong><span style=\"color: #008000;\">database DeepData<\/span><\/strong>, che funger\u00e0 da archivio principale per tutti i dati raccolti. Allo stato attuale, il database contiene parametri biologici, fisici e geochimici degli ecosistemi marini dal fondo del mare alla superficie dell&#8217;oceano, presentati dai 29 appaltatori dell&#8217;ISA. Ma i dati sono insufficienti e coprono solo circa l&#8217;uno per cento dell&#8217;area totale. Ancora troppo poco \u2026 ma \u00e8 gi\u00e0 un passo in avanti per comprendere l\u2019impatto che questo nuovo sfruttamento delle risorse potrebbe avere sugli ecosistemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Di fatto ISA ha un compito complesso; da un lato determinare e gestire aree internazionali di importanza strategica per le industrie e dall\u2019altro assicurare la conservazione di un patrimonio comune dell&#8217;Umanit\u00e0, gli ecosistemi profondi degli oceani.<\/span><\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_34194\" aria-describedby=\"caption-attachment-34194\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34194 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/CCZ-manganese-noduli-credit-ROV-KIEL-6000-GEOMAR-CC-BY-4.0.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"572\"><figcaption id=\"caption-attachment-34194\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fondale con basso impatto<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_34192\" aria-describedby=\"caption-attachment-34192\" style=\"width: 4533px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34192 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/SO061_OFOS011_disturbed-seafloor_cropped.jpg\" alt=\"\" width=\"4533\" height=\"3233\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/SO061_OFOS011_disturbed-seafloor_cropped.jpg 4533w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/SO061_OFOS011_disturbed-seafloor_cropped-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/SO061_OFOS011_disturbed-seafloor_cropped-768x548.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/SO061_OFOS011_disturbed-seafloor_cropped-1024x730.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/SO061_OFOS011_disturbed-seafloor_cropped-1200x856.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 4533px) 100vw, 4533px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-34192\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fondale che ha ricevuto un alto impatto meccanico<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Due fattori che non vanno bene insieme.<\/span> <\/strong>Tuttavia l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">ISA<\/span><\/strong> prevede di finalizzare il codice minerario entro il 2020, consentendo alle aziende minerarie di passare alla fase successiva, ovvero l&#8217;estrazione commerciale dei materiali presenti sul fondo marino.<\/p>\n<figure id=\"attachment_34190\" aria-describedby=\"caption-attachment-34190\" style=\"width: 956px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34190 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/raccolta-campioni.jpg\" alt=\"\" width=\"956\" height=\"689\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/raccolta-campioni.jpg 956w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/raccolta-campioni-300x216.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/raccolta-campioni-768x554.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 956px) 100vw, 956px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-34190\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">C<\/span><span style=\"color: #008000;\">ampionamento negli abissi. Il campionatore ha racolto una forma vivente crescente su un nodulo di manganese<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scienziati temono che l&#8217;ISA, sotto la pressione delle Nazioni pi\u00f9 industrializzate, possa dare maggiore enfasi al suo mandato di sviluppo e non abbastanza a quello ambientale. Timore che \u00e8 stato sottolineato in una lettera aperta redatta da 28 scienziati di tutto il mondo per richiedere una maggiore sinergia con altri organi intergovernativi, come la <strong><span style=\"color: #008000;\">Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversit\u00e0 biologica<\/span><\/strong>, in modo che la funzione di <strong><span style=\"color: #008000;\">conservazione e salvaguardia degli oceani<\/span><\/strong> sia giustamente considerata nei colloqui con le aziende richiedenti le licenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un impatto ecologico comprovato nei primi test&nbsp;<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl potenziale distruttivo delle lavorazioni sottomarine va oltre l\u2019impatto biologico. Le macchine estrattrici, ciascuna del peso di circa 300 tonnellate, potrebbero favorire nella loro opera di scavo anche il rilascio del carbonio intrappolato nei sedimenti marini profondi, aggravando le emissioni gassose in atmosfera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-34199\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Historical_Overview_Gebiet.jpg\" alt=\"\" width=\"918\" height=\"676\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Historical_Overview_Gebiet.jpg 918w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Historical_Overview_Gebiet-300x221.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Historical_Overview_Gebiet-768x566.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Historical_Overview_Gebiet-220x161.