{"id":32428,"date":"2019-07-02T00:10:15","date_gmt":"2019-07-01T22:10:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=32428"},"modified":"2026-07-08T17:43:13","modified_gmt":"2026-07-08T15:43:13","slug":"il-mistero-della-mappa-di-tupaia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/32428","title":{"rendered":"Nei mari della Polinesia: il mistero della mappa di Tupaia &#8211; I parte di Andrea Mucedola"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Cook, Tupaia, Polinesia<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grande esploratore inglese <strong><span style=\"color: #008000;\">James Cook<\/span><\/strong>, nei suoi viaggi nell&#8217;oceano Pacifico, si avvalse dell\u2019aiuto di un navigatore polinesiano chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">Tupaia, <\/span><\/strong>che contribu\u00ec a realizzare la prima mappa dei mari del Sud, passata alla storia come la &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">mappa di Tupaia&#8221;<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Vi domanderete cosa ci sia in una mappa di cos\u00ec straordinario?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa <strong><span style=\"color: #008000;\">mappa di Tupaia<\/span><\/strong> \u00e8 uno dei pi\u00f9 famosi e misteriosi artefatti del XVIII secolo sulla regione dell&#8217;oceano Pacifico. La sua enigmaticit\u00e0 fu per molto\u00a0 tempo legata alla apparente illogicit\u00e0 delle disposizioni delle isole del Pacifico, che non seguivano alcun schema cartografico occidentale. Questo comport\u00f2 per i naviganti dell&#8217;epoca un\u2019incertezza sulle identificazioni degli arcipelaghi che vi erano disegnati: un vero mistero anche per i ricercatori pi\u00f9 moderni che ipotizzarono ci fossero errori cartografici o forse disegni di fantasia. In tempi recenti questo mistero sembra per\u00f2 essere stato finalmente risolto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14955 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Captainjamescookportrait.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"552\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il capitano James Cook<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Quello che \u00e8 certo \u00e8 che<\/span><strong><span style=\"color: #008000;\"> James Cook<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">, utilizzando la mappa di Tupaia, <\/span>fu in grado di navigare con sicurezza tra le tante isole del Pacifico, evitando pericolosi reef e raggiungendo, con la rotta pi\u00f9 breve, i vari atolli di quel grande oceano. Dopo essere andata perduta, la mappa fu ritrovata per caso in un vecchio archivio, e sottoposta all&#8217;analisi dei cartografi moderni; il primo impatto fu che apparentemente non aveva un &#8220;senso geografico&#8221; ovvero una possibile referenziazione con degli orientamenti terrestri. Di fatto, era noto che era stata usata con precisione dal grande esploratore inglese, contraddicendo qualsiasi logica cartografica. Un <a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/00223344.2018.1512369\">recente studio<\/a> ha proposto un\u2019interessante interpretazione della mappa. Vista la complessit\u00e0 dell\u2019argomento, che va oltre una normale trattazione cartografica, cercher\u00f2 di semplificare per quanto possibile quanto emerso, andando per ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La scoperta del Pacifico<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLe lunghe campagne di esplorazione nell&#8217;Oceano Pacifico ebbero lo scopo di estendere l&#8217;influenza geopolitica della Corona inglese oltre le rotte orientali classiche. Il viaggio dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Endeavour,<\/span><\/strong> condotto dal capitano <span style=\"color: #008000;\"><strong>James Cook<\/strong><\/span>, pass\u00f2 alla storia per le eccezionali scoperte geografiche e etnologiche in quell&#8217;oceano sconfinato. Il merito di tale successo non fu solo del comandante della Endeavour ma anche del suo eccezionale equipaggio. Una parte significativa era infatti composto da naturalisti, scienziati e disegnatori, reclutati da un botanico, <strong><span style=\"color: #008000;\">Joseph Banks<\/span><\/strong>, che fu in grado di trasformare la nave in un laboratorio mobile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32438 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Samuel_Wallis.jpg\" alt=\"\" width=\"424\" height=\"528\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Samuel_Wallis.jpg 524w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Samuel_Wallis-241x300.jpg 