{"id":24801,"date":"2018-11-19T01:27:27","date_gmt":"2018-11-19T01:27:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=24801"},"modified":"2025-09-23T08:56:54","modified_gmt":"2025-09-23T06:56:54","slug":"lestinzione-di-massa-tra-il-permiano-e-il-triassico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/24801","title":{"rendered":"L&#8217;estinzione di massa tra il Permiano e il Triassico: nuove teorie potrebbero aiutarci a sopravvivere"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><strong><a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: 250 MILIONI DI ANNI FA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OVUNQUE<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">parole chiave: estinzione di massa, Permiano, Triassico<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"541\" class=\"alignnone wp-image-24817\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/download-1-300x162.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/download-1-300x162.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/download-1.jpg 305w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;estinzione di massa tra il Permiano e il Triassico \u00e8 stata la pi\u00f9 grave crisi biotica negli ultimi 500 milioni di anni. Molte ipotesi sono state formulate per spiegare che cosa avvenne, ma poche spiegano lo spettro della selettivit\u00e0 dell&#8217;estinzione e il successivo recupero biologico. &nbsp;In&nbsp; uno <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/srep04132#s1\">studio pubblicato su Scientific Reports<\/a> un team cinese-britannico ha postulato un&#8217;ipotesi interessante ovvero che vi fu una combinazione di acque calde e poco profonde e acque profonde anossiche che ridussero l&#8217;area abitabile dei mari ad una stretta zona di rifugio. La relativa tolleranza dei gruppi a questa situazione ambientale sembra fornire una spiegazione per le perdite di estinzione selettiva durante questa crisi a doppio impulso ed anche il successivo recupero delle specie. Cos\u00ec abitanti delle acque superficiali intolleranti alle alte temperature, come coralli, grandi foraminiferi e radiolari, furono eliminati per primi, mentre gli ostracodi, pi\u00f9 tolleranti, prosperarono in una fascia intermedia scomparendo poi nelle acque anossiche pi\u00f9 profonde.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" class=\"alignnone wp-image-24824 size-full\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ordine_ForaminiferiIlloronomeforaminaferoportofori\u00e8dovutoprobabilmente..jpg\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ordine_ForaminiferiIlloronomeforaminaferoportofori\u00e8dovutoprobabilmente..jpg 960w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ordine_ForaminiferiIlloronomeforaminaferoportofori\u00e8dovutoprobabilmente.-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ordine_ForaminiferiIlloronomeforaminaferoportofori\u00e8dovutoprobabilmente.-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario i piccoli foraminiferi, tolleranti all&#8217;ipossia ma intolleranti all&#8217;aumento della temperatura, prosperarono sui margini disossici del pendio. Solo alcuni gruppi di molluschi, che erano tolleranti sia all&#8217;ipossia che alle alte temperature, furono in grado di sopravvivere dopo l&#8217;estinzione. Il limitato recupero bentonico del Triassico precoce fu quindi limitato alle profondit\u00e0 medie dell&#8217;acqua e coincise con intervalli di raffreddamento e approfondimento dell&#8217;anossia della colonna d&#8217;acqua che resero pi\u00f9 amplia la zona di rifugio abitata. Inutile dire che l&#8217;impatto sulla vita marina dell&#8217;innalzamento della temperatura dell&#8217;oceano e la diminuzione della concentrazione di ossigeno sono di grande interesse anche per la vita marina attuale. Analisi recenti rivelano che tali tendenze avvennero negli ambienti marini durante il pi\u00f9 grande di tutti i disastri biotici: l&#8217;estinzione di massa a cavallo del Triassico-Permiano (PTB) ovvero circa 252 milioni di anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" width=\"350\" height=\"389\" class=\" wp-image-11714 alignleft\" style=\"font-size: 12px;\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/pangea_245-270x300.gif\">Sebbene in quella Era geologica la Terra fosse composta da un supercontinente, la Pangea, ed il biota fosse fondamentalmente diverso da oggi, la drammatica diffusione di aree marine anossiche port\u00f2 allo sviluppo di questi fattori ambientali. L&#8217;estinzione di massa del Permiano-Triassico spazz\u00f2 via oltre il 90% delle specie marine, lasciando un oceano depauperato. Molte ipotesi sono state proposte per spiegare questa estinzione, ma non spiegano lo spettro della selettivit\u00e0 per l&#8217;estinzione e il successivo recupero di alcune specie. Lo studio citato dimostra che gli effetti dell&#8217;innalzamento della temperatura dell&#8217;oceano e della diminuzione della concentrazione di ossigeno possono meglio spiegare l&#8217;estinzione di massa che avvenne durante la crisi del PTB.