{"id":32387,"date":"2019-06-12T00:05:53","date_gmt":"2019-06-12T00:05:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=32387"},"modified":"2025-10-30T13:44:36","modified_gmt":"2025-10-30T12:44:36","slug":"perforazioni-profonde-nella-crosta-oceanica-per-prevedere-gli-tsunami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/32387","title":{"rendered":"Perforazioni profonde nella crosta oceanica pacifica potrebbero svelarci nuove informazioni sulla genesi dei terremoti e degli tsunami"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: terremoti, tsunami, perforazioni, risen system<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nave da ricerca giapponese di punta per la perforazione oceanica, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Chikyu<\/span><\/strong>, ha effettuato degli scavi nel fondo dell&#8217;oceano raggiungendo profondit\u00e0 mai raggiunte con l&#8217;obiettivo di raggiungere la profondit\u00e0 di 5200 metri nel punto in cui due importanti placche tettoniche si incontrano causando importanti eventi sismici. Gli ingegneri hanno rinunciato a quell&#8217;obiettivo a febbraio del 2019, dopo che la perforazione ha continuato a collassare poco pi\u00f9 di 3.250 metri nella crosta oceanica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32394 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Chikyu_g.jpg\" alt=\"\" width=\"642\" height=\"502\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Chikyu_g.jpg 650w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Chikyu_g-300x234.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/>Ora i ricercatori stanno cercando di capire cosa \u00e8 andato storto dopo uno sforzo quasi decennale di scavare la crosta oceanica in profondit\u00e0 nella <strong><span style=\"color: #008000;\">fossa di Nankai<\/span><\/strong>, al largo della costa sud-orientale del Giappone. Un&#8217;area sensibile dove la placca tettonica delle Filippine e quella eurasiatica si incontrano. In particolare, la placca tettonica filippina penetra sotto la placca eurasiatica, sulla quale si trova il Giappone, ad una velocit\u00e0 di circa quattro centimetri all&#8217;anno. Questo comporta che, lungo il bordo di contatto, le placche si oppongono e la pressione aumenta creando instabilit\u00e0 sismica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; stato valutato che questa collisione pu\u00f2 far scatenare terremoti di grande magnitudine con una ricorrenza tra i 90 ai 200 anni. I pi\u00f9 recenti, avvenuti nel 1944 e nel 1946, registrarono una magnitudo otto, con danni ingenti ed oltre 1300 vittime. Per quanto sopra, i geologi giapponesi ritengono che sia verosimile che un terremoto di magnitudo 8.1 possa colpire il Giappone nei prossimi 30 anni, con epicentro nella fossa di Nankai, a 100 chilometri dalla costa orientale del Paese. Un sisma tale che potrebbe causare da 12.000 a 18.000 persone. Lo studio di questa zona critica ha quindi una notevole importanza per poter comprendere le dinamiche profonde di quella zona del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma non solo. La fossa \u00e8 potenzialmente un&#8217;importante sorgente di idrocarburi sotto forma di clatrati di metano.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-32391 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/chikiu.jpg\" alt=\"\" width=\"667\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/chikiu.jpg 400w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/chikiu-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 667px) 100vw, 667px\" \/><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLa <strong><span style=\"color: #008000;\">fossa di Nankai<\/span><\/strong> si trova in una zona di subduzione, una regione geologicamente molto attiva in cui una placca tettonica si inserisce sotto un&#8217;altra, scatenando i terremoti pi\u00f9 potenti del mondo. Di fatto, tutti i terremoti noti di magnitudo maggiore di nove si sono verificati in quella zona. Il limite della placca \u00e8 cos\u00ec profondo che la <strong><span style=\"color: #008000;\">Chikyu<\/span><\/strong> (che in giapponese significa Terra) \u00e8 l&#8217;unica nave di perforazione oceanica in grado di raggiungerlo attraverso il mantello. La nave utilizza una struttura, il <strong><span style=\"color: #008000;\">riser<\/span><\/strong>, simile alla tecnologia utilizzata su una piattaforma petrolifera per stabilizzare le attrezzature di perforazione e penetrare il volume ed il fondale marino e verso il centro della Terra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32399 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/riser.jpg\" alt=\"\" width=\"649\" height=\"917\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/riser.jpg 474w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/riser-212x300.jpg 212w\" sizes=\"auto, (max-width: 649px) 100vw, 649px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nUsando il sistema <strong><span style=\"color: #008000;\">riser<\/span><\/strong>, gli scienziati di Chikyu intendono effettuare la perforazione scientifica pi\u00f9 profonda mai fatta in oceano. Il record