{"id":22854,"date":"2020-10-12T00:16:36","date_gmt":"2020-10-12T00:16:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=22854"},"modified":"2026-07-21T20:45:12","modified_gmt":"2026-07-21T18:45:12","slug":"fioritura-delle-alghe-tra-bellezza-e-pericolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/22854","title":{"rendered":"Fioritura delle alghe, tra bellezza e pericolo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-8 maxbutton maxbutton-livello-2\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello medio<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ECOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANO ATLANTICO<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: alghe, eutrofizzazione, NASA<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 20px;\">Eutrofizzazione e mucillagini<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>Con le calde temperature estive si ripetono fenomeni di proliferazione algale nei mari e nei bacini di tutto il mondo. La rivista <strong><span style=\"color: #008000;\">Live Science<\/span> <\/strong>ha pubblicato un interessante articolo sulla presenza di fitoplancton e di alghe blu-verdi nell&#8217;Oceano Atlantico settentrionale e nell&#8217;Oceano Artico, acque notoriamente fredde. Grazie ai satelliti del <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA Earth Observatory<\/span><\/strong>\u00a0 \u00e8\u00a0stato possibile immortalare spettacolari ed enormi vortici verdi nelle acque superficiali di quei mari.\u00a0<span title=\"Credit: NASA Earth Observatory \">Questa immagine \u00e8 stata catturata il 18 luglio 2018 dal <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA Operational Land Imager<\/span><\/strong> sul Landsat 8 ma cosa significa?<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22859 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/swirl-algae-scandnavia.jpg\" alt=\"\" width=\"1389\" height=\"856\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/swirl-algae-scandnavia.jpg 1389w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/swirl-algae-scandnavia-300x185.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/swirl-algae-scandnavia-768x473.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/swirl-algae-scandnavia-1024x631.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1389px) 100vw, 1389px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Grazie alle immagini satellitari \u00e8 ora possibile seguire i fenomeni di fioritura algali. In questa immagine si evidenzia l&#8217;incontro tra i vortici oceanici e le fioriture algali nel Nord Atlantico che hanno formato delle enormi spirali &#8211; Photo Credit: NASA Earth Observatory<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span title=\"Algal blooms occur every summer off the coast of Scandinavia, but the events appear particularly intense this year, according to NASA's Earth Observatory. \"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\" title=\"The image was captured on July 18 by NASA's Operational Land Imager on the Landsat 8. \">L&#8217;interpretazione degli scienziati<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, dalle fonti storiche,\u00a0 non sembrerebbe si tratti di un fenomeno eccezionale in quanto fioriture algali si verificano ogni estate al largo delle coste della Scandinavia, come in tutti i mari del mondo.\u00a0<span title=\"The large swirl in the center of the image is about 20 kilometers (12.4 miles) across, and it was likely created by a bloom of cyanobacteria called blue-green algae, the Earth Observatory reported.\">Il grande vortice, visibile nel centro dell&#8217;immagine, \u00e8 di circa venti chilometri (12,4 miglia) di diametro, ed \u00e8 stato probabilmente creato da una fioritura di cianobatteri ovvero da alghe blu-verdi. <\/span>Gli scienziati sanno che le diatomee, un tipo di fitoplancton ricco di clorofilla (il pigmento verde che si ritrova nelle piante e nelle alghe), possono contribuire a creare delle colorazioni, quasi delle pennellate, che decorano la superficie dell&#8217;acqua creando dei quadri naturali, in questo caso osservabili solo dallo spazio. E&#8217; interessante osservare che la spirale, creata da un vortice oceanico, potrebbe essere il luogo in cui i nutrienti stanno risorgendo dalle acque pi\u00f9 profonde.