{"id":28574,"date":"2019-04-04T00:18:58","date_gmt":"2019-04-03T22:18:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=28574"},"modified":"2026-02-15T19:28:23","modified_gmt":"2026-02-15T18:28:23","slug":"archeologia-subacquea-e-delle-acque-un-mondo-di-ali-sommerse-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/28574","title":{"rendered":"Relitti: un mondo di ali sommerse &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: RELITTI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ITALIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: aerei<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-28738\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/junkers-j2a.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"655\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/junkers-j2a.jpg 720w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/junkers-j2a-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/junkers-j2a-180x138.jpg 180w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il recupero di uno Junkers JU 52 Lero (Grecia)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tre importanti recuperi<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn Italia si \u00e8 proceduto in tre occasioni al recupero di relitti aeronautici sommersi, considerati di particolare interesse per il loro restauro e la successiva musealizzazione: il primo, effettuato nel giugno 1982, concerneva di un caccia americano \u201cRepublic P47 Thunderbolt\u201d, il secondo, effettuato nel novembre 1991, di un caccia italiano reggiane Re 2001 e il terzo, del gennaio 1998, di un Curtiss P40 L Wahawk\u201d, unica versione esistente di questo aereo da caccia propulso da un motore Packard V 1610-1 da 1318 cavalli. Racconto brevemente la loro storia e dei tentativi di recupero che, sebbene si conclusero in modo diverso, rappresentarono un \u201cbanco di prova\u201d ed un riferimento futuro per le procedure di recupero dell\u2019archeologia aeronautica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Republic P 47 Thunderbolt<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel settembre 1976, circa tre miglia al largo di Santa Marinella (Civitavecchia), durante un\u2019immersione su un fondale a venti metri di profondit\u00e0, due subacquei sportivi si trovarono di fronte al relitto di un aereo da caccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-28739 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Republic_P-47N_Thunderbolt_in_flight.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"667\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Republic_P-47N_Thunderbolt_in_flight.jpg 450w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Republic_P-47N_Thunderbolt_in_flight-300x235.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad un primo esame il relitto si rivel\u00f2 essere un aereo da caccia americano \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Republic P 47 Thunderbolt<\/span><\/strong>\u201d complessivamente ancora in buone condizioni. Solo il motore risultava staccato dalla struttura del velivolo mentre le pale dell\u2019elica erano leggermente piegate all\u2019indietro. L\u2019abitacolo, ancora integro, era aperto e le cinture del pilota sganciate. Questi indizi fecero ipotizzare che probabilmente durante la fase di ammaraggio il motore girava ancora lentamente e il pilota ebbe la possibilit\u00e0 di abbandonare l\u2019aereo prima che affondasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il relitto venne segnalato alle competenti Autorit\u00e0 e poich\u00e9 si presentava integro e di particolare interesse per un eventuale restauro e musealizzazione, ne venne deciso il recupero. Le operazioni vennero affidate al <strong><span style=\"color: #008000;\">Centro di Sopravvivenza Aerosocc<\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\">orritori dell\u2019Aeronautica Militare<\/span><span style=\"color: #008000;\"> e al<\/span> 1\u00b0 Raggruppamento Elicotteri \u201cAntares\u201d di Viterbo con il contributo e la consulenza del personale specializzato del Museo dell\u2019Aeronautica Vigna di Valle. L\u2019aereo venne imbracato e sollevato con dei palloni idrostatici e trasportato lentamente vicino alla costa dove venne appoggiato su un fondale pi\u00f9 basso per procedere al successivo recupero con altri mezzi. Per la prima volta in Italia venne deciso di sperimentare il recupero di un relitto dal fondo del mare mediante l\u2019impiego di un velivolo ad ala rotante, senza avvalersi dei pontoni galleggianti solitamente impiegati allo scopo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-28733\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-a.jpg\" alt=\"\" width=\"1429\" height=\"2212\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-a.jpg 1429w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-a-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-a-768x1189.