{"id":27192,"date":"2023-07-22T00:10:57","date_gmt":"2023-07-21T22:10:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=27192"},"modified":"2026-04-25T18:27:55","modified_gmt":"2026-04-25T16:27:55","slug":"storia-navale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/27192","title":{"rendered":"1415-1446  Colonie Portoghesi in Africa. Esplorazioni e Scoperte"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff; font-size: 8pt;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XV SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: AFRICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Colonie portoghesi,\u00a0presa di Ceuta, Africa occidentale<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia delle Colonie Portoghesi in Africa inizia nel XV secolo, con le grandi spedizioni esplorative lungo la costa africana occidentale. La scoperta delle Americhe, avvenuta pochi decenni dopo, ha portato a non dare la giusta attenzione a chi ha permesso di avventurarsi nell\u2019Atlantico con buone possibilit\u00e0 di sopravvivenza. Molto prima delle esplorazioni e delle colonie portoghesi, la linea costiera che scende dallo stretto di Gibilterra al Golfo di Guinea fu certamente esplorata dai navigatori fenici e romani, ma non ci \u00e8 dato sapere quale sia stata l\u2019effettiva magnitudine delle loro attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Annone il Navigatore<\/span><\/strong>, ottenute dal governo cartaginese sessanta navi e forse 20.000 coloni, inizi\u00f2 una missione di colonizzazione che ebbe successo solo parzialmente, ma stabil\u00ec scambi commerciali \u201cstabili\u201d con le popolazioni poste sulla riva atlantica dell\u2019Africa. Le difficolt\u00e0 di comunicazione e il carattere primitivo delle trib\u00f9 africane costrinse i Cartaginesi a trovare un ingegnoso metodo di commercio. Una volta giunti sulla spiaggia, ponevano le loro merci in piccoli mucchi e si ritiravano; appena andati via i Cartaginesi, i nativi si recavano sulla spiaggia e piazzavano le loro merci di fronte a quelle che gli interessavano, poi si ritiravano anche loro. A questo punto, i Cartaginesi ritiravano le merci locali di cui avevano bisogno e lasciavano il loro mucchio corrispondente, mentre ritiravano la loro stessa merce quando la controproposta non era sufficiente. Ma i Cartaginesi furono anche in grado, stando a Erodoto, di circumnavigare l\u2019Africa, mentre nell\u2019impresa fall\u00ec Sataspes, incaricato di compiere l\u2019impresa da re Serse. I Romani, pur conoscendo l\u2019esistenza di grandi territori a sud del Sahara, ebbero pi\u00f9 contatti con il Corno d\u2019Africa, importante per il commercio con il subcontinente indiano. Ad ogni modo, la netta cesura operata dalle conquiste arabe in nord africa port\u00f2 a un totale abbandono della navigazione europea verso l\u2019occidente africano.<\/p>\n<figure id=\"attachment_27198\" aria-describedby=\"caption-attachment-27198\" style=\"width: 1071px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27198 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/La-costa-africana-occidentale-nell\u2019Atlante-Catalano-del-1375.png\" alt=\"\" width=\"1071\" height=\"654\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/La-costa-africana-occidentale-nell\u2019Atlante-Catalano-del-1375.png 912w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/La-costa-africana-occidentale-nell\u2019Atlante-Catalano-del-1375-300x183.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/La-costa-africana-occidentale-nell\u2019Atlante-Catalano-del-1375-768x469.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1071px) 100vw, 1071px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-27198\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La costa africana occidentale nell\u2019Atlante Catalano del 1375<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ripresa di contatti continui con i territori al di l\u00e0 dello Stretto di Gibilterra ricominci\u00f2 nel XIV secolo, quando diverse spedizioni genovesi, spagnole e portoghesi toccarono (e certe volte saccheggiarono) le Isole Canarie. Poich\u00e9 la riscoperta delle Canarie e la loro conquista rappresentano un fatto molto interessante e meritevole di adeguata trattazione, cercher\u00f2 di limitarmi alla questione africana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La presa di