{"id":32553,"date":"2019-06-18T00:38:36","date_gmt":"2019-06-17T22:38:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=32553"},"modified":"2026-06-26T11:43:32","modified_gmt":"2026-06-26T09:43:32","slug":"1965-il-drammatico-e-misterioso-affondamento-del-minisommergibile-squalo-tigre-nelle-acque-del-lago-maggiore-di-stefano-berutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/32553","title":{"rendered":"1965, Il drammatico e misterioso affondamento del minisommergibile &#8220;Squalo Tigre&#8221; nelle acque del Lago Maggiore di Stefano Berutti"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA DELLA SUBACQUEA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: LAGO DI LOCARNO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: sperimentazioni, mini sommergibili, Saturnia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante gli anni &#8217;60 del secolo scorso, quando gli occhi delle persone era rivolti perlopi\u00f9 in alto verso le missioni spaziali condotte in quegli anni, parallelamente e con un crescendo incredibile, altri scienziati e tecnici rivolsero le loro attenzioni al mondo subacqueo, verso il cosiddetto &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">hydrospace<\/span><\/strong>&#8220;. Le difficolt\u00e0 che all&#8217;epoca si presentavano a tecnici e batinauti non erano minori delle difficolt\u00e0 che dovettero affrontare i tecnici delle missioni spaziali. Tuttavia le incredibili risorse economiche e materie prime che si celavano sul fondo dei mari spinsero numerosi governi, primi fra tutti <strong><span style=\"color: #008000;\">Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Giappone<\/span><\/strong>, a stanziare somme ingentissime per le ricerche subacquee e la realizzazione di mezzi adatti alla ricerca sottomarina.<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32660 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-1.jpg\" alt=\"\" width=\"534\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-1.jpg 2570w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-1-300x269.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-1-768x690.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-1-1024x920.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-1-1200x1078.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 534px) 100vw, 534px\" \/>Numerosi tecnici lavorarono attorno a progetti di veicoli subacquei di dimensioni &#8220;ridotte&#8221; ma le cui capacit\u00e0 di impiego risult\u00f2 assai versatile per le attivit\u00e0 di ricerca scientifica e l&#8217;esplorazione subacquea. Ecco i nomi di alcuni dei principali mezzi dell&#8217;epoca: <strong><span style=\"color: #008000;\">Two Man Submarine<\/span><\/strong> (equipaggio 2 uomini, 30 metri di profondit\u00e0), <strong><span style=\"color: #008000;\">American Submarine<\/span><\/strong> (2 uomini, 200 metri), <strong><span style=\"color: #008000;\">Bentos V, Star II, Beaver, Perry Cubmarine<\/span><\/strong> (2 uomini, 200 metri), <strong><span style=\"color: #008000;\">Soucoupe<\/span><\/strong> (francese, 2 uomini, 300 metri), <strong><span style=\"color: #008000;\">Yomuri<\/span><\/strong> (giapponese, 6 uomini, 300 metri) e <strong><span style=\"color: #008000;\">Deep Jeep<\/span><\/strong> (due uomini, 600 metri).<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Lo Squalo Tigre<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32658 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/squalo_tigre-locarno-1.jpg\" alt=\"\" width=\"272\" height=\"172\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/squalo_tigre-locarno-1.jpg 405w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/squalo_tigre-locarno-1-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/squalo_tigre-locarno-1-320x202.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/>In Germania venne progettato e costruito un mini sommergibile che fu denominato &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Squalo Tigr<\/span><span style=\"color: #008000;\">e<\/span><\/strong>&#8220;, bench\u00e9 i suoi compiti fossero assolutamente pacifici. Tecnicamente era definito tipo &#8220;chiuso&#8221; in quanto i piloti erano completamente isolati dall&#8217;ambiente esterno. Venne costruito dalla &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Saturnia<\/span><\/strong>&#8221; di Dusseldorf e realizzato per operazioni di carattere scientifico-esplorativo ed occasionalmente per attivit\u00e0 di tipo turistico. La massima profondit\u00e0 operativa dello &#8220;Squalo Tigre&#8221; era di 40 metri, la lunghezza f.t. 5,40 mt., la larghezza 0,91 e l&#8217;altezza 1,35 mt., pesava 1550 Kg ed aveva lo scafo in fiberglass