{"id":33243,"date":"2019-07-23T00:09:29","date_gmt":"2019-07-23T00:09:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=33243"},"modified":"2025-09-22T20:13:30","modified_gmt":"2025-09-22T18:13:30","slug":"il-tiro-navale-di-gianluca-bertozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/33243","title":{"rendered":"Il tiro navale nella Regia Marina &#8211; parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO&nbsp;<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: artiglieria navale, tiro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un argomento particolare, una chicca per gli studiosi di storia navale. Come sapete&nbsp; il tiro navale differisce (o meglio, ha differito fino ai giorni nostri) da quello terrestre se non altro perch\u00e8 i due soggetti, la nave che spara e il bersaglio, sono in movimento. Senza entrare nei particolari, torniamo al tiro navale che assume aspetti diversi a seconda che il bersaglio in movimento si trovi sullo stesso piano della nave che spara o sia fermo, come nel tiro contro costa, o sia in movimento su un piano diverso da quello della nave (aereo o missile) come nel caso del tiro contraereo. Bertozzi oggi analizza il <strong><span style=\"color: #008000;\">tiro navale classico<\/span><\/strong>, ovvero anti nave, in tutte le sue componenti e le sue implicazioni negli scontri della seconda guerra mondiale. &nbsp;L&#8217;efficacia del tiro navale delle navi della Regia Marina \u00e8 stato oggetto di critiche d parte degli storici per molto tempo insieme alla qualit\u00e0 delle artiglierie e del munizionamento&nbsp; italiano;&nbsp; tuttavia le ricerche di un ottimo ricercatore purtroppo scomparso portano a gettare una luce diversa sui fatti, almeno per il tiro diurno essendo quello notturno legato ad altri fattori. Vale la pena di ricordare che la <strong><span style=\"color: #008000;\">Regia Marina italiana<\/span><\/strong>, come la <strong><span style=\"color: #008000;\">US Navy<\/span><\/strong>, riteneva che gli ingaggi d\u2019artiglieria maggiori potessero avvenire solo di giorno. Di conseguenza in entrambe le marine le vedette erano addestrate ed equipaggiate soprattutto per azioni diurne e non erano distribuite cariche di lancio a vampa ridotta per calibri superiori ai 120\/135 mm.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/zara.jpg\" alt=\"\" width=\"1191\" height=\"658\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">R. incrociatore pesante Zara<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora negli anni &#8217;40, il <strong><span style=\"color: #008000;\">tiro navale<\/span><\/strong>, in assenza di sistemi di puntamento elettronici (a meno telemetri, inclinometri e gimetri) era cosa molto difficile; si trattava di colpire da una nave in rapido movimento un bersaglio anch&#8217;esso in movimento ed a grande distanza. A questo problema cinematico si univano gli effetti cinematici del rollio, del beccheggio, delle condizioni meteorologiche e chimico fisiche delle polveri (ad esempio gli effetti sull&#8217;umidit\u00e0 delle polveri e la loro stabilit\u00e0). Insomma tutto si basava sulla capacit\u00e0 del Direttore del tiro, sulla cura del materiale, su un allenamento continuo e meticoloso, ed esercitazioni e manutenzioni quotidiane che permettevano lo sfruttamento ottimale di armi e apparecchiature.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33252\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/66330393_928663804192686_417754160163717120_n.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"557\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/66330393_928663804192686_417754160163717120_n.jpg 432w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/66330393_928663804192686_417754160163717120_n-300x197.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La RN Cavour apre il fuoco durante la battaglia di Punta Stilo<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <strong><span style=\"color: #008000;\">difetti<\/span><\/strong> che comunemente si attribuiscono alle artiglierie navali italiane sono la culla unica degli impianti binati, l&#8217;eccessiva lunghezza delle canne, le velocit\u00e0 iniziali altissime per ottenere gittate esasperate e inutilizzabili, e una generale inefficienza dei sistemi. <strong><span style=\"color: #008000;\">In realt\u00e0 a mio avviso non era cos\u00ec o meglio quanto viene spesso detto non era del tutto vero. <\/span><\/strong>Le culle uniche delle artiglierie navali furono adottate da tutte le marine negli anni &#8217;20 per la necessit\u00e0 di contenere i pesi imposti dal trattato di Washington e parimenti abbandonate da tutte le marine, compresa quella italiana, all&#8217;inizio degli anni 30.