{"id":28498,"date":"2019-03-27T00:12:11","date_gmt":"2019-03-27T00:12:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=28498"},"modified":"2025-09-22T20:15:37","modified_gmt":"2025-09-22T18:15:37","slug":"relitti-i-relitti-aereonautici-del-secondo-conflitto-mondiale-nei-mari-del-mondo-di-berutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/28498","title":{"rendered":"Dal cielo al mare, i relitti aeronautici del secondo conflitto mondiale nei mari del mondo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff; font-size: 8pt;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: RELITTI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">parole chiave: relitti, aerei&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella storia dell\u2019Umanit\u00e0 la Seconda guerra mondiale \u00e8 stato il conflitto nel quale si \u00e8 fatto ricorso all\u2019utilizzo di armi di ogni tipo da parte dei belligeranti, comprese quelle nucleari. Fu proprio durante tale periodo che l\u2019aviazione militare si svilupp\u00f2 ed afferm\u00f2 quale arma determinante nell\u2019esito delle battaglie.<\/p>\n<figure id=\"attachment_28753\" aria-describedby=\"caption-attachment-28753\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28753\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Sparviero.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Sparviero.jpg 574w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Sparviero-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-28753\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #008000;\"><b>una formazione di Savoia Marchetti S 79 \u201cSparviero\u201d, soprannominato \u201cil Gobbo Maledetto\u201d, per la particolare configurazione dovuta all\u2019installazione della mitragliatrice dorsale. Questo magnifico trimotore fu l\u2019aerosilurante tipico della regia aeronautica militare italiana nelle battaglie aeronavali. Uno Sparviero \u00e8 stato ritrovato nel 2016 nelle acque di Sciacca a 38 metri di profondit\u00e0 \u2026 da <\/b><\/span><a style=\"color: #008000; font-weight: bold;\" href=\"https:\/\/www.ilprimatonazionale.it\/cultura\/alessandro-guidoni-63204\/\">https:\/\/www.ilprimatonazionale.it . <\/a><\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-28756 alignright\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Douhet1.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Douhet1.jpg 227w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Douhet1-213x300.jpg 213w\" sizes=\"(max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/><span style=\"font-size: inherit;\">Nel 1921 il teorico d\u2019arte militare italiano generale <\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><span style=\"color: #008000;\">Giulio Douhet<\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\"> (1869-1930) nel suo volume \u201c<\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><span style=\"color: #008000;\">Il dominio dell\u2019aria<\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\">\u201d svilupp\u00f2 il principio secondo cui \u00e8 possibile mettere \u201cin ginocchio\u201d il nemico con massicci bombardamenti aerei.&nbsp;<\/span>Douhet espresse il suo concetto con la frase lapidaria: \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Opporre resistenza a terra e cercare di decidere le sorti della guerra in aria!<\/span><\/strong>\u201d. Winston Churchill comment\u00f2 che, tra tutte le forme di forza militare, il potere aereo \u00e8 difficile da misurare ed \u00e8 persino difficile esprimerlo in termini precisi. Vigoroso, flessibile, veloce e di ampio raggio ma la sua efficacia, come il potere militare marino e terrestre \u00e8 inversamente proporzionale alla distanza dalla base operativa. Non fu l&#8217;unica volta che il grande statista britannico si sbagli\u00f2. L&#8217;uso dell&#8217;aereo sia come mezzo offensivo che difensivo cambi\u00f2 le regole della guerra terrestre e navale.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Se vi dicessi che la guerra aeronavale fu inventata dagli Italiani?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI primi esperimenti riguardo a questa nuova concezione di guerra aeronavale furono compiuti in Italia, dal capitano del genio navale <strong><span style=\"color: #008000;\">Alessandro Guidoni<\/span><\/strong>. <img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28757 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/318px-Alessandro_Guidoni.jpg\" alt=\"\" width=\"247\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/318px-Alessandro_Guidoni.jpg 318w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/318px-Alessandro_Guidoni-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 247px) 100vw, 247px\" \/>Fin dal 1914, sotto la direzione tecnica proprio di Alessandro Guidoni, l\u2019arsenale della marina di Venezia, aveva realizzato un idrovolante studiato per l\u2019impiego come aerosilurante. Guidoni non fu solo un valente ingegnere. Consegu\u00ec il brevetto di pilota di aereo e di