con uno spessore di 3 cm. Nella fase progettuale i tecnici avevano tenuto conto dell&#8217;idrodinamicit\u00e0 del mezzo non solo per evitare l&#8217;eccessiva resistenza all&#8217;avanzamento ma anche per consentire le pi\u00f9 precise manovre in spazi ristretti e garantire la facilit\u00e0 del movimento in ogni direzione. Lo &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Squalo Tigre<\/span><\/strong>&#8221; disponeva di un motore elettrico della potenza di 2 hp alimentato da 4 batterie &#8220;a liquido immobilizzato&#8221;. La potenza ridotta non era casuale, infatti la velocit\u00e0 del minisommergibile, proporzionale alla potenza del motore, rappresenta un fattore di sicurezza quando si naviga &#8220;a vista&#8221;. Se il mezzo subacqueo avanzasse a forte velocit\u00e0 correrebbe il grave rischio di urtare contro ostacoli improvvisi, quali pareti di roccia o relitti, perch\u00e9 questi mezzi, a differenza dei grandi sommergibili, si muovono in prossimit\u00e0 della costa e vicini al fondale. La sicurezza fu il principale requisito considerato nella costruzione dello &#8220;Squalo Tigre&#8221;: sicurezza contro eventuali infiltrazioni d&#8217;acqua, contro eventuali cedimenti dovuti alla pressione esterna, sicurezza di rapida emersione garantita da diversi dispositivi di emergenza differenti e indipendenti tra loro, di cui almeno uno automatico, che potevano alleggerire il minisommergibile garantendogli una adeguata spinta verso la superficie. Lo &#8220;Squalo Tigre&#8221; disponeva di cinque bombole di aria compressa da 27 litri complessivi caricate a 200 atmosfere per un totale di 5400 litri d&#8217;aria e inoltre era dotato di un impianto di respirazione &#8220;a circuito chiuso&#8221; composto da due bombole di ossigeno con appositi filtri di calce sodata necessari alla rigenerazione dell&#8217;aria espirata dai piloti. Il sistema garantiva una autonomia di circa sei ore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32661 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-2.jpg\" alt=\"\" width=\"621\" height=\"558\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-2.jpg 2525w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-2-300x270.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-2-768x691.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-2-1024x921.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cantiere-parte-2-1200x1079.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;immersione di prova e la tragica scomparsa\u00a0<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nA Locarno, localit\u00e0 svizzera del Lago Maggiore, verso mezzogiorno di un soleggiato sabato mattina 16 gennaio 1965 due uomini, l&#8217;ideatore e progettista del mezzo ingegnere Edoardo De Paoli e l&#8217;operatore della televisione svizzera Franco Vigan\u00f2, si apprestavano ad effettuare l&#8217;immersione di prova con il <strong><span style=\"color: #008000;\">minisommergibile &#8220;Squalo Tigre&#8221;<\/span><\/strong>. Qualche tempo prima dell&#8217;immersione erano stati effettuati dei collaudi nella vasca di prova per verificare il perfetto funzionamento del mezzo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Franco Vigan\u00f2, operatore TSI, nello squalo tigre (Archivi RSI)<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">che scomparve nel tragico evento<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;immersione di quel 16 gennaio aveva anche uno scopo documentale e l&#8217;operatore della <strong><span style=\"color: #008000;\">TSI Franco Vigan\u00f2<\/span><\/strong> avrebbe dovuto filmare le varie fasi dell&#8217;immersione la cui durata; secondo il programma non doveva durare pi\u00f9 di mezz&#8217;ora. Il minisommergibile avrebbe dovuto seguire una semplice rotta in linea retta per incontrarsi alla profondit\u00e0 di cinque metri, a met\u00e0 percorso, con un gruppo di operatori subacquei. L&#8217;idea era un immersione contemporanea al mezzo subacqueo, da una base galleggiante opposta al punto di partenza dello &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Squalo Tigre<\/span><\/strong>&#8220;, per fungere da soggetti per le riprese televisive. Tutto era stato previsto nei dettagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32663 alignleft\" style=\"text-align: start;\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Franco-Vigan\u00f2-operatore-TSI-nello-squalo-tigre.jpg\" alt=\"\" width=\"481\" height=\"481\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Franco-Vigan\u00f2-operatore-TSI-nello-squalo-tigre.jpg 