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-131781 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Phytoplankton_-_the_foundation_of_the_oceanic_food_chain-e1783685658862.jpg\" alt=\"\" width=\"1120\" height=\"916\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fitoplancton &#8211; la base della catena alimentare oceanica, 2009 &#8211; Fonte<\/span> <a href=\"https:\/\/photolib.noaa.gov\/Collections\/Fisheries\/Life-In-The-Sea\/Marine-Plants-Phytoplankton\/emodule\/1060\/eitem\/47219\">https:\/\/photolib.noaa.gov\/Collections\/Fisheries\/Life-In-The-Sea\/Marine-Plants-Phytoplankton\/emodule\/1060\/eitem\/47219<\/a> <\/strong>&#8211; <strong><span style=\"color: #008000;\">Autore Progetto NOAA MESA<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo questi fenomeni algali non sono un buon segno. Il fitoplancton e i cianobatteri consumano infatti grandi quantit\u00e0 di nutrienti che deprivano l&#8217;acqua di ossigeno. In queste aree si sviluppano le tristemente famose &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">zone morte<\/span><\/strong>&#8221; dove pesci ed altre creature marine non sono in grado di sopravvivere a causa del bassissimo livello di ossigeno.\u00a0Un rapporto dell\u2019organizzazione ambientalista statunitense\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.mightyearth.org\/heartlanddestruction\/\">Mighty Earth<\/a><\/strong> ha confermato che grandi quantit\u00e0 di tossine e nitrati, presenti nei concimi, nei fertilizzanti e in altre sostanze nutritive usate dall&#8217;industria agricola, favoriscono la crescita record di alghe e fitoplancton. A causare la profonda ipossia \u00e8 il processo di iper formazione delle alghe. Quando le alghe muoiono, affondano sul fondo dell\u2019oceano e vengono decomposte dai batteri che usano l\u2019ossigeno dell\u2019acqua e ne abbassano il livello. Questi due processi, crescita eccessiva di alghe e decomposizione delle alghe, creano aree\u00a0ipossiche ovvero con livelli di ossigeno molto bassi. I pesci e altri organismi marini hanno bisogno dell\u2019ossigeno per sopravvivere per cui la vita marina o abbandona la zona o muore, e l\u2019area ipossica diventa una <strong><span style=\"color: #008000;\">zona morta<\/span><\/strong>. Inutile dire che senza ossigeno si riducono anche le capacit\u00e0 riproduttive degli organismi e quindi le quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del pescato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22860\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/baltic-zone-dead-zone.jpg\" alt=\"\" width=\"1113\" height=\"769\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/baltic-zone-dead-zone.jpg 775w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/baltic-zone-dead-zone-300x207.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/baltic-zone-dead-zone-768x531.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1113px) 100vw, 1113px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">fenomeni di eutrofizzazione nel Mar Baltico (photo credit ESA)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivista <strong><span style=\"color: #008000;\">Biogeosciences <\/span><\/strong>ha riportato che il Mar Baltico negli ultimi anni ha registrato i pi\u00f9 bassi livelli di ossigeno osservati nell&#8217;area da almeno 1.500 anni. Una delle cause primarie della riduzione dei livelli di ossigeno \u00e8 legata all&#8217;impatto antropico ovvero all&#8217;inquinamento causato dall&#8217;Uomo. In particolare a causa delle sostanze fertilizzanti impiegate in agricoltura che, ricche di nutrienti, favoriscono questi processi di eutrofizzazione,\u00a0 alimentando la crescita delle alghe. Questo problema \u00e8 particolarmente sensibile nei Paesi in via di sviluppo dove le acque reflue vengono direttamente scaricate nei fiumi, laghi e mari senza alcun trattamento. Il risultato di ci\u00f2 \u00e8 il rilascio di un\u2019elevata quantit\u00e0 di nutrienti che stimola la crescita spropositata di alghe detta eutrofizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Eutrofizzazione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nUna delle prime definizioni date al processo eutrofico fu data dall\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)<\/span><\/strong> negli anni \u201970.