{"id":2667,"date":"2017-09-02T00:10:25","date_gmt":"2017-09-01T23:10:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=2667"},"modified":"2026-03-21T10:34:15","modified_gmt":"2026-03-21T09:34:15","slug":"quanti-relitti-antichi-nel-mediterraneo-di-ivan-lucherini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/2667","title":{"rendered":"Quanti relitti antichi nel Mediterraneo?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA MARINA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: ULTIMI 10000 ANNI<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: rotte marittime, relitti<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Mar Mediterraneo nasconde ancora molti segreti. Solcato da navi da oltre 8.000 anni conserva negli abissi ancora molti artefatti di antiche Ivan Lucherini affronta il problema con questo articolo pubblicato sul numero 17 di Scuba Zone &#8211; 8.10.2014<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/ancora.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-6437\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/ancora.jpg\" alt=\"ancora\" width=\"790\" height=\"575\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/ancora.jpg 690w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/ancora-300x218.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 790px) 100vw, 790px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1992 uno studio dell&#8217;Universit\u00e0 di Oxford pose le basi per la creazione di un corpus che censisse i relitti antichi affondati nei bacini del Mediterraneo e del Mar Nero in qualsiasi modo segnalati. Quel lavoro, a firma di <strong><span style=\"color: #008000;\">A.J. Parker<\/span><\/strong>, raggrupp\u00f2 le schede dei siti di interesse archeologico riferite ai relitti di epoca antica con la descrizione di giacitura, della profondit\u00e0, dello stato di conservazione. Fu pubblicato in una corposa monografia dal titolo \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Ancient Shipwrecks of the Mediterranean and the Roman Provinces<\/span><\/strong>\u201d per la collana BAR International Series 580.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Ancient-Shipwrecks-of-the-Mediterranean-and-the-Roman-Provinces-724x1024.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Ancient-Shipwrecks-of-the-Mediterranean-and-the-Roman-Provinces-724x1024.jpg\" width=\"640\" height=\"905\">L&#8217;edizione dello studio del Parker comprende 1.189 schede di segnalazione di relitti in un arco cronologico di circa 37 secoli dal 2.200 a.C. al 1500 d.C.. Occorre precisare tuttavia che per motivi di tutela del proprio interessantissimo patrimonio sommerso, la Grecia non ha mai divulgato le notizie afferenti all&#8217;argomento in questione. Di conseguenza la quantit\u00e0 di relitti censiti dal compendio del Parker soffre ovviamente la mancanza di quei relitti. Nel computo totale dei 1.189 relitti, le schede di 363 di questi non dichiarano la profondit\u00e0 di giacitura del relitto. Degli altri 826 si pu\u00f2 osservare come esista una significativa sproporzione fra quelli ritrovati entro i 50 metri di fondo e quelli oltre. Il Mediterraneo e il mar Nero insieme, coprono una superficie di oltre tre milioni di chilometri quadrati. Di questi circa 300 mila, grosso modo il 10% del totale della superficie marina dei citati bacini, hanno una profondit\u00e0 entro i 50 metri mentre gli adiacenti 300 mila chilometri quadrati hanno profondit\u00e0 comprese fra i 50 e i 150 metri. Nella porzione di Mediterraneo con profondit\u00e0 fino ai 50 metri sono segnalati 753 relitti mentre nei restanti areali con profondit\u00e0 da 50 a 150 metri ne sono segnalati solo 73. Una enorme disparit\u00e0 percentuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">A cosa \u00e8 dovuta questa differenza di numeri su superfici omogenee?