{"id":28597,"date":"2019-04-02T00:30:19","date_gmt":"2019-04-01T22:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=28597"},"modified":"2025-10-20T21:46:43","modified_gmt":"2025-10-20T19:46:43","slug":"storia-navale-attacco-a-gibilterra-1779-1783-di-aldo-antonicelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/28597","title":{"rendered":"1779-1783 &#8230; attacco a Gibilterra"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff; font-size: 8pt;\">..<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: SPAGNA &#8211; GIBILTERRA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: assedio, Gibilterra<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Durante la guerra d\u2019Indipendenza americana, gli alleati franco-spagnoli tentarono la conquista della fortezza britannica di Gibilterra, assediandola sia dal lato di terra che da quello di mare. L\u2019assedio dur\u00f2 da giugno 1779 a febbraio 1783.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28600 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1.jpg\" alt=\"\" width=\"869\" height=\"792\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1.jpg 869w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1-300x273.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1-768x700.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 869px) 100vw, 869px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">figura 1 &#8211; sezione di una delle batterie inventate da monsieur d\u2019Ar\u00e7on<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto culminante dell\u2019assedio fu il \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">grande attacco<\/span><\/strong>\u201d degli alleati del 13 settembre 1782, al quale presero parte, oltre alle artiglierie collocate sull\u2019istmo, pi\u00f9 di 100 bastimenti tra vascelli di linea, cannoniere e navi-bombarde. Il pericolo maggiore per la flotta alleata era costituito dalle bombe lanciate da mortai oppure da obici, e dalle palle arroventate sparate dai cannoni. Queste ultime erano un\u2019arma molto pericolosa per gli scafi in legno abbondantemente impeciati: una palla arroventata incastrata nel fasciame delle fiancate era difficile da rimuovere e poteva innescare facilmente un incendio; poich\u00e9 il proiettile cominciava prima a carbonizzare il legno adiacente poteva occorrere anche un\u2019ora prima che l\u2019incendio si sviluppasse completamente, rendendo cos\u00ec anche difficile localizzarlo e, quando ci\u00f2 accadeva, era spesso troppo tardi per soffocare le fiamme.\u00a0Per scongiurare tale pericolo i franco-spagnoli contavano su un\u2019arma che avrebbe dovuto costituire il loro \u201casso nella manica\u201d: <strong><span style=\"color: #008000;\">dieci batterie galleggianti \u201cinaffondabili e incombustibili\u201d progettate dall\u2019ingegnere militare francese Jean Le Michaud d\u2019Ar\u00e7on.<br \/>\n<\/span><\/strong><br \/>\nLe batterie, la cui sezione \u00e8 rappresentata nel disegno di fig. 1, probabilmente di pugno dello stesso d\u2019Ar\u00e7on, furono ottenute trasformando gli scafi di altrettanti vecchi bastimenti di stazza variabile tra 600 e 1.000 tonnellate; secondo un diarista britannico furono invece utilizzati alcuni dei mercantili che portavano i rifornimenti agli assedianti.<br \/>\nAd ogni bastimento furono tolte le sovrastrutture; la fiancata sinistra, quella che sarebbe stata presentata al nemico, fu rinforzata applicando un ulteriore doppio strato di fasciame, per uno spessore totale di circa 1,8-2,1 metri. L\u2019intercapedine tra i due strati fu riempita di sabbia umida e sughero. Per proteggerle dalle palle arroventate, d\u2019Ar\u00e7on ide\u00f2 un ingegnoso e complesso sistema. L\u2019acqua contenuta in serbatoi collocati nella parte pi\u00f9 alta delle batterie sarebbe scesa per gravit\u00e0 con un flusso costante lungo la fiancata tramite una rete di tubolature impregnando il sughero che avrebbe agito come una spugna trattenendo l\u2019acqua, che si sarebbe poi diffusa intorno ai fori e alle gallerie scavate dalle palle che avessero colpito le fiancate, soffocando sul nascere ogni principio d\u2019incendio. D\u2019Ar\u00e7on scrisse che l\u2019operazione sarebbe avvenuta in modo semplice e naturale, senza