{"id":21728,"date":"2018-05-30T02:25:35","date_gmt":"2018-05-30T02:25:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/?p=21728"},"modified":"2023-05-16T21:06:25","modified_gmt":"2023-05-16T19:06:25","slug":"reportage-festival-del-mare-2018-genova-di-aaronne-colagrossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/21728","title":{"rendered":"Reportage: il Festival del mare  2018 &#8211; Genova"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 13<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: REPORTAGE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ITALIA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Festival del mare<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mese di maggio ha visto Genova impegnata nel <strong><span style=\"color: #008000;\">Festival del Mare 2018<\/span><\/strong>. Molte le conferenze divulgative, ne cito solo alcune: &#8220;La pirateria del XXI secolo: il ruolo dell\u2019Italia e delle sue Forze Armate nel contrasto del fenomeno&#8221; (Diritto, Francesco Munari), &#8220;La scoperta del mare&#8221; (Arte, con Leo Lecci), &#8220;Montagne sommerse&#8221; (Scienze del mare, Marzia Bo), &#8220;Gli ambienti estremi&#8221; (Scienze del mare, Giovanni Petrillo), &#8220;Le immersioni in Antartide (Scienze del Mare, con Stefano Schiapparelli in collaborazione con il COM.SUB.IN. \u2013 Marina Militare), &#8220;Attraversare l\u2019Atlantico in terza classe&#8221; (Storia, con Maria Elisabetta Tonizzi), &#8220;I commerci via mare tra &#8216;500 e &#8216;700&#8221; (Storia, con Luca Lo Basso), &#8220;La Repubblica di Genova ed i corsari&#8221; (Storia, con Emiliano Beri) e al Museo di Archeologia Ligure &#8220;Tracce di attivit\u00e0 sul mare durante il neolitico: Ipotesi archeologiche e verifiche sperimentali&#8221; (Patrizia Garibaldi e Martino Lombardi). Il nostro vulcanico reporter Aaronne Colagrossi ha avuto modo di seguire alcune conferenze, laboratori, mostre e spettacoli per noi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Per chi le avesse perse questo \u00e8 naturalmente solo un assaggio: <\/span><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Genova e il Festival del Mare 2018<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-21772 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/genva-2018.png\" alt=\"\" width=\"370\" height=\"369\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/genva-2018.png 569w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/genva-2018-150x150.png 150w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/genva-2018-300x300.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/genva-2018-144x144.png 144w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/genva-2018-50x50.png 50w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/genva-2018-65x65.png 65w\" sizes=\"(max-width: 370px) 100vw, 370px\" \/>Ciao a tutti. Un saluto da Genova e dal festival del Mare 2018. Anche quest&#8217;anno una grande scelta di eventi. Nel limite delle possibilit\u00e0 umane ho cercato di partecipare a molti di essi. Pensando di incuriosirvi, magari per inspirare la vostra partecipazione il prossimo anno, ho redatto un breve resoconto per darvi un assaggio di questa importante manifestazione che si svolge in tre localit\u00e0 del Porto Antico: il Galata Museo del Mare, l&#8217;Acquario di Genova e la Piazza delle Feste. Per chi non conosce Genova parliamo del cuore storico di una bellissima e storicamente importante citt\u00e0 (non solo per il nostro paese ma per tutta L&#8217;Europa) un tempo sovrana de mari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">Gioved\u00ec 10 maggio<br \/>\n<\/span><\/strong>Alle 20.30, presso la sala conferenze del Galata Museo Del Mare, si \u00e8 tenuta un\u2019interessantissima conferenza della giornata, dal titolo: &#8220;<span style=\"color: #008000;\">I Grandi Affondamenti, dal Titanic all&#8217;Andrea Doria<\/span>&#8220;, argomenti che avete sicuramente letto su OCEAN4FUTURE e che sono stati illustrati dai conferenzieri in maniera molto dettagliata. In particolare, mi ha