{"id":26442,"date":"2019-01-04T00:33:11","date_gmt":"2019-01-03T23:33:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=26442"},"modified":"2026-02-15T21:39:06","modified_gmt":"2026-02-15T20:39:06","slug":"il-mistero-della-corazzata-giulio-cesare-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/26442","title":{"rendered":"Il mistero dell&#8217;affondamento della corazzata Giulio Cesare \u2013 parte I"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff; font-size: 8pt;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MEDITERRANEO, MAR NERO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Giulio Cesare, corazzata<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si chiamava <strong><span style=\"color: #008000;\">Giulio Cesare<\/span><\/strong>, una corazzata italiana che sopravvisse a due guerre mondiali e ad un ammutinamento \u2026 poi divenne il <strong><span style=\"color: #008000;\">Novorossiysk<\/span><\/strong>, ammiraglia della Squadra navale sovietica del Mar Nero fino al suo tragico destino. Il 29 ottobre 1955, la nave affond\u00f2 nella baia settentrionale di Sebastopoli e pi\u00f9 di 600 marinai morirono nell\u2019incidente. Secondo la versione ufficiale fu a causa di una vecchia mina tedesca che esplose inspiegabilmente sotto la nave. Verit\u00e0 o bugia di Stato? Probabilmente non lo sapremo mai. Questo articolo incomincia a raccontare la sua storia incredibile, tra guerra e pace, la storia di una vecchia signora del mare che scomparve nelle fredde acque del Mar Nero per motivi ancora oggi non completamente chiariti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Giulio Cesare<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa <strong><span style=\"color: #008000;\">corazzata Giulio Cesare<\/span><\/strong> apparteneva alla <strong><span style=\"color: #008000;\">classe Cavour<\/span><\/strong>, composta da tre navi: il <strong><span style=\"color: #008000;\">Cavour<\/span><\/strong>, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Leonardo da Vinci<\/span><\/strong> e il <strong><span style=\"color: #008000;\">Giulio Cesare<\/span><\/strong>. Costruita nel cantiere navale Ansaldo di Sestri Ponente, il suo scafo venne impostato il 24 giugno 1910 e la nave venne varata il 15 ottobre 1911. Inizialmente la nave aveva una lunghezza di circa 170 metri, larghezza di 28 metri ed un pescaggio di circa 9 metri con un dislocamento a pieno carico di 25086 tonnellate. La corazzatura arrivava a 280 mm in orizzontale e 111 mm in verticale che la portava ad un dislocamento a pieno carico di oltre 25.000 tonnellate.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27014 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/1280px-Sestri-Ponente_e_Launch_of_Giulio_Cesare_-_09879v.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"944\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/1280px-Sestri-Ponente_e_Launch_of_Giulio_Cesare_-_09879v.jpg 1280w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/1280px-Sestri-Ponente_e_Launch_of_Giulio_Cesare_-_09879v-300x221.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/1280px-Sestri-Ponente_e_Launch_of_Giulio_Cesare_-_09879v-768x566.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/1280px-Sestri-Ponente_e_Launch_of_Giulio_Cesare_-_09879v-1024x755.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/1280px-Sestri-Ponente_e_Launch_of_Giulio_Cesare_-_09879v-220x161.jpg 220w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/1280px-Sestri-Ponente_e_Launch_of_Giulio_Cesare_-_09879v-1200x885.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Varo della corazzata Giulio Cesare a Sestri Ponente &#8211; Fonte Bain News Service, publisher<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Sestri-Ponente_e_Launch_of_Giulio_Cesare_-_09879v.jpg\">Sestri-Ponente e Launch of Giulio Cesare &#8211; 09879v.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019armamento era composto da 13 cannoni su tre torri trinate e due torri binate da 305\/46, 18 canne da 120\/50, e 22 da 76\/50 tutti Mod. 1909. Inoltre, aveva 3 lanciasiluri da 450 mm. Per potersi muovere era dotata di una propulsione assicurata da 24 caldaie a vapore di tipo Babcock di cui dodici con combustione a nafta e dodici con combustione mista carbone e nafta, 3 turbine Parsons con 4 assi motrici che assicuravano grazie ai 31 000 CV di potenza una velocit\u00e0 massima di 21,5 nodi. Aveva un\u2019autonomia teorica di 4.800 miglia a 10 nodi e imbarcava un equipaggio di 1000 marinai. All&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia nel primo