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"border-color: #faf741; text-align: justify; background-color: #f4f731;\"><span style=\"display: inline !important; float: none; background-color: transparent; color: #008000; font-family: Georgia,'Bitstream Charter',serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: bold; letter-spacing: normal; line-height: 24px; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;\">L&#8217;ipossia si incontra nella zona minima dell&#8217;ossigeno (OMZ) degli oceani moderni e si verifica perennemente in bacini anossici come il Mar Nero e il bacino del Cariaco (al largo del Venezuela) ma anche in molti mari.<\/span><b><\/b><i><\/i><u><\/u><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto l&#8217;ipossia modifica il comportamento delle specie, la velocit\u00e0 di alimentazione e la crescita degli organismi, influenza le interazioni tra le specie (inclusa la predazione), porta alla mortalit\u00e0 e diminuisce la biomassa e la diversit\u00e0 biologica. Altro fattore da considerare \u00e8 la temperatura che ha un&#8217;influenza fondamentale sugli organismi marini.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24808\" aria-describedby=\"caption-attachment-24808\" style=\"width: 1017px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" width=\"1017\" height=\"744\" class=\"wp-image-24808 size-full\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-1-a.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-1-a.jpg 1017w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-1-a-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-1-a-768x562.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-1-a-220x161.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 1017px) 100vw, 1017px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-24808\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">Figure 1: Biological effects of decreased oxygen concentration and increased temperature. da studio citato<\/span><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, gli esperimenti riportati nello studio mostrano che una temperatura elevata pu\u00f2 influenzare lo sviluppo, la crescita e l&#8217;insediamento del biota e portare alla mortalit\u00e0 quando raggiunge i limiti termici superiori, che variano tra i gruppi. Il team ha condotto studi sperimentali e registrazioni fisiche, chimiche e biologiche negli oceani moderni usandole come punto di riferimento per valutare la causa dell&#8217;evento Triassico-Permiano. Gli studi sperimentali mostrano che gli organismi marini vengono influenzati negativamente da concentrazioni di ossigeno disciolto inferiori al 10% della saturazione dell&#8217;aria e muoiono al di sotto del 4% (Figura 1a).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tolleranza all&#8217;ipossia varia considerevolmente tra i phyla e gli ordini e anche tra le specie dello stesso ordine, ma ci sono nette differenze nella tolleranza all&#8217;ipossia tra i taxa pi\u00f9 elevati che consente di determinare un ordine di rilevanza relativa. Nell&#8217;ordine generale di intolleranza all&#8217;ipossia, generalmente i crostacei (compresi gli ostracodi) sono pi\u00f9 sensibili dei briozoi, degli echinodermi e dei coralli, mentre i molluschi (cio\u00e8 cefalopodi, gasteropodi e bivalvi) sono pi\u00f9 tolleranti; i foraminiferi sono i pi\u00f9 resistenti di tutti (Fig. 1a).<\/p>\n<figure id=\"attachment_24809\" aria-describedby=\"caption-attachment-24809\" style=\"width: 1064px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" width=\"1064\" height=\"620\" class=\"wp-image-24809 size-full\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig.-1-b.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig.-1-b.jpg 1064w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig.-1-b-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig.-1-b-768x448.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig.-1-b-1024x597.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1064px) 100vw, 1064px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-24809\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 10pt;\">Fig. 1b da studio citato<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tolleranza alle alte temperature varia molto anche tra i diversi tipi di organismi. In particolare, i limiti termici superiori dei coralli e dei radiolari sono particolarmente bassi, circa 33 \u00b0 C rispetto a quelli di echinodermi, foraminiferi, cefalopodi e crostacei non ostracodi (35 \u00b0 C) mentre ostracodi, gasteropodi e bivalvi sono i gruppi termicamente pi\u00f9 tolleranti: alcuni possono persino sopravvivere a temperature maggiori di 40 \u00b0 C (Fig. 1b). Inoltre, il biota che vive a temperature pi\u00f9 elevate ha limiti termici superiori pi\u00f9 alti (Figura 1c).<\/p>\n<figure id=\"attachment_24810\" aria-describedby=\"caption-attachment-24810\" style=\"width: 992px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" width=\"992\" height=\"599\" class=\"wp-image-24810 size-full\" alt=\"Fig. 1 c da articolo citato\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig-1-c.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig-1-c.jpg 992w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig-1-c-300x181.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/fig-1-c-768x464.