particolarmente interessato l&#8217;intervento del dottor Kevin Fewster (National Maritime Museum of Greenwich), una delle massime autorit\u00e0 scientifiche nel campo della navigazione e oceanografia, che ha fatto un&#8217;ampia carrellata storica e archeologica su quanto concerne molti relitti famosi, in primis l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/13122\">RMS <em>Titanic<\/em><\/a>, ormai celebre nell&#8217;immaginario collettivo, ma anche il <a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/11040\"><em>Vasa<\/em><\/a>, il famoso vascello svedese, affondato nel 1628, il giorno stesso del varo nel porto di Stoccolma. Il direttore ha citato anche l&#8217;affondamento della caracca inglese <em>Mary Rose<\/em>, nelle acque dell&#8217;isola di Wight, sotto gli occhi dello stesso re Enrico VIII. Il dottor Fewster \u00e8 quindi ritornato sul problema del <em>Titanic&nbsp;<\/em>che, giacendo in acque internazionali, \u00e8 purtroppo possibile preda dei &#8220;cacciatori di tesori&#8221; che grazie alle nuove tecnologie possono effettuare il recupero di oggetti, o anche di frammenti del relitto, da rivendere poi successivamente nelle aste. Dopo aver illustrato il museo di Belfast (il Titanic Belfast) che fu creato in onore del grande transatlantico, Fewster ha fornito un&#8217;attenta descrizione delle ricerche svolte presso la struttura museale che dirige, il National Maritime Museum of Greenwich. La seconda parte del meeting ha invece visto l&#8217;intervento del dottor Pierangelo Campodonico (Direttore Istituzione Mu.MA &#8211; Musei del Mare e delle Migrazioni) che ha introdotto il transatlantico <a href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\/archives\/15583\">T\/N <em>Andrea Doria<\/em> <\/a>e la storia del suo tragico affondamento avvenuto il 26 luglio 1956, lungo la costa orientale degli Stati Uniti (nei pressi dell&#8217;isola di Nantucket), a seguito dello speronamento provocato dalla nave svedese <em>Stockholm.<\/em> Campodonico ha evidenziato come il saccheggio del relitto sia iniziato subito dopo, ovvero gi\u00e0 in agosto, con i primi morti tra i subacquei&nbsp; che provarono a scendere sulla struttura sommersa. Per non parlare della statua di Andrea Doria che venne mutilata dei piedi. Campodonico ha sottolineato come i relitti siano un patrimonio per tutti, ovvero dei sacrari che devono essere rispettati. Dopo numerose domande \u00e8 stato proiettato il film <em>Poseidon<\/em> del 2006, diretto da W. Petersen. Di questi storici naufragi potrete leggere la storia e le vicende su OCEAN4FUTURE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 14pt; color: #008000;\">Venerd\u00ec 11 maggio<\/span><span style=\"font-size: 14pt;\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Nella sala conferenze del Galata M.D.M. si \u00e8 tenuta una Tavola Rotonda degli studenti dell&#8217;Universit\u00e0, riguardo un tema che mi appassiona particolarmente, ovvero lo <em>scuttling<\/em>, l&#8217;affondamento volontario dei relitti a scopo turistico ricreativo. \u00c8 emerso che in Italia ci sono pi\u00f9 navi che vengono smantellate di quante ne siano varate. Nonostante con lo <em>scuttling<\/em> sia possibile affondare in maniera mirata navi da destinare a scopo ricreativo per subacquei, questa operazione ha un costo stimato intorno ai 500 dollari a tonnellata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente i relitti vanno preparati all&#8217;affondamento, non si pu\u00f2 semplicemente affondarli senza averli prima ripuliti di tutto, senza aver sigillato tutti i portelli inutili e senza aver creato un percorso destinato ai sub che lo andranno a visitare. In pratica senza creare pericoli inutili per loro come stanze in cui potrebbero rimanere intrappolati o perdersi, con rischi di morte. Inoltre il relitto deve essere posizionato sul fondo in assetto di &#8220;navigazione&#8221; ovvero con il ponte di coperta orizzontale, come se stesse navigando in superficie. Questo per ovvi motivi tra cui il non generare disorientamento nei subacquei in visita. Naturalmente uno scafo di acciaio collocato sul fondo avr\u00e0 tempi di residenza minori rispetto alle navi costruite in vetroresina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-21780 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/AngeloTosi_Sulmareconimigranti_Diari_di_viaggio_cover-300x424.