{"id":2374,"date":"2018-06-18T02:00:04","date_gmt":"2018-06-18T01:00:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=2374"},"modified":"2023-05-17T11:56:32","modified_gmt":"2023-05-17T09:56:32","slug":"2374","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/2374","title":{"rendered":"Elementi diagnostici delle anfore"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: V &#8211; I SECOLO a.C.<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: anfore, archeologia, Dressel<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"fauxborder-right\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come spesso abbiamo scritto e commentato l&#8217;archeologia e il mestiere dell&#8217;archeologo non si devono inquadrare come la ricerca del tesoro perduto.&nbsp;<\/span><\/strong>Anche se i mass media tendono ad accreditare questo concetto non esiste nulla di pi\u00f9 sbagliato.&nbsp;L&#8217;archeologia \u00e8 scienza esatta e consta nello studio di dati, sia di carattere documentale che derivanti dall&#8217;analisi dei reperti, con lo scopo di ricostruire la storia attraverso le informazioni cos\u00ec ottenute. Il passaggio dell&#8217;uomo su un territorio ha sempre lasciato, e sempre lascer\u00e0, tracce significative.&nbsp;<\/p>\n<p class=\"fauxborder-right\" style=\"text-align: justify;\">Nel caso dell&#8217;archeologia subacquea l&#8217;indagine si sposta in ambienti potenzialmente ostili come mare, fiumi, laghi, stagni e paludi ma segue le stesse logiche e le stesse metodiche. Oggi la ricerca deve essere progettata e mirata, non basata sulla casualit\u00e0. Occorre ricostruire il paesaggio antico attraverso mille indicatori e vedere il luogo che vogliamo indagare con gli occhi di chi lo vide nel passato. &nbsp;Individuare le esigenze di coloro che navigarono quel tratto di mare, le loro inclinazioni commerciali, le necessarie risorse al sostentamento degli equipaggi delle imbarcazioni, sono azioni che servono a comprendere i comportamenti dei nostri progenitori. Si potr\u00e0 cos\u00ec immaginare le loro scelte, delineando e restringendo di conseguenza il campo della ricerca. Se si effettua una prospezione in mare sul tracciato di una possibile rotta di avvicinamento o di allontanamento da un antico approdo, la ricerca deve essere mirata a ritrovare segni di antichi naufragi o di alleggi.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il termine <strong><span style=\"color: #008000;\">alleggio<\/span><\/strong> si intende il gettare fuori bordo elementi del carico o delle dotazioni di bordo per alleggerire l&#8217;imbarcazione ed impedire o allontanare il momento del naufragio ed il conseguente affondamento. Pratica questa necessaria quando magari inavvertitamente e per scarse conoscenze il pilota della nave la conduceva su scogli affioranti sconosciuti o un&#8217;onda di traverso imbarcava acqua, tanto da compromettere la stabilit\u00e0 dell&#8217;imbarcazione.&nbsp;Dopo che la ricerca, le prospezioni, i rilevamenti strumentali hanno evidenziato una presenza antropica, ovvero qualcosa che l&#8217;Uomo ha creato e poi per ragioni diverse abbandonato nel luogo del ritrovamento, uno dei primi obiettivi che si pone l&#8217;archeologo \u00e8 comprendere la provenienza, l&#8217;uso e la datazione del reperto.&nbsp;&nbsp;Si indagher\u00e0 la tecnica costruttiva e magari, se si tratta di un elemento del carico di una imbarcazione, anche la destinazione finale del carico stesso. Quando si riesce a localizzare sul fondo del mare o di un lago, in uno stagno o in un fiume un reperto antico gli interrogativi a cui occorre rispondere sono: che oggetto \u00e8? A cosa serviva? Nel caso di contenitori: cosa trasportava? Dov&#8217;\u00e8 stato prodotto? A chi era destinato? Queste sono le domande che l&#8217;archeologo si pone. La risposta costituisce una piccola ma indicativa informazione utile alla ricostruzione dell&#8217;evento che ha lasciato quella testimonianza in quel luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Come rispondere per\u00f2 a quelle domande?