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 992px) 100vw, 992px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-24810\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 10pt;\">Fig. 1c da articolo citato<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ci\u00f2 suggerisce che il riscaldamento globale incider\u00e0 sugli animali che abitano tutte le latitudini.<\/span> <\/strong>Solo le forme tropicali, che hanno tempo e possibilit\u00e0 di migrazione verso latitudini maggiori, saranno in grado di evitare l&#8217;effetto di temperature pi\u00f9 elevate, mentre le forme polari saranno particolarmente vulnerabili all&#8217;aumento della temperatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Sia l&#8217;anossia che l&#8217;alta temperatura possono avere un impatto significativo sugli ecosistemi marini e spesso agiscono in sinergia letale perch\u00e9 i fabbisogni di ossigeno aumentano con la temperatura.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, gli effetti di queste due variabili variano all&#8217;interno degli ecosistemi marini consentendo di valutare il ruolo di ciascuno di essi. Generalmente, la temperatura dell&#8217;acqua di mare diminuisce con l&#8217;aumentare della profondit\u00e0 dell&#8217;acqua e quindi le temperature pi\u00f9 severe si verificano nelle acque poco profonde. Al contrario, l&#8217;anossia si sviluppa nella colonna di acqua centrale o nelle acque pi\u00f9 profonde dei mari ristretti ed \u00e8 improbabile che abbia un effetto diretto o prolungato nell&#8217;acqua di superficie a causa del rapido scambio di ossigeno con l&#8217;atmosfera. Il doppio effetto di anossia e di elevate temperature, come nel caso dell&#8217;estinzione di massa del PTB, suggeriscono che si potrebbe generare in futuro una potenziale zona di rifugio a profondit\u00e0 d&#8217;acqua intermedie (Fig. 2).<\/p>\n<figure id=\"attachment_24811\" aria-describedby=\"caption-attachment-24811\" style=\"width: 1128px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" width=\"1128\" height=\"865\" class=\"wp-image-24811 size-full\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-2.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-2.jpg 1128w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-2-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-2-768x589.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-2-1024x785.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Fig.-2-180x138.jpg 180w\" sizes=\"(max-width: 1128px) 100vw, 1128px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-24811\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 10pt;\">Figure 2 : PTB mass extinction dead water model showing the only refuge zone for the crisis lay in a narrow refuge zone of intermediate water depths<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Ipercapnia<\/span><\/strong><br \/>\nLa selettivit\u00e0 fisiologica delle estinzioni marine \u00e8 uno degli strumenti pi\u00f9 potenti disponibili per valutare le cause delle estinzioni di massa e questo approccio \u00e8 stato anche usato per argomentare l&#8217;ipercapnia (avvelenamento da CO2) ed i meccanismi letali dell&#8217;acidificazione per l&#8217;estinzione di massa del PTB. Entrambi questi fattori potrebbero agire sinergicamente con l&#8217;ipossia e gli stress termici perch\u00e9 collegati a livelli elevati di CO2 atmosferico. Per quanto riguarda l&#8217;acidificazione, la perdita preferenziale di taxa fortemente calcificati e quindi presumibilmente scarsamente tamponati (come coralli, spugne, brachiopodi, briozoi e crinoidi) \u00e8 considerata una prova di questo meccanismo di estinzione. Tuttavia, sempre secondo lo studio, questa analisi non tiene conto di altri gruppi come &#8220;i taxa con scheletri silicei&#8221; che avevano una probabilit\u00e0 significativamente maggiore di sopravvivere all&#8217;estinzione del Permiano finale se fosse incorsa l&#8217;acidificazione. Probabilmente la prova pi\u00f9 convincente per l&#8217;acidificazione deriva dalle perdite di coralli, alghe calcaree ed echinodermi &#8211; tutti i gruppi che sono suscettibili di abbassare il pH &#8211; ma le loro perdite possono essere attribuite anche a temperature elevate e sono solo alcuni dei molti gruppi soggetti all&#8217;estinzione. La resistenza all&#8217;ipercapnia dovrebbe essere meglio osservata tra i taxa infaunali, poich\u00e9 tali condizioni sono regolarmente riscontrate nei taxa che si trovano all&#8217;interno del sedimento.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Conclusioni<\/span><\/strong><br \/>\nIn sintesi, lo studio, che per completezza si suggerisce di leggere in originale, ritiene che l&#8217;ipotesi di una zona di rifugio, racchiusa tra acque superficiali calde e le acque profonde e anossiche, spieghi meglio il decorso dell&#8217;estinzione di massa del PTB ed il recupero (parziale) nel Triassico inferiore. Un&#8217;analisi dettagliata di altre regioni deve ancora essere intrapresa, ma sembra che le estinzioni nell&#8217;emisfero australe si accordino anche con questa ipotesi. L&#8217;anossia prolungata ed intensa nelle latitudini Permiano Boreali potrebbe aver reso il &#8220;primo colpo&#8221; proporzionalmente pi\u00f9 devastante di quanto avvenne nella Tetide equatoriale.<\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. 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