\u00a0Essa veniva definita come:\u00a0\u201c<em><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8230;\u00a0 un arricchimento delle acque in sali nutritivi che provoca cambiamenti strutturali all&#8217;ecosistema come: l\u2019incremento della produzione di alghe e piante acquatiche, l\u2019impoverimento delle specie ittiche, la generale degradazione della qualit\u00e0 dell\u2019acqua ed altri effetti che ne riducono e precludono l\u2019uso<\/span><\/strong><\/em>\u201d.\u00a0L\u2019eutrofizzazione di fatto costituisce un serio problema ecologico in quanto determina un deterioramento della qualit\u00e0 delle acque e rappresenta uno dei maggiori impedimenti al raggiungimento degli obiettivi di qualit\u00e0 stabiliti dalla <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.direttivaacque.minambiente.it\/documenti\/Direttiva_2000-60-CE.pdf\">Direttiva Quadro sulle Acque (2000\/60\/CE<\/a>)<\/span><\/strong> a livello europeo. In aggiunta va considerato l&#8217;aumento delle temperature nei mari\u00a0 legato ai cambiamenti climatici.\u00a0 L&#8217;acqua calda \u00e8 infatti meno efficace nel mantenere l&#8217;ossigeno disciolto. Gli scienziati hanno osservato che anche nel vicino Golfo di Finlandia si stanno registrando concentrazioni record di cianobatteri, con livelli che non si erano mai verificati negli ultimi dieci anni (Fonte Finnish Broadcasting Company, Yle) &#8230; ma il fenomeno \u00e8 cosmopolita e si genera in tutti i bacini del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mucillagini<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nUn altro fenomeno che si manifesta anche nel mar Adriatico \u00e8 quello conosciuto con il nome di\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">mucillagine<\/span><\/strong>. In quel particolare mare sono state osservate in passato annate di produzioni abnormi di questo materiale mucillaginoso. <span style=\"font-size: inherit;\">I lettori meno giovani, sempre anagraficamente parlando, ricorderanno le immagini raccapriccianti\u00a0negli anni \u201889-\u201991. In realt\u00e0 si trovavano testimonianze di fiorite algali avvenute anche nel XIX secolo. In quel caso il fenomeno prendeva origine dall&#8217;essudato cellulare, un&#8217;escrezione da parte di micro alghe presenti normalmente in ambiente marino. Tale materiale, costituito principalmente da polisaccaridi (una specie di cellulosa), a contatto con l\u2019acqua si idrata e si amalgama in masse anche di grandi dimensioni creando la mucillagine. Va quindi compreso che <\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><span style=\"color: #008000;\">mucillagine<\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\"> e <\/span><strong style=\"font-size: inherit;\"><span style=\"color: #008000;\">eutrofizzazione<\/span><\/strong><span style=\"font-size: inherit;\"> sono fenomeni differenti, in quanto il primo deriva dalla produzione di polisaccaridi da parte delle alghe mentre l\u2019eutrofizzazione \u00e8 riconducibile alle proliferazioni di micro alghe innescate e sostenute dagli eccessivi apporti di nutrienti (sali di azoto e fosforo).\u00a0Di fatto si \u00e8 constatato che uno squilibrio del rapporto azoto e fosforo pu\u00f2 indurre nelle micro alghe un&#8217;escrezione di mucopolisaccaridi e quindi produrre la mucillagine.\u00a0<\/span>In un Europa avvinta in una morsa di calore africano, la situazione pregressa di sostanze con alti livelli di fosforo e nitrati, provenienti dall&#8217;inquinamento industriale e agricolo, creano un cocktail micidiale per la proliferazione di queste alghe e dei loro essudati. Non dobbiamo quindi meravigliarci di osservare ancora questi fenomeni.<\/p>\n<div dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22863 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/PNAS_dead-zone_2_20140401.jpg\" alt=\"\" width=\"623\" height=\"291\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/PNAS_dead-zone_2_20140401.jpg 750w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/PNAS_dead-zone_2_20140401-300x140.