{"id":2791,"date":"2017-03-17T00:01:14","date_gmt":"2017-03-17T00:01:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=2791"},"modified":"2022-01-16T20:47:50","modified_gmt":"2022-01-16T19:47:50","slug":"lo-sfruttamento-delle-risorse-biologiche-marine-di-gianpaolo-buonfiglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/2791","title":{"rendered":"Lo sfruttamento delle risorse biologiche marine"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: PESCA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: sfruttamento risorse ittiche<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sfruttamento delle risorse viventi del mare rientra tra le attivit\u00e0 primarie con cui l\u2019Uomo da sempre produce alimenti. Ancora oggi il 17% delle proteine animali consumate nel mondo vengono dalla pesca e dall&#8217;acquacoltura marina (percentuale che \u00e8 molto maggiore nei Paesi in via di sviluppo e nelle isole) ed il 12% della popolazione mondiale dipende da questa attivit\u00e0.<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<figure style=\"width: 667px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/b\/b7\/36-pesca%2CTaccuino_Sanitatis%2C_Casanatense_4182..jpg\/800px-36-pesca%2CTaccuino_Sanitatis%2C_Casanatense_4182..jpg\" alt=\"\" width=\"667\" height=\"748\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"; color: #008000;\">Pesca, tacuinum sanitatis casanatensis (XIV secolo)<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Conferenza tenuta dal dottor. Giampaolo Buonfiglio presso il&nbsp;ROTARY CLUB ROMA GIULIO CESARE &#8211; RYLA MARE FONTE DI VITA &#8211; 16.05.2015<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sfruttamento delle risorse viventi del mare rientra tra le attivit\u00e0 primarie con cui l\u2019Uomo da sempre produce alimenti. Ancora oggi il 17% delle proteine animali consumate nel mondo vengono dalla pesca e dall&#8217;acquacoltura marina (percentuale che \u00e8&nbsp; molto maggiore in Paesi in via di sviluppo e nelle isole) ed il 12% della popolazione mondiale dipende da questa attivit\u00e0. Il 30% degli stock ittici \u00e8 per\u00f2 considerato in strato di sovra sfruttamento o di esaurimento. Sono numeri citati dal Direttore Generale della FAO Jose Graziano da Silva nel Summit sulla Blue Economy tenuto all&#8217;inizio del 2014 ad Abu Dhabi, in cui <span style=\"color: #008000;\"><strong>ha richiamato l\u2019attenzione dei Governi del mondo sulla necessit\u00e0 di intervenire con urgenza con politiche adeguate a contrastare gli effetti sul mare dei cambiamenti climatici, dell\u2019inquinamento, del sovrasfruttamento della pesca, senza considerare infinite le risorse del mare<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono pochi numeri ed affermazioni importanti che richiamano da un lato l\u2019importanza alimentare, economica, sociale dello sfruttamento delle risorse biologiche marine, ma anche lo stato critico delle stesse risorse e gli enormi problemi che, se&nbsp; irrisolti, rischiano di compromettere la loro rinnovabilit\u00e0. Che le risorse del mare non sono infinite, e che non \u00e8 possibile spingere oltre un certo limite il loro sfruttamento, \u00e8 un dato che,&nbsp; seppure in ritardo, \u00e8 stato acquisito nel secolo scorso. Gi\u00e0 nel 1864 il Governo norvegese si rivolse ad un biologo (Georg Ossian Sars) per studiare le ragioni&nbsp; delle importanti&nbsp; fluttuazioni&nbsp; registrate nelle catture di merluzzo nelle isole Lofoten a cui era legata una fiorente economia. Ma nonostante quell&#8217;avvio della scienza della pesca e i vari campanelli di allarme&nbsp; che suonavano in varie parti del mondo, si stent\u00f2 per diversi decenni a collegare quelle fluttuazioni agli effetti della pesca sugli stock ittici, e solo il collasso di intere popolazioni, come quello del merluzzo sui Grand Banks a largo di Terranova, arrivarono a motivare una vera inversione di tendenza e l\u2019avvio di una politica di conservazione (che in Europa \u00e8 stata avviata solo nel 1983).