241w\" sizes=\"auto, (max-width: 424px) 100vw, 424px\" \/><strong><span style=\"color: #008000;\">Samuel Wallis, un navigatore inglese, che circumnavig\u00f2 il mondo a bordo della HMS Dolphin in una campagna che dur\u00f2 dal 1766 al 1768, accompagnato dallo HMS <i>Swallow<\/i>\u00a0al comando di\u00a0Philip Carteret. Le due navi partirono attraversarono lo\u00a0Stretto di Magellano, quindi Wallis continu\u00f2 verso\u00a0Tahiti, che egli chiam\u00f2 &#8220;Isole di Re Giorgio III&#8221; in onore del sovrano (scoperte il 23 giugno 1767). Sbarcato sull&#8217;isola di Taiarapu, gli indigeni locali si mostrarono molto aggressivi tanto che dalla nave dovettero intimidirli con dei colpi di cannone. Wallis continu\u00f2 il suo viaggio dirigendosi prima verso\u00a0Batavia\u00a0 e poi verso il Capo di Buona Speranza, riuscendo a ritornare, nel maggio 1768, in\u00a0Inghilterra. I resoconti del suo viaggio furono utili alla missione seguente di Cook.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tutto inizi\u00f2 con le scoperte del capitano Samuel Wallis<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa scoperta di Tahiti da parte di <strong><span style=\"color: #008000;\">Samuel Wallis<\/span><\/strong>, comandante del <strong><span style=\"color: #008000;\">Dolphin<\/span><\/strong>, il 18 giugno 1767, fu funzionale per la conoscenza dei Mari del Sud. Dalle cronache del tempo sappiamo che il primo incontro tra <span style=\"color: #008000;\">Wallis<\/span> e i Tahitiani non fu per\u00f2 molto pacifico. I Britannici si fecero conoscere mostrando la loro forza a colpi di cannone e, nonostante qualche incontro, non familiarizzarono con gli indigeni locali che apparvero, a torto o a ragione, abbastanza ostili. <span style=\"color: #000000;\">Nell&#8217;aprile 1768<\/span>, l&#8217;esploratore francese <strong><span style=\"color: #008000;\">Louis Antoine de Bougainville <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">approd\u00f2 nell&#8217;isola,<\/span> mentre stava completando la prima circumnavigazione del globo francese riportando molte piante e animali. Fu proprio monsieur <strong><span style=\"color: #008000;\">Bougainville<\/span><\/strong> a rendere famosa Tahiti in tutta Europa, pubblicando il libro <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Voyage autour du monde <\/span><\/em><\/strong><span style=\"color: #000000;\">che <\/span>descriveva l&#8217;isola come un paradiso terrestre dove uomini e donne vivevano in innocenza, lontano dalla corruzione della civilt\u00e0. Questa idilliaca fama favor\u00ec la scelta britannica di Tahiti come base per osservare un importante evento astronomico nel Pacifico meridionale, il transito di Venere attraverso il Sole.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32439 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/HMS_Endeavour.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"921\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/HMS_Endeavour.jpg 1280w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/HMS_Endeavour-300x216.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/HMS_Endeavour-768x553.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/HMS_Endeavour-1024x737.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/HMS_Endeavour-1200x863.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">l&#8217;HMS Endeavour nel Pacifico, quadro di Samuel Atkins c. 1794<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Ammiragliato britannico decise di inviare a Tahiti, tra il 13 aprile e il 13 luglio 1769, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Endeavour<\/span> <\/strong>per studiare quel particolare evento astronomico. La nave pass\u00f2 tre mesi all&#8217;ancora nella baia di Matavai, dove fu anche allestito un forte per le osservazioni astronomiche. Il capitano della nave, <strong><span style=\"color: #008000;\">James Cook,<\/span><\/strong> ne approfitt\u00f2 per ultimare la mappatura dell&#8217;isola mentre il capo spedizione scientifica, <strong><span style=\"color: #008000;\">Joseph Banks,<\/span><\/strong> ed i suoi scienziati continuarono ad osservare e raccogliere numerosi esemplari di animali e piante. Una ricerca senza prezzo che per\u00f2 non sarebbe stata completata senza l&#8217;aiuto di un notabile locale, <strong><span style=\"color: #008000;\">Tupaia<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32431 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tupaia\u2019s-Map-1770-British-Library-London-British-Library-Board-BL-Add-MS-21593C-T3B.