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-a-662x1024.jpg 662w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-a-1200x1858.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1429px) 100vw, 1429px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 il relitto era stato spostato nella zona di mare antistante il Centro di addestramento al Tiro di Furbara, i sommozzatori del Centro di Sopravvivenza dell\u2019Aeronautica ritennero opportuno assumere la responsabilit\u00e0 del recupero del velivolo e coordinare le operazioni con il Raggruppamento \u201cAntares\u201d che mise a disposizione un elicottero \u201cCH 47 Chinook\u201d in grado di sollevare un peso massimo di circa diecimila chilogrammi al gancio baricentrico. Il peso del relitto venne stimato in circa seimila chilogrammi tenuto conto anche dell\u2019acqua che, inevitabilmente, non avrebbe fatto in tempo a defluire dalla fusoliera. Per tale motivo il relitto venne sollevato in posizione inclinata, con la coda verso il basso per facilitare la fuoriuscita dell\u2019acqua dai portelli di coda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aereo venne quindi imbracato con cavi in acciaio collegati ad una speciale piattaforma galleggiante idonea ad agganciare automaticamente il cavo di sollevamento dell\u2019elicottero.<br \/>\nLa mattina del 21 giugno 1982 iniziarono le operazioni di recupero. All\u2019evento erano presenti molti giornalisti e anche la televisione nazionale per documentare l\u2019insolito recupero. Verso le 9,30 l\u2019elicottero \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">CH 47<\/span><\/strong>\u201d si posizion\u00f2 sulla verticale del relitto, lo agganci\u00f2 e stazionando in \u201cover\u201d inizio il recupero. Improvvisamente sulla superficie del mare tra gli schizzi d\u2019acqua creati dalla turbolenza delle pale dell\u2019elicottero apparve come un fantasma il caccia americano \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">P 47<\/span><\/strong>\u201d. L\u2019elicottero forz\u00f2 al massimo i motori per circa trenta secondi poi, forse perch\u00e9 al limite della capacit\u00e0 di sollevamento, fu costretto ad adagiare nuovamente il relitto sul fondo. Infatti, come dichiar\u00f2 successivamente il pilota, la temperatura ambientale non consentiva un ottimale raffreddamento delle turbine dei motori dell\u2019elicottero e pertanto venne deciso di abortire la missione per effettuare la missione in un\u2019altra occasione a mezzo di un pontone galleggiante. Di fatto a causa di problemi tecnici <span style=\"color: #008000;\">non<\/span> fu possibile recuperare il relitto.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il relitto del Reggiane Re 2001<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel novembre 1991 a Capo Ferrato, Sardegna, venne recuperato un relitto del caccia italiano Reggiane Re 2001. L\u2019aereo venne casualmente rinvenuto, seminascosto tra la posidonia, da un subacqueo sportivo locale, in un fondale di circa -12 metri di profondit\u00e0. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">Gruppo Amici Velivoli Storici<\/span><\/strong> di Torino unitamente ai Carabinieri Subacquei del Nucleo di Cagliari effettuarono il recupero del relitto che successivamente venne restaurato. Il velivolo Reggiane Re 2001 Falco 2, recuperato e giunto ai nostri giorni, risulta l\u2019unico di questa serie; era stato costruito in soli 237 esemplari. L\u2019aereo, che porta il numero di matricola MM08071, fu il primo Re 2001 prodotto in serie. Collaudato a Reggio nel maggio 1941, il velivolo venne assegnato al 2\u00b0 Gruppo Caccia, ma per un atterraggio a carrello retratto dovette tornare presso le Officine di Reggio per la riparazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-28742 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Reggiane_Re.2002.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"604\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Reggiane_Re.2002.jpg 390w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Reggiane_Re.2002-300x214.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 16 novembre 1941 il velivolo torn\u00f2 al 2 Stormo Caccia per poi tornare, nei primi mesi del 1943, a Guidonia e successivamente a Centocelle, che ospitava il Reparto sperimentale. Una curiosit\u00e0 l&#8217;aereo venne dipinto di giallo e dotato di cineprese per partecipare alle riprese del film dell\u2019 Istituto Luce \u201cPrimo Volo\u201d. Venne poi ridipinto in livrea mimetica e destinato al 24\u00b0 Gruppo Caccia in Sardegna. Per il volo di trasferimento venne incaricato il Sergente Giulio Zangheri. Un documento rinvenuto presso lo Stato Maggiore Aeronautica attesta che il \u201c11 aprile 1943, velivolo Re 2001 partito da Centocelle per Cagliari \u00e8 andato perduto, pilota salvo\u201d. Il Reggiane Re 2001 \u00e8 attualmente esposto presso la sede del Museo dell\u2019Aeronautica Vigna di Valle.