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/AngeloTosi_Sulmareconimigranti_Diari_di_viaggio_cover-300x424.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/AngeloTosi_Sulmareconimigranti_Diari_di_viaggio_cover-300x424-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Alle ore 16 \u00e8 iniziata la prima conferenza del pomeriggio, ovvero la presentazione del libro: &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">Sul mare con i migranti. Diari di viaggio 1887-1888<\/span><\/em>\u201d di Angelo Tosi. Questi diari furono ritrovati negli anni ottanta dal nipote, che negli ultimi anni \u00e8 riuscito a ottenerne la pubblicazione. La presentazione \u00e8 stata a cura di Fabio Capocaccia (Centro internazionale Studi Emigrazione Italiana) e di Pierangelo Campodonico. La presentazione ha messo in mostra uno spaccato eccezionale del viaggio a bordo della nave <em>Giava<\/em>, un bastimento misto vela-vapore su cui il buon Tosi era imbarcato in qualit\u00e0 di ufficiale di macchina. Nei diari, Tosi narra di situazioni sorprendenti, al limite del grottesco, come nel caso delle epidemie a bordo. La storia reale di Tosi si colloca in un periodo marittimo che vide l\u2019aumento delle tratte oltre oceano caratterizzate da una forte migrazione italiana. La <em>Giava<\/em> era una delle ultime navi miste vela-vapore e, come tutti i bastimenti dell\u2019epoca, faceva base dove vi erano necessit\u00e0 della nave. Fu dal 1890 che vennero stabiliti scali ben precisi nell&#8217;Atlantico e nell&#8217;Indiano. Naturalmente non sono mancate le citazioni al libro di Edmondo De Amicis, che pubblic\u00f2 un diario sui bastimenti degli emigranti italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conferenza seguente, dal titolo &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Un mare di foto<\/span><\/em><\/strong>&#8220;, \u00e8 stata tenuta dal fotografo Mattia Bonavida, che dopo un rapido excursus sul Portogallo e sulle sue spiagge martellate dalle possenti onde oceaniche, avvolte nella nebbia e atmosfere surreali, ha mostrato i sobborghi di Lisbona e Porto, per poi spingersi a nord, fino alla Norvegia. Bonavida ha poi mostrato i suoi scatti sul Lago di Garda, sua patria natale e su molti laghetti da sogno, nascosti tra le montagne come splendide fate nel bosco. Una bella rappresentazione fotografica, tenuta in maniera molto semplice e diretta dal fotografo, che ha coinvolto il pubblico grazie alle sue immagini ricche di pathos.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la conferenza ho partecipato al laboratorio &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">Monta e casca: la dura vita a bordo della galea<\/span><\/em>&#8220;. Si \u00e8 tenuta al pian terreno del museo Galata, dove \u00e8 stata ricostruita interamente una gigantesca galea. La guida ci ha portato in esplorazione della nave, per ricostruire quello che poteva essere il viaggio a bordo di una galea, soprattutto per i vogatori costretti, nella loro perenne ed incessante voga scandita dalla tecnica del <em>monta e casca<\/em>, a sollevare i pesanti remi insieme ai compagni. La vita di bordo doveva essere molto dura, considerando le miserevoli condizioni di vita e di cibo a bordo; molti marinai morivano in mare per le fatiche, o in battaglia, o peggio ancora venivano fatti prigionieri dagli onnipresenti Barbareschi che contendevano il dominio del Mediterraneo con le repubbliche marinare e, in particolare, con Genova. La guida ci ha infine portato nella sala dove il potente Andrea Doria mercanteggiava con gli Stati del Mediterraneo. Curioso il fatto che la sua grande flotta, composta da 20 galee da guerra, veniva talvolta noleggiata ad altri Stati stranieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-21769 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/biodiversita-e1527426692537.