{"id":33459,"date":"2019-08-04T00:27:28","date_gmt":"2019-08-04T00:27:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=33459"},"modified":"2025-09-06T21:29:14","modified_gmt":"2025-09-06T19:29:14","slug":"il-problema-petrolifero-italiano-parte-i-di-gianluca-bertozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/33459","title":{"rendered":"Il problema petrolifero italiano parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: petrolio, Italia<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Petrolio, oro nero, fonte energetica fondamentale per la sopravvivenza dei Paesi industrializzati. Quale fu la politica energetica italiana dopo la I guerra mondiale? Questa politica e le necessit\u00e0 che ne derivarono influenzarono le azioni del Regno d&#8217;Italia e del nascente fascismo? Quale fu il ruolo dell&#8217;AGIP? A queste domande Gianluca Bertozzi risponde con un suo interessante saggio suddiviso in tre parti distinte, come sempre per capire il passato e prevedere il futuro.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33704\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Campo_vallezza.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"570\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Campo_vallezza.jpg 465w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Campo_vallezza-300x201.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nel 1905 venne fondata da Luigi Scotti, a Fornovo Taro, sull&#8217;Appennino Parmense, la SPI Societ\u00e0 Petrolifera Italiana, che inizi\u00f2 la sua attivit\u00e0 con la miniera di Vallezza<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Raffinerie e rifornimenti\u00a0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nAlla fine della prima guerra mondiale le capacit\u00e0 di raffinazione del greggio dell\u2019Italia si limitavano a tre piccole raffinerie: della <strong><span style=\"color: #008000;\">Spdi (societ\u00e0 petroli d&#8217;Italia)<\/span><\/strong> a Fiorenzuola d&#8217;Arda, della <span style=\"color: #008000;\"><strong>Spi (Societ\u00e0 Petrolifera Italiana della americana Standard Oil <\/strong>oggi ESSO<\/span>) a Fornovo Taro, e delle Terme di Salsomaggiore, poi chiusa. A queste si aggiunsero nel 1918 due raffinerie ex austro-ungariche, quella di Trieste e quella di Fiume, ciascuna con una capacit\u00e0 annua di circa 30 mila t\/anno. La raffineria di Fiume era sorta nel 1882, quella di Trieste nel 1891. Entrambe avevano lavorato greggio russo, poi quello galiziano. Col loro passaggio all&#8217;Italia e la chiusura delle loro fonti di approvvigionamento (a causa del trasferimento alla Polonia dei pozzi austriaci della Galizia) e con la nazionalizzazione dei giacimenti russi ad opera del governo sovietico, si posero dei grossi problemi di rifornimento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-33701 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/impia.jpg\" alt=\"\" width=\"648\" height=\"928\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/impia.jpg 350w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/impia-210x300.jpg 210w\" sizes=\"(max-width: 648px) 100vw, 648px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La raffineria di Fiume, di propriet\u00e0 della compagnia petrolifera <strong><span style=\"color: #008000;\">Neederlandsche Petroleum Maatschappij Photogen<\/span><\/strong> di Amsterdam, operava la distillazione frazionata del greggio, la distillazione del residuo fino al coke, una fabbrica di paraffina, un impianto per la raffinazione dei lubrificanti, altri impianti minori e serbatoi. Interruppe le lavorazioni, e le vicissitudini politiche di Fiume la tennero praticamente inattiva fino all&#8217;annessione della citt\u00e0 all&#8217;Italia (1924). I proprietari olandesi (Photogen) chiesero l&#8217;intervento dello Stato italiano e nell&#8217;aprile 1922 il Ministero delle finanze si accord\u00f2 con la Photogen per costituire la <strong><span style=\"color: #008000;\">Raffineria Oli Minerali S.A. (ROMSA)<\/span><\/strong>, senza una precisa volont\u00e0 di metter piede nell&#8217;industria petrolifera, ma piuttosto per aiutare la citt\u00e0 di Fiume, allora in piena crisi economica, il primo intervento pubblico diretto in tale industria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Governo avrebbe potuto rilevare anche la <strong><span style=\"color: #008000;\">Raffineria Triestina Oli Minerali<\/span><\/strong>, di propriet\u00e0 della <strong><span style=\"color: #008000;\">SIAP<\/span> <span style=\"color: #008000;\">(Societ\u00e0 Italo Americana per il petrolio sempre della Standard Oil)<\/span><\/strong>, tra le pi\u00f9 importanti