{"id":24781,"date":"2018-11-20T01:12:10","date_gmt":"2018-11-20T01:12:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=24781"},"modified":"2024-03-05T13:52:32","modified_gmt":"2024-03-05T12:52:32","slug":"scoprire-i-misteri-degli-abissi-le-moderne-tecnologie-acustiche-militari-sono-ora-al-servizio-della-scienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/24781","title":{"rendered":"Scoprire i misteri degli abissi: le moderne tecnologie acustiche militari al servizio della scienza"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/strong><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX-XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: oceanografia, SSS, multibeam<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">La <strong><span style=\"color: #008000;\">ricerca oceanografica moderna<\/span><\/strong> viene condotta con l&#8217;impiego di diversi strumenti tecnologici di origine militare che vengono oggigiorno impiegati in tutti campi di ricerca civile ed industriale. Le ricerche nel campo dell&#8217;off-shore petrolifero hanno portato alla scoperta di oggetti sul fondo ad alta profondit\u00e0, testimoni della nostra storia passata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-24792 \" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Nuove-tecnologie-per-la-ricerca-archeologica-subacquea_Immagine-Multibeam_\u00a9-SOPRINTENDENZA-DEL-MARE_Photo-Codevintec.jpg\" alt=\"\" width=\"836\" height=\"517\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Nuove-tecnologie-per-la-ricerca-archeologica-subacquea_Immagine-Multibeam_\u00a9-SOPRINTENDENZA-DEL-MARE_Photo-Codevintec.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Nuove-tecnologie-per-la-ricerca-archeologica-subacquea_Immagine-Multibeam_\u00a9-SOPRINTENDENZA-DEL-MARE_Photo-Codevintec-300x186.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Nuove-tecnologie-per-la-ricerca-archeologica-subacquea_Immagine-Multibeam_\u00a9-SOPRINTENDENZA-DEL-MARE_Photo-Codevintec-768x476.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 836px) 100vw, 836px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente un aiuto non sperato da parte degli archeologi che avevano posto il&nbsp; limite della loro ricerca a quote raggiungibili dagli esseri umani con attrezzature autonome subacquee. Oggi, tra i nuovi mezzi troviamo i&nbsp; sonar multi-beam che vengono utilizzati per ricostruire, attraverso il matching di diverse immagini acustiche, una visione complessiva della morfologia e del substrato del fondale marino. Questi sistemi, un tempo estremamente costosi, sono oggi a relativamente buon mercato e forniscono prestazoni straordinarie graze alla possibilit\u00e0 di operare a diverse frequenze ottenendo una risoluzione dai 5 ai 50 metri. Le immagini ottenute consentono di restringere le aree e concentrare la ricerca in un secondo passaggio utilizzando un altro tipo di sonar detto &#8220;a scansione laterale&#8221;. A differenza dei sistemi multi-beam montati a scafo, un sonar a scansione laterale (<strong><span style=\"color: #008000;\">SSS, side scan sonar<\/span><\/strong>) non \u00e8 collegato direttamente alla struttura della nave ma viene trainato da un cavo a poppa e mantenuto con immersori e divergenti ad una certa profondit\u00e0 dal fondo. Per una maggiore efficienza, essi devono essere mantenuti quanto pi\u00f9 vicini al fondo per fornire immagini di qualit\u00e0 quasi fotografica. Esistono SSS che possono essere trainati anche da imbarcazioni di limitate dimensioni con risparmi notevoli sui costi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">RICERCA E ACQUISIZIONE<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Le asperit\u00e0 del fondo possono essere quindi analizzate tramite sistemi acustici di vario tipo&nbsp; che possono essere alloggiati nella nave di ricerca, trainati o inviati in determinate aree da esplorare opernado sotto controllo diretto o autonomamente. In quest&#8217;ultimo caso parliamo di veicoli autonomi subacquei (AUV) e di glider, mezzi subacquei che, operando senza necessit\u00e0 di un collegamento fisico con la superficie, possono essere rilasciati in determinate posizioni ed operare senza necessit\u00e0 di controllo continuo anche per lunghi peridodi. Al termine della missione essi riemergono al tempo e vengono recuperati dallo staff. L&#8217;utilizzo dei dati \u00e8 quindi non in real time e viene effettuato semplicemente effettuando il download degli stessi tramite un software di valorizzazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-43840 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Le-ROV-Apache-equipe-du-systeme-de-photogrammetrie-pendant-la-phase-dacquisition-sur.png\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Le-ROV-Apache-equipe-du-systeme-de-photogrammetrie-pendant-la-phase-dacquisition-sur.png 850w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Le-ROV-Apache-equipe-du-systeme-de-photogrammetrie-pendant-la-phase-dacquisition-sur-300x169.