bisogno dell\u2019intervento umano; l\u2019acqua si sarebbe diffusa nell\u2019intercapedine come \u201c<em><strong><span style=\"color: #008000;\">il sangue nelle vene degli animali, cio\u00e8 doveva scorrere abbondantemente in tutte le ferite provocate nel legname dalle palle arroventate e circondare le palle, e l\u2019acqua utilizzata per questa circolazione non si sarebbe mai esaurita grazie allo strato spugnoso posto nell\u2019intercapedine tra gli strati di tavole del fasciame<\/span><\/strong><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per proteggere le batterie dal tiro ficcante fu realizzato un tetto parziale spiovente di legno sostenuto da montanti, somigliante a quello di una casa, forse rinforzato con lamiere di ferro (su questo punto le testimonianze sono piuttosto vaghe e discordanti), e coperto da pelli grezze anch\u2019esse mantenute costantemente bagnate tramite pompe. Secondo d\u2019Ar\u00e7on, questa protezione sarebbe stata sufficiente a far s\u00ec che le bombe scivolassero via prima di esplodere, mentre lo spessore degli strati di pelli avrebbe contenuto gli effetti di quelle che invece fossero esplose. La parte destra del ponte di coperta non protetta dal tetto fu ricoperta di sabbia. Per controbilanciare il peso dell\u2019armamento e della protezione che gravavano sul lato sinistro la zavorra fu collocata nella stiva in modo asimmetrico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28601\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1a.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"530\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1a.jpg 537w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1a-300x187.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">figura 2 &#8211; Le batterie furono dotate anche di una attrezzatura velica\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le batterie furono dotate anche di una attrezzatura velica e nonostante il peso e l\u2019elevata immersione dello scafo sembra manovrassero sufficientemente bene sotto vela (fig. 2).<br \/>\nLe dieci batterie erano divise in due tipi: con uno o due ponti di batteria. L\u2019armamento era costituito da cannoni di bronzo da 24 libbre; le cinque batterie a due ponti avevano da 17 a 21 pezzi, quelle ad un ponte 7 o 9; tutte inoltre avevano da 4 a 10 cannoni di riserva. Gli equipaggi erano costituiti da un massimo di 760 ad un minimo di 300 uomini. Le batterie furono costruite ad Algesiras, dove i lavori iniziarono a maggio e proseguirono ininterrottamente giorno e notte. Il 12 di settembre erano pronte e furono ormeggiate nell\u2019ancoraggio denominato dai britannici Orange Groove, situato a met\u00e0 strada tra Algesiras e Gibilterra. Poich\u00e9 Algesiras si trova dall\u2019altro lato della baia rispetto a Gibilterra, i difensori dalla loro posizione elevata poterono seguire giorno per giorno i progressi dei lavori. D\u2019altra parte la costruzione delle batterie non era pi\u00f9 un segreto: la notizia si era sparsa per tutta l\u2019Europa e addirittura, il giorno prima dell\u2019attacco, a Madrid furono pubblicate alcune tavole con i disegni delle batterie, tanta era la fiducia che si aveva nel loro successo. In seguito, numerose furono le riproduzioni di questi natanti, pi\u00f9 o meno fantasiose, che furono pubblicate (fig.3).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28602 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1b.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"811\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1b.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1b-300x203.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1b-768x519.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1b-1024x692.