{"id":27256,"date":"2019-01-18T00:50:07","date_gmt":"2019-01-18T00:50:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=27256"},"modified":"2025-03-04T10:42:58","modified_gmt":"2025-03-04T09:42:58","slug":"geopolitica-e-possibile-prevedere-in-anticipo-le-variazioni-climatiche-locali-per-ridurre-linstabilita-regionale-di-andrea-mucedola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/27256","title":{"rendered":"E&#8217; possibile prevedere in anticipo le variazioni climatiche locali per ridurre le instabilit\u00e0 politiche regionali?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: PIANETA TERRA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: cambiamenti climatici, oscillazioni nord atlantico, flussi migratori<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Un cambiamento climatico pu\u00f2 modificare un equilibrio geopolitico?<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span>Un recente <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-01289-z\">studio<\/a> <\/span><\/strong>multidisciplinare ha dimostrato come le variazioni climatiche agirono in passato sui fenomeni migratori che sconvolsero gli equilibri geopolitici. Questa risultanza di fatto conferma quanto espressi in una mia conferenza ad Abu Dhabi (<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Towards a better future<\/span><\/em><\/strong>) nel 2014, quando affermai la necessit\u00e0 di considerare <strong><span style=\"color: #008000;\">anche<\/span><\/strong> <span style=\"color: #008000;\"><strong>i cambiamenti climatici<\/strong> <\/span>tra i fattori in grado di causare situazioni di crisi geopolitiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Partiamo dall&#8217;inizio<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLo <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-01289-z\">studio<\/a> <\/span><\/strong>ha individuato nell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Oscillazione Nord Atlantica<\/span><\/strong> (in inglese<strong><span style=\"color: #008000;\"> NAO<\/span><\/strong>, per <strong><span style=\"color: #008000;\">North Atlantic Oscillation<\/span><\/strong>), un fenomeno di circolazione atmosferica localizzato nell&#8217;Oceano Atlantico settentrionale, un fattore di spinta dei movimenti migratori euro-asiatici. Come \u00e8 noto, l&#8217;oscillazione Nord Atlantica interessa la depressione islandese ed il noto anticiclone delle Azzorre, generando le forti perturbazioni dell&#8217;Atlantico settentrionale. Questi movimenti atmosferici, scoperti negli anni venti del XX secolo da <strong><span style=\"color: #008000;\">Gilbert Thomas Walker<\/span><\/strong>, sono fortemente correlati all&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Oscillazione artica<\/span><\/strong> con tutti gli annessi e connessi. Nello <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-01289-z\">studio<\/a> <\/span><\/strong>sono state correlate le variazioni dell&#8217;oscillazione atlantica con i cambiamenti climatici della storia recente del nostro pianeta, notando che in corrispondenza delle sue variazioni si verificarono fenomeni meteorologici estremi. Un esempio\u00a0 quelle avvenute tra il I secolo avanti Cristo e il V secolo dopo Cristo alla periferia dell&#8217;impero romano, con innalzamenti di temperature e fenomeni di siccit\u00e0 che comportarono la migrazioni forzata dei popoli indigeni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27257\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-1-cambiamenti-NOA-.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"754\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-1-cambiamenti-NOA-.jpg 675w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-1-cambiamenti-NOA--300x266.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mappa dell&#8217;Impero Romano nella sua espansione territoriale nel 117 d.C.