precedente era detenuto dalla nave <strong><span style=\"color: #008000;\">JOIDES RESOLUTION<\/span><\/strong>, che nel 1993 effettu\u00f2 una perforazione fino a 2.111 metri di profondit\u00e0. Lo scorso ottobre, <strong><span style=\"color: #008000;\">Chikyu<\/span><\/strong> ha condotto la sua quarta missione su un sito, noto come <strong><span style=\"color: #008000;\">C0002<\/span><\/strong>, dove aveva gi\u00e0 effettuato una perforazione ad oltre 2900 metri sotto il fondo del mare. Questo nuovo tentativo si preannunciava complesso: gli ingegneri sapevano che la fase successiva della perforazione gli strati di roccia sottostanti risultavano spesso fratturati verticalmente e piegati lungo il percorso che la trivella stava cercando di attraversare. Il team <strong><span style=\"color: #008000;\">MarE3 (Marine-Earth Exploration and Engineering)<\/span> <\/strong>della Chikyu non si \u00e8 dato per vinto e, dopo molti tentativi, \u00e8 stato in grado di arrivare fino alla profondit\u00e0 di\u00a0 3262 metri.<\/p>\n<figure id=\"attachment_32395\" aria-describedby=\"caption-attachment-32395\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32395\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/chikyu-riser.png\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"606\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/chikyu-riser.png 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/chikyu-riser-300x214.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/chikyu-riser-768x547.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-32395\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">tecniche del Chikyu<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo la perforazione non ha potuto avere seguito. Sebbene gli ingegneri abbiano impiegato tutte le tecniche di consolidamento conosciute, il substrato ha infatti continuato a collassare, costringendo i tecnici ad iniziare una nuova perforazione sul lato del foro principale. La tecnica, tecnicamente chiamata <strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\">side tracking<\/span><\/span><\/strong>, \u00e8 utilizzata nell&#8217;esplorazione di petrolio e gas, ma non \u00e8 comune nella perforazione oceanica scientifica. Ciononostante, dopo diversi tentativi e ripetuti crolli, i ricercatori hanno dovuto infine interrompere la perforazione. Un\u2019ipotesi \u00e8 che il fango, che circolava all&#8217;interno e intorno all&#8217;apparecchiatura di perforazione, potrebbe essere stato pi\u00f9 pesante del previsto e che si siano create delle minuscole crepe nella roccia, destabilizzando il foro. Nonostante i tentativi di consolidare le pareti, i cedimenti sono pericolosamente continuati ed i ricercatori hanno valutato che un pozzo trivellato con molti rami laterali sarebbe stato troppo complesso da gestire. Dopo che le operazioni sul sito <strong><span style=\"color: #008000;\">C0002<\/span><\/strong> si sono interrotte, la Chikyu \u00e8 passata a perforare, senza il <strong><span style=\"color: #008000;\">riser,<\/span> <\/strong>in altri siti prossimi all\u2019area per studiare la vita nei sedimenti marini e la geologia della faglia superficiale che scaten\u00f2 il devastante terremoto di Tohoku del 2011. Il programma futuro deve ancora essere deciso, sebbene gli scienziati giapponesi non vogliono rinunciare a raggiungere l&#8217;obiettivo di 5200 metri ai limiti del mantello. Il lavoro decennale del team di ricercatori non andr\u00e0 per\u00f2 perduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Le lezioni apprese nella perforazione sul sito C0002 aiuteranno a far avanzare le tecniche di trivellazione in acque profonde<\/span><\/em><\/strong>\u201d, ha affermato Clive Neal, geologo presso l&#8217;Universit\u00e0 di Notre Dame nell&#8217;Indiana, che dirige un comitato tecnico per l\u2019impiego della nave scientifica statunitense <strong><span style=\"color: #008000;\">JOIDES RESOLUTION<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;obiettivo futuro \u00e8 di posizionare dei sistemi di monitoraggio a lungo termine su alcuni dei pozzi per misurare l&#8217;inclinazione della roccia, l&#8217;attivit\u00e0 sismica, la deformazione, la pressione dei pori e la temperatura, variabili chiave per capire come si comportano le rocce sottostanti. Queste misurazioni consentiranno una descrizione quantitativa di come si stia accumulando l\u2019energia tra le placche tettoniche, al fine di poter prevedere in anticipo i terremoti e preavvertire le zone costiere. Le misurazioni dovrebbero anche far luce su cosa avviene nella piastra di subduzione e su come si sviluppa la tensione che viene rilasciata durante un terremoto in superficie. Conoscenze importanti per prevedere quei terremoti che scatenano i devastanti tsunami che hanno spesso colpito il Pacifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima la nave da ricerca giapponese Chikiu a Yokosuka New Port, Kanagawa, Japan, autore Gleam &#8211; da https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Chikyu_1.jpg<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. 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