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33260\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Andrew_Cunningham_1947.jpg\" alt=\"\" width=\"623\" height=\"831\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Andrew_Cunningham_1947.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Andrew_Cunningham_1947-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Andrew_Cunningham_1947-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 623px) 100vw, 623px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Adm. Andrew Cunningham<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se quanto affermato dall&#8217;ammiraglio inglese <strong><span style=\"color: #008000;\">Andrew Cunningham<\/span><\/strong> nelle sue memorie \u00e8 vero (ovvero che le salve di grosso calibro italiane erano sostanzialmente &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">sempre<\/span><\/strong>&#8221; centrate in direzione ma disperse in gittata) allora dobbiamo dedurre che le centrali e gli apparati di tiro dei grossi calibri sulle corazzate Italiane, specie sulla classe <strong><span style=\"color: #008000;\">Littorio<\/span><\/strong>, erano di buona qualit\u00e0. Immaginiamo la necessit\u00e0 di calcolare il punto futuro d&#8217;impatto di un colpo sparato a 20000 metri. Un calcolo per l&#8217;epoca complesso che doveva prendere in considerazione un tempo di volo di oltre 30 secondi, su un bersaglio che si muoveva ad una velocit\u00e0 di venticinque nodi, spostandosi di 300\/400 metri rispetto alla posizione calcolata al momento dello sparo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-46915\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/rn-zara-cannoni.jpg\" alt=\"\" width=\"665\" height=\"428\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/rn-zara-cannoni.jpg 600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/rn-zara-cannoni-300x193.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/rn-zara-cannoni-460x295.jpg 460w\" sizes=\"(max-width: 665px) 100vw, 665px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">RN Zara<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong><span style=\"color: #008000;\">lunghezze delle artiglierie italiane<\/span> <\/strong>non erano eccessive, per esempio quelle tedesche erano ben maggiori. Le velocit\u00e0 iniziali non erano rivolte ad ottenere una maggiore gittata ma una maggiore forza di penetrazione del proiettile in relazione al calibro. La gittata interessava relativamente e quando, per migliorare la precisione delle armi, si decise di ridurre la velocit\u00e0 iniziale, lo si fece con la massima tranquillit\u00e0. Lo stesso <strong><span style=\"color: #008000;\">Colliva<\/span><\/strong> sostiene che, contrariamente a quanto si \u00e8 detto per anni, non ha trovato nessuna traccia fra i contratti di fornitura di un premio per ogni m\/s di velocit\u00e0 aggiunto riguardo i 381 mm (ma solo per i 152 mm).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l&#8217;affidabilit\u00e0 nessuna artiglieria italiana o istallazione in torre diede i problemi che dettero i 406 e le torri da 356 e 133 inglesi o come le artiglierie francesi. Il comandante della Dunkerque considerava fragili le artiglierie della sua nave. Senza parlare dei&nbsp; gravissimi problemi di dispersione delle artiglierie della Richelieu che furono parzialmente risolti solo nel dopoguerra. Non ultimo vanno menzionati i problemi dei cannoni tedeschi, spesso lodati, che avevano un alta percentuale di colpi non partiti; il ch\u00e9 era un difetto grave perch\u00e9 influiva sulla saturazione della rosa di tiro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33257\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Giuseppe_Fioravanzo.jpg\" alt=\"\" width=\"611\" height=\"781\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;ammiraglio Giuseppe Fioravanzo nel 1942 comand\u00f2 la IX Divisione Navale costituita dalle corazzate Littorio, Vittorio Veneto e Roma<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">problema del munizionamento<\/span><\/strong> (e delle relative tolleranze spesso citato) era in realt\u00e0 meno grave di quanto sia stato presentato dato che, come scrisse l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Giuseppe Fioravanzo <\/span><\/strong>\u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">era dovuta alla eccessiva tolleranza consentita dal peso dei proietti, per i quali si ammetteva un\u2019approssimazione media di circa l\u2019uno per cento, il che produceva una variazione di velocit\u00e0 iniziale dell\u2019ordine di 3 metri per le velocit\u00e0 intorno ai 900 m\/s, quali erano quelle da noi adottate. Per i 381 ci\u00f2 corrispondeva alla distanza di 27.000 metri, ed uno scarto di gettata di 160 metri. Se per combinazione una salva partiva con qualche proietto di peso approssimativo per eccesso e qualche altro approssimato per difetto si aveva un\u2019apertura di 320 metri. Ma se per caso una salva era composta di tutti proietti uguali, allora essa risultava molto raccolta.