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">figura 3 &#8211; riproduzioni dei natanti<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di impiegare le batterie, D\u2019Ar\u00e7on avrebbe voluto metterne una alla prova, ma la sua proposta incontr\u00f2 l\u2019opposizione di molti ufficiali spagnoli che non volevano perdere tempo e temevano che un eventuale esito negativo dell\u2019esperimento avrebbe minato il morale degli equipaggi. Fu quindi deciso di attaccare anche se d\u2019Ar\u00e7on sosteneva che le batterie non erano ancora completamente allestite, che gli equipaggi non avevano terminato l\u2019addestramento e che le pompe per la circolazione dell\u2019acqua non funzionavano ancora perfettamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella memoria che scrisse a sua difesa, D\u2019Ar\u00e7on sostenne che quando l\u2019attacco fu deciso, solo la parte esterna delle batterie era completa mentre l\u2019allestimento interno era invece ancora incompleto, come si scopr\u00ec quando si misero in azione le pompe per riempire d\u2019acqua i serbatoi dai quali l\u2019acqua avrebbe dovuto scendere per gravit\u00e0 e circolare nelle intercapedini: poich\u00e9 era stato trascurato il calafataggio delle pareti entro le quali l\u2019acqua avrebbe dovuto circolare si vide che l\u2019acqua filtrava attraverso il fasciame e si spandeva all\u2019interno. Poich\u00e9 gli ufficiali della marina temevano che l\u2019acqua avrebbe inumidito la polvere da sparo, l\u2019operazione di riempimento fu sospesa. Furono perci\u00f2 otturate le condutture interne e ci si limit\u00f2 ad una semplice irrorazione superficiale del fasciame, perdendo cos\u00ec gran parte del vantaggio che il sistema avrebbe conferito. Nel frattempo i difensori avevano preso le necessarie misure per l\u2019ormai imminente attacco da parte delle batterie galleggianti. Per arroventare le palle i difensori della fortezza potevano contare su forni mobili ma, una volta rivelatisi il loro numero insufficiente, furono improvvisati dei fal\u00f2 alimentati da qualsiasi tipo di legname fosse a portata di mano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28603 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1c.jpg\" alt=\"\" width=\"1331\" height=\"856\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1c.jpg 1331w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1c-300x193.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1c-768x494.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1c-1024x659.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1c-460x295.jpg 460w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1c-1200x772.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1331px) 100vw, 1331px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">figura 4 &#8211; Un altro mezzo importante di difesa era costituito da un nuovo tipo di affusto che permetteva di aumentare l\u2019angolo di depressione dei cannoni collocati nelle postazioni d\u2019artiglieria scavate nel fianco della Roccia di Gibilterra per colpire anche i bersagli pi\u00f9 vicini.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro mezzo importante di difesa era costituito da un nuovo tipo di affusto recentemente ideato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">luogotenente George Frederick Koehler<\/span><\/strong> dell\u2019Artiglieria Reale [fig. 4], affusto che permetteva di aumentare l\u2019angolo di depressione dei cannoni collocati nelle postazioni d\u2019artiglieria scavate nel fianco della Roccia di Gibilterra in modo da consentir loro di colpire anche i bersagli pi\u00f9 vicini. L\u2019artiglieria che difendeva il fronte a mare della fortezza era composta da 80 cannoni, 7 mortai e 9 obici.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28604 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1d.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"702\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1d.jpg 1000w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1d-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1d-768x539.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1d-400x280.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">figura 5 &#8211; Alle 9 del mattino del 13 settembre la squadra alleata si port\u00f2 all\u2019attacco.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28605 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1e.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"796\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1e.jpg 1200w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1e-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1e-768x509.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1e-1024x679.