dell&#8217;ex Impero austro-ungarico, ma la raffineria fu costretta a fungere da deposito costiero fino a tutto il 1923, quando la SIAP ne prese il controllo e la rimise in funzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-33708 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/thHOPAU45J.jpg\" alt=\"\" width=\"636\" height=\"848\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/thHOPAU45J.jpg 255w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/thHOPAU45J-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 636px) 100vw, 636px\" \/>Nel campo della raffinazione, i decreti emanati dal Governo Mussolini per incrementare le capacit\u00e0 di raffinazione in Italia imponendo pesanti dazi all\u2019importazione di prodotti raffinati ed enormi facilitazioni agli industriali che si fossero impegnati nella costruzione di nuove raffinerie basate sul cracking, con partecipazione diretta dello Stato alle spese sostenute, scatenarono una valanga di domande che si concretizzarono in alcune importanti iniziative:<\/p>\n<p>&#8211; la <strong><span style=\"color: #008000;\">ROMSA<\/span><\/strong> mont\u00f2 il primo impianto di cracking in Italia nella raffineria di Fiume, che venne ampliata fino a 100 mila t\/anno;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; tra il 1927 e il 1929 vennero stipulati contratti con la <strong><span style=\"color: #008000;\">S.A. Benzina Italiana (Benit della Socony Vacuum americana oggi \u00e8 la MOBIL)<\/span><\/strong>, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Societ\u00e0 Industrie Italiane del Petrolio (lnpet della SHELL anglo olandese)<\/span><\/strong> e la <strong><span style=\"color: #008000;\">S.A. Distillazione Italiana Combustibili (DICSA)<\/span><\/strong>, in forza delle quali vennero costruite le raffinerie di Napoli, La Spezia e ampliata e convertita Porto Marghera, gi\u00e0 della DICSA, fondata nel febbraio 1926 dal gruppo Volpi per trattare scisti bituminosi e ligniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che le convenzioni firmate fossero una vera e propria truffa ai danni dello Stato \u00e8 dimostrato dal fatto che la <strong><span style=\"color: #008000;\">Benit<\/span><\/strong>, emanazione della <strong><span style=\"color: #008000;\">Societ\u00e0 Impianti Provviste Oli Minerali (Sipom)<\/span><\/strong> di Napoli, cedette nel 1928 la raffineria alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Petrofina<\/span><\/strong>, mantenendo gli impianti di supporto. Mentre la Inpet, creata dalla societ\u00e0 Nafta, succursale italiana della Royal Shell, sfrutt\u00f2 con ripetuti aumenti di capitale i contributi a fondo perduto dello Stato. Anche la <strong><span style=\"color: #008000;\">Dicsa<\/span><\/strong>, indirettamente di propriet\u00e0 del Ministro delle Finanze Volpi, trasse un largo profitto dalla cessione nel 1934 della raffineria di Porto Marghera all\u2019Agip, che inizi\u00f2 lavori di ampliamento e trasformazione per lavorare nel 1938 310 mila t. di greggio e residui, a fronte di 87 mila nel 1933.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La costruzione degli impianti di cracking serv\u00ec ad aumentare rapidamente la produzione interna di benzina, che sal\u00ec da 30 mila t. nel 1930 a 130 mila nel 1931, a 145 mila nel 1932 e a 155 mila nel 1933, quando le 5 grandi raffinerie ed i piccoli impianti della Spdi a Fiorenzuola d&#8217;Arda, della Spi a Fornovo Taro, e delle Terme di Salsomaggiore, lavoravano in complesso 500 mila t. di greggio e residui, ottenendone oltre 440 mila di prodotti finiti, il 23% del consumo nazionale il resto veniva importato ditrettamente dall&#8217;estero compresa la benzina avio. Lo scandalo, ormai a conoscenza di tutti, port\u00f2 il 16 agosto 1934 all\u2019emanazione di una nuova legge, che considerava gli impianti delle raffinerie come ubicati fuori della linea doganale, cosicch\u00e9 il dazio colpiva i prodotti finiti, e non pi\u00f9 il greggio, ponendo fine alle speculazioni di cui avevano beneficiato maggiormente la Shell e la Petrofina che avevano produzioni proprie. Allo scopo di ridurre la dipendenza dall&#8217;estero per i prodotti finiti e per permettere all&#8217;AGIP di produrre abbastanza da coprire il mercato interno e calmierare i prezzi era necessario costruire nuovi impianti capaci anche di produrre prodotti pregiati quali la benzina avio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due nuove raffinerie vennero costruite a Bari e Livorno dopo aver acquisito da Germania e Stati uniti i pi\u00f9 avanzati brevetti per l&#8217;idrogenazione di materie prime liquide e solide per sfruttare il successo ottenuto