{"id":22012,"date":"2018-07-05T01:36:00","date_gmt":"2018-07-05T01:36:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=22012"},"modified":"2023-05-18T08:39:41","modified_gmt":"2023-05-18T06:39:41","slug":"esiste-una-relazione-tra-le-zone-morte-e-laumento-di-attacchi-degli-squali-lungo-le-coste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/22012","title":{"rendered":"Esiste una relazione tra le zone morte e l\u2019aumento di attacchi degli squali lungo le coste?"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ECOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: OCEANI<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: dead zone, squali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da uno studio effettuato nel 2006 nelle acque dell\u2019Oregon, Stati Uniti,&nbsp; a seguito di un aumento significativo degli attacchi degli squali bianchi a surfisti e bagnanti, sono emerse alcune teorie che accomunano questi eventi drammatici a comportamenti anomali di questi squali che sembrano preferire sempre di pi\u00f9 una permanenza lungo le coste su bassi fondali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente si pens\u00f2 fosse correlato all&#8217;aumento del <strong><span style=\"color: #008000;\">fitoplancton<\/span><\/strong>&nbsp;che sembra danneggi parte del cervello (ipotalamo) dei pinnipedi, da sempre cibo preferito degli squali. Il senso di stordimento e di reazioni epilettiche riscontrato nei leoni marini provocava delle reazioni di agitazione nelle acque che attiravano gli squali bianchi sui bassi fondali. Analisi effettuate sull\u2019ipotalamo dei leoni marini mostrava effettivamente dei danni cerebrali che giustificavano questo comportamento ma i biologi marini osservarono anche un altro fenomeno. Su segnalazione dei pescatori di granchi, era stata riscontrata una moria eccessiva dei crostacei stranamente ammassati sotto costa. Ispezioni con ROV rivelarono che i fondali apparivano desolatamente costellati da crostacei morti. La causa fu trovata nella diminuzione drastica del contenuto di ossigeno nell&#8217;acqua. In altre parole gli scienziati scoprirono una nuova zona morta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Dead zone vs squali<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLe zone morte sono dovute all&#8217;aumento dei nitrati che alimentando le alghe provocano un consumo eccessivo dell\u2019ossigeno. Tra le zone morte pi\u00f9 note \u00e8 quella situata nel Golfo del Messico. Esiste una relazione tra l&#8217;aumentare degli squali sotto costa e la diminuzione di ossigeno nell&#8217;acqua? Effettivamente a Galveston, Texas,&nbsp;\u00e8 stata riportata in questi ultimi anni un&#8217;insolita ondata di attacchi da parte degli squali. La zona geografica&nbsp;\u00e8 tristemente famosa per l&#8217;impatto ambientale che stagionalmente subisce a causa del Mississipi che vi sfocia con il suo trasporto di residui chimici provenienti dalle coltivazioni.<\/p>\n<figure style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/OCEANOGRAFIA-AMBIENTE-GOLFO-DEL-MESSICO-Dead_Zone_NASA_NOAA-1024x791.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 OCEANOGRAFIA-AMBIENTE-GOLFO-DEL-MESSICO-Dead_Zone_NASA_NOAA-1024x791.jpg\" width=\"1024\" height=\"791\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Aree morte nel Golfo del Messico, 2011 &#8211; Fonte e autore U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) &#8211; pubblico dominio<a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Dead_Zone_NASA_NOAA.jpg\">Dead Zone NASA NOAA.jpg &#8211; Wikipedia<\/a><\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi 30 anni, la zona morta del Texas \u00e8 stata un evento annuale, alimentato dal crescente uso di fertilizzanti a base di nitrati da parte degli agricoltori nello spartiacque del Mississippi.&nbsp; I nitrati, trasportati nelle calde acque estive del Golfo dal fiume, alimentano le alghe che consumano ossigeno e rendono l&#8217;acqua inospitale per altre forme di vita fino a fine settembre o agli inizi di ottobre quando l\u2019inversione dei venti modifica le circolazioni delle acque. Questa zona si \u00e8 estesa su 5.800 miglia quadrate del Golfo del Messico, dalla foce del fiume Mississippi, nel sud-est della Louisiana, vicino al confine con il Texas, a 400 km a ovest, creando una area priva di ossigeno nella quale la vita marina non pu\u00f2 vivere. La cosa preoccupante \u00e8 che quest&#8217;area si avvicina sempre pi\u00f9 alla costa a causa dei venti e correnti. Tutto ci\u00f2 che vive in quelle acque, a parte i pesci e i granchi che possono muoversi, muore. Gli squali cercando acque pi\u00f9 ossigenate si avvicinano quindi in costa, su bassi fondali, dove possono trovare maggiori prede. La zona morta obbliga infatti i pesci a ricercare acqua maggiormente ossigenate per cui prede e predatori si avvicinano alle coste causando, tra l&#8217;altro, un aumento della pericolosit\u00e0 delle acque per bagnanti e surfisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Aree di morte<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSecondo il <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA Earth Observatory<\/span><\/strong> (2008) le dimensioni e il numero delle aree in cui il livello di ossigeno disciolto si \u00e8 abbassato pericolosamente (al punto che le creature del mare non possono sopravvivere) sono cresciute in modo esponenziale nell&#8217;ultimo mezzo secolo. Le zone morte sono aree <strong><span style=\"color: #008000;\">ipossiche<\/span><\/strong> (a basso tenore di ossigeno) causate da un eccessivo inquinamento di nutrienti dalle attivit\u00e0 umane unito ad altri fattori che riducono l&#8217;ossigeno necessario a sostenere la maggior parte della vita marina nelle