Ceuta<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI Portoghesi presero Ceuta nel 1415. La citt\u00e0 era un importante centro dei pirati barbareschi e il punto di partenza di numerose aggressioni alle citt\u00e0 costiere portoghesi. L\u00ec il Principe di Portogallo Enrico (detto \u201cIl Navigatore\u201d) venne a sapere dai locali che, al di l\u00e0 del Sahara, esisteva un regno ricco d\u2019oro e avorio, fertile e popoloso. Alla conquista di Ceuta presero parte 45.000 soldati e le perdite portoghesi furono ridicole (si dice solo 8 uomini). Dal 1415, Ceuta \u00e8 sempre stata amministrata da governi europei. I marocchini cercarono pi\u00f9 volte di riconquistarla senza successo, e la citt\u00e0 pass\u00f2 nelle mani del Re di Spagna, definitivamente, nel 1668.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-27204 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Henry_the_Navigator1.jpg\" alt=\"\" width=\"264\" height=\"301\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Henry_the_Navigator1.jpg 329w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Henry_the_Navigator1-263x300.jpg 263w\" sizes=\"auto, (max-width: 264px) 100vw, 264px\" \/>Non avendo preso moglie, n\u00e9 avendo mai avuto figli, <strong><span style=\"color: #008000;\">Enrico il Navigatore<\/span><\/strong>\u00a0 si dedic\u00f2 in modo appassionato alla sua missione di scopritore e colonizzatore. Furono i suoi esperti di ingegneria nautica a ideare le famose caravelle ed egli cerc\u00f2 anche di riunire intorno a s\u00e9 i migliori cartografi e marinai del tempo. Nel 1418 invi\u00f2 una spedizione per raggiungere <strong><span style=\"color: #008000;\">Capo Bojador<\/span><\/strong>, di fronte alla isole Canarie, ma questa fu portata a largo da una tempesta e giunse all\u2019isola di Porto Santo; un evento sfortunato che diede per\u00f2 il coraggio, alle successive spedizioni, di non limitarsi a una timida navigazione costiera ma di provare a dirigersi anche verso il mare aperto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27200 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/campagnano-portoghesi-colonie-africane.png\" alt=\"\" width=\"1076\" height=\"591\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/campagnano-portoghesi-colonie-africane.png 704w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/campagnano-portoghesi-colonie-africane-300x165.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1076px) 100vw, 1076px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la spinta di Enrico, il Re di Portogallo <strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanni I<\/span> <\/strong>(di cui Enrico era il quinto figlio) era indeciso se continuare il conflitto contro il Marocco o, invece, allearsi con il Re di Castiglia per attaccare Granada e gettare in mare gli ultimi musulmani della penisola. Ceuta, dal canto suo, era stata definita dal secondogenito di Giovanni I, Pietro, come \u201cun pozzo senza fondo di uomini, armi e denaro\u201d poich\u00e9 aveva anche perso il suo ruolo di centro commerciale; le carovane beduine preferivano infatti il porto islamico di Tangeri. La morte di Giovanni I, nel 1433, port\u00f2 per\u00f2 sul trono Edoardo che, assieme al fratello Enrico, era un fautore delle esplorazioni e della creazione di colonie portoghesi nell\u2019Africa Occidentale. L\u2019ossessione di Enrico per questo argomento \u00e8 bene evidenziata da Gomes Eanes de Zurara (conosciuto anche come Eannes o Azurara), che nel 1453 complet\u00f2 l\u2019opera <strong><span style=\"color: #008000;\">Chronica do Descobrimento e Conquista da Guin\u00e9<\/span><\/strong>. Il capitolo VII ha un titolo molto esplicativo: <strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Le cinque ragioni che hanno portato l\u2019Infante Enrico ha ordinare la ricerca delle terre di Guinea<\/em>.