{"id":23364,"date":"2018-10-09T01:30:20","date_gmt":"2018-10-08T23:30:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=23364"},"modified":"2023-05-19T18:27:00","modified_gmt":"2023-05-19T16:27:00","slug":"23364","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/23364","title":{"rendered":"I relitti della laguna di Truk, memoria storica dell&#8217;Umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO PACIFICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: archeologia, Cousteau<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono luoghi della memoria, dove la storia ha lasciato le sue tracce, un monito all&#8217;Umanit\u00e0 con la speranza, purtroppo vana, che certi errori non si ripetano pi\u00f9. Tra le mete subacquee forse la pi\u00f9 famosa \u00e8 la<strong><span style=\"color: #008000;\"> laguna di Truk (Chuuk islands)<\/span><\/strong>, luogo di una terribile battaglia durante la Seconda guerra mondiale, i cui fondali riservano ancora agli occasionali visitatori emozioni indimenticabili.<\/p>\n<figure style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/MARE-1280px-Chuuk-1024x770.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MARE-1280px-Chuuk-1024x770.png\" width=\"1024\" height=\"770\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">mappa del Pacifico centrata sulle Chuuk island, by Aotearoa at Polish Wikipedia &#8211; lavoro proprio &#8211; Public Domain,<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=576058\">https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=576058<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa laguna, situata in Micronesia a circa 1.100 miglia a Nord Ovest della Nuova Guinea nell&#8217;Oceano Pacifico Occidentale, \u00e8 ben conosciuta sin dal XVI secolo quando i primi esploratori spagnoli, nel 1528, la visitarono riportando nei loro resoconti di viaggio l&#8217;incontro con diverse trib\u00f9. Terra di nessuno, e di tutti, solo nel XIX secolo i colonialisti spagnoli ne rivendicarono ufficialmente la propriet\u00e0, essendo parte delle Isole Caroline. In seguito, nel 1899, furono acquisite dai Tedeschi dopo la guerra ispanico -americana. Al termine della Prima guerra mondiale il Giappone ne ottenne la propriet\u00e0 dalla Lega delle Nazioni, togliendola di fatto alla Germania che aveva perso la guerra, e le isole caddero nuovamente nel dimenticatoio. Probabilmente nessuno le avrebbe mai conosciute se quell&#8217;arcipelago non fosse divenuto, quasi al termine della Seconda guerra mondiale, teatro di una furiosa battaglia aeronavale, ospitando al termine &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">il pi\u00f9 grande cimitero di navi del mondo<\/span><\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;operazione HAILSTONE<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nDurante la Seconda guerra mondiale, il Giappone stabil\u00ec nella laguna una delle sue principali basi navali, ancorandovi una grande parte della sua potente flotta e dislocandovi circa quarantamila uomini.&nbsp;L&#8217;atollo corallino che circondava le isole, creava un porto naturale sicuro dove i punti di ingresso e di uscita erano stati fortificati dai Giapponesi con batterie e cannoni antiaerei di protezione ai campi d&#8217;aviazione. La Marina americana la consider\u00f2, a torto o a ragione, una roccaforte della marina giapponese, definendola la &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Gibilterra del Pacifico<\/span><\/strong>&#8220;. La posizione di Truk ne aveva fatto un eccellente centro di collegamento per lo smistamento degli armamenti e degli aerei che si spostavano dalle isole maggiori del Giappone fino al South Pacific Mandate, nella &#8220;Southern Resources Area&#8221; giapponese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;inizio del 1944, le forze americane ed australiane del generale <strong><span style=\"color: #008000;\">Douglas MacArthur<\/span><\/strong>, nell&#8217;ambito dell&#8217;Operazione <strong><span style=\"color: #339966;\">CARTWHEEL<\/span><\/strong>, erano risalite attraverso il Pacifico sud occidentale, conquistando molte basi giapponesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Marina americana, il Corpo dei Marines e l&#8217;Esercito, sotto il comando dell&#8217;ammiraglio <strong><span style=\"color: #008000;\">Chester W. Nimitz<\/span><\/strong>, avevano conquistato le isole pi\u00f9 importanti delle isole Gilbert e Marshall, costruendovi numerose basi aeree, strategicamente importanti per annichilire le forze giapponesi. Di conseguenza, la Marina giapponese aveva dovuto arretrare la base della flotta prima alle isole di Palau e, poi verso l&#8217;Indonesia, dislocando le navi da guerra principali lontano da Truk. I <strong><span style=\"color: #008000;\">Nipponici<\/span><\/strong> si resero conto che, a causa dell&#8217;andamento disastroso della guerra, l&#8217;atollo non poteva essere pi\u00f9 mantenuto come base di supporto operativo per le loro forze.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 3 febbraio 1944 gli Americani occuparono le <strong><span style=\"color: #008000;\">Isole Marshall<\/span><\/strong> ed i Giapponesi, dopo aver avvistato alcuni aerei da ricognizione americani, diedero ordine di trasferire alcune delle navi da guerra maggiori lontano dall&#8217;atollo. Il 17 febbraio 1944, la <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S. Navy<\/span><\/strong> inizi\u00f2 l&#8217;operazione <span style=\"color: #008000;\"><strong>HAILSTONE<\/strong><\/span>, un attacco aereo e terrestre combinato con lo scopo di colpire le navi e gli aerei nipponici di stanza a Truk al fine di impedire un loro attacco contro la <strong><span style=\"color: #008000;\">Task Force 58<\/span><\/strong> del <strong><span style=\"color: #008000;\">Vice Admiral Marc A. Mitscher<\/span><\/strong> (TF 58). L&#8217;atollo fu quindi attaccato con gli aerei delle portaerei, impiegando tre dei quattro <strong><span style=\"color: #008000;\">Task Group (TG)<\/span><\/strong> della <strong><span style=\"color: #008000;\">TF 58 <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">che consisteva in cinque portaerei maggiori<\/span><strong><span style=\"color: #008000;\"> (Enterprise, Yorktown, Essex, Intrepid e Bunker Hill) <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">e quattro portaerei leggere <\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">(Belleau Wood, Cabot, Monterey e Cowpens) <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">per un totale di oltre 500 aerei.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il supporto alle portaerei era fornito da sette corazzate e numerosi incrociatori pesanti, incrociatori leggeri, cacciatorpediniere e sommergibili. Una forza aeronavale, con gli occhi di oggi, spropositata ma che aveva lo scopo di essere certi di annichilire definitivamente le forze navali giapponesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">L&#8217;attacco americano fu improvviso e non diede scampo ai Giapponesi&nbsp;<\/span><\/strong><br \/>\nNella prima ondata fu colpita solo su una delle navi in rada uccidendo 400 tra marinai e soldati giapponesi. Nel corso dei due giorni di bombardamenti continui, gli aerei americani affondarono nell&#8217;atollo circa 40 navi giapponesi e perirono circa 4.500 tra soldati e marinai nipponici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un dato, quello delle perdite, ancora controverso in quanto dopo la guerra le fonti delle due parti rivelarono numeri diversi. Sebbene vi siano ancora dubbi sulle navi giapponesi affondate nella battaglia, il <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/researchonline.jcu.edu.au\/2068\/2\/02whole.pdf\">Jeffery&#8217;s War Graves, Munition Dumps and Pleasure Grounds (2007)<\/a> <\/span><\/strong>riporta queste unit\u00e0 navali.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">NAVI DA BATTAGLIA AFFONDATE<\/span><\/strong><br \/>\nCL Katori (\u9999\u53d6) 5,800 tons<br \/>\nCL Naka (\u90a3\u73c2) 5,195 tons<br \/>\nDD Maikaze (\u821e\u98a8) \u967d\u708e\u578b 2,000 tons<br \/>\nDD Fumizuki (\u6587\u6708) \u7766\u6708\u578b 1,320 tons<br \/>\nDD Oite (\u8ffd\u98a8) \u795e\u98a8\u578b 1,270 tons<br \/>\nDD Tachikaze (\u592a\u5200\u98a8) \u5cef\u98a8\u578b 1,215 tons<br \/>\nSubmarine chaser CH-29, 440 tons<br \/>\nSubmarine chaser CH-24, 440 tons<br \/>\nAuxiliary submarine chaser Shonan Maru #15 (\u7b2c15\u662d\u5357\u4e38), 355 tons<br \/>\nMotor torpedo boat #10, 85 tons<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><span style=\"color: #008000;\">NAVI AUSILIARIE AFFONDATE<\/span><\/strong><br \/>\nAuxiliary cruiser Aikoku Maru (\u7231\u56fd\u4e38) 10,348 tons<br \/>\nAuxiliary cruiser Akagi Maru (\u8d64\u57ce\u4e38) 7,367 tons<br \/>\nAuxiliary cruiser Kiyosumi Maru (\u6e05\u6f84\u4e38) 6,983 tons<br \/>\nNavy transport Houki Maru (\u4f2f\u8006\u4e38) 7,112 tons<br \/>\nNavy transport Yamagiri Maru (\u5c71\u9727\u4e38) 7,112 tons<br \/>\nNavy transport\/freighter San Francisco Maru (\u6851\u6e2f\u4e38) 5,831 tons<br \/>\nNavy transport Reiyo Maru (\u9e97\u6d0b\u4e38) 5,446 tons<br \/>\nNavy transport Seiko Maru (\u897f\u6c5f\u4e38)? 