{"id":23754,"date":"2018-09-29T01:30:04","date_gmt":"2018-09-29T01:30:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=23754"},"modified":"2023-05-19T16:39:31","modified_gmt":"2023-05-19T14:39:31","slug":"medicane-quale-e-la-causa-degli-uragani-mediterranei-di-andrea-mucedola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/23754","title":{"rendered":"Medicane, quale \u00e8 la causa degli uragani mediterranei?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: ODIERNO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Medicane, cambiamenti climatici<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Zorbas e gli uragani mediterranei<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nE\u2019 notizia di questi giorni della formazione di un ciclone mediterraneo nello Ionio meridionale che presenta un\u2019intensa attivit\u00e0 temporalesca attorno al suo centro depressionario con un valore&nbsp; di 989 hPa. Proprio in queste ore nel mar Ionio e mar Libico un grosso nucleo di aria fredda ha creato un profondo vortice di bassa pressione davanti alle coste della Libia e si sta muovendo nel mar Ionio meridionale, a met\u00e0 strada tra Italia e Grecia, divenendo a tutti gli effetti un ciclone simil-tropicale con venti medi attorno all\u2019occhio centrale intorno ai 120 km\/h.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella giornata di sabato 29 settembre (2018) il vortice si potrebbe potenziare tanto da raggiungere lo stadio di <strong>\u201c<span style=\"color: #339966;\">Medicane<\/span>\u201d<\/strong>&nbsp;(uragano del Mediterraneo), con&nbsp;raffiche di vento superiori ai&nbsp;<strong><span style=\"color: #339966;\">160 km\/h<\/span><\/strong>&nbsp;ed onde di 8 metri sulle coste greche che potrebbero causare danni anche ingenti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/sardegna-costa-rey-1024x553.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 sardegna-costa-rey-1024x553.jpg\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #339966;\"><span style=\"color: #008000;\">Innanzitutto cosa sono i cicloni e gli anticicloni? <\/span><\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Quale \u00e8 la differenza?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSemplice nei&nbsp;cicloni&nbsp;la pressione centrale \u00e8 pi\u00f9 bassa di quella all&#8217;esterno con&nbsp;circolazione in senso antiorario nell&#8217;emisfero settentrionale e orario in quello meridionale. I&nbsp;cicloni&nbsp;sono caratterizzati da violenti moti d&#8217;aria ascendenti. Nel caso dei sistemi&nbsp;anticiclonici&nbsp; abbiamo esattamente il contrario ovvero la pressione centrale \u00e8 pi\u00f9 alta di quella esterna e in questo caso la circolazione sar\u00e0 oraria nell&#8217;emisfero settentrionale e antioraria in quello meridionale, con moti d\u2019aria discendenti verso il suolo<em>.&nbsp;<\/em>Questo ciclone, chiamato Zorbas,&nbsp; \u00e8 stato generato da una discesa di aria fredda dal bordo orientale dell&#8217;anticiclone, ed ha poi raggiunto il Mediterraneo orientale spingendosi verso il Nord Africa dove si \u00e8 scontrato con una massa d&#8217;aria pi\u00f9 calda desertica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno non \u00e8 eccezionale in quanto, anche se raramente si verificano sul Mediterraneo vortici molto intensi con sembianze di uragani tropicali caratterizzate da una nuvolosit\u00e0 a spirale con, in alcuni casi, il classico occhio caratteristico dei grandi cicloni tropicali. Questi rari fenomeni mediterranei, ancora in fase di analisi e studio da parte dei meteorologi, sono chiamati \u201c<strong><span style=\"color: #339966;\">Medicane<\/span><\/strong>\u201d (Mediterranean Hurricane) o <strong><span style=\"color: #339966;\">TLC<\/span><\/strong> (<i>Tropical Like Cyclones<\/i>&nbsp;ovvero Cicloni di tipo tropicale) e sono caratterizzati da venti molto forti, mari tempestosi ed intense precipitazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur non raggiungendo la forza e la dimensione degli uragani tropicali la loro conformazione vista dai satelliti \u00e8 comunque impressionante. Per quelli pi\u00f9 recenti, sono disponibili molte osservazioni satellitari che ne mostrano la loro imponenza. Callisto (1983), Celeno (1995), Cornelia (1996), Zeo (2005) e Vega (2014) sono alcuni tra i pi\u00f9 famosi e quello attuale, Zorbas (2018), potrebbe non essere da meno con il suo carico distruttivo. Questi cicloni sembrano evolversi come i normali uragani tropicali e traggono energia dal mare a causa delle sempre pi\u00f9 calde temperature superficiali.