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cinque ragioni che possono essere riassunte cos\u00ec:<\/span><\/strong><\/p>\n<table style=\"width: 100%; height: 191px;\">\n<tbody>\n<tr style=\"height: 55px;\">\n<td style=\"text-align: justify; height: 55px;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"text-align: justify; text-transform: none; line-height: 24px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Georgia,'Bitstream Charter',serif; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; word-spacing: 0px; display: inline !important; white-space: normal; orphans: 2; float: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: transparent;\">Chiarire quando di vero ci fosse nelle leggende che volevano un mare impraticabile e terre infertili dopo Capo Bojador;<\/span><i><\/i><u><\/u><\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"text-align: justify;\">\n<td style=\"height: 27px;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"text-align: justify; text-transform: none; line-height: 24px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Georgia,'Bitstream Charter',serif; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; word-spacing: 0px; display: inline !important; white-space: normal; orphans: 2; float: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: transparent;\">vedere se ci fossero Cristiani, a sud del Marocco, con i quali poter instaurare prolifici traffici commerciali;<\/span><i><\/i><u><\/u><\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"text-align: justify;\">\n<td style=\"height: 55px;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"text-align: justify; text-transform: none; line-height: 24px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Georgia,'Bitstream Charter',serif; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; word-spacing: 0px; display: inline !important; white-space: normal; orphans: 2; float: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: transparent;\">conoscere a fondo la reale entit\u00e0 dei possedimenti islamici, poich\u00e9 \u00e8 sempre bene avere presente la forza complessiva del nemico;<\/span><i><\/i><u><\/u><\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"text-align: justify;\">\n<td style=\"height: 27px;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"text-align: justify; text-transform: none; line-height: 24px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Georgia,'Bitstream Charter',serif; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; word-spacing: 0px; display: inline !important; white-space: normal; orphans: 2; float: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: transparent;\">trovare aiuto militare, da parte di eventuali regnanti cristiani del sub Sahara, contro i musulmani nordafricani;<\/span><i><\/i><u><\/u><\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr style=\"height: 27px;\">\n<td style=\"text-align: justify; height: 27px;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"text-align: justify; color: #008000; text-transform: none; line-height: 24px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; word-spacing: 0px; white-space: normal; orphans: 2; font-stretch: normal; float: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: transparent; display: inline !important;\">aumentare il numero di fedeli del Cristianesimo.<\/span><\/strong><\/span><b><\/b><i><\/i><u><\/u><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Capo Bojador<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019ostacolo pi\u00f9 grande all\u2019esplorazione della costa africana era dunque ancora rappresentato da Capo Bojador, oltre il quale, dicevano decine di leggende marinare, la navigazione non era pi\u00f9 possibile per la presenza di correnti terribili e di mostri marini. Alla fine, dopo decine di tentativi, il primo a doppiare Capo Bojador fu <strong><span style=\"color: #008000;\">Gil Eanes<\/span><\/strong>. Tornato in patria, il navigatore afferm\u00f2 che il mare era perfettamente navigabile anche oltre quel limite. Sebbene le condizioni della terraferma, perlopi\u00f9 desertica, non fossero particolarmente gradite agli esploratori europei, Enrico continu\u00f2 a organizzare spedizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1441, Enrico invi\u00f2 <strong><span style=\"color: #008000;\">Antonio Gonsalvo<\/span><\/strong>, un giovanissimo capitano, a riempire una nave cargo di olio e pelle di foca. Ma Antonio era tremendamente ambizioso, ed ebbe l\u2019idea di spingersi oltre Capo Bojador per catturare degli abitanti locali (i primi due schiavi mai catturati pi\u00f9 a sud di Bojador) e portarli a Enrico. Lo raggiunse <strong><span style=\"color: #008000;\">Nuno Tristao<\/span><\/strong>, cui Enrico aveva dato l\u2019ordine di \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">arrivare il pi\u00f9 lontano possibile<\/span><\/em><\/strong>\u201c, che lo aiut\u00f2 a catturare una decina di sub-sahariani e poi prosegu\u00ec fino a Capo Branco, a oltre trecento miglia da Capo Bojador.