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">figura 6 &#8211; Le dieci batterie galleggianti si ancorarono ad una distanza di circa 6.700 metri\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 9 del mattino del 13 settembre la squadra alleata si port\u00f2 all\u2019attacco. Le dieci batterie galleggianti si portarono, sotto vela secondo un diarista britannico oppure rimorchiate dalle lance secondo Fernandez Duro, davanti al muro di cortina compreso tra il Bastione del Re e il Molo Vecchio [fig. 5], dove si ancorarono ad una distanza di circa 6.700 metri [fig. 6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019avanzare del giorno si lev\u00f2 un vento dal sud che provoc\u00f2 una mareggiata che non solo ostacol\u00f2 le batterie galleggianti rendendone il fuoco pi\u00f9 lento ed impreciso, ma imped\u00ec al naviglio a vela e alle cannoniere e navi bombarde che avrebbero dovuto supportarle e dividere il tiro dei difensori, di portarsi nelle posizioni loro assegnate. Le batterie galleggianti furono perci\u00f2 prese sotto il tiro della maggior parte dei cannoni della fortezza. Nonostante i forni per arroventare le palle fossero stati accesi di prima mattina, i primi proietti arroventati furono disponibili solo verso mezzogiorno. Per molte ore le batterie sembrarono reggere bene il fuoco britannico: gli osservatori vedevano le granate rimbalzare contro le coperture superiori e non sembrava che le palle arroventate producessero alcun danno. I difensori videro stupefatti che anche le palle di maggior calibro rimbalzavano sulle loro fiancate e che la copertura della batteria ammiraglia, la Pastora, aveva resistito all\u2019impatto una bomba da 13 pollici. Nonostante quanto appariva dall\u2019esterno, le batterie avevano per\u00f2 gi\u00e0 subito molti danni; lungi dall\u2019essere impenetrabili, le loro fiancate erano state trapassate da numerose palle: sia sulla Tallapiedra che sulla Pastora vi erano un centinaio di uomini fuori combattimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tardo pomeriggio gli osservatori da ambo le parti videro molto fumo levarsi dalla Tallapiedra, sulla quale era imbarcato anche lo stesso d\u2019Ar\u00e7on, che dovette sospendere il fuoco per tentare di domare un incendio. Una palla arroventata era penetrata nella sua fiancata per quasi un metro ma la lentezza con la quale aveva appiccato il fuoco al legname circostante aveva fatto s\u00ec che passasse inosservata e quando ci si accorse dell\u2019incendio era ormai troppo tardi. Anche la Pastora era in preda alle fiamme, ma il suo equipaggio riusc\u00ec a manovrare le pompe pur continuando il fuoco. Purtroppo su ambedue le batterie gli incendi si rivelarono presto incontrollabili.\u00a0 Molti libri scritti dopo la fine dell\u2019assedio riportano la testimonianza di un ufficiale italiano che partecip\u00f2 all\u2019attacco, che conferma come inizialmente fosse sembrato che le batterie fossero effettivamente in grado di resistere al fuoco cui erano sottoposte (secondo i calcoli dei difensori furono colpite da un totale di 5.000 palle arroventate da 24 e 32 libbre) e fino alle due del pomeriggio avessero subito relativamente pochi danni, ma che dopo l\u2019inizio degli incendi sulle due batterie tutte le speranze cominciarono a svanire e, complice forse anche il panico e la confusione che si stavano diffondendo sia tra gli equipaggi che tra gli ufficiali superiori, su tutte le unit\u00e0 dopo le sette di sera il fuoco fu sospeso e cominciarono ad essere lanciati razzi di segnalazione per chiedere soccorso. Furono inviate scialuppe e cannoniere in soccorso degli equipaggi, ma queste furono prese di mira dalle artiglierie della fortezza e da una flottiglia di 12 cannoniere britanniche armate con un cannone da 18 o da 24 libbre a prua, inviate ad impedire che le cannoniere fossero portate in salvo; l\u2019artiglieria spagnola apr\u00ec il fuoco contro queste ultime ma nell\u2019oscurit\u00e0 furono colpite anche le imbarcazioni alleate.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28606\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1f.