{"id":25366,"date":"2018-12-09T01:00:00","date_gmt":"2018-12-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=25366"},"modified":"2024-01-18T07:42:30","modified_gmt":"2024-01-18T06:42:30","slug":"25366","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/25366","title":{"rendered":"L\u2019incredibile lavoro svolto dai reparti di demolizione subacquea durante lo sbarco in Normandia"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: EUROPA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: demolizione ostacoli subacquei, sommozzatori, sbarco in Normandia<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25373 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/7673675_orig.jpg\" alt=\"\" width=\"993\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/7673675_orig.jpg 993w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/7673675_orig-300x242.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/7673675_orig-768x619.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 993px) 100vw, 993px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">lo sbarco del drammatico momento dello sbarco &#8211; foto dal sito<\/span><a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/sito https:\/\/sbarcoinnormandia.weebly.com\/\"> https:\/\/sbarcoinnormandia&#8230;com\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sbarco in Normandia \u00e8 considerato la pi\u00f9 grande operazione d\u2019intesa che abbia avuto luogo ed \u00e8 ben conosciuta fin nei dettagli storici. Forse non altrettanto conosciuto \u00e8 il ruolo e l\u2019incredibile lavoro svolto dai <strong><span style=\"color: #008000;\">Reparti di demolizione subacquea<\/span><\/strong> prima, durante e dopo lo sbarco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com\u2019\u00e8 noto il progetto \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Neptune<\/span><\/strong>\u201d era racchiuso in un vero e proprio volume, detto in codice \u201cBigot\u201d, spesso ben dieci centimetri, che conteneva la minuziosa e dettagliata programmazione dei tracciati dei convogli con rotte rigidamente stabilite e riportate sulle carte nautiche, per le quali vennero stabilite al minuto le posizioni, le direzioni e i tempi di sbarco. Ogni singola nave, dalla corazzata al pi\u00f9 piccolo mezzo da sbarco, aveva obiettivi contrassegnati da lettere, numeri, colori e sigle.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25371 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/3661045_orig.png\" alt=\"\" width=\"1100\" height=\"743\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/3661045_orig.png 1100w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/3661045_orig-300x203.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/3661045_orig-768x519.png 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/3661045_orig-1024x692.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1100px) 100vw, 1100px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">i corridoi di sbarco &#8211; disegno estratto dal sito <a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/lo sbarco - foto dal sito https:\/\/sbarcoinnormandia.weebly.com\/\">https:\/\/sbarcoinnormandia.weebly.com\/<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le spiagge del tratto di costa interessato allo sbarco vennero divise in settori e sotto settori assegnati, in base alla rigorosa e minuta programmazione, sia alle truppe americane che inglesi. Il settore americano comprendeva la spiaggia denominata \u201cUtah Beach\u201d, situata tra i villaggi di Varreville e La Madeleine; la spiaggia di \u201cOmaha Beach\u201d, situata tra Pointe de la Perc\u00e8e e il villaggio di St. Honorine; e la pi\u00f9 limacciosa e ripida di \u201cUtah\u201d, chiusa ai lati da scogliere alte trenta metri. L\u2019ora \u201cX\u201d dello sbarco per queste spiagge venne stabilita alle 6,30 del 6 giugno 1944.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25372 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/9003945_orig.jpg\" alt=\"\" width=\"1100\" height=\"783\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/9003945_orig.jpg 1100w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/9003945_orig-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/9003945_orig-768x547.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/9003945_orig-1024x729.