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello scontro per catturare i dieci prigionieri, i Portoghesi combatterono con spade e picche, mentre i locali utilizzarono giavellotti, archi e frecce avvelenate con la punta di ferro (che causarono diverse perdite). Come strumento difensivo, questi ultimi avevano uno scudo rotondo, abbastanza grande, che Azurara sosteneva fosse \u201c<span style=\"color: #008000;\">f<strong>atto con un orecchio di elefante<\/strong><\/span>\u201d. Dopo aver portato i primi locali a Enrico, Antonio Gonsalvo torn\u00f2 nei luoghi della cattura per ottenere un riscatto per la liberazione di Adahu, uno prigioniero che si era rivelato essere un nobile locale. Per Adahu e altri due, Gonsalvo ottenne una decina di schiavi negri e un certo quantitativo di polvere aurea. Per questo motivo, Gonsalvo chiam\u00f2 Rio d\u2019Oro l\u2019insenatura dove aveva attraccato. Le narrazioni fantastiche e, soprattutto, l\u2019oro e gli schiavi ricondotti in Portogallo, diedero altro vigore alle mire di Enrico. Due anni dopo, nel 1443, Nuno Tristao port\u00f2 le sue imbarcazioni fino all\u2019isola di Arguin, dove cattur\u00f2 quattordici africani che si erano avvicinati a bordo di alcune canoe.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify; background-color: #f7ef77;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La produzione di Bolle Papali relative all\u2019esplorazione, colonizzazione e riduzione in schiavit\u00f9 degli abitanti dei nuovi territori fu rilevante. Nel 1434, la Creator Omnium di Eugenio IV prevede la scomunica per chiunque riduca in schiavit\u00f9 i convertiti al cristianesimo delle Canarie; nel 1435, la Sicut Dudum chiede, sempre a pena di scomunica, di cessare immediatamente i raid schiavisti nelle Canarie e di rilasciare immediatamente (senza riscatto), tutti i prigionieri. Pochi anni dopo, il 19 dicembre 1442, sempre Eugenio IV riconosce, con la Illius qui se pro divini il diritto di continuare la sua crociata contro i saraceni marocchini. La Bolla incontra le critiche dei rivali del Regno di Portogallo, i regnanti di Castiglia, e quindi, tre settimane dopo, Eugenio IV ritorna sulle questioni portoghesi con la Rex Regum, in cui assume una posizione pi\u00f9 neutrale nelle contese fra i regni iberici.<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a una carta regia dell\u2019ottobre 1443, Enrico ottenne un diritto di esclusiva sul commercio e le esplorazioni relative alla costa africana; le continue scoperte lo portarono anche a ordinare la redazione di nuove carte nautiche e geografiche, che purtroppo non sono giunte fino a noi. Non pass\u00f2 molto prima che avventurieri e navigatori lusitani si rendessero conto delle potenzialit\u00e0 dei traffici africani e di eventuali colonie portoghesi. Il primo a chiedere a Enrico una \u201clicenza\u201d per catturare schiavi africani fu tal Lanzarote, agente del fisco reale a Lagos. La sua prima spedizione, che lo port\u00f2 a numerose incursioni nei dintorni di Capo Branco, gli frutt\u00f2 235 schiavi (e probabilmente un numero doppio o triplo di africani morti negli scontri). Ad accompagnarlo, fra gli altri, c\u2019era anche il veterano Gil Eanes. <b><\/b><i><\/i><u><\/u>Secondo gli accordi, a Enrico sarebbe spettato 1\/5 degli schiavi catturati (la stessa percentuale prevista dal Corano per il bottino spettante a Maometto, poi traslata anche ai rapporti fra governanti locali e corsari): 46 anime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Azurara<\/span><\/strong> narra il loro arrivo con parole che, ancora oggi, sono capaci di suscitare grande compassione: <strong><em><span style=\"color: #008000;\">&#8220;Quale cuore potrebbe essere cos\u00ec duro da non provare piet\u00e0 di fronte a questa compagnia [di schiavi]? Mentre alcuni rimanevano a testa bassa, scambiandosi sguardi fra di loro, altri piangevano con enorme dolore, guardando verso il cielo e urlando a pieni polmoni, come a supplicare Dio; altri ancora si gettavano in terra con la mani sul viso; alcuni poi si lamentavano con cadenza musicale in base al loro costume. Sebbene non potessimo comprendere le loro parole, la misura della loro disperazione era molto chiara.