acque di fondo e di fondo. La loro prima scoperta avvenne negli anni &#8217;70 quando gli oceanografi iniziarono a notare l\u2019aumento delle aree interessate, localizzate vicino a coste abitate caratterizzate dall&#8217;inquinamento umano. Questo processo, chiamato eutrofizzazione, causa una diminuzione significativa dei livelli di ossigeno con l&#8217;aumento di azoto e fosforo, derivanti dalle sostanze fertilizzanti impiegate nelle agricolture intensive. Queste sostanze chimiche sono gli elementi costitutivi fondamentali di organismi monocellulari di origine vegetale che vivono nella colonna d&#8217;acqua e la cui crescita \u00e8 limitata in parte dalla disponibilit\u00e0 di questi materiali. Un loro aumento pu\u00f2 portare a sviluppi abnormi del fitoplancton, un fenomeno noto come fioritura algale. L&#8217;aumento di azoto e fosforo causa generalmente la fioritura dei cianobatteri che &nbsp;non sono un buon alimento per zooplancton e pesci e quindi si accumulano nell&#8217;acqua, muoiono e si decompongono. La degradazione batterica della loro biomassa consuma l&#8217;ossigeno nell&#8217;acqua, creando cos\u00ec lo stato di ipossia e la morte in quelle acque.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22020\" aria-describedby=\"caption-attachment-22020\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22020\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/IMG_4821mucillagine.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"638\"><figcaption id=\"caption-attachment-22020\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">mucillagine su gorgonia &#8211; photo credit @andrea mucedola<\/span><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ma anche il clima contribuisce<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nDurante i mesi primaverili, con l&#8217;aumentare delle precipitazioni, l&#8217;acqua ricca di nutrienti scorre lungo la foce dei fiumi trasportando sostanze provenienti dalle coltivazioni. Nell&#8217;emisfero settentrionale, con l&#8217;aumentare dell\u2019esposizione solare primaverile, la crescita delle alghe nelle zone morte aumenta e questo \u00e8 ben visibile sui fondali marini che vengono ricoperti da mucillagini a dir poco non attraenti. Il processo si inverte con l\u2019autunno quando l\u2019abbassamento delle temperature riduce o elimina il problema, anche se il danno \u00e8 stato fatto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22016\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/dead-zone.png\" alt=\"\" width=\"811\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/dead-zone.png 950w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/dead-zone-300x163.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/dead-zone-768x418.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 811px) 100vw, 811px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">aree di ipossia in ambito europeo &#8211; autore EEA &#8211; unless otherwise indicated, re-use of content on the EEA website for commercial or non-commercial purposes is permitted free of charge, provided that the source is acknowledged (https:\/\/www.eea.europa.eu\/legal\/copyright). Copyright holder: European Environment Agency (EEA) da <a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.eea.europa.eu\/data-and-maps\/figures\/distribution-of-locations-with-observed-hypoxia\">Distribution of oxygen-depleted &#8216;dead zones&#8217; in European seas \u2014 European Environment Agency (europa.eu)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo 2004, quando il Programma per l&#8217;Ambiente delle Nazioni Unite, pubblic\u00f2 il suo primo annuario <strong><span style=\"color: #008000;\">Global Environment Outlook (GEO Year Book 2003)<\/span><\/strong>, segnal\u00f2 ben <strong><span style=\"color: #008000;\">146 zone morte<\/span><\/strong> negli oceani del mondo. Alcuni di questi erano piccoli come un chilometro quadrato (0,4 mi\u00b2), ma la pi\u00f9 grande zona morta copriva 70.000 chilometri quadrati (27.000 mi\u00b2). Di fatto dal Baltico al Golfo del Messico, dal Mediterraneo al golfo di Oman, <strong><span style=\"color: #008000;\">le zone morte stanno aumentando e se ne contano ormai pi\u00f9 di 400 in tutti i mari<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Pensateci quando osserverete la mucillagine spiaggiata o sui rami di gorgonia&nbsp; &#8230; c&#8217;\u00e8 molto di peggio dietro.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima: le zone morte del nostro pianeta sono in crescita &#8230; ecco una mappa della NASA del 2010 che forniva una situazione gi\u00e0 drammatica. I cerchi rossi mostrano la posizione e le dimensioni di molte delle zone morte del nostro pianeta mentre i punti neri dove sono state osservate zone morte, ma la loro dimensione era sconosciuta. Non \u00e8 un caso che le zone morte si trovino a valle di luoghi in cui la densit\u00e0 della popolazione umana \u00e8 elevata (marrone pi\u00f9 scuro). I blu pi\u00f9 scuri in questa immagine mostrano concentrazioni pi\u00f9 elevate di materia organica particolata, un&#8217;indicazione delle acque eccessivamente fertili che possono culminare in zone morte &#8211; Fonte NASA Osservatorio della Terra &#8211; Autori: Robert Simmon e Jesse Allen su base dati Robert Diaz, Virginia Institute of Marine Science (zone morte); the GSFC Ocean Color team (sul particulate organic carbon); e del Socioeconomic Data and Applications Center (SEDAC) (sulla densit\u00e0 di popolazione). <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Aquatic_Dead_Zones.jpg\">File:Aquatic Dead Zones.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp;&nbsp; <a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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