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nIn archeologia uno strumento fondamentale e utilissimo per definire date e provenienze sono gli studi sulla ceramica. Negli scavi stratigrafici (che smontano uno strato alla volta secondo l&#8217;ordine con cui si \u00e8 formato) le cronologie studiate sulle varie tipologie ceramiche (greca a figure rosse, greca a figure nere, le varie sigillate, le africane, le ceramiche da mensa e da cucina ecc.) consentono di definire il luogo di produzione, il prodotto trasportato, il luogo di destinazione della merce, l&#8217;epoca di produzione e d&#8217;uso. Anche le anfore, i contenitori per eccellenza dei trasporti marittimi, fino all&#8217;avvento di botti in legno e sacchi di juta, ci forniscono queste informazioni.&nbsp;Sappiamo ad esempio che le <strong><span style=\"color: #008000;\">Dressel<\/span> <span style=\"color: #008000;\">1<\/span><\/strong>, destinate al trasporto del vino, nelle loro varianti A, B e C sono state prodotte in centro Italia fra la met\u00e0 del II sec. a.C. e la met\u00e0 del I sec. a.C., anche se esistono modelli imitati provenienti dalle regioni della Narbonese, Tarraconese e Betica (ma di queste comunque se ne riconoscono le caratteristiche che le distinguono dalle originali). Cos\u00ec come conosciamo la storia dell&#8217;anfora Dressel 20: adibita al trasporto dell&#8217;olio dalla zona di produzione della Betica, fu diffusa fra la met\u00e0 del I sec. d.C. a tutto il III secolo per poi venir soppiantata dalla pi\u00f9 leggera Dressel 23. O ancora la conosciutissima Keay LII prodotta in Calabria e Sicilia dal IV al VII secolo d.C., per il trasporto del vino.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quando ci imbattiamo nei resti di un naufragio o di un alleggio cosa possiamo trovare?<br \/>\n<\/span> <\/strong><\/span>Se si tratta di un relitto antico possiamo trovare soprattutto frammenti anforari. La corretta terminologia per definire le parti che costituiscono un anfora definisce:<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">orlo<\/span><\/strong> = la parte superiore del collo, solitamente pi\u00f9 spessa, che irrobustisce l&#8217;imboccatura del contenitore.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ansa<\/span><\/strong> = parte con cui si movimentava l&#8217;anfora. Di solito le anse sono due e servono appunto a fornire un appiglio per lo spostamento dell&#8217;anfora.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">collo<\/span> <\/strong>= parte superiore del vaso, solitamente ristretto su cui si innesta l&#8217;orlo e dove spesso \u00e8 saldata la parte superiore dell&#8217;ansa.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">carena<\/span> <\/strong>= la carena definisce la piega decisa nel corpo dell&#8217;anfora allo scopo di fornire una solidit\u00e0 dell&#8217;insieme.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">pancia o corpo<\/span> <\/strong>= \u00e8 la parte dell&#8217;anfora che costituisce il contenitore vero e proprio, ha forma spesso tondeggiante e modella il contenitore in forme definite.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">piede o puntale o fondo<\/span><\/strong> = \u00e8 solitamente la forma rastremata che oltre che a irrigidire l&#8217;insieme consente all&#8217;anfora di essere infissa nella sabbia o nel terreno oltre che permettere il suo carico in pile sovrapposte in una stiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le anfore erano prodotte attraverso la lavorazione al <strong><span style=\"color: #008000;\">tornio o colombin<\/span><span style=\"color: #008000;\">o<\/span><\/strong> (una tecnica antichissima di creazione ceramica) con una serie di elementi che, una volta essiccati fino ad avere la consistenza del cuoio, venivano assemblati in un unico esemplare prima della cottura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul corpo venivano fissati il collo e quindi l&#8217;orlo, aggiungendo subito dopo le anse. Sul fondo dell&#8217;anfora si montava il puntale e quindi si metteva l&#8217;anfora cos\u00ec montata nel forno per la cottura. Quando lo scafo di un relitto raggiungeva il fondo dopo il naufragio, un breve periodo di tempo era necessario per stabilizzare il sito.&nbsp;Lo scafo in legno si disgregava in pochi mesi e il carico di anfore si spargeva sul fondo a creare una sorta di tumulo. I frammenti di anfore frantumate fluitavano intorno al sito in tutto il perimetro di giacitura trasportate dalle correnti. Alcuni di questi frammenti venivano nascosti da quelle che gli archeologi chiamano trappole morfologiche. Questi residui possono essere definiti diagnostici, ovvero utili a dare informazioni sulle domande che ci siamo posti, in quanto tipici del tipo di anfora a cui appartenevano.