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1100px) 100vw, 1100px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">uno dei maggiori sbarchi anfibi della storia &#8211; foto dal<\/span> <span style=\"color: #008000;\">sito<\/span> <a href=\"https:\/\/sbarcoinnormandia.weebly.com\/\">https:\/\/sbarcoinnormandia&#8230;com\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il settore di competenza inglese comprendeva la spiaggia denominata \u201cGold\u201d, collocata fra Asnelles e Porten Bassin, che presentava un litorale compatto e sabbioso; la spiaggia \u201cJuno\u201d, collocata fra La Rivi\u00e8re e St. Aubin sur Mer e la spiaggia \u201cSword Beach\u201d, compresa tra la Langrune sur Mer, Riva Bella e Ouistreham. L\u2019ora \u201cX\u201d del settore inglese venne stabilita rispettivamente per le ore 7,25 e le 7,35 dello stesso giorno. Nei giorni precedenti spie, ricognitori a bassa quota e \u201ccommandos\u201d paracadutati o sbarcati da sommergibili, accertarono la consistenza della superficie sabbiosa delle spiagge, dato di primaria importanza per il successivo sbarco dei mezzi pesanti e dell\u2019artiglieria. La formidabile linea difensiva tedesca delle spiagge era rappresentata da diverse linee di barriere artificiali, poste sia in mare che sulla terraferma, formate da quattro linee continue di ostacoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-25378 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Frogmen20demolishing20Element20C20med.jpg\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"560\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Frogmen20demolishing20Element20C20med.jpg 500w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Frogmen20demolishing20Element20C20med-300x284.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/>La prima linea era costituita dal cos\u00ec detto \u201celemento C\u201d, una massa d\u2019acciaio del peso di due tonnellate e mezzo costituita da una palizzata altra tre metri e larga altrettanto, con base di circa tre metri per quattro; la seconda linea venne realizzata con travi confitte obliquamente nella sabbia, in direzione del mare e alla loro estremit\u00e0 vennero collocate mine a contatto tipo \u201cTeller\u201d; la terza linea venne formata con rampe di tronchi rinforzati e minati e infine, sulla linea di alta marea, venne collocata una palizzata di \u201ccavalli di frisia\u201d in acciaio fatta con binari ferroviari e travi a \u201cT\u201d confitte solidamente e posizionate in modo da squarciare il fondo dei mezzi da sbarco. Infine molti tratti della costa vennero allagati dai tedeschi ed erano pertanto costellati da paludi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto dovettero operare le squadre della demolizione subacquea americane ed inglesi alle quali venne assegnato il non facile compito di precedere o, in taluni casi, operare contestualmente alle prime \u201condate\u201d di sbarco della fanteria per \u201caprire\u201d i varchi necessari a consentire il passaggio dei mezzi da sbarco. A causa delle variazioni delle maree che caratterizzarono il giorno dello sbarco e delle diverse caratteristiche dei tratti di costa, l\u2019ora \u201cX\u201d del \u201cD-Day\u201d non fu la stessa per tutte le spiagge, pertanto i reparti della demolizione americani ed inglesi si trovarono ad operare con condizioni di marea differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il piano di invasione, che nelle fasi progettuali sub\u00ec numerose rielaborazioni fino a pochi giorni prima del via, prevedeva che le squadre della demolizione \u201cNCDUs\u201d (1) avrebbero distrutto le ostruzioni collocate in mare mentre i genieri dell\u2019 Esercito avrebbero rimosso gli ostacoli sulla terraferma. E\u2019 noto come nel giorno \u201cD\u201d nel settore americano di \u201cUtah Beach\u201d, a causa di confusioni avvenute al momento dell\u2019imbarco ed a causa di alcuni successivi affondamenti avvenuti nelle prime fasi, i reparti di demolizione presero terra nello stesso tempo in zone sbagliate. Con essi sbarcarono anche i reparti di complemento non previsti fino alla quarta o quinta \u201condata\u201d di sbarco. A \u201cUtah\u201d le operazioni di ripulitura degli ostacoli vennero condotte con la bassa marea e la maggior parte di essi venne trovata all\u2019asciutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marina ed Esercito si divisero le zone di competenza; gli \u201cNCDUs\u201d fecero saltare le ostruzioni che avrebbero dovuto essere in mare mentre i Genieri dell\u2019 Esercito demolirono gli ostacoli che si trovavano palesemente sulla terraferma facendo saltare sbarre d\u2019acciaio, travi in cemento armato, tetraedri di acciaio, cavalli di frisia e \u201cporte belghe\u201d aprendo cos\u00ec i varchi tra le dune e il retroterra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25379\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/NCDU19.jpg\" alt=\"\" width=\"881\" height=\"737\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">autorespiratori ad ossigeno Jack Browne (sinistra) e sistema Munson Lung (destra) indossati dal personale del NCDU-19 <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerate le condizioni di bassa marea trovate a \u201cUtah\u201d gli \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">NCDUs<\/span><\/strong>\u201d non vennero impegnati primariamente nel nuoto. Erano equipaggiati con tute da combattimento e cappuccio in cordura, scarponcini a gambale alto e una maschera che proteggeva il volto quando esposto all\u2019acqua. A \u201cOmaha Beach\u201d le cose andarono diversamente: la Special Engineer task Force Esercito-Marina raggiunse la spiaggia con un ritardo di dieci minuti sull\u2019ora prevista.