conflitto mondiale venne inquadrata nella I Divisione di base a Taranto. In totale durante il conflitto la corazzata venne impiegata per 40 ore in tre missioni di ricerca del nemico (senza esito) e 966 ore in attivit\u00e0 addestrative. Praticamente non venne mai impiegata in azioni di combattimento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-27009\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/giulio2-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/giulio2-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/giulio2-1024x1024-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/giulio2-1024x1024-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/giulio2-1024x1024-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/giulio2-1024x1024-144x144.jpg 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/giulio2-1024x1024-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/giulio2-1024x1024-65x65.jpg 65w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso degli <strong><span style=\"color: #008000;\">anni venti<\/span> <\/strong>l&#8217;unit\u00e0 navale fu sottoposta ad ammodernamento e l&#8217;armamento antiaereo sub\u00ec delle lievi modifiche con la sostituzione di sei cannoni da 76\/50mm, con altrettanti da 76\/40mm di pi\u00f9 moderna concezione e nel 1925 venne imbarcato un idrovolante da ricognizione Macchi M.18, sistemato sulla tuga della torre centrale in una sella brandeggiabile per potere orientare il velivolo secondo la direzione del vento. L&#8217;aereo veniva messo in mare ed issato a bordo per mezzo di un albero di carico. Nel 1926 fu anche installata una catapulta. Il 12 maggio 1928 la nave venne posta in disarmo a Taranto e dal 1928 al 1933 utilizzata come nave d&#8217;addestramento per gli artiglieri. La possente corazzata nell&#8217;ottobre del 1933 lasci\u00f2 La Spezia per rientrare in cantiere negli stabilimenti di Genova fino al 1937 per un radicale riammodernamento. In pratica della primitiva corazzata fu riutilizzato solo lo scafo e la corazzatura di murata.<\/p>\n<figure id=\"attachment_27016\" aria-describedby=\"caption-attachment-27016\" style=\"width: 654px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27016\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/RN_Giulio_Cesare_1935.jpg\" alt=\"\" width=\"654\" height=\"386\"><figcaption id=\"caption-attachment-27016\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ai lavori di trasformazione a Genova<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">L<\/span><br \/>\nLa lunghezza dello scafo venne aumentata di 10 metri per aumentare il coefficiente di finezza dello scafo e contribuire ad aumentare la velocit\u00e0 della nave, mediante la sovrapposizione di una nuova prora alla vecchia, con l&#8217;opera viva dotata di un bulbo. L\u2019armamento fu rivisto, tenendo conto dell\u2019evoluzione della minaccia navale. Fu eliminata la torre a centro nave e fu effettuata la ri-tubazione delle altre torri da 305 mm\/46 a 320 mm\/44, per un totale di dieci cannoni suddivisi in due torri trinate e due torri binate nelle posizioni prodiera e poppiera, con le torri binate sopraelevate rispetto a quelle trinate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ricalibramento dei cannoni principali permise di dotare la nave di armi pi\u00f9 potenti del 30% dei cannoni originali asserviti da sistemi di movimentazione elettrica in sostituzione di quella idraulica originale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_27023\" aria-describedby=\"caption-attachment-27023\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27023\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Profilo_e_pianta_Giulio_Cesare1.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Profilo_e_pianta_Giulio_Cesare1.jpg 600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Profilo_e_pianta_Giulio_Cesare1-300x184.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-27023\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">prima della ristrutturazione<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_27024\" aria-describedby=\"caption-attachment-27024\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27024\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Profilo_e_pianta_Giulio_Cesare2.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"405\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Profilo_e_pianta_Giulio_Cesare2.jpg 600w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Profilo_e_pianta_Giulio_Cesare2-300x143.