dall&#8217; AIPA con le sue ricerche in Albania nel bacino del Devoli, dove il petrolio, un greggio pesante a base asfaltica, veniva convogliato con un oleodotto di 74 km. ai serbatoi di Krionero (Valona), dove le navi cisterna potevano caricarlo. A seguito di studi effettuati negli Stati Uniti, fu deciso che il processo pi\u00f9 adatto alla sua lavorazione fu l&#8217;idrogenazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33709 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enel-Miniera-di-lignite-di-Santa-Barbara-Valdarno-ph-di-Enzo-Leprai-04.jpg\" alt=\"\" width=\"1007\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enel-Miniera-di-lignite-di-Santa-Barbara-Valdarno-ph-di-Enzo-Leprai-04.jpg 1007w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enel-Miniera-di-lignite-di-Santa-Barbara-Valdarno-ph-di-Enzo-Leprai-04-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enel-Miniera-di-lignite-di-Santa-Barbara-Valdarno-ph-di-Enzo-Leprai-04-768x586.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enel-Miniera-di-lignite-di-Santa-Barbara-Valdarno-ph-di-Enzo-Leprai-04-180x138.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 1007px) 100vw, 1007px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">impianto lignite di Valdarno<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1935 il Governo stanzi\u00f2 70 milioni perch\u00e9 l&#8217;Aipa costruisse una raffineria a Bari, ma la Montecatini era interessata allo sfruttamento dei <strong><span style=\"color: #008000;\">giacimenti di lignite del Valdarno<\/span><\/strong> e, data l&#8217;affinit\u00e0 di trattamento dei greggi asfaltici e della lignite, propose la costruzione di un&#8217;altra raffineria a Livorno in partecipazione con le aziende di Stato. Il Governo decise per la collaborazione e Il 17 febbraio 1936 venne costituita a Roma l&#8217;Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili (ANIC), con capitale iniziale di L. 500 mila, sottoscritto per met\u00e0 dalla Montecatini e per met\u00e0, pariteticamente, da Agip ed Aipa. Le raffinerie di Bari e Livorno furono costruite ed entrarono in funzione nel 1938.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33710\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Il-ministro-delle-comunicazioni-Benni-visita-con-un-folto-gruppo-di-autorit\u00e0-e-gerarchi-un-impianto-dello-stabilimento-dellANIC-di-Livorno.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"482\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Il-ministro-delle-comunicazioni-Benni-visita-con-un-folto-gruppo-di-autorit\u00e0-e-gerarchi-un-impianto-dello-stabilimento-dellANIC-di-Livorno.jpg 720w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Il-ministro-delle-comunicazioni-Benni-visita-con-un-folto-gruppo-di-autorit\u00e0-e-gerarchi-un-impianto-dello-stabilimento-dellANIC-di-Livorno-300x223.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il ministro delle comunicazioni Benni visita, con un folto gruppo di autorit\u00e0 e gerarchi, un impianto dello stabilimento dell&#8217;ANIC di Livorno<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella di Bari fu dotata d&#8217;impianti di distillazione primaria, di stabilizzazione, di cracking, di raffinazione chimica ed idrogenazione, e raggiunse nel 1940 una capacit\u00e0 annua di 300 mila tonnellate\/anno. La <strong><span style=\"color: #008000;\">raffineria di Livorno<\/span><\/strong> fu attrezzata anche per la produzione di oli lubrificanti: lavor\u00f2 piccoli quantitativi di oli albanesi, preferendo quelli messicani, austriaci, ungheresi e rumeni. Nel 1940 la sua capacit\u00e0 annua era di 360 mila tonnellate. La raffineria di Livorno fu la prima in Italia a produrre direttamente <strong><span style=\"color: #008000;\">gas liquefatti<\/span><\/strong>, mentre l&#8217;impianto di Marghera cedeva alla Liquigas i suoi gas di piroscissione perch\u00e9 ne estraesse le frazioni liquefacibili. Tutta la produzione dell&#8217;Anic, esclusi appunto i gas, veniva ceduta all&#8217;Agip per la distribuzione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019emissione della nuova legge che regolarizzava il mercato della raffinazione, sopravissero o vennero fondate alcune piccole industrie private quali la <strong><span style=\"color: #008000;\">S.A. Permanente Olio (Permolio)<\/span><\/strong> di Milano, con tre piccoli stabilimenti a Milano Roma e Genova,Quest ultimo collegato al deposito di Genova-Fegino, e da questo al porto, con tre diversi oleodotti, per il greggio, l&#8217;olio combustibile, le benzine di origine russa. La <strong><span style=\"color: #008000;\">Permolio<\/span><\/strong> firm\u00f2 anche un contratto con la raffineria di Fiorenzuola d\u2019Arda della SPDI, essendosi praticamente esauriti i giacimenti locali che la alimentavano, per raffinare petrolio russo, raggiungendo nel 1940 la capacit\u00e0 complessiva di 140 mila t\/anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-33703\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/1922_06_2.