&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/METEOROLOGIA-MEDITERRANEO-Mediterranean_Hurricane_TLC_dic_2005.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 METEOROLOGIA-MEDITERRANEO-Mediterranean_Hurricane_TLC_dic_2005.jpg\" width=\"769\" height=\"520\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il Medicane Zeo del dicembre 2005. Durante la sua formazione, a sud della Sicilia, ha provocato sull&#8217;isola venti tempestosi, alluvioni, danni e vittime &#8211; Fonte NASA&nbsp;<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Mediterranean_Hurricane_TLC_dic_2005.jpg\">File:Mediterranean Hurricane TLC dic 2005.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista fisico si comportano proprio come degli uragani. Inizialmente essi si formano sui mari mediterranei meridionali&nbsp; a causa dell&#8217;arrivo di un potente vortice in quota. Una volta che il vortice al suolo si forma aumenta il processo di estrazione dei flussi energetici marini a causa del rinforzo dei venti richiamati nel centro depressionario. L&#8217;enorme energia che si sprigiona deriva dal flusso di calore e di umidit\u00e0 fornito proprio dal mare. Come gli uragani tropicali, il fenomeno nasce sul mare&nbsp; e tende poi ad attenuarsi una volta raggiunta la terraferma dove porta distruzione causando vittime e danni alle infrastrutture costiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre ai Medicane sono stati documentati altri sistemi convettivi che non presentano un occhio ma che hanno sembianze di tempeste o depressioni simili a quelle tropicali. Inutile dire che la loro pericolosit\u00e0 non \u00e8 da meno considerando che le coste mediterranee sono molto popolate. Pur essendo dei fenomeni rari, la loro frequenza sembra aumentare con un&#8217;incidenza maggiore nei mesi tra settembre a novembre quando l&#8217;acqua del Mar Mediterraneo, ancora relativamente calda, \u00e8 in grado di contribuire al sostentamento del vortice e fornisce l&#8217;energia necessaria per la sua evoluzione. Le regioni italiane che possono essere maggiormente colpite sono i versanti orientali di Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia. Nel loro transito questi vortici attraversano la Grecia, l&#8217;isola di Creta e poi tendono a scaricarsi e a perdere potenza sulle coste della Turchia. Inutile dire che in quelle aree sono diramati allarmi di massima allerta a causa del pesante impatto sulle infrastrutture umane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #339966;\">A seguito dei cambiamenti climatici possiamo aspettarci un aumento di questi fenomeni?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nE\u2019 ancora presto per dirlo; i dati in nostro possesso non ci consentono di fare delle valutazioni a lungo termine. Sicuramente siamo in una fase di riscaldamento che prosegue la tendenza dopo la piccola glaciazione avvenuta dalla met\u00e0 del XIV alla met\u00e0 del XIX secolo, un periodo in cui si registr\u00f2 un brusco abbassamento della temperatura media terrestre. Si tratta di un fenomeno ciclico del clima del nostro pianeta, come potete vedere nel seguente diagramma che mostra le variazioni di temperatura dall&#8217;Olocene ai giorni nostri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/METEOROLOGIA-CLIMA-2000_year_global_temperature_including_Medieval_Warm_Period_and_Little_Ice_Age_-_Ed_Hawkins-1024x576.