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-27024\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">dopo la ristrutturazione<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto interessante fu l\u2019installazione di cilindri assorbitori modello &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Pugliese<\/span><\/strong>&#8221; per la protezione subacquea, consistente in due lunghi cilindri deformabili, che posti lungo la murata, all&#8217;interno di una paratia piena, avevano il compito di assorbire la forza dell&#8217;onda d&#8217;urto provocata dall&#8217;esplosione di un siluro o di una mina, disperdendola all&#8217;interno del cilindro. <span style=\"color: #008000;\">Teniamo a mente questo particolare<\/span>. Le modifiche portarono il dislocamento dell&#8217;unit\u00e0 a 29000 tonnellate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Seconda Guerra mondiale<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Allo <strong><span style=\"color: #008000;\">scoppio del secondo conflitto mondiale<\/span><\/strong>, la corazzata era inquadrata nella V Divisione navi da battaglia, di base a Taranto nell&#8217;ambito della I Squadra Navale, ricoprendo il ruolo di ammiraglia della flotta con insegna dell&#8217;ammiraglio <strong><span style=\"color: #008000;\">Inigo Campioni<\/span><\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_27015\" aria-describedby=\"caption-attachment-27015\" style=\"width: 626px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27015\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Inigo_Campioni.jpg\" alt=\"\" width=\"626\" height=\"511\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Inigo_Campioni.jpg 640w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Inigo_Campioni-300x245.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 626px) 100vw, 626px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-27015\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ammiraglio Inigo Campioni<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">D<\/span><br \/>\nDopo avere preso il mare il 7 luglio al comando del <strong><span style=\"color: #008000;\">Capitano di Vascello Angelo Varoli Piazza<\/span> <\/strong>come scorta ad un convoglio partito da Napoli il 6 luglio e diretto a Bengasi, il 9 luglio si scontr\u00f2 con navi della Royal Navy nella <strong><span style=\"color: #008000;\">battaglia di Punta Stilo<\/span><\/strong>; nel corso dello scontro una salva lunga del Giulio Cesare danneggi\u00f2, anche se lievemente, due cacciatorpedinieri britannici, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Hereward<\/span><\/strong> e il <strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Decoy<\/span><\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_27012\" aria-describedby=\"caption-attachment-27012\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-27012\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Naval_Operations_in_the_Mediterranean_1940_cesare-dopo-punta-stilo.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"660\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Naval_Operations_in_the_Mediterranean_1940_cesare-dopo-punta-stilo.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Naval_Operations_in_the_Mediterranean_1940_cesare-dopo-punta-stilo-300x233.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Naval_Operations_in_the_Mediterranean_1940_cesare-dopo-punta-stilo-768x596.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-27012\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">danni sul Giulio Cesare a seguito dello scontro<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Giulio Cesare venne colpito da una granata che, attraversato il fumaiolo poppiero, esplose provocando un principio d&#8217;incendio. A causa delle conseguenze dell&#8217;esplosione dovettero essere spente quattro caldaie e la velocit\u00e0 venne ridotta a 18 nodi. A questo punto, prudenzialmente, la nave si diresse verso Messina insieme all&#8217;incrociatore Trento della III Divisione. La potente nave venne quindi inviata all&#8217;Arsenale di La Spezia per i lavori di riparazione ed il successivo 30 agosto prese parte con la I\u00aa Squadra navale ed&nbsp; altre unit\u00e0 partite da Messina e da Brindisi ad un&#8217;azione di contrasto all&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Operazione Hats<\/span><\/strong> che&nbsp; aveva lo scopo di scortare un convoglio da Alessandria d&#8217;Egitto a Malta. L&#8217;azione italiana non ebbe seguito in quanto la Squadra Navale italiana, che aveva con se le due nuovissime navi da battaglia Vittorio Veneto