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"2912\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/1922_06_2.jpg 2048w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/1922_06_2-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/1922_06_2-768x1092.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/1922_06_2-720x1024.jpg 720w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/1922_06_2-1200x1706.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche lo stabilimento di Napoli della <strong><span style=\"color: #008000;\">Benit (Sipom-Petrofina)<\/span><\/strong> e quello di La Spezia della <strong><span style=\"color: #008000;\">Inpet (Nafta-Shell)<\/span><\/strong> non tardarono a trasformarsi in raffinerie a ciclo completo. Nel 1934 la <strong><span style=\"color: #008000;\">Socony Vacuum Oil Co. Inc.<\/span> <\/strong>(sorta dalla fusione della Standard N.J. e della Vacuum Oil Co.) assorb\u00ec la Sipom e la sua controllata Benit. La Socony costitu\u00ec nel 1935 la S.A. Raffineria di Napoli, il cui stabilimento fu avviato nel 1937 e nel 1940 la sua capacit\u00e0 annua aveva raggiunto le 220 mila t\/anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla <strong><span style=\"color: #008000;\">Inpet di La Spezia<\/span><\/strong> venne aggiunto un impianto di distillazione, che l&#8217;inser\u00ec tra le maggiori raffinerie italiane, con una capacit\u00e0 annua di 300 mila t\/anno. Infine, fu avviata a Trieste nel 1937 la raffineria a ciclo completo della Societ\u00e0 Tecnico-Industriale Aquila, sorta per iniziativa di un gruppo triestino che deteneva inizialmente il 45 % del capitale, e del Gruppo Zuccherifici di Padova (40%) e della Fiat (15%), che nel 1939 aumentarono la loro quota al 95%,. Lo stabilimento destinava met\u00e0 del prodotto all&#8217;esportazione, trattando greggi americani. Nel 1940 la sua capacit\u00e0 annua era di 300 mila tonnellate. La capacit\u00e0 totale di lavorazione delle raffinerie italiane, che era stata di 530 mila t\/anno nel 1933, pass\u00f2 cos\u00ec a 2,3 milioni nel 1940 arrivando a entro il 1943 a 2 milioni 810000 tonnellate annue. Una capacit\u00e0 in linea con i fabbisogni italiani stimati a 2,5 milioni di tonnellate annue in tempo di pace e a 3,1 milioni in tempo di guerra ( le cifre di 6\/8 milioni di tonnellate che a volte si leggono erano basate su errate valutazioni che presupponevano che tutti i motori a scoppio in Italia e colonie lavorassero tutti i giorni ininterrottamente cosa ovviamente non possibile). Le Ditte straniere provvedevano a rifornire i propri stabilimenti con greggio da loro estratto L&#8217;AGIP ,nel tentativo di rifornire le proprie raffinerie con una serie di operazioni all&#8217;estero, riusc\u00ec ad assicurarsi per il 1940 i seguenti contratti di fornitura che comprendevano la produzione albanese (che si sperava di portare a 300000 tonnellate annue per il 1940) 350000 tonnellate di greggio rumeno 350000 di greggio irakeno e 450000 di greggio messicano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33711\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Lazaro_cardenas-mexico.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"823\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Lazaro_cardenas-mexico.jpg 350w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Lazaro_cardenas-mexico-233x300.jpg 233w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">presidente messicano Cardenas del Rio<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">I<\/span>In Messico il <strong><span style=\"color: #008000;\">presidente Cardenas del Rio<\/span><\/strong>, a seguito di dure vertenze sindacali tra i lavoratori messicani e le ditte straniere nel 1938 decise la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere. Gli interessi pi\u00f9 colpiti furono quelli della Shell, che attraverso la <strong><span style=\"color: #008000;\">Mexican Eagle<\/span> <\/strong>controllava i due terzi della produzione messicana. Le compagnie non cedettero, temendo che il Messico diventasse un esempio di facile imitazione. Organizzarono un embargo contro le esportazioni messicane, col sostegno dell&#8217;Inghilterra. Il Messico ruppe le relazioni diplomatiche con Londra e le potenze dell&#8217;Asse corsero ad occuparne il vuoto. La Germania