&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come far sopravvivere, e rendere sostenibile, l\u2019ultima vera attivit\u00e0 di raccolta-cattura dall&#8217;ambiente naturale regolandone l\u2019intensit\u00e0 e modalit\u00e0 di prelievo? Come definire ed attuare questa regolazione, considerando la estrema variet\u00e0 dei sistemi con cui si attua il prelievo di risorse dal mare, le economie ad esso legate, e la imperativa necessit\u00e0 di garantire un futuro a questa fonte di proteine pregiate per l\u2019umanit\u00e0?<\/span><\/strong><\/p>\n<figure style=\"width: 788px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/00\/Chilean_purse_seine.jpg\/310px-Chilean_purse_seine.jpg\" alt=\"\" width=\"788\" height=\"532\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ocean grabbing o overfishing nelle acque del Cile &#8230; il fenomeno \u00e8 preoccupante perch\u00e8 provoca un depauperamento incontrollato delle risorse ittiche da https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ocean_grabbing<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come conciliare l\u2019utilizzo di beni comuni, su cui si sono da anni sviluppate nuove sensibilit\u00e0 nell&#8217;opinione pubblica, con gli interessi di chi, attraverso la cattura (autorizzata dagli Stati con il rilascio di licenze) rende privati questi beni?&nbsp;<br \/>\n<\/span><\/strong>Sono interrogativi che sono da decenni al centro di politiche nazionali e multilaterali e che implicano problemi complessi di natura ambientale, economica, sociale, giuridica ed, ovviamente, politica. Gli stessi problemi assumono diverse caratteristiche a seconda delle aree geografiche, della scala del prelievo (che varia dall&#8217;industriale all&#8217;artigianale), dal tipo ed intensit\u00e0 dello sforzo di pesca esercitato e su quali risorse target.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste ultime presentano a loro volta una estrema variabilit\u00e0 in funzione delle loro caratteristiche biologiche, a cui si lega la loro capacit\u00e0 di resilienza. Da qualsiasi parte si voglia&nbsp; affrontare questa complessit\u00e0 \u00e8 evidente che, comunque, lo sfruttamento delle risorse biologiche del mare \u00e8 effettuabile da chiunque, nel rispetto delle norme nazionali e internazionali,&nbsp; abbia la possibilit\u00e0 e il diritto&nbsp; di accesso a tali risorse, e che questo uso del mare coesiste con altri usi. I diversi usi del mare si sono sviluppati nel secolo scorso senza alcuna pianificazione, dipendendo in buona misura da aspetti legati alla giurisdizione delle acque, un rompicapo che nonostante varie conferenze internazionali rimane affollato di irrisolti contenziosi e dichiarazioni unilaterali con l\u2019estensione di acque territoriali motivate in vario modo (<strong><span style=\"color: #008000;\">Zone Economiche Esclusive estese per 250 miglia nautiche dalla costa, Zone di Protezione Ambientale, ecc.<\/span><\/strong>) e con la corrispondente riduzione delle acque internazionali.<\/p>\n<figure style=\"width: 758px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/8\/8d\/Zonmar-it.svg\/310px-Zonmar-it.svg.png\" alt=\"\" width=\"758\" height=\"1129\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"; color: #008000;\">da https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Zona_economica_esclusiva<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se tutti gli Stati costieri del Mediterraneo, in base al diritto internazionale del mare, dichiarassero una loro<strong><span style=\"color: #008000;\"> <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Zona_economica_esclusiva\">ZEE<\/a><\/span><\/strong> si stabilirebbero delle linee mediane equidistanti tra le coste dei diversi Paesi con la eliminazione completa delle acque internazionali. Uno scenario da alcuni auspicato che sarebbe&nbsp; foriero di non pochi problemi.