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #edf723;\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_ijxZGfoV4ow\"><div id=\"lyte_ijxZGfoV4ow\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/ijxZGfoV4ow\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><button tabindex=\"0\" class=\"play\"><\/button><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ijxZGfoV4ow\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/ijxZGfoV4ow\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div> <strong style=\"font-size: 12pt; text-align: justify; font-family: inherit; color: initial;\"><span style=\"color: #008000;\">Un altro relitto di Reggiane Re. 2000 \u00e8 stato recuperato il 4 Dicembre 2014 dalla Societ\u00e0 Micoperi al largo di Porto Venere (SP). Il velivolo, sorretto da un apposito telaio, \u00e8 stato successivamente posto su una chiatta, messa a disposizione dalla Marina Militare, per il successivo trasferimento presso la base logistica dell&#8217;Aeronautica Militare di Cadimare, dove saranno compiuti i primi interventi di desalinizzazione. Il velivolo, pilotato dall&#8217;allora ventisettenne spezzino Maresciallo Luigi Guerrieri, Medaglia d&#8217;Argento al Valor Militare, ammar\u00f2 il 16 aprile del 1943 a causa di un&#8217;avaria al motore. Il relitto era stato localizzato per la prima volta nell&#8217;aprile dello scorso anno dai cacciamine del <\/span><span style=\"color: #008000;\">Comando Forze di Contromisure Mine della Marina Militare di La Spezia durante un&#8217;esercitazione. Generosamente la ditta Micoperi, leader mondiale nel settore, si \u00e8 offerta per effettuare il recupero a titolo gratuito. Dopo le necessarie valutazioni tecniche e grazie alla fattiva collaborazione e unit\u00e0 d&#8217;intenti delle diverse Amministrazioni, sono state pianificate in tempi molto brevi, le attivit\u00e0 di recupero concordate con le competenti Soprintendenze e la Capitaneria di Porto. Dopo numerose ispezioni subacquee compiute con ROV&nbsp; e con i sub della Micoperi, il relitto \u00e8 stato accuratamente ispezionato; si \u00e8 quindi proceduto alle operazioni di pulizia per scoprire con la sorbona parti coperte della fusoliera. In ultimo&nbsp; si \u00e8&nbsp; posizionato il velivolo su una struttura piana, precedentemente realizzata dalla societ\u00e0 Micoperi, che \u00e8 stata poi sollevata dal fondale con una gru per non sottoporre a pericolose trazioni la sua fragile struttura. La stessa \u00e8 stata poi posizionata a bordo del pontone &#8220;Micoperi 30&#8221;. Le diverse fasi dell&#8217;attivit\u00e0 di recupero del relitto, costantemente monitorate e coordinate dal Servizio Operativo della Capitaneria di Porto della Spezia, sono state seguite a bordo del pontone &#8220;Micoperi 30&#8221; da Ufficiali dell&#8217;Aeronautica Militare, nonch\u00e9 da personale tecnico e direttivo delle Soprintendenze per i beni culturali e per i beni storici della Liguria, cui compete l&#8217;alta sorveglianza sul restauro del velivolo per la successiva esposizione presso il Museo Storico dell&#8217;Aeronautica Militare &#8211; estratto video da Canale 5 Speciale TG5&nbsp;<\/span><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Curtiss P40 L Warhwak<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nNel 1997 Angelo Silvestri, Presidente dell\u2019Archeosub Pontino, nonch\u00e9 appassionato subacqueo, esperto di velivoli storici e profondo conoscitore di relitti aeronautici, localizz\u00f2 a circa 200 metri da litorale di Capo Portiere (Latina) un relitto, pressoch\u00e9 integro, di un \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Curtiss P 40 L Warhwak\u201d<\/span><\/strong>. Considerate le ottime condizioni complessive e l\u2019interesse storico che rappresentava, venne deciso il recupero del relitto dopo le incombenze burocratiche relative alla denuncia del ritrovamento e l&#8217;autorizzazione al recupero da parte delle Autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-28734\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-b.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"551\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-b.jpg 608w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-b-300x194.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 significativo il fatto che, per la prima volta in Italia, il recupero di un relitto aeronautico di particolare interesse storico e archeologico, fu possibile grazie al totale impegno dei privati e, particolarmente, dell\u2019Associazione \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Archeosub Pontino<\/span><\/strong>\u201d di Latina. Ai lavori di recupero contribu\u00ec anche la ditta di lavori subacquei \u201cTecnosub\u201d che mise a disposizione il pontone appoggio necessario per il sollevamento del velivolo.