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"1004\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tupaia\u2019s Map, 1770, British Library, London, \u00a9 British Library Board BL Add MS 21593.C (T3\/B)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dietro una semplice mappa, una mente straordinaria: Tupaia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa <strong><span style=\"color: #008000;\">mappa di Tupaia<\/span><\/strong> \u00e8 uno dei manufatti nautici del XVIII secolo pi\u00f9 importanti che documenta la prima interazione culturale tra gli indigeni locali del Pacifico meridionale e gli Occidentali. Questa mappa fu realizzata da <strong><span style=\"color: #008000;\">Tupaia<\/span><\/strong>, sacerdote e consigliere politico dei reggenti di Tahiti, che divenne uno dei principali collaboratori di James Cook nel suo viaggio di esplorazione. Tupaia era nato nella met\u00e0 del 1720 nel nord di Ra&#8217;itaea, in una famiglia di alto rango, e aveva ricevuto la sua prima istruzione a Tainui Marae. Figlio e nipote di navigatori aveva appreso in giovinezza i segreti della navigazione polinesiana, un tipo di navigazione complessa basata su principi ben diversi da quella in uso in Occidente. Dopo aver viaggiato in giovent\u00f9 fra le isole, fu ferito in uno scontro tribale ed era approdato a <strong><span style=\"color: #008000;\">Tahiti<\/span><\/strong> dove, grazie alla sue conoscenze era diventato consigliere politico dei reggenti. Fu proprio durante la visita di Samuel Wallis che Tupaia aveva iniziato ad operare come mediatore con quegli stranieri, rendendosi utile in diverse importanti occasioni. Nel 1769, quando <strong><span style=\"color: #008000;\">James Cook<\/span><\/strong> arriv\u00f2 in quelle isole felici, <strong><span style=\"color: #008000;\">Tupaia<\/span> <\/strong>era una figura politica rispettata e, in virt\u00f9 delle sue esperienze pregresse con Wallis, venne inviato come traduttore e mediatore interculturale. Si dice che James Cook non fosse inizialmente particolarmente colpito da quello strano indigeno che evidenziava una grande dignit\u00e0 e autorevolezza ed era in grado di parlare diverse lingue locali. Al contrario, il capo botanico di bordo, <strong><span style=\"color: #008000;\">Joseph Banks,<\/span><\/strong> ne fu subito affascinato e lo richiese esplicitamente a bordo in supporto al suo staff scientifico. Quando l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Endeavour<\/span><\/strong> lasci\u00f2 Tahiti, Tupaia divenne parte dell&#8217;equipaggio come pilota. Nelle quattro settimane seguenti, Tupaia navig\u00f2 in sicurezza l&#8217;HMS Endeavour attraverso le Isole della Societ\u00e0 Sottovento e verso sud, fino a Rurutu. Per quasi sei mesi, dall&#8217;ottobre 1769, facilit\u00f2 gli scambi tra l&#8217;equipaggio ed i Maori di Aotearoa in Nuova Zelanda con i quali dimostr\u00f2 di essere in grado di comunicare linguisticamente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32433 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Canoes_near_Tahiti._Drawing_by_Tupaia_c._1769.jpg\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1136\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Canoes_near_Tahiti._Drawing_by_Tupaia_c._1769.jpg 1600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Canoes_near_Tahiti._Drawing_by_Tupaia_c._1769-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Canoes_near_Tahiti._Drawing_by_Tupaia_c._1769-768x545.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Canoes_near_Tahiti._Drawing_by_Tupaia_c._1769-1024x727.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Canoes_near_Tahiti._Drawing_by_Tupaia_c._1769-1200x852.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">disegno attribuito a Tupaia con canoe tahitiane, 1779<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A bordo della <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Endeavour<\/span><\/strong>, nelle lunghe giornate di navigazione, Tupaia interag\u00ec con molti scienziati della spedizione e travas\u00f2 gran parte della sua conoscenza locale che venne poi trascritta in diari e numerosi schizzi, acquerelli e grafici. A lui si devono le conoscenze sulla religione e le pratiche rituali di Tahiti, sull\u2019organizzazione tribale, sui loro metodi di gestione economici e, ancora pi\u00f9 importante, sulle antiche pratiche di navigazione polinesiane.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32434 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Tupaia-et-alChart-of-the-Leeward-Society-Islands-1769-British-Library-LondonBritish-Library-Board-BL-Add-MS-15508-f16.