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Le-ROV-Apache-equipe-du-systeme-de-photogrammetrie-pendant-la-phase-dacquisition-sur-768x434.png 768w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Un ROV Apache, dotato di sistema di fotogrammetria, durante la fase di acquisizione dati sul relitto di Cap B\u00e9nat 4 a 328 metri di profondit\u00e0. Scatto effettuato dal ROV Super Achille &#8211; photo credit Pierre Drap &#8211; Centre National de la Recherche Scienti\ufb01que, Marseille, France<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">IDENTIFICAZIONE<\/span><\/strong><br \/>\nAccenniamo anche alla terza fase ovvero l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">identificazione<\/span><\/strong>. Per definizione essa viene ottenuta solo attraverso la diretta visione dell&#8217;occhio umano o con immagini raccolte in tempo reale da un veicolo subacqueo filo-guidato (<strong><span style=\"color: #008000;\">ROV<\/span><\/strong>). Questi veicoli subacquei, che necessitano il pilotaggio remoto tramite un cavo in genere in fibra ottica, consentono esplorazioni anche molto profonde dalla superficie e possono fornire in tempo reale immagini dell&#8217;oggetto investigato. I ROV possono essere rilasciati anche da minisommergibili oceanografici per effettuare esplorazioni particolari.&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"background-color: #faf066; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\">La raccolta di grandi quantit\u00e0 di dati richiede quindi un&#8217;analisi accurata dei risultati che richiede software dedicati, esperienza e conoscenze.<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma come si&nbsp; effettuano queste ricerche?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa ricerca di relitti sul fondo richiede molto lavoro. Dopo la necessaria pianificazione a tavolino, comprendente una valutazione multidisciplinare dell&#8217;area di ricerca, \u00e8 necessario concentrarsi sugli aspetti morfologici e sedimentologici del fondo. La conoscenza della geologia marina nell&#8217;area di ricerca consente di semplificare l&#8217;individuazione di anomalie acustiche che possono rivelare la presenza&nbsp; dei resti di un relitto. Ad esempio, forme troppo lineari possono essere delle rocce ma anche un oggetto sconosciuto che non pu\u00f2 essere spiegato geologicamente.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, echi simili a rocce nel mezzo di una vasta distesa di sedimenti sciolti, come sabbie o argille, non sono comuni. Per cercare oggetti solidi sui patch di sedimenti \u00e8 necessario quindi esaminare sia la batimetria multibeam che i dati di backscatter. La batimetria ci fornisce l&#8217;informazione della profondit\u00e0 e dell&#8217;altezza dal fondo dell&#8217;oggetto mentre l&#8217;eco di backscatter da un indice di presenza di oggetti &#8220;anomali&#8221;.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-24787 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure2-hires.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure2-hires.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure2-hires-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure2-hires-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">F1 &#8211; Multibeam sonar bathymetry image of Japanese submarine I-400. NOOA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Qualche esempio di vita vissuta<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIl primo evento che voglio brevemente raccontare fu la ricerca di un peschereccio in Adriatico nel 1986. Il relitto era stato stimato all&#8217;interno di un&#8217;area di circa venti chilometri quadrati, ad una profondit\u00e0 di 130 metri, su un fondale piatto e sabbioso. La ricerca venne fatta con un sonar ad alta frequenza VDS (ovvero un sonar a profondit\u00e0 variabile collocabile ad una certa quota tramite il cavo di un verricello).<\/span> Teoricamente doveva essere una ricerca semplice ma fu complicata da un fattore inaspettato: la presenza di molti echi sul fondo che davano un forte backscatter, confondendo la visione di insieme. A quell&#8217;epoca i sidescan non erano ancora disponibili per cui ogni eco veniva investigato con&nbsp; un sistema ROV (PLUTO della Gay Marine). Le immersioni con ROV non rivelarono nulla&nbsp; di anomalo se non un vasto altopiano sabbioso. Dopo tre giorni di incessanti ricerche, in realt\u00e0 scoprimmo che gli echi erano causati dalle numerosissime tane di granchio che creavano un forte backscatter.