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/biodiversita-e1527426692537.jpg 960w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/biodiversita-e1527426692537-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/biodiversita-e1527426692537-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle venti e trenta s\u00ec \u00e8 tenuta un\u2019interessantissima conferenza dal titolo &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;acqua e l&#8217;origine della vita<\/span><\/em><\/strong>&#8220;. Il convegno ha visto come ospite principale il dottor Raffaele Saladino (Universit\u00e0 della Tuscia &#8211; Societ\u00e0 Italiana di Astrobiologia), introdotto da una breve presentazione del dottor Giorgio Bevestrello sulla biodiversit\u00e0 in mare e in terra. Bevestrello ha illustrato magistralmente molteplici aspetti a me cari come, ad esempio, la biodiversit\u00e0 marina, culla della vita dell&#8217;intero pianeta. Sulla terraferma \u00e8 vero che vi sono pi\u00f9 specie naturali, ma \u00e8 anche vero che vi sono meno <em>phylum <\/em>(tipi e divisioni di specie animali e botaniche). Mentre in mare ci sono meno specie rispetto alla terraferma, ma vi sono moltissimi <em>phylum.&nbsp;<\/em>Questo perch\u00e9 sulla terraferma, in condizioni subaeree, le reazioni in ambito cellulare sono pi\u00f9 difficoltose. L&#8217;acqua, invece, ha stessa densit\u00e0 del citoplasma e le cellule fluttuano letteralmente; nel mare esistono gli organismi radiali che si nutrono in tutte le direzioni del corpo. Bevestrello ha poi concluso con la <em><span style=\"color: #008000;\">Ricapitolazione di Haeckel<\/span><\/em>, una teoria che afferma che lo sviluppo dell&#8217;embrione di un essere vivente avviene per fasi che ricordano le fasi dello sviluppo evolutivo della sua specie a partire dagli antenati pi\u00f9 remoti. Le immagini degli embrioni sono abbastanza eloquenti, tuttavia la comunit\u00e0 scientifica nutre dubbi sull&#8217;effettiva validit\u00e0 di questa teoria. Personalmente la condivido e penso che abbia solide basi evolutive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questa introduzione, Il dottor Saladino pone una domanda importante: <strong><em><span style=\"color: #008000;\">che cos&#8217;\u00e8 la vita?<\/span> <\/em><\/strong>Il ricercatore, citando il saggio omonimo di Erwin Schr\u00f6dinger del 1944, ha affermato in maniera chirurgica che il DNA \u00e8 l&#8217;unica molecola che si autoriproduce e varia. Saladino ha quindi&nbsp; citato il russo Aleksandr Ivanovi\u010d Oparin ed il suo libro <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Origin of Life<\/span><\/em><\/strong>. Poi gli esperimenti di Miller, basati sull&#8217;ipotesi del ricercatore russo. L&#8217;esperimento di Miller fu eseguito nel 1953 e dimostr\u00f2 lo sviluppo della complessit\u00e0 molecolare nonch\u00e9 gli amminoacidi, ovvero i costituenti delle proteine. L\u2019excursus di Saladino comprende le maggiori scoperte, sino ad arrivare a esperimenti come la serpentinizzazione con acqua (H<sub>2<\/sub>O). Grazie a questi esperimenti \u00e8 stato possibile dimostrare l&#8217;esistenza di acqua, ma di un tipo molto particolare, ovvero quella che viene ricercata nelle missioni sui pianeti. Saladino prosegue con gli esperimenti definiti &#8220;Giardini chimici&#8221; con biomorfi, in cui viene creato un gradiente, che \u00e8 poi quello necessario alla vita, specialmente con presenza di ferro e zolfo. Passa poi alla teoria della Panspermia di Lord Kelvin e termina con una bella frase del fisico V.J. Stenger: &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">La vita \u00e8 un imperativo per l&#8217;universo, poich\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 stabile del nulla<\/span><\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la conferenza vi \u00e8 stata la proiezione del film <em><span style=\"color: #008000;\">Europa Report<\/span><\/em>, un film di fantascienza del 2013 mai uscito in Italia. La pellicola (davvero ben realizzata) parla di una missione umana sul satellite Europa, vicino Giove, ma non ne svelo la trama a chi non ha visto il film (che potrete reperire tranquillamente in rete).