\u00a0 Le posizioni sono evidenziate per (a) i Cimbri e Teutoni prima del 117 a.C, (b) i Marcomanni e Quadi prima del 160 d.C., c) posizione ipotizzata per trib\u00f9 che alla fine sarebbero diventate i Goti prima del 370 D.C., ed il possibile percorso migratorio degli Unni intorno al 400 d.C., e (e) dei gruppi di lingua slava prima del periodo della migrazione (500 d.C.). C&#8217;\u00e8 poca certezza nella collocazione di gruppi linguistici prima del Periodo di Migrazione. Mentre i territori linguistici erano ampi, le popolazioni erano probabilmente concentrate in aree pi\u00f9 piccole. Mappa generata in R (3.3.2) 40 utilizzando i riquadri delle mappe di Stamen Design (in CC BY 3.0. Dati di OpenStreetMap, in ODbL) estratto dallo <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-01289-z#Fig3\">studio in riferimento<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, i ricercatori hanno associato alcune migrazioni, particolarmente invasive per l&#8217;Impero romano, con i fenomeni citati nelle fonti e confermati dalle analisi climatologiche dei secoli passati, partendo da quella dei Cimbri e dei Teutoni dal 113-101 a.C., dei Marcomanni e Quadi dal 164 al 180 d.C., dei Goti nel 376 d.C., che furono poi seguite da quelle dei Visigoti, Ostrogoti, Unni e Slavi dal 500 al 600 d.C.. Gli indici climatici di quei periodi indicano con certezza un peggioramento climatico dopo il 200 d.C.\u00a0 \u00a0fino alle condizioni gelide della piccola glaciazione avvenuta nel V secolo d.C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Un breve quadro politico<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nAl suo apice, l&#8217;Impero romano controllava una vasta regione che copriva una grande parte dell\u2019Europa dell&#8217;Africa occidentale fino al Medio Oriente. Un territorio enorme che raccoglieva oltre il 20% della popolazione mondiale. Il declino dell&#8217;impero romano ebbe luogo a seguito delle invasioni dei popoli esterni che avvennero in due fasi. La prima inizi\u00f2 nel 376 d.C. con il movimento delle trib\u00f9 gotiche in risposta alla migrazione degli Unni dall&#8217;Asia centrale. L&#8217;incapacit\u00e0 di controllare efficacemente questa migrazione port\u00f2 al collasso la struttura di controllo romana, sempre meno efficiente in un Impero decadente. Le successive ondate migratorie di Vandali, Alemanni, Franchi, Alani e Goti e la conseguente caduta dell&#8217;Impero non furono che la logica conseguenza di questo stato di debolezza. La seconda ondata di migrazioni incluse anche popoli di lingua slava e turca, che si sostituirono in determinate aree mutando la connotazione politica dell&#8217;Impero ed il paesaggio linguistico dell&#8217;Europa orientale.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #ecf28f; text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">Nello studio vengono inquadrati quattro eventi significativi di migrazione proto-germanica \/ germanica in territori associati prima alla Repubblica e poi all&#8217;Impero romano.<\/span><u><\/u><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dagli estremi confini verso il cuore dell&#8217;impero<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa prima grande migrazione interess\u00f2 i Cimbri e i Teutoni provenienti dalla penisola dello Jutland che si spinsero verso l&#8217;Italia settentrionale, sconfiggendo a pi\u00f9 riprese le legioni romane nel 112 a.C., nel 109 a.C. e nel 105 a.C.. I Romani, sotto Gaius Marius (157-86 d.C.) riorganizzarono le legioni e risposero con una fortunata campagna militare contro Cimbri e Teutoni nel 101 a.C.. La riorganizzazione delle legioni necessit\u00f2 di allargare il servizio militare alla plebe, potenziando il potere dei comandanti militari. Nel giro di pochi anni, i generali marciarono su Roma per prendere il potere. La conseguente instabilit\u00e0 che ne deriv\u00f2 erose le norme democratiche della Res Pubblica finch\u00e9 il potere non fu centralizzato da Ottaviano con la riorganizzazione della Repubblica in un Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo evento avvenne dopo circa due secoli di relativa stabilit\u00e0, quando numerose trib\u00f9 germaniche, tra cui i Marcomanni ed i Quadi, attaccarono con violenza inaudita il confine settentrionale. Le trib\u00f9 attraversarono il fiume Danubio e penetrarono a sud, fino ad Aquileia, sulla costa settentrionale del Mare Adriatico. L&#8217;imperatore <strong><span style=\"color: #008000;\">Marco Aurelio<\/span><\/strong> (121-180 d.C.) alla fine respinse gli invasori e suo figlio, <strong><span style=\"color: #008000;\">Lucio Aurelio Commodo<\/span><\/strong> (161-192 d.C.) finalizz\u00f2 gli accordi di pace. Di fatto la guerra fu sanguinosa e dimostr\u00f2 l\u2019inefficienza dell&#8217;autorit\u00e0 militare di Roma, con conseguenze economiche significative per le casse dell&#8217;impero. Il periodo seguente ne risent\u00ec con una sequenza di episodi di ricorrente instabilit\u00e0 che ebbero termine con <strong><span style=\"color: #008000;\">Diocleziano<\/span><\/strong> (244-312 d.C.) che riorganizz\u00f2 con la forza l&#8217;Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 secondo <strong><span style=\"color: #008000;\">Ammianus Marcellinus<\/span><\/strong>, nel <strong><span style=\"color: #008000;\">376 d.C.