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 623px) 100vw, 623px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">il soffocamento dei mari facilita la creazione di dead zone, le zone morte<\/span><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 20px;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quali sono le conseguenze per la salute umana?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nAl di l\u00e0 degli aspetti economici collegati alle conseguenze turistiche, vi sono degli aspetti sanitari importanti. Nelle acque dei paesi in cui si sono verificati fenomeni di Eutrofizzazione \u00e8 stata riscontrata la presenza di biotossine marine. Forse i primi ad essere colpiti sono stati i mari e bacini d&#8217;acqua interni. Queste biotossine possono creare estese mortalit\u00e0 negli invertebrati e nei pesci che entrano nella nostra catena alimentare.\u00a0 Senza voler fare facili allarmismi, esse possono creare problemi anche all&#8217;Uomo. Purtroppo non esistono terapie specifiche. Le <strong><span style=\"color: #008000;\">biotossine<\/span> <\/strong>colpiscono a livello cellulare il trasporto di ioni monovalenti e bivalenti (pompa Na-K) e la terapia consiste nell&#8217;eliminare questi residui tossici dall&#8217;apparato digerente attraverso una lavanda gastrica. Nei casi pi\u00f9 gravi, quando si verifica una paralisi respiratoria, si deve ricorrere alla respirazione artificiale. Insomma conseguenze da non trascurare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Mar Baltico, durante i primi anni \u201970, furono riscontrati i primi casi di intossicazione. Il fenomeno si \u00e8 ripresentato in maniera massiccia lungo l&#8217;intera costa del\u00a0Mare del Nord, su cui gravano molti scarichi urbani e industriali. Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi che le immagini della <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA<\/span><\/strong> abbiano creato un certo allarme.\u00a0Anche le coste oceaniche non sono indenni dal verificarsi della <strong><span style=\"color: #008000;\">radiotossicit\u00e0<\/span><\/strong>. Esse sono zone pi\u00f9 produttive di quelle dei mari troppo salati o minori e da sempre hanno riscontrato processi eutrofici. La zona maggiormente colpita nel mondo \u00e8 il\u00a0Giappone, dove, sin dal 1957, i fenomeni di eutrofizzazione hanno creato estesi tappeti nei laghi e nei fiumi e le cosiddette\u00a0maree rosse.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22865 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/maree-rosse-gippone.jpg\" alt=\"\" width=\"597\" height=\"523\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">le maree rosse sono causate da esplosioni demografiche di una delle principali componenti del Fitoplancton: le Dinophytae.\u00a0 Queste alghe tingono le acque di una colorazione rossastra a causa di particolari pigmenti chiamati carotenoidi. Le cause scatenanti di questo fenomeno non sono ancora completamente note e possono variare da poche ore a mesi. Alcune specie rilasciano tossine che provocano morie di organismi acquatici con conseguenze economiche sulla pesca. Inoltre, possono accumularsi negli animali filtratori, come i bivalvi, che, se ingeriti dall&#8217;Uomo, possono provocare intossicazioni alimentari anche gravi &#8211; foto <a href=\"http:\/\/cbtis15-laboratorista-quimico-3e.blogspot.com\/2014\/10\/concepto-de-procariota-en-biologia-y.html\">BIOLOG\u00cdA (cbtis15-laboratorista-quimico-3e.blogspot.com)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fenomeni preoccupanti e da non trascurare che fanno comprendere la delicatezza degli equilibri del nostro pianeta. Per fortuna la sorveglianza satellitare pu\u00f2 fornirci un aiuto tempestivo ed aiutarci nel prendere decisioni rapide ed efficaci.<\/p>\n<p><span title=\"Original article on Live Science.\">estratto dall&#8217;articolo originale pubblicato su <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.livescience.com\/63205-algae-bloom-swirls.html\">Live Science<\/a>.<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini sono prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>, . ARGOMENTO: ECOLOGIA PERIODO: XXI SECOLO AREA: OCEANO ATLANTICO parole chiave: alghe, eutrofizzazione, NASA . 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