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\">Sabato 12 maggio<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21774\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pluto.jpg\" alt=\"\" width=\"3264\" height=\"2448\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pluto.jpg 3264w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pluto-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pluto-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/pluto-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 3264px) 100vw, 3264px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Piazza delle Feste del Porto Antico, sono stati allestiti i laboratori inerenti il festival del Mare. Ho partecipato a quello chiamato: &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">In profondit\u00e0 nel Porto Antico con il ROV<\/span><\/em>&#8220;. Sebbene per un motivo tecnico non \u00e8 stato possibile mettere il ROV in mare, i Carabinieri hanno spiegato nei dettagli il sistema nella sua completezza. Il ROV Pluto \u00e8 un mezzo filoguidato impiegato dalla Marina Militare italiana e in seguito acquisito da molte marine (compresa la Marina statunitense) per scopi di identificazione di oggetti sul fondo. Grazie alel sue performance fu acquistato negli anni novanta anche dai Carabinieri. Il peso del veicolo \u00e8 di 150 kg e pu\u00f2 raggiungere una profondit\u00e0 di 300 metri. Frontalmente sono presenti due obl\u00f2 dai quali spuntano gli occhi elettronici di due telecamere con ottiche Zeiss. Il ROV \u00e8 dotato di un sistema sonar che consente a scoperta e l&#8217;identificazione ad alta frequenza dei oggetti.&nbsp; I Carabinieri ci hanno illustrato una delle importanti operazioni svolte dal marchingegno subacqueo, come il recupero di alcune monete d&#8217;oro dal relitto del <em>Polluce<\/em>, raccolte grazie al suo braccio meccanico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21773\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/labratorio-archeo-genova.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1536\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/labratorio-archeo-genova.jpg 2048w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/labratorio-archeo-genova-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/labratorio-archeo-genova-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/labratorio-archeo-genova-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo laboratorio riguarda &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">Un&#8217;immersione nel passato: laboratorio di archeologia subacquea<\/span><\/em>&#8220;. A cura dell&#8217;Universit\u00e0 di Genova, dopo una breve presentazione multimediale sul tema della navigazione e dei naufragi in epoca greco-romana, \u00e8 stato possibile visionare la ricostruzione di un cantiere subacqueo per il recupero di manufatti parzialmente o completamente interrati. Questa operazione viene effettuata con l&#8217;ausilio di un aspiratore, chiamato tecnicamente <em>sorbona<\/em>, che permette di scavare e quindi recuperare sott&#8217;acqua i reperti celati dal sedimento. Quando si opera su un carico di anfore di un&#8217;antica nave romana, o sui resti di un villaggio palafitticolo lacustre, nella maggior parte dei casi il sito \u00e8 nascosto sotto una spessa coltre di fango o di sabbia, per cui, per poter recuperare il materiale archeologico, questa dovr\u00e0 essere asportata. Un\u2019operazione di aspirazione complessa che richiede molta tecnica ed esperienza da parte degli operatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21771\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/comsubin-antartide.