<\/span><\/strong>, i popoli gotici chiesero il permesso di attraversare il Danubio, nel confine sud dell&#8217;Impero Romano, in risposta alla migrazione degli Unni. L&#8217;incapacit\u00e0 di nutrire tutti i rifugiati all&#8217;interno dei confini port\u00f2 ad una rivolta, ed i Goti incominciarono a razziare i villaggi. Fu l&#8217;inizio della terza migrazione. L&#8217;imperatore d&#8217;Oriente <span style=\"color: #008000;\"><strong>Flavio Giulio Valente<\/strong> <\/span>(328-378 d.C.) cerc\u00f2 di fermarli militarmente ad Adrianopoli ma i Romani furono sconfitti. Senza nessun freno, le trib\u00f9 gotiche continuarono quindi a spingersi all\u2019interno dell\u2019Impero fino al grande saccheggio di Roma nel 410 d.C. Di fatto l\u2019invasione dei Goti distrusse definitivamente l&#8217;egemonia romana in Occidente che fu seguita dalla migrazione delle trib\u00f9 germaniche in Gallia, Tracia, Iberia e Nord Africa mentre l&#8217;ultimo imperatore romano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Romulus Augustulus<\/span><\/strong> fu deposto nel 476 d.C. da <strong><span style=\"color: #008000;\">Odoacre<\/span><\/strong>. In seguito, un quarto periodo migratorio europeo interess\u00f2 le trib\u00f9 slave, che si spostarono sia nelle aree precedentemente popolate dalle popolazioni germaniche sia in quelle orientali dei Traci e Daci. In contemporanea, altre migrazioni avvennero nell\u2019area meridionale della Gran Bretagna a causa\u00a0 dell&#8217;invasione degli Angli e dei Sassoni. <strong><span style=\"color: #008000;\">E&#8217; importante comprendere che tutte queste migrazioni trasformarono il paesaggio politico e culturale della tarda antichit\u00e0 e costituirono la base delle attuali differenze linguistiche.<\/span> <\/strong>Questo mescolarsi di popoli diversi non provoc\u00f2 solo importanti impatti culturali ma anche la diffusione di malattie, un tempo endemiche solo nelle aree di origine, che vennero poi portate in tutta l&#8217;Europa. Sotto un certo aspetto questa conseguenza perniciosa accadr\u00e0, biunivocamente, secoli dopo con la colonizzazione delle Americhe quando malattie diffuse in Europa raggiunsero il nuovo mondo ed altre, come la sifilide, si diffusero in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cambiamenti climatici e politici: una relazione nota ma complessa da analizzare<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa teoria che questi mutamenti geopolitici fossero stati influenzati dai cambiamenti climatici era stata postulata gi\u00e0 nel XVIII secolo per\u00f2 mancava una chiara connessione tra clima e migrazioni individuali. Per quanto concerne le migrazione del V-VI secolo dopo Cristo, vi sono dei riscontri climatologici che hanno confermato che in quei periodi vi furono fenomeni meteorologici estremi con aree decisamente fredde ed altre soggette ad una maggiore aridit\u00e0. I <strong><span style=\"color: #008000;\">dati palinologici<\/span><\/strong> in tutta Europa indicano che vi fu un avanzamento delle terre boschive ed una diminuzione delle colture di cereali dovute al freddo intenso. Questo periodo migratorio avvenne in contemporanea con il fenomeno climatico chiamato <strong><span style=\"color: #008000;\">LALIA<\/span><\/strong> (<strong><span style=\"color: #008000;\">Late Antique Little Ice Age<\/span><\/strong>) che spinse i popoli per necessit\u00e0 di sopravvivenza verso occidente con gli esiti che ho accennato. <strong><span style=\"color: #008000;\">Possiamo quindi affermare con una certa sicurezza che l\u2019oscillazione nord atlantica (NAO) fu un driver climatico per le migrazioni storiche in Europa per quasi sette secoli.