&#8221;<br \/>\n<\/span><\/em><\/strong><br \/>\nPer quanto colpiti dai lamenti degli africani, Lanzarote e i suoi uomini non ebbero problemi a iniziare la spartizione degli schiavi, il tutto alla presenza di Enrico, in sella al suo destriero. Ancora una volta, dagli schiavi arrivarono urla e lamenti; i padri venivano separati dai figli, i mariti dalle moglie, i fratelli dalle sorelle. <strong><span style=\"color: #008000;\">Azurara<\/span><\/strong> ci informa poi che gli schiavi, divenuti quasi tutti cristiani, erano trattati con grande umanit\u00e0, alla pari dei servitori nati in Portogallo. Ai giovani veniva insegnato un mestiere e veniva loro permesso di sposarsi, e i pi\u00f9 efficienti nel gestire le cose agricole erano liberati e forniti di un pezzo di terra padronale da mettere a frutto. Non mancavano inoltre i casi di vedove portoghesi che, dopo aver comprato delle schiave africane, le adottavano e lasciavano loro porzioni di eredit\u00e0 da portare in dote ai mariti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Non mi \u00e8 mai capitato di vedere uno di questi schiavi in catene come gli altri prigionieri, e praticamente nessuno che non sia divenuto cristiano o che sia stato trattato male.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio nel 1444, mentre Lanzarote era sulla via del ritorno, Enrico invi\u00f2 <strong><span style=\"color: #008000;\">Gonzalo de Sintra<\/span><\/strong> verso la Guinea. Gonzalo era un guerriero, un uomo fisicamente imponente e coraggioso, che dopo la partenza matur\u00f2 l\u2019idea di cercare bottino nelle isole a largo di Capo Branco. Durante una sortita notturna con dodici dei suoi, rimase bloccato dalla marea in territorio nemico (molti di loro non sapevano nuotare e preferirono aspettare che la marea si ritirasse). Gli indigeni li attaccarono in duecento, arrivando anche dalle isole limitrofe grazie agli ottimi collegamenti via canoa di cui disponevano. In questo occasione, l\u2019acciaio portoghese non pot\u00e9 nulla. Sette morirono, Gonzalo compreso, mentre cinque riuscirono a tornare indietro e fare rotta verso il Portogallo. Sempre nel 1444 partirono di nuovo <strong><span style=\"color: #008000;\">Antonio Gonsalvo, accompagnato da Gomez Pirez e Diego Alfonso, e Nuno Tristao<\/span><\/strong>. La spedizione guidata dal primo fu un buco nell\u2019acqua, portando indietro solo un africano e un anziano arabo che voleva vedere di persona un regno tanto lontano come il Portogallo; quella guidata da Nuno non and\u00f2 molto meglio, arrivato all\u2019altezza del fiume Senegal (considerato un affluente occidentale del Nilo) le condizioni meteorologiche avverse lo costrinsero a fare ritorno con solo una ventina di schiavi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-27202\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/le-esplorazioni-portoghesi.jpg\" alt=\"\" width=\"1071\" height=\"819\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/le-esplorazioni-portoghesi.jpg 871w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/le-esplorazioni-portoghesi-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/le-esplorazioni-portoghesi-768x587.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/le-esplorazioni-portoghesi-180x138.jpg 180w\" sizes=\"auto, (max-width: 1071px) 100vw, 1071px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019anno successivo, Dinis Dias si spinse ancora pi\u00f9 lontano, fino a Capo Verde, prima di tornare indietro con il solito carico di schiavi. Sempre nel 1445, ottenne la licenza per inviare tre caravelle anche Gonzalo Pacheco di Lisbona; queste si spinsero forse 300 miglia a sud di Capo Verde. L\u00ec non riuscirono a sbarcare a causa della (motivata) ostilit\u00e0 delle trib\u00f9 locali, cos\u00ec i portoghesi tornarono verso l\u2019isola di Arguin per fare bottino. Lo scontro per catturare altri schiavi fu molto violento e molti portoghesi morirono sul campo. Secondo le testimonianze dell\u2019epoca, i loro cadaveri vennero divorati dagli indigeni. Ancora nel 1445, la citata isola di Arguin venne dotata di un avamposto stabile per smistare il traffico di schiavi e di gomma arabica, forse il primo passo nella creazione delle colonie portoghesi in Africa. Dopo altre spedizioni, spintesi sempre pi\u00f9 lontano, nel 1445 o 1446, <strong><span style=\"color: #008000;\">Nuno Tristao<\/span><\/strong> arriv\u00f2 fino al Rio Grande e tent\u00f2 di risalirlo con una sola imbarcazione. Ben presto per\u00f2, Tristan e i suoi furono circondati