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1536\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo laboratorio, dal titolo &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">Immergersi in Antartide<\/span><\/em>&#8220;, \u00e8 stato tenuto dal dottor Stefano Schiapparelli (Universit\u00e0 di Genova) in collaborazione con il COMSUBIN della Marina Militare. Negli ultimi anni sono state effettuate una serie di spedizioni in Antartide, che vedremo nel dettaglio successivamente. Un sommozzatore del COMSUBIN ha illustrato con minuzia le attrezzature utilizzate durante tali impegnative immersioni, dalla classica muta stagna con maschera granfacciale, alla tenuta da palombaro leggero con casco rigido. Ha spiegato le condizioni marine nelle quali si opera, sotto il ghiaccio, che ha uno spessore di due metri, con temperature di circa un grado centigrado. Schiapparelli e una sua assistente hanno mostrato i risultati di alcune loro ricerche, in particolare sulla fauna bentonica e delle attivit\u00e0 predatorie delle stelle marine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21770\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/boa-genova.jpg\" alt=\"\" width=\"693\" height=\"960\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/boa-genova.jpg 693w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/boa-genova-217x300.jpg 217w\" sizes=\"(max-width: 693px) 100vw, 693px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quarto laboratorio \u00e8 stato dedicato all&#8217;Osservatorio Meteo-Oceanografico <strong><span style=\"color: #008000;\">W1M3A<\/span><\/strong>, riguardante una boa palo ormeggiata a ottanta chilometri dalla costa ligure. Attraverso l&#8217;osservatorio galleggiante \u00e8 possibile ottenere indicazioni meteorologiche, sullo stato del maree dei suoi abitanti. Questo ha permesso di registrare file audio dei mammiferi marini di passaggio intorno alla grande boa palo, come capodogli e delfini. La boa palo W1M3A \u00e8 composta da una boa di superficie (precedentemente chiamata ODAS Italia 1) e da una linea di ormeggio sommersa. La boa \u00e8 uno dei pochi esempi in Europa di boa meteo-oceanografica d&#8217;altura con struttura a palo. L&#8217;osservatorio ha una lunghezza di 51 metri e un peso di 12 tonnellate. \u00c8 mantenuta in posizione da un&#8217;ancora da nave posta a 1200 metri di profondit\u00e0 e da una linea di ormeggio lunga due chilometri. La linea di ormeggio sommersa \u00e8 composta da un cavo e da galleggianti a diverse profondit\u00e0 lungo la colonna d&#8217;acqua. La linea di ormeggio \u00e8 mantenuta in posizione da una zavorra posta a 1200 metri di profondit\u00e0. L&#8217;osservatorio \u00e8 un vero e proprio laboratorio marino galleggiante, multidisciplinare e ricco di preziosi e sofisticati strumenti di misura che registrano la pressione atmosferica, direzione e velocit\u00e0 del vento, temperatura e umidit\u00e0 dell&#8217;aria, radiazione solare, radiazione infrarossa, radiazione fotosinteticamente attiva, pioggia e anidride carbonica, in pratica dei principali parametri misurabili in situ. Tuttavia non sono stati rari i casi di disormeggio della boa, che \u00e8 andata alla deriva, nonch\u00e9 collisioni con navi di passaggio che non hanno rispettato la distanza di sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultimo laboratorio al quale ho partecipato prima di raggiungere l&#8217;Acquario per le conferenze, \u00e8: &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">Ascoltare il mare con la luce<\/span><\/em>&#8220;, a cura di Ruggero Caravita (CERN). L&#8217;esperienza dimostrativa per rilevare le onde acustiche in mare; il metodo si basa su un nuovo tipo di idrofono ottico che impiega una cavit\u00e0 laser interferometrica per misurare le vibrazioni indotte dall&#8217;arrivo di onde sonore. Sostanzialmente un idrofono a cavit\u00e0. Le frequenze di studio in mare sono bassissime, si mira sotto l&#8217;hertz, ha spiegato il ricercatore, cosa non semplice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21775\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/schiapparelli-genova.