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-24790\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/pluto-gabbia.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"331\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/pluto-gabbia.jpg 360w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/pluto-gabbia-300x117.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">trent&#8217;anni dopo, un modernissimo Pluto gabbia, ad oltre 1000 metri di profondit\u00e0, procede all&#8217;investigazione di un relitto<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La procedura fu la seguente. Poggiato il ROV sul fondo con i motori spenti per non alzare sospensione, attendemmo qualche minuto per far depositare il sedimento sollevato dalle eliche del veicolo subacqueo. Con grande sorpresa vedemmo fuoriuscire da dei minuscoli fori di forma semisferica sul fondo una miriade di granchi che, ristabilita la pace disturbata dal ROV, avevano ripreso i loro movimenti. Un bel problema tecnico da risolvere per trovare quel relitto che, nonostante le sue dimensioni,&nbsp; restava mascherato da quel diffuso e forte rumore ambientale. La scoperta avvenne l&#8217;ultimo giorno quando mi accorsi che in una certa posizione, a mezz&#8217;acqua, era sempre visibile un&#8217;eco assimilabile ad un branco di pesci. L&#8217;investigazione con il ROV scopr\u00ec che si trattava dei galleggianti delle reti del peschereccio, che puntavano verso l&#8217;alto. Il disturbo di backscatter aveva&nbsp; coperto il piccolo peschereccio ma l&#8217;analisi dei dati nel volume ci consent\u00ec di correlare le risposte acustiche ed effettuare una scoperta in altro modo impossibile a causa del combinato effetto delle scabrosit\u00e0 del fondo e delle reti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-702\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/SeeTrack-Screenshot-of-Maridan-Sidescan-284x300.bmp\" alt=\"\" width=\"830\" height=\"878\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/SeeTrack-Screenshot-of-Maridan-Sidescan-284x300.bmp 284w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/SeeTrack-Screenshot-of-Maridan-Sidescan-326x345.bmp 326w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/SeeTrack-Screenshot-of-Maridan-Sidescan.bmp 554w\" sizes=\"(max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tirreno Settentrionale, immagine side scan di fondale con un&#8217;alternanza di rocce e banchi sabbiosi su quali si identificano delle ripple di sabbia storiche &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro buon esempio di come la scabrosit\u00e0 del fondo possa nascondere un relitto fu la scoperta di un relitto da parte del <strong><span style=\"color: #008000;\">NOOA<\/span><\/strong>, avvenuta nel 2016, durante la <strong><span style=\"color: #008000;\">spedizione MARANAS<\/span><\/strong>.&nbsp; L&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Okeanos Explorer<\/span><\/strong> condusse un&#8217;immersione su un&#8217;anomalia che in seguito si rivel\u00f2 essere un Boeing B-29 precipitato poco dopo il&nbsp; decollo. I suoi resti (circolati in rosso) sono scarsamente visibili nell&#8217;immagine in F2.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-24788 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure3-hires.jpg\" alt=\"\" width=\"3155\" height=\"1978\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure3-hires.jpg 3155w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure3-hires-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure3-hires-768x481.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure3-hires-1024x642.jpg 1024w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure3-hires-320x202.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 3155px) 100vw, 3155px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">F2 -Multibeam backscatter image of a Boeing B-29 Superfortress off Tinian Island. Data collected by NOAA Ship Okeanos Explorer.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;immagine seguente (F3) mostra invece l&#8217;eco di un F6F Hellcat, chiaramente visibile nella parte destra. Le condizioni di integrit\u00e0 dell&#8217;aereo consentirono, su un fondale tutto sommato poco accidentato, la sua scoperta.