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 METEOROLOGIA-CLIMA-2000_year_global_temperature_including_Medieval_Warm_Period_and_Little_Ice_Age_-_Ed_Hawkins-1024x576.jpg\" width=\"1024\" height=\"576\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Comparazione fra dieci ricostruzioni pubblicate sui maggiori cambiamenti di temperatura avvenuti negli ultimi 2000 anni di Ed Hawkins \u2013 elaborato da RCraig09 File:2000+ year global temperature including Medieval Warm Period and Little Ice Age &#8211; Ed Hawkins.svg &#8211; Wikimedia Commons<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 interessante notare che il periodo della piccola glaciazione (<strong><span style=\"color: #339966;\">Little Ice Age<\/span><\/strong>) fu preceduto da un lungo periodo di temperature relativamente elevate, detto <strong><span style=\"color: #008000;\">periodo caldo medievale<\/span><\/strong>, seguito nel 1300 da un graduale avanzamento dei ghiacciai che nel periodo precedente si erano ritirati o addirittura scomparsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo andamento sinusoidale era avvenuto anche in epoca romana, basti ricordare il passaggio delle Alpi dell&#8217;esercito di Annibale grazie allo scarso innevamento delle montagne. Tali ghiacciai arrivarono al culmine della loro estensione intorno al 850, quando le temperature ripresero poi ad aumentare causando una riduzione della massa dei ghiacci.&nbsp; La piccola era glaciale caus\u00f2 inverni molto freddi in molte parti del mondo anche se le fonti storiche documentano solo gli eventi nel continente europeo e&nbsp; nell&#8217;America del Nord. Il freddo intenso invernale port\u00f2 al congelamento del fiume Tamigi e di molti canali dei Paesi Bassi. Nell&#8217;inverno del 1780 anche il porto di New York ghiacci\u00f2, consentendo il passaggio a piedi da Manhattan a Staten Island. Il fenomeno del mare ghiacciato circondante l&#8217;Islanda e la Groenlandia si estese per molti chilometri in tutte le direzioni, causando l\u2019interdizione dei porti con sensibili danni economici. In particolar modo viene ricordato l&#8217;inverno del 1709 che \u00e8 ancora considerato il pi\u00f9 freddo degli ultimi 500 anni per il continente Europeo. Gli effetti per le popolazioni furono drammatici: le frequenti carestie (quella del 1315 uccise 1,5 milioni di persone) e le morti per le malattie polmonari aumentarono.&nbsp;Intorno al 1850, il clima terrestre inizi\u00f2 gradualmente a modificarsi con il lento rialzarsi delle temperature, un trend che sta ancora proseguendo, come chiaramente dimostrato anche dall&#8217;arretramento dei ghiacciai del mondo. Questa fase \u00e8 tuttora in corso, certamente aggravata da fattori umani che producono l&#8217;aumento dell&#8217;effetto serra sull&#8217;atmosfera, il cosiddetto riscaldamento globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, fenomeni di riscaldamento o di raffreddamento non sono mai casuali e, indipendentemente dalle loro cause, influenzano fortemente il clima del nostro pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Da cosa dipendono questi cicli?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nI cicli oceanici contribuiscono, assieme alle variazioni dell&#8217;output solare e cosmico, del riscaldamento del pianeta. Ci sono molte teorie che vanno da un&#8217;analogia con i cicli solari (di circa 11 anni, caratterizzati da periodi di minimo e massimo dell&#8217;attivit\u00e0 solare) che hanno effetti anche sul clima terrestre con diminuzioni, nella fase di minima, della temperatura globale di circa 0,2\u00b0C. Altre teorie sono legate alle dinamiche termiche degli oceani che potrebbero contribuire al ciclo di rilascio energetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste connessioni hanno un&#8217;influenza a scala stagionale, nel caso di quelle atmosferiche, e a scala stagionale o multi-decadale per le oceaniche (pi\u00f9 lente a causa dell&#8217;isteresi nelle cessioni termiche da parte degli oceani). Di fatto, qualunque sia la causa, il riscaldamento dei mari favorisce il generarsi di fenomeni estremi come gli uragani che, per fortuna, possiamo oggi monitorare costantemente grazie ai satelliti ed ai moderni mezzi tecnologici disponibili. Una maggiore conoscenza della genesi e comportamento di questi vortici \u00e8 quindi necessaria non per scopi puramente accademici ma per poterne ridurre gli impatti sul territorio al fine di mitigare i loro pericolosi effetti sulle attivit\u00e0 umane.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA PERIODO: ODIERNO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: Medicane, cambiamenti climatici . 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Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. 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