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1536\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/schiapparelli-genova.jpg 2048w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/schiapparelli-genova-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/schiapparelli-genova-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/schiapparelli-genova-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver lasciato la splendida Piazza delle Feste mi sono recato nella sala conferenze della Nave Italia, per la prima delle due conferenze dal titolo: &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">Le immersioni sotto i ghiacci dell&#8217;Antartide<\/span><\/em>&#8220;, tenuta dal gi\u00e0 citato dottor Schiapparelli e dal comandante Trucco della Marina Militare Italiana. Da subacqueo e geologo ho apprezzato moltissimo questa conferenza, poich\u00e9 l&#8217;Antartide rappresenta un po&#8217; il simbolo di quello che mi ha spinto verso queste due discipline. Ma andiamo per ordine. La prima parte \u00e8 stata condotta magistralmente da Schiapparelli. Sino al 1920 l&#8217;Antartide era ancora definita sulle mappe: <em>Terra Incognita<\/em>. Solo dopo le missioni di Scott e di Shackleton agli inizi del secolo Novecento si \u00e8 potuto ricevere dati su cui poter lavorare. Ma era ancora presto. Nel 1947 vi fu l&#8217;operazione <em>High Jump<\/em>, che port\u00f2 alcuni americani alla base McMurdo, dove operarono anche alcuni sommozzatori. Negli anni cinquanta vi furono altre spedizioni, dove tra l&#8217;altro vennero usate attrezzature italiane, prodotte dalla Pirelli. Nel 1968 arrivarono i primi dati scientifici di una certa rilevanza: quelli di Paul Dayton, che visse 50 mesi in Antartide e realizz\u00f2 500 immersioni. Negli anni settanta vi furono anche molte spedizioni italiane. Tuttavia \u00e8 agli inizi del 2000 che iniziarono le prime vere ricerche scientifiche e la collaborazione con il reparto COMSUBIN della Marina Militare. Il comandante Trucco ha illustrato come i palombari nacquero a Genova nel 1849 e, nel loro lungo cammino, hanno oggi raggiunto un importante livello tecnologico e scientifico. Le loro attivit\u00e0 comprendono la ricerca e bonifica di ordigni, test di nuove attrezzature e il supporto a ricerche avanzate nel campo della medicina iperbarica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ricerche in Antartide sono un esempio della flessibilit\u00e0 di questi operatori che, nella base Mario Zucchelli a Baia Terra Nova, in Antartide, hanno svolto circa 50 ore di immersione sotto il pack in ogni spedizione. Il comandante Trucco ha quindi ricordato l\u2019impatto a favore della comunit\u00e0 delle loro attivit\u00e0 di bonifica degli ordigni bellici che, nel 2012, hanno permesso la distruzione di 22.000 ordigni subacquei potenzialmente pericolosi per subacquei e lavoratori del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 18 \u00e8 iniziata l&#8217;ultima conferenza della Nave Italia dell&#8217;Acquario di Genova, della dottoressa Mariasole Bianco (Universit\u00e0 di Genova), dal titolo: &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">Oceani e cambiamenti climatici<\/span><\/em>&#8220;, un argomento che ci sta molto a cuore su OCEAN4FUTURE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21781\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/bianco-genova-1.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1536\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/bianco-genova-1.jpg 2048w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/bianco-genova-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/bianco-genova-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/bianco-genova-1-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bianco, dopo un breve preambolo sulla situazione mondiale dei mari e dei maggiori inquinanti che le attivit\u00e0 umane rilasciano, ha immediatamente affrontato l&#8217;argomento annoso della plastica in mare. Al momento ci sono circa 8.000.000 di tonnellate di plastiche in mare, queste quantit\u00e0 sono annuali, quindi si parla di proporzioni ben pi\u00f9 grandi. Senza considerare che la plastica assorbe anche altri agenti inquinanti. Insomma un problema mondiale di proporzioni catastrofiche. La dottoressa ha sottolineato