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"567\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1f.jpg 658w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/antonicelli-1f-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">figura 7 &#8211; Attaccate dalle cannoniere britanniche e bersagliate dal tiro dell\u2019artiglieria della fortezza le imbarcazioni di soccorso spagnole furono costrette a ritirarsi<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso la mezzanotte, la Tallapiedra esplose, nonostante si fosse presa la precauzione di allagarne i depositi della polvere, seguita anche dalla Pastora. Poco dopo anche le altre batterie presero fuoco, o per effetto dei proietti arroventati oppure perch\u00e9 i loro ufficiali, convinti che fosse impossibile allontanarle, avevano dato ordine di incendiarle e distruggerle. Attaccate dalle cannoniere britanniche e bersagliate dal tiro dell\u2019artiglieria della fortezza le imbarcazioni di soccorso spagnole furono costrette a ritirarsi (fig. 7); le cannoniere britanniche cominciarono a salvare i naufraghi spagnoli operazione che fu per\u00f2 sospesa quando altre due batterie esplosero verso le cinque del mattino, danneggiando o affondando alcune cannoniere. Delle altre sei batterie in fiamme, tre esplosero prima delle 11 del mattino, mentre delle restanti due bruciarono fino alla linea di galleggiamento senza esplodere perch\u00e9 i depositi di polvere erano stati allagati mentre l\u2019ultima, abbandonata, fu incendiata dai britannici perch\u00e9 troppo danneggiata per poter essere recuperata. In totale, le perdite franco-spagnole furono di circa 2.000 tra morti, feriti e prigionieri.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Aldo Antonicelli<br \/>\nLaboratorio di Storia marittima e navale &#8211; Universit\u00e0 di Genova<br \/>\ndcbpan@tin.it<br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">articolo pubblicato per la prima volta dal <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/Laboratorio-di-Storia-marittima-e-navale-Universit\u00e0-di-Genova-268697916628235\/?__xts__[0]=68.ARBdtqIPuK4gTzAAAezTFLQ_FdK-i1TCWAUJOrhoFjpaK85Gp0WM1LtucKMOGt0M-uYur4n9X6b6YzqsfYK3YyqCQyvflEg73P_i6dVNyGmvOMl_NHz3B1F7m-H2YHrv99HurfLL7PNp4Icf-ga3aITcZB0aAZQbwUZlacgJKZRqx7pZuuhvZfED4zZvAmCzxkDcOZ1Rin-eWgxNLC9cvX6iE9eB7wPYOvBGhFwT0JBzzIerHgESHVBQTVubA2xbZRxi_BWrp-Exe-vDW9YFKhBDcM4ltSuX67pWHroCicY36oMSlQW8-4z4VnHGRhZGKnpNAO3SNn5EpSnbJGpr2a385w\">Laboratorio di Storia marittima e navale &#8211; Universit\u00e0 di Genova<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Bibliografia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n&#8211; Samuel Ancell, A Journal of the Blockade and Siege of Gibraltar.<\/p>\n<p>&#8211; Jean Le Michaud d\u2019Ar\u00e7on, Memoire pour servir a l\u2019Histoire du siege de Gibraltar par l\u2019Auteur des Batteries flottantes, Cadice 1783.<\/p>\n<p>&#8211; Ces\u00e1reo Fern\u00e1ndez Duro &#8211; Armada Espa\u00f1ola (desde la uni\u00f3n de los reinos de Castilla y Arag\u00f3n), tomo VII.<\/p>\n<p>&#8211; F. G. Stephens, Gibraltar and Its Sieges, 1879<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Fonti internet<\/span><\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.britishbattles.com\/war-of-the-revolution-1775-to-1783\/siege-of-gibraltar\/?fbclid=IwAR0F84gS0CKJ66n2PLQWwDYmgEkcrg7Jvf27d-NeOCopiYvFiZwoRieXfvg\">https:\/\/www.britishbattles.com\/war-of-the-revolution-1775-to-1783\/siege-of-gibraltar<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/gibraltar-intro.blogspot.com\/2011\/01\/chapter-17.html?fbclid=IwAR1hMuBXX1mnfF_pQN_hCsOdWyjY_z-MGyi2LBwzoIzAgzhHcDKZN1S44io\">https:\/\/gibraltar-intro.blogspot.com\/2011\/01\/chapter-17.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/schools.gibraltarheritagetrust.org.gi\/siege\/chapter-08.html?fbclid=IwAR1uHMRt0QENZ2G3Ybvv-wYmkU797IYDJlWrn-DpDF--Fu7Ut6dw5FQkq34\">schools.gibraltarheritagetrust.org.gi\/siege\/chapter-08.html<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; .. ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XVIII SECOLO AREA: SPAGNA &#8211; GIBILTERRA parole chiave: assedio, Gibilterra &nbsp; Durante la guerra d\u2019Indipendenza americana, gli alleati franco-spagnoli tentarono la conquista della fortezza britannica di Gibilterra, assediandola sia dal lato di terra che da quello di mare. 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