597w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Franco-Vigan\u00f2-operatore-TSI-nello-squalo-tigre-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Franco-Vigan\u00f2-operatore-TSI-nello-squalo-tigre-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Franco-Vigan\u00f2-operatore-TSI-nello-squalo-tigre-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Franco-Vigan\u00f2-operatore-TSI-nello-squalo-tigre-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Franco-Vigan\u00f2-operatore-TSI-nello-squalo-tigre-65x65.jpg 65w\" sizes=\"auto, (max-width: 481px) 100vw, 481px\" \/><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 20px;\">L&#8217;immersione non and\u00f2 come previsto<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span> Forse a causa di un problema tecnico o forse per un contrattempo che disorient\u00f2 il pilota, lo squalo prosegu\u00ec lungo la sua rotta oltre il punto di arrivo previsto e si pos\u00f2 sul fondo del lago, in assetto di navigazione\u00a0 e ad una profondit\u00e0 di 30 metri, come verr\u00e0 constatato in seguito al momento del suo ritrovamento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32655 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-1.jpg\" alt=\"\" width=\"615\" height=\"473\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-1.jpg 2959w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-1-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-1-768x591.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-1-1024x788.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-1-180x138.jpg 180w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-1-1200x923.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 615px) 100vw, 615px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">iniziano le operazioni di ricerca<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I subacquei di soccorso presenti nella circostanza si resero conto di quanto stava accadendo e si immersero immediatamente per tentare di localizzare il minisommergibile e trarre in salvo i piloti, ma purtroppo invano. Le ricerche durarono anche nelle ore e nei giorni successivi la scomparsa mentre il dramma cominciava ad evidenziarsi in tutta la sua ampiezza e drammaticit\u00e0, il lago sembrava essersi richiuso come una terribile tomba sul sommergibile ed i suoi piloti.\u00a0 Alle ricerche partecip\u00f2 anche un sommergibile &#8220;gemello&#8221; che venne impegnato fino alla massima profondit\u00e0 consentita dal mezzo, anche in questo caso l&#8217;esplorazione non approd\u00f2 a nulla.<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le operazioni di ricerca<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nA Locarno venne costituito un Comitato per le ricerche dello &#8220;Squalo Tigre&#8221; allo scopo di dare &#8220;maggior impulso&#8221; alle ricerche e per sciogliere quello che sembrava essere diventato un vero e proprio giallo circa le cause dell&#8217;affondamento. Venne anche lanciata una sottoscrizione pubblica per disporre dei fondi necessari all&#8217;attuazione di un piano di ricerche organico. Le Autorit\u00e0 elvetiche erano ormai &#8220;impotenti&#8221; dopo che i dragaggi e i numerosi tentativi dei subacquei non avevano dato alcun esito. Inoltre, i parenti delle vittime insistevano, com&#8217;era umanamente comprensibile, per riavere i corpi dei loro congiunti e per sapere la verit\u00e0 sul tragico incidente. Il Comune di Locarno e il Comitato per le ricerche chiesero alle Autorit\u00e0 italiane di affidare le ricerche al <strong><span style=\"color: #008000;\">Centro Subacquei dell&#8217;Arma dei Carabinieri<\/span><\/strong>. All&#8217;epoca il Centro Carabinieri Subacquei, la cui specialit\u00e0 era stata istituita nel 1953, era comandato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">maggiore Valerio Moratti<\/span><\/strong>. Il Comando Legione Carabinieri di Genova, nella persona del <strong><span style=\"color: #008000;\">colonnello Giuseppe Vallosio e il Comando del Centro Subacquei<\/span><\/strong>, ricevuto il necessario nulla osta ad intervenire da parte delle Autorit\u00e0 Ministeriali, inviarono due tra i migliori operatori subacquei dell&#8217;Arma: il <strong><span style=\"color: #008000;\">brigadiere Paolo Cozzolino<\/span> <\/strong>e il <strong><span style=\"color: #008000;\">carabiniere Luciano Bellarmino<\/span> <\/strong>che, giunti a Locarno il 4 luglio e coadiuvati da <strong><span style=\"color: #008000;\">Luigi Ferraro<\/span><\/strong> (M.O.V.M.) e da <strong><span style=\"color: #008000;\">Duilio Marcante<\/span><\/strong>, incominciarono subito a impostare un paziente lavoro di ambientamento in acqua e ricostruzione degli ultimi momenti in cui lo &#8220;Squalo Tigre&#8221; era stato visto.