&nbsp;Sul mare esistono grandi interessi (alimentari, estrattivi, militari) che possono confliggere sia sullo scacchiere geopolitico tra forze e Paesi diversi, sia tra loro all&#8217;interno delle acque territoriali di un Paese costiero. Le diverse economie del mare di fatto competono per l\u2019occupazione dello spazio marino, per l\u2019accesso ai fondali, e ognuno di esse provoca impatti sull&#8217;ambiente, anche drammatici, che vengono subiti dalle altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Lo sfruttamento delle risorse viventi del mare \u00e8 anch&#8217;esso, ed allo stesso tempo, fonte e recettore di impatti<\/span><br \/>\n<\/strong>Basti pensare all&#8217;inquinamento&nbsp; degli scarichi industriali (anche agricoli) che arriva in mare attraverso la rete idrografica, o alle attivit\u00e0 estrattive degli impianti offshore, o alla autostrade del mare frequentate dal trasporto navale, ai parchi eolici, agli specchi acquei costieri prospicienti poligoni militari, alla cementificazione delle coste, per capire che la pesca \u00e8 in realt\u00e0 solo uno (e sicuramente non il pi\u00f9 forte) delle economie che competono sul mare e probabilmente non il pi\u00f9 impattante sulla sua qualit\u00e0 ambientale.&nbsp;Dalla crescente consapevolezza di questo scenario \u00e8 scaturita in Europa la<strong> <a href=\"http:\/\/www.pescaricreativa.org\/docs\/eu\/MSFD_eu.pdf\">Marine Strategy<\/a>&nbsp;(direttiva 2008\/56\/CE)<\/strong>, entrata ormai con scadenze ed impegni nelle agende della politica nazionale ed internazionale.&nbsp;La Direttiva 2008\/56\/CE parte dalla necessaria applicazione di un approccio ecosistemico alla gestione di tutte le attivit\u00e0 umane che hanno un impatto sull\u2019ambiente marino, legando il suo uso sostenibile&nbsp; al conseguimento e mantenimento di un \u201c<strong>buono stato ecologico\u201d (GES)<\/strong> dei mari comunitari entro il 2020. In questo senso occorre che diverse politiche risultino coerenti, integrando le preoccupazioni ambientali nella Politica Comune della Pesca, nella Politica Agricola Comune ed in altre politiche comunitarie.&nbsp;Considerate le diverse caratteristiche delle varie regioni o sotto regioni marine comunitarie, e quindi la esigenza di soluzioni differenziate e specifiche per ognuna di esse, la Direttiva rimanda agli Stati Membri la elaborazione di una strategia per le proprie acque, con la realizzazione di <strong><span style=\"color: #008000;\">programmi di misure<\/span><\/strong> finalizzate al conseguimento e mantenimento del GES, partendo da una conoscenza approfondita dello stato dell\u2019ambiente marino, dalla definizione di una serie di requisiti GES applicabili alle loro acque ed elaborando quindi criteri e norme metodologiche, coinvolgendo tutte le parti interessate.&nbsp;I programmi di misure degli Stati Membri dovrebbero essere elaborati sulla base del principio di precauzione, dell\u2019azione preventiva, di correzione del danno ambientale in via prioritaria alla fonte e del principio \u201cchi inquina paga\u201d. Per quanto riguarda la pesca, le misure volte a disciplinarne la gestione possono essere adottate sulla base di pareri scientifici nell&#8217;ambito della PCP quale definita nel regolamento di base (2371\/2002 all&#8217;epoca della formulazione della Direttiva, oggi 1380\/2013), che per le finalit\u00e0 della Direttiva possono comprendere anche la chiusura totale di talune zone alle attivit\u00e0 di cattura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, per la definizione buono stato ecologico, sulla scorta di una valutazione iniziale dello stato delle loro acque marine, gli SM per ogni regione o sotto regione marina interessata definiscono una serie di requisiti di GES sulla base dei descrittori qualitativi di cui all\u2019allegato I. In questo, il punto 3 recita: <strong><em>\u201c<span style=\"color: #008000;\">Le popolazione di tutti i pesci e molluschi sfruttati a fini commerciali restano entro limiti biologicamente sicuri, presentando una ripartizione della popolazione per et\u00e0 e dimensioni indicativa della buona salute dello stock<\/span>\u201d. <\/em><\/strong>Rispetto a questo descrittore, il DM del 17 Ottobre 2014 (Determinazione del buono stato ambientale e definizione dei traguardi ambientali) all&#8217;allegato I, specifica che:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tutte le specie bersaglio sfruttate dalla pesca commerciale \u2013 <u>di cui all&#8217;allegato III del Reg. 1967\/2006 purch\u00e8 specie MEDITS G1 e G2 o MEDIAS<\/u> \u2013 in condizione di \u201cmixed fishery\u201d, sono soggette ad una pressione di pesca sostenibile (*) e la biomassa dei riproduttori si mantiene entro limiti precauzionali. In