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"539\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tupaia et al., Chart of the Leeward Society Islands, 1769, British Library, London, \u00a9 British Library Board BL Add MS 15508, f.16.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti disegni furono realizzati da uno dei disegnatori dell&#8217;HMS Endeavour, <strong><span style=\"color: #008000;\">Sydney Parkinson<\/span><\/strong>. Tra di essi una mappa che riportava le isole, i passaggi e gli stretti delle Isole della Societ\u00e0 di Leeward, comprendente un mare di isole da Rapa Nui (a Est) per oltre 7.000 km a Rotuma, a ovest, e pi\u00f9 di 5.000 km da Hawai&#8217;i a nord a Rapa Iti a sud; di fatto documentando la vasta conoscenza geografica dei maestri navigatori delle Isole della Societ\u00e0. Questa mappa, nota come la <strong><span style=\"color: #008000;\">mappa di Tupaia<\/span><\/strong>, fu in seguito ritrovata tra le carte di <strong><span style=\"color: #008000;\">Joseph Banks<\/span><\/strong> e, dopo la sua pubblicazione avvenuta solo nel 1955, divenne uno degli argomenti pi\u00f9 discussi per la sua apparente illogicit\u00e0 che faceva presagire un sistema, che oggi chiameremmo multidisciplinare, di trattare le informazioni. Quali conoscenze avevano quegli antichi polinesiani per poter navigare con facilit\u00e0, senza conoscere la bussola, da un atollo all&#8217;altro del vasto Pacifico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un enigma di oltre due secoli<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nGli autori di quest&#8217;ultimo <a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/00223344.2018.1512369\">studio<\/a>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Anne Di Piazza<\/span><\/strong> ed <strong><span style=\"color: #008000;\">Erik Pearthree<\/span><\/strong>, affrontano in maniera pragmatica la lettura delle varie versioni della mappa, evidenziando i diversi presupposti, europei e tahitiani, sulla loro costruzione e lettura. I ricercatori, per poter comprendere come Tupaia avesse ispirato o tracciato il disegno della mappa, analizzarono i diari di bordo di Cook per comprenderne la genesi ed i processi successivi alla loro stesura. Curiosamente, secondo Cook, nessuna delle bozze disegnate da Tupaia era sopravvissuta per cui, per comprenderne la genesi bisognava partire dalle tre versioni conosciute e conservate in diversi archivi. Si scopr\u00ec che il compito di assistere Tupaia nel disegno della mappa, era stato inizialmente assegnato a <strong><span style=\"color: #008000;\">Richard Pickersgill,<\/span><\/strong> un brillante sottufficiale (master&#8217;s mate) che aveva servito sul <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Dolphin<\/span><\/strong> con Wallis. La prima versione della mappa era poi stata attentamente copiata da <strong><span style=\"color: #008000;\">Georg Forster<\/span><\/strong>, un naturalista tedesco partecipante alla spedizione a cui si deve il famoso rapporto di viaggio, <strong><span style=\"color: #008000;\">A Voyage Round the World<\/span><\/strong>, che contribu\u00ec a descrivere l&#8217;etnologia delle popolazioni polinesiane. Dopo l&#8217;abbandono della prima mappa, probabilmente nell&#8217;agosto del 1769, ne fu iniziata una seconda in cui i ricercatori notarono frequenti cambiamenti nel modo di scrivere\u00a0 i nomi delle isole. Secondo gli autori dello studio queste variazioni suggeriscono che Cook decise di coinvolgere nel progetto un linguista pi\u00f9 talentuoso, forse lo stesso <strong><span style=\"color: #008000;\">Banks<\/span><\/strong> o il disegnatore <strong><span style=\"color: #008000;\">Sydney Parkinson<\/span><\/strong>. La stretta corrispondenza tra l&#8217;elenco delle isole contenute nel diario di Cook e la copia di Banks fa presupporre che la seconda bozza della mappa potrebbe essere la copia oggi conservata nella<strong><span style=\"color: #008000;\"> British Library<\/span><\/strong>. La stesura di una terza bozza inizi\u00f2 il 5 febbraio 1770. In questa versione, le ortografie insulari furono ricontrollate con Tupaia e, in molti casi, adattate integrandole con informazioni raccolte dai contatti con i Maori.\u00a0Una mappa di Tupaia fu riscoperta negli anni &#8217;50 da <strong><span style=\"color: #008000;\">John C.