&nbsp;Durante la fase di scavo, che dur\u00f2 tre giorni, il relitto venne liberato dal fango con delle \u201csorbone\u201d e poi imbracato e sollevato con l\u2019impiego di quattordici palloni idrostatici che garantivano una spinta di 12 tonnellate. La spinta di sollevamento era sicuramente ben superiore al peso del velivolo che era stato stimato in circa quattro tonnellate ma fu necessaria per vincere l\u2019effetto ventosa che il sedimento esercitava sul relitto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-28735\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-c.jpg\" alt=\"\" width=\"1185\" height=\"794\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-c.jpg 1185w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-c-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-c-768x515.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/berutti-2-c-1024x686.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1185px) 100vw, 1185px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aereo, sollevato dai palloni, venne collocato su una speciale slitta, appositamente realizzata per far scivolare il relitto fino a riva; questa operazione di traino venne resa possibile con l\u2019utilizzo di una grossa gru collocata a terra. Quello che fa speciale questo ritrovamento \u00e8 che sebbene nel mondo esistano ancora pi\u00f9 di ottanta P-40 (di cui solo una decina ancora in grado di volare) nessuno di essi possiede un motore Packard. Una vera rarit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-28745\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fiat-B.R.-20-Imperia.jpg\" alt=\"\" width=\"875\" height=\"564\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fiat-B.R.-20-Imperia.jpg 1775w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fiat-B.R.-20-Imperia-300x194.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fiat-B.R.-20-Imperia-768x495.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fiat-B.R.-20-Imperia-1024x661.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Fiat-B.R.-20-Imperia-1200x774.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 875px) 100vw, 875px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Relitto di un FIAT B.R. 20. Il 13 giugno del 1940 questo aereo, dopo una missione operativa, gravemente danneggiato ammar\u00f2 di fronte al paesino di Santo Stefano al Mare (Imperia), a circa un miglio e mezzo dalla costa. I resti giacciono sul fondo a 47 metri di profondit\u00e0.&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Museologia e criteri espositivi<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI relitti aeronautici dopo il recupero e il restauro devono essere resi fruibili al pubblico secondo precisi criteri espositivi. Il metodo cronologico \u00e8 normalmente quello pi\u00f9 seguito: i velivoli vengono esposti secondo un criterio temporale tenuto conto del loro periodo di fabbricazione e impiego. Altre volte, considerato il particolare sviluppo di alcune componenti dei velivoli quali motori, armamenti, apparati radio, radar o altro, potrebbe essere necessario integrare o intercalare l\u2019esposizione con altre pi\u00f9 specifiche o di carattere monotematico per evidenziare meglio determinate caratteristiche costruttive e tipologiche delle macchine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-28744\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/12101720vigna203.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"623\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/12101720vigna203.jpg 580w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/12101720vigna203-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/12101720vigna203-220x161.jpg 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Museo dell\u2019Aeronautica Militare Vigna di Valle<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia vi sono alcuni importanti musei aeronautici che, oltre ad essere i luoghi dove fisicamente sono custoditi ed esposti i velivoli, assumono una rilevante funzione didattica nella divulgazione delle conoscenze e della storia dello sviluppo tecnologico che \u00e8 parte integrante della cultura dei paesi industrializzati. Tra questi il <strong><span style=\"color: #008000;\">Museo dell\u2019Aeronautica Militare Vigna di Valle<\/span><\/strong> la cui sede espositiva \u00e8 collocata in prossimit\u00e0 della sponda meridionale del lago di Bracciano, gi\u00e0 sede del primo cantiere sperimentale aeronautico. Inaugurato il 24 maggio 1977 il Museo raccoglie in quattro hangar, distribuiti su un\u2019area espositiva di undicimila metri quadrati, velivoli di ogni epoca, motori e numerosi cimeli aeronautici. Una struttura museale che merita una visita.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Stefano Berutti<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">..<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/28566\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/28574\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. &nbsp; . 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