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 918px) 100vw, 918px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;oceano profondo \u00e8 cos\u00ec scarsamente conosciuto che i ricercatori non hanno idea quanto potrebbe essere la magnitudine del fenomeno. Sono in corso dei test di monitoraggio del sedimento in dispersione e sul suo potenziale di soffocamento delle forme di vita, utilizzando un prototipo di macchina \u201craccoglitrice di noduli\u201d da 3,5 tonnellate. Questo mostro strisciante sul fondo degli oceani sta effettuando i primi test di raccolta per valutare l&#8217;impatto ambientale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo esperimento \u00e8 l&#8217;ultimo delle attivit\u00e0 di verifica che ebbero inizio nel 1989 nell&#8217;Oceano Pacifico sud-orientale tropicale. Inizi\u00f2 allora un esperimento a lungo termine, su larga scala, di disturbo e di ricolonizzazione, denominato <strong><span style=\"color: #008000;\">DISCOL (DIS-turbance and re-COL-onization)<\/span><\/strong> inteso a valutare l&#8217;impatto dell&#8217;estrazione commerciale sulle comunit\u00e0 bentoniche. L\u2019esperimento fu effettuato in un&#8217;area circolare di 10,8 km2, L&#8217;area, denominata <strong><span style=\"color: #008000;\">DEA (DISCOL Experimental Area)<\/span><\/strong>, era a circa 650 km a sud-est delle Isole Galapagos, ad una profondit\u00e0 compresa tra 4140 e 4160 metri con presenza di noduli di manganese.<\/p>\n<figure id=\"attachment_34198\" aria-describedby=\"caption-attachment-34198\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34198\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Historical_Overview_disturber_System.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"579\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Historical_Overview_disturber_System.jpg 665w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Historical_Overview_disturber_System-300x204.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-34198\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">disturber<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1989 vi fu istituito un intenso programma di campionamento profondo per ottenere informazioni sulle comunit\u00e0 batteriche e faunali, utilizzando uno strumento per grattare il fondale chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">disturber<\/span><\/strong>, il disturbatore. Sebbene si trattasse di una azione di frizione superficiale si cre\u00f2 un pennacchio di sedimenti che ricadde sul fondale soffocando le creature sul fondo del mare. Dopo numerosi esperimenti, nel 1997 il progetto per motivi tecnici e di costo non fu pi\u00f9 finanziato.<\/p>\n<figure id=\"attachment_34204\" aria-describedby=\"caption-attachment-34204\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34204\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Initial-Impact-study_cropped-1.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"881\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Initial-Impact-study_cropped-1.jpg 2946w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Initial-Impact-study_cropped-1-300x294.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Initial-Impact-study_cropped-1-768x752.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Initial-Impact-study_cropped-1-1024x1003.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Initial-Impact-study_cropped-1-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Initial-Impact-study_cropped-1-65x65.jpg 65w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Initial-Impact-study_cropped-1-1200x1175.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-34204\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">area DISCOL<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi cinque anni, a causa della necessit\u00e0 di valutare pi\u00f9 compiutamente il possibile impatto delle attivit\u00e0 di estrazione in acque profonde da parte dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">ISA<\/span><\/strong>, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Ministero tedesco della scienza e della tecnologia<\/span><\/strong> ha deciso di finanziare ulteriori studi sull&#8217;area sperimentale <strong><span style=\"color: #008000;\">DISCOL (DEA)<\/span><\/strong>. Questi studi sono condotti nell&#8217;ambito del quadro europeo degli oceani <strong><span style=\"color: #008000;\">JPI<\/span><\/strong> nell&#8217;ambito dell&#8217;azione pilota &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Aspetti ecologici delle miniere di acque profonde<\/span><\/strong>&#8220;. Nel corso di questo progetto, i dati raccolti dalle precedenti crociere DISCOL, digitalizzati e caricati in database scientifici, sono stati resi&nbsp; disponibili sia alla comunit\u00e0 scientifica che al pubblico per supportare le future sperimentazioni scientifiche.<\/p>\n<figure id=\"attachment_34195\" aria-describedby=\"caption-attachment-34195\" style=\"width: 1200px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34195 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Disturbance_Tracks_1989-1996.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"820\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Disturbance_Tracks_1989-1996.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Disturbance_Tracks_1989-1996-300x205.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Disturbance_Tracks_1989-1996-768x525.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/DISCOL_Disturbance_Tracks_1989-1996-1024x700.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-34195\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;aspetto ed i contorni delle tracce di disturbo sono monitorati durante ogni crociera nell&#8217;area DISCOL e in seguito ispezionati&nbsp; per valutare il recupero dell&#8217;ecosistema all&#8217;interno della DEA. \u00c8 stato osservato che dopo qualche anno i contorni superficiali delle tracce si erano smussati e gli spigoli vivi appiattiti, ma nel complesso esse erano ancora chiaramente visibili, anche 26 anni dopo. La figura mostra esempi di alcune tracce fotografate durante ogni campagna nell&#8217;area DISCOL &#8211; SO061 (A), SO064 (B), SO077 (C) e SO106 (D) &#8211; e mostra un tasso di recupero molto lento del fondo marino nei primi sette anni dopo l&#8217;impatto iniziale avvenuto nel 1989. Per ulteriori informazioni e gli ultimi risultati delle campagne pi\u00f9 recenti (JPI Oceans &#8220;Ecological Aspects of Deep-Sea Mining&#8221;) nell&#8217;area DISCOL, consultate le pubblicazioni elencate sul&nbsp; sito Web o i rispettivi rapporti di crociera (SO242 \/ 1 e SO242 \/ 2).