<br \/>\nDue terzi degli uomini si ritrovarono in un settore sbagliato. I reparti della demolizione si trovarono di fronte ad ostacoli maggiori che ad \u201cUtah Beach\u201d e inoltre, in difesa di \u201cOmaha\u201d, i tedeschi avevano schierato la 352^ Divisione Mobile, uno dei reparti pi\u00f9 addestrati. Numerose squadre della demolizione vennero colpite e molti \u201cNCDUs\u201d furono uccisi o feriti ma, nonostante le gravi perdite, i reparti proseguirono nella demolizione degli ostacoli. I proiettili che esplodevano nell\u2019acqua \u201cscuotevano\u201d gli \u201cNCDUs\u201d tanto che spesso erano \u201ccostretti\u201d ad uscire dall\u2019acqua ogni volta che dovevano far saltare un ostacolo per non subire le conseguenze delle esplosioni provocate durante la rimozione. Nel frattempo i fanti stavano raggiungendo la costa a guado mentre la maggior parte dei carri \u201cDD\u201d (2) che avrebbe dovuto assicurare la copertura di fuoco sul posto non riusc\u00ec a raggiungere la costa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 privi di tale \u201ccopertura\u201d le squadre della demolizione procedettero comunque verso i loro obiettivi, sotto una pioggia di schegge e proiettili, senza alcuna possibilit\u00e0 di riparo sulla spiaggia scoperta ed estesa. Nei terribili minuti prima dell\u2019arrivo delle Unit\u00e0 da sbarco le squadre della demolizione americana, lavorando in condizioni terribili, riuscirono ad aprire ben cinque varchi tra gli ostacoli e liberarne parzialmente altri due. I reparti \u201cNCDUs\u201d subirono a \u201cUtah\u201d perdite del trenta per cento e a \u201cOmaha\u201d del sessanta per cento per una media nell\u2019intera fase di attacco nel \u201cD-Day\u201d del quarantuno per cento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A \u201cSword Beach\u201d, nel settore inglese, i primi a raggiungere la riva furono i \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">LCOCU<\/span><\/strong>\u201d o&nbsp; Landing Craft Obstruction Clearance Units (3). Le squadre erano composte complessivamente da circa centoventi ufficiali e soldati divisi in dieci reparti appartenenti alla Royal Navy. Ogni reparto pertanto era composto da un ufficiale e undici soldati suddivisi nei dieci reparti della Royal Navy. Ad ognuno di essi, come nel settore americano, era stata assegnata la propria spiaggia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25375\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/kapok-jacket.jpg\" alt=\"\" width=\"854\" height=\"758\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/kapok-jacket.jpg 736w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/kapok-jacket-300x266.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 854px) 100vw, 854px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Kapok&#8217;s jacket<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle settore inglese le condizioni meteorologiche furono peggiori di quanto ci si potesse aspettare: gli ostacoli risultavano completamente sommersi e la marea crescente determinava una forte risacca. Nonostante queste difficolt\u00e0 gli ostacoli vennero lentamente ma sistematicamente distrutti. I \u201cLocku\u201d lavorarono in costante immersione; disponevano di un respiratore ad ossigeno a \u201ccircuito chiuso\u201d e pinne in gomma (4); completava l\u2019equipaggiamento la \u201cgiacca di Kapok\u201d che, indossata sotto la muta di gomma \u201cDunlop\u201d, aveva il compito di proteggere gli operatori dalle esplosioni subacquee. I \u201cLocku\u201d, come venivano pronunciati, bonificarono nella stessa giornata l\u2019intera spiaggia per una estensione di circa un migliaio di metri e quattrocento metri in profondit\u00e0 verso il mare aperto. Tra i reparti inglesi si ebbero complessivamente due morti e dieci feriti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-25376\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/kapok.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"481\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/kapok.jpg 631w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/kapok-300x170.