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn passato la navigazione era prevalentemente costiera soprattutto se ci riferiamo agli ultimi due millenni precedenti la nascita di Cristo. Nonostante questo, pare difficile credere che meno di cento naufragi in 37 secoli siano accaduti in una porzione di mare ampia quanto quella che ha profondit\u00e0 fino a 50 metri. In realt\u00e0 il lavoro del Parker ci aiuta a comprendere questa disparit\u00e0 attraverso l&#8217;interpretazione di un grafico che riporta nelle ascisse lo scorrere del tempo a partire dal 1950 e fino al 1990 mentre sull&#8217;asse delle ordinate il numero di ritrovamenti e segnalazioni dei relitti sommersi. La curva evidenzia come lo sviluppo della subacquea ricreativa abbia fatto impennare le segnalazioni nel corso degli anni. Si passa dai 20 relitti circa segnalati nel 1950 agli 80 circa del 1960, per impennarsi ai circa 250 del 1970. ai quasi 700 del 1980 alle poco meno che 1.200 segnalazioni del 1990. E&#8217; grazie all&#8217;invenzione del comandante Cousteau e la diffusione dell&#8217;erogatore, fra i subacquei ricreativi, che sono stati scoperti e segnalati la maggior parte dei relitti presenti nel Mediterraneo. Fino al 1990 la configurazione classica con cui si scendeva sott&#8217;acqua era con mono o bi-bombola, octopus o doppio erogatore, miscela respiratoria aria o qualche volta nitrox.&nbsp; Per quanto riguardava i profili decompressivi ci si avvaleva delle tabelle, spesso derivanti dalle US Navy o dalle DCIEM; solo alla fine degli anni &#8217;80 si diffuse l&#8217;uso dei primi computer subacquei con programmi decompressivi impostati su algoritmi haldaniani a pi\u00f9 comparti tissutali. Dopo un primo periodo di forte crescita dei praticanti in cui non era stata nemmeno presa in considerazione, la sicurezza del subacqueo fu affidata convenzionalmente, oltre che al buddy system, al rispetto dei limiti di profondit\u00e0, fissati convenzionalmente dalle didattiche in 40 metri e al rispetto della curva di sicurezza, senza quindi prevedere nella programmazione tappe decompressive oltre la classica sosta di sicurezza a tre metri per tre minuti, spostata poi a cinque metri sempre per tre minuti. Queste procedure ovviamente non permettevano immersioni prolungate oltre le profondit\u00e0 intorno o superiori ai 40 metri. Se si voleva superare questa barriera si doveva per forza di cose prevedere delle soste decompressive. Una procedura di programmazione che non era contemplata dalle linee didattiche delle principali organizzazioni di divulgazione della disciplina, presenti sul mercato. Ma poich\u00e9 \u00e8 dato noto quanto l&#8217;Uomo tenda gioiosamente all&#8217;evoluzione, questi limiti presto furono abbattuti. Alcuni appassionati iniziarono a studiare e sperimentare le tecniche di immersioni derivate dalla subacquea commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uso di miscele sintetiche diverse dalla solita aria, uso di diversi programmi decompressivi, utilizzo di bombole di fase per miscele diverse da respirare durante la fase di risalita. Era nata la cosi detta subacquea tecnica, che era essa stessa ricreativa, ma che impiegava dei protocolli abbastanza impegnativi, sia tecnicamente che fisicamente, tali da modificare appunto la sua definizione in subacquea tecnica. I subacquei che hanno qualche lustro di esperienza ricorderanno le esposizioni dell&#8217;EUDI di Genova di alcuni anni fa quando apparvero manichini allestiti simili ad alberi di Natale con collari di erogatori, bombole da ogni parte, manometri e strumenti vari da sembrare un emporio su due gambe. Venne poi il tempo della semplificazione e della razionalizzazione delle configurazioni che rese pi\u00f9 semplice questo tipo di esperienza. Le esplorazioni dei sistemi carsici di Wakulla Springs in Florida, generarono quella filosofia del \u201c<i>farlo al meglio<\/i>\u201d a cui molte didattiche si sono adeguate nel tempo, adottando e modificando il pensiero Hogartiano come sintesi di procedure condivisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;abbattimento dei limiti di profondit\u00e0&nbsp;della subacquea ricreativa, per l&#8217;archeologia subacquea, si sono aperti nuovi mondi da esplorare oltre i fatidici 40 metri. Negli anni si sono costituiti gruppi di esplorazione subacquea e sono di conseguenza aumentati in misura esponenziale&nbsp;i ritrovamenti di relitti antichi in tutti i mari del mondo. Ad ogni modo risulta difficile rispondere in termini numerici alla domanda posta dal titolo.