idrovolante. Realizz\u00f2 nuove armi (ad esempio la bomba a guida giroscopica &#8220;Crocco-Guidoni&#8221;, destinata ad essere sganciata da aeromobili anche a grande distanza dall&#8217;obiettivo, nuove soluzioni idro- e aerodinamiche, ma anche nuove navi (la nave porta idrovolanti Europa). Dopo il 1923 transit\u00f2 dalla regia Marina alla neo nata Regia Aeronautica dove venne promosso al grado di maggior generale del Genio Aeronautico, il pi\u00f9 alto in grado e primo capo del corpo tecnico, appena costituito, a capo della Direzione superiore del genio e delle costruzioni Aeronautiche, una Direzione divisa in due sezioni: una &#8220;produzione aeroplani&#8221;, comandata da Giulio Gavotti, l&#8217;autore nel 1911 del primo bombardamento aereo della storia, ed una &#8220;dirigibili&#8221;, comandata da Umberto Nobile, in seguito celebre esploratore polare. Per il suo prestigio, viene nominato &#8220;Honorary Fellow&#8221;, dalla Royal Aeronautical Society, onore riservato all&#8217;epoca a sole altre tredici persone. La sua vita si concluse tragicamente il 27 aprile 1928 sperimentando personalmente il paracadute tipo Salvator, il cui funzionamento destava in lui qualche perplessit\u00e0. Il paracadute non si apr\u00ec ed egli si sfracell\u00f2 al suolo.&nbsp; In quegli anni, matur\u00f2 l&#8217;impiego di un mezzo aereo in ruolo navale \u2026 una tattica che si svilupp\u00f2 nel secondo conflitto mondiale e che modific\u00f2 di conseguenza gli armamenti navali &#8230; ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_28758\" aria-describedby=\"caption-attachment-28758\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28758\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/thG0D4UHEZ.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"624\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/thG0D4UHEZ.jpg 474w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/thG0D4UHEZ-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/thG0D4UHEZ-220x161.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-28758\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un Sopwith Cuckoo in azione (1918). Questo velivolo aveva il ruolo principale di aerosilurante. Dovendo operare dalle navi era stato espressamente progettato per avere le ali ripiegabili. Il carico offensivo era costituito da un singolo siluro da 457 mm che veniva caricato sotto la fusoliera. In questa foto ha appena sganciato un siluro. Wikipedia<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel periodo tra il 1939 e il 1945 le industrie aeronautiche delle varie nazioni costruirono un numero senza precedenti di aeroplani; \u00e8 stato calcolato che gli Stati Uniti d\u2019America realizzarono 250.000 velivoli, mentre Germania, Gran Bretagna, Italia, Unione Sovietica e Giappone produssero non meno di 500.000 apparecchi. La maggior parte di questi velivoli furono persi in combattimento oppure semplicemente svanirono nel nulla durante le missioni di guerra e non tornarono alla base. I restanti velivoli continuarono ad essere impiegati in altri conflitti ma la maggior parte di queste macchine venne messa in disarmo, fatta fondere o lasciata arrugginire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-28754\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/fortezza-volante.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"498\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/fortezza-volante.jpg 790w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/fortezza-volante-300x176.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/fortezza-volante-768x450.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, ad esempio, dei complessivi 12.731 esemplari di \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">B 17 Flyng Fortress<\/span><\/strong>\u201d, le famose fortezze volanti (in fotografia),&nbsp; solo 20 arrivarono fino ai nostri giorni, circa lo 0,15% del totale. Se consideriamo che fu uno dei modelli pi\u00f9 diffusi, possiamo immaginarci la sorte degli altri velivoli che nella quasi totalit\u00e0 furono distrutti. Solo in alcuni casi i pochi \u201csopravvissuti\u201d ed ancora funzionanti vennero acquistati da privati per il trasporto di merci, impieghi agricoli o fotografie aeree, subendo spesso importanti modifiche nella struttura e adattamenti per i nuovi impieghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1977 in Italia si giunse alla fondazione del <strong><span style=\"color: #008000;\">Museo Storico dell\u2019Aeronautica Vigna di Valle<\/span><\/strong>. Essendo sopravvissuti pochissimi velivoli dell\u2019ultima guerra, in alcuni casi, per poter procedere al loro restauro e alla musealizzazione si rese necessario il recupero di relitti aeronautici precedentemente localizzati in mare quali, ad esempio, il recupero presso Capo Ferrato in Sardegna del caccia italiano \u201cReggiane Re 2001\u201d successivamente restaurato presso le Officine del Museo Aeronautica Vigna di Valle ed il recupero, avvenuto sempre in Sardegna nel 1996, di un \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Macchi MC 202<\/span><\/strong>\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_28763\" aria-describedby=\"caption-attachment-28763\" style=\"width: 1920px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28763 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Macchi_C202_Folgore_112511.