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Analizziamo ora pi\u00f9 da vicino il fenomeno dell&#8217;oscillazione nord atlantica (NAO &#8211;\u00a0North Atlantic Oscillation)<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nCome ho accennato il NAO deriva dalla differenza di pressione atmosferica tra la cella ad alta pressione esistente sulle Azzorre e quella di bassa pressione islandese. Ora come allora, queste due celle di pressione creano un condotto per venti umidi che facilitano lo sviluppo delle tempeste in tutta Europa; esse\u00a0 modificano la circolazione zonale con condizioni pi\u00f9 umide in Europa centrale e condizioni pi\u00f9 secche nel Mediterraneo quando il NAO \u00e8 positivo, o condizioni contrarie quando il <strong><span style=\"color: #008000;\">NAO<\/span><\/strong> \u00e8 negativo. Dalle analisi climatologiche, \u00e8 emerso che vi furono oscillazioni del NAO in contemporanea con le migrazioni europee storiche nell&#8217;antichit\u00e0, con dei minimi intorno al 150 a.C., 190 a.C., 375 a.C.. e 500 a.C.. Poich\u00e9 le condizioni di siccit\u00e0 in certe aree persistettero per decenni, l&#8217;incentivo alla migrazione fu decisamente elevato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Fig. 2 (di seguito riportata) si evince come in ogni periodo in cui il NAO aument\u00f2 (da 0 a 1) avvennero\u00a0 delle significative migrazioni germaniche o proto-germaniche. Queste valutazioni climatologiche trovano riscontro con le fonti antiche dove i cronisti dell\u2019epoca riferirono le gravi condizioni di siccit\u00e0 nei territori esterni, che spinsero le trib\u00f9 a migrare oltre i confini romani (vedi Fig. 3).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27258\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-2-cambiamenti-noa-.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"679\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-2-cambiamenti-noa-.jpg 675w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-2-cambiamenti-noa--300x240.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Analisi bayesana del punto di cambio di NAO, probabilit\u00e0 e resoconti storici di siccit\u00e0 e carestia con eventi di migrazione primaria. Figura generata in R (3.3.2) &#8211; Fig. 2 da <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-01289-z\">studio citato<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27259\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-3-cambiamenti-noa.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"641\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-3-cambiamenti-noa.jpg 675w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-3-cambiamenti-noa-300x226.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Spostamento storico (1900-2014 AD) nell&#8217;indice di sensibilit\u00e0 alla siccit\u00e0 Palmer auto-calibrato (scPDSI) dall&#8217;indice NAO che varia da 1-2 a un indice NAO compreso tra 0-1. Le aree vicino al Mediterraneo vedono uno spostamento verso condizioni pi\u00f9 umide mentre l&#8217;Europa centro-settentrionale si spostano verso condizioni pi\u00f9 aride. Mappa generata in R (3.3.2) utilizzando i riquadri delle mappe di Stamen Design (in CC BY 3.0. Dati di OpenStreetMap, in ODbL) e record scPDSI storici &#8211; Fig. 3 da <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-01289-z\">studio citato<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Ma non fu sempre cos\u00ec<\/span><\/span><\/strong><br \/>\nNon sempre a fenomeni climatici estremi ci furono risposte similari. Sebbene siano driver importanti la risposta sociale dipese anche dalla solidit\u00e0 sociale dei Paesi che vi si contrapponevano. Questo fattore \u00e8 molto interessante e ci pone un nuovo interrogativo: <span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I modi in cui una societ\u00e0 risponde alle variazioni delle condizioni climatiche influenzano il fenomeno migratorio?