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le squadre degli uomini rana, che aprirono una breccia nel Muro Atlantico nazista e misero in grado le forze d\u2019invasione di toccare nel giorno del \u201cD-Day\u201d le coste della Normandia, vennero principalmente formate reclutando gli uomini delle unit\u00e0 non combattenti dei reparti del Genio e dai Reparti perlustratori, quali gli \u201cScout &amp; Raiders\u201d e i \u201cSeabee\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti di questi militari provenivano da attivit\u00e0 svolte nella vita civile completamente differenti come impiegati di banca, studenti, carpentieri o meccanici. Tutti indistintamente si comportarono con grande onore e tenacia il giorno del \u201cD-Day\u201d. Nessuno di questi reparti \u00e8 \u201csopravvissuto\u201d fino ai giorni nostri con la denominazione, organizzazione e struttura originale. Tuttavia il coraggio e le tecniche pionieristiche applicate alle missioni di guerra non convenzionali rappresentano sicuramente una preziosa eredit\u00e0 degli odierni Incursori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Note:<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n(1) Le \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Navy Combat Demolition Unit<\/span><\/strong>\u201d vennero create dopo il 20 novembre 1943 quando gli Stati Uniti divennero drammaticamente coscienti della necessit\u00e0 di impiegare delle unit\u00e0 di combattimento subacquee. Durante l\u2019invasione condotta con mezzi anfibi nell\u2019atollo di Tarawa, nell\u2019isola di Betio, arcipelago della Gilbert, in mano giapponese, i Marines dopo l&#8217;assalto contarono pi\u00f9 di mille morti ed oltre duemilacinquecento feriti. Divenne drammaticamente chiaro che era necessario disporre di reparti specializzati che avrebbero dovuto precedere l\u2019assalto per rimuovere le ostruzioni e garantire le necessarie informazioni sui siti di sbarco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) Il \u201cDD\u201d era un comune carro armato con serbatoio in canapa per l\u2019aria disposto intorno ad esso. Era studiato per navigare direttamente verso la costa nella prima ondata d\u2019assalto dalla distanza di circa sei chilometri. Dei primi ventotto carri partiti solo due raggiunsero la spiaggia di \u201cOmaha\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) I \u201cLanding Craft Obstruction Clearance\u201d vennero costituti nel gennaio 1944 e si svilupparono dal reparto Guastatori Difese Costiere della Royal Navy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4) Le pinne aumentarono notevolmente le possibilit\u00e0 dei sommozzatori, migliorando decisamente il nuoto degli incursori tanto che divennero componenti essenziali dell\u2019equipaggiamento degli \u201cuomini rana\u201d. Il lavoro delle squadre dei sommozzatori che ha permesso di preparare le spiagge degli sbarchi non avrebbe potuto essere realizzato senza questa fondamentale componente dell\u2019attrezzatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Stefano Berutti<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n<\/span><strong><span style=\"text-align: justify; color: #008000; text-transform: none; line-height: 24px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Georgia,'Bitstream Charter',serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; word-spacing: 0px; display: inline !important; white-space: normal; orphans: 2; float: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: transparent;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Riferimento<\/span><\/span><\/strong><br style=\"background-color: transparent; color: #444444; font-family: Georgia,&amp;quot; bitstream charter&amp;quot;,serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; line-height: 24px; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;\"><span style=\"display: inline !important; float: none; background-color: transparent; color: #444444; font-family: Georgia,'Bitstream Charter',serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; line-height: 24px; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;\">https:\/\/sbarcoinnormandia.weebly.com\/<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Bibliografia<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n\u2022 Enrico Magnani, \u201cLe Api del Mare\u201d, Rivista Marittima, gennaio 196, pp. 49-60;<br \/>\n\u2022 James Dugan, \u201cL\u2019Uomo Sotto il Mare\u201d, Garzanti, 1957;<br \/>\n\u2022 T.J. Waldron, J. Gleeson \u201cUomini Rana\u201d Baldini e Castoldi, 1953;<br \/>\n\u2022 Kevin Dockery, \u201cNavy Seals, A History of the Early Years\u201d, Berkley Books, New York, 2001.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&#8211; . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: EUROPA parole chiave: demolizione ostacoli subacquei, sommozzatori, sbarco in Normandia . lo sbarco del drammatico momento dello sbarco &#8211; foto dal sito https:\/\/sbarcoinnormandia&#8230;com\/ Lo sbarco in Normandia \u00e8 considerato la pi\u00f9 grande operazione d\u2019intesa che abbia avuto luogo ed \u00e8 ben conosciuta fin nei dettagli storici. 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