particolare:<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><em>a) per tutte le specie bersaglio oggetto di regolari valutazioni quantitative (\u201cstock assessment\u201d) i livelli degli indicatori (3.1.1 \u2013 F,E e 3.2.1 \u2013 SSB) dovranno essere contenuti fra i \u201creference point\u201d (FMSY, F0.1, E=0.4, SSBMSY, SSBF0.1) pi\u00f9 adatti a seconda dei dati disponibili e della specie, e l&#8217;estremo superiore di un \u201cmargine precauzionale\u201d che tenga conto dei livelli di incertezza, misurata statisticamente o empiricamente;<\/em><\/li>\n<li><em>b) per almeno il 66% delle specie bersaglio non oggetto di regolari valutazioni quantitative (\u201cstock assessment\u201d) i valori degli indicatori 3.1.2, 3.2.2, 3.3.1 e 3.3.3 sono superiori ad un margine precauzionale minimo della serie storica in percentili.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(*) Ai sensi del Reg 1380\/2013 (PCP) gli obiettivi di sostenibilit\u00e0 ambientale ed economico sociale nel lungo termine sono coerenti con la necessit\u00e0 di ricostituire e mantenere, entro un lasso di tempo ragionevole (2020), le popolazioni degli stock sfruttati al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile, tenendo conto, in condizioni di mixed fishery, della difficolt\u00e0 di attingere a tutti gli stock contemporaneamente, contemperando il massimo rendimento sostenibile. Gli approcci di precauzione e di ecosistema informano i Piani pluriennali che sono lo strumento di gestione delle risorse alieutiche. <u>La valutazione segue un approccio di tipo \u201ctraffic light\u201d e gli obiettivi sono quelli dei Piani di Gestione Pluriennale previsti dalla PCP, supportati dal sistema di Raccolta dati e dai piani di monitoraggio<\/u>. Nel contesto della sottoregione Mediterraneo centrale e Mar Ionio (in particolare per la GSA 16) e Adriatico (sia GSA 17 che 18) sono presenti stock condivisi con Paesei UE e Paesi terzi. In tale ambito \u00e8 quindi necessario&nbsp; un coordinamento internazionale al fine del raggiungimento di uno sfruttamento sostenibile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto allo stesso descrittore 3, lo stesso DM 17 Ottobre 2014 all&#8217;Allegato II stabilisce i Traguardi Ambientali (target) :<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>T3.1(**): Per gli stock ittici delle specie bersaglio \u2013 <u>di cui all&#8217;allegato III del Reg. 1967\/2006 purch\u00e8 specie MEDITS G1 e G2 o MEDIAS<\/u> \u2013 della pesca commerciale che presentano attualmente mortalit\u00e0 da pesca superiore al relativo limite di riferimento sostenibile, stimato tenendo conto dell&#8217;estremo superiore di un \u201cmargine precauzionale\u201d basato sui livelli di incertezza, misurata statisticamente o empirica (e.g. approccio dei percentili) \u00e8 ridotta, entro il 2020, la mortalit\u00e0 da pesca corrente (Fcurr) o \u201cl&#8217;exploitation rate\u201d (E) <u>in accordo con quanto sar\u00e0 definito dai Piani di Gestione Pluriennale della PCP<\/u>, i cui obiettivi sono di riportare entro il 2020 gli stock in condizioni di sostenibilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>T3.2: Entro il 2020 \u00e8 ridotto l&#8217;impatto ed \u00e8 aumentata la conoscenza degli effetti sulle risorse ittiche e la biodiversit\u00e0 della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (\u201cIUU fishing\u201d), anche attraverso l&#8217;implementazione a livello nazionale del Reg. 1005\/2008 per il contrasto della IUUF.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>T3.3: Entro il 2020 \u00e8 predisposta una regolamentazione della pesca ricreativa nelle acque marine italiane ed \u00e8 effettuata una prima valutazione del suo impatto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>T3.4: Entro il 2020 \u00e8 regolamentata la Taglia Minima di Sbarco (\u201cMinimum Landing Size\u201d) dei selaci commerciali.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&nbsp;&nbsp; (**) Il target viene applicato agli stock ittici di specie bersaglio di cui all&#8217;allegato III del Reg. 1967\/2006 purch\u00e8 specie MEDITS G1 e G2 o MEDIAS per i quali sono attualmente disponibili stock assessment validati a livello internazionale (GFCM o STECF) considerando i valori stimati di Fcurr ed E (per i piccoli pelagici) nella pi\u00f9 recente valutazione. Pertanto il target \u00e8 legato agli indicatori basati su stock assessment. Per quanto concerne gli stock di grandi pelagici (tonno rosso e pesce spada) si adottano invece le prescrizioni gestionali determinate in sede internazionale da ICCAT.