&nbsp;Un orlo di Dressel 20 \u00e8 completamente diverso dall&#8217;orlo di una Dressel 1. Cos\u00ec come i puntali delle due tipologie anforarie sono diversi: tozzo e corto quello della Dressel 20 mentre alto e importante quello della Dressel 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Anche le anse sono elementi diagnostici<\/span> <\/strong>che possono aiutarci nel riconoscere una tipologia anforaria. Ad esempio, le Dressel 2-4, che ebbero una diffusa produzione centro italica fra la met\u00e0 del I sec. a.C. e la fine del I sec. d.C., hanno anse bifide (due elementi accostati e uniti a formare una specie di \u221e in sezione) e piegate con un angolo secco. Un altro elemento particolare \u00e8 nella Pelichet 47, un anfora prodotta in Francia fra la met\u00e0 del I sec. d.C. e fino al III sec. d.C. impiegata per il trasporto del vino caratterizzata da una forma del puntale piatta per consentire all&#8217;anfora di essere caricata sui carri.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La Desalinizzazione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nPer una quanto pi\u00f9 corretta interpretazione del reperto occorre lasciare <strong><span style=\"color: #008000;\">desalinizzare<\/span><\/strong> il pezzo in acqua dolce, frequentemente sostituita, successivamente si procede con una pulizia leggera e l&#8217;asportazione di eventuali incrostazioni calcaree, usando una soluzione a base acida con aceto. Dopo l&#8217;asciugatura naturale si effettua il disegno tecnico del reperto, che consente di avere la sezione dello stesso, utile al confronto con la bibliografia disponibile per il riconoscimento del reperto nella sua forma completa.&nbsp;Questo ci consente di saperne la classificazione, la provenienza, il prodotto trasportato o l&#8217;uso a cui era destinato, e nel caso siamo fortunati anche altre informazioni derivanti da <strong><span style=\"color: #008000;\">bolli impressi nell&#8217;argilla<\/span><\/strong> o <strong><span style=\"color: #008000;\">tituli picti<\/span><\/strong> (scritture con vernice apposte all&#8217;oggetto dopo la cottura) ad indicare nomi di schiavi che hanno lavorato, prodotto trasportato, <strong><span style=\"color: #008000;\">figlina<\/span><\/strong> che ha fabbricato l&#8217;oggetto, <strong><span style=\"color: #008000;\">nome del proprietario<\/span> <span style=\"color: #008000;\">della figlina<\/span><\/strong> e dell&#8217;imbarcazione deputata al trasporto. <strong><span style=\"color: #008000;\">Una bella messe di saperi da un semplice \u201ccoccio\u201d, vero?<br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"fauxborder-right\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ivan Lucherini<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\nfoto di copertina:&nbsp;<\/span> <span style=\"color: #008000;\">campo scuola in Calabria &#8211; photo credit Ivan Rullo<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe style=\"width: 120px; height: 240px;\" src=\"https:\/\/rcm-eu.amazon-adsystem.com\/e\/cm?ref=qf_sp_asin_til&amp;t=amazon0e150-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS2=1&amp;asins=8891041793&amp;linkId=dd7e95cda2d6b6dcc21a39642b22f9dd&amp;bc1=000000&amp;lt1=_blank&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066c0&amp;bg1=ffffff&amp;f=ifr\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\">&amp;amp;amp;amp;lt;br \/&amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;lt;br \/&amp;amp;amp;gt;&amp;amp;lt;br \/&amp;amp;gt;&amp;lt;br \/&amp;gt;&lt;br \/&gt;<br \/>\n<\/iframe> &nbsp;&nbsp;<iframe style=\"width: 120px; height: 240px;\" src=\"https:\/\/rcm-eu.amazon-adsystem.com\/e\/cm?ref=qf_sp_asin_til&amp;t=amazon0e150-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS2=1&amp;asins=333078251X&amp;linkId=fe57b565a111bb17cfe58628941aaaa4&amp;bc1=000000&amp;lt1=_blank&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066c0&amp;bg1=ffffff&amp;f=ifr\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\">&amp;amp;amp;amp;lt;br \/&amp;amp;amp;amp;gt;&amp;amp;amp;lt;br \/&amp;amp;amp;gt;&amp;amp;lt;br \/&amp;amp;gt;&amp;lt;br \/&amp;gt;&lt;br \/&gt;<br \/>\n<\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE PERIODO: V &#8211; I SECOLO a.C. AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: anfore, archeologia, Dressel . 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