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nDi fatto i cambiamenti climatici sono solo <strong><span style=\"color: #008000;\">fattori di spinta<\/span><\/strong> che contribuiscono alle migrazioni e se i Paesi che subiscono la migrazione reagiscono con <strong><span style=\"color: #008000;\">coerenza e decisione<\/span><\/strong> l&#8217;impatto sociale pu\u00f2 essere mitigato. Dove non esiste coesione e comunione di intenti, la migrazione, anche quella pi\u00f9 pacifica va a scardinare il tessuto connettivo della societ\u00e0, non portando ad un integrazione ma alla contrapposizione di diverse culture. Va da s\u00e9 che azioni preventive devono essere effettuate sia nei Paesi di origine che nei propri confini al fine di armonizzare gli sforzi comuni e ridurre l&#8217;impatto sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Questi fenomeni climatologici non sono protagonisti solo del passato ma si stanno ripetendo, sempre pi\u00f9 invasivi, anche ai giorni d&#8217;oggi.<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>In tempi recenti la siccit\u00e0, che ha colpito la Siria dal 2007-2010, ne influenz\u00f2 la produttivit\u00e0 agricola locale e, di conseguenza, vi fu un aumento\u00a0dei prezzi alimentari che colp\u00ec le fasce pi\u00f9 povere. L&#8217;instabilit\u00e0 che si gener\u00f2 contribu\u00ec alla contrapposizione interna e port\u00f2 alla successiva guerra civile e alle crisi migratoria dei rifugiati. Ovviamente ci furono altre cause ma concomitanti al problema economico.\u00a0Un altro esempio \u00e8 l&#8217;effetto devastante della siccit\u00e0 nei Paesi arabi, poi interessati dalla primavera araba. L&#8217;indisponibilit\u00e0 degli alimenti di base colp\u00ec i centri di produzione alimentare, port\u00f2 all&#8217;aumento dei prezzi dei generi alimentari, esacerbando la tensione politica interna esistente e causando l\u2019indebolimento dei poteri politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">In sintesi, la relazione tra\u00a0cambiamenti climatici, disponibilit\u00e0 alimentare e flussi di approvvigionamento influenza l\u2019aumento dell\u2019instabilit\u00e0 sociale, colpendo in\u00a0primis le fasce pi\u00f9 deboli.<\/span><br \/>\n<\/strong>Il &#8220;successo&#8221; del fenomeno migratorio \u00e8 direttamente proporzionale alla capacit\u00e0 di risposta degli Stati che lo subiscono.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27260 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-4-noa.jpg\" alt=\"\" width=\"885\" height=\"707\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-4-noa.jpg 675w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/fig-4-noa-300x240.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 885px) 100vw, 885px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">un&#8217;interessante tabella che mostra gli effetti economici e geopolitici in relazione alle variazioni delle temperature che influenzarono la disponibilit\u00e0 alimentare <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-01289-z\">da studio citato<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Prevedere\u00a0 in anticipo le variazioni climatiche locali per ridurre l&#8217;instabilit\u00e0 regionale<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn sintesi, lo<strong><span style=\"color: #008000;\"> <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-017-01289-z\">studio citato<\/a><\/span><\/strong> fornisce uno strumento di valutazione aggiuntivo per la previsione delle aree di crisi future che possono essere individuate nelle faglie geopolitiche che attraversano il pianeta. Il cambiamento climatico non \u00e8 quindi un fattore da trascurare; le previsioni dei climatologi concordano che i cambiamenti climatici in atto genereranno nei prossimi vent&#8217;anni la perdita di vaste aree produttive con spostamenti demografici importanti. I fenomeni migratori aumenteranno nei Paesi interessati da gravi fenomeni di siccit\u00e0 o dove l&#8217;innalzamento dei mari causer\u00e0 la perdita delle aree produttive di prima necessit\u00e0. <strong><span style=\"color: #008000;\">Occorrerebbe quindi fare un piano mondiale di condivisione delle risorse non solo per motivi umanitari ma anche utilitaristici. <\/span><\/strong>Cercare di soddisfare queste necessit\u00e0 basilari &#8211; la sopravvivenza &#8211; nei luoghi di origine porta ad una riduzione degli attriti sociali che possono portare a rotture a volte insanabili. Va per\u00f2 compreso che globalizzare le esigenze non porta vantaggio se non a coloro che ne vogliono trarre guadagni economici; le civilt\u00e0 sono il frutto di processi lentissimi e assimilano molto male