&nbsp;Se applicassimo una semplice proporzione potremmo dire che oltre 600\/700 relitti sono nascosti ai nostri occhi a profondit\u00e0 superiori ai 50 e fino ai 150 metri. Queste profondit\u00e0 sono ora diventate alla nostra portata ma non certo per farci una prospezione alla ricerca di siti di interesse archeologico. Quello che sicuramente solletica la curiosit\u00e0 degli archeologi subacquei \u00e8 la consapevolezza che fra quei siti ci sono sicuramente relitti molto antichi risalenti alle epoche pre-romane e quindi levantini, greci, siciliani, etruschi, sardi e corsi. Per riuscire ad individuare quei siti ci viene in soccorso la tecnologia. Le esperienze della Aurora Trust, fondazione no-profit che ha coadiuvato nel Lazio il <strong><span style=\"color: #008000;\">progetto Archeomar<\/span><\/strong>, contribuendo a ritrovare i resti di cinque naufragi all&#8217;isola di Ventotene e quattro a Ponza; le collaborazioni con la Soprintendenza del Mare in Sicilia, con i quattro relitti di Panarea, hanno dimostrato che una ricerca mirata pu\u00f2 portare a risultati straordinari. La mappatura e il censimento delle evidenze archeologiche sommerse oltre che a favorire la conoscenza ed implementare gli studi specifici, offrono la possibilit\u00e0 di valorizzazione dei territori anche dal punto di vista turistico. Sono i subacquei che ora hanno la possibilit\u00e0 di occuparsi di questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gruppi preparati e guidati da esperti archeologi potrebbero \u201cadottare\u201d un relitto aiutando i deboli budget delle Soprintendenze ad indagare i resti che giacciono sul fondo, effettuare misurazioni, fotografie, filmati e campionamenti, porre in opera telecamere a circuito chiuso che abbiano lo scopo di facilitare la tutela e la conoscenza del bene. Ora che la subacquea tecnica si propone alla platea di praticanti in termini di approccio e di apprendimento pi\u00f9 \u201cfacili\u201d di un tempo ci aspettiamo di vedere crescere ancora esponenzialmente il numero dei siti di interesse archeologico segnalati nei nostri mari. Con la collaborazione di tutti i soggetti interessati.<\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; color: #008000;\">Ivan Lucherini<\/span><\/strong><\/p>\n<div class=\"date-outer\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<\/div>\n<div class=\"date-outer\">&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA MARINA PERIODO: ULTIMI 10000 ANNI AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: rotte marittime, relitti . Il Mar Mediterraneo nasconde ancora molti segreti. 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Si occupa di valorizzazione scrivendo progetti che rendano fruibili e contestualizzati gli apporti di ogni conoscenza materiale, e progettando percorsi multimediali provenienti dallo studio di siti di rilevanza storica. La sua attenzione si concentra soprattutto sugli ambienti costieri e marini, con approfondimenti sui temi del commercio e della navigazione antica. Laureato in Archeologia, curriculum tardo antico e medievale, all'Universit\u00e0 di Sassari con una tesi dal titolo: \\\"L\u2019Archeologia subacquea di alto fondale, evoluzione delle metodologie di indagine e nuove prospettive nell'archeologia subacquea oltre i 50 metri di profondit\u00e0\\\" con una votazione di 110\/110 e lode. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia alla scuola di dottorato in Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo dell'Universit\u00e0 di Sassari con una tesi dal titolo: \\\"Evoluzione del paesaggio costiero nella Sardegna nord occidentale: Bosa e il suo fiume. 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