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32662 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cc-subacquei.jpg\" alt=\"\" width=\"1272\" height=\"996\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cc-subacquei.jpg 1272w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cc-subacquei-300x235.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cc-subacquei-768x601.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cc-subacquei-1024x802.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/cc-subacquei-1200x940.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1272px) 100vw, 1272px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">carabinieri subacquei in addestramento<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vennero sentiti i principali testimoni della tragedia e grazie alle loro importanti dichiarazioni si pot\u00e9 inizialmente individuare una zona del lago da esplorare nella quale, con ragionevole certezza, si pensava potesse essere avvenuto l&#8217;affondamento. Si appur\u00f2 quasi subito che le testimonianze raccolte contrastavano con le ipotesi &#8220;ufficiali&#8221; ritenute attendibili circa la zona nella quale si riteneva fosse accaduto l&#8217;incidente. Venne anche utilizzato un magnetometro per le ricerche, un apparecchio in grado di individuare su un certo raggio, per mezzo di un sistema di campi magnetici, gli oggetti ferrosi sul fondo del lago. Non appena l&#8217;ago dello strumento segnalava una massa ferrosa, il punto veniva subito segnalato con un gavitello e i Carabinieri Subacquei si immergevano per verificare la natura dell&#8217;oggetto che, nella maggior parte dei casi, venne accertato trattarsi di bidoni in ferro, ruote d&#8217;auto e addirittura bombe d&#8217;aereo risalenti all&#8217;ultimo conflitto. In realt\u00e0 l&#8217;aiuto offerto dal magnetometro fu modesto in quanto le ricerche vennero effettuate principalmente &#8220;a vista&#8221; se cos\u00ec pu\u00f2 essere definita una ricerca subacquea condotta con visibilit\u00e0 non superiore ai 50 cm. Nel pomeriggio del 18 luglio il magnetometro, dopo numerosi &#8220;falsi allarmi&#8221;, individu\u00f2 un altro oggetto misterioso. I subacquei fissarono una boa nel punto individuato e considerata la poca luce disponibile nell&#8217;ormai tardo pomeriggio decisero di rinviare all&#8217;indomani l&#8217;immersione di controllo. Nelle prime ore del mattino successivo un terribile nubifragio si abbatt\u00e9 sul locarnese, le acque del lago impazzirono e la boa venne spostata dalla corrente di diversi metri.\u00a0 Tornata la calma i Carabinieri Subacquei ripresero le ricerche. Siccome la boa si era notevolmente spostata dal punto originario si resero necessarie diverse immersioni di controllo nella direzione in cui il magnetometro aveva segnalato l&#8217;oggetto. I Carabinieri Subacquei lavorarono ad una profondit\u00e0 di circa 30-35 metri con una visibilit\u00e0 scarsissima, ulteriormente peggiorata dal nubifragio abbattutosi poche ore prima sulla zona.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32554 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerca-squalo-tigre-locarno-sommergibile.png\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerca-squalo-tigre-locarno-sommergibile.png 845w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerca-squalo-tigre-locarno-sommergibile-300x165.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerca-squalo-tigre-locarno-sommergibile-768x422.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 599px) 100vw, 599px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Le prime ricerche (Archivi RSI)<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante questa fase di ricerca, precisamente alle 11,04 di luned\u00ec 19 luglio 1965, i <strong><span style=\"color: #008000;\">Carabinieri Subacquei<\/span> <span style=\"color: #008000;\">Paolo Cozzolino<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Luciano Bellarmino<\/span><\/strong> localizzarono lo &#8220;Squalo Tigre&#8221;. Il minisommergibile si trovava a circa 250 metri dalla riva di Campofelice, a 30 metri di profondit\u00e0 ed a brevissima distanza dal punto in cui il mezzo si sarebbe dovuto incontrare con il gruppo di operatori subacquei. Lo &#8220;Squalo Tigre&#8221; giaceva in assetto di navigazione, posato su un fondale sabbioso, leggermente coperto di limo, non presentava alcuna ammaccatura e le due cupole in plexiglass erano perfettamente chiuse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il recupero<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSubito dopo il ritrovamento un grido di gioia echeggi\u00f2 nell&#8217;aria. Scossi dall&#8217;emozione e vinti dalla fatica i carabinieri