{"id":243,"date":"2018-06-03T02:00:58","date_gmt":"2018-06-03T02:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/wp\/?p=243"},"modified":"2021-01-31T09:09:42","modified_gmt":"2021-01-31T09:09:42","slug":"i-sedimenti-delle-praterie-a-posidonia-oceanica-di-paolo-colantoni-universita-di-urbino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/243","title":{"rendered":"I sedimenti delle praterie di Posidonia oceanica di Paolo Colantoni &#8211; parte I &#8211; 1995"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: sedimenti, Posidonia oceanica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Generalit\u00e0<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Le praterie di Posidonia oceanica rappresentano un sistema complesso di primaria importanza per il Mediterraneo non solo perch\u00e9 costituiscono un popolamento vegetale diffuso e caratteristico ma anche e soprattutto per i molteplici ruoli che giocano nel mantenere gli equilibri tra associazioni animali e vegetali e caratteristiche chimico-fisiche delle acque e del fondo del mare. E\u2019 nota in particolare l\u2019azione che svolgono le fronde della Posidonia nell&#8217;attenuare l\u2019energia del moto ondoso e delle correnti, azione che favorisce l\u2019accumulo di sedimenti e la protezione dall&#8217;erosione delle coste. Sotto questo aspetto quindi la Posidonia pu\u00f2 essere considerata fondamentale per l\u2019equilibrio idrodinamico del litorale.&nbsp;Oggetto delle presenti note sono i sedimenti che accompagnano le Praterie che costituiscono una facies deposizionale importante e ancora poco conosciuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Formazione e distribuzione dei sedimenti&nbsp;<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"text-align: justify;\">I sedimenti della prateria di Posidonia sono costituiti dal materiale terrigeno \u201ccatturato\u201d dall&#8217;azione frenante delle foglie sui movimenti dell\u2019acqua, e dal materiale biogeno rappresentato dai resti degli organismi (foraminiferi, briozoi, serpulidi, molluschi, echinidi, alghe calcaree, ecc.) che vivono sulle piante o alla base di esse.<\/span><span style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-30421\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/IMG_4840.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"506\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accumulo di questi sedimenti porta all&#8217;accrescimento verticale delle praterie in quanto alla ritenzione di materiale detritico, fa riscontro la crescita in verticale dei rizomi. Si forma cos\u00ec un fitto intreccio di rizomi e radici che assieme ai sedimenti, tende ad innalzare i fondali. La formazione, che prende il nome di \u201cmatte\u201d e pu\u00f2 raggiungere lo spessore di diversi metri, si sviluppa finch\u00e9 le foglie non arrivano ad un livello critico oltre il quale l\u2019idrodinamismo diventa tanto forte da impedire la ulteriore crescita delle piante. Si instaura allora un equilibrio dinamico che mantiene praticamente costanti le profondit\u00e0 dei limiti superiore ed inferiore delle praterie. Talora poi le foglie raggiungono perfino la superficie del mare formando una vera barriera che isola verso terra un\u2019area protetta ove sedimentano materiali fini e talora si accumula sostanza organica in decomposizione. Eventi meteo-marini particolari possono per\u00f2 causare locali erosioni che, una volta iniziate, possono progredire con la formazione di canali di deflusso e scalzamenti delle mattes sia all&#8217;interno delle praterie che, e soprattutto, in prossimit\u00e0 dei limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Variazioni climatiche a breve o lungo periodo portano poi a dei veri cicli di crescita-erosione-crescita in seguito a fluttuazioni eustatiche e a modificazioni delle condizioni idrodinamiche generali che possono essere documentati da formazioni di diverse generazioni, spesso osservabili su superfici di erosione e di regressione o in canali con sedimenti sciolti e classati. L\u2019evoluzione delle praterie \u00e8 anche evidenziata