e Littorio, incontr\u00f2 una forte burrasca e dovette ripiegare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la<strong><span style=\"color: #008000;\"> notte di Taranto,<\/span><\/strong> 11-12 novembre 1940, il Giulio Cesare venne trasferito a Napoli insieme al Doria ed al Vittorio Veneto, partecipando alla difesa antiaerea della citt\u00e0. Di fatto l&#8217;attacco inglese a Taranto aveva distrutto met\u00e0 della potenza bellica della flotta italiana e dopo l&#8217;attacco <strong><span style=\"color: #008000;\">SUPERMARINA<\/span><\/strong> inizi\u00f2 ad impiegare le navi da battaglia in azioni pi\u00f9 aggressive. Un primo risultato si ebbe nell&#8217;azione di contrasto all&#8217;Operazione White per il rinforzo aereo di Malta da parte degli inglesi. La presenza della flotta italiana, con il Cesare ed il Vittorio Veneto,&nbsp; forn\u00ec un efficace disturbo alle operazioni nemiche, ed i caccia britannici, imbarcati sulla portaerei Ark Royal, furono costretti a decollare prematuramente. Per mancanza di carburante, solo 5 aerei raggiunsero Malta. L&#8217;azione diede luogo ad aspre critiche e l&#8217;ammiraglio Cunningham la defin\u00ec <em><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8220;uno spaventoso fallimento&#8221;.<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 26 novembre il <strong><span style=\"color: #008000;\">Giulio Cesare<\/span><\/strong> usc\u00ec in mare con il <strong><span style=\"color: #008000;\">Vittorio Veneto<\/span><\/strong>, ed altre unit\u00e0 della I e della II Squadra, per intercettare la <strong><span style=\"color: #008000;\">Forza H<\/span><\/strong> dell&#8217;Ammiraglio Somerville, proveniente da Gibilterra, che aveva preso il mare per proteggere un convoglio diretto a Malta ed Alessandria. Il contatto tra le forze navali italiane e britanniche avvenne nei pressi della Sardegna e culmin\u00f2 il 27 novembre nella <strong><span style=\"color: #008000;\">battaglia di Capo Teulada<\/span><\/strong>. Uno scontro inconcludente da ambedue le parti in cui <strong><span style=\"color: #008000;\">Somerville<\/span><\/strong>, conscio della superiorit\u00e0 di fuoco italiana, decise di ritirarsi. La stessa cosa fece l&#8217;ammiraglio <strong><span style=\"color: #008000;\">Campioni<\/span><\/strong> che non approfitt\u00f2 della confusione e si allontan\u00f2 dalla flotta avversaria.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-27008\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Giulio_Cesare_-_Accostata.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"593\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino alla fine del 1941, il Cesare venne assegnata a compiti di scorta convoglio e, dopo aver partecipato nel dicembre alla scorta del convoglio M42, culminato nella <strong><span style=\"color: #008000;\">prima battaglia della Sirte<\/span><\/strong>, effettu\u00f2 la sua ultima missione di guerra, dal 3 al 6 gennaio 1942, l&#8217;operazione M43, per trasferire tre convogli di sei navi a Tripoli. Rientrata a Taranto, la corazzata, che ormai dimostrava tutti i suoi anni,&nbsp; venne dichiarata obsoleta per effettuare missioni operative, e destinata&nbsp; per l&#8217;addestramento. Il 30 dicembre 1942 raggiunse Pola per essere utilizzata come nave caserma e da addestramento statico.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine della I parte &#8211; continua<\/span><\/strong><\/p>\n<p>immagini Ufficio storico della Marina militare<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"color: #008000;\">Bibliografia<\/span><\/span><\/strong><br \/>\n&#8211; Wikipedia, articoli vari<br \/>\n&#8211; <em>Warship<\/em>, ed. 2007 Conway (da pag. 139 a 152) di Stephen McLaughlin.<br \/>\n&#8211; <em>The Demise of the Battleship Novorossiysk: Five Theories di Sergei Karamaev<\/em> (trad. inglese)<br \/>\n&#8211; <em>Chi affond\u00f2 la corazzata? <\/em>Corriere della Sera, 8 aprile 1992, p. 28. di Santevecchi Guido,<br \/>\n&#8211; <em>Italian battleship Giulio Cesare<\/em> <a href=\"http:\/\/military.wikia.com\/wiki\/Italian_battleship_Giulio_Cesare\">LINK<\/a><br \/>\n&#8211; <em>Il mistero della corazzata russa: fuoco, fango e sangue<\/em> di Luca Ribustini<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff; font-size: 8pt;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/26442\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/46890\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/26450\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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