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"833\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Macchi_C202_Folgore_112511.jpg 1920w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Macchi_C202_Folgore_112511-300x130.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Macchi_C202_Folgore_112511-768x333.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Macchi_C202_Folgore_112511-1024x444.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Macchi_C202_Folgore_112511-1200x521.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-28763\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Macchi C202 Folgore conservato presso il National Air and Space Museum a Washington Wilson 44691 &#8211; CC BY-SA 3.0, da <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=17479678\">link<\/a><br \/><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo splendido velivolo venne recuperato l\u2019armamento di lancio costituito da due mitragliatrici ed altre parti che, dopo il restauro, vennero collocate sui velivoli che ne erano sprovvisti. Purtroppo l\u2019ossidazione, l\u2019azione elettrochimica dei sali dell\u2019acqua e il devastante effetto delle reti a strascico contribuiscono al lento ed inesorabile deterioramento di questi velivoli. Questi relitti, come quelli navali, quando siti a profondit\u00e0 accessibili ai subacquei sportivi, sono sottoposti al saccheggio e asportazione delle loro parti da parte di \u201ccacciatori di souvenir\u201d spesso poco rispettosi del loro valore storico. La mancanza di alcune parti del relitto, anche se apparentemente ed erroneamente ritenute poco significative da parte dei \u201cnon esperti\u201d, determina la difficolt\u00e0 per i ricercatori di poter risalire alla sicura identificazione dell\u2019aereo, del reparto di appartenenza e alla storia del velivolo. E\u2019 come se ad un libro venissero strappate le pagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Il relitto di Ribera<\/span><\/strong><br \/>\nNel 1994, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Dr. Domenico Macaluso<\/span><\/strong>, all\u2019epoca Ispettore Onorario dell\u2019Assessorato per i beni Culturali della Regione Sicilia, localizz\u00f2 insieme ad altri subacquei del \u201cClub Seccagrande\u201d un relitto aeronautico nella zona di mare antistante <strong><span style=\"color: #008000;\">Ribera (AG)<\/span><\/strong>. Dopo la prima fase ricognitiva si pass\u00f2 all\u2019individuazione del velivolo mediante ricerche bibliografiche ed al confronto delle foto del relitto con schemi di aerei della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_28759\" aria-describedby=\"caption-attachment-28759\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28759 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IlmotoredelMC202FolgorediRiberaritrovatodaMimmoMacaluso.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IlmotoredelMC202FolgorediRiberaritrovatodaMimmoMacaluso.jpg 960w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IlmotoredelMC202FolgorediRiberaritrovatodaMimmoMacaluso-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/IlmotoredelMC202FolgorediRiberaritrovatodaMimmoMacaluso-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-28759\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il motore del MC 202 Folgore di Ribera, ritrovato da Mimmo Macaluso<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elemento determinante all\u2019identificazione del relitto, che venne poi accertato trattarsi di un caccia <strong><span style=\"color: #008000;\">Aermacchi MC 202 Folgore<\/span><\/strong>, fu uno degli strumenti di bordo sul quale si poteva leggere distintamente \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Societ\u00e0 Aeronautica Italiana Ing. Ambrosini<\/span><\/strong>\u201d. Questo dettaglio consent\u00ec di \u201crestringere\u201d la ricerca ai soli aerei italiani. Inoltre la presenza a bordo dell\u2019impianto di respirazione ad ossigeno del pilota, di fabbricazione tedesca, permise di collocare la perdita dell\u2019aereo sicuramente ad un periodo successivo la prima met\u00e0 del 1942 in quanto l\u2019installazione sul velivolo di questo tipo di impianto di respirazione era successiva all\u2019aprile del 1942.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Una nuova archeologia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl termine archeologia aeronautica&nbsp; fu coniato dal <strong><span style=\"color: #008000;\">generale Giuseppe Pesce<\/span><\/strong>, gi\u00e0 ufficiale pilota del corso \u201cUrano\u201d dell\u2019Accademia Aeronautica, ufficiale Pilota nella seconda guerra mondiale che comand\u00f2 la 92^ Squadriglia Caccia nella guerra di liberazione e raggiunse in seguito i massimi vertici della gerarchia militare quale Sottocapo di Stato Maggiore A.M., Comandante della 2^ Regione Aerea e Ispettore delle Forze Aeree, nonch\u00e9 fondatore del Museo Storico dell\u2019Aeronautica. Pesce non solo ne coni\u00f2 il termine ma ne defin\u00ec criteri e metodi di questa nuova disciplina storica.