Bellarmino e Cozzolino raggiunsero l&#8217;imbarcazione di appoggio e si lasciarono andare in pianto liberatorio, felici di poter annoverare il 179\u00b0 ritrovamento della loro carriera. La notizia venne subito comunicata alle Autorit\u00e0 svizzere le quali stabilirono immediatamente alcune disposizioni relative al recupero:<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211;\u00a0 nessuna immediata rimozione del relitto fino all&#8217;arrivo di un pontone gru da Arona;<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; nessuna ricerca all&#8217;interno del minisommergibile in attesa degli ordini del Sostituto Procuratore che conduce le indagini Dr. Luciano Giudici;<br \/>\n<\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; nessuna intromissione di terze persone nel corso della perizia tecnica condotta in un cantiere situato a Campofelice, localit\u00e0 vicina al luogo dell&#8217;affondamento.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32656 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-2.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"435\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-2.jpg 3015w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-2-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-2-768x575.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-2-1024x767.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ricerche-parte-2-1200x898.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 581px) 100vw, 581px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le operazioni di recupero iniziarono all&#8217;alba del giorno successivo il ritrovamento. In un primo tempo si pens\u00f2 di effettuare il recupero del minisommergibile agganciandolo ai due anelli posti sullo scafo ma in considerazione del fatto che il mezzo era rimasto diversi mesi sott&#8217;acqua si provvide a confezionare una sorta di rete metallica per avvolgerlo e facilitarne il recupero. Il pontone gru venne posizionato sulla verticale del relitto che fu poi imbracato dai Carabinieri Subacquei e lentamente sollevato verso la superficie. Improvvisamente una delle due cupole in plexiglas che chiudevano lo &#8220;Squalo Tigre&#8221; si ruppe e il sommergibile cominci\u00f2 ad oscillare a causa dell&#8217;acqua che si riversava all&#8217;interno. Il brigadiere <strong><span style=\"color: #008000;\">Cozzolino<\/span><\/strong> si avvicin\u00f2 per verificare la tenuta dei cavi ma fortunatamente la solida imbracatura resistette all&#8217;improvvisa ed imprevista sollecitazione. Finalmente dopo lunghi minuti il sommergibile giunse in superficie. Quando apparve lo scafo si intravidero al suo interno i corpi delle due vittime, ancora sedute al posto di guida, vi fu un attimo di commozione tra i presenti. Subito dopo un grosso telo copr\u00ec lo &#8220;Squalo Tigre&#8221; che venne sistemato nel cantiere a disposizione dell&#8217;Autorit\u00e0 Giudiziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Conclusioni<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa perizia tecnica effettuata sul minisommergibile fu lunga, minuziosa e complessa ma non venne accertato alcun elemento significativo che potesse comprovare un guasto del mezzo. Anche l&#8217;ipotesi del malore del pilota venne scartata in quanto, a seguito dell&#8217;esame necroscopico, venne accertato che i due sfortunati piloti non solo tentarono disperatamente di aprire le cupole del sommergibile, come accertato dalle ferite riscontrate sulle loro mani, ma ebbero anche il tempo di togliersi gli indumenti per essere pi\u00f9 liberi al momento dello sperato salvataggio.\u00a0 Le perizie condotte non determinarono con certezza la causa dell&#8217;incidente e il mistero dello &#8220;Squalo Tigre&#8221; probabilmente non verr\u00e0 mai chiarito. Anche se l&#8217;indagine successiva al recupero dello &#8220;Squalo Tigre&#8221; non ha chiarito i dubbi e non ha svelato le cause dell&#8217;affondamento l&#8217;operazione di ricerca condotta dai Carabinieri Subacquei \u00e8 da considerarsi una delle migliori missioni di polizia giudiziaria subacquea che siano mai state effettuate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La capacit\u00e0 operativa e il valore degli operatori unite alla capacit\u00e0 dimostrata nell&#8217;analisi e nella valutazione dei dati disponibili, l&#8217;abilit\u00e0 dimostrata nel seguire le indicazioni maggiormente logiche, determinarono il successo di una delle pi\u00f9 prestigiose operazioni di ricerca condotte dai Subacquei dell&#8217;Arma dei Carabinieri. Era il 1965.<br \/>\nStefanio Berutti<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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