dalla disposizione areale delle piante e delle <a href=\"http:\/\/www.biologiamarina.org\/posidonia-oceanica-matte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">mattes <\/a>(Blanc e Jeudy de Grassac, 1978). In condizioni di equilibrio le praterie presentano una <span style=\"text-decoration: underline;\">moda regolare<\/span> ed occupano una fascia pi\u00f9 o meno continua che confina verso terra con il prisma costiero di sedimenti terrigeni sciolti (spiaggia sommersa) e verso mare con i sedimenti di piattaforma (Detritico Costiero = DC di P\u00e9r\u00e8s e Picard 1964) o con la formazione biogena calcarea del coralligeno (C). Fasi di erosione attiva o comunque situazioni di alterazione dell\u2019ambiente deposizionale sono invece testimoniate da una <span style=\"text-decoration: underline;\">moda embriciata<\/span>, ove le praterie sono discontinue e intervallate da zone con sedimenti sciolti (spesso solcati da ripple marks) o da plaghe con altre biocenosi (Cymodocea, sabbie fini, ecc.). Una disposizione a pelle di leopardo o in <span style=\"text-decoration: underline;\">moda dispersa<\/span> su matte indica infine lo stato di grave sofferenza di una prateria in via di estinzione per erosione, per iper-sedimentazione o altra causa generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #339966;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">I diversi substrati&nbsp;<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span>Le praterie possono instaurarsi su substrati duri e rocciosi o su sedimenti sciolti di diversa granulometria. Su roccia, ove l\u2019apporto terrigeno \u00e8 relativamente scarso, si sviluppano di solito mattes di modesta estensione e le piante si trovano disposte in ciuffi che raramente raggiungono un\u2019estensione tale da poter formare vere praterie. I sedimenti presenti sono comunque costituiti da scarso materiale terrigeno fine e da una componente biogena importante. Quando, come avviene per esempio su bassi fondali al largo (secche e banchi), la produzione biologica \u00e8 molto elevata, la sedimentazione di resti di organismi pu\u00f2 essere molto cospicua (Colantoni et al. 1985). Si formano cos\u00ec dei depositi bio-detritici che coprono i fondali, favoriscono la formazione delle mattes e l\u2019instaurarsi di una particolare facies deposizionale riscontrabile anche nei depositi antichi (<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Calcarenite\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">calcareniti<\/a>). Pi\u00f9 frequenti e diffuse sono le praterie su sedimenti sciolti. Occorre per\u00f2 distinguere fra sedimenti attuali in equilibrio con l\u2019idrodinamismo della zona e sedimenti antichi deposti in condizioni dinamiche diverse (sedimenti relitti). Nel primo caso i sedimenti accompagnano la crescita delle praterie alla ricerca di un equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-30420\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/IMG_4857.jpg\" alt=\"\" width=\"4000\" height=\"2248\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando per\u00f2 il materiale terrigeno proveniente dalla costa \u00e8 in quantit\u00e0 eccessiva, pu\u00f2 frenare o inibire lo sviluppo della Posidonia diminuendo la trasparenza dell\u2019acqua o soffocando le piante (iper-sedimentazione). E\u2019 quanto avviene davanti alle foci dei corsi d\u2019acqua ove depositi localizzati, assieme ai flussi d\u2019acqua dolce carichi o meno di inquinanti, non permettono la crescita delle piante. Una quantit\u00e0 eccessiva di sedimenti portati dal mare, unita a cause climatiche e di attivit\u00e0 antropica, potrebbe essere la ragione della forte regressione e\/o assenza della Posidonia lungo il litorale dell\u2019Adriatico occidentale, ove vi sono tracce di estese praterie ora scomparse. Sedimenti relitti in zone a non pi\u00f9 rapida sedimentazione costituiscono invece il substrato migliore per le Posidonie che possono sviluppare estese mattes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne deriva che lungo litorali prevalentemente rocciosi ove la