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro, considerato che ai sensi dell&#8217;art.4 del decreto n.190 del 2010 il Ministero dell&#8217;Ambiente e della tutela del territorio e del mare esercita la funzione di Autorit\u00e0 competente per il coordinamento delle attivit\u00e0 previste dal medesimo decreto e che&nbsp; i Piani di gestione pluriennali della PCP sono di&nbsp; competenza MIPAAF,&nbsp; non si pu\u00f2 che auspicare un forte coordinamento inter-istituzionale che si traduca in una <em>governance<\/em> unitaria a livello nazionale, sempre pi\u00f9 necessaria anche per non lasciare la \u201cBlue Growth\u201d, o lo \u201cSpatial planning\u201d sulla carta delle buone intenzioni.<\/p>\n<figure style=\"width: 828px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/9\/9c\/Global_total_fish_harvest.svg\/310px-Global_total_fish_harvest.svg.png\" alt=\"\" width=\"828\" height=\"543\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Andamento della produzione ittica mondiale (1950-2011), in milioni di tonnellate (in blu il pescato; in verde l&#8217;allevamento) da https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ocean_grabbing<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, se viene riconosciuta l\u2019importanza alimentare, economica, sociale, dello sfruttamento delle risorse biologiche del mare, \u00e8 necessario che questo venga da un lato condotto verso i criteri della piena sostenibilit\u00e0 ambientale per mitigarne gli impatti, consentire la ricostituzione degli stock sovra sfruttati, definire il livello quali-quantitativo di prelievo ammissibile di ogni singolo stock o del mix di specie pescate dai sistemi di cattura praticati regolando lo sforzo di pesca &#8211; nelle componenti capacit\u00e0&nbsp; (GT+Kw) e attivit\u00e0 (days at sea) \u2013 istituendo zone di protezione dalla pesca, misure tecniche ed altro, dall\u2019altro&nbsp; difendendo questa attivit\u00e0&nbsp; dagli impatti degli altri usi del mare con cui esiste una competizione non solo sull\u2019uso degli spazi marini, ma&nbsp; anche sulla qualit\u00e0 dell\u2019ambiente da cui dipende la produttivit\u00e0 delle risorse viventi e quindi l\u2019economia di chi le preleva a fini commerciali o di sussistenza (come \u00e8 ancora il caso in tanti Paesi in via di sviluppo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro le politiche nazionali e internazionali tendono a non riconoscere, se non a parole, l\u2019importanza dello sviluppo delle zone dipendenti dalla pesca, delle comunit\u00e0 costiere, del dialogo e della cooperazione tra Paesi rivieraschi, del ricambio intergenerazionale, e con questo della conservazione della cultura e delle tradizioni legate al mare, della produzione di proteine pregiate, dell\u2019occupazione nei centri periferici costieri. Nella realt\u00e0 tutto ci\u00f2 si collega con lo sfruttamento delle risorse biologiche marine e rientra nel DNA della Cooperazione della pesca in Italia, come di altre organizzazioni e realt\u00e0 associative che esistono in Mediterraneo (come le Cofrad\u00ecas spagnole alle Prud\u2019homies francesi). Realt\u00e0 che potrebbero costituire degli \u201cassets\u201d strategici da valorizzare,&nbsp; per razionalizzare &nbsp;l\u2019uso e il rispetto di un mare &nbsp;la cui ricchezza tanto celebrata&nbsp; (magnificamente descritta da Predrag Matvejevic nel suo \u201cbreviario mediterraneo\u201d) \u00e8 sempre pi\u00f9 mortificata da politiche che non ne colgono appieno l\u2019importanza e che lo stanno trasformando in una fossa comune.&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gianpaolo Buonfiglio<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 9<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: PESCA PERIODO: XX SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: sfruttamento risorse ittiche . 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