5,385 tons<br \/>\nNavy transport\/passenger\/cargo ship Kensho Maru (\u4e7e\u7965\u4e38) 4,862 tons<br \/>\nNavy transport\/freighter Hanakawa Maru (\u82b1\u5ddd\u4e38) 4,739 tons<br \/>\nNavy transport\/passenger\/cargo ship Sankisan Maru o Yamakisan Maru (\u5c71\u9b3c\u5c71\u4e38) 4,776 tons<br \/>\nNavy transport\/freighter Hokuyo Maru (\u5317\u6d0b\u4e38) 4,217 tons<br \/>\nNavy transport\/freighter Momokawa Maru (\u6843\u5ddd\u4e38) 3,829 tons<br \/>\nNavy water carrier\/passenger\/cargo ship Nippo Maru (\u65e5\u8c4a\u4e38) 3,764 tons<br \/>\nNavy transport\/freighter Unkai Maru #6(\u7b2c\u516d\u96f2\u6d77\u4e38) 3,220 tons<br \/>\nNavy transport Taiho Maru (\u5927\u90a6\u4e38) 2,827 tons<br \/>\nNavy transport\/freighter Shotan Maru (\u677e\u4e39\u4e38) 1,999 tons<br \/>\nNavy transport\/freighter Gosei Maru (\u4e94\u661f\u4e38) 1,931 tons<br \/>\nFreighter Taikichi Maru or Tachi Maru (\u6cf0\u5409\u4e38) 1,891 tons<br \/>\nArmy transport Gyoten Maru (\u6681\u5929\u4e38) 6,854 tons<br \/>\nArmy transport\/freighter Nagano Maru (\u9577\u91ce\u4e38) 3,824 tons<br \/>\nArmy transport Yubae Maru (\u5915\u6620\u4e38) 3,217 tons<br \/>\nFleet oiler Shinkoku Maru (\u795e\u56fd\u4e38) 10,020 tons<br \/>\nOil tanker Fujisan Maru (\u5bcc\u58eb\u5c71\u4e38) 9,524 tons<br \/>\nAuxiliary oil tanker\/whaler Tonan Maru #3 (\u7b2c\u4e09\u56f3\u5357\u4e38) 19,209 tons<br \/>\nAuxiliary oil tanker Houyou Maru o Hoyo Maru (\u5b9d\u6d0b\u4e38) 8,691 tons<br \/>\nAuxiliary oil tanker\/passenger\/cargo ship Amagisan Maru (\u5929\u57ce\u5c71\u4e38) 7,620 tons&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dalle analisi fotografiche si \u00e8 certi dell&#8217;affondamento di due incrociatori leggeri, quattro cacciatorpediniere, nove navi ausiliarie e circa due dozzine di navi da carico; inoltre furono distrutti oltre 250 aerei giapponesi, di cui alcuni sono ancora visibili nei fondali dell&#8217;atollo.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/MARE-STORIA-MARINA-USA-TRUK-1280px-US_Navy_080831-N-8878B-345_An_MH-60S_Sea_Hawk_helicopter_flies_over_the_waters_of_Micronesia-1024x680.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MARE-STORIA-MARINA-USA-TRUK-1280px-US_Navy_080831-N-8878B-345_An_MH-60S_Sea_Hawk_helicopter_flies_over_the_waters_of_Micronesia-1024x680.jpg\" width=\"1024\" height=\"680\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Chuuk, Federated States of Micronesia (31 agosto 2008) Un elicottero MH-60S Sea Hawk, assegnato al Helicopter Combat Support Squadron (HCS) 21, durante l&#8217;esercitazione Pacific Partnership 2008 svolta con&nbsp; il governo degli stati federati della Micronesia e nazioni partner del Pacifico &#8211; autore della foto <\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">U.S. Navy Mass Communication Specialist di 3rd classe Michael C. Barton\/Rilasciato)<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:US_Navy_080831-N-8878B-345_An_MH-60S_Sea_Hawk_helicopter_flies_over_the_waters_of_Micronesia.jpg\">File:US Navy 080831-N-8878B-345 An MH-60S Sea Hawk helicopter flies over the waters of Micronesia.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;unica cosa certa \u00e8 che, al termine dell&#8217;attacco, un gran silenzio avvolse la laguna ormai trasformatasi in un grande cimitero.