variazioni drammatiche del modus vivendi locale. Le esperienze post coloniali hanno mostrato che il divario culturale \u00e8 difficilmente gestibile nelle classi pi\u00f9 deboli e favorisce lo sviluppo di ribellioni legate ad un senso di appartenenza a concetti etici e religiosi in contrasto con le diverse realt\u00e0 sociali. Questo fenomeno sembra si acuisca nelle seconde generazioni che crescono in ambienti familiari spesso male integrati che trasmettono ai figli una cultura in forte contrasto a quella che li circonda. <strong><span style=\"color: #008000;\">Non si ha talvolta un arricchimento sociale ma un attrito continuo che porta a fenomeni di rivolta nelle borgate periferiche delle grandi citt\u00e0 europee dove il degrado \u00e8 legato alla difficolt\u00e0 di gestione delle differenze.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">In sintesi, l&#8217;analisi delle variazioni climatologiche e l&#8217;identificazione di aree sensibili pu\u00f2 quindi aiutare a mitigare le entit\u00e0 dei movimenti migratori con interventi mirati, accordati sulle esigenze culturali locali. Migrazioni selvagge oggi come ieri sono foriere di situazioni di instabilit\u00e0 che possono propagarsi a palla di neve, portandoci ad uno scontro di civilt\u00e0.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima un interessante grafico che mostra la<span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\"> variabilit\u00e0 climatica tra il 1950 e il 2012 mettendo in riferimento l&#8217;oscillazione del Ni\u00f1o-Southern, quella artica e nord-atlantica<\/span><\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">.<\/span><\/span> In particolare, <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>El Ni\u00f1o \u2013 Southern Oscillation (ENSO)<\/strong><\/span> \u00e8 un modello climatico che analizza i cambiamenti nella temperatura delle acque nell&#8217;Oceano Pacifico tropicale centrale e orientale (NOAA Climate Program Office, 2009a).<\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">L&#8217;oscillazione artica (AO) si riferisce invece ad un modello di circolazione atmosferica alle latitudini medio-alte dell&#8217;emisfero settentrionale (NOAA Climate Program Office, 2009b).<\/span><\/span> Non ultima l<span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">&#8216;Oscillazione del Nord Atlantico (o NAO), un importante modello di variabilit\u00e0 climatica che ha una forte influenza sul clima del Nord America nord-orientale, della Groenlandia e dell&#8217;Europa (NOAA Climate Program Office, 2009c).<\/span><\/span> Nel disegno, i<span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">l grafico superiore mostra l&#8217;ENSO, quello centrale l&#8217;AO e l&#8217;inferiore il NAO. Per approfondire queste relazioni si suggerisce di leggere<\/span><\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">: <strong><span style=\"color: #008000;\">IPCC, 2001: Appendice I &#8211; Glossario: Variabilit\u00e0 climatica, in: Climate Change 2001: The Scientific Basis.<\/span><\/strong><\/span><\/span> <span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Contributo del gruppo di lavoro I al terzo rapporto di valutazione dell&#8217;IPCC (JT Houghton, et al.)<\/span> <\/strong>pubblicato dall&#8217;<\/span><\/span><span class=\"jCAhz ChMk0b\"><span class=\"ryNqvb\">Universit\u00e0 di Cambridge &#8211; Fonte NOAA &#8211; public domain<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:3_examples_of_internal_climate_variability_(1950-2012),_the_El_Ni%C3%B1o_%E2%80%93_Southern_Oscillation,_the_Arctic_Oscillation,_and_the_North_Atlantic_Oscillation_(NOAA).png\">File:3 examples of internal climate variability (1950-2012), the El Ni\u00f1o \u2013 Southern Oscillation, the Arctic Oscillation, and the North Atlantic Oscillation (NOAA).png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: GEOPOLITICA PERIODO: XXI SECOLO AREA: PIANETA TERRA parole chiave: cambiamenti climatici, oscillazioni nord atlantico, flussi migratori . Un cambiamento climatico pu\u00f2 modificare un equilibrio geopolitico? Un recente studio multidisciplinare ha dimostrato come le variazioni climatiche agirono in passato sui fenomeni migratori che sconvolsero gli equilibri geopolitici. 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