&#8221;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo questa problematica ben nota era abitudine dei direttori di tiro pesare i proiettili uno ad uno raggruppandoli per peso ottenendo cos\u00ec che le navi imbarcassero sempre munizioni dalle equivalenti caratteristiche, riducendo l\u2019incidenza del problema. Da letture on line ho trovato l&#8217;affermazione che col proseguo della guerra la Regia Marina fu costretta ad abbassare gli standard qualitativi del munizionamento. Non ho riscontri a quanto sopra, pur ritenendolo possibile. Qualora fosse confermato la cosa potrebbe avere influito negli scontri a guerra avanzata. Il mio dubbio \u00e8 fondato sul fatto che le dotazioni di munizionamento della marina all&#8217;inizio della guerra erano abbondanti e al momento dell&#8217;armistizio erano ancora ampie e quindi un&#8217;oculata gestione delle riserve avrebbe permesso di evitare l&#8217;impiego reale delle munizioni di qualit\u00e0 inferiore. Non \u00e8 neppure chiaro se si trattasse di munizionamento antinave o antiaereo, del quale il consumo era pi\u00f9 ampio e sicuramente necessitava di un maggiore reintegro delle scorte (nel caso&nbsp; ovviamente non avrebbe avuto influenza sulla precisione del tiro antinave).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo <strong><span style=\"color: #008000;\">Colliva,<\/span><\/strong> l\u2019opinione secondo cui il passaggio dal munizionamento di preda bellica a quello di produzione italiana comport\u00f2 un netto peggioramento della precisione, non \u00e8 confortata dai dati; anzi nell\u2019anno addestrativo 36\/37 si rivel\u00f2 che l\u2019ampiezza della striscia del 50% dei colpi fu di 214 metri per le munizioni ex austriache e di 178 metri per quelle italiane. Per quanto concerne la <strong><span style=\"color: #008000;\">dispersione delle salve<\/span><\/strong> il discorso \u00e8 diverso da come troppo spesso presentato. Nell&#8217;aprile\/maggio del 1940 la squadra navale fu sottoposta ad un intensa sessione di prove di tiro con munizionamento reale e nel giugno 1940 e agosto 1941 le Littorio eseguirono prove di tiro con lo stesso munizionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I risultati valutati mediante fotografie e misurazioni furono i seguenti:<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">calibro<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">D =&nbsp; dispersione media delle distanze dei colpi dal centro della salva<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">A = apertura della salva cio\u00e8 distanza tra il colpo pi\u00f9 lungo e quello pi\u00f9 corto della salva<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">381 OTO<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center; background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">290 mt<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">267&nbsp; a 21000 metri<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">381 Ansaldo<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center; background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">416 mt<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">364 a 22500 metri<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">320<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center; background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">620 mt<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">159 a 20000 metri<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">203\/53<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center; background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">263 mt<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #edf069;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">375 a 20000 metri<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">203\/50<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center; background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">214 mt<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">289 a 19000 metri<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">152\/55<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center; background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">303 mt<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">462 a 17600 metri<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">152\/53<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center; background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">168 mt<\/span><\/strong><\/td>\n<td style=\"background-color: #eef573;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">226 a 16800 metri<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei calibri maggiori, si trattava delle artiglierie pi\u00f9 vecchie, ottenute ricalibrando i vecchi <strong><span style=\"color: #008000;\">305\/46 Armstrong<\/span><\/strong> (ed indebolendo la resistenza delle armi). Notate che l&#8217;apertura della salva dei 152\/53 \u00e8 minore di quella dei 152\/55 malgrado in tutte le opere divulgative si sia sostenuto il contrario. Il fatto \u00e8 che le artiglierie, come diceva l&#8217;ammiraglio da Zara, sono come il vino col passare del tempo migliorano perch\u00e9 si matura la necessaria esperienza e i <strong><span style=\"color: #008000;\">Garibaldi<\/span><\/strong>, entrati in servizio nel dicembre del 1937, non avevano ancora maturato una sufficiente pratica coi loro nuovi pezzi, certamente superiori, per poterli sfruttare al meglio. Per giudicare questi valori bisogna per\u00f2 tenere conto di quanto scrissero gli americani dopo la <strong><span style=\"color: #008000;\">battaglia di Leyte<\/span><\/strong>, analizzando il tiro giapponese durante lo scontro di Samar, Durante la battaglia quattro navi da battaglia giapponesi, compresa la <strong><span style=\"color: #008000;\">Yamato<\/span><\/strong>, impegnarono sei portaerei di scorta americane da 25000 metri senza portare nessun colpo a segno. Gli statunitensi, dopo aver analizzato foto e tracciati radar, dedussero che giapponesi non avevano compreso come dovesse essere una razionale conduzione del tiro perch\u00e9 l&#8217;apertura delle salve giapponesi di 180\/270 metri era troppo ridotta. La concezione che i colpi dovessero essere molto raccolti (in modo che la salva se centrata portasse pi\u00f9 colpi a bersaglio) in realt\u00e0 era errata perch\u00e9 portare una salva troppo raccolta significava ridurre la possibilit\u00e0 di colpire il bersaglio in movimento. L&#8217;importante era invece che i colpi cadessero con una sequenza logica in modo da coprire uniformemente una determinata area, saturandola per aumentare la possibilit\u00e0 che&nbsp; qualcuno andasse a segno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cui se un apertura di 180\/270 metri era troppo ridotta, una di 300\/400 metri (come era mediamente quella delle artiglierie italiane) non appariva eccessiva. Questa considerazione, come quella che fosse necessario una lunga pratica per padroneggiare nuove artiglierie,&nbsp; trova conferma nelle opinioni dei tecnici del tiro italiani, tra cui, autorevolissima, quella dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">ammiraglio Emilio Brenta<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Capo del Reparto Operazioni di Supermarina<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli riport\u00f2 in un suo articolo che la Regia Marina aveva saputo \u201c <strong><span style=\"color: #008000;\">tecnicamente eliminare le dispersioni iniziali, maggiori o minori, dei suoi numerosissimi calibri, grossi medi e piccoli<\/span><\/strong>\u201d, tanto che, \u201c <strong><span style=\"color: #008000;\">in alcuni casi fu addirittura necessario aumentare la dispersione perch\u00e9 con quelle troppo limitate era impossibile la direzione del tiro navale<\/span><\/strong>\u201d. E concluse affermando che purtroppo non era stato invece possibile attuare tempestivamente la riduzione delle dispersioni per le corazzate tipo \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Littorio<\/span><\/strong>\u201d, perch\u00e9 esse \u201c <strong><span style=\"color: #008000;\">furono sfornate guerra durante, in una situazione perci\u00f2 la meno adatta per compiere studi ed esperienze di quel genere&#8221;.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fine parte I &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/33243\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/45732\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fonti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl tiro navale italiano di Giuliano Colliva, Storia militare n. 199<\/p>\n<p>Questioni di tiro &#8230; e altre. Le esercitazioni di tiro della Marina italiana e le artiglierie degli altri paesi&#8221;, Bollettino d&#8217;Archivio dell&#8217;Ufficio Storico della Marina Militare Settembre e Dicembre 2003, marzo 2004<\/p>\n<p>The Pacific War Online Encyclopedia voce Night Combat<\/p>\n<p>L\u2019Operazione Gaudo e lo Scontro Notturno di Matapan di Francesco Mattesini<\/p>\n<p>Tramonto di una grande Marina di Angelo Iachino<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO&nbsp; parole chiave: artiglieria navale, tiro &nbsp; Un argomento particolare, una chicca per gli studiosi di storia navale. 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