<\/span><\/strong> <strong><span style=\"color: #008000;\">Beaglehole,<\/span><\/strong> un ricercatore che studiava le carte di <strong><span style=\"color: #008000;\">Joseph Banks<\/span><\/strong>. Sebbene esista una copia attribuita a Cook, sembrerebbe che sia proprio questa la versione della mappa conservata nella British Library, copia fedele della terza ed ultima bozza su cui Tupaia aveva lavorato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32435 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Voyaging-paths-on-Tupaia\u2019s-Map-as-shown-on-T3B.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"1004\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Voyaging-paths-on-Tupaia\u2019s-Map-as-shown-on-T3B.jpg 1500w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Voyaging-paths-on-Tupaia\u2019s-Map-as-shown-on-T3B-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Voyaging-paths-on-Tupaia\u2019s-Map-as-shown-on-T3B-768x514.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Voyaging-paths-on-Tupaia\u2019s-Map-as-shown-on-T3B-1024x685.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Voyaging-paths-on-Tupaia\u2019s-Map-as-shown-on-T3B-1200x803.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Voyaging paths on Tupaia\u2019s Map, come mostrato nella T3\/B.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime interpretazioni confermarono gli errori del disegno di tutta la regione del Pacifico, non trovando correlazioni geografiche consistenti. Si trattava quindi di un madornale errore cartografico o c&#8217;erano altri fattori non conosciuti?\u00a0 La risposta \u00e8 emersa in questo nuovo <a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/00223344.2018.1512369\">studio<\/a> che di fatto riabilita <strong><span style=\"color: #008000;\">la mappa di Tupaia<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">sottolineando che non ci furono imprecisioni aberranti da parte sua ma errori di interpretazione sulla modalit\u00e0 di lettura della mappa da parte degli occidentali<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Un intermediario culturale<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">Secondo i ricercatori, Tupaia tradusse un &#8220;sistema polinesiano di orientamento marittimo&#8221; in un metodo concettualmente molto diverso ma pi\u00f9 comprensibile agli Europei. <\/span>In parole semplici, partendo da una rappresentazione cartografica bidimensionale, Tupaia trasfer\u00ec il sistema locale ponendo un nord posizionale al centro del grafico come riferimento per disegnare due rotte oceaniche: la prima tra <strong><span style=\"color: #008000;\">Rotuma<\/span><\/strong> e <strong><span style=\"color: #008000;\">Rapa Nui<\/span><\/strong> (un percorso marittimo\u00a0 che copre un quinto della circonferenza della terra) e l&#8217;altra tra <strong><span style=\"color: #008000;\">Tahiti (Otaheite)<\/span><\/strong> e le <strong><span style=\"color: #008000;\">Hawai&#8217;i<\/span><\/strong>. Queste rotte tracciate da Tupaia per\u00f2 non obbedivano alle regole cartografiche occidentali (con un riferimento cartografico polare basato su un sistema N-S e W -E) ma si basavano su principi di orientamento che potremmo definire olistici, tenenti conto del sorgere e tramontare delle stelle, dei treni d&#8217;onda, delle maree e degli elementi di contorno.\u00a0 Aspetti che tratter\u00f2 nella seconda parte di questo articolo.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fine I parte &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">immagine di anteprima: ragazza polinesiana &#8211; photo credit Christian COULOMBE\u00a0alias SMARTSHOT<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/32428\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/43948\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Riferimenti<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nJournal of Pacific History : <strong><a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/00223344.2018.1512369\">The Making of Tupaia\u2019s Map: A Story of the Extent and Mastery of Polynesian Navigation, Competing Systems of Wayfinding on James Cook\u2019s Endeavour, and the Invention of an Ingenious Cartographic System<\/a> <a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/00223344.2018.1512369\">https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/00223344.2018.1512369<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Andrea Mucedola, <strong><a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/16678\">Nei mari della Polinesia, dal Kon Tiki al H\u014dk\u016ble\u2019a<\/a><\/strong>su Ocean4future <strong><a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/16678\">http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/16678<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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