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-24785 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure1-hires.jpg\" alt=\"\" width=\"852\" height=\"229\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">F3 -Side scan sonar image of an F6F Hellcat fighter plane (lower right) off Pearl Harbor, Oahu. NOOA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fonti riportarono che l&#8217;aereo, che era in prossimit\u00e0 di Pearl harbour, fu costretto all&#8217;ammaraggio; il velivolo rest\u00f2 in galleggiamento per un p\u00f2, quindi lentamente scese dolcemente verso il fondo del mare mantenendosi intatto. Purtroppo non \u00e8 sempre cos\u00ec facile ritrovare questi oggetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro fattore da considerare \u00e8 il <strong><span style=\"color: #008000;\">software<\/span><\/strong> utilizzato per acquisire e valorizzare i dati acustici. Il moderno trattamento dei dati consente di filtrare informazioni aberranti e ricostruire intelligentemente i bersagli posti sul fondo. Nella Figura F2, si osserva come, eliminando molte delle patch scure a sinistra del bersaglio tramite il software <strong><span style=\"color: #008000;\">SIS (Seafloor Imaging Systems)<\/span><\/strong>, fu possibile comunque estrapolare l&#8217;oggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggigiorno i software commerciali di elaborazione delle immagini sono integrati nei modern sistemi <strong><span style=\"color: #008000;\">GIs, <\/span><\/strong>come <strong><span style=\"color: #008000;\">ArcGis<\/span><\/strong>, che consentono&nbsp; la valorizzazione ed organizzazione dei dati nonch\u00e9 la possibilit\u00e0 di effettuare filtraggi successivi ad hoc. Un esempio di ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare, per estrarre quante pi\u00f9 informazioni possibili dai dati, \u00e8 mostrato nella Figura 4. Invece di eseguire la griglia dei dati multi-beam, in una superficie continua liscia, i ricercatori del NOOA esaminarono i dati grezzi del punto che rivelarono dettagli che sarebbe stato difficile se non impossibile vedere diversamente se filtrati a monte.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-24789 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure4-hires.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure4-hires.jpg 800w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure4-hires-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/figure4-hires-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">F4 &#8211; Raw multibeam point data of suspected wreck of Japanese destroyer Hayate. NOOA&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;oggetto in Figura 4 fu ritrovato nella zona di <strong><span style=\"color: #008000;\">Wake Island<\/span><\/strong>, dove il cacciatorpediniere giapponese Hayate fu affondato durante la battaglia di Wake nel 1941. Secondo i resoconti dei testimoni oculari, la Hayate si spezz\u00f2 a met\u00e0 dopo essere stata colpita da una batteria di terra. L&#8217;anomalia sembra essere troppo lineare per essere una formazione rocciosa naturale e si ritiene che la leggera &#8220;piega&#8221; del bersaglio rappresenti la rottura delle due parti del cacciatorpediniere. Essendo molto vicine, l&#8217;una vicina all&#8217;altra, si ipotizza che la nave dopo essere stata colpita non si spezz\u00f2 a met\u00e0, sprofondando negli abissi in questa conformazione contorta. Vista la profondit\u00e0, la risposta definitiva potr\u00e0 pervenire solo nella fase successiva di identificazione ed esplorazione con i mezzi filo-guidati.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-18808\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/canada-arctic-ship-erebus-300x167.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"473\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/canada-arctic-ship-erebus-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/canada-arctic-ship-erebus.jpg 759w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&nbsp;2014 immagine sonar scan del HMS Erebus (Parks Canada\/The Canadian Press via AP)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, la ricerca archeologica di relitti antichi a grandi profondit\u00e0 con metodi acustici \u00e8 ormai una soluzione disponibile per tutti i ricercatori del terzo millennio, che possono trovare nuove risposte ai misteri fino ad oggi celati negli abissi. Importanti scoperte, come i relitti del Mar Nero e delle acque canadesi (<strong><span style=\"color: #008000;\">HMS Erebus<\/span><\/strong>) dimostrano come l&#8217;Uomo pu\u00f2 oggi raggiungere virtualmente tutti gli abissi e disegnarne i contorni come in un video gioco. <strong><span style=\"color: #008000;\">La differenza che questo&nbsp;\u00e8 reale.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">immagini F1 F2 F3 F4&nbsp; di propriet\u00e0 NOOA da&nbsp;<a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/oceanexplorer.noaa.gov\/okeanos\/explorations\/ex1606\/background\/wreck-search\/welcome.html\">Identifying Deepwater Historic Wreck Sites Using Multibeam Sonar Data di Gary Fabian<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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