sedimentazione \u00e8 scarsa si rinvengono praterie specialmente, o solo, all\u2019interno delle baie e insenature ove si sono deposti sedimenti antichi e ove l\u2019idrodinamismo locale permette un pi\u00f9 facile insediamento. Sedimenti relitti sotto le mattes sono osservabili nei canali e nelle zone di erosione delle praterie e sono frequentemente costituiti da antichi depositi di spiaggia ben selezionati e da elementi (ciottoli e blocchi) che non potrebbero attualmente essere mossi dal moto ondoso e dalle correnti indotte e che comunque non potrebbero mai far parte dei sedimenti della Posidonia. Logicamente questi sedimenti relitti vengono spesso rimaneggiati e mescolati con quelli attuali, tanto che risulta talora difficile discriminare le diverse componenti. La presenza di sedimenti relitti sotto le mattes pone il problema dell\u2019et\u00e0 delle praterie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto, 15-18000 anni fa il livello medio dei mari era di oltre 100 metri pi\u00f9 basso di quello attuale e le odierne piattaforme continentali erano praticamente emerse. Il mare risal\u00ec quindi verso le quote attuali, raggiungendole circa 6000 anni fa. I sedimenti nel frattempo formati, vennero sparsi e abbandonati sulle piattaforme (sedimenti relitti) ove costituiscono il substrato alle formazioni attuali, praterie a Posidonia comprese. L\u2019et\u00e0 di 6000 anni pu\u00f2 quindi essere presa come et\u00e0 massima dell\u2019insediamento dei limiti attuali delle praterie, anche se si deve ammettere uno spostamento dei limiti stessi con arretramenti ed avanzamenti in relazione alle oscillazioni eustatiche indotte dalle variazioni climatiche. Resti di manufatti e datazioni radiometriche possono dare indicazioni precise sull\u2019et\u00e0 delle mattes, ma occorre tenere ben presente che spesso si riesce ad osservare solo un ciclo evolutivo che si inserisce in cicli di diverso ordine, tanto che \u00e8 quasi impossibile definire l\u2019et\u00e0 dei primi insediamenti e la velocit\u00e0 di crescita (o di sedimentazione) delle praterie, alternandosi periodi di crescita a fasi di regressione.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine I parte<\/p>\n<p><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5104 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Colantoni-1978.jpg\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Colantoni-1978.jpg 406w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Colantoni-1978-203x300.jpg 203w\" sizes=\"(max-width: 208px) 100vw, 208px\" \/><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><strong>Paolo Colantoni,<\/strong> tridente d\u2019oro,&nbsp;gi\u00e0 professore ordinario di Geologia Stratigrafica e Sedimentologia dell\u2019Universit\u00e0 di Urbino, dopo essere stato per due volte Preside della Facolt\u00e0 di Scienze MM. FF.e NN., dal 2006 fu Professore Onorario per nomina del Ministero dell\u2019Istruzione, Universit\u00e0 e Ricerca Scientifica. Ha utilizzato tra i primi in Italia l\u2019immersione subacquea nella ricerca scientifica ed in particolare nell&#8217;ambito delle Scienze Geologiche, ottenendo diversi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale. La sua intensa attivit\u00e0 di ricerca \u00e8 documentata da numerosissime pubblicazioni scientifiche riguardanti diversi aspetti dell\u2019Oceanologia che lo hanno portato a significative collaborazioni internazionali. In particolare \u00e8 stato Direttore di Ricerca in Geologia Marina del CNR, Presidente del&nbsp;<strong>Comit\u00e9 de Penetration de&nbsp;l\u2019Homme sous la Mer<\/strong>&nbsp;della Commissione per lo studio scientifico del Mediterraneo con sede a Monaco, ospite di J.Y. Cousteau a bordo della&nbsp;N\/O Calypso, e osservatore scientifico nei sommergibili IFREMER per ricerche fino a 3000 metri di profondit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p>Paolo Colantoni<br \/>\narticolo pubblicato nel saggio La Posidonia oceanica, Rivista marittima, 1995<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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