divenne il primo cliente del Messico. Il Giappone progett\u00f2 un oleodotto dai pozzi al Pacifico mentre, dal 1939, il Messico divent\u00f2 il principale fornitore dell&#8217;AGIP che con intelligenti contratti di baratto merci italiane (prodotti tessili e navi in primo luogo) contro petrolio messicano; in pratica l&#8217;Italia si assicur\u00f2 il 25% delle esportazioni messicane e un nuovo mercato per l&#8217;industria italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;entrata in guerra travolse questo lavoro fin dai primi mesi di guerra, si ebbe gi\u00e0 una drastica rarefazione dei prodotti petroliferi, perch\u00e9 le raffinerie italiane, dipendenti dal greggio importato, cessarono di lavorare, ad eccezione dei piccoli stabilimenti emiliani che trattavano l&#8217;olio di loro produzione e le scorte disponibili assicuravano circa un anno di autonomia. Si tent\u00f2 di ovviare almeno parzialmente al problema attraverso una serie di accordi fin dal 1940 con i pochi fornitori ancora raggiungibili e con la Germania. Alla Romania si richiese la fornitura mensile di 100.000 tonnellate di prodotti petroliferi che venne tagliata dalla Germania a 60000 t (un ulteriore grosso problema era che via terra per ferrovia e via fluviale sul Danubio non potevano essere importati pi\u00f9 di 40\/45000t mensili. Di contro il non amichevole atteggiamento greco impediva il passaggio di navi cisterna verso il Mar Nero; cosa non molto conosciuta che costitu\u00ec un elemento non del tutto secondario per la decisione di attaccarla. Le cose non capitano a caso. La Germania si impegn\u00f2 a fornire mensilmente 9000t di benzina avio, 18000t di nafta e 18000t di olio combustibile; unendo a queste importazioni le 240000t ottenibili da petrolio albanese e italiano si arrivava a circa 1,5 milioni di tonnellate annue di prodotti petroliferi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33712\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/OperazioneBarbarossa.png\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"391\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/OperazioneBarbarossa.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/OperazioneBarbarossa-238x300.png 238w\" sizes=\"(max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">operazione Barbarossa<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1940 si intrapresero trattative con l&#8217;URSS da cui si sperava di ottenere almeno altre 250.000 t annue di nafta dal 1941, trattative che stavano per concretizzarsi quando l&#8217;invasione tedesca dell&#8217;Unione Sovietica, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">operazione Barbarossa,<\/span><\/strong> inarid\u00ec questa fonte. Si pensava cos\u00ec di potere disporre di 1.750.000 di prodotti petroliferi che uniti alle circa 460.000 tonnellate di carburanti autarchici che si sperava di riuscire a produrre annualmente saldavano quasi il fabbisogno di pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Tuttavia la realt\u00e0 fu ben diversa<\/span><br \/>\n<\/strong>Le forniture rumene mediamente si assestarono sulle 50000 tonnellate mensili e pure quelle tedesche furono inferiori a quanto promesso; le forniture sovietiche mancarono e, anche con occasionali forniture di prodotti petroliferi da Francia, Ungheria e Slovacchia, non si and\u00f2 oltre a una disponibilit\u00e0 annua di 1,1 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi. <strong><span style=\"color: #008000;\">Questa fu la vera palla al piede dell&#8217;economia e delle forze armate italiane, il dover combattere una guerra con la met\u00e0 o un terzo dei carburanti necessari.<\/span><\/strong> Un fattore che limitava la produzione industriale, l&#8217;addestramento dei reparti e la loro operativit\u00e0. L&#8217;aver deciso di entrare in guerra a queste condizioni costitu\u00ec una delle maggiori responsabilit\u00e0 per chi prese certe decisioni.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine parte I &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Gianluca Bertozzi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immaagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/33459\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/33466\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/33468\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: GEOPOLITICA PERIODO: XX SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: petrolio, Italia . Petrolio, oro nero, fonte energetica fondamentale per la sopravvivenza dei Paesi industrializzati. Quale fu la politica energetica italiana dopo la I guerra mondiale? 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