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">L<\/span><span style=\"color: #008000;\">a riscoperta<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL&#8217;operazione della marina statunitense fu un successo (e non poteva essere diverso considerando le forze impiegate). I Nipponici ricevettero un duro colpo, perdendo molte delle forze necessarie per resistere a quella che, ormai, consideravano prossima invasione del Giappone. Dopo la guerra l&#8217;atollo di <strong><span style=\"color: #008000;\">Truk<\/span> <\/strong>cadde nuovamente nel dimenticatoio ma il suo grande cimitero sommerso fu riscoperto nel 1969 da <strong><span style=\"color: #008000;\">Jacques-Yves Cousteau<\/span><\/strong> che vi realizz\u00f2 il drammatico documentario <em><a href=\"https:\/\/dai.ly\/x13s2of\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Lagoon of Lost Ships<\/span><\/strong><\/a><\/em>.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il video mostra Cousteau e la sua squadra immergersi tra le lamiere contorte che ancor oggi conservano i miseri resti dei marinai periti negli attacchi aerei. Una laguna definita dei fantasmi, a seguito dei racconti dei sommozzatori dell&#8217;equipe, spesso affetti dagli narcosi durante le immersioni effettuate ad aria a grande&nbsp; profondit\u00e0 che ritrovarono numerosi scheletri tra le lamiere contorte. Solo a seguito del documentari di Cousteau, il governo giapponese inizi\u00f2 la pietosa opera di recupero dei resti dei loro caduti per dare loro una sepoltura in patria. Dopo la visita della Calypso, la <strong><span style=\"color: #008000;\">Truk Lagoon<\/span><\/strong> divent\u00f2 un sito popolare per subacquei e ricercatori che ancora oggi vi si recano in visita da tutto il mondo.<\/p>\n<figure style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/MARE-RELITTO-TRUK-1280px-Reef3606_-_Flickr_-_NOAA_Photo_Library-1024x768.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MARE-RELITTO-TRUK-1280px-Reef3606_-_Flickr_-_NOAA_Photo_Library-1024x768.jpg\" width=\"1024\" height=\"768\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Piccolo blindato giapponese sulla Nippo Maru &#8211; Fonte NOAA library Reff 3606 &#8211; autore Dr. Dwayne Meadows, NOAA\/NMFS\/OPR<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Reef3606_-_Flickr_-_NOAA_Photo_Library.jpg\">File:Reef3606 &#8211; Flickr &#8211; NOAA Photo Library.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcune delle navi \u00e8 possibile vedere ancora le cause dell&#8217;affondamento: dagli squarci dei siluri lanciati dagli aerei americano agli effetti delle esplosioni dei depositi colpiti dalle bombe.&nbsp;Una nave, identificata come il <strong><span style=\"color: #008000;\">Gosei Maru<\/span><\/strong>, presenta un&#8217;enorme apertura sul ponte che indica l&#8217;esplosione di una bomba di aereo. Non tutte le navi sono state identificate e ricercatori di tutto il mondo raccolgono sempre nuovi elementi per poter dare un giusto riconoscimento a quegli uomini che persero la vita in quelle oggi pacifiche acque.&nbsp;Il loro lavoro non \u00e8 semplice e la difficolt\u00e0 di riconoscere i relitti non \u00e8 legata solo agli effetti del combattimento ma anche all&#8217;azione distruttiva che i relitti hanno subito in&nbsp; questi ultimi 70 anni da parte dei violenti tifoni del Pacifico. Alcune navi, riposando su basso fondale, a circa 18 metri di profondit\u00e0, sono infatti particolarmente esposte al violento moto ondoso durante quelle tempeste tropicali. I visitatori non devono essere necessariamente dei subacquei. La bassa profondit\u00e0 e le acque cristalline consentono in alcuni casi di poter osservare i relitti delle navi e degli aerei abbattuti anche dalla superficie.&nbsp;Questi drammatici resti sono ormai colonizzati dalla vita marina e si ergono dal fondo, mostrando le loro fatiscenti strutture, abbellite da coralli e pesci tropicali, una sfida della vita contro la follia della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima: testimonianze della guerra: maschera a gas &#8211; foto di David Burdick &#8211; NOAA photo library Reef0838 <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Reef0838_-_Flickr_-_NOAA_Photo_Library.jpg\">File:Reef0838 &#8211; Flickr &#8211; NOAA Photo Library.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp; &nbsp;<a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: OCEANO PACIFICO parole chiave: archeologia, Cousteau . Esistono luoghi della memoria, dove la storia ha lasciato le sue tracce, un monito all&#8217;Umanit\u00e0 con la speranza, purtroppo vana, che certi errori non si ripetano pi\u00f9. 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