dalle canoe dei nativi e bersagliati da un fitto tiro di frecce. Tutti i Portoghesi morirono o furono feriti, compreso lo stesso Tristao. I quattro superstiti, feriti, riuscirono a rientrare in patria dopo due mesi. Ma le spedizioni portoghesi pi\u00f9 importanti del 1445 e 1446 furono portate a termine da Alvaro Fernandes. Nipote di <strong><span style=\"color: #008000;\">Joao Gonsalvo Zarco<\/span><\/strong>, conquistatore e governatore di Madera (colonizzata dal Portogallo a partire dal 1419), Alvaro Fernandes raggiunse Cabo dos Mastos, oggi Cape Naze (sotto l\u2019attuale Dakar) nel 1445. Torn\u00f2 solo con due schiavi, barili d\u2019acqua del fiume Senegal e qualche arma dei cacciatori locali. Ma si era spinto pi\u00f9 lontano di qualunque altro europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1446 super\u00f2 di nuovo <strong><span style=\"color: #008000;\">Cabo dos Mastos<\/span><\/strong>, e sbarc\u00f2 nei pressi di un insediamento diverse miglia pi\u00f9 a sud. Gli africani attaccarono i portoghesi con grande foga, ma Fernandes riusc\u00ec a uccidere il loro capo e a disperderli. Continu\u00f2 poi la navigazione verso sud, arrivando fino a un fiume definito Rio Tabite. Come Nuno Tristao, di cui conosceva la triste fine, anche Fernandes aveva intenzione di risalire il fiume. La lancia messa in acqua per lo scopo fu per\u00f2 aggredita dai locali, e Fernandes fu colpito a una gamba da una freccia avvelenata. Nonostante la febbre alta e le convulsioni, Fernandes riusc\u00ec a sopravvivere, ma dopo altri giorni di navigazione verso sud, decise di tornare in Portogallo (anche perch\u00e9 non riusciva a capire se i nativi che seguivano la caravella dalla spiaggia, armati di tutto punto, fossero pacifici o ostili).\u00a0Enrico lo ricompens\u00f2 per essersi spinto pi\u00f9 lontano di qualsiasi altro europeo. Dopo la spedizione del 1446, per circa dieci anni il Portogallo prefer\u00ec consolidare i suoi domini. Fu solo nel 1455-56, con l\u2019opera del veneziano <strong><span style=\"color: #008000;\">Alvise Da Mosto<\/span><\/strong>, che le esplorazioni ripresero vigore, raggiungendo l\u2019apice nei decenni successivi. L\u2019opera di Enrico il Navigatore, dei suoi esploratori, ingegneri navali e cartografi, rappresent\u00f2 comunque un vero punto di svolta nella storia della navigazione e della formazione dei grandi imperi coloniali. Il Portogallo stesso, che all\u2019inizio del XV secolo non aveva una tradizione marinara qualitativamente paragonabile a Venezia, in meno di tre decenni divenne il punto di riferimento per tutti i navigatori europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Gabriele Campagnano<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Bibliografia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">Davide Bertolotti (cur.) Storia di Portogallo dai primi tempi sino ai di nostri, Tomo II, 1824;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">Gomes Eanes de Zurara, Chronica do Descobrimento e Conquista da Guin\u00e9, 1453, stamp. 1841;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">Brodie Cruickshank, Eighteen Years on the Gold Coast of Africa: Including an Account of the Native Tribes, and Their Intercourse with Europeans, Volume 1, 1853;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">A. B. Ellis, A History of the Gold Coast of Western Africa, 1893;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">Bailey Wallys Diffie, Foundations of the Portuguese Empire 1415-1580, 1977;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">John Vogt, Portuguese Rule on the Gold Coast 1469-1682, 1979;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">Trevor P. Hall, Before Middle Passage: Translated Portuguese Manuscripts of Atlantic Slave Trading from West Africa to Iberian Territories 1513-26, 2015.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">articolo precedentemente pubblicato su <a href=\"https:\/\/zweilawyer.com\/\">Zhistorica &#8211; CENTRO STUDI STORICI &#8211; 2 milioni di visite l&#8217;anno! (zweilawyer.com)<\/a>. L&#8217;articolo originale contiene altri approfondimenti interessanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 10<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XV SECOLO AREA: AFRICA parole chiave: Colonie portoghesi,\u00a0presa di Ceuta, Africa occidentale . 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