<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 14 gennaio 2013, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">International Seabed Authority (ISA)<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Global Sea Mineral Resources (GSR)<\/span> <\/strong>hanno firmato un contratto di 15 anni per l&#8217;esplorazione dei noduli polimetallici su 76.728 chilometri quadrati del fondale marino nella parte orientale della zona di frattura <strong><span style=\"color: #008000;\">Clarion-Clipperton (CCFZ)<\/span><\/strong> dell&#8217;Oceano Pacifico centro-orientale (l&#8217;area del contratto esclusivo per la GSR si trova ad una profondit\u00e0 media di circa 4.500 metri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il successo della sperimentazione del <strong><span style=\"color: #008000;\">Track Soil Testing Device (TSTD)<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">GSR<\/span> <\/strong>ha sviluppato il &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Patania II<\/span><\/strong>&#8220;, un prototipo di uno scavatore minerario su fondali profondi.&nbsp;Il robot doveva essere testato per la prima volta in situ ad aprile 2019 ma la prova stata annullata a causa di problemi tecnici.&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_34200\" aria-describedby=\"caption-attachment-34200\" style=\"width: 776px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-34200 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/patania-II.jpg\" alt=\"\" width=\"776\" height=\"690\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/patania-II.jpg 776w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/patania-II-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/patania-II-768x683.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 776px) 100vw, 776px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-34200\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Patania II<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Oltre agli aspetti tecnologici, ci sono aspetti giuridici<br \/>\n<\/span><\/strong> Quando nei documenti si parla di evitare un serio impatto ambientale non \u00e8 chiaro cosa si intenda per quantificazione di &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">danno grave<\/span><\/strong>&#8220;. La definizione di &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">danno grave<\/span><\/strong>&#8220;, per la Convenzione sul diritto del mare, non \u00e8 stato ancora del tutto definito legalmente per ovvie remore delle Nazioni pi\u00f9 industrializzate. Un cavillo da chiarire alla luce delle implicazioni biologiche, ecologiche e climatologiche derivanti da futuri scavi sottomarini. La proposta del <strong><span style=\"color: #008000;\">GSR<\/span><\/strong> \u00e8 di seguire il suggerimento di raccomandazione presentato da Levin et al (2016) ovvero di utilizzare nel campo minerario subacqueo la &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">definizione FAO<\/span><\/strong>&#8221; relativa alla pesca in acque profonde. Ne deriverebbe che l\u2019analisi degli &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">impatti negativi significativi<\/span><\/strong>&#8221; dovrebbe riferirsi a quelli che compromettono l\u2019integrit\u00e0 dell&#8217;ecosistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Essi per\u00f2 dipendono da molteplici fattori:<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211;&nbsp; &nbsp; &nbsp;l\u2019intensit\u00e0 e gravit\u00e0 dell&#8217;impatto; <\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; l\u2019estensione spaziale dell&#8217;impatto rispetto alla disponibilit\u00e0 dell&#8217;habitat; <\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211;&nbsp; &nbsp; sensibilit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0 dell&#8217;ecosistema all&#8217;impatto; <\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211;&nbsp; &nbsp;capacit\u00e0 di recupero dell&#8217;ecosistema; <\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211;&nbsp; &nbsp;entit\u00e0 dell&#8217;alterazione dell&#8217;ecosistema;<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; tempi e durata dell&#8217;impatto rispetto alle specie e alle esigenze dell&#8217;habitat (FAO, 2009, paragrafo 17).<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti fattori, per essere sviscerati, necessitano molte sperimentazioni in situ e quindi molto tempo. Di fatto la GRS torner\u00e0 al pi\u00f9 presto sul sito utilizzando il Patania II. Per otto giorni, risucchier\u00e0 i noduli da un&#8217;area di 300 metri per 300 metri. Nello stesso tempo, gli scienziati della nave da ricerca tedesca <strong><span style=\"color: #008000;\">RV Sonne<\/span><\/strong> impiegheranno telecamere e sensori di acque profonde per monitorare gli effetti di questo dragaggio sulla parte sedimentaria del fondo marino che circonda questi noduli.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ci si domanda se il grido di allarme degli scienziati lanciato a Kingston verr\u00e0 veramente ascoltato o le Nazioni propenderanno ancora una volta per il profitto.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.0pt;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: RISORSE SOTTOMARINE PERIODO: XXI SECOLO AREA: OCEANO PACIFICO parole chiave: Metalli pesanti &nbsp; In un&nbsp; precedente articolo abbiamo parlato dei noduli di manganese e delle frontiere minerarie oceaniche che si stanno aprendo grazie allo sviluppo di sempre nuove tecnologie per poter operare a grande profondit\u00e0. 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