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-28761\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/1482317987_wreck-dive-sri-lanka-scuba-diving.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/1482317987_wreck-dive-sri-lanka-scuba-diving.jpg 900w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/1482317987_wreck-dive-sri-lanka-scuba-diving-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/1482317987_wreck-dive-sri-lanka-scuba-diving-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Istintivamente si \u00e8 portati ad associare l\u2019archeologia al concetto di \u201cantichit\u00e0\u201d e lo studio di oggetti di un passato ormai remoto, ma il concetto di \u201cantichit\u00e0\u201d \u00e8 relativo in quanto la rapida evoluzione tecnologica alle volte determina l\u2019invecchiamento di oggetti del recente passato e pertanto un piccolo intervallo di tempo pu\u00f2 essere considerato lungo se la velocit\u00e0 di variazione dei fenomeni nel periodo considerato \u00e8 rilevante. La ricerca e lo studio dei relitti aeronautici viene spesso condotto con tecniche d\u2019indagine e scavo proprie dell\u2019archeologia subacquea \u201ctradizionale\u201d e ci\u00f2 ha consentito di risalire a caratteristiche costruttive dei velivoli, a fatti e vicende della storia che hanno visto protagonisti questi aerei e agli uomini che li pilotavano altrimenti destinati a restare sconosciuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa serie di articoli parler\u00f2 di alcuni recuperi di velivoli che hanno fatto storia. Incomincer\u00f2 con il ritrovamento avvenuto nel 1969 di un idrovolante \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Curtiss HS 21<\/span><\/strong>\u201d, soprannominato \u201cLa Vigilance\u201d. L\u2019apparecchio affond\u00f2 nelle acque del lago Foss, Ontario (Canada) il 2 settembre 1922 dopo un \u201cammaraggio\u201d di emergenza. Dopo essere rimasto sott\u2019acqua per ben 47 anni, ne venne deciso il recupero per il successivo restauro ed esposizione presso un museo. Il relitto si presentava in complessive buone condizioni di conservazione grazie alla melma del fondale che lo aveva ricoperto e ne aveva preservato la struttura lignea.<\/p>\n<figure id=\"attachment_28762\" aria-describedby=\"caption-attachment-28762\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-28762\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/artifact-curtiss-hs-2l-lavigilance.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"484\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/artifact-curtiss-hs-2l-lavigilance.jpg 590w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/artifact-curtiss-hs-2l-lavigilance-300x171.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-28762\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Curtiss HS 21. Lo scafo originale \u00e8 stato conservato separatamente e viene visualizzato accanto all&#8217;aeromobile ricostruito utilizzando parti di tre diversi HS-2L. Il restauro di questo HS-2L \u00e8 durato dal 1970 fino al 1986, rendendolo il pi\u00f9 grande e il pi\u00f9 lungo progetto di restauro intrapreso dal Canada Aviation and Space Museum dove pu\u00f2 essere visto.<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per scavare il relitto i subacquei utilizzarono delle pompe aspiratrici (sorbone) e dopo averlo liberato dal fango lo sollevarono con fusti metallici riempiti d\u2019aria. Una volta riportato a terra l\u2019idrovolante venne trattato con \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Carbowax 1540<\/span><\/strong>\u201d per proteggere e prevenire il deterioramento della struttura che si sarebbe inevitabilmente innescato con l\u2019esposizione all\u2019aria del relitto.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza lo sforzo di questi ricercatori e degli appassionati di archeologia aeronautica probabilmente le attuali e future generazioni, che conoscono ben poco degli aerei ad elica, potrebbero non sapere pi\u00f9 niente di questi stupendi velivoli che rappresentano una parte significativa del nostro passato e dei quali \u00e8 importante preservarne la memoria.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Stefano Berutti<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. &nbsp; . ARGOMENTO: RELITTI PERIODO: XX SECOLO AREA: MEDITERRANEO parole chiave: relitti, aerei&nbsp; &nbsp; Nella storia dell\u2019Umanit\u00e0 la Seconda guerra mondiale \u00e8 stato il conflitto nel quale si \u00e8 fatto ricorso all\u2019utilizzo di armi di ogni tipo da parte dei belligeranti, comprese quelle nucleari. 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