l\u2019importanza degli oceani in merito ai gas serra prodotti dalle attivit\u00e0 umane dall&#8217;era industriale, che pesano circa il 93% dei gas emessi. In particolare \u00e8 emerso che il fattore di termoregolazione dei mari \u00e8 significativo per la nostra sopravvivenza e senza gli oceani la temperatura sulla Terra sarebbe 36 gradi centigradi pi\u00f9 calda, causando l&#8217;estinzione di molte forme di vita, compresa quella umana. La Bianco \u00e8 coinvolta in vari progetti di raccolta delle plastiche dal mare e ha quindi presentato i suoi progetti lungo la penisola nel corso degli ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-14572\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/costa-concordia-salvage-refloating-refit-latests-news.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"718\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/costa-concordia-salvage-refloating-refit-latests-news.jpg 469w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/costa-concordia-salvage-refloating-refit-latests-news-300x253.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 20.30 mi sono quindi recato nell&#8217;affollatissima sala conferenze del Galata, dove si \u00e8 tenuta l&#8217;ultima convention del Festival del Mare 2018. Il titolo era: &#8220;<em><span style=\"color: #008000;\">Il recupero dei relitti delle navi<\/span><\/em>&#8220;. A presiederla il direttore del <em>Parbuckling<\/em> della <em>Costa Concordia<\/em>, Nick Sloane, che ha diretto l&#8217;intero progetto di <em>refloating<\/em> della nave da crociera naufragata la sera del 13 gennaio 2012 all&#8217;isola del Giglio. Sloane, dai modi simpatici e umili, ha illustrato con una lunga presentazione l&#8217;intero progetto, la fase di <em>parbuckling<\/em> o lentiaggio (antico termine velico) della rotazione del relitto lungo il suo asse. Questa \u00e8 stata la prima fase. Dopodich\u00e9 Sloane e il suo team, composto da persone di oltre 200 nazionalit\u00e0, hanno portato a termine, in quattro anni, il progetto di <em>refloating<\/em> (rigalleggiamento) e di trasferimento del relitto della nave. Sloane ha citato numerose problematiche occorse in vari ambiti, come la morte del sub spagnolo, le difficolt\u00e0 progettuali per realizzare le grandi catene per la rotazione del relitto e i grandi cassoni laterali. \u00c8 stata una bellissima presentazione e lo stesso Sloane ha riferito di come, quello della <em>Concordia<\/em>, sia forse uno dei progetti a cui a tenuto di pi\u00f9, proprio a causa della difficolt\u00e0 e dell&#8217;impatto sui media italiani del drammatico naufragio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine della conferenza \u00e8 stato proiettato il film <em><span style=\"color: #008000;\">L&#8217;Ultima Tempesta<\/span><\/em>, del 2016. La trama del film \u00e8 basata su una storia vera, fondata sul libro <em>The Finest Hours: The True Story Of The U.S. Coast Guard&#8217;s Most Daring Sea Rescue<\/em> di Michael J. Tougias e Casey Sherman. La storia ebbe luogo nel 1952 al largo della costa orientale degli Stati Uniti, dove una petroliera T2 si spezz\u00f2 in due a seguito di una tempesta. Ho trovato il film molto bello, consigliatissimo.&nbsp;A presto.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Aaronne Colagrossi<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>in anteprima la Fiera di Genova vista dall&#8217;alto <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?title=User:Matilde010&amp;action=edit&amp;redlink=1\">https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?title=User:Matilde010&amp;action=edit&amp;redlink=1<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Panoramica_Fiera_Genoa_exhibition_centre.jpg\">Panoramica Fiera Genoa exhibition centre.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 13<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . ARGOMENTO: REPORTAGE PERIODO: XXI SECOLO AREA: ITALIA parole chiave: Festival del mare &#8211; Il mese di maggio ha visto Genova impegnata nel Festival del Mare 2018. 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